tema 31 marzo 2021
Studi - Finanze Tassazione delle persone fisiche

La legge di bilancio 2021 istituisce un Fondo, con una dotazione di 8.000 milioni di euro per l'anno 2022 e 7.000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2023, per interventi di riforma del sistema fiscale, da realizzare con appositi provvedimenti normativi; a tale fondo sono anche destinate risorse derivanti dal miglioramento dell'adempimento spontaneo (legge n. 178 del 2020, commi 2-7).

Le Commissione VI Finanze della Camera e 6a Finanze e tesoro del Senato hanno avviato un'indagine conoscitiva sulla riforma fiscale, con particolare riferimento all'IRPEF

Per far fronte all'emergenza Coronavirus sono state adottate numerose misure a livello nazionale ed internazionale dirette a  prevenirne ed arginarne l'espansione, per la cui descrizione si rinvia al relativo tema web Si tratta nella gran parte dei casi di agevolazioni, molte delle quali a carattere temporaneo, volte soprattutto a sospendere e alleggerire gli adempimenti fiscali a carico delle persone fisiche, nonché di incentivare la crescita economica dopo la crisi. Analoghe misure sono contenute nel decreto-legge n. 137 del 2020 (decreto Ristori), al cui tema si rinvia. 

Si segnala che la Relazione annuale sul 2019 della Banca d'Italia pone in evidenza che nel 2019 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 42,4 % del PIL (contro il 41,9 del 2018), il valore più elevato dal 2015

Con il decreto-legge n. 3 del 2020allo scopo di ridurre il cd. cuneo fiscale, è riconosciuto un trattamento economico integrativo per i lavoratori dipendenti e le categorie assimilate; viene inoltre prevista una temporanea nuova detrazione IRPEF. Il provvedimento di conseguenza  abroga il cd. bonus 80 euro introdotto nel 2014. Il comma 8 della legge di bilancio 2021, modificando la disciplina del citato decreto legge n.3 stabilisce l'applicazione a regime della richiamata misura agevolativa. La norma infatti dispone che, nelle more di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali, la detrazione spetta per le prestazioni rese a decorrere dal 1° luglio 2020 (e non più solo per le prestazioni rese dal 1°luglio 2020 al 31 dicembre 2020). Tuttavia, la disposizione nel testo approvato non teneva conto del fatto che, a decorrere dal 2021, l'applicazione riferita all'intero anno richiede il raddoppio degli importi della medesima detrazione che sono espressamente indicati nella norma istitutiva e riferiti ad un solo semestre.

Il decreto-legge n. 182 del 2020 ha, pertanto, corretto e chiarito quali sono gli importi effettivi dell'ulteriore detrazione spettanti, rispettivamente, per il secondo semestre dell'anno 2020 e a decorrere dal 2021, precisando che per le prestazioni rese a decorrere dal 1° gennaio 2021 l'agevolazione spetta per importi raddoppiati rispetto a quelli previsti nel solo secondo semestre 2020.

Più in dettaglio, essa spetta nei seguenti importi:

- 960 euro, aumentati del prodotto tra 240 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 35.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 35.000 euro;

- 960 euro, se il reddito complessivo è superiore a 35.000 euro ma non a 40.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 5.000 euro.

La legge di bilancio 2020 ha apportato sostanziali modifiche alle detrazioni IRPEF (commi 679 e 680), prevedendo che le detrazioni al 19 per cento spettino se la relativa spesa è sostenuta con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili, salva la possibilità di pagare in contanti, senza perdere il diritto alla detrazione, i medicinali e i dispositivi medici, nonché le prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale. Tali misure sono state ulteriormente implementate e potenziate dal cd. decreto Rilancio.

 

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Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia e delle Finanze ha pubblicato le statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche (IRPEF) relative all'anno d'imposta 2019 (dichiarazioni 2018).

Il Dipartimento delle Finanze fa presente che il numero totale dei contribuenti è; aumentato di circa 162.000 soggetti (+0,4%) rispetto all'anno precedente.

Si rende noto che nell'anno di riferimento 21,2 milioni di persone fisiche hanno utilizzato il modello 730, con un aumento di oltre 500.000 contribuenti rispetto all'anno precedente; 9,6 milioni di soggetti hanno presentato invece il modello "Redditi Persone Fisiche", mentre i dati dei restanti 10,6 milioni di contribuenti, non tenuti a presentare direttamente la dichiarazione, sono stati acquisiti tramite il modello CU compilato dal sostituto d'imposta.

ultimo aggiornamento: 4 agosto 2020

Per quanto concerne le misure fiscali relative alle persone fisiche dettate dall'emergenza coronavirus, molte delle quali temporanee, si rinvia all'apposito tema web

La legge di bilancio 2021 prevede che (comma 38) per l'anno 2021 l'esenzione ai fini Irpef - già prevista per gli anni 2017-2020 e, nella misura del 50%, per il 2021 - dei redditi dominicali e agrari relativi ai terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, mentre il comma 39 proroga al 2021 la possibilità di innalzare le percentuali di compensazione applicabili agli animali vivi delle specie bovina e suina rispettivamente in misura non superiore al 7,7 per cento e all'8 per cento.

La legge di bilancio 2020 ha apportato numerose modifiche alle agevolazioni IRPEF, con particolare riferimento alle detrazioni.

In particolare, è stato costituito un Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti (cuneo fiscale), con una dotazione di 3 miliardi di euro per l'anno 2020 e 5 miliardi a decorrere dal 2021 (comma 7).

La legge ha effettuato anche un intervento di complessivo riordino sulle detrazioni IRPEF al 19 per cento, che sono state ridotte per i contribuenti con reddito superiore a 120.000 euro, fatte salve le spese per interessi su prestiti e mutui per l'acquisto e la costruzione dell'abitazione principale, nonché per le spese sanitarie (comma 629). Inoltre, la fruibilità della detrazione è condizionata all'utilizzo di versamento bancario o postale ovvero di altri sistemi dipagamento tracciabili (commi 679-680), salvo che per alcune categorie di spese mediche. 

E' stata prevista inoltre la detraibilità al 19 per cento delle spese sostenute, anche nell'interesse dei familiari fiscalmente a carico, per lo studio e la pratica della musica da contribuenti con reddito complessivo non superiore a 36.000 euro (commi 346-347); è stato elevato a  500 euro (rispetto agli attuali 387,34 euro) l'importo della spesa massima detraibile per le spese veterinarie (comma 361).

Il decreto-legge n. 3 del 2020 ha poi riconosciuto una ulteriore misura di sostegno al reddito, sotto forma di detrazione dall'imposta lorda, per i titolari di reddito complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro, a carattere temporaneo (semestre 1° luglio -31 dicembre 2020), in vista di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni. Il comma 8 della legge di bilancio 2021, modificando la previgente disciplina, stabilisce l'applicazione a regime della richiamata misura agevolativa. La norma infatti dispone che, nelle more di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali, la detrazione spetta per le prestazioni rese a decorrere dal 1° luglio 2020 (e non più solo per le prestazioni rese dal 1°luglio 2020 al 31 dicembre 2020). Tuttavia, la disposizione nel testo approvato non tiene conto del fatto che, a decorrere dal 2021, l'applicazione riferita all'intero anno richiede il raddoppio degli importi della medesima detrazione che sono espressamente indicati nella norma istitutiva e riferiti ad un solo semestre.

Il decreto-legge n. 182 del 2020 ha, pertanto, corretto e chiarito quali sono gli importi effettivi dell'ulteriore detrazione spettanti, rispettivamente, per il secondo semestre dell'anno 2020 e a decorrere dal 2021, precisando che per le prestazioni rese a decorrere dal 1° gennaio 2021 l'agevolazione spetta per importi raddoppiati rispetto a quelli previsti nel solo secondo semestre 2020.

Più in dettaglio, essa spetta nei seguenti importi:

- 960 euro, aumentati del prodotto tra 240 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 35.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 35.000 euro;

- 960 euro, se il reddito complessivo è superiore a 35.000 euro ma non a 40.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 5.000 euro.

In questa sede si ricorda altresì che la Camera dei deputati ha approvato l'A.C. 687, che reca la delega al Governo per riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e la dote unica per i servizi. In particolare, si prevede che l'assegno unico e universale possa essere concesso anche in forma di credito d'imposta, oltre che in forma di erogazione mensile di una somma in denaro.

Inoltre è all'esame della Camera il cd. Family Act, ossia il disegno di legge di delega (A.C. 2561al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia; esso (articolo 3)  conferisce al Governo la delega ad adottare uno o più; decreti legislativi per il riordino delle misure, anche fiscali, di sostegno all'educazione dei figli a carico, prevedendo contestualmente l'introduzione di nuovi benefici da erogare alle famiglie.

ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2021

Nel corso degli ultimi anni si sono succedute e stratificate diverse misure volte ad attrarre risorse umane in Italia, prevedendo agevolazioni fiscali condizionate al trasferimento della residenza.

L'articolo 44 del D.L. n. 78 del 2010 ha agevolato il rientro di docenti e ricercatori, prevedendo che solo una parte del loro reddito (10 per cento) è assoggettata ad imposizione. In un primo momento l'accesso al beneficio era consentito ai ricercatori e docenti che trasferivano la residenza fiscale in Italia nel periodo compreso tra il 31 maggio 2010 e i sette anni solari successivi (30 maggio 2017). Con la legge di bilancio 2017 (comma 149) l'agevolazione è stata resa permanente non essendo più prevista una data ultima utile per poter far rientro in Italia. La norma trova quindi applicazione anche per docenti e ricercatori, aventi i requisisti richiesti, che si trasferiscono in Italia dopo il 30 maggio 2017. Resta fermo che il periodo di fruizione è limitato complessivamente a quattro periodi di imposta. Chiarimenti sui requisiti soggettivi, misura dell'agevolazione, durata e redditi agevolabili sono stati forniti dall'Agenzia delle entrate con circolare 17/E del 2017.

La legge n. 238 del 2010 ha disciplinato gli incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia. Tale disciplina, vigente fino al 2017, ha previstola concessione di incentivi fiscali sotto forma di parziale imponibilità del reddito derivante dalle attività di lavoro dipendente, autonomo o d'impresa, avviate in Italia, in favore di "contro-esodati", ovvero cittadini italiani e degli altri Stati dell'Unione europea che, dopo aver risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia ed essersi quindi trasferiti all'estero, hanno deciso di tornare nel territorio dello Stato. Per effetto delle modifiche che si sono susseguite nel tempo, i cittadini dell'Unione europea in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla legge n. 238 del 2010, purché rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015, hanno avuto la possibilità di applicare gli incentivi fiscali da essa previsti fino al periodo d'imposta 2017. Gli stessi soggetti, in alternativa,  hanno potuto optare per il regime dei lavoratori impatriati di seguito descritto

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Il D.Lgs. n. 147 del 2015 (attuativo della delega fiscale)  ha previsto un regime speciale per lavoratori impatriati a favore dei lavoratori che rivestono una qualifica per cui sia richiesta alta qualificazione o specializzazione ovvero che rivestono ruoli direttivi e che, non essendo stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti, trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato. Il reddito di lavoro dipendente e di lavoro autonomo concorre alla formazione del reddito complessivo solo limitatamente al 50 per cento del suo ammontare. L'agevolazione fiscale per i lavoratori impatriati spetta per cinque periodi di imposta e, precisamente, per quello in cui il soggetto trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi. La legge di bilancio 2017 ha esteso ai lavoratori autonomi la possibilità di accedere al beneficio, riducendo la quota sottoposta a tassazione rispetto all'originario 70 per cento. L'attività lavorativa va prestata prevalentemente nel territorio italiano, deve essere svolta presso un'impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa, o con società con cui vi è un rapporto di controllo. 

Allo scopo di uniformare la disciplina vigente in materia di rientro di lavoratori dall'estero, la misura agevolativa è altresì estesa ai lavoratori rientranti in Italia, ai sensi dell'apposita disciplina della legge n. 238 del 2010, affidando alle norme secondarie di attuazione il compito di coordinare le disposizioni agevolative di favore. Il decreto-legge n. 244 del 2016 (articolo 3, comma 3- novies) ha riaperto il termine per l'esercizio dell'opzione sul regime fiscale applicabile, in favore dei lavoratori dipendenti che non l'hanno già esercitata, fino al 30 aprile 2017 (termine festivo, prorogato al 2 maggio 2017), secondo le modalità attuative che sono state individuate con il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 31 marzo 2017. Per accedere all'agevolazione, irrevocabile, i lavoratori devono presentare un'apposita richiesta scritta al proprio datore di lavoro. L'istanza dovrà contenere le generalità del contribuente, il suo codice fiscale, l'indicazione dell'attuale residenza in Italia e l'impegno a comunicare ogni variazione della residenza o del domicilio prima del decorso di cinque anni dalla data della prima fruizione del beneficio. L'opzione consente di fruire del regime speciale per il quinquennio 2016/2020.

Successivamente (articolo 4, comma 7-bis, del decreto-legge n. 50 del 2017, con una norma di interpretazione autentica) è stato chiarito che i soggetti  trasferiti in Italia entro il 31 dicembre 2015 (per utilizzare i benefici fiscali previsti dalla legge n. 238 del 2010) e che hanno successivamente optato per il regime agevolativo previsto per i lavoratori rimpatriati (ai sensi del D.Lgs. n. 147 del 2015) decadono dal beneficio fiscale nel caso in cui la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno due anni. In tal caso si provvede al recupero dei benefici fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi. L'articolo 8-bis del decreto-legge n. 148 del 2017 consente ai lavoratori rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015 di applicare il regime più favorevole (di cui alla legge n. 238 del 2010) anche per il periodo d'imposta 2016, rinviando l'opzione per il nuovo regime limitatamente al quadriennio 2017-2020. Inoltre si dispone che le disposizioni sul rimpatrio di docenti, ricercatori e lavoratori si applichino nei limiti e alle condizioni delle norme UE in tema di aiuti di Stato cd. de minimis. 

L'Agenzia delle entrate, con la circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, ha fornito chiarimenti interpretativi sui regimi agevolativi sopra descritti.

Il decreto-legge "crescita" (articolo 5 del decreto-legge n. 34 del 2019) ha ampliato le agevolazioni in favore dei lavoratori impatriati e dei docenti e ricercatori che rientrano in Italia. In particolare, per quanto riguarda gli impatriati, con riferimento ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto (in sostanza, dall'anno 2020):

  •  si incrementa dal 50 al 70 per cento la riduzione dell'imponibile;
  •  si semplificano le condizioni per accedere al regime fiscale di favore;
  •  si estende il regime di favore anche ai lavoratori che avviano un'attività d'impresa a partire dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2020;
  •  si introducono maggiori agevolazioni fiscali per ulteriori 5 periodi d'imposta in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni, acquisto dell'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, trasferimento della residenza in regioni del Mezzogiorno).

Con riferimento ai docenti e ricercatori che trasferiscono la residenza in Italia a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto (in sostanza, dall'anno 2020):

  •  si incrementa da 4 a 6 anni la durata del regime di favore fiscale;
  •  si prolunga la durata dell'agevolazione fiscale a 8, 11 e 13 anni, in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni e acquisto dell'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia).

Il medesimo provvedimento ha introdotto  una deroga per i redditi degli sportivi professionisti impatriati, che rimangono detassati al 50 per cento, in luogo del 70 per cento. Inoltre, a tali soggetti non si applicano la maggiorazione dell'agevolazione spettante ai lavoratori impatriati che si trasferiscono nel Mezzogiorno, né la maggiorazione prevista in caso di più figli a carico. Infine, l'applicazione del regime agevolato degli sportivi professionisti viene subordinata al versamento di un contributo pari allo 0,5 per cento dell'imponibile.

Il decreto-legge fiscale 2019 (decreto-legge n. 124 del 2019) ha esteso le predette maggiori agevolazioni disposte dal decreto crescita anche ai lavoratori rientrati in Italia a partire dal 30 aprile 2019 (in luogo di operare per i lavoratori che si ritrasferiscono nel Paese dal 2020), purché beneficiari del regime per i lavoratori impatriati. Ha inoltre istituito il Fondo Controesodo, con dotazione di 3 milioni a decorrere dal 2020, in favore dei lavoratori rientrati in Italia dal 30 aprile 2019.

La legge di bilancio 2021 (comma 50) ha esteso la possibilità di usufruire dell'allungamento temporale del predetto regime fiscale di maggiore agevolazione anche ai soggetti che hanno trasferito la residenza in Italia prima dell'anno 2020 e che, alla data del 31 dicembre 2019, risultano beneficiari del regime di favore ordinario previsto per i lavoratori impatriati; Inoltre, le norme che individuano il perimetro degli studenti destinatari delle agevolazioni fiscali sui redditi di studenti e ricercatori che rientrano in Italia dall'estero si interpretano nel senso che le fisiologiche interruzioni dell'anno accademico non precludono l'accesso agli incentivi, per gli studenti che decidono di fare rientro in Italia dopo avere svolto continuativamente attività di studio all'estero (nuovo comma 1127).

ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2021

La legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018, articolo 1, commi 273 e 274) ha introdotto un regime opzionale di favore per le persone fisiche, titolari dei redditi da pensione, che trasferiscono in Italia la propria residenza in uno dei comuni appartenenti al territorio del Mezzogiorno, con popolazione non superiore ai 20.000 abitanti. Tali soggetti possono optare per l'assoggettamento dei redditi di qualunque categoria, percepiti da fonte estera o prodotti all'estero, ad una imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria, con aliquota del 7 per cento per ciascuno dei periodi di imposta di validità dell'opzione.

Il decreto-legge "crescita" (articolo 5-bis del decreto-legge n. 34 del 2019) allunga da cinque a nove periodi di imposta la validità dell'opzione e consente di mantenere valida l'opzione anche in caso di versamento tardivo dell'imposta sostitutiva.

Nel solco delle medesime finalità, la legge di bilancio 2017 (comma 152) - introducendo l'articolo 24-bis del TUIR - ha previsto un regime opzionale volto a facilitare l'ingresso in Italia di potenziali investitori. Si prevede un'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all'estero per le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, a condizione che non siano state residenti nel nostro Paese in almeno nove dei dieci periodi d'imposta che precedono l'inizio del periodo di validità dell'opzione. La norma, inoltre, consente di estendere il regime ai familiari, a patto che questi spostino la residenza in Italia e versino la tassa per i residenti non domiciliati nel territorio. L'imposta sostitutiva è pari a 100 mila euro all'anno, per chi esercita l'opzione, e a 25 mila euro, per ciascuno dei familiari ai quali sono estesi gli effetti del regime. Con provvedimento 8 marzo 2017 dell'Agenzia delle Entrate sono state definite le modalità applicative per l'esercizio, la modifica o la revoca dell'opzione, e dettate le istruzioni per il versamento del tributo. La risoluzione n. 44/E dell'11 giugno 2018 dell'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo relativo al regime agevolativo per i neoresidenti ad alta capacità contributiva, i quali hanno esercitato la predetta opzione.  Al fine di favorire l'ingresso di significativi investimenti in Italia, anche preordinati ad accrescere i livelli occupazionali, con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'interno, la legge di bilancio 2018 ha disposto l'individuazione di forme di agevolazione nella trattazione delle domande di visto d'ingresso e di permesso di soggiorno applicabili a chi trasferisce la propria residenza fiscale in Italia. L'Agenzia delle entrate al riguardo ha fornito chiarimenti interpretativi con la circolare n. 17/E del 2017.

ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019

A decorrere dal 1° luglio 2014 l'aliquota della tassazione dei redditi di natura finanziaria è passata dal 20 al 26 per cento (articolo 3 del decreto-legge n. 66 del 2014).

La legge di bilancio 2018 ha sottoposto i redditi di capitale e i redditi diversi conseguiti da persone fisiche al di fuori dell'esercizio dell'attività d'impresa, in relazione al possesso e alla cessione di partecipazioni societarie qualificate, a tassazione con la richiamata aliquota al 26 per cento, analogamente a quanto previsto per le partecipazioni non qualificate.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia allo specifico focus.

ultimo aggiornamento: 31 marzo 2031

E' stato emanato il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36 recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché di lavoro sportivo, in attuazione dell'articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86. Tra le norme fiscali previste dal decreto si segnala l'articolo 12 che interviene in materia di disposizioni tributarie associazioni e società sportive dilettantistiche stabilendo che:

  • sui contributi erogati dal CONI, dalle Federazioni Sportive Nazionali e dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, alle società e associazioni sportive dilettanistiche non si applica la ritenuta del 4 per cento a titolo di acconto;
  • gli atti costitutivi e di trasformazione delle associazioni e società sportive dilettantistiche, nonché delle Federazioni Sportive Nazionali e degli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI direttamente connessi allo svolgimento dell'attività sportiva, sono soggetti all'imposta di registro in misura fissa;
  • il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuti dalle Federazioni Sportive Nazionali o da Enti di Promozione Sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità. 

L'articolo 36 del medesimo decreto chiarisce, tra l'altro, l'ambito di applicazione di alcune norme riguardanti il trattamento tributario in materia di lavoro sportivo, disponendo che:

  • (comma 1) l'indennità di anzianità erogata dal fondo gestito da rappresentanti delle società e degli sportivi al termine dell'attività sportiva è soggetta a tassazione separata agli effetti dell'imposta sul reddito delle persone fisiche; 
  • (comma 4) le somme versate a titolo di premio di addestramento e formazione tecnica sono equiparate alle operazioni esenti dall'imposta sul valore aggiunto;
  • (comma 6) la qualificazione come redditi diversi, per le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche si interpreta come applicabile ai fini fiscali e previdenziali soltanto entro il limite reddituale di 10.000 euro, confermando le vigenti norme tributarie sui compensi;
  • (comma 7) la predetta soglia di esenzione fiscale pari a 10.000 euro  si applica anche ai redditi da lavoro sportivo nei settori dilettantistici, quale che sia la tipologia di rapporto ed esclusivamente ai fini fiscali.

 

In generale si rcorda che i compensi erogati nel mondo sportivo dilettantistico, accanto alle tradizionali categorie reddituali del lavoro dipendente e del lavoro autonomo sono soggetti a una normativa speciale volta a includere la pratica sportiva dilettantistica nella categoria dei redditi diversi (articolo 67, comma 1, lettera m del Tuir). A tal fine sono necessari i seguenti requisiti:

- il soggetto erogante deve perseguire finalità sportivo-dilettantistiche ed essere sia riconosciuto dal Coni, attraverso l'iscrizione al Registro delle società e associazioni sportive dilettantistiche;

- per quanto riguarda la natura della prestazione occorre verificare se questa rientri tra quelle oggetto dell'agevolazione indicate dall'articolo 67, comma 1, lettera m, considerando che, in base all'articolo 35, comma 5, del decreto legge 207/08, per esercizio diretto di attività sportiva si intendono non solo le prestazioni rese per la partecipazione a gare e/o manifestazioni sportive, ma anche tutte quelle relative allo svolgimento delle attività dilettantistiche di formazione, didattica, di preparazione e di assistenza intese nell'accezione più ampia del termine. A tal fine è necessario fare riferimento all'elenco predisposto da ciascuna federazione, in base alle peculiarità della disciplina, al fine di individuare quali compensi possano rientrare nella categoria dei redditi diversi, mentre ogni altra prestazione dovrà rientrare nelle categorie dei redditi di lavoro autonomo o di lavoro dipendente a seconda delle modalità con cui vengono svolte e della tipologia del soggetto che le svolge.

Il citato articolo 67, comma 1, lettera m) del Tuir inserisce tra i redditi diversi, tra l'altro, i premi e i compensi erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto.

Il comma 1121 della legge di bilancio 2021 inserisce la società Sport e Salute S.p.A. nell'ambito dei soggetti che sono autorizzati a erogare compensi nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche.

L'articolo 25 della legge 133 del 1999 - che reca alcune disposizioni tributarie in materia di associazioni sportive dilettantistiche - ha stabilito che sulla parte imponibile dei redditi di cui al citato articolo 67, comma 1, lettera m), le società e gli enti eroganti operano, con obbligo di rivalsa, una ritenuta del 23 per cento (pari alla misura fissata per il primo scaglione di reddito), maggiorata delle addizionali di compartecipazione all'imposta sul reddito delle persone fisiche.

La ritenuta è a titolo d'imposta per la parte imponibile dei suddetti redditi compresa fino a 28.158 euro ed è a titolo di acconto per la parte imponibile che eccede il predetto importo, per poi essere assoggetta ad IRPEF in sede dichiarativa.

Ai sensi del successivo articolo 69, comma 2, Tuir, le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell'articolo 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 10.000 euro. Non concorrono, altresì, a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale.

Il lavoro sportivo professionistico è disciplinato dalla legge n. 91 del 1981, ed è caratterizzato, oltre che dalla sua obbligatoria rispondenza a determinati modelli formali individuati dal CONI e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, dall'onerosità e dalla continuità della prestazione sportiva.

Inoltre, il rapporto di lavoro sportivo professionistico deve essere stipulato per iscritto tra lo sportivo (atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici, ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge n. 91 del 1981) e la società destinataria delle sue prestazioni, la quale deve essere obbligatoriamente costituita nella forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata.

L'attività degli sportivi professionisti può rientrare tra le fattispecie di lavoro dipendente o di lavoro autonomo, a seconda delle caratteristiche che la prestazione assume.

L'articolo 3 della legge n 91/1981 presume che il contratto stipulato tra l'atleta e la società sportiva sia riconducibile nell'alveo del lavoro subordinato. In tal caso, la tassazione dei relativi redditi deve avvenire in base alle disposizioni degli articoli da 49 a 52 del DPR n. 917 del 1986 (Testo unico delle imposte sui redditi, Tuir) in materia di redditi di lavoro dipendente. In sostanza, analogamente a quanto previsto per i lavoratori dipendenti, sono assoggettati ad Irpef le somme ed i valori percepiti in relazione allo svolgimento del rapporto di lavoro sportivo, come gli stipendi, i compensi in natura ed i premi aggiuntivi corrisposti direttamente dalla società sportiva di appartenenza.

Rientrano tra i redditi da lavoro dipendente i beni assegnati agli atleti in virtù di contratti con gli sponsor, quali le divise ufficiali del club firmate da case di moda, gli autoveicoli forniti da case automobilistiche da utilizzare per raggiungere il centro sportivo o il luogo della manifestazione sportiva, gli accessori da indossare o da esibire durante le occasioni ufficiali (Circolare 37/E/2013 dell'Agenzia delle Entrate), a meno che non sia contrattualmente previsto l'obbligo di utilizzo e di restituzione degli stessi. In caso di mancata restituzione del bene, il valore normale dello stesso è assoggettato a tassazione.

Sono altresì assoggettabili a tassazione Irpef anche le somme corrisposte dalle società sportive, a favore del procuratore che abbia assistito gli sportivi professionisti in occasione della stipulazione del contratto di lavoro.

 

Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, tuttavia, la prestazione costituisce oggetto di contratto di lavoro autonomo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti:

  • l'attività sia svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;
  • l'atleta non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento;
  • la prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno. 

L'art. 16, comma 5-quater del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 prevede un regime agevolato (i redditi percepiti concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50 per cento del loro ammontare) per i lavoratori impatriati dello sport che rientrano nella disciplina prevista dalla  legge 23 marzo 1981, n. 91. Con il DPCM del 26 gennaio 2021 sono stati successivamente stabiliti i criteri e le modalità tecniche di versamento e di utilizzo del contributo necessario per aderire alla agevolazione.

Per un approfondimento si rinvia alla consultazione del dossier La fiscalità sportiva del Servizio Studi della Camera dei deputati.

ultimo aggiornamento: 23 marzo 2021
 
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