tema 3 luglio 2020
Studi - Attività produttive Sostegno all'imprenditoria femminile

Gli strumenti di sostegno finalizzati alla creazione e allo sviluppo di imprese a prevalente o totale partecipazione femminile consistono essenzialmente in misure volte a garantirne migliori condizioni di accesso al credito: mutui a tasso zero per micro e piccole imprese femminili e accesso alla Sezione speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese – Sezione Pari Opportunità, sono tra i principali strumenti di sostegno.

Appare opportuno sottolineare che si tratta di agevolazioni specificamente dirette alle imprese femminili, le quali, comunque, possono accedere, entro i limiti, anche di cumulabilità, derivanti dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato, alle ulteriori forme incentivanti generalmente previste per le imprese. Nel presente tema dell'attività parlamentare si darà quindi conto delle misure ad hoc per le imprese femminili. Nel corso dell'attuale legislatura, talune di queste misure hanno ricevuto un potenziamento (D.L. n. 34/2019 che riformato la disciplina dei mutui a tasso zero per l'autoimprenditorialità giovanile e femminile di cui al D.Lgs. n. 185/2000).

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Il Capo 01 del Titolo I del D.Lgs. 185/2000 – introdotto dal D.L. n. 145/2013 (Legge n. 9/2014) e recentemente riformato dall'articolo 29 del D.L. n. 34/2019 (L. n. 58/2019) - contiene misure dirette a sostenere, attraverso condizioni agevolate di accesso al credito, la creazione di micro e piccole imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile, in tutto il territorio nazionale.

 

Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese:

 a) costituite da non più di sessanta mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione. La disciplina previgente al D.L. n. 34/2019 prevedeva 12 mesi;

 b) di micro e piccola dimensione;

 c) costituite in forma societaria;

 d) in cui la compagine societaria sia composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote partecipazione, da soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni ovvero da donne.

 

 Ai beneficiari sono concessi mutui agevolati per gli investimenti, a tasso zero, della durata massima di dieci anni (anziché 8 come invece previsto prima del D.L. n. 34/2019) e di importo non superiore al 75% della spesa ammissibile nei limiti consentiti dalla disciplina sugli aiuti di Stato di importanza minore (cd. aiuti di Stato de minimis), contenuta nel Regolamento (UE) n. 1407/2013 (per cui l'entità dell'aiuto - in termini di sgravio sugli interessi - non può essere superiore a 200.000 euro nell'arco di tre esercizi finanziari).

 

In base all'intervento di riforma contenuto nel D.L. n. 34/2019, nel caso di imprese costituite da almeno trentasei mesi e da non oltre sessanta mesi, la percentuale di copertura delle spese ammissibili è innalzata al 90% del totale e le agevolazioni possono essere concesse alle condizioni e nei limiti dei massimali degli aiuto di Stato agli investimenti alle PMI stabiliti dall'articolo 17 del Regolamento UE di esenzione per categoria (GBER) Reg. n. 651/2014/UE.

 

 Possono essere finanziate, secondo i criteri e le modalità stabiliti con provvedimento attuativo secondario (decreto interministeriale), le iniziative che prevedano investimenti non superiori a 1,5 milioni di euro, ovvero – in virtù della novella apportata alla normativa dal D.L. n. 34/2019 - 3 milioni di euro per le imprese costituite da almeno trentasei mesi e da non oltre sessanta.

 

Le iniziative di investimento devono riguardare la produzione di beni nei settori dell'industria, dell'artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli ovvero all'erogazione di servizi in qualsiasi settore, incluso il commercio e il turismo, nonché le iniziative relative agli ulteriori settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile (individuate con il decreto ministeriale attuativo dell'aiuto in esame, cfr. infra).

 

 Il D.L. n. 34/2019 ha introdotto la cumulabilità delle agevolazioni con altri regimi di aiuti, ma nei limiti previsti dalla disciplina europea di riferimento. Il Decreto legge ha demandato ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro il 29 luglio 2020, la ridefinizione della disciplina di attuazione del Capo 0I del D.Lgs. n. 185/2000, prevedendo anche, per le imprese di più recente costituzione, l'offerta di servizi di tutoraggio e la copertura dei costi iniziali di gestione, per una percentuale comunque non superiore al 20 per cento del totale delle spese ammissibili.

 

Fino all'entrata in vigore delle predette disposizioni attuative, allo stato non ancora adottate, anche in ragione di quanto successivamente disposto dalla Legge di Bilancio 2020 (cfr. infra), continua ad applicarsi la disciplina attuativa previgente al D.L. n. 34/2019, dunque il D.M. 8 luglio 2015, n. 140 (Regolamento recante criteri e modalità di concessione delle agevolazioni di cui al Capo 0I del titolo I del D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 185).

La Legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019, articolo 1, comma 90, lett. d)) è nuovamente intervenuta sulla disciplina agevolativa in esame. Essa ha disposto che gli interventi agevolativi per l'autoimprenditorialità giovanile e femminile di cui al titolo I, capo 0I, del D.Lgs. n. 185/2000, possono essere integrati, nel rispetto della normativa dell'UE, con una quota di finanziamento a fondo perduto, concesso con procedura a sportello, in misura non superiore al 20 per cento delle spese ammissibili, a valere su risorse dei fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE). A tale fine, è prevista la stipula di apposite convenzioni tra il Ministero dello sviluppo economico e le amministrazioni titolari dei programmi, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze.

In ogni caso la misura massima delle agevolazioni complessivamente concedibili non può superare il 90 per cento delle spese ammissibili.

Per l'intervento, la legge ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2023. Per l'erogazione dei contributi a fondo perduto possono essere utilizzate anche le risorse originariamente destinate a contributi della stessa natura che si rendessero eventualmente disponibili sul conto aperto presso la tesoreria dello Stato per la gestione delle agevolazioni in questione, quantificate da INVITALIA, soggetto gestore dell'intervento, al 31 dicembre di ciascun anno dal 2019 al 2022.

Conseguentemente, viene demandato ad uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, l'aggiornatamento della disciplina di attuazione della misura in esame, anche al fine di assicurare il necessario adeguamento alla disciplina dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato.  

La stessa legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019, articolo 1, commi 85 e ss.) ha disposto l'Istituzione di un Fondo da ripartire - con dotazione iniziale di 470 milioni di euro per l'anno 2020, di 930 milioni di euro per l'anno 2021, di 1.420 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023 - per sostenere, mediante garanzie a titolo oneroso o partecipazioni in capitale di rischio e/o debito, progetti economicamente sostenibili con precise finalità.

A valere sulle disponibilità del Fondo, il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad intervenire attraverso la concessione di una o più garanzie, a titolo oneroso, anche con riferimento ad un portafoglio collettivo di operazioni e nella misura massima dell'80 per cento, per sostenere programmi specifici di investimento e operazioni, anche in partenariato pubblico-privato, finalizzati a realizzare progetti economicamente sostenibili e che abbiano come obiettivo, tra gli altri, il supporto all'imprenditoria giovanile e femminile.

ultimo aggiornamento: 3 luglio 2020

Il Fondo di garanzia per le PMI costituisce uno dei principali strumenti finalizzati a facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese, garantendone la liquidità attraverso un sostegno in garanzia per la contrazione di finanziamenti. Con l'intervento del Fondo, l'impresa non ha un contributo in denaro, ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo stesso.

 

La Sezione Speciale "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità" (cd. Sezione Speciale "imprenditoria femminile") è stata istituita ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, 26 gennaio 2012 e dell'Atto di Convenzione del 14 marzo 2013 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari opportunità, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'economia e delle finanze. L'atto di convenzione è stato successivamente integrato da un Atto aggiuntivo, sottoscritto in data 2 dicembre 2014 e approvato con decreto della Presidenza del Consiglio - Dipartimento per le Pari Opportunità, del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'economia e finanze del 20 aprile 2015. La Sezione speciale è destinata alla concessione dell'intervento in garanzia a favore delle Imprese femminili e delle donne rientranti tra i Professionisti.

L'atto di convenzione ha fissato il plafond iniziale della Sezione in 10 milioni di euro. I contributi della Presidenza del Consiglio per la Sezione speciale sono versati sul conto corrente infruttifero n. 22034 intestato al Medio Credito Centrale S.p.A. rubricato Fondo di Garanzia PMI, aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato.

La Sezione è finalizzata a interventi del Fondo in favore delle Imprese femminili, mediante la concessione di agevolazioni nella forma di garanzia diretta, di cogaranzia e di controgaranzia del Fondo stesso, a copertura di operazioni finanziarie finalizzate all'attività di impresa.

Le imprese femminili beneficiarie dell'intervento in garanzia (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 53, comma 1, lett. a) D.Lgs. n. 198/2006) sono le micro, piccole e medie imprese con le seguenti caratteristiche:

  • società cooperative e società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne;
  • società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne; imprese individuali gestite da donne.

 

In favore delle imprese Start up femminili è riservata una quota pari al 50 per cento della dotazione della Sezione speciale "Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari opportunità". Tale riserva può subire modifiche in aumento o in diminuzione sulla base di opportune valutazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sono start up femminili, ai sensi della Convenzione, le PMI aventi i requisiti sopra indicati che sono state costituite o hanno iniziato la propria attività da meno di tre anni rispetto alla data di presentazione della richiesta di ammissione alla garanzia del Fondo, come risultanti dalle ultime due dichiarazioni fiscali presentate dall'impresa.

La circolare n. 11/2015 del Mediocredito Centrale, che ha reso operativa l'estensione degli interventi della Sezione speciale alle donne professioniste, definisce tale categoria. Le donne professioniste sono quelle iscritte agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali iscritte nell'elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi della L. n. 4/2013 e in possesso dell'attestazione rilasciata ai sensi della medesima legge.

Alle imprese femminili e alle donne professioniste sono riservate condizioni speciali vantaggiose per la concessione dell'intervento in garanzia del Fondo, e, in particolare:

  • possibilità di prenotare direttamente la garanzia
  • priorità di istruttoria e di delibera;
  • esenzione dal versamento della commissione una tantum al Fondo.

Per tutto ciò che non è esplicitamente previsto dalla specifica regolamentazione della Sezione Speciale per le Pari Opportunità, vale la normativa ordinaria del Fondo contenuta nelle Disposizioni operative in vigore (approvate con D.M. 13 febbraio 2019).

Operatività della misura

L'operatività del Fondo di garanzia per le PMI a sostegno del sistema imprenditoriale femminile è monitorata periodicamente. L'ultima Relazione sulla Sezione speciale disponibile sul sito istituzionale del Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri è aggiornata al 31 marzo 2019.

Secondo quanto risulta nella Relazione, dall'inizio dell'operatività del Fondo (gennaio 2000), le imprese a prevalente partecipazione femminile garantite risultano 110.746, per un ammontare di finanziamenti accolti pari a 8,7 miliardi di euro e importo garantito pari a 5,6 miliardi di euro.

Dall'anno 2010 la dinamica delle domande accolte relative a imprese a prevalente partecipazione femminile ha evidenziato una crescita significativa (+117,6% in termini di operazioni rispetto al 2009).

 

Come si evince dal Grafico 1, nell'anno 2018 (ultimo anno di cui si ha intera informazione), le domande accolte risultano 15.080 (pari al 11,7% del totale delle operazioni garantite dal Fondo) per un ammontare di finanziamenti pari a € 1,3 mld (6,5% del totale dei finanziamenti garantiti dal Fondo) e un importo garantito complessivo pari a € 892,5 mln (6,5% del totale dell'importo garantito dal Fondo).

Per quanto riguarda i risultati conseguiti nelle differenti regioni, la gran parte delle domande accolte riguarda imprese localizzate nel Nord (6.446 operazioni pari al 42,7% del totale), cui seguono quelle localizzate nel Mezzogiorno (4.642 operazioni, pari al 30,8% del totale) e nel Centro (3.992 operazioni, pari al 26,5% del totale) (cfr. Tabella successiva)

 

Distribuzione delle domande accolte, dei finanziamenti e dell'importo garantito delle imprese femminili per regione (anno 2018)

A livello settoriale, il commercio presenta il numero più elevato di domande ammesse (7.689 operazioni, pari al 51,0% del totale), cui seguono l'industria (4.089 operazioni, pari al 27,1% del totale), i servizi (3.279 operazioni, pari al 21,7% del totale) e i servizi connessi all'agricoltura (23 operazioni).

 

La gran parte delle operazioni accolte riguarda imprese di micro dimensioni, che rappresentano il 77,3% del totale (11.663 operazioni accolte), cui seguono quelle di piccole dimensioni che rappresentano il 20,0% del totale (3.017 operazioni accolte) e le medie imprese con 400 operazioni (2,7% del totale).

Si rinvia, infine, al sito del Fondo centrale di garanzia per le PMI e, in particolare, al link dedicato alla Sezione "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità".

 

ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2020

Il 4 giugno 2014 è stato sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità, dal Ministero dello sviluppo economico, dall'Associazione bancaria italiana (ABI), da AGCI, Confcooperative, Legacoop (riunite in Alleanza delle Cooperative Italiane), da Confapi, dalla Confindustria, nonché da Casartigiani, CNA, Confartigianato Imprese, Confcommercio – Imprese per l'Italia e Confesercenti (riunite in R.E TE. Imprese Italia), un Protocollo d'intesa con il quale le Parti hanno avviato un rapporto di collaborazione finalizzato a favorire le possibilità di accesso al credito da parte delle imprese a prevalente partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome, definendo un piano di interventi a sostegno dell'accesso al credito delle imprese femminili e delle lavoratrici autonome con riguardo alle diverse fasi del ciclo di attività.

Il Protocollo prevede che ciascuna delle banche aderenti metta a disposizione delle imprese femminili e delle lavoratrici autonome uno specifico plafond finanziario, destinato alla concessione di finanziamenti, a condizioni competitive, lungo le seguenti tre linee direttrici:

  • "Investiamo nelle donne": finanziamenti finalizzati a realizzare nuovi investimenti, materiali o immateriali, per lo sviluppo dell'attività di impresa ovvero della libera professione;
  • "Donne in start-up": finanziamenti finalizzati a favorire la costituzione di nuove imprese a prevalente partecipazione femminile ovvero l'avvio della libera professione;
  • "Donne in ripresa": finanziamenti finalizzati a favorire la ripresa delle Pmi e delle lavoratrici autonome che, per effetto della crisi, attraversano una momentanea situazione di difficoltà.

Tali finanziamenti possono beneficiare della garanzia della Sezione speciale del Fondo di garanzia per le Pmi in favore delle imprese a prevalente partecipazione femminile o delle eventuali garanzie, pubblico o private, che le banche riterranno utile acquisire.

Il Protocollo prevede, inoltre, la possibilità che il rimborso del capitale dei finanziamenti erogati possa essere sospeso, una sola volta nell'intero periodo dell'ammortamento del finanziamento bancario e per un periodo fino a 12 mesi, nei seguenti casi:

  • maternità dell'imprenditrice o della lavoratrice autonoma;
  • grave malattia dell'imprenditrice o della lavoratrice autonoma, ovvero del suo coniuge, o convivente, o dei figli anche adottivi;
  • malattia invalidante di un genitore o di un parente o affini entro il terzo grado conviventi dell'imprenditrice o della lavoratrice autonoma.

L'articolo 9 del citato Protocollo fissava al 31 dicembre 2015 il termine di validità del medesimo prevedendo, altresì, che dopo tale data i sottoscrittori dello stesso avrebbero valutato l'opportunità di una proroga del Protocollo, apportando le eventuali modifiche ritenute necessarie alla luce dei risultati conseguiti e dell'esperienza maturata nel corso del periodo di operatività del medesimo.

Il 16 febbraio 2016 è stato sottoscritto dalle parti firmatarie l'atto di proroga del citato Protocollo d'intesa fino al 31 dicembre 2017, allo scopo di mettere a regime l'insieme delle attività proficuamente intraprese da parte delle banche e dalle Parti firmatarie.

Nel mese di giugno 2018 il protocollo d'intesa è stato ulteriormente prorogato fino al 31 dicembre 2019: le Parti firmatarie della proroga hanno convenuto di effettuare un puntuale monitoraggio degli strumenti attivati dalle banche, al fine di verificare i risultati conseguiti e valutare eventuali esigenze di modifica o integrazione del Protocollo.

Si segnala, infine, che il 12 giugno 2020 il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio due Ministri ha pubblicato un  documento di analisi e di proposta prodotto dal gruppo di lavoro "Donne per un nuovo Rinascimento" istituito presso il Dipartimento stesso. Qui i documenti prodotti:

Tra le proposte per l'imprenditoria femminile quella di Istituire uno specifico fondo per la micro‐impresa femminile, introducendo finanziamenti a fondo perduto e tasso zero, incentivi fiscali nei primi anni di attività, servizi di tutoring tecnicogestionale. In quest'ambito, avvalersi di un portale formativo e informativo, prevedendo adeguati requisiti di compagine, settore, forza lavoro impiegata, premialità per settore (servizi per l'infanzia) e localizzazione (Sud) delle imprese con procedure di erogazione snelle e tempestive.

Si propongono inoltre l'adozione di soluzioni "di rete" per le PMI, attraverso la creazione di "pooling" tra le imprese allo scopo di condividere soluzioni per il sostegno alla armonizzazione dei tempi della vita e del lavoro delle dipendenti, come il finanziamento e l'organizzazione di strutture che accolgano bambini e anziani.

ultimo aggiornamento: 3 luglio 2020

Nel comunicato stampa diffuso da Unioncamere il 31 marzo 2019 – relativo ai dati elaborati dall'Osservatorio per l'imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere - viene confermata la crescita, anche nel 2018, delle imprese femminili: oltre un milione e 337mila a fine anno, circa 6mila in più del 2017, e rappresentano il 21,93% del totale delle imprese iscritte al Registro delle Camere di commercio.

A determinare il risultato del 2018 è la componente imprenditoriale femmile straniera, sempre più numerosa (145mila, in aumento di oltre 4mila unità rispetto al 2017).

Il Lazio è al primo posto per crescita dell'impresa al femminile: quasi 1.900 le imprese in più a fine 2018  rispetto al 2017. Seguono Campania (+1.417) e Lombardia (+1.380). Nel complesso, le imprese femminili aumentano in 15 regioni su 20.

I risultati del 2018 evidenziano che si è ridotto il numero di imprese commerciali e agricole guidate da donne - settori in cui le imprese femminili sono più numerose – mentre continuano ad aumentare le attività a trazione femminile in altri due comparti già fortemente caratterizzati dalla presenza di imprenditrici: le Altre attività dei servizi (oltre 2mila le imprese in più), al cui interno la componente più importante è quella della cura della persona, e il turismo (quasi 2mila in più le imprese femminili dell'alloggio e ristorazione). Le imprese femminili si estendono inoltre in settori tradizionalmente legati alla presenza maschile: quello delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (quasi 1.500 imprese femminili in più), il Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+1.453) e le Attività immobiliari (+1.004).

La diffusione delle imprenditrici straniere è particolarmente sostenuta nel 2018 in Lombardia (quasi mille in più), nel Lazio (circa 700 in più) e in Emilia Romagna (quasi 500 in più). In tutte le regioni italiane, ad eccezione della Sicilia, comunque, si registrano aumenti delle attività guidate da donne non di origine italiana.

Imprese totali e femminili, tasso di femminilizzazione, saldo e var. % su dicembre 2017 per regioni

Dati al 31 dicembre 2018

Imprese totali
Imprese femminili
Tasso di femminilizzazione
Saldo imprese femminili
2017-2018
Var. % imprese femminili 2017_2018
ABRUZZO
148.859
38.509
25,87%
143
0,37%
BASILICATA
60.396
16.137
26,72%
-26
-0,16%
CALABRIA
187.083
43.966
23,50%
245
0,56%
CAMPANIA
593.260
136.257
22,97%
1.417
1,05%
EMILIA ROMAGNA
454.338
93.948
20,68%
-112
-0,12%
FRIULI-VEN. GIULIA
102.635
23.043
22,45%
13
0,06%
LAZIO
657.855
145.156
22,07%
1.898
1,32%
LIGURIA
163.084
36.053
22,11%
17
0,05%
LOMBARDIA
961.301
179.399
18,66%
1.380
0,78%
MARCHE
170.194
39.124
22,99%
-181
-0,46%
MOLISE
35.599
9.892
27,79%
-57
-0,57%
PIEMONTE
432.583
97.137
22,46%
-441
-0,45%
PUGLIA
381.363
88.103
23,10%
307
0,35%
SARDEGNA
169.785
38.709
22,80%
95
0,25%
SICILIA
464.784
113.452
24,41%
982
0,87%
TOSCANA
413.822
95.553
23,09%
25
0,03%
TRENTINO –A.ADIGE
109.298
19.441
17,79%
49
0,25%
UMBRIA
94.340
23.503
24,91%
3
0,01%
VALLE D'AOSTA
12.357
2.931
23,72%
24
0,83%
VENETO
486.736
97.046
19,94%
211
0,22%
Totale
6.099.672
1.337.359
21,93%
5.992
0,45%

Fonte: Osservatorio Imprenditoria Femminile, Unioncamere - InfoCamere

ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2020
 
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