La scuola primaria è obbligatoria, dura cinque anni e fa parte, insieme con la scuola secondaria di primo grado (della durata di 3 anni), del primo ciclo di istruzione. La finalità del primo ciclo è l'acquisizione delle conoscenze e delle abilità fondamentali per sviluppare le competenze culturali di base nella prospettiva del pieno sviluppo della persona. All'interno di esso, la scuola primaria mira all'acquisizione degli apprendimenti di base come primo esercizio dei diritti costituzionali. Alle bambine e ai bambini che la frequentano offre l'opportunità di sviluppare le dimensioni cognitive, emotive, affettive, sociali, corporee, etiche e religiose e di acquisire i saperi irrinunciabili. Attraverso le conoscenze e i linguaggi caratteristici di ciascuna disciplina, la scuola primaria pone le premesse per lo sviluppo del pensiero riflessivo e critico necessario per diventare cittadini consapevoli e responsabili. Inoltre, la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità. Essa ha come fine quello di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, inclusa l'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, nonché di educare ai principi fondamentali della convivenza civile.
La riforma del primo ciclo ha avuto inizio, a seguito del decreto legislativo n. 59 del 2004, con l'anno scolastico 2004-2005. Tale decreto ha attuato la delega contenuta nella legge 28 marzo 2003, n. 53 (c.d. riforma Moratti), la quale ha stabilito l'attuale strutturazione del sistema scolastico. In essa è stabilito, infatti, che il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola:
In attuazione della delega contenuta nella legge 28 marzo 2003, n. 53, è stato emanato, come anticipato, il decreto legislativo n. 59 del 2004, recante la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione.
L'articolo 4 decreto legislativo n. 59 del 2004 stabilisce, quindi, che il primo ciclo d'istruzione è costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado, ciascuna caratterizzata dalla sua specificità. Esso ha la durata di otto anni e costituisce il primo segmento in cui si realizza il diritto-dovere all'istruzione e formazione.
La scuola primaria, della durata di cinque anni, è articolata in un primo anno, raccordato con la scuola dell'infanzia e teso al raggiungimento delle strumentalità di base, e in due periodi didattici biennali.
La scuola secondaria di primo grado, della durata di tre anni, si articola in un periodo didattico biennale e in un terzo anno, che completa prioritariamente il percorso disciplinare ed assicura l'orientamento ed il raccordo con il secondo ciclo.
Il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado avviene a seguito di valutazione positiva al termine del secondo periodo didattico biennale. Non è più previsto che gli alunni sostengano un esame – per effetto dell'abrogazione dell'articolo 148 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (c.d. Testo unico scuola) operata del decreto legislativo n. 59 del 2004 (articolo 19).
Fanno parte del Sistema nazionale di istruzione le scuole primarie statali e quelle paritarie. Le scuole statali appartenenti al primo ciclo possono essere aggregate tra loro in istituti comprensivi anche comprendenti le scuole dell'infanzia esistenti sullo stesso territorio.
La descritta riforma Moratti è stata completata dalla riforma Gelmini. In particolare, l'articolo 4 del decreto-legge n. 137 del 2008 ha previsto, nella primaria, la costituzione di classi affidate ad un insegnante unico e funzionanti su 24 ore settimanali, tenendo comunque conto delle esigenze delle famiglie di poter fruire di una più ampia articolazione del tempo-scuola. L'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 ha conferito al Governo il potere di intervenire con regolamento per la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico.
Su tali basi è stato emanato il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89, concernente la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, che costituisce il testo normativo di riferimento per la disciplina del primo ciclo, fatte salve le disposizioni ancora recate dal decreto legislativo n. 59 del 2004.
La successiva legge 13 luglio 2015, n. 107 (c.d. la Buona scuola) non ha invece ridefinito l'assetto ordinamentale del primo ciclo di istruzione nel suo complesso, pur incidendo su aspetti rilevanti dello stesso, mediante il potenziamento dell'autonomia scolastica, l'aggiornamento del curricolo e la valorizzazione della figura del docente, nonché con l'introduzione dei percorsi a indirizzo musicale nella scuola secondaria di primo grado.
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L'assetto ordinamentale precedente alla riforma dei cicli scolastici
P
rima della riforma dei cicli scolastici introdotta con la legge n. 53 del 28 marzo 2003, il sistema scolastico italiano era strutturato secondo un'impostazione tradizionale consolidata, che traeva origine dalla riforma Gentile del 1923 (regio decreto n. 1054 del 6 maggio 1923) e da successive modifiche avvenute lungo tutto il secondo dopoguerra. Questo assetto prevedeva una scansione del percorso scolastico articolata in
tre segmenti distinti: la scuola elementare, la scuola media e la scuola secondaria superiore.
La
scuola elementare costituiva il primo segmento del percorso scolastico ed era articolata in cinque anni. L'iscrizione era obbligatoria a partire dai sei anni compiuti entro il 31 dicembre dell'anno scolastico di riferimento, in virtù delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 653 del 1925 e successive modificazioni, poi confluite nel Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione approvato con il decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994 (c.d. Testo unico della scuola), che ne fissava la durata quinquennale e ne ribadiva la gratuità e l'obbligatorietà.
Questa scuola rappresentava l'inizio dell'istruzione obbligatoria, che si estendeva fino al compimento del quattordicesimo anno di età, ed era volta a fornire un'alfabetizzazione di base, competenze strumentali, capacità logico-linguistiche e conoscenze generali fondamentali.
La
scuola media, istituita dalla legge n. 1859 del 31 dicembre 1962, rappresentò una svolta fondamentale nella storia dell'ordinamento scolastico italiano. Con essa venne abolita la precedente distinzione tra scuole medie inferiori, orientate verso la prosecuzione degli studi liceali, e scuole di avviamento professionale, destinate invece a indirizzare i giovani verso l'inserimento nel mondo del lavoro. La nuova scuola media unica, della durata triennale, diventava obbligatoria e gratuita per tutti, configurandosi come secondo segmento dell'istruzione di base. Essa prevedeva, al termine del triennio, un esame di licenza che costituiva il requisito necessario per l'accesso alla scuola secondaria superiore. La legge n. 1859 del 1962 costituì dunque il presupposto normativo per la generalizzazione dell'istruzione fino ai 14 anni e per l'innalzamento del livello culturale della popolazione scolastica, promuovendo un modello formativo comune e generalista.
Entrambe le articolazioni – la scuola elementare e la scuola media – furono successivamente riordinate e ricondotte a sistema nel già menzionato Testo unico della scuola (decreto legislativo n. 297 del 1994). Tale testo recepiva e consolidava le norme relative alla durata, agli ordinamenti didattici, alla valutazione e all'organizzazione interna delle scuole, preservando il modello basato su
tre segmenti nettamente distinti.
Un primo tentativo di
riordino dei cicli scolastici si ebbe con la legge quadro 10 febbraio 2000, n. 30 (c.d. riforma Berlinguer), che avrebbe dovuto modificare la tradizionale scansione in tre ordini scolastici (elementari, medie, superiori) trasformandola in due cicli unitari: il ciclo primario di base, di sei anni (6‑12 anni), e il ciclo secondario, di sei anni (12‑18 anni). Tale riforma non fu mai applicata e in seguito fu superata dalla riforma Moratti, che solo in parte ne recepì l'impostazione.
In particolare, la
riforma Moratti (decreto legislativo n. 59 del 2004, attuativo della delega contenuta nella legge n. 53 del 2003), come già detto, riformò i cicli scolastici ridisegnandoli in
due segmenti: il primo ciclo, comprendente la scuola primaria (ex scuola elementare) e la scuola secondaria di primo grado (ex scuola media), e il secondo ciclo, articolato nei percorsi liceali, tecnici, professionali e della formazione professionale regionale.
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La presente sezione si propone di restituire una fotografia articolata della scuola primaria attraverso l'analisi di dati quantitativi aggiornati, distribuiti per livello scolastico, area geografica e caratteristiche della popolazione studentesca. In un contesto in cui la scuola si configura non solo come luogo di trasmissione del sapere, ma anche come presidio di coesione territoriale, inclusione e cittadinanza, l'esame congiunto delle variabili considerate permette di cogliere le linee di tendenza più rilevanti e di interrogarsi sulle persistenti disuguaglianze educative.
L'osservazione delle differenze tra territori, dell'andamento demografico, della presenza delle scuole paritarie, della frequenza all'insegnamento della religione cattolica, della crescita degli alunni con disabilità e dell'incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana costituiscono elementi per riflettere sull'evoluzione e sulle criticità del sistema. Ogni parte dell'analisi, pur focalizzandosi su ambiti distinti, intende delineare un quadro complessivo che sollecita una visione integrata della scuola come luogo di accesso universale all'istruzione, di inclusione e di possibile riequilibrio tra territori. La lettura combinata di tali dati può consentire non solo di cogliere le tendenze in atto, ma anche di individuare criticità, differenze territoriali e implicazioni di rilievo per le politiche educative.
Innanzitutto, è opportuno fornire una panoramica sul numero degli alunni iscritti, suddivisi per anno di corso, nei tre principali livelli scolastici italiani: scuola primaria e scuola secondaria di primo grado (che costituiscono il primo ciclo) e scuola secondaria di secondo grado (in cui si sostanzia il secondo ciclo). I dati si riferiscono all'anno scolastico 2024/2025 e consentono di cogliere la distribuzione quantitativa degli studenti lungo l'intero percorso dell'istruzione obbligatoria e superiore.
Dall'osservazione della tabella sottostante si nota come il numero di alunni che, nell'anno scolastico 2024/2025, ha frequentato le varie classi dei tre livelli, è maggiore mano a mano che si passa dal primo anno agli anni successivi. Questo dipende essenzialmente da variabili di tipo demografico: ad ogni anno che passa corrisponde un numero di alunni numericamente inferiore, in ragione, evidentemente, dell'incedere del ben noto fenomeno del calo delle nascite. La linearità con cui si osserva tale fenomeno è davvero significativa, e perdura fino a quando parliamo di scuola dell'obbligo. Il primo calo di studenti si verifica in occasione del passaggio tra il primo ed il secondo anno della scuola secondaria di secondo grado, e da quel momento in avanti il calo è costante e via via più vistoso, probabilmente a causa del progressivo intensificarsi di variabili, prima assai meno significative o quasi del tutto assenti, quali il tasso di bocciatura e il tasso di abbandono scolastico.
Dopo l'illustrazione dei dati relativi al numero complessivo di iscritti nei diversi ordini scolastici, è utile soffermarsi sulla loro distribuzione territoriale, con particolare riferimento alla scuola primaria.
La figura che segue rappresenta la distribuzione percentuale degli alunni iscritti alla scuola primaria sul totale nazionale, suddivisa per area geografica. Dalla figura emerge che la quota più elevata di alunni della scuola primaria si concentra nel Nord-Ovest, che rappresenta il 27,2% del totale nazionale. Segue il Sud con il 24,1%, un dato che sottolinea la consistenza demografica dell'area meridionale, nonostante la progressiva denatalità che ha colpito negli ultimi anni l'intero Paese. Il Centro contribuisce con il 19,7%, mentre il Nord-Est si attesta al 17,9%. La percentuale più bassa si registra nelle Isole, che raccolgono l'11,1% degli alunni iscritti alla primaria. Questa distribuzione conferma il peso demografico ancora significativo delle regioni meridionali e del Nord-Ovest nel panorama scolastico nazionale.
Evidentemente, considerato che parliamo di scuola dell'obbligo, il fattore strutturale che si pone alla base dei dati sopra esposti è quello puramente demografico, della popolazione residente. Tuttavia, svolgendo un confronto percentuale tra la distribuzione degli alunni e quella della popolazione residente nelle diverse aree geografiche italiane emergono alcune differenze interessanti. Il grafico che segue evidenzia che Sud e Isole hanno una percentuale di alunni superiore a quella della popolazione residente, a differenza del Nord-Est, dove il dato è inverso. Questo conferma che, a livello demografico, le regioni meridionali e insulari mantengono una maggiore incidenza di giovani, mentre il Nord-Est appare più segnato da fenomeni di invecchiamento o calo della natalità. Nel Nord-Ovest, la percentuale degli alunni supera leggermente quella della popolazione residente, suggerendo una dinamica demografica ancora relativamente favorevole. Il Centro presenta valori che indicano un sostanziale equilibrio tra la distribuzione demografica generale e quella scolastica.
In continuità con l'analisi della distribuzione degli alunni per macro-area geografica, la riflessione si estende ora alla presenza delle scuole paritarie, la cui incidenza varia sensibilmente da un'area all'altra del Paese.
Il grafico che segue mostra la percentuale di alunni iscritti alle scuole primarie paritarie, suddivisa per area geografica. Si osserva una notevole differenza territoriale nelle iscrizioni alle scuole paritarie. A fronte di una media nazionale pari al 6,9%, si registra infatti un valore significativamente più alto nel Nord-Ovest, dove gli iscritti rappresentano il 9,2% del totale degli alunni della scuola primaria. Seguono il Centro con il 7,6% e, a pari merito, il Nord-Est e il Sud con il 6,2%. Di gran lunga più bassa, anche rispetto alla media nazionale, risulta invece la percentuale nelle Isole, dove soltanto il 3,3% degli alunni frequenta una scuola primaria paritaria.
Viene spontaneo interrogarsi sulle possibili cause di queste evidenti disomogeneità. L'elevata percentuale del Nord-Ovest può riflettere una tradizione consolidata di scuole non statali radicate nel tessuto educativo locale, sostenute anche da una maggiore disponibilità economica delle famiglie. La più bassa percentuale nelle Isole, al contrario, potrebbe essere riconducibile a un'offerta più limitata, a minori risorse familiari o a una minore domanda di istruzione non statale. L'andamento conferma quindi che la scelta della scuola paritaria non è solo una questione individuale o pedagogica, ma risente fortemente del contesto territoriale, socio-economico e culturale di riferimento.

Si offre ora uno sguardo diacronico e geografico sulla presenza degli alunni stranieri nella scuola primaria, la cui incidenza crescente introduce nuove sfide educative e culturali.
Il grafico che segue mostra l'evoluzione percentuale degli alunni stranieri iscritti nel periodo compreso tra l'anno scolastico 2015/2016 e il 2023/2024. Si osserva un costante e progressivo aumento della presenza di alunni con cittadinanza non italiana all'interno delle scuole primarie. All'inizio del periodo considerato, nel 2015/2016, la percentuale era pari al 10,6%, mentre alla fine, nell'anno scolastico 2023/2024, essa è salita al 14,0%, con un incremento che si configura piuttosto costante nel tempo.
Questa tendenza riflette un processo di crescente pluralismo culturale all'interno del sistema scolastico italiano, segnalando un progressivo radicamento delle famiglie straniere nel Paese e una loro crescente partecipazione all'istruzione pubblica. L'aumento regolare della percentuale suggerisce inoltre che l'integrazione scolastica sta avvenendo fin dalle prime fasi del percorso educativo, con un impatto strutturale sulla composizione delle classi nella scuola primaria. Si tratta di un fenomeno che, oltre a implicare esigenze specifiche in termini di politiche educative e risorse didattiche, evidenzia il ruolo centrale della scuola primaria come primo luogo di incontro e inclusione per i bambini di origine straniera nel contesto italiano.
Analizzando i dati riportati nel grafico sottostante, relativi al numero degli alunni stranieri per l'anno scolastico 2023/2024 suddivisi per area geografica, emerge, sempre con riferimento alla scuola primaria, una forte concentrazione di alunni con cittadinanza non italiana nelle regioni del Nord, dove il fenomeno assume una dimensione strutturale, con una percentuale di alunni stranieri che si attesta poco oltre il 20% del totale - un dato pari a quasi quattro volte quello del Sud e quello delle Isole, dove i valori oscillano invece attorno al 5%. Il Centro si colloca a un livello intermedio, con una percentuale pari al 14,9%, sostanzialmente coerente con la media nazionale, che si attesta al 14,0%.
Ciò riflette la realtà demografica e sociale di un Paese in cui i flussi migratori si sono storicamente radicati prima e in misura maggiore al Nord, attratti dalla maggiore offerta lavorativa, dalle reti familiari e da una maggiore disponibilità di servizi. Al contrario, il Sud e le Isole continuano a registrare una presenza molto più limitata, suggerendo un divario significativo nei processi di integrazione scolastica, nelle esperienze interculturali quotidiane e nella composizione delle classi. L'asimmetria territoriale rilevata suggerisce una riflessione sulle politiche scolastiche, tenendo conto delle specifiche esigenze educative e culturali delle aree più coinvolte dal fenomeno migratorio.
Ulteriore aspetto di sicuro interesse è l'andamento del numero di alunni con disabilità nella scuola primaria. Nell'ultimo decennio si osserva un incremento costante: si parte dal 3% nell'anno scolastico 2014/2015 e si arriva al 5,5% nel 2023/2024.
Dall'osservazione del grafico pare peraltro emergere una progressiva accelerazione nel corso del periodo considerato, fenomeno che potrebbe essere attribuito a molteplici fattori, come un miglioramento dei sistemi diagnostici, una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie, oppure un'evoluzione normativa e culturale che ha favorito una più ampia inclusione scolastica.
Altro aspetto di rilievo, è costituito dalla frequenza dell'insegnamento di religione cattolica. Il grafico che segue mostra la percentuale degli studenti che frequentano l'ora di religione cattolica nei diversi ordini scolastici, distinguendo tra frequentanti e non frequentanti. Nella scuola primaria, la percentuale dei frequentanti è pari all'88,1%, mentre l'11,9% non partecipa a questa attività. Nella scuola secondaria di primo grado si osserva un leggero calo nella partecipazione: l'85,2% degli studenti sceglie di frequentare l'ora di religione cattolica, mentre il 14,9% non la frequenta.
Il calo diventa più marcato nella scuola secondaria di secondo grado, dove la percentuale dei frequentanti scende al 78%, mentre quella dei non frequentanti sale al 22%. Da questi dati si deduce una tendenza decrescente nella partecipazione all'ora di religione cattolica con l'aumentare del grado scolastico.

Fonte: rielaborazione dati raccolti dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per l'anno scolastico 2022/23
L'analisi per area geografica del numero degli alunni della scuola primaria che nell'anno scolastico 2022/2023 hanno scelto di frequentare o non frequentare l'ora di religione cattolica evidenzia che nel Sud la quasi totalità degli alunni partecipa all'insegnamento della religione cattolica, con una percentuale pari al 96,76%. Al Centro la partecipazione resta molto elevata, anche se leggermente inferiore rispetto al Sud: frequenta l'89,7% degli alunni. Al Nord la quota di alunni frequentanti scende all'82,37%. Si evidenzia, dunque, un gradiente geografico molto netto: la frequenza all'ora di religione cattolica è più alta nel Mezzogiorno e diminuisce progressivamente man mano che si risale verso il Nord. Questo andamento suggerisce una diversa incidenza territoriale del fattore culturale e religioso già a partire dal primo ciclo d'istruzione.
La frequenza della scuola primaria è obbligatoria per tutte le bambine e i bambini presenti sul territorio nazionale, indipendentemente dalla cittadinanza, che abbiano compiuto i sei anni di età entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento. Le modalità operative di iscrizione per l'anno scolastico 2025/2026 sono state rese note dal Ministero dell'istruzione e del merito con la già menzionata circolare n. 47577 del 26 novembre 2024.
È ammessa l'iscrizione anticipata: possono infatti essere iscritti alla scuola primaria, su richiesta delle famiglie, le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento. Secondo le indicazioni ministeriali riportate nella citata circolare n. 47577, con riferimento ai bambini che compiono i sei anni di età tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, è opportuno, per una scelta attenta e consapevole, che i genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale considerino le indicazioni e gli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell'infanzia frequentate dai bambini. Le scuole che accolgono bambini anticipatari rivolgono agli stessi particolare attenzione e cura, soprattutto nella fase dell'accoglienza, ai fini di un efficace inserimento.
Non è consentita, invece, in alcun caso, anche in presenza di disponibilità di posti, l'iscrizione alla prima classe della scuola primaria per i bambini che compiono i sei anni oltre il 30 aprile 2026.
L'iscrizione posticipata, invece, non è ammessa in via generale, eccettuato il caso che ricorrano motivi di salute o altri gravi impedimenti. L'articolo 114, comma 5, del decreto legislativo n. 297 del 1994 consente alle famiglie di giustificare con tali motivi il mancato assolvimento dell'obbligo di iscrizione.
La menzionata circolare sulle iscrizioni chiarisce, con riferimento alle deroghe all'obbligo di istruzione riguardanti bambini di sei anni con disabilità o che sono stati adottati, concernenti il possibile trattenimento per un anno nella scuola dell'infanzia, che le stesse sono consentite su richiesta della famiglia in casi circostanziati, supportati da documentazione che ne attesti la necessità, e in via del tutto eccezionale. Viene poi operato un rinvio alle "Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati - 2023".
La procedura di iscrizione è stata informatizzata: essa viene effettuata tramite la compilazione di un modulo online disponibile nel periodo comunicato ogni anno attraverso la circolare sulle iscrizioni che viene pubblicata di norma nel mese di novembre. Le scuole paritarie possono aderire volontariamente al sistema di iscrizioni online; in caso contrario l'iscrizione viene effettuata in forma cartacea direttamente presso l'istituto.
La scelta della scuola da parte delle famiglie è libera. I genitori possono iscrivere l'alunno alla scuola del territorio di appartenenza o ad altra istituzione scolastica scelta, per esempio, in base all'offerta formativa o agli orari di funzionamento. Limitazioni possono essere stabilite in relazione alle capacità ricettive o agli organici delle istituzioni scolastiche. Le scuole accolgono le domande di iscrizione, entro il limite massimo dei posti disponibili; nel caso in cui il numero delle richieste superi tali disponibilità, la scuola accoglie le domande sulla base di criteri stabiliti dai consigli di istituto e resi pubblici prima delle iscrizioni.
All'atto dell'iscrizione, i genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell'orario settimanale che, in base all'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89 è strutturato su 24 ore, 27 ore, fino a 30 ore, 40 ore (vedi, più diffusamente, infra).
I genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale di alunni che si iscrivono alla prima classe esercitano inoltre la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica. La scelta ha valore per l'intero corso di studi, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l'anno successivo entro il termine delle iscrizioni, esclusivamente su iniziativa degli interessati. La scelta di attività alternative, che riguarda esclusivamente coloro che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, è operata tra una delle seguenti opzioni:
a) attività didattiche e formative;
b) attività di studio e/o di ricerca individuale con assistenza di personale docente;
c) libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente (per studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado);
d) non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.
I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. I minori stranieri soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto di altri elementi, quali l'ordinamento degli studi del paese di provenienza, il percorso di studi seguito in precedenza e l'accertamento del livello di preparazione (si vedano in proposito l'articolo 45 del decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999 e la nota ministeriale n. 465 del 27 gennaio 2012).
L'articolo 11 del decreto-legge n. 71 del 2024 ha previsto che con decreto ministeriale annuale (da adottare entro il mese di gennaio) può essere disposta l'assegnazione di un docente dedicato all'insegnamento dell'italiano per stranieri per le classi aventi un numero di studenti stranieri, che si iscrivono per la prima volta al sistema nazionale di istruzione ovvero che non sono in possesso di competenze linguistiche di base nella lingua italiana almeno pari al livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), pari o superiore al 20 per cento degli studenti della classe.
Il comma 3 del medesimo articolo 11 dispone inoltre che le istituzioni scolastiche promuovono attività di potenziamento didattico in orario extracurricolare a valere sulle risorse di cui al Programma nazionale «PN Scuola e competenze 2021-2027», in attuazione del regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, e nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali, programmatici e finanziari previsti dalla programmazione 2021-2027 e dei criteri di ammissibilità del predetto Programma. In attuazione di tale norma, il decreto ministeriale n. 225 del 12 novembre 2024 ha previsto la destinazione di risorse per interventi di potenziamento della lingua italiana e delle competenze di base, al fine di garantire un'efficace integrazione degli studenti stranieri e una riduzione dell'abbandono scolastico nelle classi con oltre il 20% di presenza di studenti entrati per la prima volta nel sistema scolastico relativamente all'anno scolastico 2023-2024.
La scuola primaria è frequentata da bambini di età compresa fra 6 e 11 anni.
Le norme sull'organizzazione delle classi della scuola primaria sono contenute nell'articolo 10 del decreto Presidente della Repubblica n. 81 del 2009. In particolare, gli alunni sono organizzati in classi formate di norma in base all'età anagrafica. Le classi sono costituite con un numero minimo di 15 alunni e un numero massimo di 26 (elevabile fino a 27 se si costituisce una sola classe o non è possibile trasferire l'iscrizione ad altra scuola).
Se il numero delle iscrizioni non consente di formare una classe di 15 alunni, è possibile attivare le pluriclassi (composte da alunni che frequentano differenti anni di corso) che sono costituite da non meno di 8 e non più di 18 alunni. I docenti che operano nelle pluriclassi devono progettare e realizzare attività diversificate in relazione alle varie classi che compongono la pluriclasse.
Nelle scuole ubicate nelle piccole isole, nei comuni di montagna e nelle zone abitate da minoranze linguistiche è possibile costituire classi con almeno 10 alunni.
Le classi di scuola primaria che accolgono alunni con disabilità in situazione di gravità sono costituite, di norma, da non più di 20 alunni (articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009).
Le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un insegnante unico e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola (articolo 4 del decreto-legge n. 137 del 2008).
In raccordo con quest'ultima previsione, l'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 2009 dispone che il tempo scuola della primaria è svolto secondo il modello dell'insegnante unico - che supera il precedente assetto del modulo e delle compresenze - e secondo le differenti articolazioni dell'orario scolastico settimanale a 24, 27, e sino a 30 ore, nei limiti delle risorse dell'organico assegnato; è previsto altresì il modello delle 40 ore, corrispondente al tempo pieno.
Nelle classi funzionanti con gli orari settimanali di 24, 27 o 30 ore, è previsto, di norma, l'impiego di un solo insegnante per classe, eventualmente affiancato da altri docenti per l'insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica. La presenza di due insegnanti, non in compresenza, è prevista per le classi funzionanti su 40 ore settimanali. Generalmente gli insegnanti rimangono con la stessa classe per tutta la durata della scuola primaria.
In base a quanto detto, quindi, l'orario settimanale delle lezioni può variare in base alla prevalenza delle scelte delle famiglie (scelte che, come detto supra, sono espresse al momento dell'iscrizione). Le famiglie possono chiedere anche il tempo pieno di 40 ore settimanali; esso viene autorizzato in base alla disponibilità dei posti, dell'organico dei docenti e dei servizi disponibili nella singola scuola.
Le singole istituzioni scolastiche, sulla base della delibera del proprio consiglio di istituto, definiscono l'organizzazione dell'orario scolastico in sei o cinque giorni settimanali, con o senza rientri pomeridiani per le classi a 24, 27 e 30 ore.
Sulla base dell'orario da soddisfare, l'Ufficio scolastico regionale determina, in conformità a criteri stabiliti a livello nazionale, la dotazione organica di ciascun istituto: in particolare, il comma 6 dell'articolo 4 del decreto del presidente della Repubblica n. 89 del 2009 precisa che, per le classi funzionanti secondo il modello del maestro unico, la dotazione è fissata in 27 ore settimanali. In aggiunta, devono essere considerati il fabbisogno per l'integrazione degli alunni disabili e per il funzionamento delle classi a tempo pieno.
Il Ministero dell'istruzione e del merito definisce ogni anno le scadenze per lo svolgimento degli esami conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione e il calendario delle festività a rilevanza nazionale, che si applica a tutti i livelli di istruzione.
Le singole Regioni determinano il calendario scolastico (inizio e fine delle lezioni, periodi di chiusura delle scuole in coincidenza delle festività nazionali, altri periodi di vacanza) per adattarlo alle esigenze del proprio territorio, nell'esercizio delle funzioni amministrative alle stesse delegate ai sensi dell'articolo 118, secondo comma, della Costituzione e dell'articolo 138, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 112 del 1998.
Ogni anno, il Ministero pubblica sul proprio sito un prospetto riassuntivo dei calendari regionali.
L'anno scolastico ha inizio il 1° settembre e termina il 31 agosto. Le attività didattiche, comprensive anche degli scrutini e degli esami, nonché delle attività di aggiornamento del personale, si svolgono nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 30 giugno, in base ai calendari regionali.
Allo svolgimento delle lezioni devono essere assegnati almeno 200 giorni l'anno. Ai fini della valutazione degli alunni, l'anno scolastico può essere suddiviso in due o tre periodi, con decisione del Collegio dei docenti valida per tutte le classi della stessa scuola.
L'orario settimanale e giornaliero, con la distribuzione delle attività nei vari giorni della settimana e nelle fasce antimeridiana e pomeridiana, viene stabilito dalla scuola, in particolare dal consiglio di istituto e poi dal collegio dei docenti.
Le lezioni devono essere distribuite su un minimo di 5 giorni a settimana, ed in molte scuole primarie si tengono dal lunedì al venerdì, ma alcune scuole prevedono anche un modello orario su sei giorni, comprensivo del sabato.
Le scuole, sulla base della loro autonomia, possono adottare soluzioni flessibili, in base alle richieste delle famiglie, alle disponibilità di organico, alle strutture e ai servizi funzionanti. Il consiglio di istituto, inoltre, può deliberare di distribuire il monte orario annuale complessivo del curricolo anche in forma diversificata nelle diverse settimane dell'anno scolastico, ferma restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali.
L'accoglienza extrascolastica degli alunni prima o dopo le lezioni è un servizio gestito dai comuni ed è condizionato dalle richieste dell'utenza e dalla disponibilità, finanziaria e di personale, delle Amministrazioni locali.
Il curricolo, in generale, è l'insieme organico e coerente delle esperienze di apprendimento progettate e realizzate dalle istituzioni scolastiche, finalizzate allo sviluppo delle competenze degli alunni e al conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale previsto per ciascun grado di istruzione.
Il curricolo è definito dalle scuole sulla base del quadro di riferimento posto dalle indicazioni nazionali, le quali definiscono gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici di apprendimento, le materie obbligatorie e i relativi orari per i vari livelli di istruzione. Esso è parte integrante del Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) che costituisce il documento con il quale ogni scuola descrive la sua identità culturale e di pianificazione, così come i propri progetti curricolari, extra-curricolari, educativi e organizzativi.
Si ricorda che il regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche (decreto del presidente della repubblica 8 marzo 1999, n. 275), all'articolo 8, stabilisce, con norma generale, che la definizione dei curricoli spetta alle istituzioni scolastiche, le quali determinano il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte. Nell'integrazione tra la quota nazionale del curricolo e quella riservata alle scuole è garantito il carattere unitario del sistema di istruzione ed è valorizzato il pluralismo culturale e territoriale, nel rispetto delle diverse finalità della scuola dell'obbligo e della scuola secondaria superiore. La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione.
In attuazione di tale disposizione, il decreto ministeriale n. 234 del 2000 ha stabilito che la quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli è pari all'85% del monte ore annuale delle singole discipline di insegnamento comprese negli attuali ordinamenti e nelle relative sperimentazioni, mentre la restante quota oraria del 15% riservata alle singole istituzioni scolastiche potrà essere utilizzata o per confermare l'attuale assetto ordinamentale o per realizzare compensazioni tra le discipline e attività di insegnamento previste dagli attuali programmi o per introdurre nuove discipline, utilizzando i docenti in servizio nell'istituto, anche in attuazione dell'organico funzionale di cui alla normativa citata in premessa, ove esistente in forma strutturale o sperimentale (articolo 3).
Il Ministero dell'istruzione e del merito definisce, per i diversi tipi e indirizzi di studio:
Venendo più nello specifico alle scuole primarie, secondo le Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell'infanzia e le scuole del Primo ciclo di istruzione (2025), il curricolo rappresenta lo strumento attraverso cui si attua il diritto all'apprendimento ed è inteso come progetto unitario che accompagna lo studente nel suo percorso di crescita, formazione e maturazione delle competenze. Le Indicazioni nazionali sono redatte da team di esperti interni ed esterni al Ministero dell'istruzione e del merito, con il coinvolgimento dei soggetti interessati del settore. Le scuole adattano le Indicazioni nazionali ai propri bisogni educativi e didattici e creano il loro proprio curricolo che riflette così il contesto nel quale operano.
In particolare, le Indicazioni nazionali disciplinano dettagliatamente tutte le discipline di insegnamento della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. Tali discipline, comuni ad entrambe le scuole del primo ciclo, sono articolate in modo da tenere conto delle diverse fasi evolutive degli studenti.
Le discipline di insegnamento, secondo quanto illustrato dalle Indicazioni nazionali, sono:
Inoltre, come previsto dalle norme concordatarie, è compreso l'insegnamento della religione cattolica per due ore settimanali, salvo esonero su richiesta delle famiglie. Gli alunni che non si avvalgono di tale insegnamento possono scegliere tra lo studio di una materia alternativa, lo studio individuale assistito oppure possono richiedere l'ingresso posticipato o l'uscita anticipata.
In proposito, entro il monte ore complessivo annuo delle attività didattiche nella scuola primaria stabilito dallo Stato, le scuole operano la ripartizione oraria tra le discipline menzionate, nell'ambito del curricolo d'istituto e nel rispetto dei traguardi di competenza definiti dalle Indicazioni nazionali. In particolare, le istituzioni scolastiche - nell'esercizio della propria autonomia e segnatamente in sede di redazione del PTOF - potranno ripartire il monte ore tra le diverse discipline di studio, in modo che l'85% dello stesso sia distribuito, secondo le proporzioni ritenute opportune, tra le discipline indicate a livello nazionale e il restante 15%, a scelta, sia utilizzato per istituire nuove discipline oppure sia ripartito sugli insegnamenti già previsti.
Nelle Indicazioni nazionali viene presentata una descrizione analitica delle singole discipline che costituiscono il curricolo della scuola primaria, all'interno di una visione unitaria e coerente dello sviluppo delle competenze degli alunni.
In particolare, l'insegnamento dell'italiano è finalizzato alla padronanza della lingua come strumento essenziale di comunicazione, apprendimento, espressione del pensiero e costruzione dell'identità. Il percorso mira allo sviluppo di capacità di ascolto, comprensione, produzione scritta e orale, riflessione linguistica e apprezzamento del testo letterario, con particolare attenzione alla lettura come esperienza personale e culturale. L'educazione linguistica è concepita come fondamento trasversale per l'accesso a tutti i saperi.
La lingua inglese, prima lingua straniera, è insegnata fin dal primo ciclo per sviluppare la capacità di comunicare in contesti significativi. L'insegnamento mira alla comprensione e produzione di messaggi orali e scritti semplici, all'interazione e all'espressione di sé in lingua, secondo i livelli del Quadro comune europeo di riferimento.
L'incontro con una seconda lingua comunitaria è previsto come ampliamento dell'offerta formativa, secondo le scelte curricolari delle scuole.
L'insegnamento della storia aiuta i bambini a orientarsi nel tempo e nella memoria collettiva, a costruire consapevolezza di sé come soggetti storici e a leggere il presente alla luce del passato. Vengono sviluppate competenze di lettura e interpretazione delle fonti, costruzione di relazioni cronologiche e comprensione dei mutamenti sociali e culturali.
La geografia accompagna gli alunni nella scoperta e nella rappresentazione dello spazio vissuto, naturale e antropico, promuovendo la capacità di osservare, descrivere, confrontare e interpretare paesaggi e fenomeni territoriali. L'educazione geografica si fonda sulla lettura di carte, immagini, dati ambientali e sociali, in vista di una cittadinanza consapevole e sostenibile.
La matematica è orientata allo sviluppo del pensiero logico e numerico, alla capacità di risolvere problemi, argomentare soluzioni, utilizzare strumenti di calcolo e rappresentazione. I bambini imparano a esplorare relazioni, strutture, forme, grandezze, misure, dati e probabilità, consolidando conoscenze e abilità progressivamente più articolate.
L'insegnamento delle scienze favorisce l'osservazione del mondo fisico e naturale, lo sviluppo di atteggiamenti di curiosità, rigore e metodo, la capacità di porre domande, formulare ipotesi, progettare e realizzare semplici esperimenti. Le conoscenze scientifiche sono messe in relazione con la vita quotidiana, l'ambiente, la salute e la sostenibilità.
La tecnologia è affrontata come campo di esperienza concreta e progettuale, in cui i bambini imparano a conoscere strumenti, materiali, processi produttivi e soluzioni tecniche, in un'ottica di creatività, funzionalità e sicurezza. L'attività tecnologica è anche occasione di sviluppo della manualità e della capacità di collaborare.
L'arte e l'immagine offrono un'opportunità privilegiata per esprimere emozioni, idee, esperienze attraverso linguaggi visivi e plastici. L'educazione all'arte promuove la sensibilità estetica, la capacità di osservazione e la conoscenza del patrimonio culturale.
L'educazione musicale sviluppa il senso ritmico, l'ascolto consapevole, la produzione vocale e strumentale, la conoscenza dei linguaggi sonori, favorendo l'espressione di sé e la cooperazione nel gruppo.
L'educazione motoria valorizza il corpo come dimensione fondamentale dell'identità, della relazione e del benessere. Gli alunni sono guidati a sviluppare abilità motorie, coordinamento, rispetto delle regole, spirito di squadra e cura della salute.
L'educazione civica è un insegnamento trasversale che si articola in tre nuclei fondamentali: Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale. Nella scuola primaria essa promuove il senso di appartenenza alla comunità, la conoscenza dei diritti e dei doveri, il rispetto dell'ambiente, la consapevolezza nell'uso delle tecnologie e dei media.
Infine, l'insegnamento della religione cattolica, previsto in conformità alle norme concordatarie, concorre alla formazione integrale della persona, favorendo la comprensione del patrimonio religioso e culturale e il dialogo con le altre religioni, nel rispetto della libertà di scelta delle famiglie.
In aggiunta a quanto detto, le scuole primarie - come ogni altra istituzione scolastica - possono progettare attività extracurricolari e attività per l'ampliamento dell'offerta formativa. In particolare, le attività extracurricolari (menzionate nel testo vigente dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999) comprendono tutte quelle attività non obbligatorie che le scuole, nell'esercizio della loro autonomia, decidono di offrire in più rispetto ai curricoli nazionali. Queste attività sono formalmente incluse nel PTOF e devono essere coerenti con il progetto educativo della scuola, anche se non contribuiscono direttamente al percorso valutativo dello studente. L'ampliamento dell'offerta formativa è disciplinato dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, il quale stabilisce che, nell'esercizio della propria autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo, le scuole possono progettare e realizzare iniziative integrative e complementari rispetto alle attività curricolari obbligatorie previste dai piani di studio nazionali. L'ampliamento dell'offerta formativa comprende quindi attività progettuali non obbligatorie, formalmente inserite nel Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF), che rispondono alle esigenze educative, formative e sociali espresse dal contesto di riferimento. Queste attività arricchiscono il curricolo senza modificare le discipline obbligatorie, ma potenziandone l'efficacia didattica e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi generali di sistema.
Nel quadro delle Indicazioni nazionali per il curricolo è data rilevanza specifica alle discipline STEM (acronimo dell'espressione inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics, che in italiano significa scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).
In particolare, in continuità con le Linee guida per le discipline STEM elaborate nel 2023, l'istruzione integrata matematico-scientifico-tecnologica (STEM) assume nelle Indicazioni nazionali un ruolo strategico nel formare cittadini capaci di leggere la complessità del presente e progettare il futuro, attraverso un approccio interdisciplinare, laboratoriale e fortemente ancorato all'azione, alla riflessione e alla collaborazione. Le discipline STEM non sono proposte come saperi separati, ma come un insieme integrato che unisce matematica, scienze, tecnologia e informatica, con l'apporto delle discipline umanistiche e artistiche, al fine di superare la frammentazione dei saperi e favorire una formazione organica, creativa e innovativa.
Nella scuola primaria, la costruzione delle competenze STEM avviene in continuità con la scuola dell'infanzia, ponendo le basi cognitive per lo sviluppo della capacità di astrazione. Il cervello, in questa fase, è particolarmente plastico e consente la costruzione di significati profondi attraverso esperienze concrete e significative, che procedono dal concreto al pittorico e quindi all'astratto. L'uso di strumenti come righello e compasso permette ai bambini di costruire modelli tangibili per descrivere e analizzare gli oggetti, così come gli strumenti di misura sono impiegati in semplici esperimenti per osservare, interpretare e generalizzare i fenomeni.
L'osservazione del mondo reale, la sua rappresentazione e la traduzione delle qualità osservabili in quantità misurabili ancorano la conoscenza alla realtà concreta. L'obiettivo non è rendere i bambini esperti in concetti astratti, ma costruire le condizioni cognitive e la fiducia per affrontarli nel futuro.
L'informatica viene introdotta fin dalla scuola primaria come disciplina scientifica autonoma, attraverso l'esplorazione e la sperimentazione, con l'obiettivo di sviluppare una prospettiva culturale specifica e promuovere l'uso sicuro e responsabile delle tecnologie. La scuola primaria è, dunque, il luogo in cui si pongono le fondamenta per lo sviluppo delle competenze matematico-scientifico-tecnologiche, contrastando stereotipi di genere e offrendo un ambiente sereno e inclusivo. È inoltre in questo ciclo che prende forma un orientamento inteso come processo dinamico e continuo.
La scelta dei metodi e dei materiali didattici interseca la libertà d'insegnamento tutelata dalla Costituzione all'articolo 33.
La scelta e l'utilizzo dei metodi e dei materiali didattici deve essere coerente con il curricolo scolastico inserito nel Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) della scuola che, a sua volta, deve essere progettato in coerenza con gli obiettivi educativi indicati per i vari indirizzi e livelli di studio a livello nazionale.
Ferma restando la libertà di insegnamento, le Indicazioni nazionali per il curricolo individuano alcune impostazioni metodologiche di fondo, come, per esempio, la valorizzazione dell'esperienza e delle conoscenze degli alunni, la promozione di attività di esplorazione e scoperta, l'incoraggiamento all'apprendimento cooperativo, lo sviluppo della consapevolezza del proprio modo di apprendere, la realizzazione di percorsi in forma di laboratorio.
Gli insegnanti scelgono i libri di testo, così come i materiali didattici per le classi in cui insegnano e sottopongono la propria scelta al collegio dei docenti che formalmente adotta i libri. Tuttavia, l'adozione dei libri di testo non è obbligatoria. I libri possono essere in versione digitale o mista (per versione mista si intende una versione cartacea e digitale), tutte accompagnate da contenuti digitali integrativi. Il Ministero ha fornito anche indicazioni sulle caratteristiche tecniche e tecnologiche per le diverse versioni di libri di testo (decreto ministeriale n. 781 del 2013). In ogni caso, i libri di testo e i materiali didattici devono essere coerenti con il curricolo e con il PTOF della scuola.
Inoltre, le scuole possono creare, per specifiche materie, i propri materiali didattici che gli alunni utilizzeranno come libri di testo. Gli insegnanti elaborano tali materiali durante le ore di lezione e in collaborazione con altri insegnanti anche di altre classi e con gli studenti. Le scuole devono registrare il proprio lavoro qualora intendano condividerlo e distribuirlo gratuitamente ad altre scuole (decreto-legge n. 104 del 2013).
La valutazione è disciplinata dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, come da ultimo modificato dalla legge 1° ottobre 2024, n. 150, che ha di recente previsto la revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti.
In particolare, l'articolo 2 del decreto legislativo n. 62 del 2017 stabilisce che la valutazione periodica e finale degli apprendimenti, ivi compreso l'insegnamento di educazione civica, delle alunne e degli alunni delle classi della scuola primaria è espressa con giudizi sintetici correlati alla descrizione dei livelli di apprendimento raggiunti.
Le modalità della valutazione sono definite con ordinanza del Ministro dell'istruzione e del merito. Con tale ordinanza (articolo 3 dell'ordinanza n. 3 del 9 gennaio 2025) si è previsto che i giudizi sintetici, da riportare nel documento di valutazione per ciascuna disciplina del curricolo, ivi compreso l'insegnamento dell'educazione civica di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, sono, in ordine decrescente: a) ottimo; b) distinto; c) buono; d) discreto; e) sufficiente; f) non sufficiente.
In allegato alla citata ordinanza è riportata la tabella recante la descrizione dei giudizi sintetici per la valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria.
Anche la valutazione del comportamento dell'alunna e dell'alunno è espressa collegialmente dai docenti con un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione (articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 62 del 2017).
Il sistema educativo italiano non prevede varianti organizzative o strutture alternative che offrono istruzione di livello primario nel settore pubblico. Tuttavia, ci sono misure specifiche che garantiscono il diritto allo studio e l'assolvimento dell'obbligo di istruzione ad alunni che vivono in situazioni particolari: alunni che risiedono nelle piccole isole o in zone montane, o con un numero esiguo di frequentanti.
Il territorio italiano è infatti caratterizzato dalla presenza di molte zone geograficamente svantaggiate come le piccole isole e le zone di montagna. In questi territori, esistono scuole organizzate in pluriclassi, cioè classi con alunni di età miste, oppure scuole che hanno un numero di studenti esiguo. In questi contesti, viene dato impulso all'uso didattico delle tecnologie digitali, soprattutto con le lezioni in videoconferenza, e alla creazione di reti fra scuole in modo da superare il problema dell'isolamento e della possibile mancanza di confronto e stimoli. Le scuole devono comunque attenersi alla normativa nazionale per quanto riguarda il curricolo, la valutazione e l'organizzazione, fatta eccezione per gli aspetti strettamente connessi al loro particolare contesto.
In proposito, si segnala che l'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire) ha avviato un progetto di ricerca chiamato "Piccole Scuole" che ha come scopo quello di fornire agli istituti organizzati in pluriclassi o con pochi alunni, gli strumenti didattici e il sostegno affinché queste scuole rimangano funzionanti sia come presidio educativo ma anche come contrasto ai fenomeni dell'abbandono e dello spopolamento dei territori. In base alla ricerca condotta da Indire, le piccole scuole primarie sono quelle con meno di 125 alunni iscritti. Nel 2020/2021, le piccole scuole primarie erano 7.435 (per un totale di 523.757 alunni iscritti), pari al 50% circa delle scuole primarie. All'interno dell'insieme delle piccole scuole primarie, quelle con pluriclassi erano invece 1.165, pari al 15,7% delle scuole primarie.
Misure specifiche che garantiscono il diritto allo studio e l'assolvimento dell'obbligo di istruzione sono previste anche per gli alunni impossibilitati a frequentare la scuola perché degenti in ospedale o a casa per lunghi periodi.
Agli alunni ospedalizzati o impossibilitati a frequentare viene garantita la "Scuola in ospedale" (SIO). In particolare, gli ospedali più grandi e i centri pediatrici offrono classi in cui insegnanti qualificati permettono agli alunni di seguire le lezioni come a scuola. Gli insegnanti nelle classi in ospedale lavorano a stretto contatto con gli insegnanti della scuola di provenienza per le valutazioni periodiche e finali. Se la durata dell'ospedalizzazione è più lunga rispetto al tempo trascorso in classe, la valutazione dell'alunno è svolta direttamente dall'insegnante in ospedale, sempre comunque in collaborazione con gli insegnanti della scuola di appartenenza.
Gli alunni degenti a casa che non possono frequentare la scuola per un periodo superiore a 30 giorni anche non consecutivi, possono ricevere il servizio di Istruzione domiciliare (ID) da parte di uno o più insegnanti della scuola di appartenenza. Per usufruire di questa possibilità, i genitori devono presentare una richiesta debitamente documentata alla scuola del figlio. La scuola redige poi uno specifico piano didattico che deve essere approvato dall'Ufficio scolastico regionale di riferimento. In generale, l'orario settimanale di insegnamento è circa di 4-5 ore a livello primario e 6-7 ore a livello secondario. Tuttavia, sia l'orario di insegnamento che il piano didattico tengono conto delle esigenze educative e di cura dell'alunno. Le procedure per la valutazione sono le stesse degli alunni ospedalizzati.
Dal 2019, è attivo il Portale nazionale per la scuola in ospedale e per l'istruzione domiciliare. Il Portale è lo strumento di riferimento per accedere alle informazioni sul servizio da parte di tutti i soggetti interessati. In particolare, per le famiglie dei bambini degenti in ospedale o a casa, così come per gli insegnanti che hanno necessità di conoscere buone pratiche, di aggiornarsi e di mantenersi in contatto con la scuola di appartenenza dell'alunno. Il Portale permette al Ministero di monitorare i dati e le risorse impiegate. Da esso si ricava che, nell'anno scolastico 2023/2024, la scuola in ospedale ha coinvolto 62.812 studenti e 998 insegnanti in ospedale. Le ore di istruzione domiciliare sono state 140.198.