tema 5 febbraio 2019
Studi Camera - Cultura Cultura, spettacolo, sport Le fondazioni lirico-sinfoniche

Negli ultimi anni sono intervenute molte disposizioni volte a fronteggiare la crisi del settore lirico sinfonico, in particolare prevedendo il riassetto della governance delle fondazioni e l'adozione di piani di risanamento, ed erogando specifiche risorse. Da ultimo, la legge di bilancio 2019 ha prorogato al 31 dicembre 2020 le funzioni del commissario straordinario e ha rinnovato la possibilità di conferire un massimo di tre incarichi di collaborazione della durata massima di 12 mesi a supporto delle attività del commissario. Inoltre, ha stanziato risorse per sostenere le azioni e i progetti delle fondazioni finalizzati alla riduzione del debito esistente.

Negli anni più recenti sono stati previsti anche nuovi criteri per l'attribuzione delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e una nuova disciplina per l'individuazione delle fondazioni che possono dotarsi di forme organizzative speciali.

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Le fondazioni lirico-sinfoniche sono state inizialmente disciplinate dalla L. 800/1967, che ha dichiarato il "rilevante interesse generale" dell'attività lirica e concertistica "in quanto intesa a favorire la formazione musicale, culturale e sociale della collettività nazionale" ed ha attribuito agli enti autonomi lirici e alle istituzioni concertistiche assimilate la personalità giuridica di diritto pubblico. Sono stati così riconosciuti come enti autonomi 11 teatri lirici – il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze (ora, Fondazione Teatro del Maggio musicale fiorentino), il Teatro Comunale dell'Opera di Genova (ora, Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova), il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro dell'Opera di Roma, il Teatro Regio di Torino, il Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Trieste, il Teatro La Fenice di Venezia e l'Arena di Verona – e 2 istituzioni concertistiche assimilate: l'Accademia nazionale di S. Cecilia di Roma e l'Istituzione dei concerti e del teatro lirico Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari (ora, Fondazione teatro lirico di Cagliari). Agli enti sopra indicati si è aggiunta, a seguito della L. 310/2003, la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. Attualmente, pertanto, le fondazioni lirico-sinfoniche sono quattordici.

 

Con il d.lgs. 367/1996, gli enti di prioritario interesse nazionale operanti nel settore musicale sono stati trasformati in fondazioni di diritto privato, al fine di eliminare rigidità organizzative connesse alla natura pubblica dei soggetti e di rendere disponibili risorse private in aggiunta al finanziamento statale, costituito principalmente dal Fondo unico per lo spettacolo (FUS).

 

Successivamente, a seguito del D.L. 64/2010 (L. 100/2010), la Corte costituzionale, con sentenza 153/2011, ha ribadito la qualificazione in senso pubblicistico degli enti lirici, ancorché privatizzati a seguito del d.lgs. 367/1996.

ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2019

A seguito del D.L. 91/2013 (L. 112/2013: art. 11, co. 15, come modificato dal D.L. 83/2014L. 106/2014. art. 5), che aveva disposto l'adeguamento degli statuti entro il 31 dicembre 2014, prevedendo che il mancato adeguamento nei termini indicati avrebbe determinato l'applicazione del regime di amministrazione straordinaria (d.lgs. 367/1996: art. 21) -, dal 1° gennaio 2015 le fondazioni lirico-sinfoniche applicano nuove disposizioni statutarie.

 

In particolare, in base ai criteri di revisione degli statuti indicati dal D.L. 91/2013, la struttura organizzativa delle fondazioni è essere articolata nei seguenti organi, della durata di 5 anni:

  • il presidente (il sindaco del comune nel quale ha sede la fondazione, o persona da lui nominata), con funzioni di rappresentanza giuridica. Fa eccezione la Fondazione dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, che è presieduta dal presidente dell'Accademia stessa, il quale svolge anche funzioni di sovrintendente;
  • il consiglio di indirizzo, composto dal presidente e dai membri designati da ciascuno dei fondatori pubblici e dai soci privati che, anche in associazione fra loro, versino almeno il 5% del contributo erogato dallo Stato; il numero dei componenti non può comunque essere superiore a 7 e la maggioranza deve in ogni caso essere costituita da membri designati da fondatori pubblici;
  • il sovrintendente, quale unico organo di gestione, nominato dal Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta del consiglio di indirizzo; il sovrintendente può essere coadiuvato da un direttore artistico e da un direttore amministrativo;
  • il collegio dei revisori dei conti, composto da 3 membri, di cui uno, con funzioni di presidente, designato dal Presidente della Corte dei conti fra i magistrati della Corte, e uno in rappresentanza, rispettivamente, di MEF e MIBAC. L'incarico dei membri del collegio è (l'unico) rinnovabile per non più di due mandati.

Inoltre, gli statuti prevedono la partecipazione dei soci privati, in proporzione agli apporti finanziari alla gestione o al patrimonio, comunque non inferiori al 3%, e l'articolazione del patrimonio della fondazione in un fondo di dotazione, indisponibile e vincolato al perseguimento delle finalità statutarie, e in un fondo di gestione, destinato alle spese correnti di gestione dell'ente.

 

Più di recente, il D.L. 113/2016 (L. 160/2013: art. 24, co. 3-bis e 3-ter), aveva previsto la revisione, con uno o più regolamenti di delegificazione – che dovevano essere adottati entro il 30 giugno 2017, ma che non sono stati adottati nel termine indicato dell'assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche, al fine di garantire il consolidamento e la stabilizzazione del risanamento economico-finanziario e prevenire il verificarsi di ulteriori condizioni di crisi.

In particolare – nel testo come modificato dalla L. 175/2017 (art. 7) – aveva previsto che tra i criteri da seguire per la revisione vi era l'individuazione dei requisiti che dovevano essere posseduti dalle fondazioni lirico-sinfoniche, alla data del 31 dicembre 2019, al fine dell'inquadramento di tali enti, alternativamente, come "fondazione lirico-sinfonica" o "teatro lirico-sinfonico", con conseguente revisione delle modalità di organizzazione, gestione e funzionamento. L'eventuale mantenimento della partecipazione e della vigilanza dello Stato si sarebbe applicata alle sole fondazioni lirico-sinfoniche.

In materia è poi intervenuta la L. 175/2017, che aveva previsto (art. 2) che, con uno o più decreti legislativi da adottare entro 12 mesi dalla data della sua entrata in vigore (dunque, entro il 27 dicembre 2018), si procedeva al coordinamento e riordino delle disposizioni in materia di attività, organizzazione e gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche, sia di rango legislativo, sia di rango regolamentare (queste ultime adottate ai sensi dell'art. 24, co. 3-bis, del D.L. 113/2016). Con particolare riguardo alla governance, si prevedeva rafforzamento della responsabilità del sovrintendente sulla gestione economico-finanziaria delle singole fondazioni, la revisione delle modalità di nomina e dei requisiti del sovrintendente e del direttore artistico, disponendo, inoltre, che, nei casi di responsabilità accertata del sovrintendente per lo scorretto svolgimento delle funzioni relative alla gestione economico-finanziaria, allo stesso è preclusa la possibilità di essere nominato per lo stesso ruolo, o per ruoli affini, anche in altre fondazioni lirico-sinfoniche.

I previsti decreti, tuttavia, non sono stati adottati nel termine indicato.

Al riguardo, si ricorda che il 23 gennaio 2019 il Governo, rispondendo alla Camera all'interrogazione a risposta immediata Carbonaro 3-00459, ha reso noto che è stato dato avvio al processo di definizione di una nuova delega per la riforma del settore dello spettacolo. In particolare, ha evidenziato che il disegno di legge delega – che sarà a breve sottoposto all'attenzione del Parlamento – mira, tra l'altro, a revisionare la governance delle fondazioni lirico-sinfoniche e a rafforzare i poteri di vigilanza ministeriale al fine di stimolare il raggiungimento del massimo livello di qualità artistica e della sostenibilità della relativa gestione economica e finanziaria.

ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2019

 Al fine di far fronte allo stato di grave crisi del settore lirico-sinfonico e di pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, il D.L. 91/2013 (L. 112/2013: art. 11, co. 1 e 2), ha previsto la possibilità di presentare un piano di risanamento per le fondazioni che versassero in situazioni di difficoltà economico-patrimoniale. Tra i contenuti inderogabili del piano è stata prevista, in particolare, la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo, nonché la razionalizzazione del personale artistico, previo accordo con le associazioni sindacali, la ristrutturazione del debito, il divieto di ricorrere a nuovo indebitamento.

Il piano doveva essere presentato ad un commissario straordinario, appositamente nominato, e doveva assicurare gli equilibri strutturali del bilancio, sotto il profilo sia patrimoniale, sia economico-finanziario, entro i tre successivi esercizi finanziari, ovvero, in base al testo originario del co. 14 dello stesso art. 11, entro l'esercizio 2016. Il piano doveva essere approvato, su proposta motivata del commissario straordinario, sentito il collegio dei revisori dei conti, con decreto MIBACT-MEF, entro 30 giorni dalla sua presentazione.

In base al citato co. 14, infatti, le fondazioni che non avessero presentato il piano di risanamento entro i termini previsti, o per le quali il piano di risanamento non fosse stato approvato nei termini previsti, ovvero che non avessero raggiunto entro l'esercizio 2016 le condizioni di equilibrio strutturale del bilancio, sia sotto il profilo sia patrimoniale, sia economico-finanziario, dovevano essere poste in liquidazione coatta amministrativa.

 

Per facilitare il percorso di risanamento, il co. 6 dello stesso art. 11 ha previsto la possibilità di accedere a un fondo di rotazione per la concessione di finanziamenti di durata fino a un massimo di 30 anni.

La dotazione iniziale del fondo di rotazione ammontava a € 75 mln per il 2014. Tale importo era stato successivamente incrementato dal D.L. 83/2014 ( L. 106/2014: art. 5), di € 50 mln per il 2014, dalla legge di stabilità 2016 ( L. 208/2015: art. 1, co. 356), di € 10 mln per il 2016.

 

Successivamente, la L. di stabilità 2016 (L. 208/2015: art. 1, co. 355) ha prorogato (dal 2016) al 2018 il termine per il raggiungimento dell'equilibrio strutturale di bilancio per le fondazioni che avevano già presentato il piano di risanamento, previa predisposizione, da parte delle stesse, - entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (dunque, entro il 31 marzo 2016) – di un'integrazione del piano, relativa al periodo 2016-2018, pena la sospensione dei contributi a valere sul FUS.

Ancora dopo, il D.L. 113/2016 (L. 160/2016: art. 24)  ha introdotto elementi di maggiore flessibilità nel percorso di risanamento, sostituendo il riferimento al raggiungimento dell'equilibrio strutturale del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario, con il riferimento al raggiungimento del pareggio economico in ciascun esercizio e al tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario entro il 2018.

Da ultimo, la L. di bilancio 2018 (L. 205/2017: art. 1, co. 323) ha prorogato al 2019 il termine per il raggiungimento del tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario.

Il monitoraggio semestrale dello stato di attuazione dei piani di risanamento è stato affidato dal D.L. 91/2013 (art. 11, co. 3, lett. b)) al commissario straordinario.

Qui la prima relazione semestrale 2018 sul monitoraggio dei piani di risanamento, riferita al periodo gestionale 2017.
Sul percorso di risanamento, il commissario straordinario ha riferito, da ultimo, alla 7^ Commissione del Senato, il 26 settembre 2018.
In particolare, in quella sede, ricordando che il percorso di risanamento riguarda 9 delle 14 Fondazioni (Petruzzelli e Teatri di Bari, Teatro Massimo di Palermo, Teatro del Maggio musicale fiorentino, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro dell'Opera di Roma, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Carlo Felice di Genova, Arena di Verona) il commissario aveva evidenziato che la struttura commissariale era impegnata nell'istruttoria dell'ultima integrazione di piano ancora da approvare, relativa alla Fondazione Teatro del Maggio musicale fiorentino, e nelle revisioni dei piani già approvati relativi a Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova e Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, determinate dalla necessità di rivedere azioni ed obiettivi inizialmente pianificati.

Per quanto riguarda le funzioni del commissario straordinario, queste sono state dapprima prorogate al 31 dicembre 2018 dalla legge di stabilità 2016 (L. 208/2015: art. 1, co. 357), al fine, fra l'altro, di procedere all'approvazione e al monitoraggio dei nuovi piani di risanamento per il triennio 2016-2018 previsti dalla stessa legge (art. 1, co. 355) e, da ultimo, al 31 dicembre 2020, dalla legge di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 602), al fine di proseguire le attività di monitoraggio dei piani di risanamento.

Con D.I. 17 gennaio 2014 è stato nominato Commissario straordinario l'ing. Francesco Pinelli, per la durata di un anno, a decorrere dal 22 novembre 2013. L'incarico è stato prorogato senza soluzione di continuità fino al 20 dicembre 2015.
Con D.I. n. 42 del 22 gennaio 2016 è stato nominato Commissario straordinario, con decorrenza dal 1 febbraio 2016, per la durata di un anno, l'avv. Gianluca Sole.
L'incarico all'avv. Gianluca Sole è stato prorogato, senza soluzione di continuità, prima, con D.I. n. 180 del 14 aprile 2017, fino al 31 dicembre 2017 e, da ultimo, con D.I. n. 104 del 15 febbraio 2018, fino al 31 dicembre 2018.

La stessa legge di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 602) ha previsto, inoltre, la possibilità che, a supporto delle attività del commissario, siano conferiti fino a un massimo di 3 incarichi di collaborazione, della durata massima di 12 mesi, a persone di comprovata qualificazione professionale nella gestione amministrativa e contabile di enti che operano nel settore artistico-culturale, nel limite di spesa di € 75.000 annui.

Analoga possibilità era stata prevista, per la durata massima di 24 mesi, dalla già citata legge di stabilità 2016 ( L. 208/2015: art. 1, co. 357). Gli esiti dei lavori della Commissione giudicatrice per la selezione di 3 professionisti erano stati approvati con D.D.G. del 26 maggio 2016.

Con riguardo alle risorse specificatamente stanziate per finalità di riduzione del debito delle fondazioni lirico-sinfoniche, la L. di bilancio 2017 (L. 232/2016: art. 1, co. 583) ha autorizzato in favore delle fondazioni lirico-sinfoniche la spesa di € 10 mln per ciascuno degli anni 2017 e 2018 e di € 15 mln a decorrere dal 2019. Gli importi previsti sono poi stati incrementati di ulteriori € 10 mln per il 2017 dal D.L. 244/2016 (L. 19/2017: art. 11, co. 3) e di ulteriori € 5 mln per il 2018 dalla legge di bilancio 2018 (L. 205/2017: art. 1, co. 323).

In attuazione dell' art. 1, co. 583, della L. 232/2016, i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse sono stati definiti con DM n. 105 del 3 marzo 2017, che ha stabilito, in particolare, che con Decreto del direttore generale competente è assegnata:
  • una quota del 60% delle risorse complessive annue in proporzione all'ammontare dei contributi annuali ricevuti da ciascuna fondazione lirico-sinfonica da parte di soggetti privati;
  • una quota del 30% delle risorse complessive annue in proporzione all'ammontare dei contributi annuali ricevuti da ciascuna fondazione lirico-sinfonica da parte degli enti territoriali;
  • una quota del 10% delle risorse complessive annue in proporzione all'ammontare dei contributi annuali ricevuti da ciascuna fondazione lirico-sinfonica a valere sul FUS.
Ha previsto, inoltre, che l'importo totale attribuito a ciascuna fondazione lirico-sinfonica non può superare il 10% delle risorse disponibili per ciascuna delle quote.

Da ultimo, la legge di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 607) ha autorizzato la spesa di € 12,5 mln per il 2019 per sostenere le azioni e i progetti delle fondazioni lirico-sinfoniche finalizzati alla riduzione del debito esistente.

I criteri di ripartizione delle risorse devono essere definiti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali.

ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2019

Le fondazioni lirico-sinfoniche sono finanziate dallo Stato a valere principalmente sul Fondo unico per lo spettacolo (FUS), di cui alla L. 163/1985.

I criteri per l'attribuzione delle risorse del FUS a tali fondazioni sono stati previsti, da ultimo, dal D.L. 91/2013 (L. 112/2013: art. 11, co. 20 e 21). Nello specifico, il co. 20 –stabilendo che la quota destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche è determinata annualmente con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentita la Consulta per lo spettacolo, ed è attribuita ad ogni fondazione con decreto del Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, sentita la commissione consultiva per la musica – ha disposto che:

  • il 50% della quota è ripartita in considerazione dei costi di produzione derivanti dalle attività realizzate da ogni fondazione nell'anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, sulla base di indicatori di rilevazione della produzione;
  • il 25% della quota è ripartita in considerazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacità di reperire risorse;
  • il 25% della quota è ripartita in considerazione della qualità artistica dei programmi.

Il co. 21 ha previsto l'intervento di un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentita la commissione consultiva per la musica, per la determinazione degli indicatori di rilevazione della produzione, dei parametri per la rilevazione del miglioramento dei risultati della gestione e di quelli per la rilevazione della qualità artistica dei programmi, nonché del procedimento per l'erogazione dei contributi.

Su tale base normativa, i criteri generali e le percentuali della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche sono stati definiti con DM 3 febbraio 2014.

Successivamente, la L. 175/2017  (art. 2) aveva previsto che, con decreto legislativo da adottare entro 12 mesi dalla data della sua entrata in vigore (dunque, entro il 27 dicembre 2018), si sarebbe proceduto alla revisione dei criteri di ripartizione del contributo statale alle fondazioni lirico-sinfoniche, anche tramite scorporo delle risorse ad esse destinate dal FUS.

Il previsto decreto, tuttavia, non è stato adottato nel termine indicato.

In materia, si ricorda che il 23 gennaio 2019 il Governo, rispondendo alla Camera all'interrogazione a risposta immediata Carbonaro 3-00459, ha reso noto che è stato dato avvio al processo di definizione di una nuova delega per la riforma del settore dello spettacolo.

ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2019

Il D.L. 83/2014 (L. 106/2014: art. 5) ha modificato la disciplina per l'individuazione delle fondazioni lirico-sinfoniche che possono dotarsi di forme organizzative speciali, abrogando le disposizioni introdotte dalla L. 147/2013 (art. 1, co. 326).

In particolare, ha previsto che entro il 31 luglio 2014 dovevano essere determinati, con decreto interministeriale, i criteri per l'individuazione delle fondazioni in questione. I criteri generali concernono la storia e la cultura operistica e sinfonica italiana, la funzione e la rilevanza internazionale, le capacità produttive, i rilevanti ricavi propri, il significativo e continuativo apporto finanziario di privati.

Per la concreta individuazione delle fondazioni è stato previsto l'intervento, entro il 31 ottobre 2014, di un decreto ministeriale, aggiornabile ogni tre anni.

Le fondazioni dotate di forme organizzative speciali, a decorrere dal 2015, percepiscono una quota del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) determinata percentualmente con valenza triennale. Inoltre, esse hanno un autonomo contratto di lavoro che regola a livello aziendale tutte le materie che - a livello generale - sono regolate dal CCNL di settore e dagli accordi integrativi aziendali.
Anche tali fondazioni dovevano adeguare gli statuti entro il 31 dicembre 2014, potendo tuttavia derogare alle disposizioni che regolano la partecipazione dei soci privati, nonché a quelle relative al consiglio di indirizzo e al sovrintendente.

 

I criteri per l'individuazione delle fondazioni che possono dotarsi di forme organizzative speciali sono stati definiti con il D.I. 6 novembre 2014.

Con DM 5 gennaio 2015 è stata riconosciuta la forma organizzativa speciale - e contestualmente è stato approvato il nuovo statuto - per la Fondazione Teatro alla Scala di Milano. Modifiche statutarie sono state in seguito apportate con DM 519 del 23 novembre 2018.

Con altro DM 5 gennaio 2015 è stata riconosciuta la forma organizzativa speciale - e contestualmente è stato approvato il nuovo statuto - per l'Accademia di Santa Cecilia. Modifiche statutarie sono state in seguito apportate con DM 54 del 31 gennaio 2017.

    ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2019
     
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