tema 13 settembre 2019
Studi Camera - Cultura Istruzione Interventi riguardanti gli studenti delle scuole

Gli interventi della XVIII legislatura relativi agli studenti delle scuole hanno riguardato la sostituzione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro con i percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento e, al contempo, l'introduzione di misure volte a rafforzare l'apprendimento delle competenze professionali richieste dal mercato del lavoro, l'incremento delle risorse per il c.d. sistema 0-6, il differimento di alcune disposizioni caratterizzanti la nuova disciplina in materia di esami di Stato, l'introduzione, dall'a.s. 2020/2021, dell'insegnamento dell'educazione civica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione.

  Inoltre, sono state incrementate le risorse ed è stata modificata la disciplina per l'inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

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La L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 784-787), ha ridenominato i percorsi di alternanza scuola-lavoro – divenuti obbligatori a seguito della L. 107/2015 - in "percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento" e, già a decorrere dall'a.s. 2018/2019, ne ha ridotto il numero di ore minimo complessivo da svolgere.

In particolare, i nuovi percorsi sono svolti per una durata complessiva minima di:

  • 210 ore nel triennio terminale dei percorsi di istruzione professionale (a fronte delle previgenti 400 ore dei percorsi di alternanza scuola-lavoro);
  • 150 ore nel secondo biennio e nel quinto anno degli istituti tecnici (a fronte delle previgenti 400 ore dei percorsi di alternanza scuola-lavoro);
  • 90 ore nel secondo biennio e nel quinto anno dei percorsi liceali (a fronte delle previgenti 200 ore dei percorsi di alternanza scuola-lavoro).

Le linee guida per l'organizzazione dei nuovi percorsi devono essere definite con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che doveva essere emanato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

  Con nota prot. 3380 del 18 febbraio 2019 il MIUR aveva reso noto che le Linee guida, all'epoca in fase di predisposizione, avrebbero trovato applicazione a partire dal prossimo anno scolastico, per i progetti che avrebbero avuto inizio, ovvero fossero stati in corso, a tale epoca. La stessa nota aveva fatto rinvio all'Ordinanza Ministeriale annuale sugli esami di Stato per le indicazioni relative alla breve relazione e/o all'elaborato multimediale che i candidati dovevano presentare durante il colloquio (v. OM 205/2019, art. 19).

Qui il parere negativo sulle Linee guida espresso dal Consiglio superiore per la pubblica istruzione il 28 agosto 2019.

ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019

Il D.L. 34/2019 (L. 58/2019: art. 49-bis) ha previsto che, a decorrere dal 2021, è riconosciuto un incentivo in favore delle imprese che dispongono erogazioni liberali (per un importo non inferiore a € 10.000 nell'arco di un anno) per il potenziamento di laboratori e ambienti di apprendimento innovativi a favore di istituzioni scolastiche con percorsi di istruzione secondaria di secondo grado tecnica o professionale e assumono a tempo indeterminato giovani diplomati delle medesime istituzioni scolastiche. A tale fine, ha autorizzato una spesa pari a € 3 mln per il 2021 e a € 6 mln annui dal 2022.

In particolare, le tipologie degli interventi finanziabili con le erogazioni liberali – di cui possono beneficiare sia le scuole statali sia le scuole paritarie private e degli enti locali – riguardano:

  • laboratori professionalizzanti per lo sviluppo delle competenze;
  • laboratori e ambienti di apprendimento innovativi per l'utilizzo delle tecnologie;
  • ambienti digitali e innovativi per la didattica integrata;
  • attrezzature e dispositivi hardware e software per la didattica.

L'incentivo alle imprese consiste in una riduzione del versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL) ed è riconosciuto per un periodo massimo di 12 mesi dall'assunzione.

La disciplina applicativa è affidata a un decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che deve essere adottato entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

 

ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019

La L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 741) ha incrementato di € 10 mln annui, a decorrere dal 2019, il Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione (c.d. sistema 0-6). Pertanto, dal 2019, le risorse del Fondo sono pari ad € 249 mln annui.

Al riguardo, si ricorda che, allo scopo di superare la frammentazione fra servizi socio-educativi per la prima infanzia (da 0 a 3 anni), afferenti al sistema dei servizi sociali, e scuola dell'infanzia (da 3 a 6 anni), afferente al Sistema nazionale di istruzione, il d.lgs. 65/2017 – emanato sulla base della delega recata dalla L. 107/2015 (art. 1, co. 180 e 181, lett. e), – ha previsto la progressiva istituzione del Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai 6 anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia statali e paritarie, alla cui realizzazione compartecipano finanziariamente Stato, regioni, province autonome di Trento e di Bolzano ed enti locali.
In particolare, i servizi educativi per l'infanzia sono articolati in: nidi e micronidi che accolgono bambini fra 3 e 36 mesi; sezioni primavera, che accolgono bambini fra 24 e 36 mesi; servizi integrativi, che concorrono all'educazione e alla cura dei bambini in modo flessibile e diversificato, e si distinguono in: spazi gioco, che accolgono bambini fra 12 e 36 mesi; centri per bambini e famiglie, che accolgono bambini dai primi mesi di vita insieme con un adulto accompagnatore; servizi educativi in contesto domiciliare, che accolgono bambini fra 3 e 36 mesi.
I servizi educativi per l'infanzia sono gestiti dagli enti locali in forma diretta o indiretta, da altri enti pubblici o da soggetti privati. Le sezioni primavera possono essere gestite anche dallo Stato.
Tra gli obiettivi strategici del Sistema integrato rientrano il progressivo ampliamento e la progressiva accessibilità dei servizi educativi per l'infanzia – anche attraverso un loro riequilibrio territoriale – con l'obiettivo tendenziale di raggiungere almeno il 33% di copertura della popolazione sotto i 3 anni di età, a livello nazionale; la graduale diffusione della presenza dei servizi educativi per l'infanzia, con l'obiettivo tendenziale di giungere al 75% nei Comuni; la qualificazione universitaria del personale dei servizi educativi per l'infanzia; la generalizzazione progressiva della scuola dell'infanzia; la formazione in servizio di tutto il personale del Sistema integrato; il coordinamento pedagogico territoriale.
Per l'estensione del Sistema integrato, il d.lgs. ha previsto l'adozione di un Piano di azione nazionale pluriennale, che definisce anche la destinazione delle risorse del Fondo nazionale per il Sistema integrato di educazione e istruzione (€ 209 mln per il 2017, € 224 mln per il 2018, € 239 mln dal 2019, poi aumentati ad € 249 mln), contestualmente istituito.
Tra gli obiettivi del Piano rientra, in particolare, il superamento della fase sperimentale delle sezioni primavera, mediante graduale stabilizzazione e potenziamento, al fine di escludere i servizi educativi per l'infanzia dai servizi pubblici a domanda individuale.
Ogni due anni, il Ministro presenta una relazione sullo stato di attuazione del Piano.
Il primo Piano di azione nazionale (triennale) è stato adottato con Delibera del Consiglio dei Ministri 11 dicembre 2017, previa intesa in Conferenza unificata del 2 novembre 2017.In particolare, l'art. 3, co. 4, della Delibera ha previsto che l'assegnazione di risorse finanziarie per la realizzazione degli interventi individuati dal Piano si realizza esclusivamente come cofinanziamento della programmazione regionale dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole dell'infanzia e che le regioni dovevano assicurare un finanziamento pari almeno al 20% per l'anno 2018 e, a partire dall'anno 2019, pari al 30% delle risorse assicurate dallo Stato.
Nella stessa seduta della Conferenza unificata è stata raggiunta l' intesa per il riparto del Fondo per il 2017, operato per il 40% sulla popolazione 0-6 anni, per il 50% sul numero degli iscritti ai servizi educativi al 31 dicembre 2015 e per il 10% sulla popolazione da 3 a 6 anni non iscritta alla scuola dell'infanzia statale. Il riparto delle risorse fra le regioni è stato operato con DM 22 dicembre 2017, n. 1012.
L' intesa per il riparto del Fondo per il 2018 è stata raggiunta nella seduta della Conferenza unificata del 18 ottobre 2018. Il riparto delle risorse fra le regioni è stato operato con DM 26 ottobre 2018, n. 687, che, in particolare, ha ripartito € 209 mln secondo i criteri di cui al DM 1012/2017 ed € 15 mln tra le regioni che si collocano al di sotto della media nazionale della percentuale di iscritti ai servizi educativi rispetto alla popolazione di età compresa tra 0 e 3 anni, pari al 26,13%, e in proporzione all'incremento della medesima popolazione da servire per raggiungere la media nazionale ( qui la tabella di riparto 2018).  
 
Il medesimo d.lgs. ha previsto altresì la costituzione, da parte delle regioni, di Poli per l'infanzia, destinati ad accogliere, in un unico plesso o in istituti vicini, più strutture di educazione e di istruzione per bambini fino a 6 anni. Per favorire la costruzione di edifici atti ad ospitare i Poli, inoltre, è stata prevista la destinazione di fondi INAIL, fino ad un massimo di € 150 mln per il triennio 2018-2020.
Le risorse sono state ripartite tra le regioni con DM 637 del 23 agosto 2017, tenendo conto della popolazione nella fascia di età 0-6 anni e del numero di edifici scolastici presenti sul territorio regionale con riferimento a quelli per l'istruzione nella fascia di età 3-6 anni. Il DM ha individuato anche i criteri per l'acquisizione da parte delle stesse regioni delle manifestazioni di interesse degli enti locali proprietari delle aree oggetto di intervento e interessati alla costruzione di Poli per l'infanzia.Nello specifico, le regioni, d'intesa con gli enti locali, dovevano selezionare da uno a tre interventi sul proprio territorio e darne comunicazione al MIUR. 
Con riferimento ai Poli per l'infanzia, successivamente, il D.L. 86/2018 ( L. 97/2018: art. 4, co. 3- ter) ha soppresso, nell'ambito della procedura per l'individuazione degli interventi da finanziare, lo specifico concorso che doveva essere indetto dal MIUR, avente ad oggetto proposte progettuali relative agli interventi individuati dalle regioni.
Ancora in seguito, il D.L. 109/2018 ( L. 130/2018: art. 42- bis, co. 3 e 4) ha autorizzato la spesa di € 4,5 mln per ciascuno degli anni 2019 e 2020 per la progettazione degli stessi Poli. Le risorse sono anticipate agli enti locali per stati di avanzamento dei livelli di progettazione e poi scomputate dall'INAIL all'atto della quantificazione dell'importo dovuto agli enti locali per l'acquisizione delle aree oggetto di intervento.
Inoltre (art. 42- bis, co. 5), ha eliminato la previsione in base alla quale ogni regione doveva selezionare da 1 a 3 interventi relativi alla costruzione di Poli per l'infanzia innovativi. Pertanto, non si prevede più un numero minimo e un numero massimo di interventi per regione.
Al riguardo, rispondendo nella VII Commissione della Camera, il 27 giugno 2019, all' interrogazione 5-02099, il rappresentante del Governo aveva fatto presente che le regioni avevano inviato al MIUR i piani regionali e che con nota MIUR-INAIL erano stati definiti i criteri per l'avvio delle progettazioni. Aveva, altresì, evidenziato che era in corso la valutazione e la stima del valore delle aree da parte dell'INAIL, che può svolgere il ruolo di stazione appaltante per i comuni per la costruzione dei Poli per l'infanzia.
Nella risposta alla stessa interrogazione, il rappresentante del Governo aveva fatto presente, inoltre, che con DM 220/2019 era stata costituita la cabina di regia prevista dall'art. 5 del Piano di azione nazionale, con funzioni di monitoraggio e di valutazione dell'attuazione e dell'efficacia degli interventi del Piano.
Infine, il d.lgs. 65/2017 ha previsto la costituzione di una Commissione per il Sistema integrato di educazione e di istruzione, con compiti consultivi e propositivi. In particolare, essa propone al MIUR le Linee guida pedagogiche per il Sistema integrato.
 
Con nota n. 404 del 19 febbraio 2018 il MIUR aveva fornito i primi orientamenti operativi agli Uffici scolastici regionali per l'attuazione del Sistema integrato, ricordando anche che con DM 48 del 26 gennaio 2018 era stata costituita la Commissione prevista dal d.lgs.
ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019

  Con riguardo alle risorse, la L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 561) ha autorizzato l'ulteriore spesa di € 25 mln annui, per il periodo 2019-2021, per l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali (art. 13, co. 3, L. 104/1992), nonché per i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per i medesimi alunni o per quelli in situazione di svantaggio (art. 139, co. 1, lett. c), d.lgs. 112/1998). Pertanto, le risorse per il periodo 2019-2021 ammontano complessivamente a € 100 mln annui.

  Ha disposto, altresì (art. 1, co. 562),  che il DPCM di riparto delle risorse tra gli enti territoriali interessati è emanato anche di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Al riguardo si ricorda, innanzitutto, che le funzioni in questione sono state attribuite dalla L. di stabilità 2016 ( L. 208/2015: art. 1, co. 947), a decorrere dal 1° gennaio 2016, alle regioni, fatti salvi i casi in cui, con legge regionale, queste funzioni erano state già attribuite alle province, alle città metropolitane o ai comuni. A tal fine, era stata autorizzata la spesa di € 70 mln per il 2016.
Successivamente, la L. di bilancio 2017 ( L. 232/2016), con un intervento nella sezione II (cap. 2836 del MIUR), e la L. di bilancio 2018 ( L. 205/2017: art. 1, co. 70) avevano autorizzato la spesa di € 75 mln annui, rispettivamente per il 2017 e il 2018.
Il contributo era stato ripartito per il 2016 con DPCM 30 agosto 2016, per il 2017 con DPCM 28 settembre 2017, e per il 2018 con DPCM 21 dicembre 2018.
Per il 2019, il 17 aprile 2019 è stata raggiunta la preliminare intesa in sede di Conferenza unificata sullo schema di DPCM di riparto. Quest'ultimo, è stato firmato il 31 luglio 2019.

Al contempo, la stessa legge di bilancio ha autorizzato (art. 1, co. 1138, lett. b)) una spesa di € 5,03 mln per il 2019, al fine di realizzare misure di accompagnamento per le scuole per l'attuazione delle novità in materia di inclusione scolastica degli studenti con disabilità introdotte dal d.lgs. 66/2017.

Relativamente alla disciplina, il citato d.lgs. 66/2017 è stato dapprima modificato dalla medesima L. di bilancio 2019 (art. 1, co. 1138, lett. b)), che ha differito (dal 1° gennaio 2019) al 1° settembre 2019 l'entrata in vigore di alcune disposizioni recate dal medesimo decreto legislativo, e, da ultimo, dal d.lgs. 7 agosto 2019, n. 96, che, tra l'altro, ha previsto la costituzione di Gruppi di lavoro operativo per l'inclusione dei singoli alunni con disabilità – composti dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori dell'alunno, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all'istituzione scolastica, che interagiscono con l'alunno stesso, nonché con il supporto dell'unità di valutazione multidisciplinare – che hanno il compito di redigere il Piano educativo individualizzato, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno e delle altre misure di sostegno.

 

Il d.lgs. 66/2017, emanato sulla base della delega recata dalla L. 107/2015 (art. 1, co. 180 e 181, lett. c)) , come modificato, da ultimo, dal d.lgs. 96/2019, stabilisce che la valutazione della qualità dell'inclusione scolastica diventa parte integrante del procedimento di valutazione delle scuole ( DPR 80/2013).
Con riferimento alle competenze, dispone, in particolare, che lo Stato provvede, per il tramite dell'Amministrazione scolastica, all' assegnazione dei docenti per il sostegno didattico nelle istituzioni scolastiche statali, alla definizione dell'organico del personale ATA, tenendo conto della presenza di studenti con accertata condizione di disabilità, all'assegnazione, nell'ambito del personale ATA, dei collaboratori scolastici anche per lo svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo professionale, e all'assegnazione alle istituzioni scolastiche di un contributo economico parametrato al numero degli studenti con accertata condizione di disabilità accolti, ed alla relativa percentuale rispetto al numero complessivo dei frequentanti. A loro volta, gli enti territoriali provvedono ad assicurare gli interventi necessari per garantire l' assistenza di loro competenza, i servizi per il trasporto per l'inclusione scolastica e l' accessibilità e la fruibilità fisica, senso percettiva e comunicativa degli spazi e degli strumenti delle istituzioni scolastiche statali. Il medesimo d.lgs., inoltre, prevede l'individuazione in sede di Conferenza Stato-regioni di criteri per la progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all'assistenza per l'autonomia e per la comunicazione personale, anche attraverso la previsione di specifici percorsi formativi.
Relativamente alle procedure di certificazione e documentazione, il d.lgs. stabilisce che il Profilo di funzionamento sostituisce la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale. Nello specifico, il nuovo documento, redatto dall'unità di valutazione multidisciplinare ( DPR 24 febbraio 1994), è propedeutico alla predisposizione del Progetto individuale ( art. 14, co. 2, L. 328/2000) e del Piano educativo individualizzato (PEI), ed è redatto con la collaborazione dei genitori, nonché, nella misura massima possibile, dello studente con disabilità, e con la partecipazione del dirigente scolastico.
Il Progetto individuale è redatto dall' ente locale d'intesa con la competente azienda sanitaria locale, sulla base del Profilo di funzionamento, su richiesta e con la collaborazione dei genitori. Le prestazioni e le misure di cui al Progetto individuale sono definite anche con la partecipazione di un rappresentante dell'istituzione scolastica interessata.
Il Piano educativo individualizzato (PEI) è elaborato e approvato dal Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione, entro giugno, in via provvisoria, e, di norma, non oltre il mese di ottobre, in via definitiva, e tiene conto dell'accertamento della condizione di disabilità ai fini dell'inclusione scolastica e del Profilo di funzionamento. Esso è redatto a partire dalla scuola dell'infanzia ed è aggiornato in presenza di sopravvenute condizioni di funzionamento dell'alunno.
Per quanto riguarda la progettazione e l' organizzazione scolastica per l'inclusione, prevede che:
- ogni istituzione scolastica predispone, all'interno del Piano triennale dell'offerta formativa, il Piano per l'inclusione, che definisce le modalità per l'utilizzo coordinato delle risorse;
- presso ogni istituzione scolastica è istituito il Gruppo di lavoro per l'inclusione (GLI), composto da docenti curricolari, docenti di sostegno e, eventualmente, personale ATA, nonché da specialisti dell'Azienda sanitaria locale. Il GLI è presieduto dal dirigente scolastico e ha compiti di supporto al collegio dei docenti nella definizione e realizzazione del Piano per l'inclusione, nonché ai docenti contitolari e ai consigli di classe nell'attuazione dei PEI;
- presso ogni istituzione scolastica sono inoltre costituiti i Gruppi di lavoro operativo per l'inclusione dei singoli alunni con accertata condizione di disabilità, che, in particolare, hanno il compito di definire il PEI, verificare il processo di inclusione e quantificare le ore di sostegno e le altre misure di sostegno. Essi sono composti dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe con la partecipazione dei genitori, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne alla scuola, che interagiscono con la classe. E', inoltre, assicurata la partecipazione attiva degli studenti con accertata condizione di disabilità in età evolutiva;
- per ciascun ambito territoriale provinciale, ovvero a livello delle città metropolitane, è istituito il Gruppo per l'inclusione territoriale (GIT), composto da personale docente esperto nell'ambito dell'inclusione e nelle metodologie didattiche inclusive e innovative, e presieduto da un dirigente tecnico o scolastico. In particolare, il GIT può confermare o esprimere parere difforme sulla richiesta inviata dal dirigente scolastico all'USR relativa al fabbisogno delle misure di sostegno;
- presso ogni Ufficio scolastico regionale (USR) è istituito il Gruppo di lavoro interistituzionale regionale (GLIR), che ha il compito di fornire consulenza all'USR, e supporto ai GIT, nonché alle reti di scuole per la realizzazione dei piani di formazione in servizio del personale. Al GLIR – che è presieduto dal dirigente dell'USR o da un suo delegato – partecipano pariteticamente rappresentanti di regioni, enti locali, associazioni delle persone con disabilità maggiormente rappresentative.
La composizione e l'articolazione del GLIR sono state disciplinate con DM 338 del 26 aprile 2018.
Per quanto concerne la formazione iniziale per i docenti della scuola primaria e dell'infanzia, ha previsto un corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale, la cui conclusione positiva costituisce titolo per l'insegnamento su posti di sostegno.
Possono accedere al corso di specializzazione, previo superamento di una prova di accesso predisposta dall'università, solo soggetti laureati in Scienze della formazione primaria che abbiano acquisito ulteriori 60 crediti formativi universitari (CFU) relativi alle didattiche sull'inclusione (oltre a quelli già previsti nel corso di laurea).
Il corso – programmato a livello nazionale sulla base del fabbisogno del sistema nazionale di istruzione – è annuale, prevede l'acquisizione di 60 CFU e comprende 300 ore di tirocinio.
La disciplina attuativa è stata rimessa ad un decreto ministeriale. Non essendo intervenuto lo stesso, con DM 92 dell'8 febbraio 2019 sono state integrate e aggiornate, a decorrere dall'a.a. 2018/2019, le disposizioni del DM 30 settembre 2011 (che riguarda anche i percorsi di specializzazione per il sostegno nella scuola secondaria), adottato sulla base del regolamento emanato con DM 249/2010.
La formazione in servizio per il personale docente ed ATA sulle tematiche dell'inclusione è predisposta dalle istituzioni scolastiche nell'ambito del piano di formazione già inserito nel Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF). Per i dirigenti scolastici, le modalità della formazione in ingresso e in servizio su tali tematiche sono definite dal MIUR.
Al fine di agevolare la continuità didattica per gli alunni con disabilità, il dirigente scolastico può proporre ai docenti con contratto a tempo determinato e titolo di specializzazione per il sostegno didattico ulteriori contratti a tempo determinato nell'anno scolastico successivo.
Infine, è stata prevista l'istituzione, presso il MIUR, dell' Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica, con compiti di studio, monitoraggio, espressione di pareri e proposte.
L'Osservatorio è stato costituito con DM 686 del 21 settembre 2017 ed è articolato in Comitato Tecnico scientifico e Consulta delle Associazioni. L'insediamento dell'Osservatorio è stato reso noto dal MIUR con comunicato del 27 novembre 2017.

A sua volta, il d.lgs. 63/2017 (art. 7, co. 3), in materia di diritto allo studio, ha stanziato € 10 mln per ciascuno degli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020 per sussidi didattici a favore delle istituzioni scolastiche che accolgono studenti con abilità diversa certificata.

La Corte dei conti ha adottato, il 16 luglio 2018, la Deliberazione n. 13/2018/G, relativa agli interventi per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali tra il 2012 e il 2017, mentre il 4 giugno 2019 il MIUR ha pubblicato il FOCUS con i principali dati relativi agli alunni con disabilità nell'a.s. 2017/2018.
ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019

Le novità in materia di esame di Stato conclusivo del secondo ciclo – che si sono applicate, in parte, già dall'a.s. 2018/2019 e che, in parte (a seguito delle disposizioni introdotte dal D.L. 91/2018-L. 108/2018), si applicheranno a partire dall'a.s. 2019/2020 – sono state introdotte dal d.lgs. 62/2017, emanato sulla base della delega recata dalla L. 107/2015 (art. 1, co. 180 e 181, lett. i)).

  Dall'a.s. 2018/2019, per l'ammissione all'esame di Stato rimangono necessari (come già in precedenza):

- la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale;

- il conseguimento di una votazione non inferiore a sei decimi in ogni disciplina o gruppo di discipline valutate con un unico voto, e di un voto di comportamento non inferiore a sei decimi. Tuttavia, nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare l'ammissione, con adeguata motivazione.

Invece, a seguito del differimento disposto dal D.L. 91/2018 (L. 108/2018: art. 6, co. 3-septies e 3-octies), dall'a.s. 2019/2020 saranno necessari anche:

- la partecipazione, durante l'ultimo anno, alle prove predisposte dall'INVALSI, computer based, volte a verificare gli apprendimenti in italiano, matematica ed inglese.

Per quanto concerne le prove INVALSI, le stesse comunque si si sono svolte dal 4 al 30 marzo 2019.

- lo svolgimento delle attività nell'ambito dei percorsi di "alternanza scuola-lavoro" (ridenominati dalla L. 145/2018 "percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento") previste nel triennio.

Per lo svolgimento dell'esame, dall'a.s. 2018/2019, presso ogni scuola si costituisce una Commissione d'esame ogni due classi, presieduta da un Presidente esterno e composta da tre membri esterni e, per ciascuna delle due classi, da tre membri interni.

L'esame si articola in due prove a carattere nazionale (italiano o lingua nella quale si svolge l'insegnamento, in forma scritta, e una o più discipline caratterizzanti il corso di studio, in forma scritta, grafica o scritto-grafica, pratica, compositiva/esecutiva musicale e coreutica) – salvo per specifici indirizzi di studio, per i quali può essere prevista una terza prova scritta – e un colloquio, nell'ambito del quale lo studente espone anche, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l'esperienza di "alternanza scuola-lavoro". Il colloquio accerta anche le conoscenze e competenze relative a Cittadinanza e Costituzione.

Il punteggio finale, espresso in centesimi, è il risultato della somma dei punti attribuiti alle prove di esame (20 per ciascuna delle due prove nazionali e 20 per il colloquio) e del credito scolastico maturato nel secondo biennio e nell'ultimo anno (fino ad un massimo di 40 punti, di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto e 15 per il quinto). Il punteggio minimo è sessanta centesimi.

La Commissione può motivatamente integrare il punteggio fino a un massimo di 5 punti ove il candidato abbia ottenuto un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato complessivo nelle prove d'esame pari almeno a 50 punti.

Inoltre, all'unanimità, può motivatamente attribuire la lode a chi abbia conseguito il punteggio di cento centesimi senza fruire della predetta integrazione.

Al diploma finale è allegato il curriculum dello studente (di cui all'art. 1, co. 30, della L. 107/2015).

Le modalità e i criteri di valutazione delle prove degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado nella regione Valle d'Aosta sono state invece definite con regolamento emanato con DPR 28 giugno 2019, n. 94.

ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019

In materia di diritto allo studio si ricorda, in particolare, che il d.lgs. 63/2017 – emanato in attuazione della delega recata dalla L. 107/2015 (art. 1, co. 180 e 181, lett. f)  –  ha indicato le prestazioni che devono essere erogate da Stato, regioni ed enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze – ossia: servizi di trasporto e forme di agevolazione della mobilità (per gli alunni delle scuole primarie); servizi di mensa (per gli alunni di scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado); fornitura di libri di testo e di strumenti didattici indispensabili; servizi per gli studenti ricoverati e per l'istruzione domiciliare; esoneri dal pagamento delle tasse scolastiche; borse di studio – nonché le modalità per l'individuazione dei requisiti di eleggibilità per l'accesso alle medesime prestazioni.

Inoltre, ha previsto:

- l'istituzione di una Conferenza Nazionale per il diritto allo studio – alla quale partecipano anche rappresentanti delle associazioni degli studenti e dei genitori, nonché delle Consulte provinciali degli studenti – chiamata a elaborare proposte, monitorare l'attuazione delle previsioni  e redigere un rapporto triennale;

- l'istituzione del Fondo unico per il welfare dello studente e per il diritto allo studio, per l'erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, per l'acquisto di libri di testo, per la mobilità e il trasporto, nonché per l'accesso a beni e servizi di natura culturale. Il Fondo è stato dotato di € 30 mln per il 2017, € 33,4 mln per il 2018, € 39,7 mln annui dal 2019;

- lo stanziamento di ulteriori € 10 mln per ciascuno degli anni 2019 e 2020 finalizzato ad estendere le previsioni della L. di stabilità 2016 (L. 208/2015: art. 1, co. 258), che aveva istituito, per il periodo 2016-2018, un Fondo per concorrere alle spese per l'acquisto di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali, relativi ai corsi di istruzione scolastica fino all'assolvimento dell'obbligo di istruzione scolastica;

- l'esenzione dal pagamento delle tasse scolastiche, in base all'ISEE, degli studenti del IV (dall'a.s. 2018/2019) e V anno (dall'a.s. 2019/2020) della scuola secondaria di secondo grado;

- lo stanziamento di € 10 mln per ciascuno degli a.s. 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020 per sussidi didattici a favore delle istituzioni scolastiche che accolgono studenti con abilità diversa;

- lo stanziamento di € 2,5 mln annui dal 2017 per assicurare l'erogazione dei servizi e degli strumenti didattici necessari, anche digitali e in modalità telematica, agli studenti ricoverati in ospedale, in case di cura e riabilitazione, nonché per assicurare l'istruzione domiciliare (garantita dall'art. 16 del d.lgs. 66/2017).

Infine, ha previsto il potenziamento della Carta dello studente (IoStudio), volta ad agevolare l'accesso degli studenti a beni e servizi di natura culturale, a servizi per la mobilità (anche internazionale), ad ausili di natura tecnologica e multimediale per lo studio e per l'acquisto di materiale scolastico.

Non è stato, invece, esercitato il principio direttivo relativo alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per garantire uniformi prestazioni sul territorio nazionale.

 

Un'ulteriore forma di sostegno è stata prevista dalla L. 107/2015 (art. 1, co. 151), che ha previsto la possibilità di detrarre dall'IRPEF le spese sostenute per la frequenza di scuole di ogni ordine e grado del sistema nazionale di istruzione, fino a un importo annuo originariamente di € 400 per studente, elevati a € 564 per il 2016, € 717 per il 2017, € 786 per il 2018 e € 800 dal 2019 dalla L. di bilancio 2017 (L. 232/2016: art. 1, co. 617).

Al riguardo, si vedano i chiarimenti resi dall'Agenzia delle entrate con circolare n. 3/E/2016 e con circolare n. 18/E/2016, nonché con Risoluzione 68/E del 4 agosto 2016.
ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019

  La L. 20 agosto 2019, n. 92 prevede, a decorrere dal 1° settembre dell'anno scolastico successivo alla data della sua entrata in vigore (5 settembre 2019) – dunque, dall'a.s. 2020/2021 -  l'introduzione dell'insegnamento trasversale dell'educazione civica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, per un numero di ore annue non inferiore a 33 (corrispondente a 1 ora a settimana), da svolgersi nell'ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti, e l'avvio di iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile nella scuola dell'infanzia.

L'insegnamento sostituisce quello di Cittadinanza e Costituzione, introdotto dal D.L. 137/2008 (L. 169/2008: art. 1).

Al riguardo, tuttavia, con comunicato stampa del 27 agosto 2019, il MIUR aveva reso noto che "Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha inviato oggi al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (il Cspi, che è organo consultivo del MIUR) il decreto che consente l'avvio fin dall'anno scolastico 2019/2020 dello studio obbligatorio dell'Educazione Civica reintrodotto da una legge varata in via definitiva, lo scorso 1 agosto, dal Parlamento che entrerà in vigore nei primi giorni di settembre.
Il decreto consente di partire già da questo anno scolastico con l'insegnamento obbligatorio dell'Educazione Civica attraverso una sperimentazione nazionale in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.
Il parere del Cspi è obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali. Di qui la richiesta inviata oggi dal Ministro Bussetti al Consiglio affinché si esprima con procedura d'urgenza per poter procedere, poi, alla successiva firma. Sempre al Cspi, ai primi di agosto, sono state inviate le Linee Guida per lo studio dell'Educazione Civica necessarie alle scuole per poter attuare la norma".
Con successivo comunicato stampa dell' 11 settembre 2019, il MIUR ha poi reso noto che "Abbiamo appreso del parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione relativo alla sperimentazione sull'insegnamento dell'Educazione civica - dichiara il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti -. Sentirò a breve associazioni di dirigenti, docenti e studenti per discutere con loro della possibilità di avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020 (con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio), per fare quello che il precedente Ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell'ottica dell'i ntroduzione dell'Educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge".

Qui il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione.

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha indirizzato ai Dirigenti degli USR una nota ( circolare 1830 ) in cui, confermando l'avvio dell'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado dall'a.s. 2020/2021, ha fatto presente che per il solo a.s. 2019/2020 continuerà ad essere impartito l'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione, e continueranno ad essere applicati l'art. 2, co. 4, del d.lgs. 62/2017, relativo alla valutazione di tale insegnamento, e il successivo art. 17, co. 10, concernente il colloquio nell'ambito dell'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Ha, altresì, dato notizia della prossima costituzione di un Comitato tecnico scientifico per la redazione delle Linee guida previste dall'art. 3 della L. 92/2019 e dell'avvio di azioni di accompagnamento per le scuole.

ultimo aggiornamento: 13 settembre 2019
 
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