Nel corso della Legislatura sono intervenute diverse innovazioni in tema società partecipate dalle amministrazioni centrali che hanno riguardato i profili normativi, gli assetti organizzativi e le quote di partecipazione, nonché la costituzione di nuove società a controllo pubblico.
Il Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 ( PSB - Doc. CCXXXII, n. 1), nel confermare l'impegno alla riduzione del rapporto debito/PIL, evidenzia come concorrerà al perseguimento di tale obiettivo sia l'attuazione di un piano di dismissioni di partecipazioni societarie pubbliche, sia la distribuzione di dividendi straordinari.
Il PSB precisa, inoltre, come la cessione di partecipazioni in società sarà realizzata in modo tale da non comportare la perdita del controllo dello Stato (salvo casi particolari, come quello della Banca Monte dei Paschi di Siena) sulle società oggetto delle operazioni.
Tali cessioni sono finalizzate:
Il Piano preannuncia, inoltre, la realizzazione di operazioni di riorganizzazione e riassetto settoriale funzionali ad un maggiore sviluppo delle attività delle società interessate, in coerenza con l'evoluzione dei mercati. Per approfondimenti in merito al PSB si rinvia al relativo dossier predisposto dai Servizi di documentazione parlamentare.
Con riferimento alle principali innovazioni intervenute nel corso della Legislatura, si rammentano:
La partecipazione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) nel capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (BMPS) è scesa dal 64,23 per cento all'11,73 per cento nel periodo novembre 2023 – novembre 2024, con una diminuzione complessiva pari a oltre 52 punti percentuali. Tale riduzione è coerente con l'impegno assunto nei confronti della Commissione europea in occasione dell'ingresso dello Stato nel capitale della Banca nel 2017 attraverso un'operazione di ricapitalizzazione precauzionale.
Nello specifico, l'operazione si è svolta in tre fasi:
Il controvalore complessivo cumulato dell'intera operazione di cessione ammonta a circa 2,7 miliardi di euro, a fronte di un aumento di capitale di BMPS, sottoscritto a novembre 2022, per un importo di circa 1,6 miliardi di euro.
Si segnala che, nel 2025, a seguito dell'offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria promossa da BMPS e avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A., e del correlato aumento di capitale disposto a servizio della medesima offerta, la partecipazione del MEF nel capitale sociale di BMPS è scesa, attestandosi al 4,86 per cento (v. azionariato).
ITA Airways (ITA) ha annunciato, in data 17 gennaio 2025 (v. il relativo comunicato stampa), l'ingresso ufficiale della compagnia italiana nel Gruppo Lufthansa, a seguito del completamento dell'acquisizione del 41 per cento del capitale da parte del vettore tedesco.
Successivamente, con comunicato stampa del 12 maggio 2026, ITA Airways ha comunicato che Deutsche Lufthansa AG ha acquisito un ulteriore 49 per cento del capitale sociale della compagnia, per un valore pari a 325 milioni di euro. L'operazione è subordinata all'approvazione delle competenti autorità e si aspetta il perfezionamento entro il primo trimestre del 2027. Il rimanente 10 per cento resta in capo al Ministero dell'economia e delle finanze; tale partecipazione residuale, come precisa il comunicato stampa di Lufthansa del 12 maggio 2026, potrebbe essere acquisita dalla stessa compagnia aerea tedesca nel 2028.
Con il perfezionamento dell'operazione, ITA Airways sarà pienamente integrata nel gruppo Lufthansa sia sotto il profilo organizzativo che finanziario.
Con riferimento al progetto di acquisizione in oggetto, si ricorda che questo era stato approvato il 3 luglio 2024 dalla Commissione europea, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni. Tale approvazione, come spiegato dal comunicato stampa della Commissione, era tuttavia subordinata al pieno rispetto delle misure correttive offerte dalle parti coinvolte e faceva seguito a un'indagine approfondita dell'operazione che aveva previsto anche l'invio di una comunicazione delle obiezioni.
Con DPCM 17 settembre 2024, approvato su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze dal Consiglio dei ministri in pari data, è stata prevista l'alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal MEF nel capitale di Poste Italiane S.p.A. Il Ministero detiene una partecipazione diretta del 29,7 per cento nel capitale della Società ed una quota indiretta, tramite Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., del 35 per cento del capitale sociale.
L'alienazione, secondo quanto disposto dall'articolo 1, comma 1, del DPCM, dovrà essere tale da mantenere comunque una partecipazione dello Stato, anche per il tramite di società direttamente o indirettamente controllate dal predetto Ministero, superiore al 50 per cento.
Il successivo comma 2 prevede inoltre che l'alienazione della quota di partecipazione possa essere effettuata anche in più fasi, attraverso il ricorso singolo e/o congiunto ad un'offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali, nonché attraverso collocamento sul mercato, anche mediante modalità di vendita accelerate o attraverso vendita in blocchi.
La disposizione precisa altresì che, nell'ambito di tali procedure di vendita, verrà data priorità all'offerta rivolta al pubblico dei risparmiatori residenti in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo Poste Italiane.
Al fine di favorire la partecipazione all'offerta del pubblico indistinto dei risparmiatori e dei dipendenti del Gruppo Poste Italiane, tenuto conto anche della prassi di mercato e delle precedenti operazioni di privatizzazione, il comma 3 dell'articolo unico del DPCM dispone infine che potranno essere previste forme di incentivazione in termini di quote dell'offerta riservate e/o di prezzo (anche differenziato per pubblico indistinto e dipendenti) e/o agevolazioni nelle modalità di finanziamento con riferimento all'acquisto da parte dei dipendenti del gruppo Poste Italiane.
Per quanto riguarda la procedura di approvazione del citato DPCM, si rammenta che lo schema di DPCM era stato trasmesso alle Camere il 29 febbraio 2024 per l'espressione del parere delle competenti Commissioni parlamentari e che le Commissioni riunite (V-IX Camera e 5ª-6ª-8ª Senato) hanno proceduto all'audizione del Ministro dell'economia e delle finanze nella seduta del 27 marzo 2024.
Al Senato lo schema di decreto era stato assegnato alle Commissioni: 8ª (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) in sede consultiva; 5ª (Bilancio) in sede osservazioni e alla 6ª (Finanze e tesoro) in sede osservazioni. Nella seduta del 3 aprile 2024 è stato espresso parere favorevole.
Alla Camera, era stato assegnato alle Commissioni V (Bilancio e Tesoro) e IX (Trasporti). La V Commissione ha espresso parere favorevole con rilievo nella seduta del 3 aprile 2024. La IX Commissione ha espresso in pari data parere favorevole con osservazioni, con le quali in particolare il Governo era stato invitato a valutare l'opportunità di: 1) dare priorità nelle operazioni di alienazione a un'offerta pubblica di vendita rivolta ai risparmiatori italiani, ivi inclusi i dipendenti della Società, anche favorendo la partecipazione dei risparmiatori all'offerta pubblica mediante l'attivazione di forme di incentivazione, quali quote dell'offerta riservate e agevolazioni di prezzo, in particolare per i citati dipendenti; 2) attuare la procedura di cessione consentendo la più proficua valorizzazione delle quote cedute e procedendo ad una verifica del valore di mercato delle stesse, auspicandone un successivo apprezzamento; 3) in relazione alle funzioni strategiche svolte da Poste italiane S.p.A., a prevedere – qualora in seguito all'operazione di alienazione la quota pubblica fosse scesa sotto il 50,1 per cento – specifici strumenti a presidio degli interessi pubblici sottesi; 4) adottare tutte le iniziative necessarie a non pregiudicare il livello occupazionale dell'azienda, la sua presenza capillare sul territorio e a non interrompere il potenziamento dei servizi erogati.
A tal proposito, si segnala, rispetto allo schema originario di DPCM, che alcune delle osservazioni richiamate sono state recepite dall'Esecutivo. In particolare, è stata inserita la descritta clausola di preferenza in favore del pubblico dei risparmiatori residenti in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo Poste Italiane (comma 2, ultimo periodo). Inoltre, la versione del DPCM approvata in via definitiva prevede che sia mantenuta una quota di partecipazione pubblica superiore al 50 per cento (comma 1), laddove invece inizialmente lo schema prevedeva che la quota di partecipazione pubblica diretta o indiretta non fosse inferiore al 35 per cento.
Per ulteriori approfondimenti si veda la documentazione predisposta dal Servizio Studi relativamente allo schema di decreto sottoposto al parere parlamentare.
Per quanto concerne le vicende successive, si ricorda che con comunicato stampa del 4 ottobre 2024 il MEF, in conformità con le disposizioni del DPCM 17 settembre 2024, ha definito la struttura del consorzio di garanzia e collocamento. In ordine alla tempistica dell'operazione in oggetto, si segnala che in una nota stampa di Poste Italiane diramata il 17 ottobre 2024, la Società ha comunicato "di aver avviato, congiuntamente al MEF, il procedimento presso la Consob per l'approvazione del prospetto relativo all'offerta di azioni da parte dello stesso MEF, a seguito dell'approvazione del DPCM del 17 settembre scorso. Tale procedimento è stato temporaneamente interrotto in pendenza delle decisioni e delle valutazioni in corso riguardo alle modalità e ai tempi dell'offerta". Peraltro, si fa presente che nel frattempo Poste Italiane S.p.A., attraverso una serie di operazioni finanziarie, ha acquisito una partecipazione di maggioranza in TIM S.p.A. e, da ultimo, ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria (OPAS) avente ad oggetto la totalità delle azioni della medesima Società, il cui perfezionamento è atteso entro la fine del 2026. Per approfondimenti sul punto si rinvia al relativo tema web.
Nell'ambito del settore energetico, il 4 novembre 2025 si è perfezionata l'operazione relativa all'ingresso nell'azionariato di ENI Plenitude dei fondi Ares Alternative Credit, affiliati ad Ares Management Corporation (ARES), attraverso l'acquisizione di una quota pari al 20 per cento.
Il comunicato stampa della Società specifica che tale quota corrisponde a un controvalore di 2 miliardi di euro – sulla base di un equity value della medesima Società pari a 10 miliardi di euro ed un enterprise value di oltre 12 miliardi di euro – e che la transazione è stata approvata dalle autorità competenti.
Si ricorda che, in precedenza, nel marzo del 2025, ENI Plenitude aveva comunicato il perfezionamento dell'operazione relativa all'aumento della partecipazione nel proprio capitale sociale da parte di Energy Infrastructure Partners (EIP), fondo svizzero specializzato sui megatrend dell'industria energetica, che ha così raggiunto una quota di partecipazione complessiva pari al 10 per cento del capitale sociale della stessa ENI Plenitude.
Da ultimo, Eni ha reso noto con comunicato stampa del 19 marzo 2026 che i soci di Eni Plenitude stanno predisponendo un riassetto della compagine azionaria di Plenitude per definire una nuova governance, con un controllo congiunto fra Eni e Ares e col conseguente deconsolidamento della società dal perimetro di bilancio di Eni. L'operazione è basata su un aumento di capitale non proporzionale fra soci. Ad esito dell'aumento di capitale, Eni deterrà una quota del capitale sociale vicina al 65%, ed è previsto che manterrà su Plenitude presidi di direzione e di coordinamento (ex art. 2497 del cod. civ.) compatibili con il nuovo accordo di controllo congiunto con Ares.