L'esigenza di avviare un'indagine conoscitiva sulla difesa cibernetica, deliberata dalla Commissione Difesa della Camera dei deputati, ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, nella seduta dell'8 novembre 2023, nasce dalla constatazione che il tema della cyberdefence ha assunto crescente rilevanza in Italia (come nel resto del mondo) a causa dei numerosi attacchi informatici rivolti a soggetti sia privati che pubblici. La difesa cibernetica si sostanzia, infatti, in uno spettro di competenze dello Stato di natura prettamente militare, da inquadrare in una più ampia strategia nazionale per la sicurezza cibernetica, la cui architettura si è andata componendo grazie a una serie di interventi normativi, di seguito analiticamente ricostruiti.
Lo svolgimento dell'indagine conoscitiva da parte della Commissione Difesa sul tema delle nuove tecnologie della difesa applicate al dominio cibernetico ha dunque consentito, mediante l'apporto degli autorevoli esponenti del mondo accademico e delle istituzioni auditi, di meglio comprendere le diverse sfaccettature di questa nuova minaccia ibrida e trasversale e, di conseguenza, di costruire un patrimonio informativo incentrato sugli elementi indispensabili per assicurare forme di difesa cibernetica più moderne ed efficaci.
Il termine per la conclusione dell'indagine, inizialmente fissato al 30 giugno 2024, in seguito ad apposite proroghe, è stato fissato al 31 marzo 2025, al fine di consentire alla Commissione di concludere le audizioni programmate e di predisporre il documento conclusivo.
Nell'ambito dell'indagine conoscitiva, tra il 31 gennaio 2024 e il 23 gennaio 2025, sono state svolte 28 audizioni.
Si rinvia all'allegato del resoconto della IV Commissione Difesa del 2 aprile 2025 per la consultazione del documento conclusivo approvato a conclusione dell'indagine conoscitiva.
Le audizioni relative all'indagine conoscitiva sulla difesa cibernetica hanno rappresentato un'opportunità unica per analizzare e affrontare le problematiche che affliggono il settore della sicurezza informatica, emerse con sempre maggiore evidenza in un contesto internazionale in cui le minacce sono diventate sempre più sofisticate, pervasive e globali. Le minacce cyber, che oggi coinvolgono non solo singoli individui ma anche entità pubbliche, private e nazionali, sono destinate a crescere in termini di frequenza, impatto e gravità, imponendo una risposta articolata e condivisa tra il settore pubblico, il mondo delle imprese e le istituzioni.
Le varie audizioni hanno messo in luce diverse tematiche chiave che attraversano diversi ambiti del settore della cybersecurity. Tra queste, la formazione e la sensibilizzazione sulla sicurezza informatica, la collaborazione tra pubblico e privato, l'importanza di un rafforzamento dei meccanismi di coordinamento, nonché la necessità di innovare e adottare tecnologie all'avanguardia. Ogni intervento ha contribuito a delineare un quadro assai complesso, nel quale la cybersecurity deve essere vista come un bene pubblico, una responsabilità collettiva e un elemento fondamentale per la sicurezza nazionale, e non più come un campo riservato esclusivamente agli specialisti.
I soggetti auditi hanno fornito contributi significativi su questi temi, offrendo soluzioni concrete e una visione chiara delle sfide da affrontare. Le loro audizioni hanno non solo messo in luce le problematiche relative alla protezione delle infrastrutture critiche, ma anche proposto modelli operativi per l'implementazione di misure di difesa efficaci.
In questa sezione, ci concentreremo sull'analisi dei temi trasversali emersi dalle audizioni, approfondendo il loro significato, l'urgenza con cui devono essere affrontati e le possibili soluzioni.
La formazione in cybersecurity è stata identificata come uno dei pilastri fondamentali per costruire una difesa efficace contro le minacce informatiche. Un elemento emerso dalle audizioni è stato il riconoscimento della carenza di competenze: una lacuna che affligge diversi settori, dalla pubblica amministrazione alle piccole e medie imprese, fino ai settori industriali più critici. La formazione deve essere considerata come un investimento essenziale per proteggere i dati e le infrastrutture vitali del Paese. È stato evidenziato inoltre come le PMI, che costituiscono la spina dorsale dell'economia italiana, siano particolarmente vulnerabili agli attacchi cibernetici a causa della mancanza di personale qualificato e di risorse per implementare tecnologie avanzate di difesa (si veda in proposito l'intervento di Meridian Group).
È necessario quindi creare un ecosistema educativo in grado di rispondere alla crescente domanda di esperti in cybersecurity, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello delle competenze di gestione e pianificazione strategica. La consapevolezza dei rischi legati alla cybersecurity deve essere diffusa in ogni strato della società, e ciò implica l'integrazione della sicurezza informatica nei curricula scolastici e universitari, così come l'organizzazione di corsi di formazione continua per i professionisti già attivi. Il Ten. Gen. E.I. Angelo Gervasio e il Gen. C.A. Luciano Portolano hanno enfatizzato la necessità di aggiornamenti costanti e formazione continua non solo per i professionisti della sicurezza informatica, ma anche per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e delle aziende private che interagiscono con sistemi digitali.
Un ulteriore passo avanti in questo processo di creazione di un valido ecosistema educativo è rappresentato dall'importanza di attirare e formare nuovi talenti in ambito cybersecurity. Tale obiettivo deve essere perseguito non solo nel settore privato, ma anche nel settore pubblico, dove la carenza di figure specializzate è diventata un ostacolo per la gestione delle minacce emergenti (si veda l'intervento del Rettore dell'Università LUISS Guido Carli, Paolo Boccardelli, del Prorettore LUISS per l'intelligenza artificiale e le Digital Skills, Giuseppe Francesco Italiano, e del Professore associato LUISS Paolo Spagnoletti, e dei rappresentanti di Elettronica S.p.A.). È necessario investire risorse per attrarre nuovi talenti, in particolare fra le nuove generazioni, e favorire un'educazione continua che aiuti ad aggiornare le competenze in risposta alla rapida evoluzione delle tecnologie di attacco e difesa. Inoltre, la formazione dovrebbe includere anche le soft skills, che risultano fondamentali per una gestione efficace degli incidenti di sicurezza, in particolare in contesti complessi e intersettoriali.
Altra tematica emersa è rappresentata dalla richiesta di un generale rafforzamento del ruolo delle università, necessarie per preparare i giovani a rispondere alle sfide future e fornire alle PMI le risorse necessarie per affrontare le minacce cibernetiche (tra gli altri, si vedano gli interventi del Sottosegretario di Stato, Segretario del Consiglio dei Ministri e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, dott. Alfredo Mantovano, del Rettore dell'Università LUISS Guido Carli, Paolo Boccardelli, del Prorettore LUISS per l'intelligenza artificiale e le Digital Skills, Giuseppe Francesco Italiano, e del Professore associato LUISS Paolo Spagnoletti, Emanuele Galtieri, Innovery S.p.A., NTT DATA Italia, Elettronica S.p.A., Fastweb S.p.A.). Gabriele Ferrieri, Presidente dell'Associazione nazionale giovani innovatori, ha inoltre sottolineato l'importanza di un approccio nazionale e internazionale per promuovere la cultura della cybersecurity a partire dalle scuole e dalle università, proponendo l'introduzione di programmi di sensibilizzazione e di formazione per i giovani.
Oltre alla formazione, infatti, un altro aspetto cruciale che è stato evidenziato è l'importanza del ruolo svolto dalla sensibilizzazione, relativamente alla tematica della cybersecurity, a tutti i livelli della società. In proposito si è evidenziata la necessità di diffondere la consapevolezza della sicurezza cibernetica tra i giovani, integrando questa tematica nei programmi scolastici fin dalla scuola primaria (tra gli altri, il Rettore dell'Università LUISS Guido Carli, Paolo Boccardelli, del Prorettore LUISS per l'intelligenza artificiale e le Digital Skills, Giuseppe Francesco Italiano, e del Professore associato LUISS Paolo Spagnoletti). Le campagne educative devono essere orientate non solo ai professionisti, ma anche ai cittadini, che devono essere consapevoli dei rischi quotidiani legati alla loro attività online (intervento di Nutanix Italy S.r.l., Innovery S.p.A.). Anche le amministrazioni pubbliche devono essere formate e continuamente aggiornate su come proteggere i dati sensibili, specialmente in un'era di digitalizzazione crescente dei servizi pubblici. L'educazione sulla sicurezza informatica dovrebbe quindi diventare una parte integrante delle politiche pubbliche.
Altro aspetto, messo in evidenza durante l'audizione dell'Amministratore delegato di Elettronica S.p.A., è l'importanza di aumentare la rappresentanza femminile nell'ambito della cybersecurity. Ad avviso dell'audita, infatti, le donne potrebbero avere un impatto molto significativo nel settore, grazie alle loro competenze tecniche e soft skill.
Un altro punto fondamentale emerso nella quasi totalità delle le audizioni è rappresentato dal rafforzamento della sinergia tra pubblico e privato. La cybersecurity non è più una questione che riguarda esclusivamente il settore pubblico o privato in modo separato, ma è un problema sistemico che deve essere affrontato con un approccio integrato. Gli interventi di Fastweb, Fincantieri e Leonardo hanno enfatizzato il ruolo strategico che le aziende private possono giocare nella protezione delle infrastrutture e dei servizi pubblici. In particolare, le PMI sono state identificate come vulnerabili a causa della scarsa protezione cibernetica e della mancanza di risorse per implementare soluzioni avanzate di sicurezza.
La collaborazione tra le aziende private e le istituzioni pubbliche è essenziale per ottenere una difesa robusta e per condividere informazioni vitali sui rischi emergenti e sulle minacce in corso. In tale direzione è emersa una proposta volta a sottolineare la necessità di promuovere l'integrazione della sicurezza fin dalla progettazione dei sistemi informatici, riducendo i rischi associati a interventi post-sviluppo, in una logica di "cybersecurity by design" (tra gli altri, si vedano gli interventi dei rappresentanti di Leonardo S.p.A., di RFI – Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., di NTT DATA Italia S.p.A). In questo contesto, l'intervento di Samsung Electronics Italia ha sottolineato come l'azienda, gestendo internamente l'intera supply chain dei propri dispositivi, abbia la possibilità di implementare misure rigorose di sicurezza e di offrire soluzioni integrate che rispondano alle esigenze delle amministrazioni pubbliche.
Un altro tema strettamente connesso alla collaborazione pubblico-privato è rappresentato dalla protezione delle infrastrutture critiche del Paese, che sono essenziali per il funzionamento della società e dell'economia. Le infrastrutture come le reti energetiche, i sistemi di telecomunicazione e i trasporti sono particolarmente vulnerabili agli attacchi informatici. Queste infrastrutture, se compromesse, possono avere un impatto devastante, non solo sul piano economico, ma anche sulla sicurezza nazionale. Negli ultimi anni ci sono stati più attacchi efficaci alle infrastrutture critiche nazionali e le minacce cyber sono sempre più pervasive, colpendo infrastrutture critiche come reti satellitari e cavi sottomarini (tra gli altri, si vedano gli interventi di Engineering S.p.A., Elettronica S.p.A. e NTT Data Italia S.p.A.).
Anche il Rettore dell'Università LUISS Guido Carli, Paolo Boccardelli (accompagnato nel suo intervento dal Prorettore LUISS per l'intelligenza artificiale e le Digital Skills, Giuseppe Francesco Italiano, e dal Professore associato LUISS Paolo Spagnoletti) ha evidenziato la necessità di proteggere infrastrutture fisiche critiche, come cavi sottomarini e satelliti, utilizzando tecnologie IoT (Internet of Things) e UAV (Unmanned Aerial Vehicle) per monitoraggio e protezione.
La protezione delle infrastrutture critiche, in particolare, richiede una collaborazione immediata ed efficace tra i vari attori, che spesso operano in compartimenti stagni. Un esempio significativo fornito da Samsung è stato quello della progettazione di dispositivi sicuri per le forze dell'ordine italiane, che dovevano operare in contesti estremi. In generale, la necessità di un "approccio collaborativo" è stata ribadita da diversi auditi (tra gli altri, Gabriele Ferrieri, Presidente dell'Associazione nazionale giovani innovatori, Elettronica S.p.A., Almaviva S.p.A., Alessandro Manfredini, presidente dell'Associazione italiana professioni security aziendale (AIPSA), Meridian Group), che hanno sottolineato come la sicurezza nazionale non possa essere garantita senza il coinvolgimento di tutti i soggetti pertinenti, sia pubblici che privati.
In tale direzione risulta altresì di fondamentale importanza supportare l'evoluzione della Difesa verso la sicurezza globale, garantendo la protezione delle infrastrutture critiche civili e militari (intervento dei rappresentati di Leonardo S.p.A.). Per quanto riguarda questa evoluzione della Difesa, l'audizione professore ordinario di Automatica presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, Roberto Setola ha messo in evidenza l'importanza della stessa di interfacciarsi maggiormente con gli operatori delle infrastrutture critiche nazionali per definire assieme le strategie di difesa, favorendo la nascita all'interno di ognuna di queste infrastrutture critiche di una figura che abbia specifiche responsabilità e competenze nel campo della security quali appunto il security manager. Attualmente le norme italiane, da questo punto di vista, non hanno una formulazione puntuale. È stato evidenziato che, allo stato attuale, abbiamo il responsabile della safety, adesso con la NIS2 della cybersecurity, ma non abbiamo, per legge, un responsabile della sicurezza tout court. Occorre tener presente, inoltre, che le infrastrutture critiche sono vulnerabili non solo agli attacchi diretti, ma anche ai rischi associati alla digitalizzazione e all'interconnessione delle supply chain (interventi, tra gli altri, dei rappresentanti di CISCO Systems Italy S.r.l., Leonardo S.p.A. e Fincantieri S.p.A.). La protezione delle infrastrutture critiche non può essere garantita senza un controllo totale sulla supply chain. Proprio questa crescente interdipendenza delle infrastrutture critiche ha rafforzato la necessità di una cooperazione tra settore pubblico e privato nella protezione delle reti digitali. La creazione di sistemi di monitoraggio avanzati e la protezione dei dati sensibili sono elementi essenziali per mantenere la sicurezza in tutte le fasi della catena produttiva. Le soluzioni di monitoraggio continuo sono viste come uno strumento fondamentale per rilevare le anomalie in tempo.
Anche il presidente dell'Associazione italiana professioni security aziendale (AIPSA), Alessandro Manfredini ha posto l'accento sull'importanza della collaborazione pubblico-privato all'interno dei tavoli tecnici, composti esclusivamente da autorità istituzionali che avrebbero la facoltà di convocare, audire e coinvolgere i soggetti privati titolari della gestione di infrastrutture critiche o servizi essenziali importanti.
La protezione delle infrastrutture critiche deve pertanto essere affrontata con una strategia globale che preveda il coinvolgimento di tutte le istituzioni pubbliche e private, le agenzie governative e le forze dell'ordine. La cooperazione internazionale risulta altrettanto importante, poiché le minacce cibernetiche non si fermano ai confini nazionali, ma si diffondono rapidamente su scala globale.
Come si anticipava, una delle questioni da affrontare per rendere concreta questa collaborazione pubblico-privata, anche a protezione delle infrastrutture critiche (come quelle energetiche o di comunicazione), riguarda la necessità di promuovere una maggiore condivisione di informazioni tra tutti gli attori rilevanti, che lavorano insieme per identificare minacce e sviluppare contromisure appropriate (interventi di Engineering S.p.A., Elettronica S.p.A., Almaviva S.p.A.). In questa prospettiva è stata rappresentata la necessità di assicurare un ragionevole bilanciamento che, da un lato, consenta una condivisione delle informazioni più rapida ed efficace e che, dall'altro, garantisca adeguata tutela alla protezione della privacy e la gestione dei dati sensibili (tra gli altri, si vedano gli interventi di Alessandro Manfredini, presidente dell'Associazione italiana professioni security aziendale (AIPSA), Almaviva S.p.A.).
Quanto al tema della governance, nel corso dell'indagine è emerso come l'architettura strategica nazionale in materia di sicurezza e difesa cibernetica si fonda essenzialmente sui quattro pilastri:
1) resilienza cibernetica, affidata all'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che ha il compito di rafforzare la capacità del Paese di resistere agli attacchi cyber, migliorando la protezione delle infrastrutture critiche e assicurando una rapida capacità di risposta in caso di attacchi;
2) difesa cibernetica, che rientra nell'ambito della difesa militare e implica misure di contrasto alle minacce cibernetiche, ponendo la sicurezza del Paese in una prospettiva prioritaria nel dominio cyber. In particolare, il Dicastero definisce e coordina la politica militare, la governance e le capacità militari nell'ambiente cibernetico, nonché lo sviluppo di capacità cibernetiche e la protezione delle proprie reti e sistemi sia sul territorio nazionale sia nei teatri operativi all'estero (per una più articolata disamina si rinvia al successivo approfondimento);
3) criminalità cibernetica, affidata alle forze di polizia, in particolare alla Polizia Postale, per prevenire e contrastare le attività criminali in rete, dall'hacking alla diffusione di malware e alla protezione delle transazioni finanziarie online.
4) cyberintelligence, sotto la competenza dei servizi di informazione e sicurezza, per la raccolta e l'analisi di dati utili alla prevenzione degli attacchi e alla difesa proattiva nei confronti di minacce emergenti.
Un ruolo rilevante, trasversale ai citati quattro pilastri, è inoltre costituito dalla cyber diplomacy, intesa come il ricorso a strumenti e iniziative diplomatiche per conseguire gli interessi nazionali del Paese nello spazio cibernetico e come parte delle più ampie attività di politica estera, tenuto conto dell'impatto della tecnologia sulle relazioni internazionali.
Tale attività fa capo all'Unità per le politiche e la sicurezza dello spazio cibernetico del Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale (MAECI).
In relazione ai richiamati pilastri, nel corso dell'indagine è emerso come l'attuale l'architettura strategica nazionale in materia di sicurezza e difesa cibernetica risulti priva di un comando unificato durante le fasi critiche degli attacchi cibernetici con conseguenti ritardi nei meccanismi di risposta. In particolare, il carattere ibrido e trasversale che caratterizza le minacce cibernetiche e la difficoltà di identificare con precisione la provenienza delle minacce rende poco agevole identificare la natura degli attacchi informatici, per cui la distinzione fra cyberdefence e cybercrime, chiara in teoria, sfuma in concreto.
Inoltre, il cyberspazio, come visto, è un ambiente interconnesso, privo di confini tangibili, in cui attacchi a settori civili possono avere ripercussioni diretti anche sulle infrastrutture militari e viceversa. In questa direzione, il Ministro della Difesa, nel corso della sua audizione dello scorso 23 gennaio, nell'osservare che l'attuale assetto normativo assegna sostanzialmente alla Difesa il compito di proteggere le sole reti militari, ha affermato che la distinzione tra reti militari e reti civili appare poco funzionale nel contrasto della minaccia cibernetica.
Viceversa, occorrerebbe che lo strumento militare, nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, si occupasse della difesa del dominio cibernetico nella sua interezza, analogamente a quanto attualmente avviene nei domini tradizionali, come quello terrestre, marittimo, aereo e spaziale, nei quali la Difesa ha il compito di proteggere l'intero territorio e le infrastrutture strategiche della nazione.
Un altro tema trasversale emerso durante le audizioni è rappresentato dalla necessità di maggiori investimenti nel settore della cybersicurezza al fine di rispondere adeguatamente alle minacce cibernetiche in continua evoluzione. Le audizioni hanno messo in evidenza, oltre ad un aumento degli attacchi cyber, la rapidità con cui le tecnologie evolvono e la difficoltà di mantenere il passo con le nuove minacce informatiche. L'innovazione deve essere considerata un elemento centrale della strategia di difesa, e ogni attore, pubblico o privato che sia, deve impegnarsi a garantire che le proprie soluzioni siano sempre aggiornate e resilienti.
La tecnologia rappresenta infatti un tema cruciale per la difesa contro le minacce cibernetiche. Diversi interventi hanno messo in evidenza il ruolo dell'intelligenza artificiale (IA), del quantum computing, e delle tecnologie avanzate di crittografia come risorse fondamentali nella protezione dei sistemi informatici (si vedano gli interventi di Cisco, Akamai, Innovery, IBM). L'intelligenza artificiale (IA) viene considerata una risorsa importante non solo per il rilevamento e l'analisi delle minacce, ma anche per il miglioramento dei sistemi di difesa automatizzati. L'adozione di sistemi di IA per il rilevamento di anomalie è vista come un passo necessario per anticipare gli attacchi e ridurre i danni. Il quantum computing è stato menzionato come una tecnologia che, pur offrendo enormi potenzialità, solleva anche sfide significative in termini di sicurezza. La crittografia utilizzata oggi potrebbe essere vulnerabile ai futuri computer quantistici, rendendo necessaria l'adozione di tecnologie di crittografia post-quantum per proteggere i dati sensibili (Innovery S.p.A.). I rappresentanti di IBM hanno enfatizzato l'urgenza di sviluppare soluzioni quantum-safe e di mettere in atto una transizione tecnologica per proteggere le infrastrutture critiche da future minacce
È posta enfasi inoltre su fatto che per garantire la sicurezza complessiva del sistema risulta di fondamentale importanza garantire una adeguata protezione della supply chain (intervento di Fincantieri S.p.A.). È necessario mettere in sicurezza tutta la catena per avere davvero un ambiente sicuro. In tal senso bisogna concentrare l'attenzione sui possibili anelli deboli della catena, che potrebbero essere rappresentati dalle PMI, che non dispongono di mezzi sufficienti per adeguare le proprie strutture fisiche e non. In tale direzione, è emersa inoltre la necessità di adottare un approccio "secure by design" capace di proteggere tutti i sistemi, con particolare riguardo a quelli delle infrastrutture critiche o della difesa (tra gli altri, interventi del Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, Gen. C.A. Luciano Portolano, attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa, rappresentati di Leonardo S.p.A., NTT Data Italia, Samsung S.p.A.). Durante l'audizione dei rappresentati di Leonardo S.p.A. è stato evidenziato come il buon funzionamento di questo ecosistema della cybersicurezza è legato fortemente alla presenza di grandi realtà che siano, però, in grado di valorizzare e farsi giustamente supportare da una filiera produttiva di PMI, che vede nell'innovazione uno dei suoi punti di forza. Anche ai fini dell'export di sistemi di difesa, sicurezza e alta tecnologia, è importante il ruolo di un federatore dei componenti della supply chain.
Occorre infatti tener presente che l'innovazione tecnologica non riguarda solo la creazione di nuovi prodotti e sistemi di difesa, ma anche l'introduzione di nuove modalità di collaborazione e risposta. Ad esempio, la proposta di Meridian Group di istituire programmi nazionali di "bug bounty" per permettere ad esperti di identificare vulnerabilità nelle infrastrutture pubbliche e private senza incorrere in rischi legali è un esempio di come l'innovazione possa essere integrata in una strategia di difesa collettiva. Tali iniziative non solo incoraggiano l'individuazione di vulnerabilità in modo rapido, ma permettono anche di mantenere un alto livello di protezione, minimizzando il rischio di attacchi.
Da più parti è stato sottolineato il ritardo del nostro Paese e la conseguente necessità di adeguati investimenti pluriennali necessari in questo settore, tenuto conto anche della velocità di sviluppo di tale materia (si vedano anche gli interventi del Ten. Gen. E.I. Angelo Gervasio, Direttore della Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate – TELEDIFE, del Prefetto Bruno Frattasi, Direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, del Gen. di D. CC Paolo Aceto, Capo del III Reparto del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, e di Giovanni Bottazzi, Capo Centro Sicurezza Telematica del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri). Anche i rappresentati di diverse società (tra gli altri Samsung S.p.A., Fincantieri S.p.A. e NTT DATA Italia S.p.A.) hanno ribadito la necessità di investire continuamente in tecnologie innovative per affrontare le evoluzioni delle minacce informatiche.
Altri auditi hanno fatto emergere la necessità di un maggiore sostegno economico e normativo, in particolar modo per le PMI, al fine di migliorare innanzitutto l'accesso a soluzioni avanzate, ma anche per l'aggiornamento delle soluzioni di difesa esistenti (intervento di Meridian Group).
Un tema ulteriore è stato sollevato da Elettronica S.p.A., che ha evidenziato la necessità di ridurre la dipendenza da tecnologie non europee, favorendo l'adozione di soluzioni made in Italy ed europee.
Infine, risulta quindi di fondamentale importanza che gli investimenti in tecnologia siano accompagnati da politiche di finanziamento e incentivi fiscali che stimolino l'adozione di soluzioni avanzate da parte delle PMI, ma anche da parte delle amministrazioni pubbliche. In questo contesto, il rafforzamento di fondi specificamente destinati alla cybersecurity potrebbe essere un passo fondamentale per ridurre il gap di cybersicurezza esistente nelle piccole imprese, che spesso si trovano in difficoltà nel far fronte alle crescenti minacce informatiche. Le stesse PMI necessitano di supporto per adeguarsi ad esempio alla direttiva NIS2, che ha introdotto requisiti per migliorare la resilienza cyber (intervento di Elettronica S.p.A.).
Per i resoconti stenografici di tutte le audizioni dell'indagine conoscitiva si rinvia alla pagina dell'indagine conoscitiva.
In sintesi, le audizioni hanno messo in evidenza quindi la necessità di un approccio complesivo e integrato alla cybersecurity, che veda la collaborazione tra diversi attori, l'adozione di tecnologie avanzate, la presenza di maggiori investimenti, la formazione continua e una forte sinergia tra pubblico e privato. La resilienza dei sistemi informatici, delle infrastrutture critiche e delle PMI dipende dalla capacità di costruire una difesa a più livelli, che vada dalla protezione delle reti e dei dispositivi alla formazione dei professionisti, fino al coordinamento delle politiche a livello nazionale e internazionale. Solo con un approccio sistemico e con un impegno comune tra tutti gli attori coinvolti sarà possibile rispondere efficacemente alle sfide cibernetiche, che sono in costante evoluzione.
Di seguito, per completezza, si rinvia ad una tabella, reperibile al seguente link, che riporta e sintetizza i principali temi e le principali proposte emerse durante le audizioni tenute nel corso dell'indagine conoscitiva. La tabella è articolata in sezioni che corrispondono alle audizioni delle principali personalità e organizzazioni intervenute; ogni sezione presenta una sintesi dettagliata delle osservazioni, delle proposte normative e delle soluzioni operative suggerite dai partecipanti, con una enfasi particolare dedicata ai temi trasversali emersi nel corso delle audizioni.
Tale documento si pone dunque l'obiettivo di fornire in forma sintetica, ma il più possibile completa, i contenuti rilevanti emersi nel corso delle audizioni, così da offrire una visione integrata delle sfide, delle opportunità e delle azioni strategiche da intraprendere per rafforzare la resilienza del Paese nel complesso contesto della cybersicurezza, ambito caratterizzato da minacce sempre più sofisticate e pervasive.