tema 29 gennaio 2019
Ufficio Rapporti con l'Unione europea Banche e mercati finanziari L' Italia e l' Unione europea L'Unione bancaria e i mercati dei capitali
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L'Unione bancaria è un sistema di vigilanza e di risoluzione nel settore bancario a livello dell'UE volto a:

  • garantire la solidità delle banche e la loro capacità di prevenire e superare eventuali future crisi economico-finanziarie, intervenendo in una fase precoce, se le banche versano in difficoltà, per aiutarle a non fallire e procedendo alla loro efficiente risoluzione, ove necessario;
  • adottare criteri uniformi in materia di vigilanza, risanamento e risoluzione delle banche;
  • evitare situazioni in cui il pubblico erario sia chiamato a salvare banche in dissesto;
  • rafforzare la stabilità finanziaria nella zona euro e nell'insieme dell'UE.

All'Unione bancaria appartengono tutti i Paesi della zona euro e gli Stati membri non appartenenti alla zona euro che hanno scelto di parteciparvi, instaurando una stretta collaborazione con la Banca centrale europea (BCE).

ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019

Allo stato attuale l'Unione bancaria si compone di tre elementi costitutivi principali:

1) Il codice unico europeo (single rulebook): consiste in una serie di testi legislativi che vengono applicati a tutti gli enti finanziari ed a tutti i prodotti finanziari nell'UE. Nello specifico, rientrano tra le norme del codice unico europeo i requisiti patrimoniali delle banche, migliori sistemi di garanzia dei depositi e norme per la gestione delle banche in dissesto.

I pilastri del codice unico europeo, ovvero gli atti giuridici di maggior rilevanza per l'Unione bancaria, sono: la direttiva 2013/36/UE sui requisiti patrimoniali (CRD IV) e il regolamento (UE) n. 575/2013 sui requisiti patrimoniali (CRR); la direttiva modificata 2014/49/UE sul sistema di garanzia dei depositi (SGD); la direttiva 2014/59/UE sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD). Del codice unico europeo fanno parte anche misure volte a sostenere la creazione di un mercato unico europeo dei servizi di pagamento. In tale contesto, nel 2015 è stata approvata la direttiva 2015/2366/UE (cd. "PSD2"), che riforma la direttiva sui servizi di pagamento del 2007 (Payment Services Directive - PSD). La revisione della direttiva ha preso le mosse dall'esigenza di adeguare la normativa ai cambiamenti derivanti dal sensibile aumento della digitalizzazione dei servizi bancari e finanziari.

2) Il Meccanismo di vigilanza unico (single supervisory mechanism, SSM, istituito con il regolamento (UE) n. 1024/2013), che prevede l'attribuzione alla BCE di compiti di vigilanza prudenziale direttamente sulle banche cd. "sistemiche" (ovvero quelle con attivi superiori a 30 miliardi di euro oppure che rappresentino almeno il 20% del PIL del loro Paese), e indirettamente - per il tramite delle autorità di vigilanza nazionali - su tutti gli istituti di credito.

3) Il Meccanismo di risoluzione unico (single resolution mechanism, SRM, istituito con il regolamento (UE) n. 806/2014), che mira a limitare l'impatto sui bilanci pubblici degli interventi di salvataggio delle banche in crisi (cd. bail-out), introducendo il principio per cui al risanamento degli istituti di credito concorrono, in primo luogo, gli azionisti, in secondo luogo gli obbligazionisti e infine i titolari di conti correnti oltre i 100.000 euro (cd. bail-in). Il Meccanismo si compone dell'autorità centrale di risoluzione (il Comitato di risoluzione unico) e di un Fondo di risoluzione unico, interamente finanziato dal settore bancario europeo.

Il Fondo di risoluzione unico verrà utilizzato per la risoluzione delle banche in dissesto quando saranno esaurite le altre opzioni, ad esempio lo strumento del bail-in. Esso verrà costituito nell'arco di 8 anni e dovrebbe raggiungere almeno l'1% dell'importo dei depositi protetti di tutti gli enti creditizi autorizzati in tutti gli Stati membri dell'Unione bancaria. Il suo importo stimato sarà di circa 55 miliardi di euro.

Inoltre, gli Stati membri si sono accordati sulla creazione di un meccanismo di backstop (garanzia) comune per il Fondo di risoluzione unico nel 2013, ma il meccanismo non risulta ancora operativo. Il 6 dicembre 2017 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento COM(2018)827 per l'istituzione del Fondo monetario europeo (FME), in base alla quale il FME potrebbe costituire il meccanismo di backstop (garanzia) comune per il Fondo di risoluzione unico delle crisi bancarie e fungere da prestatore di ultima istanza al fine di facilitare la risoluzione ordinata delle banche in difficoltà. Il meccanismo di backstop sarebbe attivato nel caso in cui, anche dopo aver imputato perdite agli azionisti e ai creditori delle banche, il Fondo di risoluzione unico non disponga temporaneamente di risorse sufficienti per agevolare la risoluzione ordinata delle banche in difficoltà.

Insieme, il Meccanismo di vigilanza unico e il Meccanismo di risoluzione unico costituiscono i primi due pilastri dell'Unione bancaria; ad essi dovrebbe aggiungersi un terzo pilastro, costituito da un sistema comune di assicurazione dei depositi bancari (EDIS).

La disciplina attualmente in vigore si limita ad armonizzare i livelli di tutela offerti dai sistemi di garanzia dei depositi nazionali (garantendo i depositi fino a 100mila euro) e le loro modalità di intervento in caso di crisi, ma mantiene diverse facoltà discrezionali per gli Stati membri.

Allo scopo di eliminare le asimmetrie residue, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento (COM(2015)586) che istituisce un sistema comune di assicurazione dei depositi bancari (European deposit insurance system, EDIS), che non prevederebbe costi aggiuntivi per gli istituti di credito europei: infatti, le banche continuerebbero a finanziare il loro fondo nazionale che progressivamente, sulla base di successive tappe, confluirebbe, entro il 2024, nel fondo europeo di assicurazione dei depositi.

Il negoziato sulla proposta relativa all'EDIS appare molto complesso, avendo alcuni Stati membri (tra cui la Germania, Finlandia e Austria) richiesto che l'approvazione del sistema comune di assicurazione dei depositi sia subordinata alla previa approvazione di misure di riduzione del rischio, come l'armonizzazione di altre importanti normative nazionali, quali le leggi fallimentari, la disciplina delle garanzie, alcuni aspetti relativi al trattamento fiscale e, soprattutto, all'introduzione di requisiti prudenziali sui titoli di Stato detenuti dalle banche. Nella Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'UE per il 2019, il Governo afferma che l'Italia sostiene con convinzione la proposta in quanto permetterebbe di realizzare una più completa mutualizzazione del rischio bancario nell'area euro e contribuirebbe ad allentare il legame fra le banche e gli Stati sovrani, garantendo a tutti i depositanti lo stesso livello e garanzia di protezione ovunque siano ubicati.

In merito alla proposta sull'EDIS, al Vertice euro del 14 dicembre 2018 è stata annunciata l'istituzione di un gruppo di lavoro ad alto livello che dovrà riferire entro giugno 2019 sul lavoro svolto.

ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019

A livello unionale, per rafforzare l'Unione bancaria, si sta lavorando parallelamente a misure di riduzione e di condivisione dei rischi nel settore bancario.

Per l'Italia le misure di riduzione del rischio dovrebbero procedere in parallelo a quelle sulla condivisione del rischio (si fa riferimento, soprattutto, al meccanismo di backstop del Fondo di risoluzione unico e alla proposta sull'EDIS - Vedi supra).

Proposte per la riduzione dei rischi

Il 23 novembre 2016 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di cinque proposte per la riduzione dei rischi nel settore bancario volte ad aumentare ulteriormente la resilienza delle banche e a rafforzare la stabilità finanziaria nell'UE e anche ad allineare le norme dell'Unione bancaria a diversi elementi concordati a livello internazionale. In particolare, si tratta delle norme convenute nell'ambito del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria e dal Consiglio per la stabilità finanziaria. Due proposte sono state definitivamente approvate. Si tratta delle seguenti:

  • regolamento (UE) 2017/2395 (in materia di requisiti patrimoniali per il settore bancario) che ha modificato il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le disposizioni transitorie volte ad attenuare l'impatto dell'introduzione dell'IFRS 9 sui fondi propri e per il trattamento delle grandi esposizioni di talune esposizioni del settore pubblico denominate nella valuta nazionale di uno Stato membro;
  • direttiva (UE) 2017/2399 (in materia di risanamento e risoluzione delle banche) che ha modificato la direttiva 2014/59/UE per quanto riguarda il trattamento dei titoli di debito chirografario nella gerarchia dei crediti in caso di insolvenza.

Sono ancora in corso, invece, i negoziati sulle seguenti tre proposte:

  • proposta di regolamento COM(2016)851 (norme relative al meccanismo di risoluzione unico) che intende modificare il regolamento (UE) n. 806/2014 per quanto riguarda la capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione per gli enti creditizi e le imprese di investimento;
  • proposta di direttiva COM(2016)852 (in materia di risanamento e risoluzione delle banche) che intende modificare la direttiva 2014/59/UE sulla capacità di assorbimento di perdite e di ricapitalizzazione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e le direttive 98/26/CE, 2002/47/CE, 2012/30/UE, 2011/35/UE, 2005/56/CE, 2004/25/CE e 2007/36/CE;
  • proposta di direttiva COM(2016)854 (in materia di requisiti patrimoniali per il settore bancario) che intende modificare la direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda le entità esentate, le società di partecipazione finanziaria, le società di partecipazione finanziaria mista, la remunerazione, le misure e i poteri di vigilanza e le misure di conservazione del capitale.

Il Consiglio Ecofin del 4 dicembre 2018 ha approvato i risultati del trilogo sugli aspetti politici rilevanti del pacchetto bancario. L'Italia, pur esprimendo preoccupazioni, in particolare sul requisito concernente le passività eleggibili per il bail-in (MREL), non si è opposta al compromesso raggiunto nell'ottica di poter dare una nuova spinta ai lavori in corso sulla condivisione del rischio.

Proposte per la condivisione dei rischi

Per quanto riguarda la condivisione del rischio, le due misure principali sulle quali sono in corso i negoziati sono: il meccanismo di backstop (garanzia) comune per il Fondo di risoluzione unico e il sistema europeo di assicurazione dei depositi, che garantirebbe una protezione comune dei depositi a prescindere dalla banca o dal Paese della zona euro in cui è depositato il denaro (Vedi supra per entrambe le proposte).

Proposte per la riduzione dei crediti deteriorati

Nel marzo 2018 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure per accelerare la riduzione dei crediti deteriorati (non-performing loans) nel settore bancario, quei crediti erogati da soggetti bancari per i quali diviene meno probabile il recupero delle somme mutuate. Il livello dei crediti deteriorati rispetto al totale dell'attivo costituisce uno dei più importanti indicatori della "salute" di un soggetto bancario.

Si tratta della proposta di regolamento COM(2018)134 che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda la copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate (proposta relativa a una rete di sicurezza prudenziale per i crediti deteriorati) e della proposta di direttiva COM(2018)135 relativa ai gestori di crediti, agli acquirenti di crediti e al recupero delle garanzie reali.

Le proposte comprendono, in particolare, i seguenti elementi: una copertura sufficiente delle perdite sui crediti deteriorati futuri, introducendo livelli comuni di copertura minima per i prestiti di nuova erogazione; un'esecuzione extragiudiziale accelerata dei prestiti coperti da garanzia reale, prevedendo che banca e debitore possano concordare in anticipo un meccanismo accelerato di recupero del valore dei prestiti coperti da garanzia reale; lo sviluppo dei mercati secondari dei crediti deteriorati, armonizzandone i requisiti e instaurando un mercato unico della gestione del credito e della cessione a terzi di prestiti bancari nell'UE.

Proposta che definisce un quadro generale per i titoli garantiti da obbligazioni sovrane ("SBBS")

Il 24 maggio 2018 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento (COM(2018)339) che definisce un quadro generale per i titoli garantiti da obbligazioni sovrane ("SBBS").

Secondo quanto riportato dalla Commissione europea, la proposta dovrebbe eliminare gli ostacoli regolamentari ingiustificati a uno sviluppo determinato dal mercato di titoli garantiti da obbligazioni sovrane (Sovereign bond-backed securities - SBBS); i titoli verrebbero emessi da istituti privati sotto forma di diritti su un portafoglio di titoli di Stato della zona euro. La struttura degli SBBS non comporterebbe, inoltre, una mutualizzazione dei rischi e delle perdite tra gli Stati membri della zona euro, ma solo gli investitori privati si assumerebbero i rischi e le eventuali perdite. La sottoscrizione di questi nuovi strumenti consentirebbe agli investitori, quali i fondi di investimento, le assicurazioni o le banche, di diversificare i loro portafogli di titoli sovrani, creando mercati finanziari più integrati. Contribuirebbe, inoltre, ad attenuare il legame tra le banche e il loro Paese d'origine. Infine, gli SBBS non avrebbero alcuna ripercussione negativa sugli attuali mercati obbligazionari nazionali.

ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019

Con la presentazione dello Stato dell'Unione 2018 (settembre 2018) e la pubblicazione della Terza relazione sui progressi compiuti nella riduzione dei crediti deteriorati e nell'ulteriore riduzione del rischio nell'Unione bancaria (28 novembre 2018), la Commissione europea ha fatto il punto della situazione, in particolare su una delle aree principali per la riduzione del rischio nel settore bancario europeo, ossia la riduzione dei crediti deteriorati.

Secondo la Commissione europea, la stabilità finanziaria è stata rafforzata notevolmente nella zona euro e nell'UE nel suo complesso dallo scoppio della crisi finanziaria. In particolare, secondo la Commissione europea, le banche europee sono capitalizzate meglio e hanno riserve di liquidità più consistenti e sono, quindi, attrezzate meglio per finanziare l'economia reale e resistere agli shock economici. Alla fine del 2017, il coefficiente di capitale totale medio era del 20% (contro il 14% circa del 2009) e dal 2014 la riserva di attività liquide delle banche europee è aumentata di 782 miliardi di euro. Inoltre, dal 2014 la percentuale di crediti deteriorati nelle banche dell'UE si è quasi dimezzata.

I dati più recenti (Banca centrale europea) mostrano che la quota lorda di crediti deteriorati per tutte le banche dell'UE si è ulteriormente ridotta, attestandosi al 3,4% nel secondo trimestre del 2018, in calo di 1,2 punti percentuali su base annua (cfr. la figura 1). Nello stesso periodo, anche la quota di crediti deteriorati degli enti significativi (ossia gli enti creditizi che sono soggetti alla vigilanza diretta della Banca centrale europea, in qualità di autorità di vigilanza) è scesa di quasi un punto percentuale attestandosi al 4,4%. Per quanto concerne la tendenza a lungo termine, altre fonti di dati (Banca mondiale) indicano che la quota di crediti deteriorati si sta avvicinando nuovamente ai livelli pre-crisi (cfr. la figura 2). Anche la quota di accantonamenti (che indica la quantità di fondi accantonati da una banca per coprire le perdite su crediti) è, secondo la Commissione europea, migliorata ulteriormente e ha raggiunto il 59% nel secondo trimestre del 2018.

Inoltre, secondo la Commissione europea, le quote di crediti deteriorati sono diminuite in quasi tutti gli Stati membri, benché la situazione continui a variare notevolmente da uno Stato all'altro (cfr. la tabella 2). Alla fine del secondo trimestre del 2018, 12 Stati membri registravano quote basse di crediti deteriorati, inferiori al 3%, mentre alcuni mostravano ancora quote considerevolmente elevate (3 Stati membri avevano quote superiori al 10%).

ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019

L'Unione dei mercati dei capitali (UMC) è un'iniziativa dell'UE volta ad approfondire e integrare ulteriormente i mercati dei capitali dei 28 Stati membri; si sostanzia in una serie di circa 70 azioni, legislative e non legislative, da implementare progressivamente entro la metà del 2019, come descritto nel Piano d'azione del 2015 e nella revisione intermedia del 2017. La maggior parte delle azioni è incentrata sul trasferimento dell'intermediazione finanziaria verso i mercati dei capitali e sull'abbattimento delle barriere che ostacolano gli investimenti transfrontalieri.

L'UMC è stata elaborata anche in risposta alla crisi economico-finanziaria esplosa nel 2008, che ha evidenziato che uno dei fattori di riduzione dei tassi di crescita è l'indisponibilità, nell'UE, di crediti a tassi adeguati e di strumenti avanzati per il finanziamento dell'economia.

Il Piano d'azione per l'UMC si prefigge i seguenti obiettivi:

  • l'eliminazione delle barriere nazionali e l'armonizzazione delle regole inerenti alla libera circolazione dei capitali, al fine di promuovere la mobilità transfrontaliera e favorire il miglior utilizzo in termini di prospettive di impiego e redditività dei capitali stessi;
  • aumentare le possibilità di scelta dei risparmiatori nell'impiego dei loro risparmi e, allo stesso tempo, dei soggetti che necessitano di accedere al credito anche attraverso una riduzione dei costi;
  • tenuto conto delle criticità e della vulnerabilità delle banche alla luce delle crisi sistemiche emerse e al fine di eliminare il rischio di "circoli viziosi" tra sofferenze bancarie e indebitamento pubblico, ridurre il banking lending e canalizzare il risparmio verso impieghi più redditizi del sistema produttivo, potenziando il ruolo degli investitori istituzionali come i fondi pensione e assicurativi nel finanziamento dell'economia reale (in particolare di PMI e start-up).
Misure legislative approvate

Tra le misure legislative già approvate, si segnalano, in particolare:

  • il regolamento (UE) 2017/1991, volto a promuovere lo sviluppo dei venture capital, che estende ai gestori dei fondi più grandi, il cui portafoglio supera i 500 milioni di euro, la possibilità di commercializzare fondi di venture capital e amplia il novero delle imprese che possono accedere a tali fondi, includendo anche le imprese non quotate in mercati regolamentati che impiegano fino a 499 addetti o le piccole e medie imprese quotate su un mercato di crescita delle PMI;
  • il regolamento (UE) 2017/1129 relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione di titoli, che semplifica gli oneri amministrativi a carico delle imprese, in particolare le PMI;
  • il regolamento (UE) 2017/2402 per l'istituzione di una cartolarizzazione semplice, trasparente e standardizzata (STS), volta ad offrire maggiore sicurezza agli investitori e che aumenti la capacità di leveraging bancario rendendo meno stringenti i requisiti di capitale per le banche che investono in cartolarizzazioni STS.
Proposte in sospeso

Con la comunicazione COM(2018)767 "Unione dei mercati dei capitali: è il momento di rinnovare gli sforzi a favore degli investimenti, della crescita e di un ruolo più forte dell'euro", presentata il 28 novembre 2018, la Commissione europea sottolinea la necessità che i colegislatori accelerino i lavori sulle proposte in sospeso e diano prova della volontà politica necessaria a garantire che tutte le proposte siano completate entro le elezioni del Parlamento europeo nel maggio 2019.

Tra le misure sulle quali non è stato ancora raggiunto un accordo, si segnalano:

  • la proposta di direttiva (COM(2016)723) riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, la seconda opportunità e misure volte ad aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti, e che modifica la direttiva 2012/30/UE;
  • la proposta di regolamento (COM(2017)343) sul "prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP)" mediante la quale si intende creare un marchio di qualità per i prodotti pensionistici individuali dell'UE, integrando le attuali norme divergenti a livello nazionale in modo da affiancarvi un quadro paneuropeo per le pensioni. Tale quadro non sostituirà né armonizzerà gli schemi pensionistici individuali esistenti a livello nazionale, ma introdurrà un nuovo quadro per il risparmio volontario;
  • le proposte di riforma delle autorità europee di vigilanza (ESAs), che ne rafforzano le competenze al fine di adeguare l'architettura della vigilanza a un mercato dei capitali maggiormente integrato (COM(2017)536, COM(2017)537 e COM(2017)538). La proposta COM(2017)536 è stata modificata nel settembre 2018 per rafforzare il quadro di vigilanza in materia di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo (COM(2018)646);
  • la proposta di regolamento (COM(2017)790) relativo ai requisiti prudenziali delle imprese di investimento e che modifica i regolamenti (UE) n. 575/2013, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 1093/2010, volta a ricalibrare i requisiti per garantire una maggiore proporzionalità del quadro giuridico e una maggiore sostegno agli investimenti infrastrutturali e la proposta di direttiva (COM(2018)791) relativa alla vigilanza prudenziale sulle imprese di investimento e recante modifica delle direttive 2013/36/UE e 2014/65/UE;
  • il Piano d'azione sulla finanza tecnologica (FinTech) (COM(2018)109), con il quale la Commissione intende creare le condizioni per sfruttare il rapido sviluppo delle nuove tecnologie applicate all'offerta di servizi finanziari. Il Piano è accompagnato dalla proposta di direttiva COM(2018)99 che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari e dalla proposta di regolamento COM(2018)113 relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese, con le quali viene definito un regime di autorizzazione e vigilanza per i gestori di piattaforme di crowdfunding che intendono raccogliere fondi in più di uno Stato membro;
  • le proposte COM(2018)93 e COM(2018)94 volte a promuovere il mercato dell'UE delle obbligazioni garantite come fonte di finanziamento a lungo termine e a garantire agli investitori maggiore certezza nelle operazioni transfrontaliere in titoli e crediti;
  • le proposte COM(2018)92 e COM(2018)110 volte a rimuovere gli ostacoli alla distribuzione transfrontaliera per tutti i tipi di fondi d'investimento;
  • la proposta di regolamento COM(2018)96 sulla legge applicabile all'opponibilità ai terzi della cessione dei crediti, che dovrebbe permettere di migliorare in modo significativo la certezza del diritto, stabilendo quale sia il diritto nazionale applicabile agli effetti su terzi nel caso in cui un credito sia ceduto a livello transfrontaliero;
  • la proposta di regolamento COM(2018)331 relativo alla promozione dell'uso dei mercati di crescita per le PMI;
  • la proposta di regolamento COM(2017)331 che modifica il regolamento (UE) n. 1095/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e il regolamento (UE) n. 648/2012 per quanto riguarda le procedure e le autorità per l'autorizzazione delle controparti centrali e i requisiti per il riconoscimento delle CCP di Paesi terzi (EMIR - Vigilanza delle CCP);
  • la proposta di regolamento COM(2017)208 che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 per quanto riguarda l'obbligo di compensazione, la sospensione dell'obbligo di compensazione, gli obblighi di segnalazione, le tecniche di attenuazione del rischio per i contratti derivati OTC non compensati mediante controparte centrale, la registrazione e la vigilanza dei repertori di dati sulle negoziazioni e i requisiti dei repertori di dati sulle negoziazioni (REFIT applicato al regolamento EMIR);
  • il Piano d'azione per la finanza sostenibile che mira a creare una "tassonomia" europea per definire ciò che è sostenibile e identificare gli ambiti in cui gli investimenti sostenibili possono incidere maggiormente; creare marchi europei per i "prodotti finanziari verdi" permettendo così agli investitori di individuare gli investimenti che rispettano i criteri ambientali; rendere obbligatoria per i gestori di attività finanziarie e gli investitori istituzionali, l'inclusione dei fattori di sostenibilità nel processo di investimento, aumentando in tale contesto le informazioni a disposizione degli investitori; integrare la sostenibilità fra i fattori in grado di incidere sulla determinazione dei requisiti prudenziali; migliorare la trasparenza delle comunicazioni societarie (COM(2018)97); collegato al Piano la Commissione europea ha presentato le proposte sulla finanza sostenibile COM(2018)353, COM(2018)354 e COM(2018)355 volte a rafforzare il ruolo della finanza nella realizzazione di un'economia efficiente che consegua anche obiettivi ambientali e sociali;
  • la proposta di regolamento COM(2016)856 relativo a un quadro di risanamento e risoluzione delle controparti centrali e recante modifica dei regolamenti (UE) n. 1095/2010, (UE) n. 648/2012 e (UE) 2015/2365;
  • la proposta di direttiva COM(2016)683 relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB).
ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019

Con la sentenza del 19 marzo 2019, il Tribunale di primo grado dell'Unione Europea (cause riunite T-9816, T-19616, T-19816, Repubblica italiana c/ Commissione) ha stabilito che l'intervento di sostegno da parte del FITD - Fondo interbancario a tutela dei depositi nell'operazione di acquisto di TERCAS da parte della Banca popolare di Bari non costituisce aiuto di stato vietato ai sensi dell'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea - TFUE. 

Si rinvia al relativo focus per approfondimenti.

ultimo aggiornamento: 20 marzo 2019
 
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