tema 29 ottobre 2018
Studi Camera - Affari Esteri Politica estera e questioni globali L'Agenda globale per lo sviluppo sostenibile

Il 1° gennaio 2016 sono entati in vigore a livello internazionale l'Agenda globale per lo sviluppo sostenibile ed i relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) adottati all'unanimità dagli Stati membri delle Nazioni Unite, che si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. L'Agenda 2030 e gli SDGs costituiscono il nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo, dopo la conclusione della fase degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs).

La realizzazione dei nuovi Obiettivi di sviluppo, a carattere universale, è rimessa all'impegno di tutti gli Stati: l'attuazione a livello nazionale, declinata nell'adozione di "strategie nazionali di sviluppo sostenibile", come quella approvata dal nostro Paese nel dicembre 2017, non è più circoscritta alla dimensione economica dello sviluppo ma inscindibilmente affiancata alla realizzazione degli altri due pilastri fondamentali, l'inclusione sociale e la tutela dell'ambiente.

Il costante monitoraggio del processo d'attuazione dell'Agenda globale, che investe le competenze di attori internazionali, nazionali e locali, fortemente sollecitato dagli organismi delle Nazioni Unite e dall'Unione interparlamentare, ha portato la Commissione esteri a deliberare all'unanimità lo svolgimento di un'indagine conoscitiva sull'azione internazionale dell'Italia per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: l'efficacia del quadro normativo nazionale e del sistema italiano di cooperazione.

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L'Agenda globale per lo Sviluppo sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile, da raggiungere entro il 2030, sono stati approvati a New York il 25 settembre 2015. In quella data, infatti, i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno adottato all'unanimità la risoluzione 70/1 intitolata "Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile".

L'Agenda è entrata in vigore il 1°gennaio 2016, ed ha sostituito i precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals - MDG) che avevano orientato l'azione internazionale di supporto allo sviluppo nel periodo 2000-2015 (qui il link al report finale).

L'Agenda globale comprende 17 Obiettivi articolati in 169 ‘target' o traguardi

 

Gli obiettivi, interconnessi e indivisibili, bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: crescita economica, inclusione sociale, tutela dell'ambiente, estendendo l'Agenda 2030 dal solo pilastro sociale previsto dagli Obiettivi del Millennio agli altri due pilastri, economico ed ambientale.

 

Gli SGDs si incardinano sulle c.d. cinque P:

  •   Persone: eliminare fame e povertà in tutte le forme e garantire dignità e uguaglianza;
  •   Prosperità: garantire vite prospere e piene in armonia con la natura;
  •   Pace: promuovere società pacifiche, giuste e inclusive;
  •   Partnership: implementare l'agenda attraverso solide partnership;
  •  Pianeta: proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazioni future.

 

Questi i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile:

  1. sconfiggere la povertà: porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo;
  2. sconfiggere la fame: porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione, promuovere un'agricoltura sostenibile;
  3. salute e benessere: assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età;
  4. istruzione di qualità: fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti;
  5. parità di genere: raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze;
  6. acqua pulita e igiene: garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico sanitarie;
  7. energia pulita e accessibile: assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni;
  8. lavoro dignitoso e crescita economica: incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti;
  9. imprese, innovazione e infrastrutture: costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile;
  10. ridurre le disuguaglianze: ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni;
  11. città e comunità sostenibili: rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili;
  12. consumo e produzione responsabili: garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo;
  13. lotta contro il cambiamento climatico: promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico;
  14. vita sott'acqua; conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile;
  15. vita sulla terra: proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica;
  16. Pace, giustizia e istituzioni forti: promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli;
  17. Partnership per gli obiettivi; rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

La complessa definizione dell'Agenda 2030 ha visto un elevato livello di partecipazione non solo del sistema delle Nazioni Unite e degli Stati membri, ma anche di attori della società civile internazionale, con conseguente ampia produzione di proposte e documenti che ha reso complessa la sintesi in un testo unitario

L'adozione dell'Agenda globale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 rappresenta un evento storico da più punti di vista, in quanto:

  • è stato espresso un chiaro giudizio sull'insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale: si è quindi superata l'idea che la sostenibilità sia una questione esclusivamente ambientale e si è affermata una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo;
  • tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo necessario a portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo. Pertanto ogni paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile, che consenta di raggiungere i relativi obiettivi, rendicontando sui risultati conseguiti all'interno di un processo coordinato dall'ONU;
  • l'attuazione dell'Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell'informazione e della cultura.

La cornice finanziaria, onnicomprensiva e coerente con il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, è stata delineata con il Piano d'azione di Addis Abeba.

Sottoscritto nel luglio 2015 dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite nel corso della Terza Conferenza Internazionale per i finanziamenti allo sviluppo tenutasi nella capitale etiope, il Piano individua oltre cento misure concrete per fare fronte alle sfide economiche, sociali ed ambientali che il mondo deve affrontare.
Il Piano d'azione di Addis Abeba individua l'integrazione a livello nazionale dei piani di finanziamento quale condizione necessaria per favorire l'affluenza di tutti i flussi finanziari - pubblici e privati - destinati al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
A partire da ciò, il Piano delinea un nuovo modello di sviluppo sostenibile, incentrato sulla buona governance e sulla condivisione delle responsabilità a tutti i livelli. Viene sottolineato il carattere prioritario dell'azione a livello nazionale - compresa la mobilitazione delle risorse -, l'importanza della predisposizione di politiche favorevoli e coerenti e il ruolo del settore privato; quanto a tale ultimo aspetto, il documento sottolinea in più punti l'importanza di allineare gli investimenti privati al conseguimento degli SDSs. I Paesi vengono invitati a predisporre misure idonee a migliorare l'imposizione fiscale e a contrastare sia l'evasione, sia i flussi finanziari illeciti. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il piano il 27 luglio 2015 con la Risoluzione 69/313, come parte integrale dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile.
ultimo aggiornamento: 15 giugno 2018

Nel controllo sull'adozione dell'Agenda 2030 e sui risultati delle politiche poste in essere a tale scopo, di cui i Governi sono i primi responsabili, il ruolo centrale a livello globale è assegnato all'High-level Political Forum on Sustainable Development-HLPF.

La decisione di istituire l'HLPF venne adottata alla Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile svolta a Rio de Janeiro (Rio+20, 20-22 giugno 2012). La Conferenza era dedicata alla definizione di un'Agenda di sviluppo sostenibile da adottare per il periodo successivo al 2015, esaurita la fase degli Obiettivi del Millennio. La composizione e gli aspetti organizzativi dell'High-level Political forum on Sustainable Development sono stabiliti dalla successiva risoluzione 67/290 dell'Assemblea Generale del 9 luglio 2013.

Il compito dell'HLPF, che è la principale piattaforma Onu sullo sviluppo sostenibile, è quello di valutare i progressi, i risultati e le sfide per tutti i paesi, nonché di assicurare che l'Agenda resti "rilevante ed ambiziosa". Le modalità e la tempistica della valutazione di progressi e risultati (follow-up and review) sono state individuate con la  risoluzione 70/299 dell'Assemblea Generale (29 luglio 2016).

LHLPF si riunisce ogni anno, a livello ministeriale, sotto l'egida del Comitato Economico e Sociale (ECOSOC) dell'ONU; ogni quattro anni la riunione, che prevede la partecipazione di Capi di Stato e di Governo, si svolge sotto l'egida dell'Assemblea Generale (GA).

Il Forum può adottare dichiarazioni politiche negoziate a livello intergovernativo.

L'High-level Political Forum on Sustainable Development 2016, il primo dall'adozione dell'Agenda 2030, si è svolto a New York dall'11 al 20 luglio 2016 (ministerials days 18-20 luglio) incentrandosi sul tema "Ensuring that no one is left behind". Durante la sessione si sono svolte le voluntary reviews - VNR di 22 paesi e reviews tematiche del progresso sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, mentre una serie di eventi collaterali si è focalizzata su partenariato e formazione.

L'High-level Political Forum 2017 (New York 10-19 luglio, ministerial meeting 17-19 luglio) intitolato "Eradicating poverty and promoting prosperity in a changing world" si è concentrato sui goals 1 (povertà zero), 2 (fame zero), 3 (salute e benessere), 5 (uguaglianza di genere), 9 (industria, innovazione e infrastrutture), 14 (vita sottomarina) e 17 (partnership finalizzata al raggiungimento degli obiettivi). Da questo link  l'accesso alle background notes che riferisconolo stato dell'arte generale di ciascuno dei goal considerati.

Nel 2017, 43 paesi, tra i quali l'Italia, si sono sottoposti alla VNR.

L'High-level Political Forum 2018, (New York il 9-18 luglio 2018) dedicato a "Transformation towards sustainable and resilient societies", si è focalizzato sugli obiettivi 6 (Acqua pulita),7 (Energia pulita e accessibile),11 (Città e comunità sostenibili),12 Consumo e produzione responsabili,15 (La vita sulla terra) e, come ogni anno, 17 (partnership).

II monitoraggio dei risultati si basa su un panel di 232 indicatori statistici globali (global indicator framework), individuati per misurare i 169 target degli SDGs. Gli indicatori vengono elaborati dall'Inter-agency and Expert Group on SDG Indicators (IAEG-SDGs), composta da rappresentanti degli Stati membri e, in qualità di osservatori, da esponenti di agenzie regionali ed internazionali. Gli indicatori, individuati in accordo con la UN Statistical Commission, sono stati adottati dall'Assemblea Generale il 6 luglio 2017 (risoluzione A/RES/71/313). Essi sono completati dagli indicatori per i livelli nazionali e regionali sviluppati, invece, dagli Stati membri.

Per l'Italia è l'ISTAT, in particolare, a svolgere un ruolo attivo di coordinamento nazionale nella produzione degli indicatori per la misurazione dello sviluppo sostenibile e il monitoraggio dei suoi obiettivi. Periodicamente l'Istituto presenta un aggiornamento e un ampliamento delle disaggregazioni degli indicatori utili a tale scopo.

Va sottolineato che i progressi compiuti nel cammino verso la realizzazione degli obiettivi sono misurati anche attraverso indicatori complementari al PIL, quali, ad esempio, per il nostro paese gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) posti in essere da alcuni anni su iniziativa CNEL e ISTAT.

   I risultati complessivi dell'azione per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono riassunti ed analizzati nel rapporto annuale intitolato Sustainable Development Goals Report , il cui primo numero, riguarda al 2017, è reperibile sul sito dell'UNDESA (UN Department of Economic and Social Affairs).

Allo stesso indirizzo web è rinvenibile anche il Rapporto del Segretario Generale dell'Onu che fornisce una revisione globale della situazione degli SDGs basata sui dati e sugli indicatori più aggiornati a disposizione.

ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2018

Le revisioni nazionali volontarie-VNR (Voluntary National Review),fanno pienamente parte dei meccanismi di follow up e revisione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; il paragrafo 79 dell'Agenda stessa, infatti, incoraggia gli Stati membri a "condurre revisioni regolari e inclusive dei progressi a livello nazionale e sub-nazionale" su base volontaria.

 Le VNR sono finalizzate a facilitare la condivisione di esperienze e sono alla  base delle revisioni periodiche dell'HLPF finalizzate, a loro volta, ad accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030. I Paesi che si sottopongono a VNR presentano relazioni scritte rese disponibili nel database VNR, dove confluiscono anche i dati relativi ai risultati conseguiti.

ultimo aggiornamento: 15 giugno 2018

La Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile-SNSvS è stata approvata dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) il  22  dicembre  2017. Essa definisce  le  linee direttrici  delle  politiche   economiche,   sociali   e   ambientali finalizzate a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

L'SNSvS  è strutturata in cinque aree, corrispondenti alle "5P" dello sviluppo sostenibile proposte dall'Agenda 2030, ciascuna delle quali contiene Scelte Strategiche e Obiettivi Strategici per l'Italia, correlati agli SDGs dell'Agenda 2030:

Persone: contrastare povertà ed esclusione sociale e promuovere salute e benessere per garantire le condizioni per lo sviluppo del capitale umano;

Pianeta: garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, contrastando la perdita di biodiversità e tutelando i beni ambientali e colturali;

Prosperità: affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, garantendo occupazione e formazione di qualità;

Pace: promuovere una società non violenta ed inclusiva, senza forme di discriminazione. Contrastare l'illegalità;

Partnership: intervenire nelle varie aree in maniera integrata.

Il documento identifica, inoltre, un sistema di vettori di sostenibilità, definiti come ambiti di azione trasversali e leve fondamentali per avviare, guidare, gestire e monitorare l'integrazione della sostenibilità nelle politiche, nei piani e nei progetti nazionali.

Come precisato nel testo della premessa della SNSvS, a livello nazionale l'attuazione della Strategia deve raccordarsi con i documenti programmatici esistenti, in particolare con il Programma Nazionale di Riforma (PNR) e più in generale il Documento di Economia e Finanza-DEF (nel quale, ai sensi dell'art. 10, comma 5, della legge 163/2016 di riforma della legge di bilancio, sono inclusi gli indicatori di benessere equo e sostenibile BES). Inoltre, le azioni proposte e gli strumenti operativi devono conciliarsi con gli obiettivi già esistenti e vincolanti a livello comunitario. Anche l'Unione Europea, infatti, è impegnata nel recepimento e definizione dei principi dell'Agenda 2030 di sviluppo sostenibile; pertanto, le modalità di declinazione degli obiettivi a livello comunitario sono destinate a rappresentare un'indicazione importante per i Paesi Membri nella definizione finale dei rispettivi obiettivi strategici.

A livello centrale il lavoro di definizione della SNSvS è stato condotto dal Ministero dell'Ambiente, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall Ministero dell'Economia. Nella fase di sviluppo sono state coinvolte sia le amministrazioni centrali e regionali, sia il mondo della ricerca e il mondo accademico. Quanto alla partecipazione della società civile, è stato adottato un approccio bottom up, che ha valorizzato la raccolta di istanze e di apporti capaci di contribuire all'individuazione di sfide e priorità da affrontare.

Il coordinamento dell'attuazione della strategia, cui concorrono politiche di competenza di numerosi  Ministeri, viene esercitato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Al fine di attuare tale coordinamento, con la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 marzo 2018 (Indirizzi per l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile) è stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile. Presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri e composta dai Ministri, dal Presidente della Conferenza delle Regioni, dal Presidente dell'Unione delle province d'Italia e dal Presidente dell'Associazione nazionale dei comuni italiani, la Commissione discute e approva una relazione annuale sull'attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, anche al fine di assicurare l'aggiornamento tempestivo della Strategia. Per lo svolgimento di tale attività, la Commissione si avvale del supporto delle Amministrazioni competenti.

Dal punto di vista della partecipazione della società civile e della diffusione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, una realtà significativa è rappresentata dall'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASVIS). Si tratta di un'organizzazione creata il 3 febbraio 2016, che ha come scopo la diffusione, a livello sociale ed istituzionale, della conoscenza e della consapevolezza dell'importanza dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. ASVIS realizza le proprie attività grazie ai contributi finanziari e operativi dei suoi membri, ad oggi circa 180 tra istituzioni e organizzazioni della società civile di diversa natura: tra esse figurano, infatti, associazioni rappresentative delle parti sociali, associazioni di enti territoriali, università e centri di ricerca, fondazioni, associazioni della società civile attive nelle materie riguardanti specifici obiettivi. 

Tra gli obiettivi dell'Alleanza si rammentano i seguenti:

-   favorire la diffusione di una cultura della sostenibilità;

-   contribuire alla definizione di una strategia italiana per il raggiungimento degli SGDs;

-   elaborare un sistema di monitoraggio degli stessi.

In occasione della Conferenza su "SDG, clima e futuro dell'Europa" nell'ambito del secondo festival dello sviluppo sostenibile (Milano, 31 maggio 2018) l'ASViS ha presentato i nuovi indicatori compositi che misurano la sostenibilità dei 28 Stati membri dell'Unione europea (Ue) alla luce dei 17 Obiettivi dell'Agenda 2030 dell'Onu.

Gli indicatori presentati per i singoli Paesi Ue e per l'Unione europea nel suo complesso, sintetizzano 66 indicatori statistici elementari forniti da Eurostat e offrono il quadro dell'evoluzione, nel periodo 2010-2016, delle condizioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali dell'Europa rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).
Nel suo complesso l'Unione europea presenta evidenti miglioramenti, nel corso degli ultimi anni, verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile relativi a salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), energia pulita (Goal 7), lavoro (Goal 8), innovazione, industria e infrastrutture (Goal 9), città e comunità sostenibili (Goal 11), consumo responsabile (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13). Significativi peggioramenti si registrano, invece, per le disuguaglianze (Goal 10), la qualità dell'ambiente terrestre (Goal 15) e pace, giustizia e istituzioni forti (Goal 16). Infine, non si segnalano significative variazioni per la povertà (Goal 1), la fame e l'alimentazione (Goal 2) e la partnership internazionale (Goal 17).
L'ASviS, redige annualmente un rapporto dove vengono presentate sia un' analisi dello stato di avanzamento dell'Italia rispetto all'Agenda 2030 e agli obiettivi di sviluppo sostenibile, sia proposte per l'elaborazione di strategie che possano assicurare lo sviluppo economico e sociale del paese. Il rapporto 2017 è stato presentato alla Camera dei Deputati il 28 settembre di quell'anno e il 4 ottobre 2018, sempre presso la Camera, è stato presentato il rapporto ASVIS 2018.
ultimo aggiornamento: 18 giugno 2018

Nei primi mesi della XVIII Legislatura, il 6 settembre 2018, la Commissione Affari esteri ha deliberato all'unanimità lo svolgimento di un'Indagine conoscitiva sull'azione internazionale dell'Italia per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: l'efficacia del quadro normativo nazionale e del sistema italiano di cooperazione ai sensi dell'articolo 144, comma 1 del regolamento della Camera dei deputati.

Come si legge nel programma, l'indagine, che avrà termine il 31 dicembre 2019, intende mettere a fuoco il contributo del nostro Paese alla realizzazione degli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In continuità con le risultanze delle indagini conoscitive promosse dalla Commissione esteri nelle due precedenti legislature, che si sono avvalse dell'ampia attività istruttoria svolta da comitati permanenti istituiti ad hoc, l'indagine intende promuovere una puntuale verifica dell'adeguatezza e dell'efficacia degli strumenti normativi, con riferimento alla riforma della legge 26 febbraio 1987. n. 49, realizzata con la legge n. 11 agosto 2014, n. 125, delle risorse organizzative e finanziarie poste a disposizione dall'Italia per l'attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, monitorando al tempo stesso, a cinque anni dalla riforma del settore, la funzionalità del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo, che trova nell'Agenda 2030 il suo orizzonte di riferimento. Ulteriore finalità dell'indagine è la valutazione di iniziative, aspetti finanziari ed eventuali rapporti con istituzioni internazionali utili a qualificare la posizione dell'Italia sulle diverse questioni globali, nonché l'individuazione delle modalità più opportune per dare maggiore visibilità, soprattutto nelle sedi europee, all'impegno italiano per la realizzazione dell'Agenda 2030. L'attività d'indagine si articolerà principalmente in audizioni di soggetti rilevanti ai fini dei temi trattati e, ove necessario, in sopralluoghi al di fuori della sede parlamentare, previa autorizzazione della Presidenza della Camera.

L'indagine ha preso avvio nella seduta della Commissione del 21 novembre 2018 con l'audizione del professor Enrico Giovannini, Portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che ha dato conto dell'attività dell'associazione alla quale aderiscono oltre duecentoventi istituzioni e reti della società civile attivi sui temi dello sviluppo sostenibile. Giovannini ha anche evidenziato i punti chiave del rapporto ASVIS 2018, presentato proprio alla Camera il 4 ottobre, evidenziando la posizione dell'Italia rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e prponendo i suggerimenti di policy sviluppati in seno all'Alleanza. Nella successiva seduta del 16 gennaio 2019 si è svolta l'audizione di rappresentanti del Global Fund to fight AIDS, Tuberculosis and Malaria.

Lo svolgimento delle successive sedute dell'indagine conoscitiva è stato affidato al Comitato permanente per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile istituito - al pari di altri tre Comitati - all'interno della Commissione (con deliberazione del 5 dicembre 2018) e definito nella composizione nella seduta del 22 gennaio 2019, con il compito specifico di proseguire le attività istruttorie caratterizzanti l'indagine.

Nella seduta del 30 gennaio 2019 il Comitato permanente per l'attuazione dell'Agenda 2030 ha audito il direttore del Development Centre dell'OCSE per lo sviluppo sostenibile, Mario Pezzini, che ha illistrato gli scenari derivanti dal cambio della geografia economica del mondo, determinato dal fatto che nel decennio 2000-2010 ottantatre paesi hanno avuto un tasso di crescita più che doppio della media dei Paesi OCSE.

Il 20 febbraio il Comitato ha ascoltato il Direttore Generale della Commissione europea per la cooperazione allo sviluppo, Stefano Manservisi.

 

ultimo aggiornamento: 14 marzo 2019
 
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