tema 15 gennaio 2019
Studi Camera - Ambiente Edilizia, infrastrutture e trasporti Contratti pubblici

In attesa dell'annunciata riforma del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016), Governo e Parlamento hanno svolto un'intensa attività conoscitiva. Sono inoltre state approvate, nell'ambito di provvedimenti d'urgenza e della legge di bilancio 2019, alcune deroghe e modifiche puntuali a norme del Codice.

E' intanto proseguita l'attività finalizzata all'emanazione di provvedimenti attuativi del Codice.

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Sin dall'inizio del suo operato, l'attuale Governo ha manifestato l'intenzione di procedere ad una revisione del Codice dei contratti pubblici emanato, in attuazione delle direttive europee in materia, nella scorsa legislatura (D.Lgs. 50/2016, come modificato dal D.Lgs. 56/2017).

Tale intenzione è stata esplicitata dal Ministro delle infrastrutture dei trasporti nel corso delle sue audizioni in Parlamento sulle linee programmatiche del suo dicastero (si veda in particolare l'audizione del 1° agosto 2018 presso la Commissione Ambiente della Camera).

Al fine di pervenire ad un testo di riforma, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) ha svolto una consultazione pubblica, a conclusione della quale ha pubblicato un rapporto sui risultati della consultazione, nel mese di novembre 2018.

Quasi in parallelo si è mossa l'attività del Parlamento: nella seduta del 30 ottobre 2018, la Commissione 8a (Lavori pubblici) del Senato ha infatti deciso di avviare un'indagine conoscitiva sull'applicazione del Codice dei contratti pubblici e di audire circa 35 soggetti, tra associazioni imprenditoriali, ordini professionali, associazioni di enti locali, Anac, Corte dei conti, Anas, RFI, Soa, sindacati. Nel corso della medesima seduta, il Presidente della Commissione ha sottolineato l'intenzione del Governo di attendere la conclusione dell'indagine prima di presentare proprie proposte di riforma del Codice.

Occorre inoltre ricordare che nella seduta del 18 ottobre 2018, la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato un documento (n. 18/130/CR6b/C4) contenente proposte di modifica ed osservazioni al Codice, finalizzate a semplificare le procedure ed eliminare le criticità rilevate nel primo periodo di applicazione del Codice medesimo.

ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019

Il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016) prevede che la sua attuazione non sia più demandata ad un apposito regolamento (come avveniva in passato), ma avvenga in base alla c.d. soft law, cioè attraverso l'emanazione di linee guida di carattere generale proposte dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e approvate con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), nonché tramite provvedimenti della stessa Autorità, quali linee guida, bandi-tipo, capitolati-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile.

L'attività di regolazione

Nel documento consegnato dal Presidente dell'ANAC nel corso della sua audizione presso l'8a Commissione del Senato, svolta nella seduta del 30 luglio 2018, viene dato conto (a partire da pag. 8) dell'attività di regolazione svolta fino a tale data dall'ANAC.

Per quanto riguarda invece l'attività regolatoria svolta dal MIT nel corso della presente legislatura, si segnala il D.P.C.M. n. 76 del 10 maggio 2018 (adottato su proposta del MIT) che disciplina le modalità di svolgimento, le tipologie e le soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico, attuativo dell'articolo 22, comma 2, del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016).

Le segnalazioni dell'ANAC al Parlamento e al Governo

Nel corso della presente legislatura, è proseguita l'attività dell'ANAC di interlocuzione con il Governo e il Parlamento, finalizzata a segnalare possibili interventi normativi, per chiarire dubbi interpretativi o superare criticità applicative riscontrate dall'Autorità nello svolgimento delle proprie funzioni. Tra le segnalazioni inviate dall'ANAC si ricordano, in particolare, quelle relative: alla verifica degli affidamenti dei concessionari (n. 4/2018); alla proposta di modifica dell'ambito soggettivo dell'art. 80 del Codice, relativo ai motivi di esclusione (n. 5/2018); all'obbligo di uso dei mezzi di comunicazione elettronici (n. 7/2018); alla disciplina dell'Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici (n. 1/2019); nonché alla disciplina in materia di elenchi ufficiali di operatori economici (n. 2/2019).

Occorre ricordare anche la segnalazione S3470 dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato volta ad evidenziare le criticità concorrenziali della disciplina in materia di concessioni introdotta a livello europeo con la direttiva 2014/23/UE e recepita a livello nazionale con gli articoli 164 e seguenti del Codice.

ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019

L'articolo 5 del D.L. 135/2018 (in corso di conversione), recante norme in materia di semplificazione e accelerazione delle procedure negli appalti pubblici sotto la soglia europea, interviene sull'articolo 80 del Codice, che disciplina i motivi di esclusione dalla partecipazione a una procedura d'appalto o concessione, al fine (sottolineato nella relazione illustrativa del Governo) di "allineare il testo dell'articolo 80, comma 5, lettera c) del codice alla direttiva 2014/24/UE, articolo 57, par. 4, che considera in maniera autonoma le quattro fattispecie di esclusione indicate erroneamente, a titolo esemplificativo, nell'attuale lettera c)".

Il comma 912 dell'art. 1 della legge di bilancio 2019 (L. 145/2018) introduce, fino al 31 dicembre 2019, una deroga alle procedure di affidamento dei contratti di lavori sotto la soglia europea (disciplinate dall'art. 36 del Codice), al fine di prevedere:

- l'affidamento diretto per lavori di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro (in luogo della procedura negoziata), previa consultazione, ove esistenti, di tre operatori economici;

- l'affidamento mediante procedura negoziata semplificata per lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro. 

In pratica la semplificazione consiste nell'applicazione, fino alla soglia di 350.000 euro, delle modalità di affidamento ordinariamente previste (dall'art. 36 del Codice) per i lavori di importo compreso tra 40.000 e 150.000 euro.

Un impatto sul Codice, seppure non immediato, è rinvenibile anche nelle disposizioni introdotte dai commi 162-170 dell'art. 1 della legge di bilancio 2019, che istituiscono e disciplinano una Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici, di cui possono avvalersi le amministrazioni centrali e gli enti territoriali. Il comma 168, infatti, prevede l'emanazione di un apposito regolamento volto ad introdurre, in relazione alle funzioni e attività della Struttura, norme di coordinamento con la legislazione vigente e, in particolare, con il Codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019
 
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