tema 5 febbraio 2021
Studi - Bilancio Federalismo fiscale

In attuazione della legge delega 5 maggio 2009, n. 42, recante i principi e i criteri direttivi per l'attuazione del federalismo fiscale, in riferimento all'articolo 119 della Costituzione, sono stati emanati nove decreti legislativi, finalizzati a definire il nuovo assetto dei rapporti economici e finanziari tra lo Stato e le autonomie territoriali. Il quadro attuativo della delega risulta implementato solo parzialmente nell'ordinamento, anche a causa di importanti mutamenti nel frattempo intervenuti nel quadro istituzionale della finanza locale: mutamenti che in più parti hanno inciso sull'impostazione del disegno della legge delega, e che sono riconducibili principalmente all'aggravarsi della crisi economica e finanziaria e alla conseguente necessità di una maggior centralizzazione delle decisioni di entrata e di spesa. In tale assetto, peraltro, uno degli elementi più innovativi della disciplina federalista, costituito dai fabbisogni standard e dalle capacità fiscali, ha assunto un ruolo importante come criterio di assegnazione delle risorse agli enti locali.

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L'assetto dei rapporti economico-finanziari tra lo Stato e le autonomie territoriali delineato dalla legge n. 42 del 2009 è incentrato sul superamento del sistema di finanza derivata e sull'attribuzione di una maggiore autonomia di entrata e di spesa agli enti decentrati, nel rispetto dei principi di solidarietà, riequilibrio territoriale e coesione sociale sottesi al nostro sistema costituzionale.

A tal fine, la legge stabilisce in modo puntuale la struttura fondamentale delle entrate di regioni ed enti locali, definisce i principi regolatori dell'assegnazione di risorse perequative agli enti dotati di minori capacità di autofinanziamento e delinea gli strumenti attraverso cui garantire il coordinamento fra i diversi livelli di governo in materia di finanza pubblica. 

Nel definire i principi fondamentali del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali, la legge distingue le spese che investono i diritti fondamentali di cittadinanza, quali sanità, assistenza, istruzione e quelle inerenti le funzioni fondamentali degli enti locali - per le quali si prevede l'integrale copertura dei fabbisogni finanziari - rispetto a quelle che, invece, vengono affidate in misura maggiore al finanziamento con gli strumenti propri della autonomia tributaria, per le quali si prevede una perequazione delle capacità fiscali, ossia un finanziamento delle funzioni che tiene conto dei livelli di ricchezza differenziati dei territori. Per le suddette funzioni concernenti i diritti civili e sociali, spetta allo Stato definire i livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale in condizione di efficienza e di appropriatezza; ad essi sono associati i fabbisogni standard necessari ad assicurare tali prestazioni; le altre funzioni o tipologie di spese decentrate saranno invece finanziate secondo un modello di perequazione delle capacità fiscali, che dovrebbe concretizzarsi in un tendenziale avvicinamento delle risorse a disposizione dei diversi territori, senza tuttavia alterare l'ordine delle rispettive capacità fiscali.

Un diverso trattamento, intermedio rispetto alle precedenti funzioni, è previsto per il trasporto pubblico locale, nonché per gli interventi speciali di cui al quinto comma dell'art. 119 della Costituzione.

Per quanto riguarda le modalità di finanziamento delle funzioni, si afferma, quale principio generale, che il normale esercizio di esse dovrà essere finanziato dalle risorse derivanti dai tributi e dalle entrate proprie di regioni ed enti locali, dalle compartecipazioni al gettito di tributi erariali e dal fondo perequativo.

A tal fine la legge reca i criteri direttivi volti a individuare il paniere di tributi propri e compartecipazioni da assegnare ai diversi livelli di governo secondo il principio della territorialità e nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, nonché le modalità di attribuzione agli stessi di cespiti patrimoniali. Ciò al fine di definire un quadro diretto a consentire l'esercizio concreto dell'autonomia tributaria da parte dei governi decentrati, nonché un adeguato livello di flessibilità fiscale.

Per quanto riguarda il sistema tributario complessivo dello Stato, dovrà essere salvaguardato l'obiettivo di non alterare il criterio della sua progressività, rispettando il principio della capacità contributiva ai fini del concorso alle spese pubbliche. In linea generale, si stabilisce inoltre il principio in base al quale l'imposizione fiscale dello Stato deve essere ridotta in misura corrispondente alla più ampia autonomia di entrata di regioni ed enti locali.

La legge delega ha trovato attuazione mediante l'emanazione dei seguenti decreti legislativi:

Successivamente, è stato emanato il Decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126, con il quale sono state apportate modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi.

In attuazione di quanto previsto dalla legge, il quadro attuativo del federalismo fiscale è esposto nella Relazione semestrale sull'attuazione della legge delega, approvata dalla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale (qui le relazioni pubblicate).

ultimo aggiornamento: 23 marzo 2020

Pur in presenza di un corpus normativo che ha sostanzialmente affrontato pressoché tutti gli aspetti indicati nella legge delega, il percorso attuativo del federalismo fiscale non si è poi completato, per quattro diversi ordini di ragioni.

La prima è rinvenibile nelle caratteristiche della legislazione delegata che in taluni casi, riproponendo anche per l'aspetto lessicale le disposizioni contenute nella legge delega (ad esempio in tema di funzioni fondamentali degli enti locali, ovvero su Roma capitale) non ha risolto alcune delle questioni normative poste dalla delega ed in altri è intervenuta sollevando numerose questioni di coordinamento sia tra i vari decreti (quali quello sul fisco municipale e sulla fiscalità regionale, rispettivamente n. 23 e n. 68 del 2011), che tra i decreti e la disciplina generale in vigore nella materia (ad esempio per il federalismo demaniale e per gli interventi speciali, rispettivamente decreti n. 85 del 2012 e n. 88 del 2011). Ma, più ancora, i provvedimenti emanati rinviano a numerosi altri interventi attuativi di rango secondario – decreti e regolamenti – che in molti casi non risultano emanati, e ciò anche in alcuni aspetti cruciali per l'implementazione della nuova disciplina, nei quali, potrebbe ritenersi, la delega ha posto obiettivi ambiziosi, la cui implementazione normativa risulta oggettivamente molto complessa: è il caso, soprattutto, della individuazione dei fabbisogni standard, i cui termini di conclusione sono stati più volte posposti. Benché il metodo delle attribuzioni di fabbisogno definitive per tutte le funzioni fondamentali degli enti locali sia ormai pressoché completato da parte dei soggetti incaricati (principalmente la SOSE), ed i conseguenti  D.P.C.M. già emanati, l'impiego dello strumento del fabbisogno risulta distante dalla funzione perequativa ad esso affidata dalla disciplina originaria, risultando prevalentemente utilizzato come uno degli indicatori (in aggiunta a quello della capacità fiscale) per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale. Tale circostanza, unitamente alla mancata definizione con legge dei livelli essenziali delle prestazioni (nei settori diversi dalla sanità, ove  la vigente disciplina, introdotta nel 2001, è stata di recente aggiornata con D.P.C.M. 21/2/2017,n.21) ai sensi dell'articolo 117, lettera m) della Costituzione, vanifica una importante componente dell'originario disegno federalista. Va infatti rammentato come la determinazione dei fabbisogni standard costituisca l'architrave della fiscalità federalista come delineata dalla legge n. 42/2009, in quanto è alla base (sia per il complesso delle autonomie territoriali che per ogni singolo ente) della sequenza: costi standard, differenza tra fabbisogno/costo standard e risorse fiscali dell'ente, perequazione integrale, con il concorso dello Stato, del fabbisogno "scoperto" per quanto concerne i livelli essenziali delle prestazioni e perequazione "parziale" (riferita alla capacità fiscale) per le altre funzioni. Ed inoltre, la concreta realizzazione della finanza decentrata presenta problemi tecnici di oggettiva complessità, che in molti casi hanno reso necessario, come nel caso dei fabbisogni standard, del funzionamento dei fondi perequativi per gli enti locali o dell'armonizzazione dei sistemi contabili la previsione di lunghi periodi transitori e/o di fasi di sperimentazione prima dell'entrata a regime. Questa è ormai intervenuta quanto all'armonizzazione, ma non ancora per i fondi perequativi.

In particolare per quanto concerne le Regioni a statuto ordinario il nuovo sistema di finanziamento delineato dal decreto legislativo n. 68 del 2011 con riguardo alle funzioni regionali relative ai livelli essenziali delle prestazioni (LEP, ai sensi dell'articolo 117 Cost), previsto operare dal 2013, è stato più volte rinviato, da ultimo al 2023, ad opera del decreto legge 137 del 2020 (articolo 31-sexies). Tale rinvio investe l'intero regime di alimentazione delle risorse regionali delineato dal suddetto decreto legislativo, basato, si rammenta: a) su una rideterminazione dell'addizionale regionale Irpef che assicuri un gettito corrispondente sia al gettito in essere che anche ai trasferimenti statali da sopprimere in base al medesimo decreto legislativo; b) su una nuova articolazione della compartecipazione regionale all'IVA; c) sulla soppressione (c.d. fiscalizzazione) di tutti i trasferimenti statali di parte corrente e, ove non finanziati tramite il ricorso all'indebitamento, in conto capitale, alle regioni a statuto ordinario aventi carattere di generalità e permanenza e destinati all'esercizio delle competenze regionali, ivi compresi quelli finalizzati all'esercizio di funzioni da parte di province e comuni; d) sulla istituzione di un fondo perequativo regionale.

Con rifermento alle regioni, si segnala tuttavia che con il decreto 20 giugno 2019 è stato istituito un tavolo tecnico, ai sensi dell'art. 1, comma 958, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019), composto da rappresentanti del Governo e delle regioni, finalizzato alla completa attuazione dei principi in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario contenuti nel decreto legislativo 68/2011. L'attività del tavolo tecnico consiste principalmente nella definizione delle procedure e delle modalità di applicazione delle disposizioni del D.Lgs. n.68 concernenti i seguenti ambiti: la fiscalizzazione dei trasferimenti statali, di cui agli articoli 2 e 7 del citato decreto legislativo n. 68 del 2011, che saranno soppressi a partire dal 2020, e l'attribuzione di una quota del gettito riferibile al concorso di ciascuna regione nell'attività di recupero fiscale in materia di IVA, ai sensi dell'art. 9 del medesimo decreto legislativo n. 68 del 2011, nonche' di valutare eventuali adeguamenti della normativa vigente.

Con riferimento agli interventi speciali da attuare mediante risorse statali aggiuntive - destinati, in attuazione del quinto comma dell'art. 119 della Costituzione, a promuovere la coesione e la solidarietà sociale, a rimuovere gli squilibri economici e sociali, a favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, a provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle  funzioni degli enti territoriali - va segnalato che la legge di bilancio per il 2021 (legge n. 178/2020), all'art. 1, comma 815, è intervenuta a riscrivere l'articolo 22 della legge n. 42/2009, di attuazione del suddetto art. 119, quinto comma, Cost., al fine di affrontare la questione del recupero del deficit infrastrutturale tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale.

A tal fine, è istituito un apposito "Fondo perequativo infrastrutturale", con una dotazione complessiva, pari a 4.600 milioni di euro per gli anni dal 2022 al 2033, e viene demandato ad uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri il compito di effettuare una ricognizione delle dotazioni infrastrutturali esistenti, entro e non oltre il 30 giugno 2021, nei seguenti ambiti: strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche, nonché rete stradale, autostradale, ferroviaria, portuale, aeroportuale, idrica, elettrica e digitale e di trasporto e distribuzione del gas. A tali DPCM è altresì assegnata la definizione degli standard di riferimento per la perequazione infrastrutturale in termini di servizi minimi per le predette tipologie di infrastrutture, nonché l'individuazione sia delle infrastrutture necessarie a colmare il deficit di servizi rispetto agli standard di riferimento per la perequazione infrastrutturale, sia dei criteri di priorità per l'assegnazione dei finanziamenti.

La seconda ragione può indicarsi in quello che appare oggettivamente un ripensamento da parte del legislatore su alcune questioni importanti della delega evidenziatosi già sul finire delle scorsa legislatura e poi ripetutosi in quella in corso, nel quale aspetti importanti della normativa federalista sono stati modificati, in ragione delle pressanti necessità di consolidamento dei conti pubblici imposte dalla crisi finanziaria, con la legislazione ordinaria - a partire dal decreto-legge n. 201 del 2011 – vale a dire fuori dal procedimento previsto dalla delega medesima. 

Una terza ragione è imputabile alla circostanza che il disegno normativo delineato dalla legge n. 42 del 2009 si è scontrato con una delle fasi più critiche degli ultimi decenni per l'economia e la finanza pubblica. Ciò ha reso necessario per i vari Governi che si sono succeduti dal 2010 in poi considerare come prioritarie le esigenze di contenimento della spesa pubblica e di manovra da parte dell'erario sulle entrate. Come rilevato a suo tempo dalla Corte dei conti, una successione di interventi normativi orientati a tali finalità – dai tagli di spesa agli aumenti di entrata – ha pertanto posto in secondo piano il federalismo fiscale appena avviato, tagliando trasferimenti ed in tal modo riducendo gli spazi di autonomia finanziaria da trasformare in risorse autonome per gli enti territoriali, imponendo poi limiti più stringenti alle regole di spesa del patto di stabilità interno e riducendo gli spazi di autonomia gestionale, organizzativa e di entrata degli enti territoriali, cui si aggiunge la c.d. spending review.

In conseguenza di ciò, il quadro attuale - e presumibilmente ormai pressoché definitivo - del federalismo fiscale  evidenzia come l'emergenza finanziaria si sia riversata soprattutto sul versante impositivo, investendo tributi che nella legge n. 42 del 2009 avevano un ruolo centrale a tal fine, in primis l'IMU, vero e proprio volano della fiscalità municipale. Mentre, pertanto, sul versante della spesa, pur con molti nodi ancora da sciogliere sui fabbisogni standard sono chiari gli strumenti da utilizzare per regolarne la gestione, sul versante delle entrate territoriali si registra una forte incertezza, se non confusione, sugli strumenti e modalità con cui realizzare l'assetto impositivo della finanza locale, solo recentemente conclusa nel 2016 con l'eliminazione della TASI sull'abitazione principale.

Una quarta ed ultima ragione è infine rinvenibile nella riforma costituzionale del 2012 (legge cost. 20 aprile 2012, n. 1) con cui è stato dato rilievo nella Carta costituzionale ad alcuni principi e indirizzi finanziari dell'ordinamento europeo, con l'introduzione del principio del pareggio di bilancio non solo per lo Stato ma anche per tutte le altre pubbliche amministrazioni, e dunque anche per regioni ed enti locali. La riforma non si limita ad intervenire sull'autonomia finanziaria degli enti locali, modificando l'articolo 119 della Costituzione, ma attraverso successive disposizioni introdotte mediante una legge attuativa delle nuove norme costituzionali (legge n.243 del 2012) ha introdotto e delineato ulteriori limiti e vincoli ai requisiti dell'equilibrio di bilancio degli enti territoriali medesimi, chiamandoli a concorrere alla sostenibilità delle finanze pubbliche ed, in tal modo, incidendo su alcuni degli assetti istituzionali vigenti al momento del varo della legge delega sul federalismo fiscale. Per ulteriori indicazioni su quanto finora qui consideratosi ritiene utile rinviare alla Relazione semestrale di gennaio 2018 della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale sull'attuazione della legge delega.

Una delle espressioni che meglio di altre sintetizza l'esperienza attuativa del federalismo fiscale è "transizione". Non a caso nella suddetta Relazione si parla espressamente di "perdurante transizione",  in considerazione del fatto che uno dei connotati più evidenti e costanti della attuale stagione dei rapporti finanziari tra Stato e autonomie territoriali è proprio la transizione ovvero l'instabilità e la provvisorietà dei rapporti finanziari e della distribuzione del potere di entrata e di quello di spesa.

Per un approfondimento sugli aspetti di rilievo costituzionale del federalismo fiscale consulta qui il dossier.

In tale quadro si è però andato consolidando un importante istituto disegnato dalla disciplina federalista, vale a dire lo strumento del fabbisogno standard, che nella disciplina dei rapporti finanziari  tra Stato ed enti locali è venuto a costituire il principale elemento di distribuzione delle risorse e che, in funzione di questo compito,  è stato  più volte negli ultimi anni regolamentato sulla base di  una disciplina metodologica che ne ha via via meglio precisato le caratteristiche, mediante una produzione normativa di rango secondario (per approfondimenti si veda il relativo paragrafo).

ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2021

Nella XVIII Legislatura è stata confermata la Commissione parlamentare bicamerale consultiva per l'attuazione del federalismo fiscale, istituita con l'articolo 3 della Legge 5 maggio 2009, n. 42, e composta da quindici senatori e da quindici deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, su designazione dei gruppi parlamentari, in modo da rispecchiarne la proporzione.

L'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell'inizio dei propri lavori.

Dopo aver audito, all'inizio della legislatura, la Ministra per gli affari regionali e le autonomie, sull'attuazione e le prospettive del federalismo fiscale (materiale depositato dal Governo), la Commissione ha iniziato un ciclo di audizioni in materia di autonomia finanziaria delle Regioni e di attuazione dell'art. 116, terzo comma, della Costituzione.

ultimo aggiornamento: 23 marzo 2020
I fabbisogni standard

I fabbisogni standard, introdotti con il decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216,  costituiscono i parametri cui ancorare il finanziamento delle spese fondamentali di comuni, città metropolitane e province, al fine di assicurare un graduale e definitivo superamento del criterio della spesa storica. Essi, inoltre, congiuntamente alle capacità fiscali, costituiscono i parametri sulla base dei quali è ripartita una crescente quota perequativa del Fondo di solidarietà comunale (30 per cento nel 2016, e poi via via maggiore fino al 100 per cento dal 2021).

La metodologia per la determinazione dei fabbisogni costituisce una operazione tecnicamente complessa, per la cui effettuazione la norma definisce una serie di elementi da utilizzare e ne affida l'attuazione alla Soluzioni per il Sistema Economico – Sose s.p.a..

La legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015, articolo 1, commi da 29 a 34) ha semplificato la procedura per l'approvazione delle note metodologiche e dei fabbisogni standard, modificando altresì gli organi che intervengono nella procedura medesima, con l'istituzione della Commissione tecnica per i fabbisogni standard (CTFS) e la soppressione della Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (COPAFF). La Commissione tecnica per i fabbisogni standard, istituita con D.P.C.M. 23 febbraio 2016, agisce come organo tecnico collegiale con l'obiettivo principale di validare la metodologia da utilizzare per l'individuazione dei fabbisogni standard e di validare l'aggiornamento della base dati utilizzata. Le metodologie predisposte ai fini dell'individuazione dei fabbisogni possono essere sottoposte alla CTFS anche separatamente dalle elaborazioni relative ai fabbisogni standard. Conseguentemente la nota metodologica ed il fabbisogno standard per ciascun comune e provincia possono essere adottati con D.P.C.M., anche distintamente tra loro. Il parere parlamentare è richiesto solo per l'adozione della nota metodologica, e non più per la sola adozione dei fabbisogni standard.

Il D.Lgs. n. 216 del 2010, il decreto legislativo che disciplina i fabbisogni standard, prevede che essi sono calcolati relativamente alle seguenti funzioni fondamentali dei comuni delle regioni a statuto ordinario: funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo; funzioni di polizia locale; funzioni di istruzione pubblica; funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti; funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente; funzioni nel settore sociale. Per le province si tratta delle funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo,di istruzione pubblica, ivi compresa l'edilizia scolastica, del campo dei  trasporti dellagestione del territorio, della tutela ambientale,dello sviluppo economico relativamente ai servizi del mercato del lavoro.

Nel corso del triennio 2012-2015 sono stati adottati tre provvedimenti, vale a dire:

  • il D.P.C.M. del 21 dicembre 2012 recante le note metodologiche ed i fabbisogni standard delle funzioni fondamentali di polizia locale per ciascun comune e dei servizi del mercato del lavoro per ciascuna provincia;
  • il D.P.C.M. 23 luglio 2014 recante le note metodologiche ed i fabbisogni standard per ciascun comune e provincia relativi alle funzioni generali di amministrazione, gestione e controllo;
  • il D.P.C.M.27 marzo 2015 recante le note metodologiche ed i fabbisogni standard per i comuni relativi alle funzioni di istruzione pubblica, e campo della viabilità e dei trasporti, di gestione del territorio e dell'ambiente e del settore sociale (G.U. del 10 giugno 2015). 

Successivamente,  la Commissione tecnica per i fabbisogni standard (CTFS) il 21 marzo 2016 ha approvato la Revisione a regime dei fabbisogni standard dei comuni a metodologie invariate con la quale sono stati rivisti i coefficienti di riparto dei fabbisogni standard delle funzioni fondamentali dei comuni. Tale revisione ha riguardato soltanto la base dati, con l'aggiornamento delle annualità dal 2010 al 2013. I modelli di riferimento, approvati con i D.P.C.M. sopra citati, sono rimasti invariati. La stessa Commissione il 3 maggio 2016 ha approvato altresì la Determinazione dei fabbisogni standard per le province e le città metropolitane. La nota metodologica, redatta da SOSE, riporta le procedure di calcolo e i risultati relativi alla revisione dei fabbisogni standard delle province e delle città metropolitane. Nel processo di revisione, oltre a seguire le norme del D.Lgs. 216/2010, si è tenuto conto delle disposizioni introdotte dalla legge n. 56 del 2014 in merito al nuovo assetto istituzionale delle province e delle città metropolitane. Le revisioni in questione sono state operate sulla base delle modalità previste dall'articolo 7 del D.Lgs. n. 216 del 2010, nel quale si prevede che i fabbisogni standard vengano sottoposti a monitoraggio e rideterminati, non oltre il terzo anno successivo alla loro precedente adozione, al fine di garantire continuità ed efficacia al processo di efficientamento dei servizi locali.

 Ad esito di tale monitoraggio nel corso del 2016 è intervenuto un nuovo provvedimento, costituito dal D.P.C.M. 29 dicembre 2016 il quale ha previsto la revisione della metodologia di determinazione dei fabbisogni standard, nonché il conseguente aggiornamento dei coefficienti di riparto dei fabbisogni standard delle funzioni fondamentali dei comuni delle Regioni a statuto ordinario. I nuovi parametri di spesa dei fabbisogni, congiuntamente alla capacità fiscale, si applicano dal 2017 per ripartire il 40 per cento del Fondo di solidarietà comunale. In particolare si tratta delle funzioni e dei servizi seguenti: Funzioni di istruzione pubblica; Servizio smaltimento rifiuti (per tale servizio si considerino anche le Linee guida pubblicate dal Dipartimento delle Finanze del MEF l'8 febbraio 2018); Servizi di asili nido; Funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo; Funzioni di polizia locale; Servizi di pubblica utilità (che comprendono i servizi di viabilità, circolazione stradale, illuminazione pubblica nonché i servizi di urbanistica, gestione del territorio, protezione civile e di tutela ambientale e del verde pubblico); Funzioni nel campo del trasporto pubblico locale; Funzioni nel settore sociale al netto del servizio di asili nido.

Per gli anni successivi, i fabbisogni standard dei comuni sono stati aggiornati, a metodologie invariate, con i D.P.C.M. 22 dicembre 2017, D.P.C.M. 18 aprile 2019 e con il D.P.C.M. 5 marzo 2020.

Con il D.P.C.M. 11 dicembre 2020 è stata aggiornata la metodologia di calcolo dei fabbisogni standard relativi al servizio di smaltimento rifiuti dei comuni delle regioni a statuto ordinario.

Per quanto riguarda le province e le città metropolitane con il D.P.C.M. 21 luglio 2017 sono state adottate la nota metodologica per la determinazione dei fabbisogni standard e i coefficienti di riparto dei fabbisogni per ciascuna provincia e città metropolitana per le funzioni fondamentali, anche sulla base anche di quanto stabilito dalla legge n. 56 del 2014 (c.d. legge Delrio), che ha modificato il ruolo e l'organizzazione delle province. Il D.P.C.M. considera le seguenti funzioni: istruzione: programmazione provinciale della rete scolastica nel rispetto della programmazione regionale e la gestione dell'edilizia scolastica; territorio: costruzione e gestione delle strade provinciali e la regolazione della circolazione stradale ad esse inerente; ambiente: pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché la tutela e la valorizzazione dell'ambiente; trasporti: pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale; funzioni generali parte fondamentale: raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.

I fabbisogni standard delle province e delle città metropolitane delle regioni a statuto ordinario sono stati successivamente aggiornati, a metodologia invariata, con il D.P.C.M. 22 febbraio 2018.


Per una panoramica dettagliata dei dati raccolti ed elaborati per la definizione dei fabbisogni standard si consiglia la consultazione del portale OpenCivitas sviluppato da SOSE e dal Ministero dell'Economia e delle Finanze a partire dal 2014.

Le capacità fiscali

Nel definire i principi fondamentali del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali, la legge delega n. 42 del 2009 prevede che per le funzioni degli enti locali diverse da quelle fondamentali le necessità di spesa devono essere finanziate secondo un modello di perequazione delle capacità fiscali, che dovrebbe concretizzarsi in un tendenziale avvicinamento delle risorse a disposizione dei diversi territori, senza tuttavia alterare l'ordine delle rispettive capacità fiscali. La legge delega evidenzia come debba essere garantita la trasparenza delle diverse capacità fiscali e delle risorse complessive per abitante prima e dopo la perequazione, in modo da salvaguardare il principio dell'ordine della graduatoria delle capacità fiscali e la sua eventuale modifica a seguito dell'evoluzione del quadro economico territoriale. La capacità fiscale, in sintesi, rappresenta il gettito potenziale da entrate proprie di un territorio, date la base imponibile e l'aliquota legale.

In proposito l'articolo 1, comma 380-quater, della legge n.228/2012  dispone che, con riferimento ai comuni delle regioni a statuto ordinario, una quota percentuale dell'importo attribuito a titolo di Fondo di solidarietà comunale deve essere ripartito tra i comuni sulla base della differenza tra le capacità fiscali e i fabbisogni standard entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimentoDetta quota percentuale, originariamente fissata al 10 per cento, è stata innalzata, a decorrere dall'anno 2015, come sopra precisato in relazione ai fabbisogni standard.

Tenuto conto che il decreto legislativo n. 216 del 2010 reca le procedure di determinazione dei soli fabbisogni standard, con l'articolo 43, comma 5-quater, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.133, è stata introdotta la procedura per l'individuazione delle capacità fiscali dei comuni, da operarsi con una nota metodologica da adottarsi con decreto del Ministro dell'economia, previa intesa in Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da trasmettere alle Camere per il parere sia della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale che delle Commissioni competenti per materia. 

Con il decreto-legge n.113 del 2016 (articolo 1-bis) è stata modificata la procedura di approvazione delle note metodologiche e della capacità fiscale. Sono previsti due distinti procedimenti di approvazione:

- un procedimento ordinario che viene adottato nel caso in cui cambia la metodologia di stima e che continua a prevedere il parere della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale e delle Commissioni parlamentari competenti per materia. La norma stabilisce altresì la trasmissione dello schema di decreto del ministro dell'economia alla Conferenza Stato-città e autonomie locali al fine di acquisirne l'intesa. Se questa non viene raggiunta entro trenta giorni lo schema di decreto è trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari.

- un procedimento semplificato che viene adottato nell'ipotesi in cui occorre solamente rideterminare la capacità fiscale al fine di tenere conto di eventuali mutamenti normativi, della variazione progressiva del tax gap e della variabilità dei dati assunti a riferimento. Anche in questa procedura la norma prevede la trasmissione dello schema di decreto alla Conferenza Stato-città e autonomie locali, al fine di acquisirne l'intesa. Se questa non viene raggiunta entro trenta giorni si può comunque procedere all'emanazione del provvedimento con deliberazione motivata.

La procedura per l'adozione della nota metodologica relativa alla procedura di calcolo e alla stima delle capacità fiscali dei comuni, delle province e delle città metropolitane, è stata altresì modificata dal D.L. n. 124 del 2019 (articolo 57-quinquies), prevedendo, in particolare, che il relativo decreto del Ministro dell'economia sia adottato previa approvazione della nota metodologia e della stima da parte della Commissione Tecnica per i fabbisogni standard. In sostanza, rispetto alla normativa previgente, le metodologie e le elaborazioni relative alla determinazione delle capacità fiscali, definite dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze, devono essere da esso sottoposte alla Commissione tecnica per i fabbisogni standard, per la loro approvazione.

Con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 11 marzo 2015 sono state adottate la nota metodologica relativa alla procedura di calcolo e la stima delle capacità fiscali per singolo comune delle regioni a statuto ordinario. Il dato sintetico emerso dalla stima è che la capacità fiscale residuale per fascia di popolazione (espressa in euro per abitante) è crescente rispetto alla dimensione dei Comuni, ordinati in base alla popolazione residente. Allo stesso modo, la capacità fiscale residuale per regione (euro per abitante) è decrescente via via che ci si muove dal nord verso il sud della penisola. La capacità fiscale media standard dei comuni delle regioni a statuto ordinario è risultata pari a 604 euro per abitante, di cui circa il 50% dovuto alla tassazione immobiliare in tutte le regioni a statuto ordinario. Si pongono al di sopra della media i comuni molto grandi (oltre 100.000 abitanti) e molto piccoli (meno di 1.000 abitanti).

Con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 13 maggio 2016 è stata poi adottata un'integrazione della nota metodologica relativa alla procedura di calcolo e dell'aggiornamento della stima delle capacità fiscali per singolo comune delle regioni a statuto ordinario. L'aggiornamento si è reso necessario per effetto dei cambiamenti normativi in materia tributaria, in particolare per le variazioni intervenute in materia di IMU/TASI, e per tener conto dei nuovi redditi imponibili che costituiscono una base per il calcolo delle capacità fiscale dei comuni.

Con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 novembre 2016 è stata adottata la stima delle capacità fiscali 2017 per singolo comune delle regioni a statuto ordinario, rideterminata tenendo conto dei mutamenti normativi intervenuti, del tax gap nonché della variabilità dei dati assunti a riferimento. Lo schema di tale decreto non è stato trasmesso alle Camere, in quanto non è stata modificata la metodologia di calcolo. Con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 16 novembre 2017 è stata adottata la nota metodologica relativa alla procedura di calcolo e la stima della capacità fiscale 2018 dei comuni delle regioni a statuto ordinario. Con il  decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 30 ottobre 2018 è stata adottata la stima della capacità fiscale 2019 per singolo comune delle regioni a statuto ordinario. Con il D.P.C.M. 31 dicembre 2020 è stata adottata la stima della capacita' fiscale 2020 per singolo comune delle regioni a statuto ordinario.

ultimo aggiornamento: 30 marzo 2021
 
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temi di Autonomie territoriali e finanza locale
 
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