tema 16 aprile 2019
Ufficio Rapporti con l'Unione europea Cittadinanza e immigrazione Politica estera e questioni globali L'Agenda europea sulla migrazione
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Negli ultimi anni le Istituzioni europee hanno riunito i diversi profili di politica migratoria in un complesso organico di misure definito Agenda europea sulla migrazione, dal titolo del documento programmatico presentato dalla Commissione europea nel maggio del 2015 per affrontare la grave crisi migratoria che in quell'anno ha registrato più di un milione di sbarchi sulle coste degli Stati membri affacciati sul Mediterraneo.
Il trend dei flussi migratori verso gli Stati membri affacciati sul Mediterraneo si è progressivamente ridotto, passando - secondo i dati forniti dall'UNHCR - dai circa 363 mila del 2016, ai 172 mila del 2017, agli oltre 139 mila del 2018 (di cui 25 mila arrivati via terra: circa 7 mila in Spagna e 18 mila in Grecia). Nel 2019 (dati aggiornati al 1°aprile) gli sbarchi complessivi nell'UE si sono attestati a circa 11.200, di cui 524 in Italia, 4.866 in Grecia, e oltre 5.546 in Spagna; a tali dati devono aggiungersi oltre 1.200 arrivi via terra in Spagna e oltre 2.500 in Grecia.
Di seguito una tabella recante flussi migratori degli ultimi anni (2014-2018) verso gli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo: Dati UNHCR)
Secondo l'EASO – l'Ufficio europeo per il sostegno all'asilo, nel 2018 sono state registrate negli Stati membri circa 635 mila domande, di cui 593 mila in prima istanza, registrando un calo del 10 per cento rispetto al 2017. La Commissione europea rileva che nel 2018, per il sesto anno consecutivo, la Germania ha ricevuto il numero di domande più alto, più di 130 mila, seguita dalla Francia, con più di 116 mila domande; l' Italia ha ricevuto, nel 2018, circa 54 mila domande di asilo. Gli Stati membri hanno registrato nel mese di gennaio 2019 circa 59 mila domande di asilo, di cui 52.500 presentate per la prima volta. Secondo il Ministero dell'Interno, l'Italia ha ricevuto 3.409 e 2.926 domande rispettivamente nei mesi di gennaio e febbraio 2019. Secondo l'UNHCR, nel 2019 (al 1° aprile), sono 288 le persone morte o disperse nel Mediterraneo.
Le misure originariamente contenute nell'Agenda europea sulla migrazione e le successive iniziative che ne rappresentano il coerente sviluppo, sono ispirate al cosiddetto " approccio globale alla migrazione", che consiste in una combinazione di strumenti che riguardano: azioni nell'ambito della dimensione interna della politica di migrazione; le attività alle frontiere esterne dell'UE; il rafforzamento dell' azione esterna.
ultimo aggiornamento: 2 aprile 2019
È tuttora in corso di esame presso le Istituzioni legislative europee il pacchetto di riforma del Sistema europeo comune di asilo presentato dalla Commissione europea nell'arco del 2016.
Il pacchetto comprende: la proposta di regolamento relativo all'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo - EASO (COM 2016)271); la proposta di regolamento che istituisce l'Eurodac per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento Dublino, per l'identificazione di cittadini di paesi terzi o apolidi il cui soggiorno è irregolare e per le richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorità di contrasto degli Stati membri e da Europol a fini di contrasto (COM(2016)272); la proposta di regolamento che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di paese terzo o da un apolide (riforma del regolamento di Dublino - COM(2016)270); la proposta di direttiva recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (COM(2016)465); la proposta di regolamento recante norme sull'attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria e sul contenuto della protezione riconosciuta (COM(2016)466); la proposta di regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nell'Unione (COM(2016)467), la proposta di regolamento recante quadro dell'Unione per il reinsediamento (COM(2016)468).

Le questioni relative alla riforma del regolamento di Dublino, e alla correlata situazione delle operazioni di ricerca e salvataggio e di sbarco di migranti in porti sicuri nel Mediterraneo sono state peraltro discusse in occasione dei Consigli europei di giugno, ottobre e dicembre 2018.

In particolare, il Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018 ha stabilito che, nel territorio dell'UE, coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino.

Da ultimo, il Consiglio europeo di dicembre 2018 ha stabilito che occorre compiere ulteriori sforzi per concludere i negoziati su tutte le parti del Sistema europeo comune di asilo, nel rispetto delle precedenti conclusioni del Consiglio europeo e in considerazione dei diversi gradi di progresso raggiunti per ciascuno dei fascicoli.

A più di due anni dalla presentazione del pacchetto asilo, le singole proposte normative che lo compongono registrano differenti stadi di avanzamento nel rispettivo iter legislativo. In particolare, permangono difficoltà per quanto riguarda l'esame in sede di Consiglio della proposta di regolamento istitutiva di una procedura unica di asilo, e criticità più significative con riferimento alla revisione del regolamento di Dublino (nonostante il Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018 abbia sostenuto la necessità di trovare il consenso su tale riforma), che regola la competenza degli Stati membri in materia di gestione delle domande di asilo, atteso che gli Stati membri non sono riusciti ad individuare un soddisfacente punto di equilibrio tra i principi di responsabilità e di solidarietà.

La proposta di revisione del regolamento di Dublino reca, tra gli elementi qualificanti, un meccanismo correttivo per la redistribuzione delle domande di asilo tra Stati membri, da applicarsi a un Paese dell'UE il cui sistema di protezione internazionale subisca una pressione sproporzionata. La Commissione europea ha frequentemente precisato che il giusto bilanciamento dei due principi deve intendersi nel senso, che occorre, da un lato, assicurare che ogni Stato membro si occupi delle domande d'asilo di cui è responsabile, dall'altro, garantire un meccanismo di solidarietà strutturato e prevedibile, che faccia sì che nessuno Stato membro debba sopportare un onere sproporzionato.

La Commissione europea ha recentemente dichiarato che per le cinque proposte ritenute più avanti nell'esame legislativo non esiste alcun ostacolo tecnico o giuridico all'eventuale adozione separata delle singole proposte.

Alcune delle proposte ritenute dalla Commissione europea prossime all'approvazione contengono disposizioni sostanzialmente volte a rafforzare, in particolare, il rispetto del principio di responsabilità.

Inoltre, la Presidenza rumena del Consiglio dell'UE si è espressa sulla questione affermando che non sussistano prospettive realistiche di compiere grandi progressi sulla riforma di Dublino a breve termine, occorrendo, di conseguenza, concentrare gli sforzi principalmente sugli altri fascicoli relativi alla riforma dell'asilo affinché possano progredire il più possibile nel tempo a disposizione prima delle imminenti elezioni del Parlamento europeo.

Tali posizioni non trovano il sostegno di quegli Stati membri (tra i quali l'Italia) che propendono per l'approccio a pacchetto, in base al quale è opportuna un'adozione complessiva di tutte le proposte in esame.

In particolare, il Governo italiano ha sottolineato l' inscindibilità del legame tra tutte le proposte legislative che compongono il pacchetto sull'asilo in corso di negoziato ai fini del bilanciamento tra i principi di responsabilità e solidarietà, e la necessità di evitare possibili fughe in avanti su specifici aspetti della riforma che non tengano debitamente conto degli interessi nazionali. Nel merito della riforma del regolamento di Dublino, il Governo ha manifestato l'intenzione di sostenere la necessità di forme di redistribuzione obbligatorie dei richiedenti asilo e di un meccanismo ad hoc per quelli giunti via mare, rifiutando strumenti di solidarietà su base volontaria o che si estrinsechino solo in forme di sostegno finanziario, messa a disposizione di esperti e mezzi, senza contemplare il citato obbligo di accettare la redistribuzione dei richiedenti asilo.
Si ricorda, infine, che, come ricordato da ultimo dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, in occasione dell'audizione del 6 marzo 2019 presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, il Governo italiano ha più volte manifestato a livello di UE l'idea che le persone che vengono salvate in mare debbano essere sbarcate in " zone franche" rispetto all' applicazione delle regole di Dublino, cioè in porti o aree che non dovrebbero far scattare immediatamente tutti gli obblighi del regolamento di Dublino. Il Ministro ha quindi precisato la proposta (sulla quale tuttavia non vi è il consenso degli Stati membri) di una sorta di pre-distribuzione dei migranti fra gli Stati, in maniera che più Stati europei possano condividere l'onere di fare tutte le verifiche.
Da ultimo, la Commissione europea ha prefigurato, nelle more del completamento della riforma del Sistema europeo comune di asilo, la messa in campo di disposizioni temporanee che rappresenterebbero un approccio coordinato per gli sbarchi e altre situazioni di particolare pressione nell'UE.  

Tra gli elementi chiave di tali disposizioni, vi sarebbe la possibilità di sostenere uno Stato membro sotto pressione mediante misure di solidarietà che includerebbero, tra l'altro, meccanismi di ricollocazione dei migranti.

Tale approccio, secondo la Commissione, replicherebbe lo sforzo di coordinamento prodotto tra una serie di Stati membri nel gennaio del 2019 per il caso della gestione dello sbarco della Sea Watch – 3.

ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019
Il tema della gestione delle frontiere marittime e del contrasto alle attività dei trafficanti di migranti è stato al centro del dibattito svolto dai leader degli Stati membri in occasione del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018, i quali hanno, tra l'altro, ha sottolineato la necessità di maggiori sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri Paesi, rivolgendo a tutte le navi operanti nel Mediterraneo il monito a rispettare le leggi applicabili e a non interferire con le operazioni della guardia costiera libica.

Le missioni UE

Sono quattro le operazioni UE nel Mediterraneo: le missioni Poseidon, Themis e Indalo dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera - Frontex, rispettivamente con la Grecia, l'Italia e la Spagna; l'operazione EUNAVFOR MED Sophia nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune.
Dal febbraio 2018, l'operazione Themis, in sostituzione della precedente Triton, opera nel Mediterraneo centrale assistendo l'Italia circa i flussi provenienti da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania. L'operazione continua ad occuparsi della ricerca e del soccorso dei migranti in mare ma si concentra anche sul contrasto ad attività criminali e a minacce terroristiche. Il Governo italiano ha reso noto che la novità più importante nella sostituzione della missione riguarda il fatto che i migranti soccorsi devono essere fatti sbarcare nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il salvataggio in mare.

 

Il mandato originario della missione navale militare EUNAVFOR MED Sophia, a partire dal giugno 2015, consiste nell' individuare, fermare ed eliminare imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai passatori o dai trafficanti nel Mediterraneo centromeridionale.
All'operazione sono stati progressivamente assegnati ulteriori compiti di sostegno: formare la guardia costiera e la marina libiche; contribuire all'attuazione dell'embargo dell' ONU sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche; svolgere attività di sorveglianza e raccolta di informazioni sul traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia.
Il Governo italiano, come ribadito - da ultimo - dal Ministro degli affari esteri nell'audizione citata, ha sollecitato una revisione del piano operativo di EUNAVFOR MED Sophia, nella parte in cui (tramite rinvio alle regole di ingaggio della non più in vigore missione Triton di Frontex) si prevede che lo sbarco di migranti eventualmente soccorsi debba avvenire in porti italiani.
Il 29 marzo 2019, il Consiglio dell'UE ha prorogato fino al 30 settembre 2019 il mandato di EUNAVFOR MED operazione SOPHIA. Il Consiglio dell'UE ha precisato che il comandante dell'operazione ha ricevuto istruzioni di sospendere temporaneamente, per motivi operativi, lo spiegamento delle forze navali dell'operazione per la durata di tale proroga, e che gli Stati membri dell'UE continueranno a lavorare, nelle sedi appropriate, a una soluzione al problema degli sbarchi nell'ambito del seguito da dare alle conclusioni del Consiglio europeo di giugno 2018. Il Consiglio ha infine comunicato che l'operazione continuerà ad attuare opportunamente il suo mandato, aumentando la sorveglianza con mezzi aerei e rafforzando il sostegno alla guardia costiera e alla marina libiche nei compiti di contrasto in mare attraverso un monitoraggio potenziato, anche a terra, e continuando la formazione.

Riforma del quadro giuridico di Frontex

L'Agenzia della guardia di frontiera e costiera europea (Frontex) è attualmente oggetto di una proposta di riforma COM(2018)631, che la rafforzerebbe mediante la  costituzione di un corpo permanente di 10 mila unità operative, entro il 2027, abilitate a svolgere compiti che implicano competenze esecutive, e l'ampliamento del mandato con particolare riguardo alle procedure di rimpatrio e alla cooperazione con i Paesi terzi interessati.

Il 20 febbraio 2019 il Consiglio ha concordato la sua posizione negoziale sulla proposta della Commissione e, sulla base di tale mandato, il 28 marzo 2019 è stato raggiunto un accordo politico con il Parlamento europeo. Il 1° aprile 2019,  tale accordo è stato confermato in sede di Consiglio. A tal proposito, si segnala che il Rappresentante permanente d'Italia presso l'Unione europea, Ambasciatore Maurizio Massari (in sede di audizione del 2 aprile 2019 presso le Commissioni congiunte 14a del Senato e XIV della Camera dei deputati Politiche dell'Unione europea) ha precisato che in tale occasione l'Italia, insieme alla Spagna e alla Slovenia, ha espresso voto contrario alla proposta, in quanto: la misura dell'istituzione del corpo permanente risulterebbe troppo onerosa (quantificata in circa 11 miliardi di euro, che secondo la Commissione europea potrebbero essere ridotti a 9); la proposta sottrarrebbe, pertanto, risorse nazionali necessarie agli Stati membri per la gestione delle rispettive frontiere; la riforma non risulterebbe efficace  per quanto riguarda la politica di rimpatrio.

Si ricorda che l'approvazione della posizione in prima lettura per quanto riguarda la riforma di Frontex da parte dell'Assemblea plenaria del Parlamento europeo è prevista per il 17 aprile 2019.

ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019
Alla fine del 2018, le risorse finanziarie dell'UE per l'Italia a titolo di assistenza in emergenza (a partire dall'inizio del 2015) si attestano a circa 226 milioni di euro (di cui circa 170 erogati); tali risorse si aggiungono ai fondi del bilancio UE 2014-2020 per i programmi nazionali nei settori della migrazione e degli affari interni ( Fondo asilo, migrazione e integrazione - AMIF e dal Fondo sicurezza interna - ISF), che ammontano a circa 725 milioni di euro (190 erogati). Per i programmi di ricollocazione dall'Italia l'UE ha allocato circa 44 milioni di euro.
I dati relativi alla Grecia (aggiornati al febbraio 2019) indicano un impegno dell'UE di oltre 816 milioni in assistenza in emergenza per la crisi migratoria a partire dal 2015, che si aggiungono alle risorse previste nell'ambito del bilancio pluriennale UE 2014 -2020 (fondi AMIF e ISF) di oltre 613 milioni di euro.

Per il prossimo bilancio a lungo termine dell'UE (2021-2027), tuttora all'esame delle Istituzioni legislative europee, la Commissione europea propone di quasi triplicare i finanziamenti complessivi per la migrazione e per la gestione delle frontiere portandoli a 34,9 miliardi di euro, rispetto ai 13 miliardi del periodo precedente.
In particolare, la Commissione propone di assegnare 21,3 miliardi di euro per la gestione delle frontiere in generale, e di creare un nuovo Fondo per la gestione integrata delle frontiere ( Integrated Border Management Fund - IBMF) per un valore di oltre 9,3 miliardi di euro; la proposta relativa al rinnovato Fondo Asilo e migrazione (Asylum and Migration Fund - AMF) si attesta a 10,4 miliardi di euro: tale fondo dovrebbe sostenere gli sforzi degli Stati membri in tre settori chiave: asilo, migrazione legale e integrazione, lotta alla migrazione illegale e rimpatrio.
Il 13 marzo 2019, il Parlamento europeo, adottando la propria posizione in prima lettura sul fondo AMF, ne ha confermato il budget complessivo.
ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019
Premessa

La dimensione esterna della politica di migrazione dell'UE si concentra su alcuni temi che in linea di principio hanno in comune l'obiettivo generale della riduzione delle cause profonde della migrazione, in particolare riguardo ai flussi irregolari provenienti dal continente africano. Tale politica attiene, da un lato, al sostegno agli Stati di origine e di transito per eliminare i principali fattori di instabilità economica, sociale, e politica, dall'altro, nell'approfondimento della cooperazione UE con gli Stati terzi riguardo il controllo delle rispettive frontiere, il contrasto alle reti del traffico di migranti e della tratta di esseri umani, infine, alle politiche in materia di rimpatrio dei migranti irregolarmente presenti nell'UE. Il sostegno UE riguarda anche il potenziamento dei sistemi di protezione internazionale al di fuori del territorio dell'Unione, tra l'altro, con riferimento alla situazione dei profughi interni o provenienti da zone esterne.

Il Fondo fiduciario europeo di emergenza per l'Africa

In tale contesto, viene in considerazione il Fondo fiduciario europeo di emergenza per l' Africa ( EU Emergency Trust Fund for Africa), istituito nel novembre del 2015 in occasione del Vertice di La Valletta UE – Africa, che ha raggiunto (al 19 marzo 2019) un volume di risorse pari a 4,2 miliardi di euro, di cui 3,7 miliardi provenienti dal Fondo europeo di sviluppo e da altri strumenti finanziari UE, mentre gli Stati membri ed altri Paesi donatori (Svizzera e Norvegia) vi contribuiscono per 492 milioni (finora ne sono stati versati 478). Gli Stati membri maggiori contributori al Fondo sono la Germania e l' Italia con un impegno, rispettivamente, per 182,5 e 112 milioni di euro.
Nell'ambito del fondo sono stati approvati 188 programmi per un valore di oltre 3,6 miliardi di euro.
L'assegnazione delle risorse del Fondo si articola in tre macroregioni: Sahel e Lago Ciad (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria and Senegal), Corno d'Africa (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenia, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda), e Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto).
Grazie al Fondo trovano finanziamenti programmi volti a: creazione di sviluppo economico e lavoro; supporto dei servizi di base per le popolazioni locali (sicurezza alimentare e nutrizionale, sanità, istruzione); rafforzamento della stabilità e della governance, in particolare promuovendo la prevenzione dei conflitti e il contrasto alle violazioni dei diritti umani, e il principio dello Stato di diritto; prevenzione dei flussi migratori irregolari e contrasto alle reti del traffico dei migranti.

Piano investimenti esterni

L'approccio seguito con l'accordo di La Valletta, e il Trust fund, è altresì alla base del Nuovo quadro di partenariato dell'UE, che si è tradotto in patti ( migration compact) con Paesi terzi prioritari (Niger, Mali, Nigeria, Senegal ed Etiopia), e all'avvio del cosiddetto Piano di investimenti esterni. Quest'ultimo strumento finanziario, a partire dal 2017, stimola gli investimenti in Africa e nel vicinato dell'UE tramite sovvenzioni, prestiti, garanzie, e strumenti di condivisione dei rischi. Il contributo UE si attesta a circa 4,5 miliardi di euro, che secondo la Commissione dovrebbe determinare una leva finanziaria in grado di mobilitare fino a 44 miliardi di euro di investimenti privati per lo sviluppo sostenibile. La Commissione europea ha chiesto agli Stati membri un contributo di uguale entità al fine di raggiungere un volume di investimenti di quasi novanta miliardi di euro.
Secondo la Commissione europea, al 18 dicembre 2018, nell'ambito del piano, l'UE ha impegnato 3,7 miliardi di euro, realizzando una leva finanziaria che dovrebbe determinare investimenti in Africa per 37 miliardi.

Il nuovo QFP e altre iniziative per lo sviluppo e la stabilizzazione in Africa

La Risoluzione del 14 marzo 2018 del Parlamento europeo - L'avvio di un nuovo "Piano Marshall per l'Africa"
Nella risoluzione del 14 marzo 2018 "Preparazione della posizione del Parlamento in merito al Quadro finanziario pluriennale per il periodo successivo al 2020, il Parlamento europeo ha approvato una serie di indicazioni con particolare riferimento all'azione esterna dell'UE concernente i Paesi terzi interessati ai flussi migratori, tra le quali un significativo aumento degli stanziamenti, tra l'altro con riferimento alle politiche di vicinato e di sviluppo.
La proposta è stata qualificata (in particolare, dal Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani) come iniziativa per un nuovo " Piano Marshall per l'Africa volto a dare speranza a milioni di africani pronti a partire per mancanza di alternative".

La proposta di Quadro finanziario pluriennale 2021 – 2027 - Valutazione del Parlamento europeo

Nel maggio del 2018, la Commissione europea ha presentato la proposta di Quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021-2027, che prevede, tra l'altro, uno strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale dotato di 89,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 a prezzi correnti (ovvero che tengono conto di un tasso di inflazione del 2 per cento annuo), riservati in via prioritaria all' Africa e ai Paesi del vicinato.
Secondo la proposta, almeno 32 miliardi di euro sarebbero destinati all' Africa subsahariana, mentre 10,2 miliardi di euro costituirebbero la Riserva per le sfide e le priorità emergenti (come quelle ai confini dell'Unione o dei Paesi limitrofi, legate a situazioni di crisi e post-crisi o alla pressione migratoria).
Il 27 marzo 2019, il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura lo strumento citato, aumentando il budget complessivo a 93,154 miliardi di euro a prezzi correnti (circa 4 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione europea). Il Parlamento europeo ha altresì potenziato le risorse da destinare all'Africa subsahariana, portandole a 34,711 miliardi di euro a prezzi correnti.
Inoltre, ritenendo la promozione della democrazia, della pace e della sicurezza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani quali obiettivi centrali dell'azione esterna dell'UE, il Parlamento europeo ha emendato lo strumento nel senso di prevedere la sospensione totale o parziale del sostegno dell'UE nei confronti dei Paesi che non siano in grado di osservare i principi citati.

Nuova alleanza Africa- Europa

Con la comunicazione del settembre 2018 riguardante "una nuova alleanza Africa - Europa per gli investimenti e l'occupazione sostenibili: far avanzare allo stadio successivo il nostro partenariato per gli investimenti e l'occupazione", la Commissione europea ha proposto una serie di iniziative volte a promuovere l'imprenditoria, l'istruzione e la formazione, nonché l'integrazione economica (in particolare, sotto il profilo del libero scambio) nel continente africano.

Strumento europeo per la pace

Nel giugno 2018 l'Alto rappresentante, con il sostegno della Commissione, ha proposto di istituire lo strumento europeo per la pace, dotato di 10,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, al fine di rafforzare ulteriormente la collaborazione dell'UE con l'Africa per garantire in tutto il continente africano pace, sicurezza e stabilità, elementi determinanti per lo sviluppo economico.

Dichiarazione UE-Turchia

Nell'ambito degli accordi riconducibili alla cosiddetta Dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016, è tuttora in vigore lo Strumento per i rifugiati in Turchia, istituito dall'Unione europea per il periodo 2016-2019 con una dotazione complessiva di 6 miliardi (in due tranche) di cui 3 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell' UE e 3 miliardi di euro dagli Stati membri.
Alla fine del 2017 l'UE ha impegnato e contrattualizzato complessivamente 3 miliardi di euro (prima tranche), erogandone effettivamente oltre 2 miliardi. L'UE sta attualmente mobilitando la seconda quota di finanziamento, impegnando 1,2 miliardi di euro, di cui 450 milioni di euro sono stati contrattualizzati e 150 milioni di euro effettivamente erogati.
I progetti finanziati nell'ambito dello strumento si concentrano su assistenza umanitaria, istruzione, sanità, infrastrutture municipali e sostegno socio-economico.
In particolare, secondo la Commissione europea, grazie a tali risorse: più di 635 mila minori siriani hanno accesso all' istruzione e 136 nuove scuole sono attualmente in costruzione; 5 milioni di prestazioni sanitarie di base sono state erogate e 650 mila bambini sono stati sottoposti a vaccinazione; un milioni e mezzo dei rifugiati siriani più vulnerabili ricevono mensilmente trasferimenti di denaro.

Misure relative alla situazione dei migranti bloccati in Libia

A partire dal secondo trimestre del 2016, l'Unione europea ha concentrato gli sforzi relativamente alla situazione dei migranti in Libia, mettendo in campo, tra l'altro, misure volte al sostegno delle comunità locali libiche interessate ai flussi, e al miglioramento delle condizioni delle strutture di accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo.
Sono complessivamente 338 i milioni di euro impegnati dall'UE per i progetti in Libia; in particolare, soltanto nell'ambito dell'UE Trust fund for Africa, le risorse sono articolate in programmi riguardanti: protezione e assistenza per migranti e rifugiati (134,7 milioni); stabilizzazione delle comunità locali (92); gestione delle frontiere (91,3).
Inoltre, nell'ambito della Task force trilaterale Unione africana - UE - Nazioni Unite (avviata nel novembre 2017) sono state intraprese iniziative con l'obiettivo di migliorare la situazione umanitaria dei migranti con il coinvolgimento dei principali organismi internazionali (l'UNHCR e l'OIM), e di potenziare i reinsediamenti e i rimpatri volontari assistiti e la reintegrazione nei Paesi di origine.
Grazie alla cooperazione, 37 mila persone hanno fatto ritorno nei rispettivi Paesi nell'ambito dei programmi di rimpatrio volontari assistito. L'UE sta infine facendo pressione per garantire accesso senza ostacoli e regolare alle organizzazioni umanitarie e alle agenzie UE nei centri di trattenimento, al fine di migliorarne le condizioni.

ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019
Nel marzo del 2018, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di iniziative, il cui fulcro è rappresentato da una proposta di regolamento recante modifiche al codice dei visti, volta, tra l'altro, ad introdurre un nuovo meccanismo per attivare condizioni più restrittive di trattamento dei visti quando un paese partner non collabora a sufficienza per la riammissione dei migranti in posizione irregolare nell'UE.
Sulla proposta il 20 febbraio 2019 è stato raggiunto un accordo fra Parlamento europeo e Consiglio.
ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019
Dal 2016 l'Unione europea ha stipulato sei accordi di riammissione (Afghanistan, Guinea, Bangladesh, Etiopia, Gambia e Costa d'Avorio). Sono complessivamente 23 gli accordi in vigore (oltre ai Paesi terzi citati, si tratta di accordi stipulati con Hong Kong, Macao, Sri Lanka, Albania, Russia, Ucraina, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Bosnia e Erzegovina, Montenegro, Serbia, Moldavia, Pakistan, Georgia, Armenia, Azerbaijan, Turchia e Capo Verde).
Sono, inoltre, in corso di negoziato accordi di riammissione relativi tra l'altro, alla Nigeria, alla Tunisia e alla Giordania. Nel novembre 2017, il Marocco ha accettato di rilanciare i negoziati sull'accordo di riammissione, in sospeso da tre anni.
ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019
La Commissione europea ha preannunciato l'intenzione di presentare un vaglio di adeguatezza del quadro regolamentare UE in materia di migrazione legale. In particolare, è tuttora all'esame delle Istituzioni legislative europee (e, secondo la Commissione stessa, in fase d' impasse) una proposta di riforma della cosiddetta direttiva Carta blu, al fine di aumentare la capacità dell'UE di attirare e trattenere cittadini di paesi terzi altamente specializzati nonché a promuoverne la mobilità e la circolazione tra posti di lavoro in diversi Stati membri.
Il sostegno dell'integrazione dei cittadini di paesi terzi soggiornanti regolarmente e delle persone provenienti dal contesto migratorio è altresì considerato elemento centrale nell'ambito del citato QFP 2021-2027. In particolare, tra le azioni sostenute nel quadro del nuovo bilancio, sono, tra l'altro, previsti: programmi di integrazione incentrati sull' istruzione e sulla formazione linguistica e di altro tipo (ad esempio corsi di educazione civica e orientamento professionale); centri di assistenza all'integrazione coordinati, quali sportelli unici; promozione degli scambi e del dialogo tra i cittadini di paesi terzi, la società di accoglienza e le autorità pubbliche, anche mediante la consultazione dei cittadini di paesi terzi, e del dialogo interculturale e interreligioso; promozione della la parità di accesso dei cittadini di paesi terzi ai servizi pubblici e privati.
ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019
 
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