tema 20 ottobre 2021
Studi - Lavoro Obbligo di possesso della certificazione verde Covid-19 per i lavoratori

Ai fini dell'accesso ai luoghi di lavoro, il decreto legge n. 127 del 2021 ha introdotto l'obbligo - vigente per il periodo dal 15 ottobre 2021 fino al 31 dicembre 2021 - per tutti coloro che svolgono la propria attività lavorativa nel settore privato e in quello pubblico di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde Covid-19.

apri tutti i paragrafi

L'obbligo in oggetto si applica a tutti coloro che svolgono la propria attività lavorativa nel settore privato e in quello pubblico, nonché a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei predetti luoghi di lavoro, anche sulla base di contratti esterni.

Il suddetto obbligo non si applica ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con la circolare del Ministero della salute del 4 agosto 2021 (si ricorda che tali certificazioni sono valide sino al 30 novembre 2021, come disposto dalla circolare del Ministero della salute del 25 settembre 2021).

Fermo restando che gli organi costituzionali, ciascuno nell'ambito della propria autonomia, adeguano il proprio ordinamento alle suddette disposizioni, l'obbligo in esame si applica anche ai soggetti titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice.

L'obbligo in oggetto si applica anche ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, ai componenti delle commissioni tributarie per accedere agli uffici giudiziari ove svolgono la loro attività lavorativa, ai magistrati ordinari in quanto compatibile, mentre non si applica agli altri soggetti che accedono agli uffici giudiziari, ivi inclusi gli avvocati e gli altri difensori, i consulenti, i periti e gli altri ausiliari del magistrato estranei alle amministrazioni della giustizia, i testimoni e le parti del processo.

I lavoratori possono richiedere di consegnare al proprio datore di lavoro copia della propria certificazione verde COVID-19. In tal caso, per tutta la durata della relativa validità, sono esonerati dai controlli da parte dei rispettivi datori di lavoro. Viene altresì precisato che, in caso di richiesta da parte del datore di lavoro, derivante da specifiche esigenze organizzative volte a garantire l'efficace programmazione del lavoro, i lavoratori sono tenuti a comunicare il mancato possesso della certificazione con un preavviso necessario a soddisfare le predette esigenze organizzative.

Inoltre, la scadenza della validità della certificazione verde in corso di prestazione lavorativa non dà luogo alle sanzioni previste e la permanenza del lavoratore sul luogo di lavoro è consentita esclusivamente per il tempo necessario a portare a termine il turno di lavoro.

ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2021

L'obbligo di verificare il rispetto delle suddette prescrizioni viene posto in capo ai datori di lavoro, pubblici e privati, chiamati a definire, entro il 15 ottobre 2021, le modalità operative per l'organizzazione di tali verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di lavoro. I medesimi datori di lavoro sono altresì tenuti ad individuare con atto formale i soggetti incaricati dell'accertamento delle violazioni degli obblighi prescritti.

In attuazione di quanto previsto dal richiamato D.L. 127/2021, con DPCM del 12 ottobre 2021 sono state adottate le linee guida in materia di condotta delle pubbliche amministrazioni per l'applicazione della disciplina in materia di obbligo di possesso e di esibizione della certificazione verde COVID-19 da parte del personale.

Tali linee guida evidenziano, in particolare, che:

  • il possesso della certificazione verde e la sua esibizione sono condizioni che devono essere soddisfatte al momento dell'accesso al luogo di lavoro;
  • non è consentito individuare i lavoratori da adibire al lavoro agile sulla base del mancato possesso di tale certificazione;
  • i soli soggetti esclusi dall'obbligo di esibire la certificazione verde per accedere agli uffici pubblici sono i soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica e gli utenti, ovvero coloro che si recano in un ufficio pubblico per l'erogazione del servizio che l'amministrazione è tenuta a prestare;
  • preposto al controllo è il datore di lavor, intendendosi con questo il dirigente apicale di ciascuna amministrazione o soggetto equivalente;
  • il dirigente apicale impartisce le modalità attuative secondo le quali i soggetti dallo stesso incaricati provvedono a effettuare materialmente le attività di controllo;
  • le amministrazioni dovranno, prioritariamente, svolgere il controllo all'accesso. Tuttavia, quando le esigenze organizzative non consentano di svolgere tale modalità di verifica, sono comunque tenute a svolgere controlli anche a campione nella sede di lavoro, relativamente ai soggetti presenti o di cui è previsto l'accesso ai luoghi di lavoro. Le linee guida suggeriscono comunque di predisporre l'attivazione di piu' di una delle suddette modalità al fine di poter sopperire all'eventuale possibile malfunzionamento di uno dei sistem;
  • nel caso in cui l'accertamento non sia effettuato all'ingresso e si verifichi, successivamente, che l'ingresso al luogo di lavoro è avvenuto senza il possesso della certificazione verde, il personale dovrà essere allontanato dalla sede di servizio, sanzionato e sarà considerato assente ingiustificato (includendo nel periodo di assenza anche le eventuali giornate festive o non lavorative) fino alla esibizione della certificazione verde. La medesima sanzione si applica anche nel caso di rifiuto di esibizione della citata certificazione;
  • se l'accertamento del possesso della certificazione verde non avviene al momento dell'accesso al luogo di lavoro, il datore di lavoro (o il soggetto da questi delegato) deve disporre che ciascun dirigente responsabile di dipartimento/ufficio/servizio proceda giornalmente alla verifica del possesso della certificazione da parte del proprio personale in misura percentuale non inferiore al 20 per cento di quello presente in servizio, assicurando che tale controllo, se a campione, sia effettuato, nel tempo, in maniera omogenea con un criterio di rotazione, su tutto il personale dipendente e prioritariamente nella fascia antimeridiana della giornata lavorativa;
  • per le sedi lavorative dove il controllo avviene all'ingresso, il datore di lavoro può effettuare ulteriori controlli a campione anche con cadenza non giornaliera;
  • non è comunque consentita la raccolta dei dati dell'intestatario in qualunque forma, salvo quelli strettamente necessari all'applicazione della normativa in materia di posesso della certificazione verde per l'accesso ai luoghi di lavoro;
  • se il lavoratore risulti non essere in possesso della certificazione verde:
    • in caso di accertamento svolto all'accesso della struttura, a campione o a tappeto, con o senza l'ausilio di sistemi automatici: il personale preposto al controllo vieterà al lavoratore l'accesso alla struttura, invitandolo ad allontanarsi;
    • in caso di accertamento svolto dopo l'accesso alla sede, a tappeto o a campione: il dirigente che ha svolto l'accertamento, se del caso attraverso il responsabile della struttura di appartenenza, dovrà intimare al lavoratore sprovvisto di certificazione valida, al momento del primo accesso al luogo di lavoro, di lasciare immediatamente il posto di lavoro, comunicare ai competenti uffici l'inizio dell'assenza ingiustificata e avviare  la procedura sanzionatoria;
  • se richiesto dal datore di lavoro, i lavoratori sono tenuti a comunicare di non essere in possesso della certificazione verde con un preavviso necessario a soddisfare le esigenze organizzative del lavoro. Tale ipotesi non fa venire meno l'obbligo di effettuare i controlli all'accesso o quelli a campione, tenuto conto che il possesso del green pass non è oggetto di autocertificazione;
  • se viene accertata la mancanza del green pass da parte di soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato anche sulla base di contratti esterni, fermo restando l'allontanamento immediato, dovrà essere data tempestiva comunicazione al datore di lavoro dello stesso (ove esistente) per gli adempimenti di competenza. Analoga procedura dovrà essere seguita anche nei casi in cui la verifica della mancanza del green pass riguardi personale in somministrazione;
  • In relazione alle giornate di assenza ingiustificata, al lavoratore non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominati, intendendosi qualsiasi componente della retribuzione (anche di natura previdenziale) avente carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario comunque denominato, previsto per la giornata di lavoro non prestata. I giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione di ferie e comportano la corrispondente perdita di anzianità di servizio.
  • Il controllo sul possesso delle certificazioni verdi è effettuato con le modalità indicate dal DPCM 17 giugno 2021, come modificato dal DPCM 10 settembre 2021.
ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2021

I lavoratori privi della predetta certificazione al momento dell'accesso al luogo di lavoro sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro, con conseguente sospensione della retribuzione e di altri compensi o emolumenti comunque denominati.

Solo nel settore privato, la normativa vigente prevede che, nelle imprese con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021.

In caso di violazione del divieto di accesso da parte del lavoratore è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 600 euro ad un massimo di 1.500 euro, mentre in caso di mancata definizione da parte del datore di lavoro delle modalità operative per l'organizzazione delle verifiche o di mancato svolgimento di tali veriifiche la medesima sanzione va da un minimo di 400 euro ad un massimo di 1.000 euro.

ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2021
 
temi di Politiche per il lavoro e previdenziali
 
-