Il rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2025 (SOFI) redatto dalla FAO in collaborazione con il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), l'UNICEF, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e presentato lo scorso luglio ad Addis Abeba, ha divulgato dati aggiornati sullo stato della fame del mondo, la malnutrizione e la sicurezza alimentare.
Con riferimento all'andamento della fame globale il Rapporto afferma che nel 2024, la quota di persone che ha patito la fame è scesa all'8,2% (rispetto all'8,5 % nel 2023).
Questo dato nasconde però forti disuguaglianze regionali: in Asia e America Latina si osservano miglioramenti, mentre in molte aree dell'Africa la situazione è peggiorata. In ques'ultimo continente sono circa 307 milioni le persone (20% della popolazione) che vivono in condizioni di insicurezza alimentare severa.
Con riferimento all'Inflazione alimentare e potere d'acquisto, il Rapporto sottolinea come l'inflazione alimentare persistente abbia eroso il potere d'acquisto delle famiglie, specialmente quelle a basso reddito, rendendo più difficile accedere a diete salutari. Anche se i prezzi internazionali delle materie prime alimentari sono in parte diminuiti, i prezzi al consumo alimentare in molti paesi continuano a crescere.
Secondo il Rapporto per affrontare l'incremento dei prezzi alimentari e per prevenire futuri episodi inflazionistici è essenziale l'adozione di iniziative politiche volte a :
proteggere le popolazioni vulnerabili con risposte fiscali ben progettate. Le misure fiscali mirate e a termine, come l'esenzione fiscale temporanea su beni essenziali e programmi di protezione sociale, possono aiutare a proteggere le famiglie vulnerabili durante i periodi di forte incremento dei prezzi alimentari. Per essere efficaci, queste interventi dovrebbero essere allineati con quadri politici più ampi, includere chiare strategie di uscita e obiettivi di graduazione, e essere attentamente monitorati per garantire che i benefici raggiungano i consumatori.
allineare le politiche fiscali e monetarie per stabilizzare i mercati. Politiche monetarie credibili e trasparenti, accompagnate da interventi fiscali solidi, aiutano a ancorare le aspettative inflazionistiche e a sostenere la stabilità del mercato. Spese pubbliche strategiche, inclusi investimenti per sostenere la sicurezza alimentare e la nutrizione, e una pianificazione fiscale realistica possono rafforzare la resilienza e proteggere la salute economica a lungo termine.
dare priorità a misure strutturali e legate al commercio per un impatto duraturo. I controlli dei prezzi a breve termine offrono un sollievo limitato ma rischiano di distorcere i mercati e di compromettere gli incentivi per gli investimenti a lungo termine. Una strategia a lungo termine dovrebbe concentrarsi sul miglioramento delle riserve alimentari strategiche adeguate, sull'aumento della trasparenza del mercato e sugli investimenti nell'infrastruttura legata al commercio, riducendo al contempo le distorsioni commerciali, per garantire mercati integrati e ridurre la frequenza e la gravità degli shock sui prezzi.
rafforzare e investire nei flussi di dati e informazioni. I sistemi robusti di informazioni sul mercato agricolo sono fondamentali per gestire la volatilità dei prezzi e prevenire la speculazione. Questi devono essere rafforzati da dati aggiornati e di alta qualità. Dati trasparenti e tempestivi supportano decisioni più efficaci e aiutano gli agricoltori e i consumatori a navigare tra le condizioni di mercato in cambiamento.
investire in sistemi agro-alimentari resilienti. Per ridurre la probabilità di futuri episodi di alti prezzi alimentari, sono necessari investimenti sostenuti nell'agricoltura, nella ricerca e nello sviluppo e nelle infrastrutture. Migliorare la conservazione, il trasporto e la produttività aumenta l'efficienza della catena di approvvigionamento e rafforza la resilienza complessiva dei sistemi agro-alimentari contro i fattori che guidano l'inflazione dei prezzi alimentari.
Con riferimento alla questione di come affrontare l'elevata inflazione dei prezzi alimentari in relazione alla sicurezza alimentare e alla nutrizione, il Rapporto analizza le politiche attuate dai paesi per attenuare l'effetto della crisi dei prezzi: politiche fiscali, monetarie, trasferimenti, sussidi, commercio aperto.
Il recente periodo di turbolenza globale segnato dai conflitti in atto e dalle successive pressioni inflazionistiche, ha messo ancora una volta alla prova la resilienza dei sistemi agroalimentari mondiali nel raggiungere i Target 2.1 e 2.2 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) – porre fine alla fame, all'insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030.
Il Rapporto sottolinea l'importanza di un'analisi complessiva che consideri i prezzi alimentari e gli andamenti del commercio, nonché i dati sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione a livello di popolazione, per comprendere meglio gli impatti multidimensionali dell'inflazione dei prezzi dei generi alimentari. Secondo lo stesso Rapporto rispetto alle crisi precedenti, la risposta globale alle cause dello shock inflazionistico del periodo 2021-2023 è stata più coordinata, informata e misurata dal punto di vista della sicurezza alimentare e della nutrizione. Governi e istituzioni hanno mostrato maggiore consapevolezza delle potenziali ripercussioni di azioni non coordinate, e di conseguenza le risposte di politica pubblica sono state più ponderate e mirate seguendo quanto appreso dall'esperienza trascorsa. Uno dei miglioramenti più evidenti riguarda la politica commerciale. Mentre le crisi precedenti erano caratterizzate da diffusi divieti di esportazione e misure restrittive che amplificavano l'incertezza globale e la volatilità dei prezzi, nel recente episodio tali interventi sono stati meno frequenti. Quando si sono verificati, sono stati generalmente più di breve durata e meno dirompenti. Questo cambiamento è stato cruciale per mantenere il flusso delle materie prime agricole e garantire che i mercati globali restassero funzionali anche in condizioni di forte stress.
A fronte di tali premesse – prosegue il Rapporto - occorre fare di più per comprendere appieno l'effetto della recente inflazione dei prezzi alimentari sulla nutrizione e per migliorare ulteriormente la resilienza delle persone, comprese donne e bambini, agli shock dei prezzi alimentari, nonché ai principali fattori che mettono alla prova gli sforzi globali per l'eliminazione della fame, dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione.
In prospettiva, risposte efficaci all'inflazione dei prezzi alimentari dovrebbero combinare misure fiscali ben mirate, riforme strutturali e azioni di politica coordinate. Gli interventi sui prezzi di breve periodo dovrebbero essere calibrati con attenzione per evitare distorsioni di mercato e garantire la sostenibilità nel lungo termine. Nei periodi di crisi, le risposte fiscali – come trasferimenti monetari o riduzioni fiscali temporanee – dovrebbero essere al contempo mirate e limitate nel tempo, con chiare strategie di uscita. I programmi di protezione sociale dovrebbero essere sensibili agli aspetti nutrizionali e meglio progettati per proteggere i più vulnerabili, tenendo anche conto dell'erosione del valore dei trasferimenti in contesti di elevata inflazione.
A livello macroeconomico, una sana gestione fiscale, operante in tandem con una politica monetaria credibile e trasparente, aiuta a stabilizzare i mercati e a rafforzare la fiducia degli investitori. Le banche centrali svolgono un ruolo cruciale nell'ancorare le aspettative d'inflazione, ma il successo dipende dal saper anticipare gli andamenti della finanza pubblica e allineare di conseguenza gli strumenti di politica economica. Rafforzare il coordinamento tra autorità fiscali e monetarie è fondamentale per assicurare la coerenza delle politiche, soprattutto nel contesto di un'inflazione dei prezzi alimentari che può propagarsi rapidamente all'intera economia.
Le misure strutturali sono altrettanto essenziali. Gli investimenti nei sistemi di stoccaggio alimentare, nelle infrastrutture di trasporto e nei sistemi di informazione sui mercati possono ridurre le perdite alimentari, migliorare l'efficienza delle catene di approvvigionamento e attenuare la volatilità dei prezzi futura. Il mantenimento di riserve strategiche ben concepite e il rafforzamento della trasparenza dei mercati contribuiscono a mercati alimentari più stabili e possono essere integrati in quadri completi di gestione del rischio.
Il Rapporto si conclude osservando che, sebbene l'inflazione dei prezzi alimentari resti una preoccupazione pressante, essa può essere contrastata con l'adozione di opportune misure. Investimenti sostenuti, un coordinamento delle politiche rafforzato, una maggiore trasparenza, una più marcata attenzione delle politiche al sostegno di diete sane e una continua innovazione istituzionale saranno elementi vitali per costruire resilienza a futuri shock.
Le esportazioni di vino italiano verso gli Stati Uniti d'America risultano di assoluta rilevanza tanto per volumi quanto per valore.
I grafici che seguono illustrano le esportazioni di vino italiano a livello globale: il mercato statunitense, nel 2024, ha assorbito circa 3,6 milioni di ettolitri di vino prodotto in Italia per un valore pari a 1,938 miliardi di euro.

Fonte: Ismea
|
|
ETTOLITRI |
MIGLIAIA DI EURO |
||||
|
|
2023 |
2024 |
Var.% |
2023 |
2024 |
Var.% |
| EXTRA-UE |
10.022.529 |
10.601.519 |
5,80% |
4.569.872 |
4.890.164 |
7,00% |
| UE |
11.046.556 |
11.136.615 |
0,80% |
3.140.821 |
3.245.817 |
3,30% |
| Stati Uniti |
3.385.310 |
3.622.150 |
7,00% |
1.758.306 |
1.938.021 |
10,20% |
| Germania |
5.307.725 |
5.130.991 |
-3,30% |
1.143.128 |
1.185.532 |
3,70% |
| Regno Unito |
2.558.997 |
2.610.956 |
2,00% |
842.449 |
851.007 |
1,00% |
| Canada |
709.651 |
736.171 |
3,70% |
388.423 |
447.869 |
15,30% |
| Svizzera |
708.379 |
680.756 |
-3,90% |
419.344 |
411.183 |
-1,90% |
| Francia |
936.785 |
933.611 |
-0,30% |
307.370 |
304.629 |
-0,90% |
| Paesi Bassi |
587.946 |
655.973 |
11,60% |
233.594 |
257.123 |
10,10% |
| Russia |
501.835 |
704.029 |
40,30% |
158.353 |
230.631 |
45,60% |
| Belgio |
578.549 |
572.165 |
-1,10% |
231.314 |
227.599 |
-1,60% |
| Svezia |
497.649 |
529.140 |
6,30% |
184.076 |
189.696 |
3,10% |
| Giappone |
397.740 |
447.551 |
12,50% |
183.390 |
184.213 |
0,40% |
| Austria |
487.881 |
544.749 |
11,70% |
143.036 |
163.591 |
14,40% |
| Danimarca |
356.396 |
415.471 |
16,60% |
143.765 |
150.844 |
4,90% |
| Polonia |
371.723 |
392.429 |
5,60% |
127.900 |
128.694 |
0,60% |
| Rep. Ceca |
408.433 |
369.983 |
-9,40% |
101.496 |
105.650 |
4,10% |
| Norvegia |
214.693 |
195.421 |
-9,00% |
103.551 |
92.249 |
-10,90% |
| Cina |
178.167 |
157.691 |
-11,50% |
99.706 |
89.537 |
-10,20% |
| Lettonia |
249.380 |
227.254 |
-8,90% |
91.787 |
80.296 |
-12,50% |
| Australia |
136.521 |
136.823 |
0,20% |
72.825 |
72.281 |
-0,70% |
| Ucraina |
186.717 |
218.640 |
17,10% |
58.115 |
70.120 |
20,70% |
| Spagna |
206.131 |
197.648 |
-4,10% |
61.494 |
59.285 |
-3,60% |
| Altri |
2.102.479 |
2.258.531 |
7,40% |
857.272 |
895.930 |
4,50% |
| Mondo |
21.069.085 |
21.738.134 |
3,20% |
7.710.693 |
8.135.981 |
5,50% |
Fonte: Ismea
Anzitutto, è bene richiamare il valore della produzione totale di vino in Italia al fine di compararla con il valore dell'export negli Stati Uniti.
Secondo l'Annuario dell'agricoltura italiana 2023 del CREA, le attività viticole e vinicole svolte all'interno del settore agricolo hanno dato origine, nello stesso anno, ad un valore della produzione intorno ai 5.870 milioni di euro, pari all'8,7% circa del valore della produzione agricola.
Il primato dei bianchi trova riscontro all'interno delle diverse tipologie produttive, con il peso relativo che raggiunge il valore più elevato (oltre il 66%) in relazione ai vini DOP; risultato strettamente ancorato alla ripartizione del Nord-est, dalla quale proviene circa il 70% della produzione nazionale di tali vini. I vini colorati (rossi e rosati) restano ancora maggioritari esclusivamente nell'area centrale (61,6% del totale), mentre al Sud le due colorazioni si ritrovano in una condizione di sostanziale equilibrio. Tuttavia, va segnalata la prevalenza dei rossi e rosati all'interno delle produzioni DOP relativamente ad alcune delle aree di maggiore tradizione, Centro e Sud (Isole escluse); mentre, nella ripartizione del Nord-ovest si registra il superamento dei bianchi DOP, trascinati verso l'altro dal forte ridimensionamento dei rossi di qualità in Lombardia.
Si ricorda inoltre che tra i prodotti agroalimentari italiani destinati all'esportazioni il vino gode di un assoluto primato.

Analizzando, quindi, i dati dell'interscambio commerciale italiano inerenti il settore vinicolo - con particolare riferimento a quello tra Italia e USA - redatti a cura dell'ISMEA, si evince quanto segue.
Esportazioni
In termini di valore, le esportazioni complessive di vino registrano per il 2024 + 5,5% rispetto al 2023, passando da 7,710 miliardi di euro a 8,135 miliardi di euro. Si ricorda che nel 2023 si era registrato un rallentamento delle vendite sul vino italiano nel mercato globale, con un -1,6%.
Analizzando nel dettaglio le esportazioni verso gli Stati Uniti, il comparto vinicolo nel 2024 riporta un aumento del 10,2% rispetto al 2023, passando da 1,758 miliardi di euro a 1,938 miliardi di euro.
Anche in termini di volumi le esportazioni del comparto in esame nel 2024 registrano un aumento del 3,3% rispetto al 2023, con un +7% rispetto agli USA.
Importazioni
Per quanto riguarda le importazioni complessive, in termini di valore si registra un + 14,5% rispetto al 2023, con un aumento da circa 517 milioni euro a 592 milioni di euro.
Le importazioni dagli USA registrano un +59,7 per cento rispetto al 2023, passando da 2 miliardi circa a 3,342 miliardi di euro.
In termini di volumi, il complesso delle importazioni di vino nel 2024 registrano un forte aumento pari al 65,6% rispetto al 2023, mentre riportano una diminuzione pari a -26,3% nei confronti degli USA.
Saldo
Il saldo import-export a livello globale è passato da 7,1 miliardi nel 2023 a 7,5 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 4,9% (nel 2023 si era registrata una diminuzione del saldo di 2,3%). Il saldo import-export con gli USA nel 2024 ha registrato un + 10,2%, passando da 1,7 miliardi a 1,9 miliardi di euro.
Dai dati ISMEA si evince che il valore più rilevante per ciò che concerne l'export di vini verso gli Stati Uniti è rappresentato da quelli con gradazione alcolica inferiore a 15° in confezioni fino a 2 litri con marchio DOP e IGP. Essi cumulativamente, infatti, rappresentano più della metà del valore dell'export totale di vini (1,23 miliardi di €).
Inoltre, molto rilevante anche la quota di export del Prosecco, rientrante tra i vini spumanti che rappresenta circa un quarto del valore delle esportazioni totali (491 milioni di €) con un incremento annuo pari a circa il 15%.
Secondo l'Economic Research Service dell'U.S Department of Agriculture nel 2023 l'Unione Europea ha esportato negli Stati Uniti 658 milioni di litri di vino per un valore totale pari a 5,4 miliardi di dollari. Il valore del vino italiano rappresenta quindi più di un terzo del totale di quello esportato negli Stati Uniti dall'Unione Europea.
Foreign agricultural trade of the United States (FATUS): Country-specific data European Union-27
January-December imports
| Commodity |
|
Quantity |
Value (U.S. dollars) |
||||
|
|
Units |
2021 |
2022 |
2023 |
2021 |
2022 |
2023 |
| Wine |
KL |
808.178 |
762.813 |
657.672 |
5.750.967.227 |
5.804.907.571 |
5.353.175.695 |
Lo stesso U.S. Department of Agriculture indica i primi cinque Paesi nel mondo per importazioni di vino nello Stato. I dati, a differenza di quelli rilevati da Ismea, sono in milioni di dollari. L'Italia viene indicata come il secondo Paese per il valore di vino importato, subito dopo la Francia.
Wine imports in the United States by country
|
|
|
2023 |
2022 |
2021 |
2020 |
| France |
Million dollars |
2.473,5 |
2.657,1 |
2.541,4 |
1.703,5 |
| Italy |
Million dollars |
2.253,9 |
2.474,0 |
2.524,5 |
2.106,7 |
| New Zealand |
Million dollars |
595,8 |
584,0 |
551,3 |
489,0 |
| Spain |
Million dollars |
382,1 |
416,8 |
438,8 |
342,5 |
| Australia |
Million dollars |
270,2 |
309,4 |
293,4 |
319,3 |
| Argentina |
Million dollars |
200,2 |
280,8 |
265,4 |
251,0 |
| Canada |
Million dollars |
196,1 |
182,7 |
181,3 |
143,9 |
| Rest of world |
Million dollars |
728,7 |
902,3 |
985,9 |
889,1 |
| World |
Million dollars |
7.100,5 |
7.807,1 |
7.782,0 |
6.245,0 |
| World (quantity) |
1,000 litpf |
1.402,9 |
1.640,1 |
1.738,7 |
1.513,4 |
Dazi
La Casa Bianca ha annunciato un piano per affrontare i deficit commerciali degli Stati Uniti, introducendo dazi reciproci contro paesi con pratiche commerciali scorrette che danneggiano le esportazioni americane. L'obiettivo è correggere le politiche commerciali non bilaterali, che creano svantaggi per le industrie statunitensi, proteggere l'economia e ridurre i deficit di bilancio. Il piano prevede un'azione mirata sui dazi e le barriere non tariffarie che impediscono l'accesso equo ai mercati internazionali.
Di conseguenza, il 2 aprile 2025, il Presidente degli Stati Uniti ha emanato l'Ordine Esecutivo 14257 - "Regolamentazione delle Importazioni con Dazi Reciproci per Correggere le Pratiche Commerciali che Contribuiscono a Grandi e Persistenti Deficit Annuali della Bilancia Commerciale degli Stati Uniti".
La sezione 3 dell'ordine esecutivo prevede che tutti gli articoli importati negli Stati Uniti saranno soggetti a un'imposta aggiuntiva del 10% a partire dal 5 aprile 2025. Inoltre, dal 9 aprile 2025 tutti gli articoli saranno soggetti a tariffe aggiuntive specifiche per ciascun paese, come definito nell'Allegato I dell'Ordine Esecutivo. Vengono, inoltre elencati, nell'Allegato II una serie di prodotti esclusi dai dazi. Tra questi non è incluso alcun tipo di vino.
Il dazio stabilito per i prodotti provenienti dall'UE è quindi pari al 20%.
Fino a tali date, l'Agenzia ICE Italian Trade & Investment Agency precisava che il dazio per l'importazione di vino andava da un minimo di 6,3 centesimi di dollaro per litro a d un massimo di 22,4 centesimi. Tutti i prodotti vengono classificati sulla base dell'Harmonized Tariff Schedule of the United States (HTSUS) ed è proprio in base a tale classificazione che è possibile determinare l'ammontare del dazio applicabile. In tal modo, sarà possibile stabilire se il prodotto in questione è soggetto ad una quota di importazione assoluta o, invece, a un semplice contingente tariffario di importazione. Le quote assolute (absolute quotas) determinano una quantità massima di ciascun prodotto che può entrare negli Stati Uniti in un determinato periodo; successivamente, raggiunto il massimale prestabilito, ogni successiva importazione sarà bloccata fino al nuovo periodo da determinare. I contingenti tariffari di importazione (tariff-rate quotas), al contrario, non rappresentano un limite assoluto sulla quantità di prodotto importabile, imponendo semplicemente l'applicazione di un dazio più elevato sull'ammontare in eccesso.
Il 9 aprile 2025 il Presidente degli Stati Uniti ha tuttavia emanato un nuovo ordine esecutivo disponendo la sospensione per 90 giorni - ossia fino al 9 luglio 2025 - dell'applicazione delle tariffe differenziate per Paese, mantenendo invece la sola imposta orizzontale indifferenziata del 10%. Conseguentemente, la Presidente della Commissione Europea ha annunciato un'analoga sospensione di contromisure che erano state approntate su alcuni prodotti statunitensi, come acciaio e alluminio.
Il 27 luglio 2025 è stato quindi concluso un accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi, a seguito degli incontri tra il Presidente Trump e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Questo prevede l'applicazione di un dazio forfettario del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. A seguito di tale accordo il 21 agosto 2025 è stata pubblicata una dichiarazione congiunta, denominata Joint Statement on a United States-European Union framework on an agreement on reciprocal, fair and balanced trade che conferma l'impegno degli Stati Uniti "ad applicare il dazio più elevato tra quello della nazione più favorita (MFN) statunitense o un dazio del 15%, composto dal dazio NPF e da un dazio reciproco, sui prodotti originari dell'Unione Europea". In conseguenza di tale accordo il 5 settembre 2025, il Presidente degli Stati Uniti ha emesso l'Ordine esecutivo 14346 , che modifica l'ambito di applicazione delle tariffe reciproche e stabilisce le procedure per l'attuazione degli accordi commerciali e di sicurezza di seguito recepito dal Dipartimento del Commercio.
Per quanto riguarda la pasta italiana, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha avviato nel 2024 un'indagine su presunte pratiche di dumping da parte di alcuni produttori italiani e il 4 settembre 2025 ha pubblicato il rapporto conclusivo dell'indagine secondo cui due marchi italiani avrebbero applicato un margine di dumping pari al 91,74%. Questo valore rappresenterebbe, quindi, il dazio antidumping da applicare, in aggiunta al 15% del dazio forfettario (un dazio complessivo pari al 106,74 per cento sul valore della pasta importata).
Successivamente, il 31 dicembre 2025 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato alcune valutazioni – in anticipo rispetto alla conclusione dell'indagine attesa per l'11 marzo 2026 – che riconsiderano in misura significativa l'entità dei dazi provvisori antidumping. Dal 91,74%, le aliquote passano ora al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati.
Il Mercosur (Mercado Común del Sur) è un blocco di integrazione economica e commerciale dell'America del Sud, nato nel 1991 con il Trattato di Asunción, con l'obiettivo di favorire libera circolazione delle merci, integrazione produttiva e coordinamento delle politiche economiche tra Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Ne fanno parte in veste di paesi associati Cile, Colombia, Ecuador, Perù e la Bolivia quale paese candidato. Il Venezuela è stato sospeso dalla partecipazione nel 2016.
L'accordo di associazione tra l'UE e il Mercosur è volto ad ampliare la cooperazione tra le due aree rafforzando il dialogo politico, promuovendo in modo progressivo e reciproco la liberalizzazione del commercio e rafforzando la cooperazione regionale ed è volto a sostituire l'Accordo quadro di cooperazione interregionale tra l'Unione europea e il Mercosur che dal 1995 disciplina le relazioni tra l'UE e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Il 6 dicembre 2024 si sono conclusi tra Unione europea e Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, i negoziati sul pilastro commerciale di un nuovo accordo di partenariato UE – Mercosur
volto ad ampliare la cooperazione tra le due aree rafforzando il dialogo politico, promuovendo in modo progressivo e reciproco la liberalizzazione del commercio e rafforzando la cooperazione regionale.
L'accordo, in sintesi, è volto, a:
- rimuovere le barriere commerciali tra le due regioni, consentendo all'Unione europea di incrementare le esportazioni nell'ampio mercato del Mercosur. Tra le disposizioni previste figurano l'eliminazione delle barriere non tariffarie agli scambi di merci, l'eliminazione di trattamenti fiscali discriminatori su merci di importazione, semplificazioni, apertura degli appalti pubblici, agevolazioni degli scambi commerciali per le piccole e medie imprese;
- garantire un accesso sostenibile a materie prime strategiche, a sostegno della duplice transizione ecologica e digitale;
- promuovere la cooperazione sulle norme in materia di benessere degli animali, biotecnologie, sicurezza alimentare e per la lotta alla resistenza antimicrobica.
L'accordo prevede, inoltre, l'abolizione dei dazi su oltre il 91% delle merci esportate nel Mercosur. L'Accordo stabilisce inoltre un meccanismo per far fronte a potenziali aumenti delle esportazioni, a tutela di specifici comparti agroalimentari che potrebbero risultare danneggiati.
È previsto, inoltre, il riconoscimento e la tutela di 357 prodotti alimentari e bevande europei Dop (Denominazione di Origine Protetta) e Igp (Indicazione Geografica Tipica), di cui le seguenti 57 specialità italiane.
In materia di questioni sanitarie e fitosanitarie, è previsto il mantenimento degli standard dell'UE in materia di sicurezza alimentare e salute di animali e piante, riconoscendo, altresì, esplicitamente il "principio di precauzione", che consente alle autorità pubbliche il diritto legale di agire per proteggere la salute umana, animale o vegetale o l'ambiente, di fronte a un rischio percepito, anche quando l'analisi scientifica non è conclusiva.
L'approvazione dell'accordo politico è stata rallentata dalle riserve manifestate dal Parlamento europeo e da alcuni Stati membri (Austria, Irlanda, Francia e Polonia, e Italia) in merito all'impatto dell'accordo sul settore agricolo europeo e alla mancanza di disposizioni efficaci in materia di sostenibilità ambientale.
L'8 ottobre 2025 la Commissione europea ha pertanto presentato una proposta di regolamento volta a rafforzare le tutele per gli agricoltori dell'UE nel contesto dell'Accordo, proposta che prevede misure di salvaguardia volte a rafforzare la tutela del settore, tra cui l'introduzione graduale di contingenti mirati per prodotti sensibili. L'obiettivo è prevenire e contrastare gli effetti negativi derivanti da aumenti imprevisti delle importazioni o da forti riduzioni dei prezzi a danno dei produttori europei. Viene previsto un monitoraggio rafforzato delle importazioni, con particolare attenzione a prodotti agricoli come carni bovine, pollame, riso, miele, uova, aglio, etanolo e zucchero. La Commissione europea controllerà regolarmente l'andamento del mercato e riferirà ogni sei mesi al Consiglio e al Parlamento europeo sull'impatto delle importazioni, anche a livello dei singoli Stati membri. In presenza di aumenti significativi delle importazioni o di cali rilevanti dei prezzi, potrà essere avviata un'inchiesta rapida e, se accertato un grave pregiudizio o il rischio di danni, l'UE potrà sospendere temporaneamente le preferenze tariffarie. Il meccanismo di risposta rapida consente inoltre di adottare misure provvisorie.
Il 9 gennaio 2026 il Consiglio ha adottato due decisioni che autorizzano la sottoscrizione degli accordi che compongono l'Accordo EU-Mercosur - ovvero l'Accordo di partenariato politico e di cooperazione e l'Accordo commerciale interinale tra l'UE ed il Mercosur. Rispetto alla proposta originaria della Commissione europea, il meccanismo di salvaguardia sarà attivato quando i prezzi dei prodotti sensibili nell'Unione europea scenderanno del 5 per cento, mentre nella proposta originaria della Commissione la soglia era fissata al 10 per cento.
Il 17 gennaio 2026 ad Asuncion, in Paraguay, sono stati siglati i suddetti accordi tra l'UE ed i Paesi del Mercosur. Successivamente, il 21 gennaio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con la quale si chiede - ai sensi dell'art. 218, par.1, TFUE - un parere della Corte di giustizia dell'Unione Europea circa la compatibilità ai Trattati dell'UE della proposta di accordo di partenariato e della proposta di accordo interinale sugli scambi tra l'Unione europea ed i paesi Mercosur.
Per quanto riguarda l'attività parlamentare, la XIII Commissione (Agricoltura) in data 5 febbraio 2025 ha avviato un'indagine conoscitiva in merito alle possibili ricadute sul sistema agroalimentare nazionale derivanti dalla entrata in vigore dell'Accordo e svolto un ciclo di audizioni dei principali enti pubblici e associazioni di categoria del comparto agroalimentare.
Sotto il profilo economico, si evidenzia come l'Unione europea è il primo partner con il Mercosur, considerati cumulativamente gli scambi commerciali e gli investimenti, mentre è il secondo partner per gli scambi commerciali, dopo la Cina.
Nel 2024 il valore delle esportazioni dell'Unione europea verso i Paesi del Mercosur è stato pari a 53,3 miliardi di euro, mentre il valore delle esportazioni del Mercosur verso l'Unione europea è stato pari a 57 miliardi di euro, con un conseguente leggero surplus a favore del Mercosur.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia al sito della Commissione europea.