La scuola secondaria di primo grado è obbligatoria, dura 3 anni e fa parte, insieme con la scuola primaria (della durata di 5 anni), del primo ciclo di istruzione. La finalità del primo ciclo è l'acquisizione delle conoscenze e delle abilità fondamentali per sviluppare le competenze culturali di base nella prospettiva del pieno sviluppo della persona. All'interno di esso, la scuola secondaria di primo grado mira ad accrescere le capacità autonome di studio degli alunni, a rafforzare le loro attitudini all'interazione sociale, a organizzare e accrescere le conoscenze e le abilità, e a fornire agli studenti strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e di formazione. Più in dettaglio, essa organizza e accresce, anche tramite l'alfabetizzazione e l'approfondimento nelle tecnologie informatiche, le conoscenze e le abilità, anche in relazione alla tradizione culturale e alla evoluzione sociale, culturale e scientifica della realtà contemporanea. È caratterizzata dalla diversificazione didattica e metodologica in funzione dello sviluppo della personalità dell'allievo, cura la dimensione sistematica delle discipline e sviluppa progressivamente le competenze e le capacità di scelta in coerenza con le attitudini e le vocazioni degli alunni. Fornisce strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e formazione, introduce lo studio di una seconda lingua dell'Unione europea e aiuta l'allievo ad orientarsi nella scelta successiva di istruzione e formazione.
La riforma del primo ciclo ha avuto inizio, a seguito del decreto legislativo n. 59 del 2004, con l'anno scolastico 2004-2005. Tale decreto ha attuato la delega contenuta nella legge 28 marzo 2003, n. 53 (c.d. riforma Moratti), la quale ha stabilito l'attuale strutturazione del sistema scolastico. In essa è stabilito, infatti, che il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola:
Il citato decreto legislativo n. 59 del 2004 reca la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione.
L'articolo 4 decreto legislativo n. 59 del 2004 stabilisce, appunto, che il primo ciclo d'istruzione è costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado, ciascuna caratterizzata dalla sua specificità. Esso ha la durata di otto anni e costituisce il primo segmento in cui si realizza il diritto-dovere all'istruzione e formazione.
La scuola primaria, della durata di cinque anni, è articolata in un primo anno, raccordato con la scuola dell'infanzia e teso al raggiungimento delle strumentalità di base, e in due periodi didattici biennali.
La scuola secondaria di primo grado, della durata di tre anni, si articola in un periodo didattico biennale e in un terzo anno, che completa prioritariamente il percorso disciplinare ed assicura l'orientamento ed il raccordo con il secondo ciclo.
Il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado avviene a seguito di valutazione positiva al termine del secondo periodo didattico biennale. Non è più previsto che gli alunni sostengano un esame – per effetto dell'abrogazione dell'articolo 148 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (c.d. Testo unico scuola) operata del decreto legislativo n. 59 del 2004 (articolo 19).
Fanno parte del Sistema nazionale di istruzione le scuole primarie statali e quelle paritarie. Le scuole statali appartenenti al primo ciclo possono essere aggregate tra loro in istituti comprensivi anche comprendenti le scuole dell'infanzia esistenti sullo stesso territorio.
La descritta riforma Moratti è stata completata dalla riforma Gelmini. L'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 ha conferito al Governo il potere di intervenire con regolamento per la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico. Su tali basi è stato emanato il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89, concernente la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, che costituisce il testo normativo di riferimento per la disciplina del primo ciclo, fatte salve le disposizioni ancora recate dal decreto legislativo n. 59 del 2004.
La successiva legge 13 luglio 2015, n. 107 (c.d. la Buona scuola) non ha invece ridefinito l'assetto ordinamentale del primo ciclo di istruzione nel suo complesso, pur incidendo su aspetti rilevanti dello stesso, mediante il potenziamento dell'autonomia scolastica, l'aggiornamento del curricolo e la valorizzazione della figura del docente, nonché con l'introduzione dei percorsi a indirizzo musicale nella scuola secondaria di primo grado.
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L'assetto ordinamentale precedente alla riforma dei cicli scolastici
P
rima della riforma dei cicli scolastici introdotta con la legge n. 53 del 28 marzo 2003, il sistema scolastico italiano era strutturato secondo un'impostazione tradizionale consolidata, che traeva origine dalla riforma Gentile del 1923 (regio decreto n. 1054 del 6 maggio 1923) e da successive modifiche avvenute lungo tutto il secondo dopoguerra. Questo assetto prevedeva una scansione del percorso scolastico articolata in
tre segmenti distinti: la scuola elementare, la scuola media e la scuola secondaria superiore.
La
scuola elementare costituiva il primo segmento del percorso scolastico ed era articolata in cinque anni. L'iscrizione era obbligatoria a partire dai sei anni compiuti entro il 31 dicembre dell'anno scolastico di riferimento, in virtù delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 653 del 1925 e successive modificazioni, poi confluite nel Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione approvato con il decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994 (c.d. Testo unico della scuola), che ne fissava la durata quinquennale e ne ribadiva la gratuità e l'obbligatorietà.
Questa scuola rappresentava l'inizio dell'istruzione obbligatoria, che si estendeva fino al compimento del quattordicesimo anno di età, ed era volta a fornire un'alfabetizzazione di base, competenze strumentali, capacità logico-linguistiche e conoscenze generali fondamentali.
La
scuola media, istituita dalla legge n. 1859 del 31 dicembre 1962, rappresentò una svolta fondamentale nella storia dell'ordinamento scolastico italiano. Con essa venne abolita la precedente distinzione tra scuole medie inferiori, orientate verso la prosecuzione degli studi liceali, e scuole di avviamento professionale, destinate invece a indirizzare i giovani verso l'inserimento nel mondo del lavoro. La nuova scuola media unica, della durata triennale, diventava obbligatoria e gratuita per tutti, configurandosi come secondo segmento dell'istruzione di base. Essa prevedeva, al termine del triennio, un esame di licenza che costituiva il requisito necessario per l'accesso alla scuola secondaria superiore. La legge n. 1859 del 1962 costituì dunque il presupposto normativo per la generalizzazione dell'istruzione fino ai 14 anni e per l'innalzamento del livello culturale della popolazione scolastica, promuovendo un modello formativo comune e generalista.
Entrambe le articolazioni – la scuola elementare e la scuola media – furono successivamente riordinate e ricondotte a sistema nel già menzionato Testo unico della scuola (decreto legislativo n. 297 del 1994). Tale testo recepiva e consolidava le norme relative alla durata, agli ordinamenti didattici, alla valutazione e all'organizzazione interna delle scuole, preservando il modello basato su
tre segmenti nettamente distinti.
Un primo tentativo di
riordino dei cicli scolastici si ebbe con la legge quadro 10 febbraio 2000, n. 30 (c.d. riforma Berlinguer), che avrebbe dovuto modificare la tradizionale scansione in tre ordini scolastici (elementari, medie, superiori) trasformandola in due cicli unitari: il ciclo primario di base, di sei anni (6‑12 anni), e il ciclo secondario, di sei anni (12‑18 anni). Tale riforma non fu mai applicata e in seguito fu superata dalla riforma Moratti, che solo in parte ne recepì l'impostazione.
In particolare, la
riforma Moratti (decreto legislativo n. 59 del 2004, attuativo della delega contenuta nella legge n. 53 del 2003), come già detto, riformò i cicli scolastici ridisegnandoli in
due segmenti: il primo ciclo, comprendente la scuola primaria (ex scuola elementare) e la scuola secondaria di primo grado (ex scuola media), e il secondo ciclo, articolato nei percorsi liceali, tecnici, professionali e della formazione professionale regionale.
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La presente sezione si propone di restituire una fotografia articolata della scuola secondaria di primo grado attraverso l'analisi di dati quantitativi aggiornati, distribuiti per livello scolastico, area geografica e caratteristiche della popolazione studentesca. In un contesto in cui la scuola si configura non solo come luogo di trasmissione del sapere, ma anche come presidio di coesione territoriale, inclusione e cittadinanza, l'esame congiunto delle variabili considerate permette di cogliere le linee di tendenza più rilevanti e di interrogarsi sulle persistenti disuguaglianze educative.
L'osservazione delle differenze tra territori, dell'andamento demografico, della presenza delle scuole paritarie, della frequenza all'insegnamento della religione cattolica, della crescita degli alunni con disabilità e dell'incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana costituiscono elementi per riflettere sull'evoluzione e sulle criticità del sistema. Ogni parte dell'analisi, pur focalizzandosi su ambiti distinti, intende delineare un quadro complessivo che sollecita una visione integrata della scuola come luogo di accesso universale all'istruzione, di inclusione e di possibile riequilibrio tra territori. La lettura combinata di tali dati può consentire non solo di cogliere le tendenze in atto, ma anche di individuare criticità, differenze territoriali e implicazioni di rilievo per le politiche educative.
Innanzitutto, è opportuno fornire una panoramica sul numero degli alunni iscritti, suddivisi per anno di corso, nei tre principali livelli scolastici italiani: scuola primaria e scuola secondaria di primo grado (che costituiscono il primo ciclo) e scuola secondaria di secondo grado (in cui si sostanzia il secondo ciclo di istruzione). I dati si riferiscono all'anno scolastico 2024/2025 e consentono di cogliere la distribuzione quantitativa degli studenti lungo l'intero percorso dell'istruzione obbligatoria e superiore.
Dall'osservazione della tabella sottostante si nota come il numero di alunni che, nell'anno scolastico 2024/2025, ha frequentato le varie classi dei tre livelli, è maggiore mano a mano che si passa dal primo anno agli anni successivi. Questo dipende essenzialmente da variabili di tipo demografico: ad ogni anno che passa corrisponde un numero di alunni numericamente inferiore, in ragione, evidentemente, dell'incedere del ben noto fenomeno del calo delle nascite. La linearità con cui si osserva tale fenomeno è davvero significativa, e perdura fino a quando parliamo di scuola dell'obbligo. Il primo calo di studenti si verifica in occasione del passaggio tra il primo ed il secondo anno della scuola secondaria di secondo grado, e da quel momento in avanti il calo è costante e via via più vistoso, probabilmente a causa del progressivo intensificarsi di variabili, prima assai meno significative o quasi del tutto assenti, quali il tasso di bocciatura e il tasso di abbandono scolastico.
Dopo l'illustrazione dei dati relativi al numero complessivo di iscritti nei diversi ordini scolastici, è utile soffermarsi sulla loro distribuzione territoriale, con particolare riferimento alla scuola secondaria di primo grado.
La figura che segue rappresenta la distribuzione percentuale degli alunni iscritti alla scuola secondaria di primo grado sul totale nazionale, suddivisa per area geografica. Dalla figura emerge che la quota più elevata di alunni si concentra nel Nord-Ovest, che rappresenta il 27,2% del totale nazionale. Segue il Sud con il 23,7%, un dato che sottolinea la consistenza demografica dell'area meridionale, nonostante la progressiva denatalità che ha colpito negli ultimi anni l'intero Paese. Il Centro contribuisce con il 20%, mentre il Nord-Est si attesta al 18,1%. La percentuale più bassa si registra nelle Isole, che raccolgono l'11% degli alunni iscritti. Questa distribuzione conferma il peso demografico ancora significativo delle regioni meridionali e del Nord-Ovest nel panorama scolastico nazionale.
Iscritti alla scuola secondaria di primo grado per area geografica

Fonte: rielaborazione dai dati reperibili sul Portale unico dei dati della scuola, Ministero dell'istruzione e del merito
Evidentemente, considerato che parliamo di scuola dell'obbligo, il fattore strutturale che si pone alla base dei dati sopra esposti è principalmente quello demografico, della popolazione residente. Tuttavia, svolgendo un confronto percentuale tra la distribuzione degli alunni e quella della popolazione residente nelle diverse aree geografiche italiane emergono alcune differenze interessanti. Il grafico che segue evidenzia che Sud e Isole hanno una percentuale di alunni superiore a quella della popolazione residente, a differenza del Nord-Est, dove il dato è inverso. Questo conferma che, a livello demografico, le regioni meridionali e insulari mantengono una maggiore incidenza di giovani, mentre il Nord-Est appare più segnato da fenomeni di invecchiamento o calo della natalità. Nel Nord-Ovest, la percentuale degli alunni supera leggermente quella della popolazione residente, suggerendo una dinamica demografica ancora relativamente favorevole. Il Centro presenta valori che indicano un sostanziale equilibrio tra la distribuzione demografica generale e quella scolastica.

Fonte: elaborazione dati ISTAT sulla popolazione residente e dati reperibili sul Portale unico dei dati della scuola, Ministero dell'istruzione e del merito
In continuità con l'analisi della distribuzione degli alunni per macro-area geografica, la riflessione si estende ora alla presenza delle scuole paritarie, la cui incidenza varia sensibilmente da un'area all'altra del Paese.
Il grafico che segue rappresenta la percentuale di alunni iscritti alle scuole secondarie di primo grado paritarie, suddivisa per area geografica. I dati mostrano un forte squilibrio territoriale. Nel Nord-Ovest la quota di iscritti raggiunge l'8,9%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale, che si attesta al 4,4%. Nel Nord-Est la percentuale scende al 5,3%, mentre nel Centro si ferma al 3,7%. La situazione cambia radicalmente nel Mezzogiorno: al Sud solo lo 0,8% degli studenti frequenta una scuola secondaria di primo grado paritaria, e nelle Isole la percentuale è dell'1,3%.
Questi dati evidenziano una significativa disomogeneità nella presenza e nella fruizione delle paritarie. L'elevata percentuale del Nord-Ovest può riflettere una tradizione consolidata di scuole non statali radicate nel tessuto educativo locale, sostenute anche da una maggiore disponibilità economica delle famiglie. La più bassa percentuale al Sud e nelle Isole, al contrario, potrebbe essere riconducibile a un'offerta più limitata, a minori risorse familiari o a una minore domanda di istruzione non statale. L'andamento conferma quindi che la scelta della scuola paritaria non è solo una questione individuale o pedagogica, ma risente fortemente del contesto territoriale, socio-economico e culturale di riferimento.

Fonte: rielaborazione dai dati reperibili sul Portale unico dei dati della scuola, Ministero dell'istruzione e del merito
Si offre inoltre uno sguardo diacronico e geografico sulla presenza degli alunni stranieri nella scuola secondaria di primo grado, la cui incidenza crescente introduce nuove sfide educative e culturali.
Con riferimento all'evoluzione percentuale degli alunni stranieri iscritti alla scuola secondaria di primo grado nel periodo compreso tra l'anno scolastico 2015/2016 e il 2023/2024, i dati mostrano un incremento complessivo nel corso degli anni, pur con alcune fasi di rallentamento o lieve flessione. Si parte dal 9,4% nel 2015/2016, con una progressione graduale fino ad arrivare al 12,2% nel 2023/2024.
Questa tendenza riflette un processo di crescente pluralismo culturale all'interno del sistema scolastico italiano, segnalando un progressivo radicamento delle famiglie straniere nel Paese e una loro crescente partecipazione all'istruzione pubblica.

Fonte: rielaborazione dai dati reperibili sul Portale unico dei dati della scuola, Ministero dell'istruzione e del merito
Analizzando i dati relativi al numero degli alunni stranieri per l'anno scolastico 2023/2024, suddivisi per area geografica, emerge un marcato squilibrio territoriale nella distribuzione della componente straniera all'interno del sistema scolastico. Le percentuali più elevate si riscontrano nel Nord-Ovest, con il 17,6%, e nel Nord-Est, con il 17,3%, a conferma della forte concentrazione degli studenti stranieri nelle regioni settentrionali del Paese. Il Centro si colloca su un livello intermedio, con una quota pari al 13,4%, di poco superiore alla media nazionale, che si attesta al 12,2%. Al contrario, il Sud e le Isole si trovano ampiamente al di sotto della media: il Sud registra appena il 4,8%, mentre le Isole si fermano al 4,4%.
Ciò riflette la realtà demografica e sociale di un Paese in cui i flussi migratori si sono storicamente radicati prima e in misura maggiore al Nord, attratti dalla maggiore offerta lavorativa, dalle reti familiari e da una maggiore disponibilità di servizi. Al contrario, il Sud e le Isole continuano a registrare una presenza molto più limitata, suggerendo un divario significativo nei processi di integrazione scolastica, nelle esperienze interculturali quotidiane e nella composizione delle classi. L'asimmetria territoriale rilevata suggerisce una riflessione sulle politiche scolastiche, tenendo conto delle specifiche esigenze educative e culturali delle aree più coinvolte dal fenomeno migratorio.

Fonte: rielaborazione dai dati reperibili sul Portale unico dei dati della scuola, Ministero dell'istruzione e del merito
Ulteriore aspetto di sicuro interesse è l'andamento del numero di alunni con disabilità nel primo ciclo.
Per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado, nel periodo compreso tra l'anno scolastico 2014/2015 e il 2023/2024 emerge una crescita graduale e costante: si parte da un valore del 3,8% che rimane stabile nei primi due anni, per poi salire progressivamente fino a raggiungere il 5,5% nell'anno più recente. L'aumento risulta particolarmente marcato a partire dal 2020/2021, suggerendo un'accelerazione nella crescita della presenza di studenti con disabilità in questo ordine di scuola. L'andamento riflette una tendenza strutturale che potrebbe essere attribuita sia a una maggiore capacità di individuazione e certificazione delle disabilità, sia a una crescente attenzione verso l'inclusione scolastica. Questo andamento segnala un'evoluzione significativa della composizione della popolazione scolastica e pone una crescente esigenza di risorse educative, professionali e organizzative dedicate all'inclusione delle persone con disabilità.

Fonte: rielaborazione su dati relativi all'anno scolastico 2023/2024 estrapolati da report ISTAT del 18 marzo 2025
Altro aspetto di rilievo, è costituito dalla frequenza dell'insegnamento di religione cattolica. Il grafico che segue mostra la percentuale degli studenti che frequentano l'ora di religione cattolica nei diversi ordini scolastici, distinguendo tra frequentanti e non frequentanti. Nella scuola primaria, la percentuale dei frequentanti è pari all'88,1%, mentre l'11,9% non partecipa a questa attività. Nella scuola secondaria di primo grado si osserva un leggero calo nella partecipazione: l'85,2% degli studenti sceglie di frequentare l'ora di religione cattolica, mentre il 14,9% non la frequenta.
Il calo diventa più marcato nella scuola secondaria di secondo grado, dove la percentuale dei frequentanti scende al 78%, mentre quella dei non frequentanti sale al 22%. Da questi dati si deduce una tendenza decrescente nella partecipazione all'ora di religione cattolica con l'aumentare del grado scolastico.

Fonte: rielaborazione dati raccolti dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per l'anno scolastico 2022/23
L'analisi per area geografica del numero degli alunni della scuola secondaria di primo grado che nell'anno scolastico 2022/2023 hanno scelto di frequentare o non frequentare l'ora di religione cattolica conferma, anche per tale grado, l'elevata partecipazione al Sud, con il 96,29% degli studenti che frequentano. Al Centro la quota dei frequentanti scende all'85,65%. Al Nord la partecipazione è ancora più bassa rispetto alle altre aree: frequenta il 78,68% degli studenti.
Il Sud si distingue per l'altissimo livello di adesione, mentre il Nord si conferma l'area con la percentuale più alta di studenti non frequentanti. Questi dati suggeriscono che le scelte degli studenti riguardo all'ora di religione cattolica sono influenzate da differenze culturali e valoriali territorialmente radicate.

Fonte: rielaborazione dati raccolti dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per l'anno scolastico 2022/23
Gli alunni in possesso dell'attestato finale di ammissione rilasciato al termine della scuola primaria hanno l'obbligo di iscrizione alla scuola secondaria di primo grado. Gli alunni delle scuole statali o paritarie, come detto supra, non devono sostenere alcun esame conclusivo per passare dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado, in quanto gli esami vengono sostenuti solo a conclusione di ogni ciclo di istruzione.
Gli alunni che provengono da una scuola meramente privata o familiare, accedono all'istruzione secondaria di primo grado a seguito del superamento di un esame di idoneità sostenuto presso una scuola statale o paritaria. Comunque, i candidati devono essere in possesso del titolo di ammissione alla prima classe della scuola secondaria di primo grado.
In generale, la scelta della scuola da parte delle famiglie è libera. Tuttavia limitazioni possono essere stabilite in relazione alle capacità ricettive delle strutture edilizie o agli organici assegnati alle singole scuole dall'Amministrazione scolastica. In caso di richieste di iscrizioni superiori alle capacità ricettive o agli organici, i criteri di accettazione delle domande sono stabiliti dalle singole scuole. Dato che si tratta di un livello obbligatorio di istruzione, deve essere comunque garantito a tutti il diritto allo studio, attraverso forme di coordinamento a livello territoriale fra scuole e enti locali. La domanda di iscrizione viene trasmessa direttamente dalla scuola primaria di appartenenza alla scuola secondaria di primo grado prescelta.
All'atto dell'iscrizione i genitori e gli studenti firmano il "Patto di corresponsabilità", un documento che definisce in modo dettagliato i diritti e i doveri della scuola, delle famiglie e degli studenti.
Le modalità operative di iscrizione per l'anno scolastico 2025/2026 sono state rese note dal Ministero dell'istruzione e del merito con la già menzionata circolare n. 47577 del 26 novembre 2024. In particolare, le iscrizioni alla prima classe della scuola secondaria di primo grado per gli alunni ammessi o idonei si effettuano online nel mese di gennaio (per il 205 dal giorno 8 gennaio fino al 31 gennaio). I genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale, in sede di iscrizione, esprimono le proprie opzioni in relazione all'articolazione dell'orario settimanale, secondo quanto previsto dall'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 2009, che stabilisce un orario di 30 ore, oppure 36 ore elevabili fino a 40 (tempo prolungato) in presenza delle condizioni strutturali necessarie. Nei percorsi a indirizzo musicale le attività si svolgono in un orario aggiuntivo rispetto a quello ordinario, per un totale di tre ore settimanali aggiuntive, ovvero 99 ore annue, anche su base plurisettimanale.
L'accoglimento del tempo prolungato dipende dalla disponibilità di risorse di organico e servizi adeguati, circostanza che deve essere comunicata ai genitori anche tramite il modulo online, insieme all'indicazione dei rientri pomeridiani.
Per far fronte alla eventuale eccedenza di domande, è prevista la possibilità di indicare fino a due istituti scolastici alternativi. Se nessuna scuola accoglie la domanda, l'ultima scuola indicata, con il supporto dell'Ufficio scolastico territoriale, ha il compito di aiutare la famiglia a trovare una scuola vicina disponibile.
Anche negli istituti comprensivi non sono previste iscrizioni d'ufficio. Tuttavia, gli alunni provenienti dalla scuola primaria dello stesso istituto comprensivo hanno priorità.
Quanto ai percorsi musicali – disciplinati dal decreto interministeriale 1° luglio 2022, n. 176 – la loro attivazione da parte delle scuole secondarie di primo grado è subordinata all'autorizzazione dell'Ufficio scolastico regionale e all'assegnazione dell'organico. I genitori possono pertanto esprimere la preferenza per tali percorsi barrando l'apposita casella nel modulo online, ma l'accoglimento è subordinato all'effettiva assegnazione dei docenti. Le scuole organizzano la prova orientativo-attitudinale e ne pubblicano gli esiti entro il 31 gennaio 2025 o entro i quindici giorni successivi. L'iscrizione ai percorsi musicali, se accolta, impegna l'alunno per l'intero triennio.
Per quanto riguarda l'istruzione parentale, i genitori devono presentare comunicazione preventiva in modalità cartacea al dirigente scolastico della scuola del territorio di residenza entro il 31 gennaio 2025, allegando una dichiarazione di capacità tecnica o economica e un progetto didattico-educativo di massima, come previsto dall'articolo 3, comma 1, del decreto ministeriale 8 febbraio 2021, n. 5. Ogni anno, se si intende proseguire con l'istruzione parentale, la comunicazione va rinnovata entro il termine delle iscrizioni online. L'alunno deve sostenere annualmente un esame di idoneità entro il 30 giugno, come stabilito dall'articolo 23 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 e dal medesimo decreto ministeriale n. 5 del 2021. Le domande d'esame devono pervenire entro il 30 aprile.
Anche per chi frequenta scuole non paritarie del primo ciclo iscritte negli albi regionali è obbligatoria la comunicazione preventiva cartacea, da presentare entro il termine delle iscrizioni online. In questi casi, gli alunni sostengono l'esame di Stato come privatisti oppure l'esame di idoneità per accedere a scuole statali o paritarie. Lo stesso vale per le scuole straniere in Italia, salvo quanto previsto da eventuali accordi bilaterali.
Il dirigente scolastico registra le modalità di assolvimento dell'obbligo nell'anagrafe degli studenti SIDI. Le scuole che svolgono gli esami sono tenute ad aggiornare tempestivamente tale anagrafe con gli esiti.
Le norme sull'organizzazione delle classi della scuola secondaria di primo grado sono contenute nell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009. In particolare, le classi prime di scuola secondaria di primo grado sono costituite, di norma, con un minimo di 18 alunni e un massimo di 27 (possono diventare 28 se ci sono resti). Se nella scuola si forma una sola classe prima, gli alunni possono arrivare fino a 30.
Nelle scuole che si trovano nelle piccole isole, nei comuni di montagna e nelle zone abitate da minoranze linguistiche è possibile costituire classi con un minimo di 10 alunni. Nelle stesse zone, se non si raggiungono i numeri per formare classi distinte di prime, seconde e terze, è possibile attivare classi con alunni dei diversi anni di corso che, però, non devono accogliere più di 18 alunni (pluriclassi).
Le classi di scuola secondaria di primo grado che accolgono alunni con disabilità in situazione di gravità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni (articolo 5 decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009).
Il decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 2009 disciplina il funzionamento della scuola secondaria di primo grado.
In particolare, l'articolo 5 del citato decreto stabilisce che l'orario annuale obbligatorio delle lezioni è di complessive 990 ore, corrispondenti a 29 ore settimanali più 33 ore annuali di approfondimento degli insegnamenti di materie letterarie.
In base alla disponibilità dei posti e dei servizi attivati, possono essere organizzate, come detto, classi a tempo prolungato con un orario pari a 36 ore settimanali di attività di insegnamento, elevabili fino a 40 comprensive del tempo dedicato alla mensa. Le classi a tempo prolungato sono autorizzate nei limiti della dotazione organica assegnata a ciascuna provincia e tenendo conto delle esigenze formative globalmente accertate, per un orario settimanale di insegnamenti e attività che di regola è di 36 ore. In via eccezionale, può essere autorizzato un orario settimanale fino ad un massimo di 40 ore solo in presenza di una richiesta maggioritaria delle famiglie. In ogni caso, le classi sono ricondotte all'orario normale in mancanza di servizi e strutture idonei a consentire lo svolgimento obbligatorio di attività in fasce orarie pomeridiane e nella impossibilità di garantire il funzionamento di un corso intero a tempo prolungato.
I piani di studio, in coerenza con gli obiettivi generali del processo formativo della scuola secondaria di primo grado, sono funzionali alle conoscenze e alle competenze da acquisire da parte degli alunni in relazione alle diversità individuali, comprese quelle derivanti da disabilità.
Il medesimo articolo 5, al comma 5 stabilisce che il quadro orario settimanale e annuale delle discipline e le classi di concorso per gli insegnamenti della scuola secondaria di primo grado, definiti tenendo conto dei piani di studio, è determinato, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 (in materia di autonomia didattica delle scuole), nei seguenti termini:
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Settimanale |
Annuale |
| Italiano, Storia, Geografia |
9 |
297 |
| Attività di approfondimento in materie letterarie |
1 |
33 |
| Matematica e scienze |
6 |
198 |
| Tecnologia |
2 |
66 |
| Inglese |
3 |
99 |
| Seconda lingua comunitaria |
2 |
66 |
| Arte e immagine |
2 |
66 |
| Scienze motorie e sportive |
2 |
66 |
| Musica |
2 |
66 |
Il quadro orario settimanale e annuale delle discipline per gli insegnamenti della scuola secondaria di primo grado a tempo prolungato è così determinato dal comma 8 del medesimo articolo 5 (sempre fatta salva l'autonomia didattica delle scuole):
| Settimanale |
Annuale |
|
| Italiano, Storia, Geografia |
15 |
495 |
| Matematica e scienze |
9 |
297 |
| Tecnologia |
2 |
66 |
| Inglese |
3 |
99 |
| Seconda lingua comunitaria |
2 |
66 |
| Arte e immagine |
2 |
66 |
| Scienze motorie e sportive |
2 |
66 |
| Musica |
2 |
66 |
| Religione cattolica |
1 |
33 |
A richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l'assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l'insegnamento dell'inglese potenziato anche utilizzando le 2 ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria o i margini di autonomia previsti dai commi 5 e 8 citati.
Le predette ore sono utilizzate anche per potenziare l'insegnamento della lingua italiana per gli alunni stranieri non in possesso delle necessarie conoscenze e competenze nella medesima lingua italiana nel rispetto dell'autonomia delle scuole.
A queste discipline la legge 20 agosto 2019, n. 92 ha aggiunto l'insegnamento di Educazione civica, disciplina trasversale che interessa tutti i gradi scolastici e ruota intorno a tre nuclei tematici principali: Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.
L'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 (regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche) - fatto espressamente salvo dal menzionato articolo 5 del del Presidente della Repubblica n. 89 del 2009 - stabilisce che nell'esercizio dell'autonomia didattica, le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:
Si ricorda, inoltre, che il regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, all'articolo 8, stabilisce, con norma generale, che la definizione dei curricoli spetta alle istituzioni scolastiche, le quali determinano il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte. Nell'integrazione tra la quota nazionale del curricolo e quella riservata alle scuole è garantito il carattere unitario del sistema di istruzione ed è valorizzato il pluralismo culturale e territoriale, nel rispetto delle diverse finalità della scuola dell'obbligo e della scuola secondaria superiore. La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione.
In attuazione di tale disposizione, il decreto ministeriale n. 234 del 2000 ha stabilito che la quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli è pari all'85% del monte ore annuale delle singole discipline di insegnamento comprese negli attuali ordinamenti e nelle relative sperimentazioni, mentre la restante quota oraria del 15% riservata alle singole istituzioni scolastiche potrà essere utilizzata o per confermare l'attuale assetto ordinamentale o per realizzare compensazioni tra le discipline e attività di insegnamento previste dagli attuali programmi o per introdurre nuove discipline, utilizzando i docenti in servizio nell'istituto, anche in attuazione dell'organico funzionale di cui alla normativa citata in premessa, ove esistente in forma strutturale o sperimentale (articolo 3).
Il Ministero dell'istruzione e del merito definisce, per i diversi tipi e indirizzi di studio:
In aggiunta a quanto detto, le scuole secondarie di primo grado - come ogni altra istituzione scolastica - possono progettare attività extracurricolari e attività per l'ampliamento dell'offerta formativa. In particolare, le attività extracurricolari (menzionate nel testo vigente dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999) comprendono tutte quelle attività non obbligatorie che le scuole, nell'esercizio della loro autonomia, decidono di offrire in più rispetto ai curricoli nazionali. Queste attività sono formalmente incluse nel PTOF e devono essere coerenti con il progetto educativo della scuola, anche se non contribuiscono direttamente al percorso valutativo dello studente. L'ampliamento dell'offerta formativa è disciplinato dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, il quale stabilisce che, nell'esercizio della propria autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo, le scuole possono progettare e realizzare iniziative integrative e complementari rispetto alle attività curricolari obbligatorie previste dai piani di studio nazionali. L'ampliamento dell'offerta formativa comprende quindi attività progettuali non obbligatorie, formalmente inserite nel Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF), che rispondono alle esigenze educative, formative e sociali espresse dal contesto di riferimento. Queste attività arricchiscono il curricolo senza modificare le discipline obbligatorie, ma potenziandone l'efficacia didattica e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi generali di sistema.
Le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione (2025) fissano i traguardi per lo sviluppo delle competenze e gli obiettivi di apprendimento per ciascuna disciplina della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. Tali discipline, sostanzialmente comuni ad entrambe le scuole del primo ciclo, sono articolate in modo da tenere conto delle diverse fasi evolutive degli studenti.
Nella scuola secondaria di primo grado le discipline assumono una fisionomia più definita rispetto alla scuola primaria, con una scansione oraria articolata per singole materie affidate a docenti specialisti, in continuità con il primo ciclo ma in progressiva preparazione alla scuola secondaria di secondo grado.
L'area linguistico-artistico-espressiva comprende l'italiano, le lingue comunitarie, la musica e l'arte e immagine. L'area storico-geografica è costituita da storia e geografia. L'area matematico-scientifico-tecnologica include matematica, scienze e tecnologia. Infine, l'area motoria e la religione cattolica completano il quadro disciplinare.
L'italiano mira a rafforzare la padronanza della lingua orale e scritta, con attenzione all'ampliamento lessicale, alla riflessione grammaticale e sintattica, e allo sviluppo della capacità argomentativa e critico-interpretativa. Le lingue comunitarie si propongono di consolidare le competenze comunicative, sviluppando la comprensione e produzione scritta e orale, secondo i descrittori del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. In storia, l'alunno è guidato alla comprensione critica degli eventi, all'uso delle fonti, al confronto tra interpretazioni e all'elaborazione di rappresentazioni storiche. In geografia si punta alla lettura e interpretazione del paesaggio, all'analisi di fenomeni naturali e antropici, alla comprensione delle relazioni tra società e territorio. In matematica, l'insegnamento è volto a promuovere la capacità di argomentare, risolvere problemi, utilizzare il linguaggio simbolico e matematico, elaborare modelli e usare strumenti di calcolo, anche tecnologici. Le scienze orientano alla comprensione dei fenomeni naturali, all'osservazione e alla sperimentazione, all'uso di linguaggi specifici e alla riflessione sul metodo scientifico. La tecnologia offre occasioni per comprendere i processi di trasformazione, l'uso delle risorse, il funzionamento di oggetti e sistemi, con attenzione alla sicurezza e all'impatto ambientale. La musica contribuisce allo sviluppo della sensibilità uditiva, della capacità espressiva e della comprensione del linguaggio musicale, anche in chiave interculturale. L'arte e immagine promuove la lettura e la produzione di messaggi visivi, la conoscenza delle tecniche e dei linguaggi artistici, e l'educazione al patrimonio. Le scienze motorie e sportive favoriscono la consapevolezza corporea, l'acquisizione di schemi motori complessi, la cooperazione, il rispetto delle regole, il benessere psico-fisico. L'insegnamento della religione cattolica, nel rispetto della scelta delle famiglie, si propone di far acquisire conoscenze essenziali della tradizione cristiana e del dialogo con le altre religioni e culture, promuovendo la riflessione personale e la convivenza civile. Gli alunni che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica possono optare per un'attività alternativa tra quelle proposte dalla scuola o lo studio individuale assistito, oppure possono richiedere l'ingresso posticipato o l'uscita anticipata.
Le Indicazioni nazionali precisano poi che gli obiettivi specifici di apprendimento per la scuola secondaria di primo grado rappresentano traguardi formativi progressivi, coerenti con il profilo dello studente al termine del primo ciclo, e sono articolati per ciascuna disciplina o area disciplinare, affinché ogni alunno possa maturare competenze adeguate all'età, esercitare il pensiero riflessivo, sviluppare autonomia di giudizio e responsabilità nei confronti della comunità scolastica e sociale.
A queste discipline la legge 20 agosto 2019, n. 92 ha aggiunto l'insegnamento di Educazione civica, disciplina trasversale che interessa tutti i gradi scolastici e ruota intorno a tre nuclei tematici principali: Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.
Il Ministero ha fornito alle scuole specifiche "Linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica" (allegate al decreto ministeriale n. 183 del 2024). Le istituzioni scolastiche prevedono nel curricolo di istituto l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l'orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue, da svolgersi nell'ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per raggiungere il predetto orario gli istituti scolastici possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo. Nonostante il suo insegnamento sia cross-curricolare, l'educazione civica è valutata come materia a sé stante.
Dopo aver acquisito l'autorizzazione dell'Ufficio scolastico regionale, nel rispetto della dotazione organica disponibile, le istituzioni scolastiche possono attivare percorsi a indirizzo musicale, che aggiungono alle discipline tradizionali lo studio di uno strumento musicale e della pratica musicale e sono disciplinati dal decreto interministeriale 1° luglio 2022, n. 176, in attuazione del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60.
Per accedere ai percorsi a indirizzo musicale lo studente deve effettuare una prova orientativo-attitudinale volta a valutare le sue attitudini e indirizzarlo alla specifica specialità strumentale tra le quattro attivate dalla scuola, tenuto conto dei posti disponibili.
Nei percorsi a indirizzo musicale, le attività di lezione strumentale sia individuale, sia collettiva, di teoria e lettura della musica e di musica d'insieme si svolgono per tre ore settimanali aggiuntive anche organizzate su base plurisettimanale (99 annuali). Nel tempo prolungato, gli insegnamenti aggiuntivi sono svolti all'interno del monte ore complessivo.
L'insegnamento dello strumento costituisce parte integrante dell'orario annuale personalizzato e concorre alla determinazione della validità dell'anno scolastico: pertanto, le attività sono obbligatorie per lo studente iscritto al percorso e sono oggetto di valutazione periodica e finale.
Nel quadro delle Indicazioni nazionali per il curricolo è data rilevanza specifica alle discipline STEM (acronimo dell'espressione inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics, che in italiano significa scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).
In particolare, in continuità con le linee guida per le discipline STEM elaborate nel 2023, l'istruzione integrata matematico-scientifico-tecnologica (STEM) assume nelle Indicazioni nazionali un ruolo strategico nel formare cittadini capaci di leggere la complessità del presente e progettare il futuro, attraverso un approccio interdisciplinare, laboratoriale e fortemente ancorato all'azione, alla riflessione e alla collaborazione. Le discipline STEM non sono proposte come saperi separati, ma come un insieme integrato che unisce matematica, scienze, tecnologia e informatica, con l'apporto delle discipline umanistiche e artistiche, al fine di superare la frammentazione dei saperi e favorire una formazione organica, creativa e innovativa.
Nella scuola secondaria di primo grado, in particolare, il percorso si sviluppa in continuità con quanto acquisito nella primaria, permettendo agli alunni di consolidare e approfondire le competenze acquisite, in contesti di apprendimento via via più complessi. L'attenzione si concentra sulla risoluzione di situazioni problematiche e sull'argomentazione, per promuovere l'analisi critica e la capacità di formulare e verificare ipotesi mediante metodi matematico-scientifici anche con il supporto della tecnologia. L'ambiente laboratoriale attiva processi cognitivi di riflessione, generalizzazione, argomentazione e giustificazione, offrendo una comprensione profonda dei concetti e una nuova consapevolezza dell'errore, non più vissuto come fallimento, ma come parte integrante e costruttiva del percorso scientifico.
Gli alunni, in questa fase, maturano una maggiore consapevolezza del mondo che li circonda, sviluppano sensibilità verso temi attuali, come le problematiche ambientali e sociali, e comprendono il ruolo delle scelte sostenibili. La conoscenza scientifica assume una funzione centrale per una cittadinanza attiva, consapevole dell'importanza delle fonti rinnovabili e della sostenibilità ambientale. Sul piano tecnologico, si passa da un'abilità operativa a una riflessione critica sulle implicazioni delle scelte tecnologiche. La cultura informatica si approfondisce con l'obiettivo di accrescere l'autonomia, anche in chiave interdisciplinare, affinando la concettualizzazione, l'organizzazione dei dati, la comprensione del concetto di algoritmo e la strutturazione di semplici programmi. Cresce anche la consapevolezza dell'impatto sociale delle tecnologie informatiche.
La valutazione è disciplinata dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, come da ultimo modificato dalla legge 1° ottobre 2024, n. 150, che ha di recente previsto la revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti.
In particolare, l'articolo 2 del decreto citato stabilisce che la valutazione periodica e finale degli apprendimenti delle alunne e degli alunni nella scuola secondaria di primo grado, ivi compresa la valutazione dell'esame di Stato, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, è espressa con votazioni in decimi che indicano differenti livelli di apprendimento.
La valutazione è effettuata collegialmente dai docenti contitolari della classe ovvero dal consiglio di classe. I docenti che svolgono insegnamenti curricolari per gruppi di alunne e di alunni, i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti. La valutazione è integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto.
Ai sensi dell'Ordinanza ministeriale 9 gennaio 2025, n. 3, il comportamento è valutato attraverso un voto in decimi riportato nel documento di valutazione. Tale voto è riferito all'intero anno scolastico e, se inferiore a 6/10, determina la non ammissione alla classe successiva o all'esame di Stato, indipendentemente dai voti conseguiti nelle discipline di studio.
Il primo ciclo di istruzione si conclude con un esame di Stato obbligatorio per tutti gli studenti, compresi quelli che si avvalgono dell'istruzione parentale (che lo sostengono in qualità di privatisti) secondo le modalità previste dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 e dal decreto ministeriale 3 ottobre 2017, n. 741. L'esame di Stato è finalizzato a verificare le conoscenze, le abilità e le competenze acquisite dall'alunna o dall'alunno al termine del primo ciclo di istruzione e dà accesso alla scuola secondaria di secondo grado o al sistema dell'istruzione e formazione professionale regionale.
Possono sostenere l'esame gli studenti che hanno frequentato almeno i tre quarti del monte ore personalizzato, hanno partecipato alle prove nazionali di italiano, matematica e inglese predisposte da INVALSI, non hanno ricevuto la sanzione disciplinare della non ammissione e hanno conseguito un voto di almeno 6/10 nella valutazione del comportamento (articolo 2 del decreto ministeriale n. 741 del 2017). Possono sostenere l'esame di Stato anche i candidati privatisti alle condizioni precisate (articolo 3 del medesimo decreto ministeriale n. 741 del 2017).
L'esame prevede tre prove scritte, svolte in tre giornate diverse (italiano, competenze logico-matematiche, inglese e seconda lingua comunitaria) e un colloquio.
Le tre prove scritte sono relative:
La prova orale è finalizzata a valutare il livello di acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze descritte nel profilo finale dello studente delineato dalle Indicazioni nazionali per il curricolo. Il colloquio accerta anche il livello di padronanza delle competenze connesse all'insegnamento trasversale di educazione civica.
Per gli studenti iscritti ai percorsi musicali il colloquio pluridisciplinare è integrato da una prova di pratica di strumento.
Gli alunni con disabilità certificata svolgono le prove secondo modalità coerenti con il proprio piano educativo individualizzato. Agli alunni con disabilità che non si presentano all'esame di Stato viene rilasciato un attestato di credito formativo valido per la prosecuzione degli studi.
Gli alunni con disturbo specifico di apprendimento svolgono le prove in coerenza con il proprio piano didattico personalizzato. Se sono dispensati dalla prova scritta di lingue straniere, la commissione stabilisce modalità e contenuti della prova orale sostitutiva. Se sono esonerati dall'insegnamento delle lingue straniere, la commissione predispone, se necessario, prove differenziate.
A ciascuna prova scritta e al colloquio viene attribuito un voto intero in decimi. Il voto finale deriva dalla media tra il voto di ammissione (solo per i candidati interni) e la media dei voti di tutte e quattro le prove d'esame (senza arrotondamenti). Per frazioni pari o superiori a 0,5, il voto finale è arrotondato all'unità superiore (es. 6,5 viene arrotondato a 7; 6,4 viene arrotondato a 6). L'esame viene superato se il voto finale è pari almeno a 6/10. Solo se il voto finale è pari a 10/10, la Commissione d'esame, all'unanimità, può decidere di assegnare la lode.
Al termine del primo ciclo di istruzione viene altresì rilasciata una certificazione delle competenze, che attesta la capacità di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati (decreto ministeriale 3 ottobre 2017, n. 742). La certificazione delle competenze è integrata da una sezione, a cura di INVALSI, che descrive i livelli conseguiti nelle prove nazionali di Italiano, matematica e lingua inglese.
L'assolvimento dell'obbligo scolastico
La conclusione del primo ciclo di istruzione non conclude il percorso scolastico. L'obbligo di istruzione decennale, previsto dall'articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), si assolve infatti dopo l'esame di Stato del primo ciclo attraverso una delle seguenti modalità (indicate nella circolare ministeriale n. 47577 del 26 novembre 2024 sulle iscrizioni alle scuole dell'infanzia e al primo e secondo ciclo di istruzione per l'anno scolastico 2025/2026):
I dirigenti scolastici delle scuole primarie e secondarie di primo grado, al termine delle procedure di iscrizione, verificano che tutti gli alunni frequentanti le classi terminali del proprio istituto abbiano prodotto domanda di iscrizione al percorso di istruzione successivo. Qualora risultino alunni non iscritti, i dirigenti scolastici sono tenuti a contattare i genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale per verificare se abbiano presentato domanda di iscrizione presso una scuola paritaria o non paritaria ovvero presso centri di formazione professionale regionali ovvero se intendano provvedere all'assolvimento dell'obbligo attraverso l'istruzione parentale. Tali informazioni vanno puntualmente verificate e inserite nell'Anagrafe nazionale degli studenti.
Il decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123 (c.d. decreto Caivano), recante misure di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, ha rafforzato, con l'articolo 12, i controlli e inasprito le sanzioni per i genitori che non provvedano all'assolvimento dell'obbligo.