tema 31 luglio 2026
Studi - Difesa Le spese per la difesa in ambito NATO 2026

Fin dai primi anni Cinquanta, la NATO utilizza una definizione condivisa di spesa per la difesa.

La definizione è concordata da tutti gli alleati della NATO.

La NATO pubblica periodicamente dati omogenei sugli investimenti per la difesa degli Alleati. Il nuovo rapporto Defence Investment of NATO Countries (2014-2026), con informazioni aggiornate al 3 luglio 2026, introduce in modo sistematico la distinzione tra spesa per i requisiti fondamentali della difesa (core defence expenditure) e investimenti connessi alla difesa e alla sicurezza. I valori relativi al 2025 e al 2026 sono stime.

Nel 2026 la spesa core degli Alleati europei della NATO e del Canada è stimata al 2,53% del PIL, cui si aggiunge l'1,40% per investimenti connessi alla difesa e alla sicurezza, per un totale del 3,93% del PIL. 5 Alleati sono attesi al raggiungimento della soglia del 3,5% per la spesa core, 17 della soglia dell'1,5% per gli investimenti di sicurezza e 5 dell'obiettivo complessivo del 5%.

Per l'Italia il rapporto stima nel 2026 una spesa core pari al 2,10% del PIL, corrispondente a 48,31 miliardi di euro a prezzi correnti. La crescita reale rispetto al 2025 è dell'1,01%. La quota destinata a grandi equipaggiamenti e relativa ricerca e sviluppo è pari al 24,45%, mentre il personale militare è stimato in 191.600 unità.

Sulla base della tavola NATO, 30 dei 31 Alleati con forze armate raggiungono o superano il 2% nel 2026.

Sul tema, inoltre, si fa presente che nel recente vertice NATO di Ankara (7 e 8 luglio 2026), gli Alleati hanno confermato l'attuazione degli impegni assunti nel corso del vertice dell'Aia e annunciato nuovi acquisti per oltre 50 miliardi di dollari.

Per un'analisi dettagliata delle conclusioni raggiunte al vertice, si rinvia alla parte successiva del presente documento. 

Il Documento programmatico pluriennale per la Difesa (DPP) per il triennio 2025-2027 - trasmesso alle Camere il 3 ottobre 2025 - ribadisce che la NATO resta un imprescindibile punto di riferimento per l'Italia, in termini di valori condivisi, dissuasione, deterrenza e difesa. L'approccio nazionale è per una NATO pronta ad affrontare le sfide globali, che tenga conto di ogni tipo di minaccia in tutte le direzioni strategiche.

In questo contesto, il DPP 2025-2027 ribadisce che l'Italia è fortemente impegnata a fornire il proprio contributo sia nella dimensione operativa che cooperativa all'interno della NATO, dell'UE, dell'ONU e su base multilaterale e bilaterale, mantenendo un approccio globale.

Lo stesso documento, inoltre, afferma che attraverso una riqualificazione delle spese e grazie anche agli effetti positivi di alcuni rifinanziamenti, l'Italia ha affrontato il vertice NATO dell'Aja 24-25 giugno 2025 potendo comunicare il 2% del PIL per la spesa in difesa, raggiungendo di fatto gli obiettivi Defence Investment Pledge (DIP) fissati nel Summit del Galles del 2014.

Anche nel Documento di finanza pubblica 2026 - trasmesso dal Governo alle Camere lo scorso aprile - viene dato atto dello sforzo dell'Italia nell'attuazione degli impegni assunti nel Piano strutturale di bilancio (si veda a pag. 168 del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029), con particolare riferimento al raggiungimento dei traguardi concordati in sede NATO nell'allocazione delle spese per la difesa (si veda, in particolare, li paragrafo "II.9 Il rafforzamento della capacità di difesa comune" del relativo dossier sul Documento di finanza pubblica 2026).

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L'Italia è uno dei 12 Paesi fondatori della NATO, istituita nel 1949 con il Trattato di Washington, firmato da Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d'America.

L'Italia ha sempre svolto un ruolo propulsivo in seno all'Alleanza, specialmente nel corso delle numerose crisi che hanno caratterizzato il periodo della Guerra Fredda, mostrando piena aderenza ai principi di unità e solidarietà.

Nel corso degli ultimi 30 anni la NATO ha visto la propria struttura interna e le proprie finalità trasformate. Dalla logica bipolare della Guerra Fredda si è passati ad un concetto di sicurezza integrata in cui l'Italia è fortemente impegnata non solo nella partecipazione alle attività di deterrenza e difesa, alle operazioni e missioni NATO nel mondo ma anche a rafforzare le relazioni di partenariato della NATO con i paesi del Partenariato per la Pace (PfP), del Dialogo Mediterraneo, dell'Iniziativa di Cooperazione di Istanbul e con i cosiddetti "Partners across the globe", così come le altre organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, Unione europea, OSCE, ecc.).

Dall'Afghanistan al Kosovo, dall'Iraq alla Libia, passando per le azioni di contrasto alla pirateria, fino ad arrivare alla lotta al terrorismo internazionale, l'Italia non ha mai mancato di fornire il suo apporto in termini di risorse economiche ed umane alle principali missioni e operazioni della NATO, soprattutto alla luce del ruolo cruciale che essa assume nell'assicurare stabilità ai confini dell'Alleanza, operando attivamente in tutto il bacino del Mediterraneo, nei Balcani e in Medio Oriente.

Nello specifico, sul versante delle operazioni, l'Italia ha sostenuto con convinzione le missioni in Bosnia degli anni ‘90, in Afghanistan (2001-2021) e continua il proprio importante impegno in Iraq ed in Kosovo. Oggi, l'Italia conferma la propria funzione cruciale nell'area mediterranea, anche grazie alla costituzione dell'Hub per il Sud presso il Comando Interforze Alleato di Napoli, con funzioni fondamentali di monitoraggio e raccolta di informazioni strategiche sul versante meridionale. Svolge inoltre un ruolo basilare nell'ambito delle operazioni di Air Policing su diversi fronti, tra cui Balcani e Paesi Baltici.

L'Italia ospita sul suo territorio numerose strutture integrate dell'Alleanza, tra cui:

  • Allied Joint Force Command, Napoli – Uno dei tre JFC della NCS, ubicato presso Lago Patria (NA). La missione del comando è preparare, pianificare e condurre operazioni militari al fine di preservare la pace, la sicurezza e l'integrità territoriale degli Stati membri dell'Alleanza in tutta l'Area di responsabilità (AOR) del SACEUR e oltre. Dal Chief of Staff di JFC NP dipende il NATO Strategic Direction-South HUB, concepito per aumentare la comprensione da parte della NATO delle dinamiche regionali del Nord Africa, del Medio Oriente, del Sahel, del Sub-Sahara e delle aree adiacenti, attraverso una rete di esperti e organizzazioni locali nella regione, al fine di identificare e analizzare sfide comuni e opportunità di cooperazione che influenzano la stabilità e la sicurezza.
  • NATO Defense College, Roma – Istituto di formazione ubicato in Roma la cui missione è contribuire all'efficacia e alla coesione dell'Alleanza principalmente attraverso l'istruzione di alto livello, sulle questioni di sicurezza transatlantica, resa possibile dalla ricerca su questioni rilevanti per l'Alleanza e sostenuta dall'impegno con alleati, partner ed entità non NATO (NNE), con un approccio a 360 gradi.
  • Multinational CIMIC Group, Motta di Livenza (TV) – La missione del Gruppo CIMIC multinazionale è essere pronto a dispiegarsi su ordine di SACEUR, in un'area di operazioni designata, per il sostegno e la rotazione, per operazioni prolungate e per intraprendere operazioni militari congiunte in tutto lo spettro operativo per quanto attiene al suo ruolo relativo alla cooperazione civile e militare.
  • DACCC Deployable Air Command and Control Centre, Poggio Renatico (FE) – Il Centro di comando e controllo aereo dispiegabile, con sede a Poggio Renatico nel nord Italia, fornisce una capacità dispiegabile di sorveglianza e controllo delle operazioni aeree dell'Alleanza. La sua missione è preparare elementi per il dispiegamento operativo in tutto il mondo e, insieme ai CAOC, fornire esperti ben addestrati e specializzati per incrementare la capacità del comando aereo alleato durante le operazioni e le esercitazioni alleate.
  • NATO Rapid Deployable Corps Italy, Solbiate Olona (VA) – La missione di NRDC-ITA è essere pronto a dispiegarsi come Corpo d'Armata, Comando della componente terrestre o HQ della Joint Task Force per operazioni congiunte (Land Heavy) sotto il comando della NATO, dell'UE o di una coalizione, per condurre o sostenere missioni in tutto lo spettro operativo, sia all'interno che oltre l'area di responsabilità della NATO per la difesa collettiva del territorio dell'Alleanza o per perseguire gli interessi di sicurezza dell'Alleanza, dell'UE o della coalizione.
  • Centre for Maritime Research and Experimentation, La Spezia – Organo esecutivo del NATO's Science and Technology Organization la cui missione è organizzare e condurre ricerca scientifica e sviluppo tecnologico nel dominio marittimo, fornendo soluzioni scientifiche innovative, testate sul campo per rispondere alle esigenze di sicurezza e difesa dell'Alleanza.

 

Sono stati inoltre accreditati in Italia alcuni Centri di Eccellenza dell'Alleanza: il Modelling and Simulation Center di Roma, il Security Force Assistance di Cesano (RM) e lo Stability Policing Centre of Excellence di Vicenza.

Fonte: Rappresentanza permanente d'Italia presso la NATO

ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

La tematica del burden sharing, ossia del rispetto degli impegni assunti in occasione del Summit NATO tra Capi di Stato e di Governo, svoltosi in Galles nel settembre 2014, poi ribaditi a Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence Investment Pledge (DIP), continua a rappresentare una delle questioni politiche del dibattito che si sviluppa in seno all'Alleanza Atlantica.

 

Il Burden sharing richiedeva, infatti, lo sforzo di ciascuna Nazione Alleata a tendere, entro il 2024, al raggiungimento dei seguenti obiettivi (cd. "le tre C"):

  • 2% delle spese per la difesa rispetto al PIL ("cash");
  • 20% della quota del budget della Difesa da destinare agli investimenti ("capabilities");
  • contributo a missioni, operazioni ed altre attività ("contributions").

Al vertice dell'Aia del 25 giugno 2025 gli Alleati si sono impegnati a investire il 5% del Prodotto Interno Lordo (PIL) annuo in requisiti fondamentali per la difesa e spese relative alla difesa e alla sicurezza entro il 2035. L'impegno, pertanto, risulta articolato in due componenti:

  • almeno il 3,5% del PIL per i requisiti fondamentali della difesa e il conseguimento degli Obiettivi di Capacità NATO;
  • fino all'1,5% del PIL per infrastrutture critiche, reti, resilienza e preparazione civile, innovazione e rafforzamento della base industriale della difesa.

Il rapporto NATO 2026 consente di osservare separatamente le due componenti.

Per la Dichiarazione integrale del Vertice NATO dell'Aia dello scorso 25 giugno 2025 si rinvia al relativo link della NATO.

Il report sottolinea che la NATO raccoglie i dati sugli investimenti per la difesa dagli Alleati e li pubblica regolarmente. Essa utilizza anche informazioni economiche e demografiche disponibili presso la Direzione generale degli Affari economici e finanziari della Commissione europea (DG ECFIN), il Fondo monetario internazionale (FMI) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Lo stesso report sostiene che a causa delle differenze tra tali fonti e le previsioni nazionali sul PIL, nonché tra le definizioni NATO di investimento per la difesa e le definizioni nazionali, le cifre riportate possono divergere considerevolmente da quelle citate dai media, pubblicate dalle autorità nazionali o indicate nei bilanci nazionali.

 
Gli obiettivi NATO nel Documento programmatico pluriennale della Difesa per il triennio 2025-2027

Analogamente ai precedenti Documenti programmatici, il DPP 2025-2027 riporta dati in merito al bilancio della Difesa in chiave NATO (pag. 95), quale rappresentazione del bilancio elaborato in base a parametri e criteri indicati dall'Alleanza. La Difesa è infatti chiamata annualmente, in ambito internazionale, a fornire, secondo formati standardizzati, i propri dati  finanziari inerenti al budget e alla diversa allocazione delle risorse all'interno dello stesso. A tale scopo, è stato istituito il Defence Planning Capability Survey, un questionario con cui la NATO chiede ai Paesi di fornire risposta circa le attività di Policy, sviluppo capacitivo e pianificazione finanziaria associata al conseguimento dei capability target assegnati ai Paesi.

Per quanto attiene il complessivo volume finanziario da prendere a riferimento, il budget in chiave NATO si discosta dal bilancio integrato della Difesa in quanto, rispetto a quest'ultimo si:

  • detrae l'intero importo della Funzione Sicurezza, presente nel bilancio della Difesa, ad esclusione della quota parte afferente al personale dell'Arma dei Carabinieri impiegabile presso i Teatri Operativi del Fuori Area;
  • detrae dalle pensioni provvisorie del personale in ausiliaria l'importo afferente all'Arma dei Carabinieri, a meno della quota parte impiegabile presso i Teatri Operativi;
  • aggiunge l'importo della spesa pensionistica del personale militare e civile sostenuta dall'INPS, includendo solo la quota deployable del personale dell'Arma dei Carabinieri;
  • aggiunge il budget per contesti, domini e settori a cui è stato attribuito un focus più militare;
  • aggiungono le spese sostenute per i progetti di cooperazione militare (Military Mobility).
Tali dati, comparati con quelli forniti dalle altre Nazioni, vengono poi utilizzati  per la compilazione di statistiche, situazioni, schede, documenti e pubblicazioni allo scopo di fornire agli operatori del settore un valido strumento di approfondimento su tematiche quali il controllo degli armamenti, la risoluzione dei conflitti e la creazione di condizioni di sicurezza internazionale e pace durevole.

Il DPP riporta che "l'Italia ha affrontato il vertice NATO dell'Aja 24-25 giugno 2025 potendo comunicare il  2% del PIL per la spesa in difesa, raggiungendo di fatto gli obiettivi Defence Investment Pledge (DIP) fissati nel Summit del Galles del 2014" e presenta la seguente serie storica delle spese per la Difesa in chiave NATO.  La previsione relativa alle spese per la difesa in chiave NATO per l'annualità 2025, riportata nel DPP 2025-2027, ammonta a 45.315 M€.
ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

Il Vertice NATO di Ankara, tenutosi il 7 e 8 luglio 2026 ha riunito i Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Atlantica per riaffermare la coesione politica e militare degli Alleati in un contesto internazionale segnato dalla minaccia russa, dal terrorismo, dalla competizione strategica e dalle crisi regionali.

 

La Dichiarazione finale adottata al termine del Vertice contiene, in particolare, i seguenti punti:

  1. è stato ribadito l'impegno "incrollabile" degli Alleati nei confronti dell'Articolo 5 del Trattato;
  2. è stato affermato che per contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche, nonché la minaccia persistente del terrorismo, gli Alleati confermano l'attuazione degli impegni assunti nel corso del vertice dell'Aia in materia di difesa.
    Nel 2025, gli Alleati europei e il Canada hanno infatti aumentato di oltre 139 miliardi di dollari i propri investimenti nei requisiti fondamentali di difesa.
    Sono stati inoltre annunciati nuovi acquisti per oltre 50 miliardi di dollari oltre all'impegno ad ampliare la capacità manifatturiera collettiva e a collaborare con l'industria per accelerare l'innovazione;
  3. è stato ribadito il concetto di maggiori responsabilità per la difesa dell'Alleanza: un'Europa più forte in una NATO più forte. Gli Alleati europei e il Canada, in collaborazione con gli Stati Uniti, si stanno assumendo maggiori responsabilità. La NATO punta a mantenere il proprio vantaggio operativo e ad investire nella capacità di schierare, supportare e sostenere le forze armate e di raggiungere gli obiettivi di capacità in tutti i domini, inclusi gli attacchi di precisione a lungo raggio, la difesa aerea e missilistica integrata, i sistemi senza equipaggio, le tecnologie d'avanguardia e le capacità di intelligence;
  4. gli Alleati hanno confermato il pieno sostegno all'Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale. Gli Alleati europei e il Canada finanziano ormai la maggior parte dell'assistenza destinata alla sicurezza dell'Ucraina attraverso canali bilaterali e multilaterali. Gli Alleati hanno sottolineato che tale sostegno deve essere equo, prevedibile e sostenibile a lungo termine. A tal fine, per il 2026 si impegnano a fornire 70 miliardi di euro in equipaggiamenti militari, assistenza e formazione, affermando inoltre l'intenzione di mantenere livelli almeno equivalenti nel 2027. È stato inoltre accolto con favore anche il sostegno pluriennale dell'Unione europea attraverso il prestito a favore dell'Ucraina (Ukraine Support Loan);
  5. gli Alleati hanno ribadito che l'Iran non dovrà mai dotarsi di un'arma nucleare e chiedono a Teheran di rispettare pienamente la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz;
ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

Gli investimenti per la difesa consentono agli Alleati di adempiere ai propri obblighi individuali e collettivi, in conformità con l'articolo 3 del Trattato di Washington.

Come riportato nel grafico di Fig. 1, secondo le stime, nel 2025 gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato la spesa core per la difesa di oltre 90 miliardi di dollari a prezzi costanti 2021 rispetto al 2024 (da 479,9 miliardi del 2024 ai 571,2 miliardi del 2025), pari a una crescita reale di circa il 19%. Nel 2026 tale valore raggiunge 633,9 miliardi di dollari a prezzi costanti e 777,1 miliardi a prezzi correnti. La crescita reale stimata per il 2026 è del 10,98%.

Viceversa gli USA passano dagli 850 miliardi del 2024 agli 834 miliardi per il 2025. Pertanto la quota di spesa (sul totale della spesa) sostenuta dagli Alleati europei e dal Canada aumenta di circa 4,6 punti percentuali, passando dal 36,1% del 2024 al 40,7% del 2025. Simmetricamente, la quota statunitense scende dal 63,9% al 59,3%.

 

Fig. 1 - Spesa core per la difesa: confronto tra Stati Uniti e NATO Europa e Canada (2014-2026)

Valori in miliardi di dollari, a prezzi e tassi di cambio costanti del 2021

Nota: valori 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su NATO, Defence Investment of NATO Countries (2014-2026), grafico 2.

 

Fig. 2 - NATO Europa e Canada: spesa core e investimenti connessi alla difesa e alla sicurezza in percentuale del PIL

Nota: la componente di sicurezza è riportata dal rapporto per il 2025 e il 2026. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su dati NATO, grafico 3.

Il grafico di Fig. 2 evidenzia la progressiva crescita, tra il 2014 e il 2026, dello sforzo finanziario complessivo sostenuto degli Alleati europei e del Canada in rapporto al PIL aggregato, distinguendo due componenti:

  • in blu scuro, la spesa per i requisiti fondamentali della difesa (Core Defence Expeditures), calcolata secondo la definizione NATO tradizionale;
  • in celeste, gli ulteriori investimenti connessi alla difesa e alla sicurezza (Defence-and Security-Related Investment), categoria che comprende, tra l'altro, protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza delle reti, resilienza civile, innovazione e rafforzamento della base industriale della difesa.

Questa distinzione riflette il nuovo impegno assunto al vertice NATO dell'Aia del 2025: entro il 2035 gli Alleati dovranno destinare complessivamente il 5 per cento del PIL alla difesa e alla sicurezza, di cui almeno il 3,5 per cento ai requisiti fondamentali della difesa e fino all'1,5 per cento agli investimenti connessi.

La componente core sale dall'1,96% del PIL nel 2024 al 2,31% nel 2025 e al 2,53% nel 2026. La componente connessa alla difesa e alla sicurezza è stimata all'1,45% nel 2025 e all'1,40% nel 2026. Sommando le due componenti, lo sforzo complessivo raggiunge il 3,76% del PIL nel 2025 e il 3,93%  nel 2026.

ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

Nel 2026 le quote più elevate di spesa core sul PIL sono stimate per Lituania (5,33%), Estonia (5,10%), Lettonia (4,92%), Polonia (4,68%) e Grecia (3,65%). La Danimarca, al 3,49%, si colloca immediatamente al di sotto della soglia del 3,5%. Gli Stati Uniti e la Norvegia sono entrambi al 3,17%.

Secondo tali stime, nel 2026 soltanto cinque Paesi superano già la nuova soglia del 3,5 per cento del PIL, prevista per la spesa core entro il 2035.

Fig. 3 - Spesa core per la difesa in percentuale del PIL nel 2026

Nota: dati 2026 stimati; l'Islanda non dispone di forze armate. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavola 3.

L'Italia, con il 2,10%, si colloca al 21° posto ex aequo con il Portogallo tra i 31 Alleati riportati nella tavola.

Il valore supera di appena 0,10 punti la precedente soglia del 2 per cento, ma resta inferiore di 0,43 punti percentuali rispetto alla media aggregata registrata dagli Alleati europei e dal Canada, pari al 2,53%. Rispetto al nuovo obiettivo core del 3,5%, il divario italiano è ancora di 1,40 punti percentuali di PIL.

Fig. 4 - Maggiori aumenti della spesa core in percentuale del PIL tra 2025 e 2026

Variazioni in punti percentuali. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavola 3.

Per l'anno 2026, gli aumenti più elevati della spesa militare core rispetto al 2025, calcolati in punti percentuali di PIL, sono previsti per Lituania (+1,30), Lettonia (+1,25), Estonia (+1,17), Grecia (+0,86) e Albania (+0,67).

Osservando invece la spesa core in termini reali, cioè calcolato a prezzi e tassi di cambio costanti del 2021, i maggiori tassi di crescita reale annua della spesa core tra il 2025 e il 2026 sono stimati per  Albania (+50,03%), Lettonia (+36,81%), Lituania (+36,04%), Grecia (+33,17%) ed Estonia (+32,41%).

Il rapporto italiano per gli anni in esame passa dal 2,09 al 2,10 per cento del PIL, con un aumento di appena 0,01 punti percentuali. La stabilità del rapporto non significa però che la spesa resti invariata: a prezzi correnti la spesa sale da 47,18 a 48,31 miliardi di euro e, a prezzi costanti, cresce dell'1,01 per cento.

Ad ogni modo, il dato più evidente è la concentrazione dei maggiori aumenti sul fianco orientale e nord-orientale dell'Alleanza. Lituania, Lettonia ed Estonia, insieme alla Polonia, partivano già da livelli elevati e accelerano ulteriormente. Non si tratta quindi soltanto di Paesi che cercano di raggiungere il precedente parametro del 2 per cento, ma di Alleati che stanno orientando una parte molto maggiore delle proprie risorse nazionali verso la difesa.

ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

Per quanto riguarda l'Italia, come desumibile dal grafico di Fig. 5, la serie storica ricalcolata dalla NATO mostra un livello compreso tra l'1,06% e l'1,22% nel periodo 2014-2019, una crescita all'1,58% nel 2020, una successiva stabilizzazione intorno all'1,5% e il superamento del 2% nel 2025. Il valore stimato passa dal 2,09% del 2025 al 2,10% del 2026.

Fig. 5 - Italia: spesa core per la difesa in percentuale del PIL, 2014-2026

Nota: dati 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavola 3.

Si segnala che la richiamata percentuale contenuta nel report della Nato non è comparabile con analoghe valutazioni svolte in ambito nazionale, europeo ed internazionale e ciò in quanto, come evidenziato anche nel Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa relativo al periodo 2025-2027, il complessivo volume finanziario preso in considerazione in ambito NATO (ovvero il cosiddetto budget della Difesa in chiave NATO) viene individuato sulla base di parametri e criteri propri dell'Alleanza, affinché, nell'ambito della c.d. Defence Planning Capability Survey, i dati finali siano omogenei e quindi comparabili con quelli di tutti i Paesi appartenenti all'Alleanza stessa.

La NATO chiede di compilare appositi prospetti nei quali i volumi finanziari sono aggregati in base a specifiche categorie di spesa (Equipment, Personnel, Infrastructure, Other), raggruppati, in base ad un criterio precipuamente oggettivistico, in quattro macro-aree (Operiting costs-spese di personale e di esercizio, Procurement and construction-acquisizione sistemi d'arma e infrastutture militari, Reserch and development-ricerca e sviluppo, other expenditure). Come evidenziato dall'Amministrazione della Difesa, le categorie NATO non sempre hanno una chiara e completa corrispondenza con quelle presenti nel bilancio nazionale, sicché, per trovare tale correlazione, la stessa Amministrazione si avvale degli aggregati elaborati utilizzando i codici della Pianificazione Tecnico-Finanziaria (PTF, ripartizione per materia dei volumi di bilancio), che, attraverso opportuni filtri, consentono le associazioni all'interno delle categorie previste richieste dalla NATO (Relazione Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato 2025, Vol. II, pag. 148).

 

Fig. 6 - Italia: spesa core per la difesa a prezzi correnti, 2014-2026

Valori in miliardi di euro; dati 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavola 1.

A prezzi correnti la spesa italiana sale da 33,40 miliardi di euro nel 2024 a 47,18 miliardi nel 2025 e 48,31 miliardi nel 2026.

A prezzi costanti 2021 il valore 2026 è pari a 41,68 miliardi di euro: dopo l'incremento reale del 38,5% nel 2025, il rapporto prevede una crescita reale dell'1,01% nel 2026.

Nota: dati 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su dati NATO, tavole 1, 3, 6, 7 e 8a (con la voce Equipaggiamenti e R&S si fa riferimento ai grandi equipaggiamenti + R&S ad essi dedicata). 

Gli indicatori di sintesi mostrati in tabella evidenziano una marcata crescita della spesa core italiana per la difesa tra il 2024 e il 2025, con il rapporto di tali spese con il PIL che passa dall'1,52 al 2,09 per cento e il valore a prezzi correnti che aumenta da 33,4 a 47,18 miliardi di euro.

Nel 2026 la spesa raggiunge 48,3 miliardi, ma il rapporto con il PIL rimane sostanzialmente stabile al 2,10 per cento, indicando un consolidamento più che una nuova accelerazione dello sforzo finanziario.

Conseguentemente cresce anche la spesa core pro capite, che passa da 598 dollari nel 2024 a 829 dollari nel 2025 e a 839 dollari nel 2026: l'incremento è quindi particolarmente pronunciato nel 2025, mentre nell'anno successivo il valore aumenta in misura più contenuta.

Aumenta inoltre il personale militare, stimato in 191.600 unità nel 2026.

La quota destinata ai grandi equipaggiamenti e alla ricerca e sviluppo ad essi correlata si attesta al 24,45 per cento della spesa core, al di sopra del parametro NATO del 20 per cento, ma su un livello ancora inferiore sia alla media aritmetica degli Alleati, pari a circa il 34,34 per cento, sia alla mediana, pari al 33,98 per cento.

I dati relativi al 2025 e al 2026 hanno natura estimativa e possono risentire di revisioni informative e metodologiche.

ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

Il rapporto NATO stima per l'Italia 191.600 unità di personale militare nel 2026, in aumento rispetto alle 185.400 del 2025 e alle 168.900 del 2024.

Il dato interrompe la riduzione osservata tra il 2014 e il 2024. Nel gruppo dei principali Paesi europei considerati nel grafico, la Polonia raggiunge 263.600 unità, la Francia 202.000, l'Italia 191.600 e la Germania 183.200.

Fig. 7 - Personale militare dei principali Paesi europei, 2014-2026

Valori in migliaia. Dati 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavola 7.

ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026

Con riferimento alla quota del Budget della Difesa destinata in Italia agli investimenti, il report NATO stima per l'anno 2026 una percentuale del 24,45%, in leggero calo rispetto al 24,78% del 2025, e superiore al parametro del 20% fissato in occasione del richiamato Summit Nato del 2014 in relazione alla quota del budget della Difesa da destinare agli investimenti ("capabilities").

Tale quota destinata a grandi equipaggiamenti, inclusa la ricerca e sviluppo correlata, resta uno degli indicatori utilizzati per valutare la modernizzazione dello strumento militare. Nel 2026, 30 dei 31 Alleati riportati nella tavola superano il parametro del 20%; la Norvegia è stimata al 17,95%.

Fig. 8 - Grandi equipaggiamenti e relativa R&S in percentuale della spesa core, 2026

Nota: dati 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavola 8a.

Come sopra anticipato, l'Italia destina il 24,45% della spesa core agli equipaggiamenti e alla relativa R&S, valore superiore al parametro del 20%, ma collocato al 29° posto tra i 31 Paesi. La mediana degli Alleati è pari al 33,98%. I valori più elevati sono registrati da Polonia (55,91%), Albania (52,62%), Lussemburgo (51,77%) e Lituania (47,57%).

Fig. 9 - Italia: composizione della spesa core per categoria, 2024-2026

Nota: dati 2025 e 2026 stimati. Fonte: rielaborazione Servizio Studi su report NATO, tavole 8a e 8b.

Nel 2026, le spese per il personale rappresentano il 57,10% della spesa core italiana, quelle per gli equipaggiamenti il 24,45%, quella per le infrastrutture il 6,85% e le altre spese l'11,61%.

Rispetto al 2025 diminuisce la quota del personale (-4,15 punti percentuali), mentre cresce in particolare quella delle infrastrutture (+4,33 punti). 

Classificazione delle spese per la difesa della NATO:
  • Equipaggiamenti: Grandi equipaggiamenti (sistemi missilistici, missili e armamenti convenzionali, armi nucleari, aeromobili, artiglieria, veicoli da combattimento, mezzi del genio, armamenti e armi leggere, veicoli da trasporto, navi e unità portuali, apparecchiature elettroniche e per le comunicazioni), Attività di ricerca e sviluppo dedicate ai grandi equipaggiamenti;
  • Infrastrutture: Costruzioni militari nazionali,  Infrastrutture comuni della NATO (spese sostenute in qualità di nazione ospitante, pagamenti ad altri Paesi, entrate provenienti da altri Paesi, spese per terreni e utenze);
  • Personale: Personale militare (retribuzioni e indennità, contributi del datore di lavoro ai fondi pensionistici, altre spese), Personale civile (retribuzioni e indennità, contributi del datore di lavoro ai fondi pensionistici),  Pensioni (corrisposte al personale militare in quiescenza e al personale civile in quiescenza);
  • Spese per operazioni e manutenzione e altre spese: Operazioni e manutenzione (munizioni ed esplosivi, esclusi quelli nucleari, prodotti petroliferi, parti di ricambio, altri equipaggiamenti e materiali, canoni di locazione, altre spese operative e di manutenzione), Altre attività di ricerca e sviluppo (esclusa pertanto quella dedicata ai grandi equipaggiamenti), Altre spese.
ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026
 
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