A fronte del processo di dismissioni di partecipazioni societarie avviato nel corso della Legislatura è emerso, di converso, un orientamento di politica economica volto a presidiare asset infrastrutturali strategici mediante la ridefinizione del perimetro delle partecipazioni. Il decreto-legge 31 agosto 2023, n. 118 ha in particolare introdotto misure in materia di finanziamento di investimenti di interesse strategico, autorizzando una spesa massima di circa 2,5 miliardi di euro per la realizzazione di operazioni inerenti a società di rilievo strategico, come l'acquisizione o la riacquisizione di partecipazioni azionarie, a valere sulle disponibilità del Patrimonio destinato istituito in seno a Cassa depositi e prestiti S.p.A. (CDP).
Su questa base giuridica è stata condotta a termine l'operazione di scorporo della rete TIM, con il lancio, il 1° luglio 2024, della nuova FiberCop, società interamente controllata da un gruppo di investitori guidati dal fondo statunitense KKR e comprendente il MEF con una quota azionaria del 16 per cento.
Nel corso del 2025 è poi proseguito il processo di consolidamento del ruolo pubblico nel settore delle infrastrutture strategiche, con particolare riferimento al comparto delle telecomunicazioni e delle reti digitali, considerato essenziale per la sicurezza nazionale, la competitività del sistema-Paese e il conseguimento degli obiettivi di transizione digitale ed ecologica indicati nel PNRR.
Nel solco di tale processo si colloca l'accordo, siglato nell'aprile 2025, per l'operazione di acquisizione, da parte del MEF, insieme a Retelit S.p.A, della partecipazione totalitaria detenuta da TIM in Telecom Italia Sparkle S.p.A., primario operatore nel settore dei cavi sottomarini e gestore di una vasta rete proprietaria in fibra ottica.
Operazioni di rilievo hanno inoltre coinvolto Poste italiane S.p.A., che è divenuta il maggior azionista di TIM con una quota pari complessivamente al 27,32 per cento - a seguito di tre acquisizioni del 9,81, del 15 e del 2,51 per cento delle azioni, in precedenza in capo a CDP e alla società francese Vivendi - e che il 22 marzo 2026 ha reso noto di aver approvato il lancio di una offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria avente ad oggetto la totalità delle azioni ordinarie di TIM.
Poste Italiane ha inoltre reso noto il 19 dicembre 2025 di aver esercitato il diritto di opzione per l'acquisto di una partecipazione pari al 49 per cento del capitale sociale di PagoPA S.p.A., offerto dal Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 20, comma 3, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19. Contestualmente, il 51 per cento del capitale di PagoPA, ovvero la partecipazione di controllo, dovrebbe invece essere acquisito dall'Istituto Poligrafico Zecca dello Stato S.p.A. (IPZS).
Tra le operazioni realizzate nel settore energetico, si segnala l'acquisizione da parte di Italgas di 2i Rete Gas S.p.A. e la successiva fusione per incorporazione di quest'ultima in Italgas Reti, a seguito della quale il Gruppo Italgas è divenuto il primo operatore della distribuzione del gas in Europa.
Si segnala, inoltre, la sigla dell'accordo vincolante tra la società Saipem e la società norvegese Subsea7, sui principali termini di una fusione transfrontaliera, finalizzata alla creazione di una azienda globale nel settore dei servizi energetici. L'operazione è stata notificata alla Commissione europea e dovrebbe finalizzarsi nella seconda metà dell'anno.
Sempre in ambito energetico, si colloca l'acquisizione da parte di ENI Plenitude del 100 per cento del capitale di ACEA Energia, società attiva nel mercato retail dell'energia e interamente controllata dal gruppo ACEA. Si segnala, inoltre, la costituzione della joint venture Searah fra ENI e Petronas, avente ad oggetto gli asset delle due società per l'estrazione e produzione di petrolio in Indonesia e in Malesia.
Sviluppi si sono registrati anche nel settore della difesa, tra i quali si segnala che è stata costituita una joint venture tra Leonardo S.p.A. e la società tedesca Rheinmetall per la creazione di una nuova società per la produzione congiunta di una nuova generazione di sistemi di difesa terrestre.
Nel settore finanziario, è da segnalare il perfezionamento dell'offerta pubblica di acquisito e scambio volontaria totalitaria promossa dalla Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (BMPS) e avente ad oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A.
Con comunicato stampa del 1° luglio 2024 TIM ha annunciato di aver perfezionato la cessione di NetCo – il veicolo societario costituito ai fini dello scorporo della rete fissa detenuta da TIM - al fondo di investimento statunitense Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (nel prosieguo, KKR) mediante il conferimento in FiberCop del ramo d'azienda di TIM che comprende l'infrastruttura di rete fissa e le attività wholesale, e la successiva acquisizione dell'intero capitale di FiberCop da parte di Optics BidCo S.p.A., società controllata da KKR.
Il comunicato stampa del MEF pubblicato in pari data, evidenzia che la nuova FiberCop è una rete di telecomunicazioni ad accesso libero wholesale aperta a tutti gli operatori in Italia, che fornisce servizi di connettività end-to-end su tutto il territorio nazionale.
La nuova società è interamente controllata da un gruppo di investitori guidati dal fondo KKR - che ha acquisito il controllo esclusivo indiretto con circa il 37,8 per cento - e comprende il MEF, con una quota azionaria di circa il 16 per cento, una compagnia interamente controllata da Abu Dhabi Investment Authority e CPP Investment (Canada Pension Plan Investment), con circa il 17,5 per cento ciascuno, e F2i (Fondi Italiani per le infrastrutture Sgr), con circa l'11,2 per cento.
Quanto alla genesi dell'operazione, si rammenta che TIM S.p.A. aveva deliberato la dismissione della quota del suo attivo imputabile alla propria rete di accesso (in altri termini: di scorporarla) onde rendere possibile la costituzione di un veicolo societario (c.d. "NetCo") destinato a detenere il perimetro gestionale e infrastrutturale della rete fissa detenuta da TIM.
Già in data 22 giugno 2023 TIM aveva comunicato di aver avviato, in esclusiva, una negoziazione migliorativa con KKR, finalizzata a ottenere la presentazione di un'offerta conclusiva e vincolante secondo i migliori termini e condizioni, nonché di convenire il perimetro, le modalità e i tempi per l'esecuzione dell'attività di due diligence confirmatoria richiamata nella stessa offerta di KKR.
Alla luce delle predette finalità, il Governo aveva manifestato l'intendimento di aderire all'iniziativa di scorporo della rete TIM, come definita dalla Società stessa, assicurando allo Stato, anche tramite adeguati presidi di governance, un ruolo di vigilanza e controllo sulle materie di rilevanza strategica e di sicurezza nazionale.
Sulla base di quanto disposto dall'articolo 1 del decreto-legge 31 agosto 2023, n. 118 – recante misure urgenti in materia di finanziamento di investimenti di interesse strategico (il cui contenuto è stato poi trasfuso nell'articolo 13-bis del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104) – è stata dunque finalizzata l'operazione di scorporo della rete.
In particolare, la norma citata aveva autorizzato una spesa massima 2,525 miliardi di euro per la realizzazione di operazioni inerenti a società di rilievo strategico, come l'acquisizione o la riacquisizione di partecipazioni azionarie, a valere sulle disponibilità del cosiddetto "Patrimonio destinato" istituito dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34.
Tale autorizzazione di spesa, inizialmente prevista per il 2023, è stata posposta al 2024 dall'articolo 16 del decreto-legge 25 giugno 2024, n. 84, che ha inoltre previsto, per le società di rilievo strategico in cui il MEF avrebbe conseguito una partecipazione ai sensi del citato articolo 13-bis, la non applicazione delle disposizioni del TUSP, nonché di quelle di cui all'articolo 23-bis del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 in materia di compensi per gli amministratori e per i dipendenti delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni.
Gli interventi normativi richiamati sono riconducibili alla necessità di procedere nella realizzazione della rete di telecomunicazioni in fibra ottica quale infrastruttura di importanza strategica per il Paese, assicurandone la migliore funzionalità, la parità di accesso e garantendo, nel contempo, la sicurezza della rete e il rispetto degli impegni assunti per la conclusione degli investimenti previsti nell'ambito del PNRR anche in ottica prospettica di uniformità del grado di infrastrutture in fibra presenti in tutte le aree del Paese.
Con il DPCM di attuazione dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 118 del 2023, emanato il 1° settembre 2023, il MEF è stato autorizzato a "presentare congiuntamente con KKR e, eventualmente, altri investitori di minoranza un'offerta vincolante idonea a consentire l'acquisizione" da parte del MEF di una quota di "partecipazione di minoranza compresa tra il 15 e il 20 per cento del capitale di NetCo, nel limite massimo" di 2 miliardi e 200 milioni, a valere sull'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, del medesimo decreto-legge n. 118 del 2023.
Il DPCM aveva inoltre disposto che la struttura e le condizioni dell'operazione di acquisizione della quota di partecipazione dovessero assicurare: un piano industriale che potenziasse la rete in fibra ottica; che le azioni acquistate dal MEF godessero degli stessi diritti patrimoniali delle altre azioni; che l'accordo tra gli azionisti prevedesse modalità di gestione della società idonee a conseguire gli obiettivi del piano industriale, adeguati poteri del MEF di monitoraggio e meccanismi di presidio sulle decisioni rilevanti non solo ai fini dello sviluppo e del potenziamento della costituenda società, ma anche in materia di rilevanza strategica e di sicurezza nazionale, anche in caso di mutamento della compagine azionaria; che fossero definiti i criteri e le modalità con cui il MEF potesse, anche in futuro, acquisire l'intero capitale di Telecom Italia Sparkle S.p.A.
Si segnala, infine, che con il bollettino n. 49 del 23 dicembre 2024, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha reso noto di aver avviato un'istruttoria, ai sensi dell'articolo 14 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 nei confronti di FiberCop e Telecom Italia per accertare l'esistenza di violazioni dell'articolo 101 TFUE, al fine di verificare se l'accordo ("Master Service Agreement", MSA) siglato a luglio 2024 tra le due società per disciplinare i rapporti commerciali reciproci a seguito del completamento dell'operazione di scorporo della rete, sia idoneo a falsare o alterare la libera concorrenza nel mercato delle comunicazioni. Il procedimento si è concluso nel febbraio 2026 (v. comunicato stampa dell'AGCM) con l'accettazione da parte delle due società degli impegni, i quali sono diretti, principalmente, a ridurre la durata delle esclusive e a modificare il meccanismo di intermediazione di FiberCop nelle scelte di migrazione della clientela di TIM.
Il 14 aprile 2025 è stato siglato l'accordo per l'operazione di acquisizione, da parte del MEF, insieme a Retelit S.p.A. (società controllata di Asterion Industrial Partners SGEIC S.A.), dell'intero capitale di Telecom Italia Sparkle S.p.A., società controllata da TIM e primario fornitore di servizi internazionali infrastrutturali e di connettività globale e principale operatore nel settore dei cavi sottomarini.
In particolare, con comunicato stampa del 14 aprile 2025 il MEF aveva precisato che l'accordo per l'acquisto di Sparkle era stato firmato tra TIM e Boost BidCo, veicolo controllato dal MEF e partecipato da Retelit, sulla base dell'offerta approvata dal consiglio di amministrazione di TIM il precedente 12 febbraio (v. comunicato), che aveva preventivamente ricevuto il parere favorevole del comitato parti correlate. L'accordo, la cui valutazione è stata realizzata seguendo la disciplina prevista per le operazioni con parti correlate, determina l'enterprise value di Sparkle in 700 milioni di euro. Il prezzo per la cessione sarà pari a tale valore, rettificato sulla base del valore dell'indebitamento netto e del capitale circolante di Sparkle al closing dell'operazione. L'accordo prevede un'eventuale rettifica del prezzo, qualora non vengano raggiunti taluni obiettivi relativi all'EBITDA 2025 di Sparkle. Inoltre, è stato annunciato che TIM e Sparkle sottoscriveranno alla conclusione dell'operazione un contratto volto a regolare i servizi che saranno prestati reciprocamente tra le società.
Con comunicato stampa del 14 aprile 2026, TIM ha reso noto di avere firmato con Boost BidCo un accordo per il prolungamento della long stop date (la data limite entro la quale devono avverarsi determinate condizioni sospensive necessarie per completare l'operazione) al 15 ottobre 2026.
Il giorno precedente, la Commissione europea aveva comunicato l'approvazione dell'operazione in esame ai sensi del regolamento UE sulle concentrazioni di imprese, rilevando come l'operazione notificata non sollevi preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza, dato il suo impatto limitato sui mercati in cui operano le società.
Per quanto concerne il settore delle telecomunicazioni e delle reti digitali, si segnala, tra le principali operazioni societarie in corso, la progressiva acquisizione, da parte di Poste Italiane S.p.A., di una partecipazione di maggioranza in TIM S.p.A., culminata da ultimo nel lancio di un'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria (OPAS) destinata a perfezionarsi entro la fine del 2026.
Si ricorda che Poste Italiane, a seguito di una serie di operazioni finanziarie, è divenuta maggior azionista di TIM, giungendo a detenere una partecipazione complessivamente pari al 27,32 per cento delle azioni ordinarie, perseguendo l'obiettivo di svolgere il ruolo di azionista industriale di lungo periodo anche attraverso la realizzazione di sinergie tra le due società in diversi settori (telefonia, servizi ICT, contenuti media, servizi finanziari, assicurativi e dei pagamenti, ecc.). In questa prospettiva, le due società avevano già siglato una lettera di intenti per la costituzione di una joint venture su servizi cloud basati su IA generativa e tecnologie open source, che aveva come finalità – secondo quanto riferito nel comunicato stampa di TIM del 5 novembre 2025 – quella di consolidare il ruolo di leader nella digitalizzazione del Paese dei due Gruppi.
In particolare, le tappe che hanno condotto agli attuali assetti azionari sono riassumibili come segue:
il 15 febbraio 2025 il consiglio di amministrazione di Poste Italiane aveva deliberato l'operazione di acquisizione del 9,81 per cento circa delle azioni ordinarie di TIM detenute da Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP), società che a sua volta deteneva il 35 per cento del capitale di Poste Italiane. Contestualmente, aveva deliberato la cessione dell'intera partecipazione detenuta da Poste Italiane in Nexi – pari al 3,78 per cento circa del capitale sociale – a favore della stessa CDP, quota che si aggiunge alle partecipazioni già detenute dalle sue controllate CDP Equity (5,64 per cento) e CDPE Investimenti (8,82 per cento), per un totale, facente capo al gruppo CDP, pari al 18,25 per cento del capitale sociale. Il corrispettivo per le azioni di TIM era riconosciuto in parte mediante i proventi derivanti dal trasferimento della partecipazione in Nexi e in parte mediante cassa disponibile. Il comunicato stampa della Società diramato nella medesima data evidenziava che "l'acquisizione abilita l'evoluzione dei rapporti commerciali tra Tim e Poste Italiane", ricordando al riguardo come fosse in fase avanzata la negoziazione per la fornitura di servizi per l'accesso di Postepay S.p.A. – società interamente controllata da Poste Italiane – all'infrastruttura di rete mobile di TIM. Veniva inoltre sottolineato che "l'operazione rappresenta, nel suo complesso, per Poste Italiane un investimento di natura strategica, con la finalità di creare sinergie tra le aziende e favorire, con tutti gli attori interessati, il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia";
il successivo 29 marzo 2025, Poste Italiane aveva annunciato l'acquisizione di azioni TIM, corrispondenti al 15 per cento del totale delle azioni ordinarie e al 10,77 per cento del capitale sociale, da Vivendi SE. Il corrispettivo era stato fissato a 684 milioni di euro e finanziato mediante cassa disponibile. Il relativo comunicato stampa precisava che l'operazione era sospensivamente condizionata alla notifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ai sensi della disciplina sul controllo delle concentrazioni tra imprese e che, in ogni caso, Poste Italiane non intendeva acquisire una partecipazione superiore alla soglia rilevante ai fini della disciplina sulle offerte pubbliche di acquisto obbligatorie. La partecipazione complessiva della Società in TIM saliva così al 24,81 per cento delle azioni ordinarie. Il medesimo comunicato evidenziava come l'operazione rappresentasse per Poste Italiane un investimento di natura strategica, con l'obiettivo di svolgere un ruolo di azionista industriale di lungo periodo foriero di valore aggiunto per tutti gli stakeholder. La Società aveva riferito altresì che erano in corso valutazioni sull'avvio di partnership industriali tra le due società in diversi settori. Con comunicato stampa del 6 settembre 2025, Poste Italiane aveva reso nota l'approvazione senza condizioni, da parte dell'AGCM, dell'operazione, in quanto non ostacolava in misura significativa la concorrenza effettiva nei mercati interessati e non comportava la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante;
Si segnala che l'assemblea degli azionisti ordinari di TIM e l'assemblea speciale degli azionisti di risparmio, riunitesi in data 28 gennaio 2026, hanno approvato la proposta di conversione delle azioni di risparmio di TIM in azioni ordinarie, nei termini di cui alla proposta presentata dal consiglio di amministrazione. Nel relativo comunicato stampa è stato altresì reso noto che in sede straordinaria l'assemblea ha approvato la riduzione volontaria del capitale sociale a 6 miliardi di euro, destinando l'importo riveniente a riserva legale e a riserva disponibile di patrimonio netto. Il perfezionamento dell'operazione di conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie – la cui efficacia è subordinata ad alcune condizioni, il cui avveramento è stato successivamente comunicato da TIM in data 30 aprile 2026 – dovrebbe comportare una modifica nella consistenza della partecipazione azionaria di Poste Italiane.
Come accennato, il 22 marzo 2026 il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato il lancio di un'OPAS, avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di TIM. Il comunicato stampa della Società riferisce che l'operazione - condizionata all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolamentari e alle condizioni indicate nella comunicazione ex art. 102 del TUF approvata dal consiglio di amministrazione - è volta ad acquisire l'intero capitale sociale di TIM e a procedere alla revoca della quotazione delle sue azioni (c.d. delisting), al fine di costituire un gruppo integrato con posizioni di leadership nei principali settori di attività, facendo leva sulla complementarità di risorse industriali. Il perfezionamento dell'offerta è previsto entro la fine del 2026, per un corrispettivo totale stimato dalla offerente in circa 10,8 miliardi di euro.
Il successivo 10 aprile 2026, Poste Italiane ha reso noto di aver depositato presso la CONSOB il documento di offerta relativo alla predetta offerta e di aver provveduto a presentare alle competenti autorità le notifiche, istanze e/o comunicazioni richieste ai sensi della normativa vigente, ivi incluse quelle ai fini dell'ottenimento dell'autorizzazione di Banca d'Italia e della disciplina in materia di golden power.
Da ultimo, Poste Italiane ha reso noti gli esiti dell'assemblea straordinaria degli azionisti del 18 giugno 2026, la quale ha approvato la proposta di attribuire al consiglio di amministrazione la facoltà di aumentare il capitale al servizio della suddetta OPAS, per un importo complessivo massimo di circa 372 milioni di euro; il successivo 7 luglio il consiglio di amministrazione di Poste italiane ha deliberato di esercitare la delega ai fini del predetto aumento di capitale.
Con comunicato stampa del 23 febbraio 2025, Saipem S.p.A. - partecipata da ENI e CDP Equity con quote rispettivamente del 21,19 per cento e 12,82 per cento - la società norvegese Subsea7 S.A., operante a livello globale nella fornitura di progetti e servizi offshore per il settore energetico, avevano annunciato di aver raggiunto un accordo sui principali termini di una possibile fusione delle due società tramite la sottoscrizione di un Memorandum of understanding. Con successivo comunicato stampa del 24 luglio 2025, Saipem e Subsea7 avevano annunciato di aver firmato l'accordo vincolante di fusione, che è stato poi approvato all'unanimità dall'assemblea straordinaria di Saipem del 25 settembre 2025 (v. comunicato).
La Società risultante sarà ridenominata Saipem7, avrà sede legale a Milano e un portafoglio ordini aggregato di 43 miliardi di euro, ricavi per circa 20 miliardi di euro ed EBITDA di oltre 2 miliardi di euro; avrà inoltre un'organizzazione globale con oltre 45.000 persone, fra cui più di 9.000 ingegneri e project manager. Saipem7 sarà quotata sia sulla borsa di Milano che su quella di Oslo.
Il perfezionamento dell'operazione è atteso nella seconda metà del 2026. All'esito della stessa, Siem Industries (azionista di riferimento di Subsea7) risulterebbe titolare di circa l'11,8 per cento del capitale sociale, mentre ENI e CDP Equity ne deterrebbero, rispettivamente, circa il 10,6 per cento e circa il 6,4 per cento, assumendo che tutti gli azionisti di Subsea7 partecipino alla fusione.
CDP Equity, ENI e Siem Industries hanno inoltre sottoscritto un separato Memorandum of understanding in cui si sono impegnate a sostenere l'operazione e concordato i termini di un patto parasociale che sarà efficace dal completamento della stessa. In tale ambito è previsto che il presidente del consiglio di amministrazione sia designato da Siem Industries, mentre l'amministratore delegato da CDP Equity ed ENI. Per ulteriori approfondimenti si veda anche il comunicato stampa congiunto di ENI e CDP del 23 febbraio 2025.
Il 16 giugno 2026 il progetto di fusione per incorporazione transfrontaliera della società norvegese con Saipem è stato notificato all'autorità antitrust dell'Unione europea per la sua approvazione nell'ambito della normale procedura di controllo delle concentrazioni.
Italgas – società partecipata da CDP Reti e Snam con una quota attuale, rispettivamente, del 25,94 e del 11,4 per cento del capitale – il 1° aprile 2025 ha reso noto di aver concluso in pari data l'acquisizione del 99,94 per cento del capitale sociale di 2i Rete Gas S.p.A. dai venditori F2i SGR S.p.A. e Finavias S.à.r.l., per un corrispettivo di circa 2,07 miliardi di euro.
Il relativo comunicato stampa della Società evidenzia come con questa operazione il Gruppo Italgas diventi il primo operatore della distribuzione del gas in Europa con oltre 6.500 dipendenti, 12,9 milioni di clienti serviti in Italia e in Grecia, 154.000 chilometri di reti e più di 13 miliardi di metri cubi di gas distribuiti ogni anno.
Con successivo comunicato stampa del 2 luglio 2025 la società ha altresì reso noto che a seguito delle prescritte autorizzazioni è divenuta efficace la fusione per incorporazione di 2i Rete Gas in Italgas Reti, la principale delle società operative del Gruppo Italgas.
Si ricorda che il 10 aprile 2025 l'assemblea degli azionisti della società aveva approvato la proposta di aumento di capitale in opzione per un importo complessivo massimo pari a 1.020 milioni di euro, posta a servizio della stessa operazione di acquisizione di 2i Rete Gas e volta a consentire la riduzione dell'indebitamento finanziario netto del Gruppo Italgas post-operazione.
Dal 25 febbraio 2025 risulta effettivamente iscritta nel registro delle imprese la nuova società Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), frutto della joint venture tra Leonardo S.p.A. e la società tedesca Rheinmetall AG, con la finalità della produzione congiunta di una nuova generazione di sistemi di difesa terrestre.
Il comunicato stampa del 15 ottobre 2024 rammentava che le due società avevano già firmato un corrispondente memorandum of understanding all'inizio di luglio 2024, prevedendo che Rheinmetall AG e Leonardo S.p.A. fossero azionisti paritari (50% ciascuno) della nuova società, con sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia.
In data 19 dicembre 2024, RAI S.p.A. ha stipulato con F2i S.p.A. e MFE – MediaForEurope N.V. un Memorandum of Understanding (MoU) relativo all'eventuale fusione fra RAI Way S.p.A., operatore infrastrutturale di rete per il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, ed EI Towers S.p.A., tower operator che gestisce infrastrutture per radio, TV e telecomunicazioni sul territorio italiano.
Secondo quanto indicato dal relativo comunicato stampa congiunto di RAI, F2i e MFE, il Memorandum stabiliva l'avvio di taluni approfondimenti preliminari sugli aspetti industriali dell'aggregazione delle due società, nel rispetto del DPCM del 22 maggio 2024, modificativo del DPCM del 17 febbraio 2022, che al fine di favorire i piani di sviluppo di RAI e RAI Way attraverso un'ulteriore apertura al mercato di quest'ultima, ha individuato criteri e modalità di alienazione di ulteriori quote di partecipazione detenute da RAI in RAI Way, nel quadro del mantenimento del controllo su un'infrastruttura strategica.In particolare, l'articolo 1, comma 2, del decreto ha autorizzato RAI a ridurre la propria quota di partecipazione nel capitale di RAI Way fino al limite del 30 per cento, come effetto di una o più operazioni straordinarie, incluse una o più operazioni di fusione, e di cessioni effettuate mediante modalità e tecniche di vendita in uso sui mercati, incluso il ricorso, singolo o congiunto, a una offerta pubblica di vendita e ad una trattativa diretta.
Il termine di esclusiva previsto nel Memorandum sarebbe dovuto spirare il 30 settembre 2025, ma è stato prorogato per tre volte: dapprima al 31 marzo 2026, poi al 15 giugno 2026 e, infine, al 30 giugno 2026.
Allo spirare di tale ultimo termine, la RAI, con comunicato stampa del 1° luglio 2026, ha precisato che nel periodo di efficacia del Memorandum le parti hanno svolto approfondite attività di analisi e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell'ipotizzata operazione e, tuttavia, all'esito delle interlocuzioni intercorse, le valutazioni effettuate non hanno consentito di individuare una base negoziale condivisa e idonea a consentire il prosieguo dell'operazione. La RAI ha confermato, in conclusione, il proprio impegno a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti.
Nell'ambito del rafforzamento del processo di trasformazione digitale posto in essere da Poste Italiane S.p.A., si pone anche l'operazione resa nota il 19 dicembre 2025, quando la Società ha comunicato di aver esercitato il diritto di opzione per l'acquisto di una partecipazione pari al 49 per cento del capitale sociale di PagoPA S.p.A., offerto dal Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 20, comma 3, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, che aveva attribuito i diritti di opzione per l'acquisto dell'intera partecipazione azionaria detenuta dallo Stato nella società "Pago PA", a IPZS, in misura non inferiore al 51 per cento, e al fornitore del servizio universale postale, ovvero Poste Italiane, per la restante quota.
La richiamata disciplina prevede inoltre: a) che in caso di esercizio del diritto di opzione, Poste Italiane non possa stipulare patti che hanno per oggetto o per effetto l'esercizio anche congiunto di un'influenza dominante sulla società; b) una serie di prescrizioni alle quali deve adeguarsi lo statuto di PagoPA S.p.A.; c) che PagoPA S.p.A. garantisca la parità di trattamento tra i prestatori di servizi di pagamento aderenti alla piattaforma tecnologica di cui al Codice dell'amministrazione digitale. Per ulteriori approfondimenti si veda il relativo dossier del Servizio Studi.
In coerenza con tale normativa, il restante 51 per cento del capitale sociale di PagoPA, ovvero la partecipazione di controllo, è stato invece acquisito dall'Istituto Poligrafico Zecca dello Stato S.p.A. (IPZS), per un corrispettivo di circa 500 milioni di euro.
Secondo quanto riferito dalle due Società acquirenti, l'operazione è sospensivamente condizionata all'autorizzazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), alla quale è stata tempestivamente comunicata ai sensi della disciplina sul controllo delle concentrazioni tra imprese.
IPZS ha precisato che l'esercizio del diritto di opzione rappresenta un investimento di natura strategica con l'obiettivo di efficientare e semplificare la gestione dei servizi digitali pubblici, dall'identità ai pagamenti e sviluppare il Sistema IT-Wallet coordinato dal Dipartimento per la trasformazione digitale, mentre Poste Italiane ha specificato che l'obiettivo dell'operazione è favorire la diffusione capillare dei servizi e dei pagamenti digitali, contribuendo al tempo stesso a ridurre progressivamente il digital divide.
Nella riunione del Consiglio dei ministri del 22 dicembre 2025 è stata deliberata, ai sensi degli articoli 5, 7 e 8 del TUSP, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, l'autorizzazione alla SOGIN S.p.A. all'acquisizione della partecipazione totalitaria di Deposito Avogadro S.p.A.
La Società, in precedenza interamente partecipata da FCA Partecipazioni S.p.A. (Gruppo Stellantis), gestisce l'ex Impianto Avogadro RS-1, già reattore nucleare di ricerca sperimentale a piscina sito all'interno del comprensorio nucleare di Saluggia (VC), arrestato nel 1971. Nel sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica si evince che dal 1981, all'interno della citata piscina – svuotata dei componenti del reattore – è autorizzato il deposito temporaneo di elementi di combustibile irraggiato proveniente dalle centrali elettronucleari di proprietà dell'ENEL (oggi della Sogin S.p.A.). Tali elementi di combustibile irraggiato sono oggetto dei trasporti verso la Francia ai fini del loro riprocessamento.
Il 3 dicembre 2025, ENI Plenitude S.p.A. e ACEA S.p.A. hanno firmato un accordo vincolante per l'acquisizione da parte di Plenitude del 100 per cento del capitale di ACEA Energia, società attiva nel mercato retail dell'energia e interamente controllata dal gruppo ACEA.
Il perfezionamento dell'operazione - che include anche la partecipazione del 50 per cento del capitale sociale di Umbria Energy S.p.A. – era atteso entro giugno 2026 e si è realizzato con qualche mese di anticipo rispetto alle previsioni. Infatti, con comunicato del 10 aprile 2026, Eni Plenitude e ACEA hanno reso noto di aver perfezionato l'acquisizione del capitale di Acea Energia e della citata partecipazione in Umbria Energy S.p.A.. per un corrispettivo versato di circa 500 milioni di euro e una potenziale componente di prezzo aggiuntiva, nel limite di 100 milioni di euro, che sarà riconosciuta sulla base delle performance operative da rilevare al 30 giugno 2027.
Con comunicato stampa congiunto del 23 ottobre 2025, nel quale era stata annunciata la sigla di un Memorandum of understanding, le tre società Airbus, Leonardo e Thales hanno reso nota la futura costituzione di una nuova società avente l'obiettivo di unificare le rispettive attività spaziali. L'iniziativa mira a consolidare l'autonomia strategica dell'Unione europea nello spazio, settore cruciale che sostiene infrastrutture e servizi critici nei campi delle telecomunicazioni, della navigazione globale, dell'osservazione della Terra, della ricerca scientifica, dell'esplorazione e della sicurezza nazionale.
L'azionariato della Società sarà condiviso tra Airbus, Leonardo e Thales, che possederanno rispettivamente il 35, il 32,5 e il 32,5 per cento del capitale, e avrà un controllo congiunto, con una governance bilanciata tra gli azionisti. L'operatività della nuova società è prevista nel 2027 ed è soggetta all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolamentari e al soddisfacimento di altre condizioni previste per il closing.
Il 3 novembre 2025, con comunicato stampa, ENI e Petronas hanno annunciato la firma di un accordo vincolante per la creazione di una nuova società indipendente a partecipazione paritetica, attraverso l'integrazione dei rispettivi asset upstream in Indonesia e Malesia.
Con comunicato stampa dell'8 giugno 2026, ENI e Petronas hanno reso nota la costituzione ufficiale della joint venture, che ha assunto la denominazione di Searah, ufficialmente costituita a sette mesi dalla firma dell'accordo di investimento del 3 novembre 2025 e a sedici mesi dal protocollo d'intesa annunciato nel febbraio 2025, dopo aver conseguito tutte le necessarie autorizzazioni normative, governative e dei partner, sia in Malesia che in Indonesia. Con un portafoglio di 19 asset di produzione e sviluppo di gas — 14 in Indonesia e 5 in Malesia — Searah partirà da una produzione iniziale di oltre 300.000 barili equivalenti di petrolio(boe)/giorno, con l'obiettivo di superare i 500.000 boe/giorno di produzione sostenibile entro i prossimi tre anni.
Il citato comunicato stampa precisa anche che è stata ottenuta una linea di credito revolving da 6 miliardi di dollari e che i piani di crescita di Searah prevedono investimenti per oltre 20 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Questi investimenti sosterranno lo sviluppo di oltre 3 miliardi di barili equivalenti di petrolio di risorse scoperte e consentiranno la valorizzazione di un potenziale esplorativo aggiuntivo di diversi miliardi di boe.