tema 24 settembre 2019
Studi Camera - Cultura Informazione e Comunicazioni Interventi per l'editoria

La legge di bilancio 2019 (L. 145/2018) ha previsto – nelle more di una revisione organica della disciplina di settore – la progressiva riduzione, fino all'abolizione, dei contributi diretti a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici, nonché, con le modifiche poi apportate dal D.L. 34/2019 (L. 58/2019) l'abolizione dei contributi diretti alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale. Per queste ultime, lo stesso D.L. 34/2019 ha previsto anche un contributo per il 2019.

Inoltre, la stessa legge di bilancio 2019 ha previsto il sostegno, a valere sul Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione - al quale continua ad affluire parte delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone RAI - di progetti finalizzati, tra l'altro, a diffondere la cultura della libera informazione plurale e dell'innovazione digitale e sociale, nonché a sostenere il settore della distribuzione editoriale.

Infine, ha precisato che gli incentivi agli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici, nonché sulle emittenti televisive e radiofoniche locali sono concessi entro i limiti consentiti dalle specifiche disposizioni dell'UE in materia di aiuti c.d. de minimis. Tale intervento è stato in seguito reso strutturale con il D.L. 59/2019 (L. 81/2019).

Nel più recente passato, erano stati previsti anche incentivi a sostegno delle imprese editrici di nuova costituzione.

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Il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, destinato al sostegno dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze dalla L. 198/2016 (art. 1).

Da ultimo, la L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 90) ha stabilizzato la previsione – già vigente per il 2017 e il 2018 – secondo cui la metà delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone RAI (c.d. extra gettito) è riversata all'Erario, e ne ha confermato anche le finalizzazioni, tra cui rientra il finanziamento, fino ad un importo massimo di € 125 milioni ogni anno, del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione.

Per il 2017, con D.I. 31 dicembre 2018 sono stati assegnati al Fondo € 86.627.801,00 provenienti dall'extra gettito.
Al Fondo affluiscono, oltre alla quota di cui si è detto:
- le risorse statali destinate al sostegno dell'editoria quotidiana e periodica;
- le risorse statali destinate all' emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;
- le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell'informazione e della comunicazione che svolgono raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l' attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l'acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet.

Il Fondo è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM.

Per il 2017 è intervenuto il DPCM 12 ottobre 2017. Per il 2018 è intervenuto il DPCM 17 aprile 2018.
Il DPCM che ripartisce annualmente le risorse tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico può anche prevedere che una determinata percentuale del Fondo è destinata al finanziamento di progetti comuni che incentivino l' innovazione dell'offerta informativa nel campo dell'informazione digitale attuando obiettivi di convergenza multimediale. I requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione di tali finanziamenti devono essere stabiliti con ulteriore DPCM, sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari.
I DPCM finora intervenuti non hanno esercitato tale possibilità.

La destinazione delle risorse del Fondo assegnate alla Presidenza del Consiglio dei ministri è stabilita annualmente con altro DPCM.

Per il 2017 è intervenuto il DPCM 27 novembre 2017, che ha ripartito le risorse spettanti alla Presidenza del Consiglio dei ministri, pari complessivamente a € 114.429.960.
Per il 2018 è intervenuto il DPCM 18 ottobre 2018 che, considerato l'afflusso di € 50 mln provenienti dal canone di abbonamento RAI per il 2016, ha ripartito, complessivamente, € 112.589.609.

La stessa L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 810, lett. d)) ha disposto che, con uno o più DPCM, sono individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione, a valere sul Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, di progetti, presentati da soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata, dell'innovazione digitale e sociale, dell'uso dei media, nonché a sostenere il settore della distribuzione editoriale, anche con l'avvio di processi di innovazione digitale.

In seguito, il D.L. 34/2019 (L. 58/2019: art. 30-quater) ha previsto che alla copertura dell'onere per la concessione alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale di un ulteriore contributo di € 3 mln per il 2019, finalizzato a favorire la conversione in digitale e la conservazione degli archivi multimediali, si provvede a valere sul Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione.

 

Da ultimo, il D.L. 59/2019 (L. 81/2019: art. 3-bis) ha previsto che alla copertura degli oneri derivanti dagli incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti radiofoniche e televisive locali (v. infra) si provvede, a regime, mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, nel limite complessivo stabilito ogni anno con il DPCM che ripartisce le risorse fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico. Al contempo, ha disposto che il DPCM deve essere emanato entro il 31 marzo di ogni anno.

ultimo aggiornamento: 24 settembre 2019

1) Le novità in materia di disciplina dei contributi diretti introdotte dalla L. di bilancio 2019 e dal D.L. 34/2019 (L. 58/2019)

 

La L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 810, lett. b) e c)) ha previsto la progressiva riduzione, fino alla totale abolizione dal 1° gennaio 2022, dei contributi concessi, ai sensi del d.lgs. 70/2017 (art. 2, co. 1), alle seguenti categorie di imprese editrici di quotidiani e periodici:

  • imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici;
  • imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro;
  • enti senza fini di lucro, ovvero imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto.

In particolare, in deroga a quanto stabilito dal medesimo d.lgs. 70/2017 (art. 8) – che ha fissato i criteri di calcolo dell'ammontare dei contributi da concedere a ciascuna categoria –, ha previsto che l'importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto:

  • per l'annualità 2019, del 20% della differenza tra l'importo spettante in base alla normativa vigente e € 500 mila;
  • per l'annualità 2020, del 50% della differenza tra l'importo spettante in base alla normativa vigente e € 500 mila;
  • per l'annualità 2021, del 75% della differenza tra l'importo spettante in base alla normativa vigente e € 500 mila.

A decorrere dall'annualità 2022, le medesime categorie di imprese editrici non hanno più diritto ai contributi.

 

Inoltre (art. 1, co. 810, lett. a)), aveva previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2020, l'abolizione dei contributi concessi alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale (ai sensi della L. 230/1990 e dell'art. 1, co. 1247, L. 296/2006). Il termine è stato poi prorogato al 31 gennaio 2020 dal D.L. 34/2019 (L. 58/2019: art. 30-quater). La previsione è stata finalizzata a consentire alle imprese in questione di percepire il contributo per l'annualità 2019.

Qui la pagina dedicata sul sito del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

2) La disciplina dei contributi diretti recata dal d.lgs. 70/2017

Al netto delle novità in materia introdotte dalla L. di bilancio 2019, a decorrere dalle domande presentate nel 2019 con riferimento all'annualità del contributo 2018, la disciplina per l'erogazione dei contributi alle categorie di imprese editrici di quotidiani e di periodici continua ad essere dettata dal d.lgs. 70/2017, emanato sulla base della delega conferita dalla L. 198/2016.

Il d.lgs. ha disposto, anzitutto, – ribadendo il principio introdotto dalla L. 191/2009 (art. 2, co. 62), e poi ripreso anche da altre disposizioni successivamente intervenute –, che i contributi spettano nei limiti delle risorse a ciò destinate, per ciascuna tipologia, con il DPCM che ripartisce la quota del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione spettante alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che, in caso di insufficienza delle risorse, agli aventi diritto spettano contributi ridotti mediante riparto proporzionale.

Con riguardo alla platea dei beneficiari, la L. 198/2016 ha stabilito, quale condizione necessaria per il finanziamento, l'esercizio esclusivo, in ambito commerciale, di un'attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale e la costituzione come:

  • cooperative giornalistiche;
  • enti senza fini di lucro o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto;
  • limitatamente a cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

Inoltre, ha previsto il mantenimento dei contributi, con la possibilità di definire criteri specifici sia per i requisiti di accesso, sia per i meccanismi di calcolo dei contributi, per:

  • imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche;
  • imprese ed enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti;
  • associazioni dei consumatori;
  • imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all'estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero.

A sua volta, il d.lgs. 70/2017 ha specificato che, ad eccezione delle imprese e degli enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti, gli altri soggetti possono richiedere i contributi per una sola testata.

La L. 198/2016 ha, invece, escluso esplicitamente dai contributi:

  • organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali. Il d.lgs. 70/2017 ha specificato che sono comprese nell'esclusione, oltre alle imprese editrici, anche le imprese radiofoniche organi di partiti politici presenti in almeno un ramo del Parlamento (art. 4, L. 250/1990);
  • periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico. Il d.lgs. 70/2017 ha specificato che si tratta di quelli che hanno diffusione prevalente tra gli operatori dei settori di riferimento;
  • imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

2.1) Cooperative giornalistiche, enti senza fini di lucro e imprese il cui capitale sia detenuto interamente o in misura maggioritaria da enti senza fini di lucro

 

Con riguardo ai requisiti, la L. 198/2016 ha previsto, in particolare, la riduzione a 2 anni dell'anzianità di costituzione dell'impresa e di edizione della testata. Ulteriori requisiti hanno riguardato il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti collettivi nazionali o territoriali di lavoro, l'edizione della testata in formato digitale (eventualmente anche in parallelo con l'edizione in formato cartaceo), l'obbligo di dare evidenza, nell'edizione, di tutti i contributi e finanziamenti ricevuti e di adottare misure idonee a contrastare ogni forma di pubblicità lesiva dell'immagine e del corpo della donna.

 

Al riguardo, il d.lgs. 70/2017 ha previsto requisiti specifici per le cooperative giornalistiche, con particolare riferimento alla compagine societaria e alla concentrazione delle quote in capo a ciascun socio e, per tutte le categorie indicate, ha confermato la necessità di edizione della testata in formato digitale dinamico e multimediale, in esclusiva o in parallelo con l'edizione in formato cartaceo.

Con riferimento ai criteri di calcolo del contributo, i criteri direttivi recati dalla L. 198/2016 hanno riguardato: la previsione di un tetto massimo al contributo liquidabile a ciascuna impresa, la graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute (comunque non inferiore al 30% delle copie distribuite per la vendita per le testate locali e al 20% per le testate nazionali), la valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale, la previsione di criteri premiali per l'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori di età inferiore a 35 anni e per azioni di formazione, nonché per l'attivazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro, la previsione di criteri di calcolo specifici per le testate on line che producono contenuti informativi originali, la riduzione del contributo per le imprese che superano, nel trattamento economico del personale, dei collaboratori e degli amministratori, il limite massimo retributivo di € 240.000 annui.

Il d.lgs. 70/2017 ha confermato, anzitutto, il principio – stabilito dal D.L. 63/2012 (L. 103/2012) – in base al quale il contributo concesso deriva dalla somma di una quota di rimborso dei costi sostenuti e di una quota rapportata alle copie – cartacee o digitali – vendute, modificando, però, i criteri per la quantificazione del rimborso dei costi. In particolare, ha previsto tre scaglioni basati sul numero di copie vendute. Gli scaglioni rilevano anche ai fini della definizione del limite massimo del rimborso che, per l'edizione cartacea, è crescente in relazione all'aumento del numero di copie annue vendute e che va da un minimo di € 500.000 a un massimo di € 2.500.000 per i quotidiani e da un minimo di € 300.000 a un massimo di € 2.500.000 per i periodici. Per l'edizione in formato digitale, il limite massimo del rimborso è unico, ed è pari a € 1.000.000. I costi dell'edizione in formato digitale (evidentemente, parallela) concorrono con i costi dell'edizione cartacea al raggiungimento di un (nuovo) limite massimo del rimborso complessivo fissato (per tutti gli scaglioni) in € 2.500.000.

Gli scaglioni incidono anche sull'entità del contributo per quota cartacea venduta. Tale quota va da un minimo di € 0,20 a un massimo di € 0,35 per i quotidiani e da un minimo di € 0,25 a un massimo di € 0,35 per i periodici. Il limite massimo complessivo del contributo per le copie vendute è pari, sia per i quotidiani, sia per i periodici, a € 3.500.000.

Per la quota di contributo per ogni copia venduta dell'edizione digitale, invece, non si fa riferimento agli scaglioni. L'importo, unico, è comunque superiore a quello previsto per le copie cartacee ed è pari a € 0,40. La quota complessiva di contributo per le copie digitali vendute non può essere superiore a € 300.000 e concorre con la quota per le copie cartacee al raggiungimento del limite massimo complessivo di € 3.500.000.

A ciò, il d.lgs. 70/2017 ha aggiunto eventuali, ulteriori, quote "premiali" ed eventuali riduzioni del contributo.

In particolare, ha previsto:
  1. un rimborso pari al 75% degli oneri previdenziali sostenuti dall'impresa editrice, nell'anno di riferimento del contributo, per il solo anno dell'assunzione con contratto a tempo indeterminato di figure professionali connesse all'informazione di età inferiore a 35 anni;
  2. una quota aggiuntiva in ragione del numero di percorsi di alternanza scuola-lavoro sulla base di convenzioni con le scuole, pari all'1% del contributo spettante all'impresa editrice, per ogni percorso attivato fino ad un massimo del 3%;
  3. un rimborso pari al 5% dei costi per azioni di formazione e aggiornamento del personale debitamente documentati;
  4. una riduzione del contributo pari all'importo dello stipendio eccedente il limite massimo retributivo di € 240.000 annui nel caso in cui l'impresa editrice superi nell'erogazione degli stipendi al personale, ai collaboratori e agli amministratori il predetto limite.

Il contributo complessivamente erogabile non può comunque essere superiore al 50% dei ricavi dell'impresa.

Ha, poi, previsto criteri di calcolo specifici per l'edizione esclusivamente in formato digitale.

Con riferimento al procedimento di liquidazione dei contributi, i criteri direttivi fissati dalla L. 198/2016 hanno riguardato la definizione di regole di liquidazione quanto più possibili omogenee e la semplificazione del procedimento, per accorciare i tempi di liquidazione.

I tratti salienti della disciplina definita dal d.lgs. 70/2017 sono costituiti dalla previsione di erogazione del contributo in due rate – delle quali, la prima, a titolo di anticipo, da versare entro il 30 maggio successivo alla presentazione della domanda, è pari al 50% del contributo erogato nell'anno precedente – e dall'anticipo del termine di conclusione del procedimento, fissato al 28 febbraio dell'anno successivo a quello di presentazione della domanda.

2.2) Minoranze linguistiche, imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all'estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero, associazioni dei consumatori, editoria speciale periodica per non vedenti e ipovedenti

 

Relativamente alle imprese editrici di quotidiani e periodici espressione delle minoranze linguistiche, la principale novità recata dal d.lgs. 70/2017 è costituita dal riferimento a tutte le minoranze linguistiche riconosciute dalla L. 482/1999 (art. 2: popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo). Un'ulteriore novità è costituita dalla previsione che possano beneficiare dei contributi anche le imprese che editano periodici.

Per tali imprese, nonché per le imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all'estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero, le associazioni dei consumatori, l'editoria speciale periodica per non vedenti e ipovedenti, sono stati previsti requisiti specifici di accesso e di calcolo del contributo.

In particolare, con riferimento al sostegno alla stampa italiana all'estero, possono beneficiare del contributo le imprese, comunque costituite, che editano:
  1. quotidiani italiani in lingua italiana editi e diffusi all'estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero;
  2. periodici italiani in lingua italiana editi e diffusi all'estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero.

Si considerano prevalentemente diffusi all'estero i quotidiani e i periodici con una diffusione all'estero non inferiore al 60% delle copie complessivamente distribuite. Per i quotidiani editi esclusivamente in formato digitale, si considerano prevalentemente diffusi all'estero quelli che raggiungono una percentuale di utenti unici mensili all'estero non inferiore al 60% del numero totale di utenti unici mensili.

Per accedere ai contributi, i periodici devono, altresì, essere in possesso dei seguenti requisiti:
  • periodicità almeno trimestrale della testata nell'anno di riferimento del contributo;
  • trattazione di argomenti di interesse delle comunità italiane all'estero, avuto riguardo anche alla diffusione della lingua e della cultura italiana e al contributo alla promozione del sistema Italia all'estero. Per le testate edite all'estero, la trattazione deve essere svolta con testi scritti almeno per il 50% in lingua italiana.

2.3) Le modalità per la concessione dei contributi

 

Sulla base di quanto previsto dal d.lgs. 70/2017, le modalità per la presentazione della domanda di accesso ai contributi e la documentazione istruttoria da produrre sono state definite con due diversi DPCM 28 luglio 2017, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 16 settembre 2017.

Le disposizioni del DPCM recante "Modalità per la concessione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici" si applicano a cooperative giornalistiche, enti senza fini di lucro e imprese il cui capitale sia detenuto interamente o in misura maggioritaria da enti senza fini di lucro, e alle imprese che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche. L'altro DPCM reca "Modalità per la concessione dei contributi a sostegno dell'editoria speciale periodica per non vedenti e ipovedenti e a tutela dei consumatori e degli utenti".

Qui alcune FAQ relative all'applicazione del d.lgs. 70/2017 pubblicate dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
ultimo aggiornamento: 24 settembre 2019

Il D.L. 50/2017 (L. 96/2017: art. 57-bis), – come modificato, anzitutto, dal D.L. 148/2017 (L. 172/2017: art. 4, co. 1) – ha previsto l'attribuzione di un credito di imposta, a decorrere dal 2018,  in favore di imprese, lavoratori autonomi e enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica anche on line, nonché sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, il cui valore superi almeno dell'1% quelli, di analoga natura, effettuati nell'anno precedente.

Tuttavia, ha stanziato solo le risorse occorrenti per il primo anno.

In particolare, la misura dell'incentivo, nel limite massimo di € 62,5 mln per il 2018, a valere sul Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, è stata definita pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, innalzato al 90% nel caso di piccole e medie imprese, microimprese e start-up innovative.

In via di prima applicazione, è stata stabilita in € 20 mln la quota dello stanziamento relativo al 2018 destinata al riconoscimento del credito di imposta relativo ai soli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, purché il loro valore avesse superato almeno dell'1% quelli di analoga natura effettuati nel corrispondente periodo del 2016.

Le modalità e i criteri di attuazione sono stati definiti con DPCM 90 del 16 maggio 2018 (pubblicato nella GU n. 170 del 24 luglio 2018). In particolare, per accedere all'agevolazione, i soggetti interessati devono presentare, nel periodo compreso tra il 1 marzo e il 31 marzo di ciascun anno, un'apposita comunicazione telematica le cui modalità sono definite con provvedimento amministrativo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria. Per l'anno 2018, la comunicazione telematica doveva essere presentata tra il 60° e il 90° giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Qui il provvedimento del Capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria adottato il 31 maggio 2018.

Qui le FAQ predisposte dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria.

Il 21 novembre 2018 era stato pubblicato l'elenco degli operatori che potevano beneficiare del credito di imposta.

Il 30 novembre 2018 sul sito del Dipartimento per l'editoria era poi stata data notizia di una serie di rilievi formulati dalla Commissione europea su diversi aspetti della misura. Una prima obiezione aveva riguardato l'ipotesi che si configurasse un aiuto di Stato indiretto, con profili di selettività rispetto ai media non presi in considerazione dalla norma. Una seconda obiezione aveva riguardato gli investimenti per l'anno 2017, per i quali la misura avrebbe avuto carattere sostanzialmente retroattivo, perdendo quindi la sua funzione incentivante. Infine, era stato obiettato che i costi della pubblicità – generalmente classificati come costi di funzionamento (e non di investimento) – non avrebbero potuto essere considerati, in quanto tali, quale base di calcolo per una misura di aiuto coerente con i principi della normativa europea in materia.

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In seguito, la L. di bilancio 2019 (L. 145/2018 : art. 1, co.762) ha precisato che le misure introdotte sono concesse entro i limiti consentiti dalle specifiche disposizioni dell'UE in materia di aiuti c.d. de minimis.

In particolare, sono stati citati i seguenti regolamenti:
  • regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis";
  • regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis" nel settore agricolo;
  • regolamento (UE) n. 717/2014 della Commissione, del 27 giugno 2014, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis" nel settore della pesca e dell'acquacoltura.

L'11 aprile 2019 è stato pubblicato l' elenco definitivo dei soggetti ammessi a fruire del credito d'imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali per gli anni 2017 e 2018. Qui le informazioni pubblicate dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria.
 
Il 9 maggio 2019, rispondendo nella VII Commissione della Camera all'interrogazione a risposta immediata 5-02091, il rappresentante del Governo aveva depositato un report con dati sull'impatto della misura nel periodo 2017/2018.

 

Da ultimo, il D.L. 59/2019 ( L. 81/2019: art. 3- bis), modificando ulteriormente il D.L. 50/2017, ha disposto che, a decorrere dal 2019, il credito di imposta è concesso, alle stesse condizioni e ai medesimi soggetti, ma nella misura unica del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati. Continuano ad applicarsi le disposizioni del DPCM 90/2018 ma, per il 2019, le comunicazioni per l'accesso al credito di imposta sono presentate dal 1° al 31 ottobre. Alla copertura del relativo onere si provvede, a regime, mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, nel limite complessivo determinato annualmente con il DPCM che ripartisce le risorse fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico.
Al riguardo, il 20 settembre 2019 il Dipartimento per l'informazione e l'editoria ha fatto presente che, poiché la ripartizione generale delle risorse del Fondo per il 2019 era già stata effettuata prima dell'approvazione delle disposizioni di cui si è dato conto, l'ammontare delle risorse da destinare al credito di imposta sugli investimenti pubblicitari sarà individuato con un provvedimento di variazione.

 

 

ultimo aggiornamento: 24 settembre 2019

Il D.L. 50/2017 (L. 96/2017 : art. 57-bis) ha previsto l'emanazione – con decreto del Capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria – di un bando annuale per l'assegnazione di finanziamenti alle imprese editrici di nuova costituzione, il cui scopo è quello di favorire la realizzazione di progetti innovativi, anche per rimuovere stili di comunicazione sessisti e lesivi dell'identità femminile, e idonei a promuovere la più ampia fruibilità di contenuti informativi multimediali e la maggiore diffusione dell'uso delle tecnologie digitali.

I relativi finanziamenti sono concessi, mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, nel limite massimo di spesa stabilito annualmente con il DPCM che ripartisce le risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione tra gli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Per il 2018, il DPCM 18 ottobre 2018 ha destinato a tale obiettivo € 2 mln.
ultimo aggiornamento: 24 settembre 2019
 
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