Nella G.U. n. 10 del 13 gennaio 2024 è stata pubblicata la Legge n. 2/2024 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, recante disposizioni urgenti per il «Piano Mattei» per lo sviluppo in Stati del Continente africano.
L'iter del disegno di legge governativo in parola ha preso avvio al Senato, con l'esame in sede referente presso la III Commissione Affari esteri e difesa e si è concluso con l'approvazione alla Camera il 10 gennaio 2024.
Come evidenziato dal Governo nella relazione illustrativa allegata al disegno di legge di conversione, il Piano persegue la costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati del Continente africano, mediante la promozione di uno sviluppo comune, sostenibile e duraturo, nella dimensione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza.
Qui l'iter al Senato
Qui l'iter alla Camera
Qui il Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2023 n. 57, nel corso del quale è stato approvato il decreto legge in esame.
L'articolo 1 stabilisce che la collaborazione dell'Italia con i Paesi africani è attuata in conformità con il Piano strategico Mattei, di durata quadriennale e aggiornabile anche antecedentemente scadenza. Il medesimo articolo individua ambiti di intervento e priorità di azione del Piano e prevede che il medesimo venga adottato con decreto del Presidente del Consiglio, previo parere delle Commissioni parlamentari (quest'ultima previsione è stata inserita nel corso dell'esame in sede referente).
L'articolo 2 istituisce la Cabina di regia per la definizione e l'attuazione del Piano (i cui compiti sono definiti dal successivo articolo 3).
L'articolo 3 definisce i compiti della Cabina di regia istituita dal precedente articolo 3.
Al fine di supportare le attività connesse al Piano Mattei e i lavori della Cabina di regia, l'articolo 4 istituisce, a decorrere dal 1° dicembre 2023, una apposita struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, individuandone la composizione e le funzioni alla stessa attribuite.
L'articolo 5 prevede che entro il 30 giugno di ciascun anno, il Governo trasmetta alle Camere una relazione sullo stato di attuazione del Piano, previa approvazione da parte della Cabina, che indichi le misure volte a migliorare l'attuazione del Piano Mattei e ad accrescere l'efficacia dei relativi interventi rispetto agli obiettivi perseguiti.
L'articolo 6 quantifica gli oneri derivanti dall'istituzione della struttura di missione di cui all'art.4 e provvede alla relativa copertura.
L'articolo 7 dispone che il decreto legge entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
La diplomazia delle città, ovvero la cooperazione internazionale tra le città e la partecipazione delle città ai meccanismi decisionali internazionali, ha assunto un notevole potenziale soprattutto nell'ultimo decenni con l'approvazione della Legge 125/2014 e il passaggio dalla cooperazione decentrata al partenariato territoriale. Ciononostante, seppur il termine partenariato ricorra spesso nelle premesse e nell'articolato delle azioni del Piano Mattei, non si fa alcun cenno alla oramai annosa e matura esperienza di cooperazione internazionale dei Comuni italiani nel Continente africano, né l'ANCI viene menzionata tra i componenti della costituenda Cabina di Regia, alla quale saranno affidati la finalizzazione, l'implementazione, il monitoraggio ed il coordinamento delle azioni. L'ANCI solleva preoccupazioni sulla mancata inclusione di tale esperienza di cooperazione internazionale dei Comuni italiani e l'assenza di rappresentanza di ANCI nella cabina di regia del Piano. Viene criticata la limitata considerazione del ruolo che i Comuni e le città possono giocare nella cooperazione allo sviluppo, sottolineando l'importanza di un approccio che valorizzi la cooperazione territoriale e il coinvolgimento dei livelli locali per garantire un impatto sostenibile e duraturo del Piano.
Oltre 180 Comuni si sono attivati in attività di cooperazione internazionale e sono stati realizzati oltre 50 interventi di cooperazione territoriale in città del Nord e Centro Africa, come pure in Medio Oriente: Senegal, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Mozambico, Niger, Tunisia. Il partenariato territoriale rappresenta l'humus che permette agli interventi congiunti di cooperazione di produrre sviluppo sostenibile. Non si tratta più di donare ma di condividere e scambiare conoscenze e risorse. Nello specifico si tratta di scambiare non sono solo gli aspetti più "tecnici", legati alle prime ed evidenti competenze delle Amministrazioni Locali e delle loro strutture, ma anche e soprattutto quegli aspetti più propriamente civili e civici che sono il vero patrimonio sociale, politico e culturale che i governi locali italiani possono scambiare con partner stranieri: offrire (e scambiare) società, convivenza, tolleranza e dialogo; raccogliere e mobilitare società civile, cultura, scienza ed economia; offrire e scambiare sviluppo, politica, democrazia e pace.
L'ANCI, rappresentata nel Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS) e in quanto membro del Consiglio nazionale della Cooperazione allo Sviluppo (CNCS), è impegnata a dare il suo contributo attraverso un gruppo di lavoro specifico nell'ambito – il V Gruppo di Lavoro - ove siedono in maniera paritetica esponenti degli enti territoriali e delle autorità centrali, consentendo così la partecipazione ai lavori dei principali Comuni italiani impegnati nella cooperazione allo sviluppo quali: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Palermo, nonché dei comuni medi e piccoli. Al suo interno si investe su appuntamenti di formazione per la realizzazione dei Patti territoriali per la cooperazione allo sviluppo, che si auspica vadano a comporre un pezzo del Piano Mattei in quanto vocazione italiana all'approccio basato sui territori.
Alla luce di quanto esposto, l'ANCI propone emendamenti per riconoscere il ruolo dei Comuni italiani, il cui coinvolgimento può de facto arricchire le iniziative di sviluppo grazie alla loro esperienza diretta e alla capacità di stabilire relazioni paritetiche con le comunità locali in Africa. Si suggerisce di inserire, nell'articolo 2, "dal Presidente dell'ANCI" dopo le parole "province autonome", nonché di inserire nell'articolo 3, lettera e), "in particolare favorisce e sostiene l'attività di cooperazione internazionale allo sviluppo con il Continente africano dei Comuni e delle città" dopo le parole "privato interessato".
La Legge 125/2014 individua in Cassa Depositi e Prestiti (CDP) l'Istituzione Finanziaria italiana per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo con l'obiettivo di supportare lo sviluppo sostenibile globale e gli indirizzi di politica estera dell'Italia. L'azione di CDP nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, infatti, si rivolge alla promozione della crescita sostenibile e inclusiva e alla tutela del clima e dell'ambiente nei paesi beneficiari di aiuti identificati dal Development Assistance Committee dell'OCSE. Nello specifico, CDP è impegnata nella promozione di iniziative tese a realizzare impatti significativi e duraturi nei Paesi Partner, mirando a promuoverne la crescita economica, sociale e ambientale di lungo termine.
L'Africa ha da sempre rappresentato un'area di primario interesse per CDP. Pur essendo un continente estremamente eterogeneo dal punto di vista geografico, storico-culturale, politico-istituzionale ed economico, dall'analisi dell'attuale contesto geopolitico emergono due tendenze principali comuni a tutte le regioni: l'insicurezza alimentare e il crescente fenomeno dei migranti climatici, che va ad acuire le dinamiche intra ed extra-continentali preesistenti. Nell'ambito della sicurezza alimentare, CDP ha avviato un dialogo serrato con controparti africane, in particolare dell'Africa settentrionale, che può trarre beneficio dalla strutturazione di nuovi strumenti di intervento che combinano supporto finanziario e assistenza tecnica. In merito al clima, gli interventi coprono un ampio spettro di settori che vanno dalla realizzazione di nuovi impianti di energie rinnovabili, all'efficientamento energetico, ed al supporto a filiere agro-alimentari sostenibili.
Dal 2019 ad oggi, CDP ha mobilitato circa due miliardi di euro di investimenti, con un impegno crescente nel Continente africano e una focalizzazione sulle tre tematiche prioritarie: a) transizione green-digitale e adattamento climatico; b) sicurezza alimentare e infrastrutture di base e c) innovazione delle PMI e sviluppo del settore privato.
In relazione all'utilizzo di risorse proprie, circa il 60% delle esposizioni di CDP realizzate nel quinquennio 2019 – 2023 nell'ambito della Cooperazione internazionale è stato indirizzato a sostegno di iniziative di sviluppo nel continente africano, per un importo complessivo pari a oltre 600 milioni di euro, nonché al sostegno degli investimenti esteri di operatori industriali italiani prevalentemente localizzati in Africa settentrionale e Africa Occidentale, così come al finanziamento di programmi di crescita sostenibile realizzati da operatori locali con un ruolo chiave in catene del valore strategiche per le imprese italiane.
Significativo è il volume delle risorse che CDP mobilita: fra i primi spicca il Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo (FRCS) con un'esposizione complessiva di oltre 11 miliardi di euro su iniziative di crescita sostenibile in favore di controparti sovrane africane, seguito poi da i programmi del Piano per gli Investimenti Esterni dell'Unione Europea ed il Fondo Italiano per il Clima. Quest'ultimo, con una dotazione di 4,2 miliardi di euro, consente all'Italia di promuovere iniziative di respiro internazionale coerenti con gli indirizzi strategici della politica estera nazionale e costituisce il pilastro di un incisivo piano di interventi per il clima in Africa, anche orientati al consolidamento dei rapporti bilaterali fra l'Italia e gli Stati Africani.
Relativamente agli strumenti in corso di attivazione che utilizzano fondi europei, CDP ha presentato tre programmi a valere sullo European Fund for Sustainable Development Plus (EFSD+): RISE (Renewable Infrastructure & Sustainable Energy partnership Africa), dedicato al supporto degli investimenti del settore privato in progetti di energia rinnovabile nell'Africa Subsahariana, con una combinazione di fondi per assistenza tecnica e strumenti di garanzia; TERRA (Transforming and Empowering Resilient and Responsible Agribusiness), finalizzato a favorire la trasformazione sostenibile e resiliente dei sistemi alimentari; e Global Green Bonds Initiative promossa dalla Commissione Europea con l'obiettivo di supportare lo sviluppo e la crescita del mercato dei green bond nelle economie emergenti e in Africa.
Prof. Emanuela Colombo, Delegato CRUI nel CNCS
Il mondo universitario accoglie con grande favore il Piano Mattei come il piano strategico di partenariato paritario Italia-Africa che delineerà la collaborazione del nostro paese nel e con i paesi del Continente, a cui si ispirava l'azione di Enrico Mattei. Il Piano ha tutti gli elementi per costruire una nuova narrazione della relazione con il continente africano e potrebbe altresì portare a un nuovo posizionamento internazionale ed europeo dell'Italia, rafforzando quello che è già un nostro ruolo di pionieri. Infatti, c'è un tema di equità e di solidarietà e insieme un tema di interesse e di strategia nel discutere di Africa e non è un male riconoscere entrambe le dimensioni, come il Piano Mattei suggerisce.
Il valore aggiunto delle università nella cooperazione internazionale risiede nella cosiddetta science diplomacy. Quest'ultima, come capacità di accompagnare le azioni di sistema, deve essere certamente un asse del Piano Mattei e della Presidenza Italiana del G7. Una ricerca scientifica che diventa strumento per lo sviluppo in una prospettiva di apprendimento reciproco, un'alta formazione che diventa sviluppo di capitale umano locale grazie alla formazione del personale delle università, di imprenditori e/o funzionari ministeriali, ed una triangolazione con il settore pubblico e privato, società civile e istituzioni, per rafforzare gli ecosistemi locali dell'innovazione, volano di sviluppo per future relazioni.
L'università nel Piano Mattei potrà dunque accompagnare le progettualità specifiche negli ambiti che verranno individuati con le sue eccellenze nei diversi settori, nonché servire il paese come attore chiave per un percorso di reale ancoraggio nel lungo periodo di queste iniziative. L'università si può mettere al servizio affinché si instauri un rapporto paritario, di mutuo apprendimento e condivisione della conoscenza a beneficio dell'Africa e con grande ritorno per il nostro paese: piccole medie e grandi imprese, istituzioni, società civile.
Si propongono miglioramenti al disegno di legge, sottolineando l'importanza di contestualizzare l'iniziativa su un piano internazionale e di includere, nell'articolo 1, una visione sia progettuale che strategica di lungo periodo, con enfasi sull'importanza dell'analisi di impatto.
In merito agli artt. 2 e 3, si raccomanda l'identificazione dei punti di contatto e delle sinergie per evitare duplicazioni tra la Cabina di regia e il Consiglio Nazionale Cooperazione e Sviluppo che risponde alla Legge 125/2014, poiché si tratta di un organismo già esteso e con rappresentanze definite chiaramente dalla legge.
Ancora, negli artt. 2 e 4, si suggerisce l'identificazione esplicita delle modalità con cui gli esperti "del sistema universitario e della ricerca, della società civile" sono individuati, tanto nella Cabina di regia quanto per la struttura di missione.
Infine si riscontra, nell'articolo 6, una mancanza di fondi dedicati oltre la struttura di missione, limitando la coerenza tra il piano strategico e quello implementativo. Tuttavia, si riconosce positivamente l'utilizzo di finanziamenti esistenti, come quelli previsti dalla Legge 125/2014 e dal recente bando PNRR TNE del MUR, oltre alla possibilità di accedere a fondi esterni, quali la cooperazione delegata dalla Commissione Europea.
Nel quadro del Piano Mattei, l'Italia ha l'occasione di delineare una strategia verso l'Africa che favorisca la crescita economica sostenibile e di lungo periodo del continente in linea con le sue esigenze, nonché quelle della decarbonizzazione, rispondendo al contempo all'obiettivo italiano di agire sulle cause profonde dei flussi migratori verso l'Europa. Per far ciò, emerge per l'Italia l'opportunità rappresentata dalla crescita verde e dalla transizione energetica, rispondendo alle richieste della maggioranza dei Paesi africani, allineando su queste le varie aree di azione. Nel corso dell'audizione informale, ECCO esplicita con chiarezza il nesso tra cambiamento climatico e migrazione e lo identifica come quadro di riferimento, di modo da incoraggiare e sottolineare l'urgenza di attuare investimenti in ambito di adattamento e politiche energetiche di mitigazione nell'ottica della tutela dell'interesse nazionale.
Nel quadro di una transizione energetica a livello globale, le energie rinnovabili si affermano come un'area di intervento di prim'ordine, in quanto soluzione realistica per l'accesso universale all'energia, comprese le aree rurali, e per lo sviluppo, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro e l'empowerment delle comunità locali. A tal riguardo, lo sviluppo basato sulla transizione permetterebbe di sfruttare le risorse rinnovabili di cui il continente africano è il più ricco al mondo, e che non hanno sinora ricevuto un'attenzione in linea con queste potenzialità. Difatti, seppur l'Africa disponga di circa il 60% delle aree globali più adatte alla produzione di elettricità da fotovoltaico, oltre ad ampie zone costiere oceaniche ideali per l'energia eolica, bacini fluviali per l'idroelettricità e, soprattutto nella valle del Rift, di un grande potenziale geotermico, più del 40% della popolazione africana non ha accesso all'energia, con punte ancora più elevate in Africa Subsahariana. Ciononostante, secondo l'IEA, l'80% della nuova potenza installata nel continente potrebbe essere rinnovabile, a parità di investimenti attualmente previsti in fonti fossili
Dal punto di vista delle materie prime critiche, il continente detiene oltre il 40% delle riserve globali di cobalto, manganese e platino – minerali fondamentali per le batterie e le tecnologie dell'idrogeno. Se Sudafrica, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico detengono oggi una quota significativa della produzione globale, molti altri Paesi nel continente africano potrebbero contare su giacimenti non ancora scoperti.
La presenza abbondante di materiali critici in Africa offre un'opportunità significativa per la transizione energetica globale, ma solleva anche preoccupazioni sul rischio di perpetuare pratiche estrattive sfruttatrici simili all'industria dei combustibili fossili. È cruciale promuovere un'estrazione sostenibile che rispetti i diritti umani e gli standard ambientali e lavorativi internazionali. Parallelamente, lo sviluppo di un settore industriale locale per la lavorazione di questi materiali può aiutare a trattenere il valore economico in Africa e prevenire la ripetizione di modelli estrattivi ingiusti, contribuendo a una distribuzione equa delle ricchezze. È essenziale, inoltre, l'adeguamento degli impianti produttivi alle necessità della decarbonizzazione. L'accento sulla crescita della capacità energetica rinnovabile, l'utilizzo di materie prime critiche e l'adozione di tecnologie per la transizione energetica deve procedere parallelamente al progressivo disinvestimento dal gas africano. Dall'inizio della crisi ucraina, l'Italia ha cercato di diversificare le sue fonti di gas puntando a diventare un hub energetico, ma la decarbonizzazione e gli obiettivi climatici sollevano dubbi sulla necessità di nuove produzioni e infrastrutture di gas, considerando i potenziali benefici delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica. Compromettersi con la decarbonizzazione del sistema elettrico entro il 2035 e raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni richiederà una riduzione significativa del fabbisogno di gas, rendendo superflue ulteriori infrastrutture gasifere.
Dal punto di vista demografico, a orizzonte 2050, si stima un raddoppio della popolazione africana, sino ad arrivare a circa 2.5 miliardi, ovvero un quarto della popolazione mondiale, di cui il 60% sotto i 25 anni. Si tratta, potenzialmente, del mercato più ampio al mondo per beni e servizi.
Tutte considerazioni, queste, che acquisiscono ancora più rilevanza dal punto di vista europeo ed italiano, data anche la sempre più comune esplorazione di opportunità per il near-shoring delle catene di approvvigionamento – tendenza che ha assunto particolare urgenza con la pandemia e all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina, e che è necessario tenere ben presente in ambito di definizione e consolidamento delle catene del valore green.
Le potenzialità del continente africano sono particolarmente chiare anche per i numerosi attori globali che sempre più stanno proiettando la propria influenza in Africa, innanzitutto la Cina, la cui penetrazione economica del continente africano è da almeno un decennio un campanello d'allarme per l'Europa e i suoi interessi geo-economici, con particolare riferimento ai materiali critici necessari per la transizione energetica; seguono poi gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita e la Russia, la cui limitata penetrazione economica del continente è però compensata da legami in ambito politico-diplomatico e di difesa e sicurezza.
D'altro canto, l'Africa si afferma come protagonista anche per quanto riguarda l'impatto del cambiamento climatico. Secondo l'Ecological Threat Report (2022), due terzi dei Paesi del mondo che rischiano di trovarsi ad affrontare minacce ecologiche catastrofiche, presentando al contempo i livelli più bassi di resilienza sociale, si trovano in Africa Subsahariana, mentre un altro 18.5% tra Medio Oriente e Nord Africa. Tra gli otto Paesi con il rischio maggiore a livello globale, sette sono in Africa Subsahariana.
Come sottolineato anche nelle conclusioni della Conferenza Internazionale su Sviluppo e Migrazione tenutosi a Roma lo scorso 23 luglio, il nesso tra cambiamento climatico e mobilità umana è ormai manifesto: gli effetti del cambiamento climatico possono indurre massicci spostamenti di popolazione, sia direttamente a causa di eventi meteorologici estremi, sia indirettamente a causa degli impatti climatici sulla sicurezza alimentare, idrica ed energetica che minano la stabilità socioeconomica e politica delle zone più colpite. Senza contare che la massiccia crescita demografica sopracitata, in assenza di interventi che contribuiscano a mettere in campo i necessari strumenti affinché la crescente forza lavoro africana possa essere assorbita, rischia a sua volta di diventare un enorme fattore propulsivo per flussi migratori a sfondo socioeconomico – a lato delle migrazioni climatiche sopracitate. Sono proprio i flussi migratori, la cui gestione rappresenta una priorità per la politica estera italiana, a esortare interventi di adattamento al cambiamento climatico.
In considerazione delle precedenti osservazioni, si delineano per l'Italia significative opportunità di posizionarsi come partner chiave per l'Africa attraverso un approccio intersettoriale vantaggioso per entrambe le parti. Questo approccio, incentrato sulla decarbonizzazione, offre il contesto ideale per stimolare uno sviluppo sostenibile africano, proteggendo e valorizzando contemporaneamente gli interessi economici, energetici, climatici, politici e di sicurezza italiani. Affinché questa direzione possa esplicitarsi a trecentosessanta gradi, e con conseguenze positive dal punto di vista tanto politico quanto economico, climatico e securitario sul lungo periodo, si propongono alcune modifiche al decreto-legge 15 novembre 2023 n. 161, tra le quali spiccano un restringimento degli ambiti di intervento e delle priorità d'azione alle sole energie rinnovabili – in linea con l'impegno preso dell'Italia al COP26 e seguenti; il mantenimento di un dialogo continuo e costante con, nonché il coinvolgimento nei processi decisionali della società civile, dell'università e della ricerca italiana e altresì le controparti africane target; a seguire, una valutazione ex ante ed ex post dell'impatto sociale, ambientale ed economico dei progetti intrapresi nel quadro del Piano; infine, si rimarca la necessità di definire in modo chiaro e trasparente una strategia di finanza sostenibile e di lungo periodo, che chiarisca il ruolo dei vari attori e strumenti.
L'associazione LINK2007 accoglie con favore il piano di cooperazione economica, ampio e di grande impatto, per lo sviluppo dei paesi africani. Lo sviluppo e la cooperazione tra i due continenti devono essere imperativamente declinati secondo il principio della sostenibilità, sia sul fronte sociale che economico, e per questo si evidenzia la necessità di porre maggior enfasi su tale obiettivo nel testo di legge.
L'articolo 1 sottolinea l'importanza del concetto di partenariato, evidenziando come ogni azione volta a difendere gli interessi italiani debba essere intrapresa in uno spirito di collaborazione, assicurando che gli interessi siano allineati con quelli dei paesi partner. Inoltre, il testo valorizza il diritto di non emigrare, suggerendo che il nesso migrazione- sviluppo potrebbe essere enfatizzato con maggior determinazione.
Il disegno di legge non specifica fonti di finanziamento per il Piano Mattei, eccezion fatta per le spese legate alla struttura di missione, destando preoccupazioni sulla necessità di accompagnare le iniziative del settore privato con misure di supporto al rischio e alla sostenibilità sociale. E' pertanto essenziale prevedere dotazioni per assistenza tecnica, azioni preparatorie, e strumenti finanziari misti, data l'impossibilità per il rischio d'impresa di coprire da solo i fattori di rischio socio-economici, politici e regolamentari. Bisogna altresì considerare di finanziare la formazione, la salute sul lavoro e le infrastrutture di supporto agli investimenti. Allo stesso modo, ci si interroga in merito al destino dei fondi previsti dalla Legge 125 per la cooperazione allo sviluppo nel contesto del Piano Mattei, soprattutto in vista dell'impegno sottoscritto dall'Italia di dedicare lo 0,7% del PIL per la cooperazione e lo sviluppo: tali fondi verranno assorbiti dal Piano Mattei? Quali saranno le disponibilità per il piano clima?
Si avverte contro il lancio del Piano Mattei senza finanziamenti addizionali, sottolineando l'importanza di una dotazione finanziaria adeguata per mantenere la credibilità politica e l'impegno internazionale.
L'inclusione dei due viceministri, responsabili della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico, è considerata positivamente, in quanto garantiranno la coerenza delle azioni di sviluppo del Piano Mattei. Ciononostante, si nota una sovrapposizione sostanziale tra la cabina di regia del Piano Mattei e il Consiglio Nazionale della cooperazione e dello sviluppo, guidato dal MAECI come previsto dalla Legge 125. Tale evenienza potrebbe portare a conflitti di competenze e inefficienze. Si raccomanda il rafforzamento del ruolo della società civile, garantito per mezzo della presenza significativa delle Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane sul territorio.
Si questiona, tuttavia, il mandato della cabina di regia che, come descritto nell'articolo 3, si estende ben oltre le attività del Piano Mattei, necessitando dunque una verifica di allineamento con la Legge 125/2014. Si propone, altresì, il lancio di progetti emblematici in settori chiave quali l'agricoltura, la decarbonizzazione e l'accesso all'energia digitale. LINK2007 e le organizzazioni della società civile offrono la loro collaborazione per presentare proposte in queste aree.
Infine, si sollevano dubbi in merito alla qualità e l'impegno degli esperti in assenza di compenso, come espresso dall'articolo 4. Si enfatizza, in questo caso, l'importanza di esperti qualificati e la necessità di finanziamenti adeguati.
In conclusione, LINK2007 auspica una leadership forte da parte del Presidente del Consiglio, un sostegno finanziario congruo, ed un impegno concreto e determinato nella realizzazione di un programma di sviluppo sostenibile.
L'articolo 2 del disegno di legge in esame, recante disposizioni in merito alla governance della definizione del Piano Mattei, solleva preoccupazioni per l'Associazione ReCommon. Si sottolinea l'importanza di limitare il potere decisionale delle istituzioni finanziarie e altri attori economici nella definizione del piano, suggerendo invece un ruolo consultivo, costituendo così un advisory board per la Cabina di regia su materie specifiche. È necessario escludere benefici finanziari per i membri consultivi del piano e promuovere un meccanismo di consultazione con entità europee ed internazionali per la struttura e il monitoraggio del piano. Inoltre, si raccomanda di garantire trasparenza e responsabilità attraverso un controllo continuo da parte dei cittadini italiani, oltre alla verifica parlamentare ex-post.
La mancanza di un meccanismo consultivo per il coinvolgimento attivo dei governi e della società civile africani, nonostante l'enfasi del Presidente del Consiglio sulle relazioni paritetiche, richiede l'istituzione di un advisory board africano. Questo dovrebbe includere rappresentanti dei governi africani, organizzazioni regionali e sub-regionali come l'Unione Africana e la società civile, per raccogliere informazioni e proposte, considerano l'importanza della libertà di stampa e associazione – molto spesso libertà fondamentali che, nel contesto africano, si vedono minate.
È altresì fondamentale creare un meccanismo di reclamo indipendente a disposizione dei soggetti non governativi italiani ed africani per segnalare violazioni ambientali, sociali e dei diritti umani nei progetti finanziati dal Piano Mattei, conformemente agli standard internazionali.
In conclusione, nonostante si apprezzi l'ambizione italiana di un impegno più marcato in Africa, il Piano Mattei solleva dubbi sulla sua capacità di affrontare le cause socioeconomiche delle migrazioni e di promuovere uno sviluppo sostenibile, viste le passate tendenze allo sfruttamento delle risorse africane. La scelta di intitolare il piano a Enrico Mattei è discussa; si propone una moratoria sulle nuove operazioni di estrazione e sviluppo in Africa da parte italiana fino alla definizione definitiva del Piano, per assicurare che i suoi obiettivi futuri non siano compromessi.
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati enfatizza la necessità di una collaborazione strategica con i paesi africani in merito al tema della prevenzione e del contrasto all'immigrazione irregolare e della gestione dei flussi migratori legali, ambiti d'intervento e priorità del Piano Mattei. Quest'ultimo viene accolto con favore dall'Organizzazione anche in merito alle aree di intervento correlate con lo sviluppo economico, alla questione energetica e climatica, all'educazione, alla salute, nonché alla protezione dei soggetti più vulnerabili.
In merito alle aree di intervento individuate, al fine di rendere tangibile l'azione positiva che il "Piano Mattei" avrà su rifugiati e sfollati e sulle comunità che li ospitano nei Paesi di prima accoglienza e di transito, riteniamo sia importante che vi sia una menzione esplicita proprio dell'intervento a favore delle persone più vulnerabili, ossia quelle costrette alla fuga, alle quali il diritto internazionale riconosce diritti e forme di tutela specifiche. Dunque, modificare l'articolo 1, comma 2, aggiungendo "e dei movimenti forzati.
Ancora, appare positivo il richiamo alla cooperazione internazionale e si considera centrale il rafforzamento delle partnership con enti come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo per sostenere i Paesi africani che accolgono rifugiati e sfollati. Tale approccio mira a includere queste persone nei programmi di sviluppo nazionali, garantendo l'accesso ai servizi essenziali e ai diritti fondamentali. Si auspica che tale cooperazione contribuisca alla pace e alla stabilizzazione dei paesi fragili, investendo in resilienza sin dall'inizio delle crisi.
Un ulteriore settore di intervento è quello della tutela dell'ambiente e dell'adattamento ai cambiamenti climatici, strettamente interconnesso con i temi delle migrazioni forzate e delle vulnerabilità. Si auspica che il Piano Mattei assicuri alle persone vulnerabili la possibilità di avere gli strumenti e le risorse necessarie per mitigare o adattarsi alle conseguenze della crisi climatica.
Con riferimento alla governance delineata dal decreto legge, risulta positiva l'istituzione di una Cabina di regia capace di concertare l'azione da parte di diversi Ministeri e altri organismi che parteciperanno alla realizzazione del Piano, nonché l'apertura della composizione della suddetta Cabina di regia ad attori non istituzionali. Si propone un emendamento all'articolo 2, comma 1, menzionando "di organismi internazionali coinvolti nei settori di rilevanza del Piano".
L'UNHCR si impegna a supportare il "Piano Mattei" in Africa, promuovendo programmi lungo le rotte migratorie e coinvolgendo la società civile e il settore privato italiano nel processo. Propone l'istituzione di un meccanismo di consultazione con i Paesi africani e la società civile africana, includendo rifugiati e comunità ospitanti, per affrontare le sfide globali legate a conflitti, crisi climatica e migrazioni forzate, sottolineando l'importanza dell'Italia nel trovare soluzioni sostenibili e la validità del Piano Mattei in vista del raggiungimento di tali obiettivi.
La legge n. 2/2024 si compone di un unico articolo. Il comma 1 prevede la conversione in legge, con le modifiche riportate nell'allegato, del decreto-legge n. 161/2023 recante disposizioni urgenti per il «Piano Mattei» per lo sviluppo in Stati del Continente africano.
Il comma 2 stabilisce l'entrata in vigore della legge al giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.