tema 15 giugno 2018
Studi Camera - Affari Esteri Politica estera e questioni globali Siria

Già a partire dai primi mesi del 2011, il Parlamento, in costante raccordo con il Governo, ha seguito la crisi politica e successivamente il conflitto che ha investito la Siria: lo scontro ha conosciuto una progressiva escalation, coinvolgendo diversi attori politici e religiosi regionali e fineno per minancciare, con l'emergere dell'ISIS nello scenario regionale, la stessa integrità territoriale del paese e del vicino Iraq.

Sul piano degli interventi legislativi connessi alla crisi siriana, numerosi sono stati gli interventi che hanno finanziato iniziative di cooperazione in favore della Siria e dei paesi ad essa limitrofi, volte ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati, nonché il sostegno al processo di ricostruzione.

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 Nel settembre 2013 gli ispettori delle Nazioni Unite concludevano che effettivamente armi chimiche erano state utilizzate in un attacco alla zona di Ghouta (Damasco) nel mese di agosto, che aveva causato la morte di circa trecento persone, ma gli stessi ispettori non ne attribuivano univocamente la responsabilità. Il governo siriano consentiva comunque all'ONU di distruggere le scorte di armi chimiche, processo completato entro il mese di giugno 2014.
In dicembre Stati Uniti e Regno Unito sospendevano il sostegno in equipaggiamenti "non letali" ai ribelli nel nord della Siria dopo che da alcuni  rapporti emergeva che tali gruppi avevano occupato alcune basi dell'Esercito libero siriano (ELS), sostenuto dalle potenze occidentali.

Tra gennaio e febbraio 2014 fallivano i colloqui di pace di Ginevra con l'intermediazione delle Nazioni Unite,  in gran parte per il rifiuto delle autorità siriane di discutere di un governo di transizione.
Nel marzo 2014 l'esercito siriano e forze sciite libanesi filo iraniane di Hezbollah riconquistavano Yabroud, l'ultima roccaforte ribelle vicino al confine del Libano.
Nel giugno 2014 i militanti dello "Stato Islamico dell'Iraq e della Siria" (ISIS) dichiaravano il "Califfato" nel territorio da Aleppo alla provincia orientale irachena di Diyala.
In settembre gli Stati Uniti e cinque paesi arabi lanciavano i primi attacchi aerei contro lo "Stato islamico" attorno ad Aleppo e Raqqa.

Dopo quattro mesi di accaniti combattimenti, nel gennaio 2015 le forze curdo-siriane riuscivano a scacciare lo "Stato islamico" fuori da Kobane, cittadina siriana nei pressi del confine turco. Per converso, tuttavia, in maggio i miliziani dell'ISIS conquistavano l'antica città di Palmira nella Siria centrale, e procedevano alla distruzione di molti monumenti nel sito pre-islamico facente parte del Patrimonio Culturale dell'umanità. L'alleanza dei ribelli jihadisti Jaish al-Fatah ("Esercito della conquista") prendeva il controllo della provincia siriana di Idlib, minacciando la roccaforte costiera del governo di Latakia – dove oltretutto si trova un'importante base navale russa. Proprio la Russia in settembre portava a termine i suoi primi attacchi aerei in Siria, rivolti secondo Mosca a colpire lo "Stato islamico": tuttavia le opposizioni siriane e i paesi occidentali ribattevano che l'intervento russo appariva invece largamente diretto contro i ribelli anti-Assad. Anche grazie all'intervento russo, iniziava la riconquista di importanti province e città da parte del regime siriano: in dicembre cadeva Homs, la terza città del paese, nelle mani dei ribelli da quattro anni.

Nel marzo 2016 le forze del governo siriano con l'assistenza dell'aviazione russa riprendevano Palmira allo "Stato islamico", per poi esserne cacciate di nuovo a dicembre.

In agosto truppe turche entravano in Siria per aiutare i gruppi ribelli a respingere i militanti dello "Stato islamico", ma soprattutto i ribelli curdo-siriani: la preoccupazione di Ankara era quella del costituirsi di un arco di egemonia curda al confine tra Turchia e Siria, potenziale richiamo per le aree sudorientali turche a forte presenza curda.
In dicembre le truppe governative, sostenute dalla forza aerea russa e dalle milizie Hezbollah patrocinate dall'Iran, riconquistavano Aleppo, la più grande città del paese, privando i ribelli della loro ultima grande roccaforte urbana.

Nel gennaio 2017, dopo colloqui in Kazakhstan tra il regime siriano e i ribelli – escluso naturalmente lo "Stato islamico" -, Russia, Iran e Turchia concordavano di imporre un cessate il fuoco tra le due parti in lotta.
In aprile il neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump ordinava un attacco missilistico su una base aerea del governo siriano dalla quale si riteneva fosse partito un attacco con armi chimiche contro la città siriana di Khan Sheikhoun, ancora nelle mani dei ribelli. In maggio gli USA decidevano di armare le Unità di protezione popolare curda (YPG), impegnate in combattimenti a fianco delle Forze Democratiche Siriane, principale gruppo delle opposizioni, capaci di strappare allo "Stato islamico" l'importante diga di Tabqa. In giugno gli Stati Uniti abbattevano un caccia siriano vicino a Raqqa, dopo che presumibilmente aveva sganciato bombe in prossimità delle Forze Democratiche Siriane sostenute dagli USA. In luglio milizie libanesi di Hezbollah e forze del regime siriano lanciavano un'operazione militare contro gruppi jihadisti nell'area di Arsal, vicino al confine libanese-siriano.

In ottobre cadeva Raqqa, capitale de facto dello "Stato islamico" in territorio siriano. Il mese successivo l'esercito siriano strappava all'ISIS Deir al-Zour. Le forze siriane e irachene accentuavano la pressione sulle residue aree sotto il controllo dello "Stato islamico".

In dicembre il presidente russo Putin si recava in Siria, dichiarando il successo e la fine della missione delle forze russe nella battaglia contro lo "Stato islamico". Peraltro le truppe governative siriane, con il sostegno russo, continuavano a rivendicare aree nelle mani dei ribelli nella provincia nord-occidentale di Idlib.

Nel gennaio 2018 la Turchia, continuando nella sua strategia anticurda, lanciava un'operazione militare nella Siria settentrionale per cacciare i ribelli curdo-siriani dai territori intorno ad Afrin: la città veniva occupata dalle truppe turche nel mese di marzo. In febbraio le truppe governative avevano intanto lanciato un veemente assalto alla Ghouta orientale, l'ultima ‘enclave' dei ribelli in prossimità di Damasco.

Il 4 aprile si svolgeva ad Ankara un vertice fra il presidente russo Putin, il suo omologo iraniano Rouhani e il capo dello Stato turco Erdogan, allo scopo di cercare di ottenere un cessate il fuoco permanente in Siria: va ricordato che mentre Iran e Russia avevano costantemente sostenuto il regime di Assad, la Turchia aveva sempre sponsorizzato gli elementi jihadisti sunniti contrari alle autorità alawite di Damasco.

Il 7 aprile una quarantina di persone perdevano la vita a seguito di un attacco contro la principale cittadina della Ghouta orientale, Douma: nei giorni successivi emergeva la forte probabilità che l'attacco fosse stato condotto dalle truppe governative siriane con armi chimiche. A seguito dell'attacco a Douma il 14 aprile Stati Uniti, Francia e Regno Unito portavano a termine una serie di attacchi contro basi delle forze armate siriane. Nelle stesse ore tuttavia gli ultimi gruppi di ribelli e civili erano evacuati con un centinaio di autobus dalla cittadina, della quale forze russe e del governo siriano prendevano progressivamente il completo controllo, iniziando prontamente operazioni di sminamento.

Lo slancio delle truppe governative siriane era confermato il 19 aprile, quando queste lanciavano un'offensiva contro le residue postazioni dell'ISIS a sud di Damasco - offensiva coadiuvata da milizie palestinesi alleate; e tre giorni dopo, quando rilevanti successi si registravano con l'evacuazione dei ribelli dal Qalamoun orientale e da Jayrud.

Il 7 maggio le preoccupazioni per le implicazioni regionali della crisi siriana erano ravvivate dall'attacco missilistico israeliano contro installazioni militari quasi certamente riconducibili alla Guardia rivoluzionaria iraniana (i Pasdaran) presente in territorio siriano: particolarmente colpita la località di Al-Kiswah, dove perdevano la vita nove persone. Gli attacchi alle postazioni iraniane in Siria da parte di Israele si ripetevano il 10 maggio su più vasta scala dopo che una ventina di missili riconducibili alle forze armate iraniane erano stati lanciati contro unità israeliane nella parte occidentale delle alture del Golan.

Alla metà di maggio le forze armate governative registravano nuovi successi, ottenendo l'evacuazione da parte dei ribelli di circa 1.200 km. quadrati di territorio tra le province di Homs e Hama. Pochi giorni dopo si completava la ripresa di controllo governativo, dopo sette anni, di tutti i sobborghi della capitale e della campagna circostante, a seguito dell'evacuazione di 1.600 membri dell'ISIS e delle loro famiglie da al-Hajar al-Aswad e dal campo profughi palestinese di Yarmouk.

ultimo aggiornamento: 15 giugno 2018
 
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