tema 2 settembre 2021
Studi - Finanze Società quotate e mercati finanziari

Il legislatore degli ultimi anni (anche a seguito dell'emergenza COVID-19)  è intevenuto a più riprese sulla disciplina, tra l'altro, dei poteri speciali esercitabili dal Governo nei settori ad alta intensità tecnologica (cd. golden power) estendendone sia l'ambito operativo, sia la validità del tempo delle relative norme. 

Inoltre, a seguito della crisi economico-sanitaria, è altresì intervenuto sulla disciplina civilistica, al fine di semplificare e rendere più spedite le operazioni societarie nel periodo dell'emergenza. Si rinvia al relativo tema per le misure temporaneamente introdotte al fine di fronteggiare la pandemia. 

Preso atto della situazione di cronico squilibrio nella rappresentanza dei generi nelle posizioni di vertice delle imprese, il legislatore ha inoltre adottato specifiche misure per riequilibrare, a favore delle donne, l'accesso agli organi apicali delle società quotate e delle società pubbliche. 

apri tutti i paragrafi

Dal 22 agosto 2019, per effetto della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale dell'8 agosto 2019, è attivo il Portale per la presentazione delle istanze di indennizzo al Fondo Indennizzo Risparmiatori - FIR.  

La legge di bilancio 2019 (articolo 1, commi da 493 a 507 della legge n. 145 del 2018) ha istituito, con una dotazione finanziaria di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019-2021, e disciplina il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR) per i risparmiatori che hanno subìto un pregiudizio ingiusto in relazione all'investimento in azioni di banche poste in liquidazione coatta amministrativa nell'ultimo biennio, usufruendo dei servizi prestati dalla banca emittente o da società controllata. L'indennizzo, non più subordinato all'accertamento del danno ingiusto da parte del giudice o dell'arbitro finanziario, per gli azionisti è commisurata al 30 per cento del costo di acquisto, mentre per gli obbligazionisti è commisurata al 95 per cento del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore. Si demanda a norme secondarie di attuazione la concreta disciplina operativa del Fondo, che viene istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze.

Il FIR ha sostituito il Fondo di ristoro istituito dalla legge di bilancio 2018 (modificato dal decreto-legge "proroga termini",  decreto-legge n. 91 del 2018), che aveva analoghe finalità. Tale Fondo era stato istituito in favore dei risparmiatori che avessero subìto un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri presso la camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al codice dei contratti pubblici, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche aventi sede legale in Italia, sottoposte ad azione di risoluzione o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015. L'operatività del fondo è stata nel tempo estesa anche ai risparmiatori destinatari di pronunce favorevoli dell'Arbitro per le Controversie Finanziarie – ACF. I  risparmiatori che tuttavia avevano già presentato ricorso all'Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) istituito presso la Consob, ove avessero ottenuto entro il 30 novembre 2018 una decisione favorevole, hanno potuto ottenere un rimborso pari  al 30% del danno liquidato dall'Acf, con un tetto massimo di 100.000 euro.  Sul sito della Consob sono stati pubblicati l' Avviso  e il relativo  modulo  per fare domanda.  

Il decreto-legge n. 34 del 2019 ha modificato la disciplina del Fondo indennizzo risparmiatori (FIR), prevedendo anche una procedura di indennizzo forfettario. E' stata quindi definita una categoria speciale di beneficiari del FIR, identificati sulla base della consistenza del patrimonio mobiliare e del reddito, che sono soddisfatti con priorità a valere sulla dotazione del FIR. Viene data precedenza ai pagamenti di importo non superiore a 50.000 euro: inoltre, i beneficiari delle prestazioni del FIR che hanno subìto un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate aventi sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 16 gennaio 2018, sono esclusi dalle norme che obbligano le PPAA a verificare se il destinatario sia inadempiente al pagamento di cartelle di pagamento.

La legge di bilancio 2020 ha integrato la disciplina del FIR, tra l'altro:

  • specificando i requisiti dei risparmiatori che possono accedere al fondo;
  • chiarendo alcuni aspetti relativi al calcolo dell'indennizzo per gli azionisti nel caso di più acquisti,
  • precisando gli adempimenti documentali necessari per accedere alla procedura di indennizzo forfettario.

Il decreto-legge n. 18 del 2020 (cd. Cura Italia) ha modificato la disciplina del FIR, specificando che agli azionisti e agli obbligazionisti, in attesa della predisposizione del piano di riparto degli indennizzi, può essere corrisposto un anticipo delle somme dovute, nel limite massimo del 40 per cento dell'importo dell'indennizzo deliberato dalla Commissione tecnica, a seguito del completamento dell'esame istruttorio.  Con la legge di bilancio 2021, si è specificato (comma 1143) che tale anticipo può arrivare al 100 per cento dell'importo dell'indennizzo deliberato dalla Commissione tecnicaove ciò non pregiudichi la parità di trattamento dei soggetti istanti legittimati.

ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2021

Il decreto-legge n. 56 del 2021 (articolo 11-quinquies) estende al 31 dicembre 2021 l'ambito di applicazione di alcuni dei predetti poteri, nonché dei relativi obblighi ad essi connessi (obbligo di notifica dell'acquisto di partecipazioni; imposizione di impegni e condizioni; opposizione all'acquisto)  con particolare riferimento agli attivi cd. strategici e nonché  alle operazioni di acquisto di partecipazioni che abbiano per effetto l'assunzione del controllo da parte dei soggetti esteri di società operanti in settori strategici. 

Tale termine era stato in precedenza fissato dal decreto Ristori (decreto-legge n. 137 del 2020, articolo 10-ter) al 30 giugno 2021.

Il DPCM 180 del 2020 (A.G. 220)  individua le reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l'approvvigionamento minimo e l'operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nei settori dell'energiadei trasporti e delle comunicazioni, ai fini dell'esercizio da parte del Governo dei cd. poteri speciali (golden power), nonché la tipologia di atti od operazioni all'interno di un medesimo gruppo ai quali non si applica la relativa disciplina.

Il Governo ha trasmesso la Relazione illustrativa dell'attività svolta in materia di poteri speciali, sulla base dei poteri attribuiti e sui risultati conseguiti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, relativa al periodo 1° gennaio 2019 -31 dicembre 2019 (DOC LXV, n. 2). 

Nel numero complessivo dei procedimenti svolti il Governo evidenzia un trend crescente che si è avuto nel 2019 rispetto agli anni precedenti; l'incremento viene ascritto non deriva unicamente dall'aumento delle operazioni soggette alla disciplina di legge, quanto piuttosto dalla maggiore consapevolezza e conoscenza, da parte delle imprese, degli obblighi normativamente previsti. Le notifiche aventi ad oggetto la tecnologia 5G, in particolare, sono state tutte oggetto di esercizio dei poteri speciali, nella forma di imposizione di specifiche prescrizioni e condizioni. I decreti prescrittivi hanno altresì; previsto l'istituzione di uno specifico Comitato di monitoraggio, composto dalle Amministrazioni competenti per materia e coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, allo scopo di verificare ed esaminare la conformità; delle relazioni inviate periodicamente dalle imprese in ottemperanza a quanto prescritto dal d.P.C.M. di esercizio dei poteri speciali.

Il decreto-legge n. 23 del 2020 ha modificato, nel quadro dell'emergenza pandemica, la disciplina dei poteri speciali del Governo (cd. golden power) nei settori considerati strategici. La materia è stata oggetto di numerose modifiche nel corso del tempo, con stratificazioni normative che hanno inciso sulla disciplina fondamentale del golden power contenuta, nel decreto-legge n. 21 del 2012.

In particolare col decreto-legge n. 23 del 2020:

  •  sono state estese le ipotesi in cui vi è obbligo di notifica dell'acquisto, da parte di un soggetto esterno all'Unione europea, di partecipazioni di controllo di imprese che detengono beni e rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale, ulteriori rispetto a quelli nei settori della difesa, della sicurezza nazionale, dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni;  per contenere gli effetti negativi dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, si estende temporaneamente - fino al 31 dicembre 2020 - l'ambito di applicazione degli obblighi di notifica e dei poteri speciali  inerenti agli attivi strategici nei settori dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni, nonché agli ulteriori attivi strategici (articolo 15); 
  • in caso di  violazione degli obblighi di notifica stabiliti per specifici atti, delibere, operazioni o acquisti di partecipazioni relativi a imprese che svolgono attività di rilevanza strategica, si consente alla Presidenza del Consiglio può avviare anche d'ufficio il procedimento ai fini dell'eventuale esercizio dei poteri speciali per imporre il proprio veto  alle predette operazioni, condizionarle ovvero opporsi nel caso di acquisto di partecipazioni (articolo 16);
  • viene modificata la disciplina gli obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti (articolo 17);
  • l'ambito di applicazione della disciplina dei poteri speciali è esteso al settore sanitario, per quanto riguarda la produzione, l'importazione e distribuzione all'ingrosso di dispositivi medicali, medico chirurgici e di protezione individuale, nonché ai settori agroalimentare e siderurgico, anche al fine di perseguire il mantenimento dei livelli occupazionali e della produttività sul territorio nazionale.

Sul punto era già intervenuto il decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105, in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica: tale provvedimento ha ripreso e integrato  quanto previsto dal decreto-legge n. 64 del 2019, non convertito in legge, in tema di poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Più in dettaglio con il decreto-legge n. 105:

  • è allungato il termine per l'esercizio dei poteri speciali da parte del Governo, con contestuale arricchimento dell'informativa resa dalle imprese detentrici degli asset strategici;
  • si amplia l'oggetto di alcuni poteri speciali;
  • sono modificati e integrati gli obblighi di notifica finalizzati all'esercizio dei poteri speciali;
  • viene modificata la disciplina dei poteri speciali in tema di tecnologie 5G, per rendere il procedimento sostanzialmente simmetrico rispetto a quello per l'esercizio dei poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale;
  • viene ridefinito il concetto di "soggetto esterno all'Unione europea" e sono precisati i criteri per determinare se un investimento estero è suscettibile di incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico.

Come anticipato in premessa, per tutelare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale, il legislatore ha organicamente disciplinato, con il decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 – successivamente modificato nel tempo - la materia dei poteri speciali esercitabili dal Governo anche per aderire alle indicazioni e alle censure sollevate in sede europea. Per mezzo del decreto-legge n. 21 del 2012 sono stati definiti, anche mediante il rinvio ad atti di normazione secondaria (DPCM), l'ambito oggettivo e soggettivo, la tipologia, le condizioni e le procedure di esercizio da parte dello Stato (in particolare, del Governo) dei suddetti poteri speciali. Si tratta in particolare di poteri esercitabili nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché di taluni ambiti di attività definiti di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Sul punto sono intervenuti, nel corso degli anni:

- il decreto-legge n. 148 del 2017, che ha modificato ed esteso la disciplina dell'esercizio dei poteri speciali del Governo in ordine alla governance di società considerate strategiche; ha inoltre ampliato l'esercizio dei poteri speciali, applicabili nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, al settore della cd. alta intensità tecnologica;

- il decreto-legge n. 22 del 2019, che ha introdotto disposizioni specifiche in tema di poteri speciali inerenti le reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G, sul quale interviene il richiamato decreto-legge n. 64 del 2019;

- i richiamati decreti-legge n. 105 del 2019 e 23 del 2020. 

Si rinvia al focus per ulteriori informazioni. 

ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2021

La legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018, comma 237) proroga il termine con riferimento al quale viene consentito l'esercizio del servizio di consulenza in materia di investimenti per i soggetti che già esercitavano l'attività alla data del 31 ottobre 2007; fino dalla data di avvio di operatività dell'Albo unico dei consulenti finanziari, e in ogni caso non oltre centottanta giorni dalla data di presentazione della domanda di iscrizione, qualora questa sia stata presentata entro il 30 novembre 2018, o dalla data di decisione dell'Organismo sulla stessa domanda, la riserva di attività prevista dalla legislazione vigente (articolo 18 decreto legislativo n. 58 del 1998 - TUF) non pregiudica la possibilità, per i soggetti che alla data del 31 ottobre 2007 prestavano la consulenza in materia di investimenti, di continuare a svolgere il servizio, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

Il 28 giugno 2018 è stato firmato il protocollo d'intesa tra Consob e Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei consulenti finanziari (OCF) sull'avvio di operatività dell'Organismo. Si consente così il trasferimento all' OCF delle funzioni istruttorie in capo alla Consob relativamente ai consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede e alle attività propedeutiche all'iscrizione di diritto dei consulenti finanziari autonomi e delle società di consulenza finanziaria.

L'avvio dell'operatività dell'OCF è fissato al 2 luglio 2018 (delibera n. 20503 del 28 giugno 2018) limitatamente

1) all'attività istruttoria concernente le iscrizioni all'Albo - con esonero dalla prova valutativa - dei consulenti finanziari autonomi e delle società di consulenza finanziaria;

2) ai poteri di vigilanza di cui all'art. 31, comma 7, del TUF, per lo svolgimento dell'attività istruttoria concernente l'avvio dei procedimenti cautelari ad un anno (art. 7-septies, comma 2 del TUF) nonché dei procedimenti sanzionatori (art. 196 TUF), nei confronti dei consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede.

La vigilanza sui consulenti finanziari è stata riformata dalla legge di stabilità 2016 (commi da 36 a 48 dell'articolo 1 della legge n. 208 del 2015) che ha istituito un Albo unico, gestito da un Organismo con personalità giuridica di diritto privato, ordinato in forma di associazione. All'interno dell'Albo unico sono previste tre distinte sezioni, con riguardo al tipo di attività svolta dai soggetti iscritti:

  • consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede (ex promotori finanziari: articolo 31 del Testo Unico Finanziario – TUF, di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998);
  • persone fisiche consulenti finanziari autonomi (ex consulenti finanziari: articolo 18-bis TUF);
  • società di consulenza finanziaria (articolo 18-ter del TUF);

A tale Organismo sono trasferite le funzioni di vigilanza e sanzionatorie esercitate dalla Consob sui promotori finanziari. La Consob ha definito la disciplina dell'attività dei consulenti finanziari nonché, in attuazione di quanto disposto dalla legge di stabilità per il 2016, dei nuovi poteri di vigilanza e sanzionatori in capo all'Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei consulenti finanziari con il nuovo Regolamento Intermediari, approvato con delibera del 15 febbraio 2018, in vigore dal 20 febbraio 2018.

Il Regolamento contiene inoltre le disposizioni per la tutela degli investitori, inclusi i requisiti di conoscenza e competenza richiesti al personale degli intermediari che fornisce informazioni o consulenza ai clienti degli stessi.

ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2019

Il Presidente della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa ha tenuto il 31 marzo 2021 l'incontro annuale con il mercato finanziario in occasione della presentazione della Relazione della CONSOB per il 2020.

Nell'incontro è stato evidenziato che nel 2020, a seguito della pandemia, Il saggio di risparmio delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile è cresciuto nell'anno del 50% ma, ove si escludano i risparmi investiti nelle società quotate, il suo rendimento è restato piuttosto basso, prossimo a zero. E' stato inoltre auspicato che, per la prosecuzione della fase di rilancio dell'attività produttiva, appare necessario integrare le decisioni finora prese per incentivare il capitale di rischio delle imprese, al fine di migliorare la loro leva finanziaria e renderle più disponibili a intraprendere nuove iniziative. A parere dell'Autorità, appare la riforma del fisco sollecitata da tempo e ribadita nel quadro dell'Incontro annuale con il mercato finanziario, nonché il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in attuazione del NGEU.

ultimo aggiornamento: 2 settembre 2021

Nella Relazione Annuale sull'attività dell'Arbitro per le Controversie Finanziarie per l'anno 2018 sono stati forniti numerosi dati in merito all'operatività dell'organo nel primo anno di azione.

Si ricorda in proposito che la legge di stabilità 2016 (commi 41, 44-47) ha avviato la revisione del sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia finanziaria con la clientela, con l'istituzione di un apposito organo. L'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), istituito dalla Consob con la delibera n. 19602 del 4 maggio 2016, opera dal 9 gennaio 2017.

Possono essere sottoposte all'Arbitro le controversie (fino ad un importo richiesto di 500.000 euro) relative alla violazione degli obblighi cui sono tenuti gli intermediari nei loro rapporti con gli investitori nella prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio; possono essere presentate anche controversie che riguardano i gestori dei portali di equity crowdfunding.

Il nuovo organismo è caratterizzato dall'adesione obbligatoria degli intermediari (tra cui i consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria), dal ricorso solamente ad istanza dell'investitore e dalla natura decisoria della procedura, con una sanzione reputazionale in caso di inosservanza. L'accesso all'Arbitro è gratuito per l'investitore e sono previsti termini brevi per giungere a una decisione: 90 giorni dal completamento del fascicolo contenente il ricorso, le deduzioni e la documentazione prodotta dalle parti. Per l'invio e la gestione del ricorso è prevista una procedura telematica al fine di garantire l'efficace e tempestivo funzionamento del sistema.

Nella presentazione della Relazione annuale sono stati forniti alcuni dati sul funzionamento dell'ACF: il numero totale dei ricorsi è stato di 1.824, prevalentemente localizzati nel Nord Italia. Il valore medio delle controversie è stato di  59.173 euro.

ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2020

E' online, da aprile 2018,  la prima versione del portale pubblico di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale (http://www.quellocheconta.gov.it), frutto del lavoro del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, istituito ai sensi del decreto-legge n. 237 del 2016. 

Il richiamato provvedimento (articolo 24-bis) contiene misure volte a sviluppare l'educazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa, prevedendo:

- l'adozione di un programma per una Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale;

- l'istituzione e disciplina, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, di un Comitato nazionale per la diffusione dell'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.

 Il Comitato è stato istituito con decreto del 3 agosto 2017: è composto da undici membri ed è diretto da Annamaria Lusardi. 

La Commissione Finanze della Camera, il 17 gennaio 2018, ha espresso un parere favorevole sul programma per una "Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale" presentato dal Governo relativo al triennio 2017-2019 (A.G. n. 497), con il quale sono delineate le principali iniziative attraverso le quali verrà data attuazione alla Strategia nazionale. Si segnala che nel primo anno di attività le risorse sono state in gran parte destinate alla predisposizione di un Portale su internet che è stato lanciato pubblicamente a gennaio 2018.

La norma conclude il percorso avviato con l'indagine conoscitiva sulle tematiche relative ai rapporti tra operatori finanziari e creditizi e clientela; essa ha inteso analizzare, sotto i profili della correttezza, trasparenza e adeguatezza, l'operatività degli intermediari finanziari e creditizi, l'attività di vigilanza svolta in questo campo, nonché il quadro normativo e regolamentare in materia, sia a livello europeo, sia a livello nazionale. Si intende, altresì, valutare l'impatto sui risparmiatori del nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie introdotto dalla disciplina europea ed approfondire le questioni afferenti alla tutela della privacy in tale ambito, nonché le tematiche concernenti l'educazione finanziaria del pubblico.

Si ricorda, infine, che il D.Lgs. n. 37 del 2017 (che ha inserito l'articolo 126-vicies sexies nel TUB) attribuisce alla Banca d'Italia il compito di promuovere iniziative di educazione finanziaria e, in particolare, la redazione di codici di condotta per l'offerta indipendente di iniziative di educazione finanziaria da parte degli intermediari, finalizzate a favorire l'orientamento della clientela e l'assistenza per la gestione responsabile delle finanze personali.

ultimo aggiornamento: 30 aprile 2018

La legge di bilancio 2019 (articolo 1, commi 236-238 e 240) ha modificato la disciplina relativa ai portali per la raccolta di capitali on-line da parte delle piccole e medie imprese, cd. crowdfundingestendendone l'operatività alla raccolta di finanziamenti tramite strumenti finanziari di debito e riservando la sottoscrizione specifiche categorie di investitori.

La legge di bilancio 2017 ( comma 70), nel solco degli interventi volti a favorire l'accesso alla liquidità, aveva esteso a tutte le piccole e medie imprese la possibilità di reperire capitale di rischio con modalità innovative, attraverso portali online (equity crowdfunding)L'equity-based crowdfunding consente, tramite un investimento on-line, di acquistare un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in cambio del finanziamento si acquistano i diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell'impresa. La Consob ha adottato il Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line, successivamente modificato nel tempo anche con l'introduzione del cd. whistleblowing. Per l'illustrazione dell'istituto e della relativa disciplina si rinvia alla scheda informativa della Consob.

Il disegno di legge di delegazione europea 2021 (A.C. 3208) all'articolo 5 delega il Governo, individuando i principi e i criteri direttivi, all'adeguamento della normativa nazionale alla direttiva (UE) 2020/1504 e al regolamento (UE) 2020/1503 che disciplinano i fornitori di servizi di crowdfunding per le imprese.

ultimo aggiornamento: 2 settembre 2021

Con la legge 12 luglio 2011, n. 120 sono state apportate significative modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, allo scopo di tutelare la parità di genere nell'accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati e nelle società pubbliche.

La legge, preso atto della situazione di cronico squilibrio nella rappresentanza dei generi nelle posizioni di vertice delle predette imprese, intende riequilibrare a favore delle donne l'accesso agli organi apicali.

A tal fine è previsto un doppio binario normativo:

  • per le società quotate in borsa, la disciplina in materia di equilibrio di genere è recata puntualmente dalle disposizioni di rango primario;
  • per le società a controllo pubblico, i principi applicabili rimangono quelli di legge, mentre la disciplina di dettaglio è affidata ad un apposito regolamento, con la finalità di garantire una disciplina uniforme per tutte le società interessate. Tale regolamentazione è contenuta nel D.P.R. 30 novembre 2012, n. 251.

Le norme della legge n. 120 del 2011 e del D.P.R. n. 251 del 2012 sono destinate ad avere un'efficacia temporanea. I criteri di riparto degli organi apicali volti a tutelare la parità di genere erano originariamente operativi per tre mandati consecutivi, a decorrere dal primo rinnovo degli organi interessati successivo all'entrata in vigore dei provvedimenti stessi. 

Sul punto è intervenuta la legge di bilancio 2020 (articolo 1, commi 302-305 della legge n. 160 del 2019), che:

-       ha prorogato da tre a sei i mandati in cui trovano applicazione, per gli organi apicali delle società quotate, le disposizioni in tema di tutela del genere meno rappresentato previste dalla legge n. 120 del 2011;

-       ha modificato il criterio di riparto degli amministratori e dei membri dell'organo di controllo, volto ad assicurare l'equilibrio tra i generi, in particolare disponendo che il genere meno rappresentato debba ottenere almeno due quinti degli amministratori eletti (40 per cento), in luogo della quota di almeno un terzo (33 per cento circa) disposta dalle norme previgenti.

La medesima legge di bilancio (successivo comma 304) ha stabilito che il criterio di riparto di almeno due quinti venga applicato a decorrere dal primo rinnovo degli organi di amministrazione e controllo delle società quotate successivo al 1° gennaio 2020 (data di entrata in vigore della legge di bilancio). Resta fermo, per il primo rinnovo successivo alla data di inizio delle negoziazioni, il criterio di riparto di almeno un quinto previsto dall'articolo 2 della legge Golfo-Mosca.

In ordine alle società a controllo pubblico è intervenuto il relativo Testo Unico, ai sensi del quale nella scelta degli amministratori le P.P.A.A. devono assicurare il rispetto del principio di equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo, da computare sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in corso d'anno. Ove la società abbia un organo amministrativo collegiale, lo statuto deve prevedere che la scelta degli amministratori da eleggere sia effettuata nel rispetto dei criteri stabiliti dalla legge n. 120 del 2011 (articolo 11, comma 4 del decreto legislativo n. 175 del 2016, Testo unico sulle società a partecipazione pubblica).

  

Per il monitoraggio sull'attuazione della nuova disciplina nelle società pubbliche è stato istituito, con decreto del Ministro delle pari opportunità del 12 febbraio 2013, un apposito gruppo di lavoro.

Nel mese di gennaio 2020 è stata inviata al Parlamento la Relazione triennale sullo stato di applicazione delle norme in tema di parità di genere nelle società a controllo pubblico, relativa al periodo dal 12 febbraio 2016 al 12 febbraio 2019.

Con il Protocollo d'intesa sottoscritto nel novembre 2018 dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri per le Pari Opportunità, dalla Consob e dalla Banca d'Italia, è stato istituito un  Osservatorio interistituzionale per promuovere congiuntamente iniziative volte all'attuazione nel concreto della partecipazione femminile nei board delle società, con la finalità di verificare nel tempo gli effetti dell'applicazione della legge n. 120 del 2011.

L'Osservatorio è operativo dal primo gennaio 2019 e nasce come centro di raccolta dati, analisi e ricerche nel campo della parità di genere alla luce dell'applicazione della legge n. 120 del 2011. Consob e Banca d'Italia si impegnano a fornire al Dipartimento per le Pari Opportunità i dati raccolti attraverso le proprie attività di monitoraggio. Il patrimonio informativo è inteso come base comune di riferimento a fini di ricerca per individuare, tra l'altro, le aree critiche su cui eventualmente formulare proposte di intervento. Il protocollo resterà in vigore cinque anni da gennaio 2019.

ultimo aggiornamento: 4 marzo 2021

L'articolo 27 del decreto-legge "crescita" introduce una specifica tipologia di organismo di investimento collettivo del risparmio (OICR) riconducibile alla forma della società di investimento a capitale fisso (Sicaf), con un regime semplificato. La società di investimento semplice a capitale fisso (SIS) deve gestire direttamente il patrimonio raccolto attraverso la sottoscrizione di titoli rappresentativi di capitale riservata agli investitori professionali; il patrimonio netto della società non deve eccedere i 25 milioni di euro, mentre il capitale sociale deve risultare almeno pari a quello previsto dal codice civile per le S.p.A. (50.000 euro); l'oggetto esclusivo dell'attività deve risultare l'investimento diretto del patrimonio raccolto in PMI non quotate su mercati regolamentati e la società non deve ricorrere alla leva finanziaria. A fronte di tali limiti operativi vengono previsti oneri regolatori ridotti, attraverso la disapplicazione della normativa secondaria e di taluni obblighi relativi ai partecipanti al capitale, modificando la disciplina dei gestori che operano al di sotto di specifiche soglie di attivo.
Per effetto delle modifiche approvate nel corso dell'esame presso la Camera, è stata soppressa la disposizione che riserva la sottoscrizione delle azioni o degli altri strumenti finanziari partecipativi della SIS agli investitori professionali.

    ultimo aggiornamento: 27 giugno 2019

    Con il decreto legislativo 3 agosto 2017, n. 129 (Atto del Governo n. 413),è stata attuata nell'ordinamento interno la direttiva 2014/65/UE, relativa ai mercati degli strumenti finanziari (direttiva cd. MiFID II), contestualmente adeguando la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento 600/2014 sulla stessa materia (regolamento cd. MiFIR), in ottemperanza alla delega contenuta nell'articolo 9 della legge n. 114 del 2015 (legge di delegazione europea 2014). 

    Le norme europee hanno lo lo scopo di regolare un mercato sempre più complesso, caratterizzato da un notevole incremento degli strumenti finanziari e dei sistemi di trading ad alta frequenza, attraverso i quali ha luogo una quota rilevante delle transazioni sui mercati telematici più evoluti. Sono state modificate le norme in tema di trasparenza delle negoziazioni e tutela degli investitori, attraverso una maggiore responsabilizzazione degli intermediari, una più approfondita consapevolezza degli investitori, grazie alla disponibilità di informazioni più dettagliate e più frequenti, ed un rafforzamento dei poteri - sia ex ante che ex post - delle Autorità di vigilanza. La Consob, con delibera del 28 dicembre 2017, ha adottato il nuovo Regolamento Mercati che recepisce, per la parte relativa ai mercati, le predette innovazioni normative.

    ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2018

    Nella Gazzetta ufficiale del 10 marzo 2021 è stato pubblicato il decreto MEF del 3 febbraio 2021, che reca il Regolamento concernente i requisiti di accesso, condizioni, criteri e modalita' degli investimenti del Patrimonio Destinato.

    Al riguardo le Commissioni VI Finanze e X Attività Produttive della Camera, nel mese di dicembre 2020 hanno espresso parere favorevole con osservazioni sul relativo schema (Atto del Governo n. 222). 

    Il decreto attua l'articolo 27, comma 1 del decreto-legge n. 34 del 2020 (decreto Rilancio) che prevede la costituzione, nell'ambito di Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. – CDP, di un patrimonio le cui risorse sono destinate all'attuazione di interventi e operazioni di sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.

    Tale Patrimonio Destinato è costituito mediante l'apporto di beni da parte del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF); a tal fine, è autorizzata per l'anno 2020 l'assegnazione a CDP di titoli di Stato o di liquidità, nel limite massimo di 44 miliardi di euro. Si tratta quindi di un fondo interamente pubblico la cui gestione è affidata a CDP. In via preferenziale il Patrimonio Destinato effettua i propri interventi mediante sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, partecipazione ad aumenti di capitale, acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche.

     

    In estrema sintesi, il decreto ministeriale dispone due differenti operatività del Patrimonio Destinato:

    • la prima, definita secondo i termini e alle condizioni di cui al Temporary Framework sugli aiuti di Stato in seno all'emergenza COVID-19, su cui - come riferisce il Governo -la Commissione europea si è positivamente espressa a seguito di formale notifica da parte delle autorità italiane (decisione C(2020) 6459 final del 17 settembre 2020); nell'ambito di tale operatività, il Patrimonio Destinato interviene mediante la partecipazione ad aumenti di capitale, la sottoscrizione di prestiti obbligazionari con obbligo di conversione, la sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati convertibili, la sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati;
    • una operatività a condizioni di mercato, mediante la partecipazione ad aumenti di capitale, la sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, operazioni sul mercato secondario e ristrutturazioni di impresa; gli strumenti sono strutturati in coerenza con le operazioni di mercato della stessa specie e prevedono sempre la presenza di terzi co-investitori nella misura almeno del 30 per cento dell'ammontare: questi ultimi sottoscrivono gli strumenti a condizioni identiche a quelle del Patrimonio Destinato (c.d. pari passu).

     

    Vedi qui il dossier.

    L'articolo 11-quinquies del decreto-legge n. 52 del 2021 estende al 31 dicembre 2021 gli interventi del Patrimonio Destinato effettuati nelle forme e alle condizioni previste dal quadro normativo dell'Unione Europea sugli aiuti di Stato adottato per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 (cd. interventi in Temporary Framework: aumenti di capitale di imprese, sottoscrizione di prestiti obbligazionari con obbligo di conversione, di prestiti obbligazionari subordinati convertibili e di prestiti obbligazionari subordinati). Chiarisce inoltre che l'emissione di titoli di stato in anni successivi al 2020, a titolo di apporto al fondo da parte del MEF (se non emessi e assegnati nel medesimo anno), possa avvenire in alternativa all'apporto di liquidità.

    ultimo aggiornamento: 2 settembre 2021

    La legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio 2017, commi 88-114)  ha introdotto un sistema di agevolazioni fiscali volte a incoraggiare investimenti a lungo termine (per almeno cinque anni) nell'economia reale. In particolare, sono esenti da imposta i redditi di capitale e i redditi diversi percepiti da persone fisiche, al di fuori di attività di impresa commerciale, derivanti da specifici "investimenti qualificati", detenuti per un periodo minimo di 5 anni. I piani individuali di risparmio (PIR), i quali investono in imprese italiane e europee, con una quota di attività riservata alle piccole e medie imprese (PMI), rientrano fra gli strumenti che possono beneficiare dell'esenzione, nel rispetto del vincolo dei 5 anni di detenzione e nei limiti di 30 mila euro all'anno e, comunque di complessivi 150 mila euro. Sono gestiti dagli intermediari finanziari (sia sotto forma di fondi di investimento che di gestione individuale) e dalle imprese di assicurazione, i quali devono investire le somme rispettando il principio della diversificazione del portafoglio. Ciascuna persona fisica non può essere titolare di più di un piano di risparmio a lungo termine e ciascun piano di risparmio a lungo termine non può avere più di un titolare. La legge di bilancio 2017 ha detassato anche i redditi derivanti dagli investimenti a lungo termine nel capitale delle imprese e nei PIR effettuati da enti di previdenza obbligatoria e forme di previdenza complementare. La legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) al comma 210 dell'articolo 1, ha innalzato dal 5 al 10 per cento la quota dell'attivo patrimoniale che tali enti possono destinare a investimenti "qualificati", secondo il regime agevolato. La legge di bilancio 2019 (articolo 1, comma 212) ha inoltre inserito le quote o le azioni di fondi di venture capital residenti nel territorio dello Stato tra le tipologie di investimenti "qualificati", introducendo ulteriori vincoli agli investimenti nei PIR, per destinare le risorse ai predetti fondi di venture capital, ed elevato dal 30 al 40 per cento la quota di detrazioni spettanti per l'investimento in start-up innovative.

    Successivamente il decreto legge n. 124 del 2019 (articolo 13-bis) ha previsto nuovi criteri per gli investimenti destinati ai PIR costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 (PIR 2020), oltre a disporre l'inapplicabilità agli enti di previdenza obbligatoria e complementare delle disposizioni relative all'unicità del PIR.

    L'articolo 136 del decreto Rilancio (decreto-legge n. 34 del 2020) ha modificato la disciplina dei piani di risparmio a lungo termine: si disciplina il caso degli investimenti qualificati indiretti, ovvero le quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), e consente una maggiore concentrazione dell'esposizione (e del relativo rischio) verso un medesimo emittente o gruppo. In particolare, per i piani a lungo termine costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 che rispondono a una specifica configurazione del portafoglio di attività, la quota del totale di strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo dell'emittente o della controparte o in depositi e conti correnti viene elevata dal 10 al 20 per cento. La medesima norma amplia i limiti delle somme che possono essere destinate ai piani di risparmio a lungo termine, portandoli da 30.000 a 150.000 euro annuali, fino a un massimo complessivo elevato da 150.000 euro a 1.500.000 di euro. Si stabilisce inoltre che ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio a lungo termine costituito fino al 31 dicembre 2019, e di un solo piano di risparmio costituito a partire dal 1° gennaio 2020.

    L'articolo 68 del decreto-legge Agosto ha ulteriormente aumentato a 300.000 euro le somme o valori che gli investitori possono destinare annualmente ai piani di risparmio a lungo termine costituiti a decorrere da 1° gennaio 2020.

    Con la legge di bilancio 2021 è stato istituito un credito d'imposta per le perdite derivanti da  specifici piani di risparmio a lungo termine, cd. PIR PMI, ovvero quei piani che per almeno i due terzi dell'anno solare di durata del piano investano almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati, di imprese residenti in Italia o in Europa con stabile organizzazione in Italia, diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, ovvero in prestiti erogati a tali imprese o nei loro crediti (commi 219-226).

    ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2021
     
    focus
     
    Obiettivi Agenda 2030
     
    temi di Banche e mercati finanziari
     
    -