Il Piano di pace per Gaza
Con l'accettazione di Israele e Hamas, il
9 ottobre è partita la
Fase 1 del Piano, con cessate-il-fuoco immediato, liberazione degli ostaggi, ripresa della distribuzione degli aiuti e riposizionamento delle truppe israeliane (
Israel Defense Forces, IDF) nella parte esterna della Striscia (una porzione pari al 53% della sua superficie).
Al vertice di Sharm el-Sheikh del
13 ottobre, alla presenza di una trentina di leader, soprattutto di Paesi arabi ed europei,
l'accordo per la fine della guerra a Gaza è stato firmato da tutti i Paesi mediatori dell'intesa (Stati Uniti, Egitto, Turchia e Qatar) ed è iniziata la
Fase 2 del Piano, in cui si dovranno specificare regole e norme con cui procedere alla ricostruzione e stabilizzazione del territorio.
In particolare, il
punto 9 del Piano prevede che
Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle municipalità,
composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, senza alcuna affiliazione politica. Tale comitato opererà sotto la supervisione e il controllo di un nuovo
organismo internazionale di transizione, il "Consiglio di pace" (
Board of peace), presieduto dal Presidente Trump, con il compito di definire il quadro di riferimento e gestire i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza fino a quando "
l'Autorità Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del Presidente Trump del 2020 e la proposta saudita-francese, e potrà riprendere in modo sicuro ed efficace il controllo di Gaza".
Il
punto 13 del Piano prevede poi che "
Hamas e le altre fazioni accettano di non svolgere alcun ruolo nella governance di Gaza, né direttamente, né indirettamente, né in alcuna altra forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, compresi i tunnel e gli impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso definitiva delle armi attraverso un processo concordato di smantellamento, supportato da un programma di riacquisto e reintegrazione finanziato a livello internazionale, il tutto verificato dagli osservatori indipendenti. La nuova Gaza si impegnerà pienamente a costruire un'economia prospera e a coesistere pacificamente con i propri vicini".
Inoltre, "
i partner regionali forniranno una garanzia per assicurare che Hamas e le fazioni rispettino i loro obblighi e che la nuova Gaza non rappresenti una minaccia per i suoi vicini o per la sua popolazione" (
punto 14) e "
gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per costituire una forza internazionale di stabilizzazione (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza. L'ISF addestrerà e fornirà supporto alle forze di polizia palestinesi controllate a Gaza e si consulterà con la Giordania e l'Egitto, che hanno una vasta esperienza in questo campo. Questa forza costituirà la soluzione a lungo termine per la sicurezza interna. L'ISF collaborerà con Israele ed Egitto per contribuire a garantire la sicurezza delle zone di confine, insieme alle forze di polizia palestinesi appena addestrate. È fondamentale impedire l'ingresso di munizioni a Gaza e facilitare il flusso rapido e sicuro di merci per ricostruire e rivitalizzare Gaza. Le parti concorderanno un meccanismo di risoluzione dei conflitti" (
punto 15). Da notare, comunque, che in un passaggio del
punto 16 si sottolinea come
l'IDF si ritirerà progressivamente, cedendo territorio alla Forza di stabilizzazione internazionale "
fatta eccezione per una presenza di sicurezza perimetrale che rimarrà fino a quando Gaza non sarà adeguatamente protetta da qualsiasi minaccia terroristica".
Il
punto 18 richiama l'avvio di "
un processo di dialogo interreligioso basato sui valori della tolleranza e della coesistenza pacifica per cercare di cambiare la mentalità e la narrativa dei palestinesi e degli israeliani, sottolineando i benefici che possono derivare dalla pace". L'obiettivo finale è quello riportato nei
punti 19 e 20, ovvero creare "
le
condizioni per un
percorso credibile verso l'autodeterminazione e la statualità palestinese", riconosciuta come "
aspirazione del popolo palestinese", affinché Israele e i palestinesi concordino "
un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera".