tema 21 ottobre 2026
Studi - Bilancio Benessere equo e sostenibile

Il Benessere Equo e Sostenibile (BES) è un insieme di indicatori che hanno lo scopo di valutare il progresso della società non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto l'aspetto sociale e ambientale, permettendo di valutare l'evoluzione di tematiche trasversali come la disuguaglianza e la sostenibilità.

Il Rapporto Bes, pubblicato annualmente dall'ISTAT dal 2013, illustra un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese, attraverso l'analisi di un set completo di 152 indicatori suddivisi in dodici domini.

Dal 2018, a seguito della riforma della legge di contabilità n.196 del 2009, operata con legge n.163/2016, gli indicatori BES sono stati inclusi tra gli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale, e presentati in allegato al Documento di programmazione economica del Governo di aprile (ai sensi dell'art. 10, comma 10-bis, della legge n. 196 del 2009). 

A seguito della nuova governce economica europea, entrata in vigore nel 2024, nell'attuale periodo transitorio di adeguamento della disciplina nazionale in materia di contabilità alle nuove regole europee, sono stato adottati appositi atti parlamentari di indirizzo volti a impegnare il Governo a trasmettere i nuovi documenti di finanza pubblica, previsti dai Regolamenti UE. Negli atti di indirizzo, il Governo si è impegnato a presentare l'allegato relativo agli indicatori di benessere equo e sostenibile a corredo del Documento progammatico di finanza pubblica (DPFP), da presentarsi ad ottobre di ogni anno, anziché in allegato al Documento di finanza pubblica (DFP) di aprile.

In attuazione dei citati atti di indirizzo, è stato presentato il primo Rapporto sugli indicatori BES in allegato al DPFP 2025, con l'aggiornamento dell'andamento degli indicatori a consuntivo nel 2024 e le relative previsioni per il  periodo 2025-2028. Nel 2026, il Rapporto BES è stato presentato a ottobre scorso a corredo del DPFP 2026. Esso reca l'analisi dell'andamento dei dodici indicatori fino al 2025 e fornisce, ove possibile, la previsione per il periodo 2026-2029, tenendo conto del Quadro Macroeconomico tendenziale e programmatico presentato nel DPFP 2026 medesimo.

Il Ministero dell'economia e delle finanze è tenuto, inoltre, a presentare, entro il 15 febbraio di ogni anno, una Relazione annuale al Parlamento sugli indicatori di benessere equo e sostenibile, con la stima degli effetti dell'ultima manovra economica sull'andamento degli indicatori medesimi (art. 10, comma 10-ter, della legge n. 196 del 2009). L'ultima Relazione BES 2026 è stata presentata al Parlamento ad aprile 2026, con riferimento agli effetti prodotti dalla manovra di finanza pubblica per il 2026, approvata con la legge di bilancio n. 199/2025.

apri tutti i paragrafi

Da oltre cinquant'anni è in atto in ambito internazionale un dibattito sul c.d. "superamento del PIL" come unico indicatore di misurazione del benessere, alimentato da una consapevolezza crescente che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non possano essere esclusivamente di carattere economico, ma debbano tenere conto anche delle fondamentali dimensioni sociali e ambientali del benessere, corredate da misure di diseguaglianza e sostenibilità. Sono stati pertanto proposti indicatori di benessere, di sostenibilità ambientale, di qualità sociale e di parità tra i sessi, quali strumenti da tenere in considerazione nell'elaborazione, nell'adozione e nella valutazione delle politiche pubbliche, al fine di integrare l'uso degli indicatori macroeconomici, ritenuti non più sufficienti a misurare il grado di benessere di una comunità e a orientare, perciò, le politiche pubbliche.

In ambito internazionale si possono segnalare quelli utilizzati da istituzioni quali l'ONU, l'UE e l'OCSE.

In ambito nazionale, dal 2010 è stato avviato il progetto BES, tramite un'iniziativa congiunta del CNEL e dell'ISTAT, che è volto a misurare il progresso della società non solo attraverso il Prodotto Interno Lordo (PIL), ma integrando indicatori economici, sociali e ambientali, al fine di fornire un significativo contributo in questa direzione. Tale progetto è finalizzato all'individuazione delle misure più idonee a rappresentare il progresso del Paese e dei territori attraverso l'incremento del benessere dei cittadini. Esso considera 12 dimensioni - c.d. domini, come ad esempio la salute, l'istruzione, l'ambiente, la qualità dei servizi - articolate in 152 indicatori.

Dal progetto scaturisce ogni anno, dal 2013, un rapporto pubblicato dall'ISTAT, giunto alla sua dodicesima edizione con il Rapporto BES 2024, pubblicato a novembre 2025, che approfondisce  in particolare gli andamenti più recenti e le tendenze nel periodo 2014-2024. 

Il Rapporto fornisce un quadro complessivo dei 12 domini che definiscono il quadro di riferimento del benessere equo e sostenibile, il cui studio permette di descrivere le dinamiche e i tratti significativi del Paese, con particolare attenzione anche agli squilibri territoriali e ai confronti europei. Mediante l'analisi di un set di 152 indicatori statistici, il Rapporto ISTAT consente una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere che si possono osservare nei 12 domini in cui si articola il framework Bes:

  1. Salute;
  2. Istruzione e formazione;
  3. Lavoro e conciliazione dei tempi di vita;
  4. Benessere economico;
  5. Relazioni sociali;
  6. Politica e istituzioni;
  7. Sicurezza;
  8. Benessere soggettivo;
  9. Paesaggio e patrimonio culturale;
  10. Ambiente;
  11. Innovazione, ricerca e creatività;
  12. Qualità dei servizi.

Dall'ultimo Rapporto ISTAT 2024 sul Benessere equo e sostenibile (di novembre 2025), risulta che poco più di un terzo (34,3%, 47 indicatori) dei 137 indicatori Bes per i quali è possibile il confronto con l'anno precedente, migliora in modo significativo; il 26,3% degli indicatori è su livelli peggiori e il 39,4%, la quota più consistente, risulta stabile. Il quadro per dominio è variegato: migliorano 7 indicatori su 13 del dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, ma allo stesso tempo 5 peggiorano; il dominio Qualità dei servizi si divide tra 6 indicatori in miglioramento e 6 in peggioramento sui 16 totali; migliorano circa la metà degli indicatori di Istruzione e formazione. In Sicurezza e Politica e istituzioni si osserva la maggiore quota di indicatori in peggioramento nell'ultimo anno. 

Nel lungo periodo il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora, solo 16 peggiorano, mentre per un terzo di essi non è possibile individuare una tendenza univoca. Tutti gli indicatori di Sicurezza migliorano, come anche oltre i tre quarti degli indicatori di Innovazione, ricerca e creatività, Politica e istituzioni e Benessere soggettivo. Nel dominio Relazioni sociali si rileva la maggiore quota di indicatori in peggioramento.

Guardando alla configurazione territoriale, per tutte le regioni del Nord e del Centro, escluso il Lazio, nell'ultimo anno disponibile, il 60% o più dei 134 indicatori regionali analizzati mostra livelli di benessere migliori della media Italia, con punte del 70% e oltre per le due Province autonome di Trento e Bolzano/Bozen, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia.

Al contrario, in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione dell'Abruzzo, la maggioranza degli indicatori registra valori peggiori di quelli nazionali; in Campania e in Puglia ciò accade per più di sette indicatori su 10.

Il confronto con l'Europa (media Ue27), possibile per 39 indicatori, 22 dei quali disponibili anche distinti per genere, mostra una situazione peggiore per l'Italia per 18 indicatori, migliore per 11 indicatori. Rispetto al contesto europeo, l'Italia presenta significativi svantaggi nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione al 67,1%, 8,7 punti sotto la media Ue27, e per alcuni indicatori del dominio Istruzione e Formazione, con solo il 31,6% dei 25-34enni laureati, contro il 44,1% nell'Ue27. Condizioni di benessere peggiori rispetto alla media dell'Unione europea si osservano anche per alcuni indicatori del dominio Benessere economico; nel 2024 il rischio di povertà in Italia è al 18,9%, superiore alla media Ue27 (16,2%). La disuguaglianza del reddito netto è anche più alta (5,5% Italia vs 4,7% Ue27). 

L'Italia mostra invece risultati positivi rispetto alla media Ue27 per i domini Salute e Sicurezza.

Il dibattito sulla misurazione del benessere degli individui e della società ha riscosso una crescente attenzione anche da parte delle istituzioni locali che, in collaborazione con l'Istat, hanno avviato progetti basati sul paradigma del BES. A livello territoriale sono stati sviluppati  il  BES delle province, per la costruzione di indicatori territoriali per la  governance di area vasta, e il BES dei Territori (BesT), curato dall'ISTAT, con un sistema di indicatori  riferiti alle province e alle città metropolitane italiane, coerenti e integrati con il architettura  Bes adottata a livello nazionale.
ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026

L'Italia è il primo Paese che, collegando gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) alla programmazione economica e di bilancio, attribuisce a essi un ruolo nell'attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche.

Gli indicatori di benessere equo e sostenibile sono stati infatti introdotti nel 2016 nell'ordinamento legislativo italiano, come strumento di programmazione economica dall'articolo 14 della legge n. 163/2016 di riforma della legge di contabilità (legge n. 196 del 2009).

Un Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) - presieduto dal Ministro dell'economia e delle finanze e composto dal Presidente dell'ISTAT, dal Governatore della Banca d'Italia, da due esperti della materia provenienti da università ed enti di ricerca - è stato incaricato di selezionare gli indicatori utili alla valutazione del benessere sulla base dell'esperienza maturata a livello nazionale e internazionale.

Gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) sono stati individuati con decreto del MEF 16 ottobre 2017 dal Comitato a tale scopo istituito.

Con la medesima legge n. 163/2016 sono inoltre stati introdotti i due nuovi commi 10-bis e 10-ter all'articolo 10 della legge di contabilità (legge n. 196 del 2009) che prevedono la redazione da parte del Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base dei dati forniti dall'ISTAT, di due documenti:

  • un Allegato al DEF (Documento di economia e finanza da presentarsi ad aprile di ogni anno, ora sostituto dal Documento di finanza pubblica (DFP)), predisposto dal Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base dei dati forniti dall'ISTAT, in cui sono riportati l'andamento, nell'ultimo triennio, degli indicatori di benessere equo e sostenibile, selezionati e definiti dal Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile, istituito presso l'ISTAT, nonché le previsioni sull'evoluzione degli stessi nel periodo di riferimento, anche sulla base delle misure previste per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica definiti del DEF. L'ultimo Allegato BES sugli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile è stato pubblicato in allegato al DEF di aprile 2024, e segna l'esordio tra le misure prese in considerazione dell'indicatore consumo di suolo (tale indicatore era stato selezionato dal Comitato preposto nel 2017 fra quelli di cui tener conto in sede di programmazione economica, tuttavia in attesa della definizione di una misura statistica adeguata si è ricorso a una sua approssimazione ricorrendo all'indice di abusivismo edilizio, attinente al dominio paesaggio e patrimonio culturale, fino al DEF 2024).

    Dal 2025, nelle more della definizione della riforma della disciplina nazionale di contabilità pubblica, conseguente alla nuova governance economica europea entrata in vigore nel 2024, l'allegato BES è stato presentato dal MEF a corredo del Documento Programmatico di finanza pubblica (DPFP) che viene presentato ad ottobre, anziché in allegato al Documento di finanza pubblica (DFP) di aprile, in attuazione di quanto previsto nei relativi atti di indirizzo parlamentare che, nel 2025 e nel 2026, hanno impegnato il Governo nella presentazione e nei contenuti dei predetti Documenti di finanza pubblica, nel periodo di transizione del processo di revisione della legge n. 196 del 2009 di contabilità e finanza pubblica.

    La revisione - attualmente ancora in corso - è necessaria ad armonizzare la legge di contabilità nazionale alle nuove regole della governance economica europea dettate dal regolamento (UE) 2024/1263 del Parlamento europeo e del Consiglio, dal regolamento (UE) 2024/1264 del Consiglio e dalla direttiva (UE) 2024/1265 del Consiglio del 29 aprile 2024, che ha innovato le regole e i documenti di programmazione economica e finanziaria dei Paesi membri, da presentare annualmente alle istituzioni europee entro aprile e ottobre.

    In attuazione dei predetti atti di indirizzo, sono stati presentati due Rapporti BES: il primo Rapporto in allegato al DPFP 2025 di ottobre 2025, e il secondo Rapporto in allegato al DPFP 2026 di ottobre 2026;

  • una Relazione, predisposta dal Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base dei dati forniti dall'ISTAT, da presentare alle Camere per la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari entro il 15 febbraio di ciascun anno, in cui è evidenziata l'evoluzione dell'andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile presentati nel Rapporto allegato al DEF di aprile dell'anno precedente (ora, allegato al DPFP di ottobre), sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio di riferimento. L'ultima Relazione presentata dal MEF è quella sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile 2026 (si tratta della nona Relazione, presentata a marzo 2026). Essa aggiorna la previsione degli indicatori BES presentati in Allegato al DPFP di ottobre 2025, per il triennio 2026-2029, alla luce degli effetti della legge di bilancio per il 2026 (legge n. 199 del 2025). 

ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026

La Relazione sugli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile 2026, presentata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze il 28 aprile 2026, si concentra, nell'ambito del monitoraggio sul benessere equo e sostenibile, sulle misure contenute nella legge di bilancio per il 2026 (legge n. 199/2025) che impattano, in particolare, su 12 indicatori inerenti a 7 domini del progetto BES. 

In particolare, la Relazione aggiorna la previsione degli indicatori BES per il periodo 2025-2028, rispetto agli indicatori presentati nell'allegato al DPFP di ottobre 2025, alla luce degli effetti della legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025), tenendo conto del Quadro Macroeconomico tendenziale contenuto nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026 di aprile 2026.

La Relazione 2026 identifica le misure più rilevanti contenute nella legge di bilancio 2026 rispetto a un sistema di 12 indicatori (dashboard) rappresentativi di 7 domini del benessere equo e sostenibile e descrive lo stato di avanzamento compiuto negli ultimi anni dal Paese su tali indicatori.Nello specifico, sulla base dei più recenti dati disponibili forniti da Istat, la Relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile 2026 fornisce un'approfondita disamina e un aggiornamento, rispetto all'Allegato BES al DPFP 2025 di ottobre 2025, dell'andamento dei 12 indicatori fino al 2025 e, per 9 indicatori - gli unici per cui è stato possibile effettuare delle previsioni o delle valutazioni di impatto - fornisce anche la previsione dell'andamento per il periodo 2026-2029.

La Relazione è composta di tre capitoli. Nel Capitolo I, si riporta l'elenco dei dodici indicatori BES e la sintesi dei principali risultati dell'analisi contenuta nella presente Relazione. Nel Capitolo II si fornisce una breve sintesi delle principali misure contenute nella legge di bilancio per il 2026 rilevanti per l'andamento dei dodici indicatori BES. Il Capitolo III reca un'analisi statistica descrittiva relativa a ciascun indicatore e fornisce, per i nove indicatori per i quali è possibile effettuare delle previsioni o delle valutazioni di impatto, l'andamento stimato nel periodo 2026-2029.

 I 12 indicatori del BES presi in considerazione dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nella Relazione 2026 sono i seguenti:

ANDAMENTO DEGLI INDICATORI BES NEGLI ULTIMI TRE ANNI E PREVISIONE, OVE DISPONIBILE, PER IL PERIODO 2026-2029
Fonte: MEF, Relazione BES 2026

I suddetti indicatori sono stati selezionati tra i 152 indicatori contenuti nel "Rapporto BES" elaborato annualmente dall'ISTAT, e afferiscono a 7 delle 12 dimensioni (domini) del benessere considerate di maggior rilievo: Benessere economico, Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Sicurezza, Politica e istituzioni, Ambiente. 

I primi tre indicatori, afferenti al dominio "Benessere economico" riguardano dimensioni prettamente monetarie del benessere, mentre i successivi allargano il campo di analisi. 

Sinteticamente, la Relazione afferma che i dati al 2025 evidenziano un quadro di complessivo miglioramento nei sette domini del BES. Registrano progressi significativi il reddito disponibile lordo corretto (RDLC) del dominio ‘Benessere economico', gli indicatori dei domini ‘Salute', ‘Istruzione e formazione' e ‘Sicurezza' e l'efficienza della giustizia civile misurata come durata effettiva dei processi. Di particolare rilievo è la dinamica del mercato del lavoro, che si traduce in una riduzione del tasso di mancata partecipazione (aggregato e per genere), con effetti positivi che si propagano ad altri ambiti del BES, tra cui la disuguaglianza e il Reddito Disponibile Lordo Corretto pro capite.

Anche gli scenari di previsione sono complessivamente positivi. Nel quadriennio 2026-2029, migliorano gli indicatori per i quali si effettuano stime nei domini ‘Salute', ‘Lavoro e conciliazione dei tempi di vita' e ‘Ambiente', nonché il RDLC. Si confermano stabili la disuguaglianza del reddito netto e l'indice di povertà assoluta nel ‘Benessere economico', mentre peggiora lievemente l'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione. Sostanzialmente stabile l'indicatore di efficienza della giustizia civile, misurato attraverso il Disposition Time, che si discosta di pochi giorni rispetto al dato del triennio precedente, con un lieve incremento.

Guardando ai singoli indicatori:

  • il Reddito disponibile lordo corretto pro-capite, primo indicatore del dominio ‘Benessere economico', fornisce una misura del benessere economico che tiene conto sia delle risorse monetarie a disposizione delle famiglie che dei benefici in natura effettivamente a disposizione delle famiglie, forniti alle famiglie stesse dalle Amministrazioni Pubbliche e dalle istituzioni sociali senza fini di lucro. Nel 2025 si è registrata una variazione annuale positiva rispetto all'anno precedente (+2,4 per cento a/a), cui ha contribuito in particolar modo l'aumento di entrambe le componenti dell'indicatore, il reddito disponibile lordo (+2,3 per cento) e i trasferimenti in kind (+3,3 per cento); nel quadriennio di previsione il RDLC pro capite nominale prosegue su un sentiero di crescita sostenuta, seppur rallentando leggermente rispetto agli anni precedenti. Tale miglioramento è imputabile anche all'aumento meno marcato del deflatore dei consumi rispetto a quello del PIL. Continua inoltre anche la crescita del RDLC pro capite reale. Contribuirebbero a questo andamento anche alcune politiche della legge di bilancio 2026, quali la riduzione dell'aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento per la fascia di reddito compresa tra i 28 e i 50 mila euro, le misure a sostegno delle famiglie e lo stanziamento di risorse per il pubblico impiego;
  • la Disuguaglianza del reddito netto fornisce una misura della distribuzione del reddito, misurando le disparità esistenti all'interno della popolazione. Il dato definitivo per il 2024 colloca l'indicatore sul punto di minimo della serie storica (5,1 punti) e la stima aggiornata per il 2025, fornita dall'Istat, prospetta una sostanziale stabilità dell'indicatore, che è prevista protrarsi anche negli anni successivi. Si assiste, dunque, a un notevole calo di quest'indicatore di disuguaglianza (-0,3 punti nel biennio 2024-2025) riconducibile ad una crescita del reddito del quinto inferiore della distribuzione (S20) maggiore rispetto a quella del quinto superiore (S80). Gli interventi di natura fiscale più rilevanti introdotti dalla legge di bilancio 2026 dispiegano i propri effetti principalmente sui percentili della distribuzione dei redditi le cui dinamiche, per definizione, non vengono colte dall'indicatore;
  • l'Incidenza di povertà assoluta, costruito sulla spesa per consumi delle famiglie, affianca, alle prime due misure basate sui redditi, una misura basata sui consumi, che risulta particolarmente importante per definire politiche di contrasto all'esclusione sociale. Nel 2024 l'incidenza della povertà assoluta individuale è rimasto sostanzialmente stabile sul livello osservato l'anno precedente. Lo stesso si è verificato per la povertà assoluta misurata al livello familiare. Detta stabilità appare prevalentemente imputabile al riassorbimento del picco di inflazione registrato nel triennio 2021-2023, al protrarsi delle misure di sostegno al reddito, tra cui i bonus sociali per l'energia e il gas naturale, e della favorevole dinamica del mercato del lavoro. Le previsioni prospettano una stabilità della povertà assoluta familiare nel 2025 e 2026, come pure nel triennio successivo;
  • la Speranza di vita in buona salute alla nascita, il primo dei due indicatori che monitorano il dominio ‘Salute', rappresenta una misura sintetica della qualità complessiva della salute degli individui. Nel 2024 l'indicatore ha mostrato un ulteriore calo rispetto all'anno precedente, portando l'indicatore a un valore di 58,2 anni, il più basso dal 2014. Tuttavia, per il 2025 l'Istat stima un'inversione della tendenza al ribasso avviata dal 2021, pari a +0,9 anni. Il nuovo scenario per il periodo 2026-2029 stima un progressivo miglioramento della speranza di vita in buona salute lungo tutto l'orizzonte di previsione;
  • l'Eccesso di peso, il secondo dei due indicatori che monitorano il dominio ‘Salute', è definito a livello internazionale dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla base dell'Indice di Massa Corporea (IMC). Per ciascun individuo l'IMC viene calcolato dividendo il peso, espresso in chilogrammi, per il quadrato della sua altezza, espressa in metri. L'eccesso di peso, in particolare nelle sue forme più gravi come l'obesità, ha un ruolo rilevante nella determinazione del benessere sia a livello individuale che per la società nel suo insieme. Nel 2025 si osserva un lieve miglioramento, con l'indicatore che diminuisce di 0,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Quanto alla dinamica di genere, il calo è appena più accentuato per le donne (-0,5 punti percentuali) che per gli uomini (-0,3 punti percentuali). Di conseguenza, il gap di genere a sfavore degli uomini aumenta leggermente, attestandosi a 18,1 punti percentuali (+0,2 rispetto al 2024). Per il periodo 2026-2029 si prefigura un miglioramento dell'indicatore in tutto l'arco di previsione. Il miglioramento atteso è dovuto al contributo delle proiezioni favorevoli del reddito disponibile e alla stabilità delle determinanti di tipo comportamentale e demografico, con una variazione cumulata rispetto al 2025 stimata pari a -0,4 punti percentuali;
  • l'Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, che monitora il dominio ‘Istruzione e formazione' del benessere, continua a mostrare una performance positiva in continuità con gli ultimi anni: nel 2025 si è attestato all'8,2 per cento, registrando una riduzione cumulata di 6,0 punti percentuali rispetto al 2020. Contestualmente, il divario di genere, a favore delle donne, si è ridotto sensibilmente (-1,2 punti percentuali su base annua). Il miglioramento osservato nel 2025 è ascrivibile principalmente alla contrazione della quota di individui che hanno abbandonato il sistema di istruzione e formazione senza essere occupati, cui si affianca una consistente riduzione dei soggetti maschili che, pur essendo usciti dal sistema, risultano occupati. Per il periodo 2026-2029, si stima una sostanziale stabilità dell'indicatore, che si manterrebbe ampiamente al di sotto del valore target che il PNRR fissava per il 2026, pari al 10,2 per cento, traguardo già raggiunto e superato nel 2024;
  • il Tasso di mancata partecipazione al lavoro (TMP) - il primo dei due indicatori utilizzati per monitorare il dominio ‘Lavoro e conciliazione dei tempi di vita'- rappresenta una misura più ampia e comprensiva del tasso di disoccupazione, in quanto considera nel suo calcolo anche gli inattivi disponibili. Nel 2025 prosegue la decisa tendenza alla contrazione: il tasso di mancata partecipazione al lavoro (TMP) aggregato si attesta al 12,6 per cento, raggiungendo il valore più basso dell'intera serie storica considerata e confermando il sentiero di miglioramento progressivo e sostenuto avviato a seguito della consistente contrazione registrata nel 2022, rispetto al quale si registra una riduzione cumulata di 3,6 punti percentuali. Le previsioni per il quadriennio 2026-2029 indicano la prosecuzione di una dinamica positiva per il mercato del lavoro; si stima dunque un'ulteriore riduzione dell'indicatore nel triennio 2026-2028 e una sostanziale stabilizzazione nel 2029;
  • il Rapporto tra il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio in età prescolare e l'occupazione delle madri senza figli (occupazione relativa delle madri, ORM) rappresenta una misura facente parte del dominio "Lavoro e conciliazione tempi di vita" che permette di analizzare in maniera trasversale la dinamica occupazionale del mercato del lavoro: nel 2025 l'indicatore è lievemente peggiorato, invertendo la tendenza al miglioramento che ha caratterizzato il biennio precedente. Questo lieve peggioramento è dovuto a una piccola diminuzione del tasso di occupazione delle madri di 25-49 anni con figli in età prescolare, in calo di -0,3 punti percentuali rispetto al 2024. Questo tasso rimane, comunque, non lontano dal massimo nella serie storica raggiunto l'anno precedente;
  • l'Indice di criminalità predatoria - che monitora il dominio ‘Sicurezza' del benessere - è ottenuto a partire dai dati relativi ai reati predatori (furti in abitazione, rapine e borseggi); dopo la drastica riduzione osservata nel 2020 (periodo pandemico) e il recupero negli anni successivi, nel 2025 l'indicatore mostra nuovamente una rilevante diminuzione (-1,2 punti) da imputarsi principalmente alla riduzione delle vittime di furti in abitazione e delle vittime di borseggi, a fronte della stabilità del numero di vittime di rapine. Dal punto di vista territoriale, si assiste ad un calo consistente dell'indicatore al Centro e ad una lieve riduzione sia nel Mezzogiorno che al Nord;
  • l'Indice di efficienza della giustizia civile (Diposition Time), appartenente al dominio ‘Politica e istituzioni', rappresenta la durata media effettiva in giorni dei procedimenti civili definiti nei tribunali ordinari. L'indice può essere interpretato come una misura dell'efficienza della giustizia civile, condizione essenziale per il corretto funzionamento del sistema economico e per assicurare un adeguato e duraturo livello di fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Dopo sei anni di riduzione ininterrotta, a partire dal 2021 l'indicatore ha registrato un progressivo incremento; nel 2025 si conferma su un sentiero di significativo miglioramento. Anche l'anzianità dei procedimenti pendenti è stimata in calo nel 2025 (-6,4 per cento a/a), toccando un nuovo minimo nella serie storica. Si prospetta una tendenza stabile nel periodo 2026-2029. Nel primo biennio si stima una crescita media attorno ai 3-4 giorni all'anno, che nel successivo scende a 1 giorno l'anno;
  • le Emissioni di CO2 e altri gas climalteranti permettono di monitorare il benessere dei cittadini in relazione ai fattori ambientali e di valutare il livello di raggiungimento degli obiettivi connessi alla transizione ecologica. Nel rapporto si sottolinea che si dispone del dato definitivo per il 2023, del dato provvisorio per il 2024 e di una stima Istat per il 2025. Nel triennio 2023-2025 si sono registrate diminuzioni delle emissioni totali in rapporto al PIL (-2,3 per cento la riduzione cumulata), e delle emissioni pro capite (-0,6 tonnellate nel periodo considerato), che raggiungono un valore di 6,5 tonnellate. Si tratta di un calo rilevante, con un valore pro capite comparabile a quello dell'anno pandemico, quando però erano state introdotte drastiche misure per ridurre la diffusione del Covid-19. Si stima che, dopo un anno di stabilità nel 2026 (a fronte però di una riduzione nelle emissioni totali in valore assoluto nello stesso anno), il sentiero di diminuzione proseguirà anche nel triennio 2027-2029, quando le emissioni complessive caleranno cumulativamente di -0,3 tonnellate, raggiungendo a fine periodo le 6,2 tonnellate pro capite.
  • l'Indice di di consumo di suolo - che insieme all'indicatore delle emissioni di CO2 e altri gas climalteranti rappresenta il dominio ‘Ambiente' del benessere - è definito come l'incremento percentuale netto delle superfici artificiali ovvero quelle occupate da edifici, infrastrutture, cantieri e altre coperture artificiali. E' stato introdotto nell'Allegato BES al DEF 2024: è risultato in crescita fra il 2016 (primo anno della serie storica riportata dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA) e il 2025, nonostante la lieve riduzione mostrata nel 2023 (-0,04 punti percentuali). Nel 2025, seppur in lieve crescita, si rilevano segni di rallentamento.
ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026

L'Allegato BES 2026 al Documento programmatico di finanza pubblica 2026, basandosi sui più recenti dati definitivi forniti dall'ISTAT e delle stime preliminari fornite dall'Istat entro il 30 settembre 2026, presenta l'aggiornamento fino all'anno 2025 dell'andamento dei 12 indicatori di benessere equo e sostenibile, fornendo altresì, ove possibile, le relative previsioni per il periodo 2026-2029 (solo per nove indicatori è stato possibile effettuare tali valutazioni), rispetto a quanto riportato nell'ultima Relazione 2026 sull'andamento degli indicatori BES, presentata al Parlamento ad aprile 2026, di cui al paragrafo precedente.

Le previsioni e le stime di impatto presentate nel Rapporto BES 2026 tengono conto esclusivamente degli effetti macroeconomici delle misure previste nel Quadro Macroeconomico e di finanza pubblica del DPFP 2026, rinviando alla prossima Relazione annuale (che sara presentata a febbraio 2027) la quantificazione puntuale degli impatti delle misure che saranno incluse nella prossima legge di bilancio per il 2027.

I dati presentati nel Rapporto indicano un andamento complessivamente favorevole degli indicatori, in linea con quanto già illustrato nella Relazione BES di aprile 2026. In particolare, come riportato nella Tavola che segue, migliorano nel 2025 il reddito disponibile lordo corretto (RDLC) nel dominio ‘Benessere economico', che aumenta anche nell'orizzonte di previsione, nonché gli indicatori del dominio ‘Sicurezza' e dei domini ‘Salute' e ‘Istruzione e formazione' (nel quale l'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione raggiunge un nuovo punto di minimo nella serie storica). Per questi ultimi è prevista una tendenza lievemente favorevole (speranza di vita in buona salute) o praticamente stabile (eccesso di peso e uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione) per il successivo quadriennio. Degna di nota è la dinamica positiva dell'efficienza della giustizia civile, sia dell'indicatore della durata effettiva dei processi che del Disposition Time. Quest'ultimo è in netto miglioramento secondo la stima relativa all'anno in corso, basata sul dato già acquisito per il primo semestre 2026, in cui l'obiettivo fissato nel PNRR di una diminuzione del 40 per cento rispetto al 2019 sembra raggiunto e superato. L'indicatore dovrebbe anche registrare ulteriori graduali miglioramenti anche lungo l'orizzonte previsivo fino al 2029. Confermato anche l'andamento molto favorevole del mercato del lavoro, misurato dal tasso di mancata partecipazione nel dominio ‘Lavoro e conciliazione dei tempi di vita', in calo sia nel dato definitivo per il 2025 che nella previsione per il 2026-2029. Nello stesso dominio, nel 2025 diminuisce leggermente l'occupazione relativa delle madri.

Stabili invece gli altri due indicatori del dominio ‘Benessere economico', sia nel 2025 che nel periodo di previsione. Stabili nel 2025 anche le emissioni di gas climalteranti nel dominio ‘Ambiente', previste poi in diminuzione nel quadriennio di previsione.

Indicatori BES – Variazione dal 2024 al 2025
 
Indicatore
Valore 2024
Valore 2025
Variazione 2024/2025
Reddito disponibile lordo corretto pro capite (€)
28.185
28.870
+2,4%
Disuguaglianza del reddito netto (rapporto S80/S20)
5,1
5,2
+0,1
Indice di povertà assoluta (individuale)
9,8%
n.d.
n.d.
Indice di povertà assoluta (familiare)
8,4%
8,4%
-
Speranza di vita in buona salute alla nascita (anni)
58,2
59,1
+0,9
Eccesso di peso
45,2%
44,7%
-0,5%
Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione
9,8%
8,2%
-1,6%
Tasso di mancata partecipazione al lavoro
13,3%
12,6%
-0,7%
Occupazione Relativa delle Madri – ORM
75,4%
75,1%
-0,3%
Indice di criminalità predatoria (n. vittime per 1000 abitanti)
14,6
13,4
-1,2
Indice di efficienza della giustizia civile (giorni)
446
409
-37
Disposition time (giorni)
342
343
+1
Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti (tonn.eq. pro capite)
6,5
6,5
-
Consumo di suolo
+0,36%
+0,44%
+0,08%
Fonte: Allegato BES al DPFP 2026. Eventuali differenze sono dovute ad arrotondamenti.

La tavola seguente fornisce, invece, per gli indicatori che  lo consentono, le previsioni elaborate dal MEF (e dall'Ispra per quanto riguarda l'indicatore del consumo di suolo) per il 2029 e la variazione cumulata prevista al 2029.

Indicatori BES – Variazione dal 2025 al 2029

Indicatore
Valore 2025
Valore 2029
Variazione cumulata prevista al 2029
(termine del periodo previsionale)
Reddito disponibile lordo corretto pro capite (€)
28.870
32.520
+12,6%
Disuguaglianza del reddito netto (rapporto S80/S20)
5,2
5,2
-
Indice di povertà assoluta (individuale)
n.d.
n.d.
n.d.
Indice di povertà assoluta (familiare)
8,4%
8,4%
-
Speranza di vita in buona salute alla nascita (anni)
59,1
60
+0,9
Eccesso di peso
44,7%
44,3%
-0,4%
Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione
8,2%
8,2%
-
Tasso di mancata partecipazione al lavoro
12,6%
11,2%
-1,4%
Occupazione Relativa delle Madri – ORM
75,1%
n.d.
n.d.
Indice di criminalità predatoria (n. vittime per 1000 abitanti)
13,4
n.d.
n.d.
Indice di efficienza della giustizia civile (giorni)
409
n.d.
n.d.
Disposition time (giorni)
343
297
-46
Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti (tonn.eq. pro capite)
6,5
6,2
-0,3
Consumo di suolo
+0,44%
n.d.
n.d.
 Fonte: Allegato BES al DPFP 2026. Eventuali differenze sono dovute ad arrotondamenti.

I suddetti 12 indicatori sono stati selezionati tra i 152 indicatori contenuti nel "Rapporto BES" elaborato annualmente dall'ISTAT e afferiscono a 7 delle 12 dimensioni (domini) del benessere considerate di maggior rilievo: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Innovazione, Ricerca e creatività, Qualità dei servizi. I primi tre indicatori riguardano dimensioni prettamente monetarie del benessere mentre i successivi allargano il campo di analisi. 

Si riporta a seguire una breve descrizione dei 12 indicatori BES considerati con i risultati esposti nell'Allegato BES 2026. Per quanto concerne le previsioni è evidenziato nel Rapporto come esse siano state effettuate in termini prudenziali.

Sinteticamente, si può osservare che:

  • Il reddito disponibile lordo corretto pro capite nominale tiene conto del reddito (monetario e in natura) effettivamente a disposizione delle famiglie. Nel 2025 si è registrata una variazione annuale rilevante (+2,4% a/a), cui ha contribuito in particolar modo l'aumento dei redditi nominali delle famiglie (+2,3%) e la crescita dei trasferimenti in natura (in kind, +3,2%), forniti dalle Amministrazioni Pubbliche (AP) e dalle Istituzioni Sociali Private senza scopo di lucro (ISP). Nel quadriennio di previsione 2026-2029 il RDLC pro capite nominale prosegue su un sentiero di crescita, arrivando a segnare un +12,6% a fine periodo (2029) rispetto al 2025. Alla luce delle tensioni inflazionistiche verificatesi nel corso del presente anno, è altresì indicato comeil medesimo indicatore in termini di reddito reale, considerando quindi anche la dinamica dei prezzi, registri, rispetto all'anno base 2019, un incremento del 5,5% nel 2026 e del 2,9%, in termini cumulati, nel triennio successivo, raggiungendo a fine periodo un aumento complessivo dell'8,4% rispetto al 2019.
  • La disuguaglianza del reddito netto (S80/S20) considera la distribuzione del reddito misurando le disparità esistenti all'interno della popolazione come rapporto fra l'ammontare del reddito disponibile equivalente del quinto di popolazione con il reddito più alto e quello del quinto con il reddito più basso. Il dato definitivo per il 2025 si attesta a 5,2 punti, in lieve rialzo rispetto al 2024 (+0,1 punti), anno in cui si era toccato il punto di minimo della serie. L'andamento previsionale è stimato stabile nel periodo considerato;

  • L'indice di povertà assoluta affianca alle prime due misure basate sui redditi, una misura basata sui consumi, che risulta particolarmente importante per definire politiche di contrasto all'esclusione sociale. Per il 2024, ultimo dato definito disponibile, l'indicatore si confermerebbe sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (8,4% dei nuclei familiari residenti; 9,8% della popolazione residente, +0,1% a/a). Le proiezioni nel periodo 2025-2029, confermerebbero una stabilità della povertà assoluta familiare, sul valore registrato nel 2024 per tutto l'orizzonte di previsione;
  • La speranza di vita in buona salute alla nascita mostra nel 2025 un'inversione di tendenza rispetto alla dinamica discendente osservata fino al 2024, registrando un incremento di 0,9 anni rispetto alla rilevazione precedente e attestandosi a 59,1 anni. Per quanto concerne le proiezioni, si stima una variazione cumulata al 2029 pari a 1,0 anni per gli individui maschi, laddove per le femmine l'indicatore evidenzia una crescita graduale di 0,8 anni;
  • L'eccesso di peso standardizzato registra una diminuzione, attestandosi al 44,7% della popolazione standardizzata, e riassorbendo l'incremento osservato nell'anno precedente. Aumenta il gap di genere, a sfavore degli uomini, in conseguenza di un decremento più marcato fra le donne che fra gli uomini. Le stime per il quadriennio 2026-2029 profilano una riduzione cumulata dell'indicatore pari a -0,4 punti percentuali rispetto al 2025, (-0,1 p.p. per ciascun anno), riconducibile alla stabilità del reddito medio equivalente e delle determinanti non economiche, quali i comportamenti individuali e le abitudini alimentari; 
  • L'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione continua a registrare una tendenza positiva: nel 2025 si è posizionato all'8,2%, con una riduzione cumulata di 6,0 punti percentuali rispetto al picco rilevato nel 2020. Si rileva un'ulteriore riduzione del differenziale di genere che scende da 5,1 punti percentuali del 2024 a 3,9 punti percentuali nel 2025 (con un tasso maggiore di uscita riferito al genere maschile). Con riferimento alle previsioni 2026-2029 si prevede una sostanziale conferma dei valori raggiunti, con un lieve miglioramento cumulato nel periodo (-0,1 punti percentuali). È evidenziato inoltre che il valore raggiunto dall'indicatore, previsto stabile lungo l'orizzonte di previsione, si colloca ampiamente al di sotto del target PNRR fissato al 10,2%;
  • Il tasso di mancata partecipazione al lavoro restituisce una misura più ampia e comprensiva del tasso di disoccupazione, in quanto considera nel suo calcolo anche gli inattivi disponibili, con riferimento alla popolazione tra 15 e 74 anni. Nel 2025 l'indicatore ha registrato un ulteriore miglioramento, raggiungendo il punto di minimo della serie storica al 12,6%, con una riduzione di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024 (con una variazione cumulata dal 2022 pari a -3,6 punti percentuali). Tale risultato è stato determinato dall'aumento degli occupati e dalla contestuale diminuzione sia dei disoccupati sia degli inattivi disponibili. Le previsioni per il quadriennio 2026-2029 indicano la prosecuzione di una dinamica positiva per il mercato del lavoro, con una riduzione dello 0,6% del tasso di disoccupazione e una contrazione cumulata di 1,4 punti percentuali del tasso di mancata partecipazione al lavoro (fino a raggiungere l'11,2% nel 2029). Per quanto concerne il gap di genere, il dato al 2025 è pari al 3,9% e si rileva un'ulteriore contrazione rispetto al 2024 (-0,7%), mentre a livello previsionale si stima al 2029 un ulteriore miglioramento fino a raggiungere il livello del 3,0%.
  • Il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio in età prescolare e l'occupazione delle donne senza figli (Occupazione relativa delle madri, ORM) rappresenta una misura del dominio "lavoro e conciliazione tempi di vita" che permette di analizzare in maniera trasversale la dinamica occupazionale del mercato del lavoro. L'Allegato riporta che nel 2025 l'indicatore registra una lieve diminuzione (-0,3 punti percentuali), attestandosi al 75,1% e mantenendosi comunque su livelli elevati e vicini ai massimi della serie storica. L'occupazione delle donne con figli in età prescolare segna una piccola flessione di 0,3 punti percentuali rispetto al record del 2024 (attestandosi al 58,1%), mentre quella delle donne senza figli resta invariata al 77,4%;
  • L'indice di criminalità predatoria, indicatore calcolato a partire dai dati relativi ai reati predatori (numero di vittime di furti in abitazione, rapine e borseggi ogni 1000 abitanti), nel 2025 sulla base dei dati provvisori ISTAT registra una significativa contrazione scendendo a 13,4 vittime per 1.000 abitanti (con un calo di 1,2 punti rispetto al 2024), confermandosi su livelli inferiori a quelli osservati prima della pandemia. Dopo la forte contrazione osservata nel 2020 (valore dell'indicatore pari a 10,2 per 1.000 abitanti nella serie storica revisionata), si interrompe la tendenza crescente registrata tra il 2021 e il 2024, in virtù del calo simultaneo riscontrato in tutte e tre le componenti dell'indice (furti in abitazione, borseggi e rapine);
  • L'indice di efficienza della giustizia civile rappresenta la durata media effettiva in giorni dei procedimenti civili definiti nei tribunali ordinari. Nel 2025 si registra un ulteriore e significativo miglioramento, con l'indicatore che scende a 409 giorni dai precedenti 446 (-8,3%), raggiungendo il valore più contenuto dell'ultimo decennio. Positivo anche il dato relativo all'anzianità dei procedimenti pendenti, in ulteriore calo a 594 giorni (-6,4%). Viene altresì riportato l'andamento dell'indicatore Disposition time, misura del tempo atteso per il completo smaltimento dei procedimenti ancora pendenti a fine anno (in assenza di nuovi iscritti), che rileva per il 2025 una sostanziale stabilità con un valore di 343 giorni (1 solo giorno in più rispetto al 2024). Lo scenario previsionale ribalta la tendenza precedente e prospetta un netto e progressivo miglioramento del Disposition time, che scende già a 306 giorni nel 2026 (superando in anticipo l'obiettivo PNRR del -40% rispetto al 2019) e raggiunge i 297 giorni nel 2029, con una contrazione cumulata nel periodo pari a 46 giorni (-13,8%);
  • Le emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti permettono di monitorare il benessere dei cittadini in relazione ai fattori ambientali nonché di valutare il livello di raggiungimento degli obiettivi connessi alla transizione ecologica.Nel 2025, sulla base delle stime ISTAT, le emissioni si attestano a 6,5 tonnellate equivalenti pro capite, confermando la stabilità rispetto al 2024 e registrando una riduzione di 0,6 tonnellate pro capite nel triennio 2023-2025. Nel livello rilevato gioca un ruolo guida il percorso di decarbonizzazione del settore industriale, la cui intensità emissiva diminuisce di 4,7 punti percentuali. Si prevede che il percorso di riduzione delle emissioni prosegua anche nel periodo 2026-2029, con una variazione cumulata pari a -0,3 tonnellate equivalenti pro capite. La stima delle emissioni totali al 2029 si attesterebbe conseguentemente a 6,2 tonnellate equivalenti pro capite;
  • L'indice di consumo di suolo rappresenta la variazione percentuale annua del suolo consumato (variazione della copertura artificiale del suolo, al netto delle aree in cui è avvenuto un cambiamento da una copertura artificiale a una copertura non artificiale). Dopo la breve pausa del 2023, la tendenza crescente è ripresa nel 2024 ed è proseguita nel 2025 con un ulteriore incremento (+0,08 punti percentuali a/a), guidato in termini di crescita percentuale dalle Isole (+0,8 punti percentuali). Ad oggi, dall'inizio della relativa serie storica (2016, primo anno della serie storica riportata dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA), il valore del 2025 è il più elevato raggiunto dall'indicatore (+0,44%). Come indicato nell'Allegato, valori elevati e una maggior densità del consumo sono stati registrati con riferimento alle fasce costiere entro un chilometro dal mare, alle aree di pianura, nelle città e nelle zone urbane e periurbane dei principali poli e dei comuni di cintura della frangia urbana. Guardando alla disaggregazione regionale, nell'ultimo anno i valori assoluti più elevati di consumo di suolo sono stati rilevati in Sicilia, nel Lazio, in Puglia, in Lombardia e in Piemonte. In termini di crescita percentuale e al livello di macroarea spiccano, come detto, le Isole (+0,8 punti percentuali), mentre il Nord-Est è l'unica ripartizione in cui si registra un calo. Per il biennio 2026-2027, le stime previsionali dell'ISPRA (elaborate tramite tecniche di machine learning) prospettano un andamento variabile, con un calo nel 2026 seguito da una nuova accelerazione nel 2027.

Il grafico che segue - contenuto nel Rapporto BES allegato al DPFP 2026 - espone l'andamento degli indicatori BES negli ultimi tre anni 2023-2025 e la previsione, ove disponibile, secondo lo scenario programmatico contenuto nel DPFP 2026 per il periodo 2026-2029:

ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026

La prima conferenza delle Nazioni Unite sul tema della protezione dell'ambiente naturale, frutto di un processo di riconoscimento della centralità dei problemi ambientali e dell'importanza di identificare soluzioni condivise, fu convocata a Stoccolma nel 1972. Dalla Conferenza in poi la consapevolezza che fosse necessario un paradigma di progresso sostenibile è via via maturata fino a trovare una sua definizione con il rapporto Our Common Future (1987), prodotto dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo istituita dall'ONU e presieduta da Gro Harlem Brundtland. Lo sviluppo sostenibile fu descritto come "uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri"

Questa definizione è divenuta il cardine su cui è stato incentrato il dibattito internazionale sulle questioni ambientali e socio-economiche che ha portato nel 2015, a fronte di un lungo negoziato, all'adozione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile da parte dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.

A livello nazionale è possibile osservare come gli indicatori BES rappresentino uno strumento funzionale nell'ambito del processo di monitoraggio degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) definiti a livello internazionale con l'Agenda 2030. Gli indicatori del sistema BES sono solo parzialmente sovrapponibili a quelli degli SGDs, tuttavia possono essere considerati a questi complementari (si veda il quadro degli indicatori BES inclusi nel framework SDGs, fonte ISTAT).

In particolare, i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile SDGs (17 Sustainable Development Goals) definiti nell'Agenda 2030 rappresentano i traguardi di un piano di azione globale che ha tra le sue finalità porre fine alla povertà, proteggere gli ecosistemi e le biodiversità nonché garantire un contesto socio-economico equo e di maggior benessere per tutti. A partire da dicembre 2016 sono resi disponibili dall'ISTAT mediante piattaforma informatica dati relativi al raggiungimento degli SDGs, che vengono aggiornati con cadenza semestrale. Il 20 Giugno 2023 è stato inoltre rilasciato dall'ISTAT il sesto Rapporto sugli SDGs contenente una presentazione dei processi di analisi degli indicatori, una loro descrizione puntuale e una rappresentazione delle tendenze temporali e delle interrelazioni esistenti tra i diversi fenomeni.

In Italia, il principale strumento di attuazione dell'Agenda 2030 è costituito dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile-SNSvS, approvata dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) il 22 dicembre 2017, nella quale sono definite le linee direttrici delle politiche economiche, sociali e ambientali finalizzate a raggiungere gli SDGs entro il 2030. La Strategia, che deve essere aggiornata dal Governo con cadenza almeno triennale, contiene una serie di scelte strategiche e obiettivi nazionali articolati all'interno di cinque aree speculari a quelle degli SGDs (Persone, Pianeta, Pace, Prosperità, Partnership), cui è associato un elenco preliminare di strumenti di attuazione individuati nel processo di consultazione istituzionale. Gli indicatori del sistema BES sono solo parzialmente sovrapponibili a quelli degli SGDs, ma possono essere considerati complementari (si veda il quadro degli indicatori BES inclusi nel framework SDGs, fonte ISTAT).

Per ulteriori approfondimenti sull'Agenda 2030 si rinvia all'apposita sezione presente sul sito della Camera.

ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026

La Relazione sugli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile 2025 prodotta dal Ministero dell'Economia e delle Finanze si concentra, nell'ambito del monitoraggio sul benessere equo e sostenibile, sulle misure contenute nella legge di bilancio che impattano, in particolare, su 12 indicatori inerenti a 8 domini del progetto BES. 

Gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) sono stati individuati con decreto del MEF 16 ottobre 2017 dal Comitato a tale scopo istituito. I dati sui quali la relazione è predisposta sono quelli più recenti forniti dall'ISTAT.

I 12 indicatori del BES presi in considerazione dal Ministero dell'Economia e delle Finanze sono i seguenti:

Andamento degli indicatori BES negli ultimi tre anni e previsione, ove disponibile, per il periodo 2024-2027. Fonte: MEF

I suddetti indicatori sono stati selezionati tra i 152 indicatori contenuti nel "Rapporto BES" elaborato annualmente dall'ISTAT e afferiscono a 7 delle 12 dimensioni (domini) del benessere considerate di maggior rilievo: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Innovazione, Ricerca e creatività, Qualità dei servizi.

I primi tre indicatori riguardano dimensioni prettamente monetarie del benessere mentre i successivi allargano il campo di analisi. Sinteticamente si può osservare che:

  • il Reddito disponibile lordo corretto pro-capite risponde alla necessità di selezionare una misura del benessere economico che tenga conto del reddito (monetario e in natura) effettivamente a disposizione delle famiglie. Nel 2023 si è registrata una variazione annuale rilevante (+4,7 per cento a/a), cui ha contribuito in particolar modo l'aumento dei redditi da lavoro (+5,2 per cento); nel quadriennio di previsione il RDLC pro capite nominale prosegue su un sentiero di crescita sostenuta, più marcata nei primi due anni e in decelerazione nel biennio successivo.
  • la Disuguaglianza del reddito netto considera la distribuzione del reddito misurando le disparità esistenti all'interno della popolazione. Il dato definitivo per il 2022 si attesta a 5,3 punti e la stima aggiornata per il 2023, fornita dall'ISTAT, prospetta una sostanziale stabilità dell'indicatore;
  • l'Incidenza di povertà assoluta affianca alle prime due misure basate sui redditi, una misura basata sui consumi, che risulta particolarmente importante per definire politiche di contrasto all'esclusione sociale. Nel 2022 l'aumento del livello generale dei prezzi, e in particolare dei prezzi dei beni caratterizzati da una maggiore volatilità, ha spinto l'indicatore a raggiungere il valore più elevato dal 2014; nel 2023 la povertà assoluta individuale si è stabilizzata sul livello osservato nell'anno precedente anche grazie all'ulteriore miglioramento della situazione occupazionale. Le previsioni del periodo 2024-2027, prospetterebbero una stabilità della povertà assoluta familiare nel 2024, perdurante anche nel triennio successivo;

  • la Speranza di vita in buona salute alla nascita ha mostrato una contrazione di 1,0 anni rispetto alla rilevazione precedente, mentre il nuovo scenario per il periodo 2024-2027 stima un progressivo miglioramento della speranza di vita in buona salute lungo tutto l'orizzonte di previsione;
  • l'Eccesso di peso rileva una sostanziale stabilità per il 2023. Il gap di genere, a sfavore degli uomini, rimane invariato. Per il periodo 2024-2027 si prefigura un progressivo miglioramento dell'indicatore rispetto al 2023 (con una variazione negativa cumulata di -0,6 punti percentuali);
  • l'Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione continua a mostrare una performance positiva: nel 2023 si è posizionato al 10,5 per cento, il livello più basso registrato dal 2018 con una riduzione cumulata di 3,8 punti percentuali; per il periodo 2024-2027 si prevede una sostanziale stabilità dell'indicatore, con un lieve miglioramento nel 2024 (-0,1 punti percentuali) che poi resta costante fino al 2026;
  • il Tasso di mancata partecipazione al lavoro (TMP) restituisce una misura più ampia e comprensiva del tasso di disoccupazione, in quanto considera nel suo calcolo anche gli inattivi disponibili. Nel 2023 è proseguita la dinamica marcatamente positiva registrata nel biennio 2022-2023, con un miglioramento cumulato pari a 4,6 punti percentuali. Le previsioni per il quadriennio 2024-2027 indicano la prosecuzione di una dinamica positiva per il mercato del lavoro;
  • il Rapporto tra il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio in età prescolare e l'occupazione delle madri senza figli (occupazione relativa delle madri, ORM) rappresenta una misura facente parte del dominio "lavoro e conciliazione tempi di vita" che permette di analizzare in maniera trasversale la dinamica occupazionale del mercato del lavoro: nel 2023 emerge un lieve miglioramento che inverte la tendenza al peggioramento che ha caratterizzato il biennio pandemico, riportando l'indicatore sui livelli del 2021. Anche i tassi di occupazione delle due componenti che formano l'indicatore sono in miglioramento: nel 2023 il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni senza figli e delle madri di 25-49 anni con figli in età prescolare sono più alti rispettivamente di 0,9 e di 1,1 punti percentuali a/a;
  • l'Indice di criminalità predatoria è ottenuto a partire dai dati relativi ai reati predatori (furti in abitazione, rapine e borseggi); dopo la drastica riduzione osservata nel 2020, anche nel 2023 prosegue la tendenza al peggioramento osservata nel 2021-2022 posizionandosi, tuttavia, su livelli inferiori a quelli osservati prima della pandemia. L'aumento dell'indice rilevato nel 2023 (+1,3 vittime ogni 1.000 abitanti) è da attribuire principalmente alla crescita del numero di vittime di furti in abitazione (+0,8 vittime) e di borseggi (+0,5 vittime), mentre è molto modesto quello delle rapine (+0,2 punti percentuali);
  • l'Indice di efficienza della giustizia civile (Diposition Time) appartenente al dominio ‘Politica e istituzioni' rappresenta la durata media effettiva in giorni dei procedimenti civili definiti nei tribunali ordinari. Dopo sei anni di riduzione ininterrotta, nel triennio 2021-2023 ha registrato un progressivo incremento: +3,3 per cento, nel biennio 2021-2022 e +6,2 per cento nel 2023. Nelle ultime due rilevazioni annuali del 2021 e 2022 l'indice ha mostrato un peggioramento con un incremento complessivo nel biennio pari a 3,3 punti percentuali. Lo scenario previsionale ne prevede un lieve peggioramento nel 2024, per poi rientrare nuovamente nel triennio successivo, stabilizzandosi nel 2027 su un livello lievemente superiore rispetto a quello del 2023;
  • le Emissioni di CO2 e altri gas climalteranti permettono di monitorare il benessere dei cittadini in relazione ai fattori ambientali e di valutare il livello di raggiungimento degli obiettivi connessi alla transizione ecologica. Nel 2022 non si sono registrate variazioni nelle emissioni totali, stabili a circa 422 milioni di tonnellate equivalenti; nel 2023 le emissioni complessive sono risultate in marcata flessione, in discesa a 399,36 milioni di tonnellate (-5,3 per cento a/a). Nel 2024 si stima che le emissioni pro capite scenderanno ulteriormente, portandosi a 6,6 tonnellate pro capite (-0,2 tonn. eq. a/a). Si prevede che il sentiero di diminuzione proseguirà anche nel triennio 2025-2027;
  • l'Indice di di consumo di suolo è stato introdotto nell'Allegato BES al DEF 2024 e compare per il primo anno nella Relazione BES: è risultato in crescita fra il 2016 (primo anno della serie storica riportata dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA) e il 2022, mentre ha registrato una lieve riduzione nel 2023 (-0,04 punti percentuali), seppur mantenendosi su valori positivi (+0,30 punti percentuali)..
ultimo aggiornamento: 11 marzo 2025
 
Obiettivi Agenda 2030
 
temi di Politica economica e finanza pubblica