tema 3 luglio 2020
Rapporti con l'Unione europea Il Pilastro europeo dei diritti sociali

La necessità di definire una strategia volta a rispondere più efficacemente ai limiti e alle criticità del quadro socio-economico europeo, provato dalle conseguenze della crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008, che ha comportato un incremento della disoccupazione e delle condizioni di precarietà, nonché un aggravarsi dei divari sociali, ha indotto l'Unione europea ad adottare, nel novembre 2017, il Pilastro europeo dei diritti sociali, per sostenere mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi e ben funzionanti e servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa.

Il Pilastro sancisce 20 principi e diritti, che si articolano in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro; condizioni di lavoro eque; protezione sociale e inclusione.

Attuare i principi e i diritti del Pilastro è una responsabilità comune delle istituzioni dell'UE, degli Stati membri e delle parti sociali.

Nel quadro del Pilastro, sono state già approvate diverse iniziative negli ultimi anni, tra cui: la direttiva relativa all' equilibrio tra attività professionale e vita familiare che mira ad aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, aumentare il numero di uomini che si avvalgono di congedi per motivi familiari e di modalità di lavoro flessibili e offrire ai lavoratori la possibilità di beneficiare di un congedo per occuparsi di familiari che necessitano di sostegno; la direttiva relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'UE che introduce nuovi diritti minimi e nuove norme sulle informazioni da fornire ai lavoratori in merito alle loro condizioni di lavoro; il regolamento per l'istituzione di un' Autorità europea del lavoro: tra i suoi principali compiti, migliorare l'accesso alle informazioni per i lavoratori e i datori di lavoro riguardo ai loro diritti e obblighi in materia di mobilità transfrontaliera, libera circolazione dei servizi e coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale; favorire il coordinamento tra gli Stati membri ai fini dell'applicazione transfrontaliera della pertinente normativa dell'Unione, anche mediante ispezioni concertate e congiunte; favorire la cooperazione tra gli Stati membri nella lotta al lavoro non dichiarato; assistere le autorità degli Stati membri nella risoluzione di controversie transfrontaliere; promuovere il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, fatte salve le competenze della commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale; la direttiva sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro. Recentemente, inoltre, la Commissione europea ha avviato una consultazione delle parti sociali (imprese e sindacati), articolata in due fasi, riguardante un salario minimo equo per i lavoratori dell'UE e ha presentato un pacchetto di sostegno all'occupazione giovanile e l' Agenda per le competenze per l'Europa sulla competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza, che fissa obiettivi quantitativi per lo sviluppo delle competenze (miglioramento delle competenze esistenti) e la riqualificazione (formazione volta all'acquisizione di nuove competenze) da conseguire entro i prossimi 5 anni.
A circa tre anni di distanza dalla sua adozione, nella fase attuale, che vede l'UE e i suoi Stati membri impegnati a definire un piano per la ripresa capace di fronteggiare efficacemente le gravi conseguenze socio-economiche provocate dalla pandemia da coronavirus (tra cui il rischio di un rapido aumento della disoccupazione, specie giovanile, e delle disuguaglianze), il Pilastro, come anche sottolineato a più riprese dal Commissario per l'occupazione e i diritti sociali, Nicolas Schmit, resta la bussola di riferimento per coordinare le iniziative e gli sforzi degli Stati membri al fine di supportare i lavoratori, rafforzare la protezione sociale, combattere le disuguaglianze e garantire alle persone il diritto di sviluppare le proprie competenze.

A livello di UE sono state adottate diverse iniziative per fronteggiare la crisi: in particolare, è stato istituito uno Strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza (SURE - regolamento (UE) 2020/672) per fornire agli Stati membri assistenza finanziaria, per un totale di 100 miliardi di euro, sotto forma di prestiti concessi a condizioni favorevoli, al fine di consentire il finanziamento di regimi di riduzione dell'orario lavorativo o di misure analoghe mirati a proteggere i lavoratori dipendenti e autonomi e pertanto a ridurre l'incidenza della disoccupazione e della perdita di reddito. La Commissione europea può contrarre prestiti sui mercati finanziari per finanziare quelli agli Stati membri. Questi prestiti sarebbero basati su un sistema di garanzie volontarie (25 miliardi di euro) degli Stati membri nei confronti dell'UE. Lo strumento entrerebbe in funzione una volta che tutti gli Stati membri si saranno impegnati in relazione a tali garanzie.

Tra le altre iniziative assunte, vi sono misure per aiutare gli indigenti, nuove procedure per garantire la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori che tornano al lavoro e orientamenti sulla mobilità dei lavoratori.

Si attende, infine, la presentazione, da parte della Commissione europea, per l'inizio del 2021, di un piano d'azione per l'attuazione del Pilastro (si veda, al riguardo, la comunicazione "Un'Europa sociale per transizioni giuste" - COM(2020)14 - del 14 gennaio 2020). Secondo la Commissione europea, il Pilastro rappresenta "la strategia sociale dell'Unione per garantire che la transizione alla neutralità climatica, la digitalizzazione e il cambiamento demografico siano socialmente equi e giusti". A tal riguardo, sarà essenziale garantire risorse adeguate per la cosiddetta dimensione sociale dell'Unione nel quadro del prossimo bilancio pluriennale dell'UE 2021-2027, in particolare per quanto riguarda il nuovo Fondo sociale europeo plus.

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I progressi nell'attuazione dei principi e dei diritti del Pilastro sono monitorati dal quadro di valutazione online della situazione sociale (Social Scoreboard) della Commissione europea e da una sezione apposita di Eurostat, a cui si rimanda per gli approfondimenti. Permangono rilevanti le differenze socio-economiche tra gli Stati membri e vi è ancora una rilevante quota della popolazione europea a rischio di povertà o di esclusione sociale.

Il tasso di occupazione per la popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni è in costante aumento negli ultimi anni nell'UE-27: è passato infatti dal 69,2% del 2014 al 73,9% del 2019. Tuttavia, si registrano prestazioni differenti negli Stati membri: si va dall'82,1% della Svezia al 61,2% della Grecia (Italia al 63,5%).

Si è ridotto, invece, di pochissimo il gap occupazionale di genere, passato dall'11,8% del 2013 all'11,7% del 2019. Anche qui evidenti sono le differenze tra gli Stati membri: si va dall'1,6% della Lituania al 20% della Grecia (Italia al 19,6%).

Il tasso di disoccupazione nell'UE-27, anche se in costante diminuzione negli ultimi anni, scendendo dal picco massimo dell'11,4% del 2013 al 6,7% del 2019, dovrebbe aumentare, secondo le previsioni della Commissione europea, a causa della grave crisi socio-economica in corso.

Infatti, il tasso di disoccupazione nell'UE dovrebbe salire al 9% nel 2020, per poi scendere al 7,9% nel 2021. Lo stesso trend vi sarebbe per le maggiori economie europee, sebbene in tono minore per la Germania: infatti, la Germania passerebbe dal 3,2% del 2019 al 4% del 2020 e al 3,5% del 2021, mentre la Francia dall'8,5% del 2019 al 10,1% del 2020 e al 9,7% del 2021, l'Italia dal 10% del 2019 all'11,8% del 2020 e al 10,7% del 2021 e la Spagna dal 14,1% del 2019 al 18,9% del 2020 e al 17% del 2021.

Rimane ancora molto alto in alcuni Paesi europei il tasso di disoccupazione giovanile e la crisi socio-economica da COVID-19 potrebbe farlo ulteriormente crescere: nel 2019 in Spagna e Grecia risultava pari rispettivamente al 32,5% e al 35,2 %, in Italia è del 29,2%.

Infine, sebbene la quota di popolazione a rischio povertà o di esclusione sociale sia diminuita nell'UE-27 negli ultimi anni, sussistono ancora punte significative in Italia, Spagna e in Grecia e la crisi socio-economica da COVID-19 con tutta probabilità porterà ad un'inversione del trend con un aumento delle persone a rischio povertà ed esclusione sociale.

ultimo aggiornamento: 3 luglio 2020
 
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