tema 13 settembre 2018
Studi Camera - Finanze Fisco Accise e dogane

ll decreto-legge n.87 del 2018 ("decreto dignità"), nel quale è confluito il testo del decreto-legge n. 79 del 2018, ha rinviato al 1° gennaio 2019 l'entrata in vigore dell'obbligo, previsto dalla legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), di fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti titolari di partita IVA presso gli impianti stradali di distribuzione. 

Il decreto-legge n. 91 del 2018 ("proroga termini") sospende fino al 18 dicembre 2018 i termini per il pagamento delle imposte di consumo dovute su alcuni prodotti succedanei dei prodotti da fumo.

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L'articolo 11-bis del decreto-legge n. 87 del 2018, in cui è confluito il testo del decreto-legge n. 79 del 2018, ha rinviato al 1° gennaio 2019 l'entrata in vigore dell'obbligo, previsto dalla legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti titolari di partita IVA presso gli impianti stradali di distribuzione. 

La decorrenza dell'obbligo di fattura elettronica, per tali soggetti, è stata così uniformata alle regole generali della legge di bilancio 2018, che dal 1° gennaio 2019 dispone l'uso di tale sistema di certificazione dei corrispettivi per le operazioni tra privati.

L'Agenzia delle Entrate, in vista dell'entata in vigore dell'obbligo, ha pubblicato una guida pratica per i contribuenti, due video-tutorial  e una nuova sezione del sito per trovare velocemente tutte le informazioni utili sulla fatturazione elettronica. All'interno della sezione tematica dedicata del sito internet dell'Agenzia, il contribuente trova anche la nuova guida - pdf, che spiega come predisporre, inviare e conservare le proprie fatture e il link diretto a due video-tutorial, disponibili sul canale Youtube dell'Agenzia, sulle novità della fatturazione elettronica e sul QR-Code.

Il nuovo direttore dell'Agenzia delle entrate, Antonino Maggiore, mercoledì 3 ottobre 2018, in audizione presso la VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, ha inoltre illustrato una memoria sullo stato di attuazione e sulle attività pianificate e in corso di realizzazione per rendere effettivo l'obbligo di fatturazione eletrronica per gli operatori Iva, soggetti residenti o stabiliti in Italia, nella cessione di beni e prestazioni di servizi, sia con riferimento agli altri operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia con riferimento ai consumatori finali (operazioni B2C, cioè Business to Consumer). Per quanto attiene alle modalità tecniche di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio, sempre presso la VI Commissione Finanze della Camera, si svolta altresì l'audzione dell'amministratore delegato della Sogei s.p.a, Andrea Quacivi,che ha fornito chiarimenti, attraverso una relazione, sulle innovazioni tecnologiche introdotte.Da ultimo, il 18 ottobre 2018, il Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Massimo Bitonci, nel corso dello svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata nella VI Commissione Finanze alla Camera, ha escluso ogni ipotesi di entrata in vigore differenziata dell'obbligo di fattura elettronica in base alle dimensioni delle imprese e/o all'ammontare del fatturato.

E' all'esame delle Camere lo schema di decreto legislativo (atto del Governo n.49), volto a recepire nell'ordinamento italiano la direttiva 2014/55/UE relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici. Lo schema recepisce le regole tecniche dello standard europeo (previste dalla decisione di esecuzione (UE) 2017/1870 della Commissione) e le integra con la disciplina tecnica nazionale.

L'introduzione della fattura elettronica 

La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa, spedizione e conservazione.

Si ricorda che l'articolo 1, comma 209, legge n. 244 del 2007, ha introdotto l'obbligo di invio elettronico delle fatture alla PA, mentre il successivo decreto del Ministero dell'economia e delle finanze n. 55 del 3 aprile 2013, entrato in vigore il 6 giugno 2013, ha dato attuazione all'obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti economici tra pubblica amministrazione e fornitori, in un'ottica di trasparenza, monitoraggio e rendicontazione della spesa pubblica: Ministeri, Agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza, a partire dal 6 giugno 2014, non possono più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. La stessa disposizione si applica, dal 31 marzo 2015, a tutte le altre pubbliche amministrazioni, compresi gli enti locali (articolo 25 del D.L. n. 66 del 2014). A partire dai tre mesi successivi a queste date, le PA non potranno procedere al pagamento, neppure parziale, fino all'invio del documento in forma elettronica.

La legge di delega fiscale (articolo 9, legge n. 23 del 2014) ha previsto di incentivare l'utilizzo della fatturazione elettronica: in attuazione di tali norme è stato emanato il Decreto Legislativo n. 127 del 2015, che consente ai contribuenti di usare gratuitamente il servizio per la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche messo a disposizione dall'Agenzia delle entrate dal 1° luglio 2016.

Dal 1° gennaio 2017, il Ministero dell'economia e delle finanze ha messo a disposizione dei soggetti passivi dell'imposta sul valore aggiunto il Sistema di Interscambio per la trasmissione e della ricezione delle fatture elettroniche e di eventuali variazioni delle stesse, relative a operazioni che intercorrono tra soggetti residenti nel territorio dello Stato, secondo il formato della fattura. Dalla stessa data, chi effettua cessioni di beni e prestazioni di servizi (imprese, artigiani e professionisti) può trasmettere telematicamente all'Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, in sostituzione degli obblighi di registrazione. L'opzione ha effetto per cinque anni e si estende, ove non revocata di quinquennio in quinquennio. In sostanza, ciò consente il superamento dell'obbligo di emissione dello scontrino ai fini fiscali (art. 2, comma 1).

Come anticipato, la legge di bilancio 2018, in luogo del previgente regime opzionale, ha previsto nell'ambito dei rapporti fra privati (B2B) l'obbligo di emettere soltanto fatture elettroniche attraverso il Sistema di Interscambio per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, dal 1° gennaio 2019.

Nei confronti dei consumatori finali le fatture elettroniche sono rese disponibili dai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate e da chi emette la fattura: i consumatori possono rinunciare alla copia elettronica o analogica della fattura. Sono esonerati dal predetto obbligo coloro che rientrano nel regime forfetario agevolato o che continuano ad applicare il regime fiscale di vantaggio. In caso di violazione dell'obbligo di fatturazione elettronica la fattura si considera non emessa e sono previste sanzioni pecuniarie. Si prevede, inoltre, la trasmissione telematica all'Agenzia delle entrate dei dati relativi alle cessioni di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti in Italia, salvo quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche (legge n. 205 del 2017, commi 909, 915-917 e 928).

L'Agenzia delle entrate, con il provvedimento del 30 aprile 2018, ha reso noto l'intento, per rendere agevole, efficiente e poco onerosa la fase di predisposizione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche, di mettere a disposizione degli operatori una serie di servizi. 

L'articolo 4-bis del decreto-legge n. 193 del 2016 ha disciplinato l'emissione elettronica delle fatture per il tax free shopping. A partire dal 1° settembre 2018 (termine così posticipato dalla legge n. 205 del 2017, art. 1, comma 1088, rispetto all'originario 1° gennaio 2018), per gli acquisti di beni del valore complessivo, al lordo dell'IVA, superiore a 155 euro destinati all'uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio doganale dell'Unione europea (in sgravio IVA), l'emissione delle relative fatture deve essere effettuata dal cedente in modalità elettronica.


ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2018

Nel corso dell'audizione svoltasi presso la VI Commissione finanze della Camera (11 luglio 2018) il Direttore Generale dell'Agenzia delle Dogane e dei monopoli ha fornito - accanto ai dati sull'operatività dell'Agenzia - alcune informazioni e cifre sull'attività di accertamento svolta, negli ultimi anni, in materia di accise. 

Si ricorda che dal 1° gennaio 2015 l'accisa sulla benzina è pari a 728,40 euro per mille litri, mentre quella sul gasolio è pari a 617,40 euro per mille litri.

Nel corso degli ultimi anni in più occasioni sono stati disposti innalzamenti dell'accisa sui carburanti, a copertura di maggiori spese o di minori entrate disposte con altri provvedimenti, ovvero quali parti integranti di clausole di salvaguardia finanziaria.  La maggior parte degli aumenti disposti nel tempo sono stati comunque evitati, mediante la sostituzione con altri tipi di entrate (tra cui le risorse derivanti dalla voluntary disclosure).

Si ricorda in questa sede che la legge di stabilità 2015 ha introdotto una clausola di salvaguardia a tutela dei saldi di finanza pubblica, volta ad incrementare le accise su benzina e gasolio in misura tale da determinare maggiori entrate non inferiori a 700 milioni di euro, a decorrere dal 2018. La legge di stabilità 2016 e la legge di bilancio 2017 hanno rinviato la decorrenza degli aumenti IVA e ridotto gli aumenti dell'accisa a 350 milioni di euro. Successivamente, l'articolo 9 del decreto-legge n. 50 del 2017 ha rimodulato gli aumenti di imposta previsti, posticipandoli in parte agli anni successivi. In particolare, è stato rinviato al 2019 l'aumento dell'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché dell'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante per maggiori entrate pari a 350 milioni di euro.

L'articolo 5 del decreto-legge n. 148 del 2017 ha ridotto a 10 milioni di euro l'aumento delle accise su benzina e gasolio per l'anno 2019, lasciando invariato l'importo di 350 milioni di euro per gli anni successivi. La legge di bilancio 2018 ha completato la sterilizzazione degli aumenti delle accise previsti per l'anno 2019. Resta invariato l'aumento delle accise per gli anni successivi (350 milioni di euro a decorrere dall'anno 2020).

La Camera e il Senato, nelle distinte risoluzioni approvate il 19 giugno 2018 relative al Documento di Economia e Finanza -DEF per l'anno 2018,  impegnano il Governo a confermare il disinnesco delle citate clausole di salvaguardia.

 In tale quadro l'articolo 19, comma 3 del D.L. n. 91 del 2014 ha previsto un ulteriore innalzamento, dal 1° gennaio 2019, delle accise sui carburanti: anche in tale caso l'incremento è affidato a un provvedimento direttoriale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Tale aumento è disposto a copertura delle misure, contenute nel medesimo provvedimento, che rafforzano l'istituto dell'ACE - aiuto per la crescita economica, in particolare per le imprese che intendono quotarsi nei mercati regolamentati.

 Per quanto concerne le accise sui prodotti energetici usati come combustibili per riscaldamento si segnala che, con lettera del 31 maggio 2012, le autorità italiane hanno chiesto l'autorizzazione alla Commissione europea a continuare ad applicare, in talune zone geografiche particolarmente svantaggiate, aliquote ridotte di accisa sul gasolio e sul GPL usati come combustibile per riscaldamento, mediante l'estensione della prassi seguita ai sensi della decisione 2008/318/CE in alcune zone.  La Commissione ha autorizzato tale misura ridotta fino al 31 dicembre 2018 con la decisione 2014/695/UE.

 Con riferimento alle clausole di salvaguardia sulle aliquote IVA, si rinvia al tema web in materia di Imposta sul Valore Aggiunto.

    ultimo aggiornamento: 11 luglio 2018

    Il decreto-legge di proroga termini (articolo 8, comma 4-bis) sospende fino al 18 dicembre 2018 i termini per il pagamento delle imposte di consumo dovute su alcuni prodotti succedanei dei prodotti da fumo.

     La sospensione concerne il pagamento delle imposte di consumo di cui all'art. 62-quater, commi 1 e 1-bis, del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504; si tratta anzitutto delle imposte di consumo gravanti (articolo 62-quater, comma 1) sui prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati. Si rammenta che, ai sensi dell'articolo 1, comma 8 del D.Lgs. n. 188 del 2014 (che, in ottemperanza alla legge di delega fiscale n. 23 del 2014, ha riformato le accise sui tabacchi), i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che consentono il consumo di tali prodotti, si intendono sottratti all'imposizione.

    Il comma in esame sospende poi il pagamento delle imposte di consumo gravanti (articolo 62-quater, comma 1-bis, introdotto dal predetto decreto legislativo n. 188 del 2014) sui prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o meno nicotina, esclusi quelli autorizzati all'immissione in commercio come medicinali.

    ultimo aggiornamento: 13 settembre 2018

    La legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 514 della legge n. 205 del 2017)  ha ridotto l'aliquota di accisa sulla birra a 3,00 euro per ettolitro e per grado-Plato, a decorrere dal 1° gennaio 2019.

    L'aliquota era stata precedentemente ridotta dalla legge di bilancio 2017 (articolo 1, comma 48 della legge n. 232 del 2016), dal 1° gennaio 2017, rideterminandola dalla precedente misura di 3,04 euro a 3,02 euro per ettolitro e grado-plato.

    ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2018
     
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