tema 5 ottobre 2021
Studi - Attività produttive Sostegno all'imprenditoria femminile

Nel corso dell'attuale legislatura, le misure a sostegno dell'imprenditoria femminile già previste a legislazione vigente hanno ricevuto un potenziamento. Recenti interventi legislativi, adottati anche per far fronte alla crisi economica generata dalla pandemia, hanno da un lato implementato il sostegno al credito e dall'altro introdotto talune forme di sostegno diretto, assieme ad azioni per la diffusione della cultura imprenditoriale tra la popolazione femminile. È stato costituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, il Comitato Impresa Donna, tra le cui attribuzioni rientra il formulare raccomandazioni relative allo stato della legislazione e dell'azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile e sui temi della presenza femminile nell'impresa e nell'economia. Ma il sostegno finanziario principale, per la creazione di imprese femminili, deriva dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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A fine 2019, le imprese femminili iscritte al Registro delle Camere di commercio sono state 1 milione e 340mila, il 22% del totale, in costante aumento rispetto al 2014 (oltre 38mila in più). Da un punto di vista strutturale, l'imprenditoria rosa si è  caratterizzata per una maggiore concentrazione nel settore dei servizi (66,2% a fronte del 55,4% delle imprese maschili). Rispetto al 2014, le imprese femminili nel settore terziario sono aumentate nel 2019 di oltre 34 mila unità.

Relativamente alla dimensione,vi è una spiccata dimensione "micro". Circa 97 imprese su 100 guidate da donne non hanno avuto, nel 2019, oltre i 9 addetti (Unioncamere, IV Rapporto Impresa Femminile del 27 luglio 2020).

Nel corso dell'anno anno scorso, con il sopravvenire della crisi sanitaria ed economica innescata dalla pandemia da COVID 19, le imprese femminili hanno pagato un conto salato (cfr. Unioncamere, comunicato stampa del 20 novembre 2020). Dopo anni in cui in ogni trimestre segnavano crescite superiori alle imprese maschili, tra aprile e settembre 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata. Se il calo della domanda è l'elemento critico più segnalato, le donne d'impresa hanno mostrato di avere maggiori problemi di liquidità (dati: indagine Unioncamere nel mese di ottobre su un campione di 2.000 imprese manifatturiere e dei servizi).

A fine 2020, le imprese femminili risultavano un milione e 336mila, quasi 4 mila attività in meno rispetto al 2019 (-0,29%). Una perdita contenuta, quindi, tutta concentrata al Centro Nord (il Mezzogiorno segna infatti un +0,26%), che interrompe però una crescita costante dal 2014 (cfr. Unioncamere, comunicato stampa del 9 febbraio 2021). Scende, seppur di poco, anche il loro peso sul totale del sistema produttivo nazionale: ora è pari al 21,98%, a fronte del 22% del 2019. I dati di fine 2020 mostrano che la gestione dell'emergenza sanitaria ha prodotto una battuta d'arresto soprattutto sulle imprenditrici giovani.

I recenti dati congiunturali indicano come sia tornato a salire lievemente, nel primo trimestre 2021, l'indicatore principe della vitalità imprenditoriale: 26.299 le imprese femminili nate tra gennaio e marzo scorso, contro le 26.044 dello stesso periodo di un anno fa, il dato più basso dal 2015. Sebbene ancora ben al di sotto delle performance del passato, la crescita dell'1% rispetto a gennaio-marzo 2020 segna quindi una prima svolta rispetto ai trimestri precedenti (Unioncamere, comunicato stampa del 3 giugno 2021). Si confermano, in termini numerici, i dati riscontrati a fine 2020. Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia le regioni in cui si concentra il maggior numero di imprese guidate da donne. Molise, Basilicata e Abruzzo quelle in cui, invece, il "peso" delle donne d'impresa è maggiore e pari a oltre un quarto del totale delle attività esistenti.

Per approfondimenti sulla parità di genere, anche nell'attuale contesto pandemico, si rinvia al relativo tema dell'attività parlamentare.

ultimo aggiornamento: 21 giugno 2021

La legge di bilancio 2021 (L. n. 178/2020, art. 1, co. 97-106) ha istituito, presso il Ministero dello Sviluppo economico, un Fondo, dotato di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, finalizzato a per:

a)    sostenere l'avvio dell'attività, gli investimenti e il rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese femminili, con specifica attenzione ai settori dell'alta tecnologia;

b)    programmi ed iniziative per la diffusione di cultura imprenditoriale tra la popolazione femminile

c)    programmi di formazione e orientamento verso materie e professioni in cui la presenza femminile va adeguata alle indicazioni di livello europeo e nazionale, con iniziative per promuovere il valore dell'impresa femminile nelle scuole e nelle Università; per la diffusione di cultura imprenditoriale tra le donne; di orientamento e formazione verso percorsi di studio STEM e verso professioni tipiche dell'economia digitale; azioni di comunicazione per diffondere la cultura femminile d'impresa e promuovere i programmi finanziati.

 

Gli interventi di supporto possono consistere in:

a)    contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili (con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età);

b)    finanziamenti a tasso zero o comunque agevolati - è ammessa anche la combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti - per avviare e sostenere le attività di imprese femminili.

In proposito, la legge di bilancio, a decorrere dall'anno 2021 ha anche autorizzato la spesa annua di 0,8 milioni di euro dell'Ente nazionale per il microcredito per le attività istituzionali finalizzate alla concessione di finanziamenti per l'avvio o l'esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa, con particolare riferimento alla promozione e al rafforzamento della micro imprenditoria femminile considerata dalle norme qui in esame (art. 1, comma 255).

c)    incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, sotto la forma di contributo a fondo perduto del fabbisogno di circolante nella misura massima dell'ottanta per cento della media del circolante degli ultimi 3 esercizi;

d)    percorsi di assistenza tecnico-gestionale, per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

e)    investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start-up innovative e le PMI innovative, nei settori individuati in coerenza con gli indirizzi strategici nazionali;

f)     azioni di comunicazione per la promozione del sistema imprenditoriale femminile italiano.

 

Le attività devono incentrarsi sulla collaborazione con le regioni e gli enti locali, con le associazioni di categoria, con il sistema delle camere di commercio e con i comitati per l'imprenditoria femminile, anche attraverso forme di cofinanziamento tra i rispettivi programmi in materia.

Il Ministro dello sviluppo economico deve poi presentare annualmente alle Camere una relazione sull'attività svolta e sulle possibili misure da adottare per risolvere i problemi relativi alla partecipazione della popolazione femminile alla vita economica e imprenditoriale del Paese.

La legge di bilancio ha previsto, a tal fine, la costituzione del Comitato impresa donna, di cui il Ministro si avvale per l'esecizio delle attività sopra indicate.

Il Piano Nazionale di Riprea e Resilienza ha previsto di incrementare le risorse del Fondo nell'ambito del programma di investimento M5-C1-I.1.2 Creazione di imprese femminili, cui vengono complessivamente destinati, come risulta dalla Tabella che segue, 400 milioni di euro. L'adozione del D.M. di istituzione del Comitato impresa donna - recentemente intervenuta, con l'adozione del Decreto intermnisteriale 27 luglio 2021, costituisce parte integrante del percorso di realizzazione dell'investimento previsto dal PNRR, così come l'adozione del Decreto interministeriale attuativo del Fondo impresa donna. Anche tale decreto, da quanto risulta da comunicato stampa del MISE del 2 ottobre 2021, è stato recentemente firmato ed è in corso di invio alla Corte dei Conti per la registrazione.

Creazione di imprese femminili (M5-C1-I.1.2)
400 milioni  di cui:
2021: 25
2022: 50
2023: 75
2024:100
2025:100
2026: 50
Incrementare la partecipazione delle donne al mercato
del lavoro e sistematizzare e ridisegnare gli attuali strumenti
di sostegno all'avvio e alla realizzazione di progetti
aziendali per imprese a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile
L'investimento si svilupperà tra il 2021 ed il 2026.
Le risorse relative saranno utilizzate per la creazione
del " Fondo Impresa Donna", il cui decreto istitutivo
– come precisato nel nell'allegato alla decisione UE –
è stato approvato entro il terzo trimestre del 2021,
con il compito di rafforzare finanziariamente
sia alcune misure già esistenti lanciate per
supportare l'imprenditoria (come NITO e Smart&Start),
sia il nuovo Fondo per l'imprenditoria femminile istituito dalla Legge di Bilancio 2021
(con una dotazione di 20 mln di euro
per ciascuno degli anni 2021 e 2022).
Al riguardo, il Comitato Impresa Donna
ha compito di attualizzare le linee di indirizzo
per l'utilizzo delle risorse del Fondo e di formulare
raccomandazioni sui temi della presenza femminile
nell'impresa e nell'economia.L'investimento sarà gestito conformemente
ai Regolamenti applicabili in materia di aiuti di Stato.
ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2021

L'accesso al credito per le piccole e medie imprese a totale o prevalente partecipazione femminile è sostenuto anche attraverso il riconoscimento di mutui a tasso zero e l'accesso agevolato alla Sezione speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese – Sezione Pari Opportunità.

Mutui a tasso zero e quota a fondo perduto 

Il Capo 01 del Titolo I del D.Lgs. n. 185/2000 - introdotto dal D.L. 145/2013 (Legge n. 9/2014) e riformato dall'articolo 29 del D.L. n. 34/2019 (L. n. 58/2019) - contiene misure dirette a sostenere, attraverso condizioni agevolate di accesso al credito, la creazione di micro e piccole imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile, in tutto il territorio nazionale.

L'intervento in questione è stato potenziato con la legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019 art. 1, comma 90, lett. d)), che ha introdotto la possibilità di integrare i finanziamenti agevolati di cui al capo 01 del D.Lgs. n. 185/2000, con una quota a fondo perduto.

 

Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese:

a) costituite da non più di sessanta mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione;

b) di micro e piccola dimensione;

c) costituite in forma societaria;

d) in cui la compagine sia composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote partecipazione, da soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni ovvero da donne.

Possono, altresì, richiedere le agevolazioni le persone fisiche che intendono costituire un'impresa purché esse, entro 45 dalla comunicazione di ammissione alle agevolazioni, facciano pervenire la documentazione necessaria a comprovare l'avvenuta costituzione dell'impresa e il possesso dei requisiti richiesti per l'accesso alle agevolazioni.

 

Ai beneficiari sono concessi mutui agevolati per gli investimenti, a tasso zero, della durata massima di dieci anni (anziché 8 come invece previsto prima del decreto-legge n. 34/2019) e di importo non superiore al 75% della spesa ammissibile nei limiti consentiti dalla disciplina sugli aiuti di Stato di importanza minore (cd. aiuti di Stato de minimis), contenuta nel Regolamento (UE) n. 1407/2013 (per cui l'entità dell'aiuto - in termini di sgravio sugli interessi - non può essere superiore a 200.000 euro nell'arco di tre esercizi finanziari). La gestione degli interventi è affidata ad INVITALIA S.p.a.

 

In base alla riforma contenuta nel D.L. n. 34/2019 e al successivo intervento contenuto nella Legge di bilancio 2020, la percentuale di copertura delle spese ammissibili è stata innalzata al 90% del totale e le agevolazioni possono essere concesse alle condizioni e nei limiti dei massimali degli aiuto di Stato stabiliti dall'articolo 22 (per le micro e piccole imprese in fase di avviamento, costituite da meno di 36 mesi) e 17 (per le micro e piccole imprese costituite da più di 36 mesi) del Regolamento UE di esenzione per categoria (GBER) Reg. n. 651/2014/UE.

L'inclusione delle imprese agricole di nuova costituzione è stato inserito con il  decreto-legge n. 23/2020 (art. 41, comma 4-ter).

 

Possono essere finanziate, secondo i criteri e le modalità stabiliti con provvedimento attuativo secondario - D.M. 4 dicembre 2020 (cfr. apposito focus) - le iniziative che prevedono investimenti non superiori a 1,5 milioni di euro, ovvero – in virtù della novella apportata alla normativa dal decreto-legge n. 34/2019 - 3 milioni di euro per le imprese costituite da almeno trentasei mesi e da non oltre sessanta.

Le iniziative di investimento devono riguardare la produzione di beni nei settori dell'industria, dell'artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli ovvero all'erogazione di servizi in qualsiasi settore, incluso il commercio e il turismo, nonché le iniziative relative agli ulteriori settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile (individuate dal decreto interministeriale attuativo).

Il decreto-legge n. 34/2019 ha introdotto la cumulabilità delle agevolazioni con altri regimi di aiuti, nei limiti previsti dalla disciplina europea di riferimento (cfr. nuovo art. 4-ter nel decreto legislativo n. 185/2000).

Lo stesso decreto legge ha demandato ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro il 29 luglio 2020, la ridefinizione della disciplina di attuazione del Capo 01 del decreto legislativo n. 185/2000, prevedendo anche, per le imprese di più recente costituzione, l'offerta di servizi di tutoraggio e la copertura dei costi iniziali di gestione, per una percentuale comunque non superiore al 20 per cento del totale delle spese ammissibili.

In attuazione, è stato adottato il decreto interministeriale 4 dicembre 2020, pubblicato in G.U. 27 gennaio 2021. Il decreto attua anche quanto previsto dalla Legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019, art. 1, co. 90, lett. d)), circa la possibilità di integrare i finanziamenti agevolati di cui al capo 01 del decreto legislativo n. 185/2000, con una quota a fondo perduto.

Nel dettaglio, la Legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019, articolo 1, comma 90, lett. d)) ha disposto che gli interventi agevolativi per l'autoimprenditorialità giovanile e femminile di cui al Capo 01 del decreto legislativo n. 185/2000 possano essere integrati, nel rispetto della normativa dell'UE, con una quota di finanziamento a fondo perduto, concesso con procedura a sportello, in misura non superiore al 20 per cento delle spese ammissibili a valere su risorse dei fondi strutturali e d'investimento europei (Fondi SIE), sulla base di convenzioni tra il Ministero dello sviluppo economico e le amministrazioni titolari dei programmi, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze. In ogni caso, la misura massima delle agevolazioni complessivamente concedibili non può superare il 90 per cento delle spese ammissibili.

A tale fine, la legge di bilancio ha stanziato 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2023. Per l'erogazione dei contributi a fondo perduto, possono essere utilizzate anche le risorse originariamente destinate a contributi della stessa natura che si rendessero eventualmente disponibili sul conto aperto presso la tesoreria dello Stato per la gestione delle agevolazioni in questione, quantificate dal gestore INVITALIA, al 31 dicembre di ciascun anno dal 2019 al 2022[2]. La disciplina attuativa della previsione è stata demandata ad uno o più decreti di natura non regolamentare del MISE, di concerto con il MEF. Il D.M. 4 dicembre 2020 dà dunque seguito a tale previsione.

Per un approfondimento sulla disciplina attuativa di cui al D.M. 4 dicembre 2020, si rinvia all'apposito focus. Si evidenzia in questa sede che la circolare 8 aprile 2021 ha fissato al 19 maggio 2021 la data di apertura dello sportello agevolativo presso l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. – Invitalia.

La circolare n. 135072 del 20 aprile 2021 ha rettificato parzialmente la circolare dell'8 aprile 2021 con l'introduzione del nuovo Allegato 1 – "Criteri e parametri di valutazione e punteggi". Per quanto non disposto, resta fermo tutto quanto previsto dalla circolare dell'8 aprile.

La Sezione speciale "Imprenditoria Femminile" del Fondo di garanzia PMI

Il Fondo di garanzia per le PMI costituisce uno dei principali strumenti finalizzati a facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese, garantendone la liquidità attraverso un sostegno in garanzia per la contrazione di finanziamenti. Con l'intervento del Fondo, l'impresa non ha un contributo in denaro, ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo stesso.

 

La Sezione Speciale "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità" (cd. Sezione Speciale "imprenditoria femminile") è stata istituita ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, 26 gennaio 2012 e dell'Atto di Convenzione del 14 marzo 2013 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari opportunità, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'economia e delle finanze, con un plafond iniziale di 10 milioni di euro. L'atto di convenzione è stato successivamente integrato da un Atto aggiuntivo, sottoscritto in data 2 dicembre 2014 e approvato con decreto della Presidenza del Consiglio - Dipartimento per le Pari Opportunità, del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'economia e finanze del 20 aprile 2015. La Sezione speciale è destinata alla concessione dell'intervento in garanzia a favore delle imprese femminili e delle donne professioniste.

I contributi della Presidenza del Consiglio per la Sezione speciale sono versati sul conto corrente infruttifero n. 22034 intestato al Medio Credito Centrale S.p.A. rubricato Fondo di Garanzia PMI, aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato.

La Sezione interviene mediante la concessione di agevolazioni nella forma di garanzia diretta, di controgaranzia/riassicurazione e di cogaranzia del Fondo stesso, a copertura di operazioni finanziarie finalizzate all'attività di impresa.

Le imprese femminili beneficiarie dell'intervento in garanzia (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 53, comma 1, lett. a) D.Lgs. n. 198/2006) sono le micro, piccole e medie imprese con le seguenti caratteristiche:

  • società cooperative e società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne;
  • società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne; imprese individuali gestite da donne.

 

In favore delle imprese Start up femminili è riservata una quota pari al 50 per cento della dotazione della Sezione speciale "Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari opportunità". Tale riserva può subire modifiche in aumento o in diminuzione sulla base di opportune valutazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sono start up femminili, ai sensi della Convenzione, le PMI aventi i requisiti sopra indicati che sono state costituite o hanno iniziato la propria attività da meno di tre anni rispetto alla data di presentazione della richiesta di ammissione alla garanzia del Fondo, come risultanti dalle ultime due dichiarazioni fiscali presentate dall'impresa.

La circolare n. 11/2015 del Mediocredito Centrale, che ha reso operativa l'estensione degli interventi della Sezione speciale alle donne professioniste, definisce tale categoria. Le donne professioniste sono quelle iscritte agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali iscritte nell'elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi della L. n. 4/2013 e in possesso dell'attestazione rilasciata ai sensi della medesima legge.

Alle imprese femminili e alle donne professioniste sono riservate condizioni speciali vantaggiose per la concessione dell'intervento in garanzia del Fondo, e, in particolare:

  • possibilità di prenotare direttamente la garanzia
  • priorità di istruttoria e di delibera;
  • esenzione dal versamento della commissione una tantum al Fondo.

Per tutto ciò che non è esplicitamente previsto dalla specifica regolamentazione della Sezione Speciale per le Pari Opportunità, vale la normativa ordinaria del Fondo contenuta nelle Disposizioni operative in vigore (approvate con D.M. 13 febbraio 2019).

Si rammenta che, nell'attuale situazione di crisi opera per le PMI colpite dagli effetti della pandemia, sino al 31 dicembre 2021, una disciplina potenziata, transitoria e speciale, di intervento del Fondo di garanzia PMI (art.13, comma 1 decreto-legge n. 23/2020 e ss.mod. e int. Si rinvia, sul punto, al tema dell'attività parlamentare "Misure fiscali e finanziarie per contrastare l'emergenza da coronavirus").

Operatività della misura

L'operatività del Fondo di garanzia per le PMI a sostegno del sistema imprenditoriale femminile è monitorata periodicamente. L'ultima Relazione sulla Sezione speciale disponibile sul sito istituzionale del Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri è aggiornata al 31 marzo 2019.

Secondo quanto risulta nella Relazione, dall'inizio dell'operatività del Fondo (gennaio 2000) sino al 31 marzo 2019, le imprese a prevalente partecipazione femminile garantite risultano 110.746, per un ammontare di finanziamenti accolti pari a 8,7 miliardi di euro e importo garantito pari a 5,6 miliardi di euro.

Dall'anno 2010 la dinamica delle domande accolte relative a imprese a prevalente partecipazione femminile ha evidenziato una crescita significativa (+117,6% in termini di operazioni rispetto al 2009).

                                                         

Si rinvia, infine, al sito del Fondo centrale di garanzia per le PMI e, in particolare, al link dedicato alla Sezione "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità".

 

Si rammenta, infine, che, alle agevolazioni specificamente dirette alle imprese femminili, possono applicarsi, entro i limiti di cumulabilità derivanti dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato, ulteriori forme incentivanti generalmente previste per le imprese, quali, ad esempio, quelle a sostegno delle start up innovative o a sostegno delle imprese dislocate nelle aree del Mezzogiorno.

ultimo aggiornamento: 3 luglio 2020
Promozione del venture capital in favore di progetti di imprenditoria femminile ad elevata innovazione

La legge di bilancio 2021 (L. n. 178/2020, art. 1, co. 107-108) ha introdotto anche interventi per sostenere investimenti nel capitale di rischio per progetti di imprenditoria femminile a contenuto di innovazione tecnologica, che prevedono il rientro dell'investimento iniziale esclusivamente nel lungo periodo, realizzati entro i confini del territorio nazionale da società il cui capitale è detenuto in maggioranza da donne.

A tal fine, viene finanziato per 3 milioni di euro per l'anno 2021 il Fondo a sostegno del Venture capital, istituito dall'articolo 1, comma 209, della legge n. 145/2018 (Legge di bilancio 2019).

I criteri di selezione e di individuazione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze dei fondi da integrare (attraverso l'intervento del citato Fondo), nonché le modalità per l'assegnazione dei finanziamenti ai progetti imprenditoriali è demandata ad un decreto interministeriale, non ancora adottato.

Fondo Green New Deal anche per le imprese femminili

La legge di bilancio 2020 (articolo 1, comma 85, L. n. 160/2019), ha istituio nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un Fondo da ripartire (cd. Fondo Green New Deal) con una dotazione di 470 milioni di euro per l'anno 2020, di 930 milioni di euro per l'anno 2021 e di 1.420 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, di cui una quota non inferiore a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022  destinata ad interventi coerenti con le finalità previste dall'articolo 19, comma 6, del D.Ls. n. 30/2013, di cui fino a 20 milioni di euro per ciascuno dei predetti anni destinati alle iniziative da avviare nelle zone economiche ambientali.

La legge ((articolo 1, comma 86) autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze a intervenire attraverso la concessione di una o più garanzie, a titolo oneroso, al fine di sostenere programmi specifici di investimento e operazioni, anche in partenariato pubblico privato e anche realizzati con l'intervento di università e organismi privati di ricerca, finalizzati a realizzare progetti economicamente sostenibili che abbiano come obiettivo la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, il supporto all'imprenditoria giovanile e femminile, la riduzione dell'uso della plastica e la sostituzione della plastica con materiali alternativi, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico e, in generale, programmi di investimento e progetti a carattere innovativo e ad elevata sostenibilità ambientale tenendo conto anche degli impatti sociali.

Il decreto-legge n. 76/2020  (convertito, con mod., in L. n. 120/2020) ha specificato gli ambiti di applicazione di tali garanzie, da rilasciarsi conformemente alla comunicazione della Commissione europea dell'11 dicembre 2019 in materia di Green deal europeo, tenuto conto degli indirizzi che il Cipe può emanare entro il 28 febbraio di ogni anno. Tali garanzie possono riguardare, in particolare:

a) progetti tesi ad agevolare la transizione verso un'economia pulita e circolare e ad integrare cicli produttivi con le tecnologie a basse emissioni per la produzione di beni e servizi sostenibili;

b) progetti tesi ad accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile ed intelligente, con particolare riferimento a progetti volti a favorire l'avvento di mobilità multimodale automatizzata e connessa, idonei a ridurre l'inquinamento e l'entità delle emissioni inquinanti, anche attraverso lo sviluppo di sistemi intelligenti di gestione del traffico, resi possibili dalla digitalizzazione.

Il medesimo decreto-legge n. 76/2020 ha stabilito che le garanzie in questione siano assunte da SACE S.p.A., la quale agisce per conto del MEF, tramite apposita convenzione stipulata con il Ministero e approvata dal CIPE, il 29 settembre 2020, unitamente agli indirizzi alla Società.

SACE è stata autorizzata ad emettere garanzie nel limite di 2.500 milioni di euro per l'anno 2020 e, per gli anni successivi, nei limiti di impegno fissati dalla legge di bilancio. Sulle obbligazioni di SACE S.p.A. derivanti dalle garanzie opera la garanzia dello Stato a prima richiesta e senza regresso. Alla copertura delle garanzie statali così assunte sono interamente destinate le risorse del Fondo per il Green deal disponibili per l'anno 2020 (articolo 64). Si rinvia, sul punto, all'apposita pagina web del sito istituzionale di SACE.

ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2021

Il  D.L. n. 73/2021 Sostegni-bis (art. 68, comma 9) ha esteso alle imprese condotte da donne, a prescindere dall'età, le misure agevolative di cui al Titolo I, Capo III del D.Lgs. n. 185/2000 già riservate alla giovane imprenditorialtà agricola (dai 18 ai 40 anni): si tratta di mutui agevolati per gli investimenti, a un tasso pari a zero, della durata massima di dieci anni comprensiva del periodo di preammortamento e di importo non superiore al 60 per cento della spesa ammissibile, nonché un contributo a fondo perduto fino al 35 per cento della spesa ammissibile. Per le iniziative nel settore della produzione agricola il mutuo agevolato ha una durata, comprensiva del periodo di preammortamento, non superiore a quindici anni.

Ulteriori misure agevolative per l'accesso al credito da parte delle imprese femminili in agricoltura sono state riconosciute con la Legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019, art. 1, co. 504-506).

La legge ha disposto l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Fondo rotativo per favorire lo sviluppo dell'imprenditoria femminile in agricoltura, dotato di pari a 15 milioni di euro per l'anno 2020, demandando ad un decreto di natura non regolamentare del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, i criteri e le modalità di concessione, nei limiti fissati dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato, di mutui a tasso zero, nel limite di 300.000 euro, per la durata massima di quindici anni comprensiva del periodo di preammortamento, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato per il settore agricolo e per quello della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli (Reg. della Commissione UE del 25 giugno 2014, n. 702/2014, artt. 14 e 17 - ABER-Agriculture Block Exemption Regulation, Regolamento di esenzione dall'obbligo di notifica ex ante degli aiuti in materia agricola).

Per la gestione del Fondo rotativo è stata autorizzata l'apertura di un'apposita contabilità speciale presso la tesoreria dello Stato intestata al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Il fondo viene dunque gestito fuori bilancio.

 

Il D.M. 9 luglio 2020 ha definito la disciplina di attuazione della misura. I mutui a tasso zero sono diretti a micro piccole e medie imprese femminili, in qualsiasi forma costituite, che presentino progetti volti al:

a) miglioramento del rendimento e della sostenibilità globale dell'azienda agricola con una riduzione dei costi di produzione o un miglioramento e riconversione della produzione e delle attività agricole connesse;

b) miglioramento delle condizioni agronomiche e ambientali, di igiene e benessere degli animali (purché non si tratti di investimenti realizzati per conformarsi alle norme dell'Unione europea);

c) realizzazione e miglioramento delle infrastrutture connesse allo sviluppo e alla modernizzazione dell'agricoltura.

Si tratta dunque di progetti di investimenti nel settore agricolo e in quello della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli (art. 1 e 4).

Alla data di presentazione della domanda, le imprese devono essere in possesso di una serie di requisiti (essere regolarmente iscritte nel registro delle imprese; esercitare esclusivamente l'attività agricola; essere amministrate e condotte da una donna, con la qualifica di imprenditore agricolo o di coltivatore diretto o, nel caso di società, essere composte, per oltre la metà dei soci e delle quote di partecipazione, ed amministrate, da donne, imprenditrici agricole o di coltivatrici dirette; avere sede operativa nel territorio nazionale; non essere in liquidazione volontaria e/o sottoposte a procedure concorsuali; non rientrare tra le imprese che hanno ricevuto e non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati illegali o incompatibili dalla Commissione UE; non rientrare tra le imprese in difficoltà, secondo la definizione di cui all'art. 2, punto 14 del Reg. ABER) (art. 1-2).

Per la realizzazione dei progetti sono concessi, come detto, mutui a un tasso zero, della durata minima di cinque anni e massima di quindici anni, comprensiva del periodo di preammortamento, e di importo non superiore a 300.000 euro e comunque non superiore al 95% delle spese ammissibili, nel rispetto dei massimali previsti dalla normativa europea.

L'impresa deve apportare un contributo finanziario, attraverso risorse proprie ovvero mediante finanziamento esterno, pari almeno al 20% delle spese ammissibili complessive. Il mutuo agevolato deve essere assistito da garanzie per l'intero importo concesso (art. 3).

I progetti finanziabili non possono essere avviati prima della presentazione della domanda e devono concludersi entro ventiquattro mesi dalla data di ammissione alle agevolazioni (art. 4). Vengono dettagliate le spese ammissibili, tra essi l'acquisto di terreni, ma in misura non superiore al 10% dei costi ammissibili totali (art. 5).

Il gestore delle misure assicurative è l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare - ISMEA, ente vigilato dal MIPAAF, che già gestisce ed eroga, per conto del Ministero vigilante (sulla base di apposite convenzioni), mutui a tasso agevolato per favorire lo sviluppo e il consolidamento dell'imprenditoria agricola (art. 6 e 7 e 12 13).

Gli aiuti sono cumulabili con altri aiuti pubblici concessi per le medesime spese, nel rispetto dei massimali previsti dalla normativa europea (art. 8 Reg. ABER).

ultimo aggiornamento: 23 giugno 2021
 
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