tema 24 agosto 2020
Studi - Cultura Gli interventi per gli studenti delle università e il diritto allo studio universitario

I più recenti interventi riguardanti gli studenti universitari sono stati adottati a seguito dell'emergenza sanitaria Coronavirus (COVID-19). Si veda anche l'apposito tema.

Alcuni di essi, peraltro, hanno proseguito nello sforzo, più generale, volto ad aumentare le risorse del Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio, al fine di ridurre il numero degli studenti c.d. "idonei non beneficiari", e ad aumentare l'esonero o la graduazione dei contributi universitari a favore degli studenti in maggiore difficoltà economica.

 

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  In base al d.lgs. 68/2012 (art. 18, come modificato dall'art. 2, co. 2-ter, del D.L. 104/2013- L. 128/2013), nelle more della completa definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e dell'attuazione delle disposizioni in materia di federalismo fiscale (d.lgs. 68/2011) –, al fabbisogno finanziario necessario per garantire gli strumenti ed i servizi per il pieno successo formativo a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, si provvede attraverso:

  • un Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, da assegnare in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle regioni;
  • il gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo studio, il cui importo è articolato in tre fasce (a seconda della condizione economica dello studente);
  • risorse proprie delle regioni, pari almeno al 40% dell'assegnazione del Fondo integrativo statale.

 

1)      L'incremento delle risorse e, in particolare, il sostegno agli studenti fuori sede

 

Negli ultimi anni, si è registrato, anzitutto, un costante intervento finalizzato ad aumentare le risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie, al fine di ridurre il numero degli studenti c.d. "idonei non beneficiari", ossia di studenti che, per mere ragioni legate alla insufficienza dei fondi, non si vedono riconosciuti i benefici, pur rientrando pienamente in tutti i requisiti di eleggibilità per l'accesso agli stessi.

Da ultimo, il D.L. 34/2020 (L. 77/2020: art. 236, co. 4) ha incrementato il Fondo per il 2020, di ulteriori € 40 mln, che si sommano all'incremento, per lo stesso anno, di € 31 mln previsto dalla L. di bilancio 2020 (L. 160/2019 : art. 1, co. 265). In particolare, l'incremento previsto dal D.L. 34/2020 è finalizzato a sostenere prioritariamente gli interventi ordinari delle regioni in favore degli studenti che risultano idonei ad ottenere i benefici, ovvero i capaci e meritevoli, ancorché privi di mezzi, che presentino i requisiti di eleggibilità (art. 8 del d.lgs. 68/2012). In subordine, fino a concorrenza dei fondi disponibili, l'incremento è destinato a sostenere gli eventuali ulteriori interventi promossi dalle regioni in favore degli studenti che, in conseguenza della emergenza epidemiologica da COVID-19, risultino esclusi dalle graduatorie regionali per le borse di studio per carenza dei requisiti di eleggibilità collegati al merito.

 Il Fondo, allocato sul cap. 1710 dello stato di previsione del soppresso MIUR, è passato da uno stanziamento di € 149,2 mln per il 2013 a uno stanziamento di 307,8 mln per il 2020 (disegno di legge di assestamento), con un incremento percentuale del 106,3%.

In particolare, il Fondo integrativo statale è stato incrementato di:
- complessivi € 150 mln dal 2014 (art. 2, D.L. 104/2013 – L. 128/2013 e art. 1, co. 259, L. 147/2013 - legge di stabilità 2014);
-  € 54,75 mln per il 2016 e di € 4,75 mln annui dal 2017 (art. 1, co. 254, L. 208/2015 - legge di stabilità 2016);
-  (ulteriori) € 50 mln annui a decorrere dal 2017 (art. 1, co. 268, L. 232/2016 - legge di bilancio 2017);
-  € 20 mln annui, a decorrere dal 2018 (art. 1, co. 636-637, L. 205/2017 - legge di bilancio 2018);
- € 10 mln per il 2019 (art. 1, co. 981, L. 145/2018 - legge di bilancio 2019);
- € 31 mln per il 2020 (art. 1, co. 265, L. 160/2019 - legge di bilancio 2020);
- € 40 mln per il 2020 (art. 236, co. 4, D.L. 34/2020-L. 77/2020).

 

Successivamente, il D.L. 104/2020 ha previsto che, limitatamente all'a.a. 2020/2021 – ma, ove possibile, anche per l'a.a. 2019/2020 - le regioni, le province autonome e le università, per gli interventi di rispettiva competenza, possono rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili, l'entità delle borse di studio destinate agli studenti fuori sede e possono considerare come fuori sede - in deroga all'art. 4, co. 8, lett. c), del DPCM 9 aprile 2001 - lo studente che, in quanto residente in un luogo distante dalla sede del corso frequentato, prende alloggio a titolo oneroso nei pressi di tale sede, utilizzando le strutture residenziali pubbliche o altri alloggi di privati o enti, anche se l'alloggio sia utilizzato per un periodo inferiore a 10 mesi, purché non inferiore a 4 mesi (art. 33, co. 2).

 

Si ricorda che il D.L. 104/2013  (L. 128/2013: art. 2) aveva previsto che il 3% delle somme nella disponibilità dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (art. 48, co. 1, d.lgs. 159/2011) è destinata al medesimo Fondo.

Al riguardo, il rappresentante dell'allora Governo, rispondendo nell'Assemblea della Camera, il 15 novembre 2017, all 'interrogazione a risposta immediata 3-03353, aveva fatto presente che "le vigenti disposizioni prevedono un complesso meccanismo contabile. L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, vigilata dal Ministero dell'Interno, versa quanto confiscato al Fondo unico per la giustizia, gestito da Equitalia Giustizia Spa. Quest'ultima storna le somme in conto entrate al bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del MEF allo stato di previsione della spesa del Ministero della Giustizia. Il 3 per cento del totale delle somme indicate deve confluire nel Fondo integrativo statale che, con apposito DPCM, su proposta del MIUR, viene ripartito tra le regioni.
Tale complessità del sistema, che coinvolge una pluralità di soggetti istituzionali ai fini dell'attuazione completa della norma, ha comportato, ad oggi, un ritardo dell'integrazione del Fondo.
A questo si aggiunga che, a decorrere dall'entrata in vigore della norma e per gli anni precedenti, nessuna delle amministrazioni interessate, ivi compreso il MIUR, che poteva avere un ruolo propositivo, si è resa parte attiva per l'avvio di un procedimento già così complesso. Ora il MIUR si è attivato per sollecitare l'attuazione della norma e ottenere nel più breve tempo possibile e, segnatamente, già in sede di assestamento di bilancio per l'anno 2018, il risultato concreto necessario".

A seguire, tuttavia, non si sono registrate novità.

 

 

2)      Gli interventi riorganizzativi

 

  Dal punto di vista organizzativo, la L. di bilancio 2017 (L. 232/2016: art. 1, co. 271) ha disposto che, nelle more dell'emanazione del decreto interministeriale che, ai sensi del d.lgs. 68/2012 (art. 7, co. 7), deve definire i criteri e le modalità di riparto del Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio, l'assegnazione dello stesso avviene in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle regioni, definito con decreto interministeriale (MIUR-MEF), previo parere della Conferenza Stato regioni.

E', conseguentemente, intervenuto il D.I. 798 dell'11 ottobre 2017 – adottato d'intesa con la Conferenza Stato-regioni – il cui art. 7 ha stabilito che lo stesso "ha vigenza triennale a partire dall'anno 2017 e, comunque, fino all'emanazione dei decreti attuativi di cui all'art. 7 del d.lgs. n. 68/2012".

 

Aveva, altresì, previsto (art. 1, co. 269) che, ai fini della gestione delle risorse del Fondo, ciascuna regione doveva razionalizzare l'organizzazione degli enti erogatori dei servizi per il diritto allo studio mediante l'istituzione di un unico ente erogatore dei medesimi servizi. Tale previsione costituiva principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica (art. 1, co. 270).

Infine, aveva previsto (art. 1, co. 272) che le risorse del Fondo dovevano essere attribuite direttamente al bilancio dell'ente regionale erogatore dei servizi per il diritto allo studio entro il 30 settembre di ogni anno.

 

Successivamente, con sentenza 87/2018, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, co. 269, 270 e 272 della L. 232/2016, in quanto la previsione, puntuale e non transitoria, di organizzazione del sistema di erogazione dei servizi per il diritto allo studio attraverso un unico ente regionale incideva su ambiti afferenti alla competenza legislativa regionale, quali l'"organizzazione amministrativa della regione" (sentenze 293/2012, 95/2008 e 387/2007) e il "diritto allo studio" (sentenze 2/2013, 61/2011, 299/2010, 134/2010, 50/2008, 300/2005 e 33/2005).

Ha, altresì, dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, co. 271, della stessa L. 232/2016 nella parte in cui prevede che il decreto interministeriale che determina i fabbisogni finanziari regionali è adottato previo parere della Conferenza Stato-regioni, anziché previa intesa con la stessa.

Al riguardo, la Corte ha sottolineato che, sebbene il decreto interministeriale sia stato, di fatto, adottato previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, ciò non ha inciso sulla materia del contendere, poiché la disposizione impugnata, sebbene di natura transitoria, può trovare applicazione sino all'adozione del decreto di cui all'art. 7, co. 7, del d.lgs. 68/2012, con il quale, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, sono stabiliti i criteri di riparto del Fondo integrativo statale. In particolare, ha evidenziato che la determinazione dei fabbisogni regionali è strettamente collegata e prodromica al riparto delle risorse del Fondo statale, ma l'art. 1, co. 271, della L. 232/2016 prevede che sia effettuata con il mero parere della Conferenza Stato-Regioni, discostandosi così da quanto previsto per il riparto del Fondo stesso. 

ultimo aggiornamento: 24 agosto 2020

 Il D.L. 34/2020 (L. 77/2020: art. 236, co. 3) ha previsto un incremento del FFO, per il 2020, di € 165 mln, allo scopo di ampliare il numero degli studenti che beneficiano dell'esonero, totale o parziale, dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale.

In attuazione, è intervenuto il DM 234 del 26 giugno 2020, che, in particolare, ha destinato: € 50 mln all' esonero totale dal contributo onnicomprensivo annuale degli studenti che appartengono a un nucleo familiare con ISEE non superiore a € 20.000 in possesso dei restanti requisiti previsti dall'art. 1, co. 255 e 256, della L. 232/2016; € 65 mln ad incrementare l'entità dell' esonero parziale dal medesimo contributo degli studenti che appartengono a un nucleo familiare con ISEE superiore a € 20.000 e non superiore a € 30.000, in possesso dei restanti requisiti previsti dall'art. 1, co. 257, della L. 232/2016; € 50 mln a disporre ulteriori interventi di esonero autonomamente definiti, in relazione alle condizioni specifiche in cui ciascun ateneo si troverà ad operare nel prossimo a.a., tenuto conto di alcuni indirizzi e priorità. Più ampiamente, si veda l'apposito tema.

Al riguardo si ricorda che l'art. 1, co. 252-266, della L. 232/2016 (L. di bilancio 2017) - le cui disposizioni non si applicano alle università non statali, alle università telematiche e alle istituzioni universitarie ad ordinamento speciale, nonché all'università degli studi di Trento - nel ridefinire la disciplina in materia di contributi corrisposti dagli studenti iscritti ai corsi di laurea e di laurea magistrale delle università statali, con l'istituzione di un contributo annuale onnicomprensivo che, in particolare, comprende anche i contributi per attività sportive e assorbe la pregressa tassa di iscrizione – ha disposto che sono totalmente esonerati dal pagamento dello stesso contributo (c.d. no tax area) – oltre a coloro che rientrano nelle fattispecie considerate dall'art. 9 del d.lgs. 68/2012 – gli studenti che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti (co. 255):

a)       appartengono ad un nucleo familiare con ISEE fino a € 13.000;

b)       sono iscritti all'università da un numero di a.a. inferiore o uguale alla durata normale del corso di studio, aumentata di uno;

c)       nel caso di iscrizione al secondo a.a., hanno conseguito almeno 10 crediti formativi universitari (CFU) entro il 10 agosto del primo anno; nel caso di iscrizione ad anni successivi, hanno conseguito almeno 25 CFU nei 12 mesi antecedenti il 10 agosto dell'a.a. precedente la relativa iscrizione.

Ai fini dell'esonero, gli studenti iscritti al primo a.a. devono soddisfare solo il requisito relativo all'ISEE (co. 256).

Ha, inoltre, fissato i criteri per la determinazione dell'importo massimo del contributo onnicomprensivo annuale per determinate categorie di studenti, fino ad un ISEE di € 30.000 (c.d. esonero parziale).

In particolare:

  • per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è compreso tra € 13.001 e € 30.000, e che soddisfano i requisiti di cui alle precedenti lett. b) e c), il contributo non può superare il 7% della quota di ISEE eccedente € 13.000 (co. 257);
  • per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è inferiore a € 30.000, e che soddisfano solo il requisito di cui alla precedente lett. c), il contributo non può superare quello determinato ai sensi dei co. 255 e 257, aumentato del 50%, con un valore minimo di € 200 (co. 258).

A decorrere dall'a.a. 2020/2021, i limiti degli importi ISEE per usufruire dell'esonero o delle riduzioni devono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, a seguito del monitoraggio dell'attuazione e dell'efficacia di tali novità.

 Ha, inoltre, esonerato dal pagamento delle tasse e dei contributi universitari gli studenti dei corsi di dottorato di ricerca che non sono beneficiari di borsa di studio.

Nel rispetto del principio di equilibrio di bilancio di ciascuna università statale, eventuali ulteriori casi di esonero o graduazione del contributo per specifiche categorie di studenti, individuate in relazione alla carriera universitaria o alla particolare situazione personale, possono essere disposti dal regolamento in materia di contribuzione studentesca che ogni università statale approva e che stabilisce anche l'importo stesso del contributo onnicomprensivo annuale.

Nel caso di studenti con nazionalità di paesi non appartenenti alla UE e residenti all'estero, per i quali risulti inapplicabile il calcolo dell'ISEE ai sensi dell'art. 8, co. 5, del DPCM 159/2013, l'importo del contributo onnicomprensivo annuale è stabilito dalle singole università, anche in deroga ai criteri individuati dalla nuova disciplina.

Ai fini sopra indicati, la stessa L. di bilancio 2017 ha disposto un incremento del FFO di € 55 mln per il 2017 e di € 105 mln a decorrere dal 2018, stabilendo che tali somme sono ripartite tra le università statali, a decorrere dal 2017, con riferimento all'a.a. 2016/2017, e conseguentemente per gli anni successivi, in proporzione al numero degli studenti esonerati dal pagamento di ogni contribuzione ai sensi dell'art. 9 del d.lgs. 68/2012 e, dal 2018, della nuova disciplina in materia di esonero totale e parziale, moltiplicati per il costo standard di ateneo per studente in corso.

 

Inoltre, il D.L. 50/2017 (L. 96/2017: art. 2-bis) ha esteso l'esenzione IVA ai servizi di vitto e alloggio forniti agli studenti universitari dagli istituti per il diritto allo studio universitario.

 

A livello amministrativo, infine, il 25 ottobre 2017 il MIUR aveva comunicato la riattivazione dell' Osservatorio per il diritto allo studio, previsto dal d.lgs. 68/2012 (art. 20). Il 19 febbraio 2018 il MIUR aveva poi dato conto della prima riunione dell'Osservatorio.  
 
Qui la sezione dedicata sul sito del MUR.
ultimo aggiornamento: 29 luglio 2020
 
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