tema 4 agosto 2020
Studi - Affari sociali Misure per il rafforzamento del personale sanitario nell'emergenza coronavirus

Come ben rilevato dalla Corte dei conti, nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, l'emergenza sanitaria ha messo in evidenza oltre ai punti di forza, gli aspetti problematici del Servizio sanitario nazionale, attribuibili soprattutto alle scelte operate negli ultimi anni. Per quanto riguarda il personale, le maggiori criticità segnalate dalla Corte sono: il permanere per un lungo periodo di vincoli alla dinamica della spesa per personale e le carenze, specie in alcuni ambiti, di personale specialistico. Come messo in rilievo, a seguito del blocco del turn-over nelle Regioni in piano di rientro e delle misure di contenimento delle assunzioni adottate anche in altre Regioni (con il vincolo alla spesa), negli ultimi dieci anni il personale a tempo indeterminato del SSN è fortemente diminuito. Al 31 dicembre 2018 era inferiore a quello del 2012 per circa 25.000 lavoratori (circa 41.400 rispetto al 2008). Tra il 2012 e il 2017, il personale (sanitario, tecnico, professionale e amministrativo) dipendente a tempo indeterminato in servizio presso le Asl, le Aziende Ospedaliere, quelle universitarie e gli IRCCS pubblici è passato da 653 mila a 626 mila con una flessione di poco meno di 27 mila unità (-4 per cento). Nello stesso periodo il ricorso a personale flessibile in crescita di 11.500 unità ha compensato questo calo solo in parte.

La drammaticità della crisi sanitaria ha accelerato le dinamiche già messe in atto dal c.d. Decreto Calabria (allentamento dei vincoli di spesa e superamento dell'imbuto formativo). Per fronteggiare l'emergenza, sono state utilizzate procedure straordinarie di reclutamento del personale per il potenziamento, in particolare, delle reti di assistenza territoriale e dei reparti ospedalieri di virologia e pneumologia, in deroga alla disciplina vigente. Ciò ha permesso al Servizio sanitario di contrastare la crisi epidemiologica in atto nelle regioni più colpite fino al termine dello stato di emergenza (31 luglio, successivamente prorogato al 15 ottobre 2020) prevedendo al contempo azioni a lungo termine (quali il reclutamento di medici ed infermieri, anche militari). Sono stati disposti incentivi ed incarichi di lavoro autonomo e, per garantire l'assistenza in caso di sostituzione del medico di medicina generale, la possibilità di esercitare la professione di medico-chirurgo dopo il conseguimento della laurea in Medicina e chirurgia previo giudizio di idoneità (cd. laurea abilitante). 

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Nelle prime fasi dell'emergenza coronavirus, l'art. 23 del decreto legge 9/2020 ha consentito, in via transitoria, il ricorso in alcune regioni e province alla stipulazione di contratti di lavoro autonomo con personale medico ed infermieristico, anche in deroga alle norme che, per le pubbliche amministrazioni, limitano sia le possibilità di ricorso a tale tipo di contratti sia il conferimento di incarichi a soggetti già titolari di un trattamento di quiescenza. Le deroghe sono state poste con riferimento alle regioni e province definite "zone rosse" di cui al D.P.C.M. 1° marzo 2020: regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e province di Pesaro e Urbino e di Savona. Gli incarichi di lavoro autonomo oggetto delle deroghe non possono avere una durata superiore a sei mesi; la norma fa altresì riferimento al limite temporale del 31 luglio quale termine dello stato di emergenza (si ricorda che l'art. 23 del decreto legge 9/2020 è stato successivamente abrogato dal decreto legge 18/2020).

In seguito all'aggravarsi dell'emergenza sanitaria collegata al Coronavirus, l'art. 1 del decreto legge 14/2020 (ora art. 2-bis del decreto legge 18/2020) ha esteso la portata delle norme transitorie a tutto il territorio nazionale, con la specifica finalità di incrementare il personale necessario per rafforzare i reparti di terapia "intensiva e sub intensiva" necessari per la cura dei pazienti affetti COVID-19. Gli incarichi in oggetto sono di durata non superiore a sei mesi, prorogabili, nell'ambito del 2020, in ragione dell'eventuale perdurare dello stato di emergenza. Il conferimento può riguardare i soggetti iscritti agli albi professionali degli ordini: dei medici-chirurghi e degli odontoiatri; dei veterinari; dei farmacisti; dei biologi; dei fisici e dei chimici; della professione di ostetrica; dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione; degli psicologi e degli operatori-socio-sanitari.

L'art. 1, comma 3, del decreto legge 18/2020 ha poi disposto un incremento, pari a 100 milioni di euro, della quota del finanziamento sanitario corrente per il 2020 che può essere destinata al conferimento, da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, di incarichi di lavoro autonomo (anche di collaborazione coordinata e continuativa) ad iscritti agli albi delle professioni sanitarie, ivi compresi i medici,e di incarichi di lavoro autonomo a personale medico ed infermieristico collocato in quiescenza. Tali risorse sono aggiuntive rispetto a quelle che possono essere destinate (tra le altre finalità) ai medesimi incarichi e che sono stabilite per ciascuna regione (o provincia autonoma) dal decreto direttoriale 10 marzo 2020 , ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera a), e commi da 2 a 6, e dell'articolo 17 del decreto legge 9/2020.

In ragione del perdurare dello stato di emergenza, il cui termine è stato fissato dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2020 al 15 ottobre 2020, tutte le norme sopra descritte sono state prorogate alla stessa data.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

L'art. 2-ter del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020 (L. 27/2020), che ha assorbito l'articolo 2 del decreto legge n. 14 del 9 marzo 2020, ha consentito, in via transitoria, per il periodo dello stato di emergenza COVID-19 (il cui termine è stato fissato dalla delibera del 29 luglio 2020 al 15 ottobre 2020), il conferimento, da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, di incarichi individuali a tempo determinato a personale medico, anche all'ultimo e penultimo anno di formazione specialistica, e sanitario, mediante avviso pubblico e selezione per titoli e colloquio orale. Per il personale sanitario si fa riferimento a soggetti iscritti agli albi professionali degli ordini (medici-chirurghi e odontoiatri, veterinari, farmacisti, biologi, fisici e chimici, professioni infermieristiche, professione di ostetrica, tecnici sanitari, psicologi). Il successivo articolo 2-quater del citato DL. 18/2020 (che ha assorbito l' art. 3 del D.L. 14/2020) dispone inoltre che le Regioni, per poter avviare le assunzioni straordinarie di personale sanitario, procedano alla rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale.

Si segnala che l'articolo 29, commi 5-7, del DL. 104/2020 (cd. DL. Agosto in corso di conversione) ha circoscritto l'attività assistenziale attribuita ai medici specializzandi fino al 31 dicembre 2020, fermo restando il ruolo del tutor quale supervisore del periodo di tirocinio del medico specializzando. Questi, infatti, può stilare in autonomia esclusivamente i referti per prestazioni di controllo ambulatoriale con riferimento alle visite, agli esami e alle prestazioni specialistiche, mentre la refertazione delle prime visite, degli esami e delle prestazioni specialistiche è riservata ai medici specialisti. Il possesso della specializzazione è comunque richiesto per le refertazioni relative a specifiche branche specialistiche individuate nell'anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, e nella medicina nucleare, radiodiagnostica e radioterapia.

La norma è stata novellata dall'articolo 3 del D.L. 34 del 19 maggio 2020 (L. 77 del 2020) precisando che, mentre il personale sanitario e socio-sanitario arriva alla durata di un anno dell'incarico, gli incarichi attribuiti ai medici in formazione specialistica hanno una durata di sei mesi, con la possibilità di proroga dell'incarico di ulteriori sei mesi, fino al 31 dicembre 2020, in ragione del perdurare dello stato di emergenza e previa definizione dell'accordo in base alla normativa vigente (art. 584-bis della legge di bilancio per il 2019).

Quest'ultima prevede, in materia di formazione (medica e veterinaria) specialistica a tempo parziale, la stipulazione di specifici accordi tra le regioni, le province autonome e le università interessate, sulla base di un accordo quadro, adottato con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa raggiunta in Conferenza Stato-regioni. La  novella  dispone  altresì  che, per le ipotesi di proroga in esame, l'accordo tenga conto delle eventuali e particolari esigenze di recupero - all'interno  dell'ordinaria  durata  legale  del  corso  di  studio -  delle  attività  formative,  teoriche  e assistenziali, necessarie al raggiungimento degli obiettivi formativi previsti. Resta fermo che i medici in  formazione  specialistica, rimanendo comunque iscritti alla scuola di specializzazione  universitaria, continuano a percepire il trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica, integrato dagli emolumenti corrisposti per l'attività lavorativa svolta durante lo stato di emergenza, con il riconoscimento del periodo in esame ai fini del ciclo di studi di specializzazione.
Si prevede, peraltro, che tali incarichi possano essere conferiti anche ai laureati in medicina e chirurgia, pur se privi della cittadinanza italiana, abilitati all'esercizio della professione medica ed iscritti agli ordini professionali.
Peraltro, l'articolo 3- bis del menzionato D.L. 34 (D.L. Rilancio) opera un' estensione ad altri professionisti sanitari in formazione specialistica - odontoiatri, biologici, chimici, farmacisti, fisici e psicologi - dell'ambito di applicazione di una disciplina ai medici e veterinari in formazione specialistica, pur non determinando l'applicazione del medesimo trattamento economico.
Tale disciplina prevede la possibilità di partecipazione alle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza pubblica del ruolo sanitario con la conseguente formazione di una graduatoria separata, oltre che la possibilità, in via transitoria, fino al 31 dicembre 2022, per i soggetti utilmente collocati nelle suddette graduatorie separate, di assunzione a tempo determinato in enti ed aziende SSN e con orario a tempo parziale, prima del conseguimento del titolo di formazione specialistica; è previsto il successivo inquadramento a tempo indeterminato, a decorrere dalla data del conseguimento del medesimo titolo, nell'ambito dei ruoli della dirigenza del Servizio sanitario nazionale.

L'articolo 2, comma 5-bis, del D.L. 34 del 2020 (L. 77/2020, cd. DL. Rilancio) autorizza, al fine di garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza, gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale ad avviare procedure selettive per l'assunzione di operatori socio sanitario (OSS) a tempo indeterminato delle categorie A (con capacità manuali generiche ed autonomia esecutiva e di responsabilità), B (operatori tecnici per l'assistenza) profilo economico BS (B-super, con ulteriori gradi di specializzazione) e C (con conoscenze teoriche specialistiche di base e di eventuale coordinamento e controllo di altri operatori), anche in deroga al previo esperimento delle procedure di mobilità.

ultimo aggiornamento: 28 agosto 2020

L'articolo 1, commi 1 e 2, del decreto legge 18/2020 (L. 27/2020) ha previsto un incremento per il 2020, a valere sul finanziamento sanitario corrente, delle risorse del Fondo per la retribuzione delle condizioni di lavoro della dirigenza medica e sanitaria e del Fondo condizioni di lavoro e incarichi del personale del comparto sanità.

L'incremento è complessivamente pari a 250 milioni di euro ed è inteso ad elevare le risorse destinate alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario del personale sanitario (dipendente dagli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale) direttamente impiegato nelle attività di contrasto alla emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del virus SARS-COV2.

Successivamente, il Decreto n. 34/2020 cd. Rilancio (L. 77/2020), all'art. 2, comma 6, ha modificato le finalità e gli importi dello stanziamento, stabilendo che le risorse siano destinate prioritariamente alla remunerazione delle prestazioni, non solo a carattere straordinario, correlate alle particolari condizioni di lavoro del personale menzionato.

Si prevede inoltre che le regioni e le province autonome possano raddoppiare la misura dello stanziamento già vigente, con proprie risorse, fermo restando l'equilibrio economico del sistema sanitario dell'ente. Con riferimento a tale ipotesi, il successivo comma 10 dell'articolo 2 prevede un incremento di 190 milioni di euro, per il 2020, del livello del finanziamento sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato.

A valere su queste risorse destinate all'incremento dei fondi incentivanti, le Regioni e le province autonome possono altresì riconoscere agli operatori sanitari della rete ospedaliera (in particolare il personale infermieristico di cui all'articolo 86, comma 6, del contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto sanità per il triennio 2016-2018) un premio, in deroga agli altri vincoli in materia di spesa per il personale, commisurato al servizio effettivamente prestato durante lo stato di emergenza deliberato il 31 gennaio 2020, di importo non superiore a 2.000 euro al lordo dei contributi previdenziali ed assistenziali e degli oneri fiscali a carico del dipendente, e comunque per una spesa complessiva, al lordo dei contributi ed oneri a carico dell'amministrazione, non superiore all'ammontare delle predette risorse destinate ad incrementare i fondi incentivanti.

L'articolo 2 del citato D.L. 34 ha peraltro previsto la realizzazione di un rafforzamento strutturale della rete ospedaliera del Servizio sanitario nazionale mediante l'adozione di uno specifico piano di riorganizzazione in grado di fronteggiare in maniera adeguata le emergenze pandemiche come quella da COVID-19 in corso.

A tale scopo si prevede un aumento strutturale sul territorio nazionale di posti letto di terapia intensiva, anche con riferimento a quelli che si trovano in strutture movimentabili (per almeno 3.500 posti, corrispondente ad un incremento di circa 70% del numero di posti letto preesistenti la pandemia) e di area semi-intensiva (con una riqualificazione di 4.225 posti letto, al 50% convertibili in posti di terapia intensiva), della dotazione dei mezzi di trasporto dedicati ai trasferimenti secondari dei pazienti COVID-19, demandando alle regioni di consolidare all'interno delle strutture sanitarie la separazione dei percorsi di accesso e cura per i pazienti citati. Le Regioni e le province autonome vengono così autorizzate ad incrementare le spese per le assunzioni di personale sanitario, socio-sanitario e tecnico.

Nel complesso, secondo i dati del Ministero della salute si passa da un numero di 5.179 posti letto di TI (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70%. A questi si aggiunge la predisposizione alla terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Si aggiungono, inoltre, 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto di terapia intensiva, + 115% rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

Nelle prime settimane dell'emergenza, l'articolo 29 del D.L. 9/2020 ha consentito, in via transitoria, la frequenza del corso di formazione specifica in medicina generale, relativo al periodo 2019-2022, ai soggetti collocatisi utilmente nelle relative graduatorie che non avessero potuto sostenere l'esame di Stato - per l'abilitazione alla professione di medico-chirurgo - a seguito del rinvio stabilito dall'ordinanza n. 143 del Ministro dell'università e della ricerca del 24 febbraio 2020 che ha spostato a data da destinarsi lo svolgimento della seconda sessione relativa al 2019 degli esami di Stato di abilitazione alla professione di medico-chirurgo (l'ordinanza n. 163 del 3 marzo 2020 ha poi fissato tale data per il 7 aprile 2020). I soggetti rientranti nella suddetta deroga conseguono l'abilitazione entro la prima sessione utile ed esclude per essi, fino al medesimo conseguimento, l'applicazione di alcune norme relative a: il conferimento di incarichi (sostituzione a tempo determinato di medici di medicina generale o di medici di continuità assistenziale o di guardia medica turistica (riservati ai laureati in medicina e chirurgia abilitati); la partecipazione all'assegnazione degli incarichi convenzionali di medicina generale.

Successivamente, l'art. 4 del decreto legge 14/2020 (assorbito dal decreto legge 18/2020 come art. 2-quinquies) ha consentito ai medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale l'instaurazione di un rapporto convenzionale a tempo determinato con il Servizio sanitario nazionale. Inoltre è stato consentita l'assunzione di incarichi provvisori o di sostituzione di medici di medicina generale e l'iscrizione negli elenchi della guardia medica notturna e festiva e della guardia medica turistica ai medici abilitati, anche durante la loro iscrizione ai corsi di formazione specialistica (presso le scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia) o ai corsi di formazione specifica in medicina generale. Infine, sempre in via transitoria, ai medici iscritti al corso di formazione specialistica in pediatria è consentita l'assunzione di incarichi provvisori o di sostituzione di pediatri di libera scelta. L'efficacia di tale norma è stata prorogata dall'Allegato 1 del decreto legge 83/2020 al 15 ottobre 2020, data fissata dalla delibera del Consiglio dei ministri del 29 luglio 2020 quale termine dello stato emergenziale da COVID-19.

In ultimo, l'art.38 del decreto legge 23/2020 ha previsto la corresponsione, ai medici di medicina generale ed ai pediatri di libera scelta, in via immediata - e con i relativi arretrati - degli incrementi del trattamento economico contemplati dall'Atto di indirizzo per il rinnovo dell'accordo collettivo nazionale della medicina convenzionata, approvato dal Comitato di Settore Regioni-Sanità in data 9 luglio 2019 ed integrato in data 29 agosto 2019. Anche in questo caso, l'allegato 1 al decreto legge 83/2020 ha prorogato l'efficacia della norma al 15 ottobre 2020 - termine che coincide con la proroga dello stato di emergenza, stabilita con delibera del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2020.

Per rafforzare l'assistenza territoriale, la disposizione ha anche previsto  che  i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta si dotino, con oneri a proprio carico, di sistemi di piattaforme digitali, che consentano il contatto ordinario e prevalente con i pazienti fragili e cronici gravi e che, se loro richiesto dalle regioni, collaborino a distanza, nel caso in cui non siano dotati di idonei dispositivi di protezione individuale, nella sorveglianza clinica dei pazienti affetti da coronavirus in quarantena o in isolamento o in fase di guarigione, se dimessi precocemente dagli ospedali.

Inoltre, la norma in ultimo citata, ha dato facoltà alle regioni di impiegare il 20% dei fondi previsti dalla legge di bilancio 2020 per il fabbisogno di apparecchiature sanitarie, per l'acquisto e la fornitura ai medici di pulsiossimetri che permettano, previa consegna al paziente, se necessario, la valutazione a distanza della saturazione di ossigeno e della frequenza cardiaca durante il videoconsulto. In tal modo, il medico o il pediatra può avvalersi delle fasi di osservazione e dei segni riscontrati, nonché dei sintomi riferiti dal paziente, per un orientamento che definisca le successive azioni cliniche necessarie, in accordo con i percorsi definiti a livello regionale.

Si ricorda che l'art. 1, comma 449, della legge 160/2019 (legge di bilancio 2020), ha previsto lo stanziamento di circa 236 milioni di euro per il fabbisogno di apparecchiature sanitarie finalizzate a garantire l'espletamento delle prestazioni di competenza dei medici di medicina generale nonché dei pediatri di libera scelta, al fine di migliorare il processo di presa in cura dei pazienti nonché di ridurre il fenomeno delle liste d'attesa.

 

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

L'articolo 102, commi da 1 a 4, del decreto legge 18/2020 (L. 27/2020), in ragione della situazione emergenziale venutasi a creare in seguito alla pandemia Covid-19, ha introdotto il principio della laurea abilitante, vale a dire una nuova disciplina dell'abilitazione all'esercizio della professione di medico-chirurgo, ferma restando la condizione di svolgimento e di superamento (all'interno del corso di laurea o successivamente) di un tirocinio. Sono fatte salve (in quanto compatibili con le nuove norme) le disposizioni regolamentari vigenti sul tirocinio svolto all'interno del corso di laurea, con riferimento all'organizzazione e alla modalità di svolgimento, di valutazione e di certificazione del tirocinio stesso

Si rammenta, inoltre, che il comma 1 dell'art.102 prevede la possibilità per gli studenti che alla data di entrata in vigore del decreto legge 18/2020 risultino già iscritti al predetto Corso di laurea magistrale, di concludere gli studi secondo l'ordinamento didattico previgente con il conseguimento del solo titolo accademico.

Il decreto n. 8 del 2 aprile 2020 del MIUR recante l'adeguamento dell'ordinamento didattico della classe LM41 – Medicina e Chirurgia di cui al D.M. 16 marzo 2007, ai sensi dell'art. 102, comma 1, del decreto-legge n. 18/2020, ha conseguentemente stabilito che la prova finale dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico afferente alla classe LM-41 in medicina e chirurgia ha valore di esame di Stato abilitante all'esercizio della professione di medico chirurgo, previo superamento del tirocinio pratico-valutativo come disciplinato dal decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 9 maggio 2018, n. 58 .

Affinché la disciplina disegnata dall'art. 102 del decreto legge 18/2020 entri pienamente a regime, ogni Rettore dovrà emanare un provvedimento per la modifica del regolamento di Ateneo, fermo restando quanto disposto dal Decreto legge (vedi circolare del Miur) per cui l'abolizione trova già applicazione anche alle lauree magistrali della classe LM-41 anno accademico 2018/2019 i cui esami finali devono essere ancora eventualmente sostenuti, nonché alle lauree magistrali della classe LM-41 per le sessioni d'esame finale dell' anno accademico 2019/2020.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

In merito alle prove di abilitazione all'esercizio di alcune professioni, stabilite al comma 1 dell'articolo 6 del decreto-legge n. 22 del 2020, intervenuto a regolare lo svolgimento degli esami di Stato durante il periodo dell'emergenza epidemiologica, tra cui quelle sanitarie (biologo, psicologo, odontoiatra, farmacista e veterinario), il D.L. n. 34 del 19 maggio 2020 ha previsto che il Ministero dell'università e della ricerca possa disporre, con proprio decreto, le modalità di svolgimento delle prove diverse da quelle previste dalla normativa vigente, ivi inclusa la possibilità di eliminazione di una prova.

Peraltro, il D.M. 24 aprile 2020, n. 38 aveva già disposto, per l'abilitazione a tali professioni, il rinvio dell'esame di Stato, a causa dell'emergenza sanitaria.

In  attuazione  di  quanto  previsto  dall'articolo  6  del citato D.L. n. 22, è stato adottato il D.M. 29 aprile 2020, prot. n. 57, sulle modalità di svolgimento della prima sessione dell'anno 2020 degli esami di Stato di abilitazione all'esercizio delle professioni regolamentate, tra cui quelle sopra indicate di interesse sanitario. Il decreto ha previsto, in deroga alla normativa vigente, che l'esame di Stato per queste professioni sia costituito per la prima sessione dell'anno 2020, da un'unica prova orale svolta con modalità a distanza.

In particolare quanto all'esame per l'iscrizione nella sezione A dell'Albo, per la quale è necessaria la laurea specialistica o almeno quadriennale, la sessione già prevista per il 16 giugno è stata rinviata al 16 luglio (seconda sessione 16 novembre 2020). In  merito all'esame per l'iscrizione nella sezione B dell'Albo, per la quale è necessaria la laurea triennale, la sessione già prevista per il 22 giugno, è stata invece rinviata al 24 luglio (seconda sessione 23 novembre 2020).
ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

L'articolo 13 del decreto legge 18/2020 (L. n. 27/2020) è diretto a consentire, in deroga alle norme che disciplinano le procedure per il riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie conseguite in un Stato dell'Unione europea o in Stati terzi, l'esercizio temporaneo di tali qualifiche da parte di professionisti che intendono esercitare sul territorio nazionale una professione sanitaria conseguita all'estero in base a specifiche direttive dell'Unione europea (direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali). Le regioni e le province autonome possono pertanto procedere al reclutamento di tali professionisti in relazione al solo periodo dell'emergenza epidemiologica in base a quanto disposto dagli articoli 1 e 2 del DL. n. 14/2020 e nei limiti delle risorse ivi previste.

Inoltre, è stato consentito, alle pubbliche amministrazioni, per tutta la durata del periodo emergenziale, di assumere, per l'esercizio di professioni sanitarie e per la qualifica di operatore socio sanitario, i cittadini di paesi extra UE titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare, fermo restando ogni altro limite di legge. Il comma 1-bis, inserito dalla legge di conversione, consente alle pubbliche amministrazioni, per tutta la durata del periodo emergenziale (termine del 31 luglio, poi prorogato al 15 ottobre 2020) di assumere, per l'esercizio di professioni sanitarie e per la qualifica di operatore socio sanitario, anche i cittadini di paesi extra UE titolari di un permesso di soggiorno che consenta di lavorare, fermo restando ogni altro limite di legge.

  Modalità di svolgimento delle prove compensative per il riconoscimento di qualifiche professionali sanitarie  

L'articolo 102, comma 6, del decreto legge 18/2020 ha previsto che, nel periodo emergenziale da COVID-19 (esteso dalla delibera del Consiglio dei ministri del 29 luglio 2020 al 15 ottobre 2020), lo svolgimento delle prove compensative per il riconoscimento delle qualifiche professionali infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione, conseguite in altri paesi dell'Unione possa essere effettuata con modalità a distanza, con svolgimento della prova pratica secondo la modalità di cui al punto 2 della circolare del Ministero della salute e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca scientifica del 30 settembre 2016, prot. 46319 (circolare concernente le prove finali dei corsi di laurea afferenti alle classi di laurea delle professioni sanitarie). Tale modalità consiste nello svolgimento di una prova con domande a risposta chiusa e a risposta aperta su casi clinici o situazioni paradigmatiche della pratica professionale; la suddetta modalità è alternativa a quella definita dal precedente punto 1 della circolare, che prevede lo svolgimento di una simulazione pratica.

L'allegato 1 del decreto legge 83/2020 ha esplicitamente prorogato l'efficacia della norma al 15 ottobre 2020.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

Per far fronte alle esigenze di sorveglianza epidemiologica e di coordinamento connesse alla gestione dell'emergenza COVID-19, l'articolo 11 del decreto legge 18/2020 incrementa di 4 milioni, per ciascun anno del triennio 2020-2022, lo stanziamento di parte corrente dell'Istituto superiore di sanità (ISS). Tale somma è quasi interamente dedicata al reclutamento di personale.

ultimo aggiornamento: 30 aprile 2020

L'articolo 2 del decreto legge 18/2020 autorizza il Ministero della salute ad assumere, con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a tre anni, 40 unità di dirigenti sanitari medici, 18 unità di dirigenti sanitari veterinari e 29 unità di personale non dirigenziale con il profilo professionale di tecnico della prevenzione, utilizzando graduatorie proprie o approvate da altre amministrazioni per concorsi pubblici (anche relativi ad assunzioni a tempo indeterminato). Le unità in esame sono destinate agli uffici periferici.

ultimo aggiornamento: 30 aprile 2020

L'articolo 10 del decreto legge 18/2020 consente all'INAIL di conferire incarichi di lavoro autonomo (anche di collaborazione coordinata e continuativa), a tempo determinato, a 200 medici specialisti ed a 100 infermieri.

ultimo aggiornamento: 30 aprile 2020

L'art. 1, comma 5, del decreto legge 14/2020 (divenuto art. 2-bis del decreto legge 18/2020) consente, in via transitoria, il ricorso alla stipulazione, nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, di contratti di lavoro autonomo (anche di collaborazione coordinata e continuativa) con personale medico, veterinario, sanitario e socio-sanitario collocato in quiescenza (la possibilità è ammessa anche qualora il soggetto non sia iscritto, in conseguenza del collocamento a riposo, al relativo albo professionale). Le categorie interessate alla disposizione sono individuate in: dirigenti medici, veterinari, sanitari e personale del ruolo sanitario del comparto sanità collocati in quiescenza, nonché negli operatori socio-sanitari collocati in quiescenza. Tali incarichi di lavoro autonomo non possono avere una durata superiore a sei mesi e non possono superare il periodo emergenziale.

Il successivo art.12 del decreto legge 18/2020 (L. n. 27/2020) consente che gli enti e le aziende del Ssn, verificata l'impossibilità di reperire personale sanitario facendo ricorso alle misure già a tal fine previste, e fino al perdurare dello stato di emergenza (31 luglio, ora 15 ottobre 2020), possano trattenere in servizio, anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza, i dirigenti medici e sanitari, nonché il personale del ruolo sanitario del comparto sanità e gli operatori socio-sanitari.

Per i medesimi fini e per il medesimo periodo il personale dei medici e del settore sanitario della Polizia di Stato può essere trattenuto in servizio anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti sul collocamento in quiescenza.

In ragione del perdurare dello stato di emergenza, il cui termine è stato fissato dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2020 al 15 ottobre 2020, tutte le norme sopra descritte sono state prorogate alla stessa data.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

Nel corso dell'emergenza da COVID-19, molti esercenti le professioni sanitarie e anche molti operatori socio-sanitari e sociali sono stati contagiati, e in seguito sono deceduti per effetto diretto ovvero come concausa del contagio del virus.

L'art. 22-bis del decreto legge 18/2020, (L. n. 27 del 2020) ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo con una dotazione di 10 milioni di euro per l'anno 2020, per l'adozione di iniziative di solidarietà a favore dei familiari di medici, personale infermieristico e operatori socio-sanitari (OSS) che abbiano perso la vita nelle azioni di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (entro il periodo dello stato di emergenza, ora prorogato al 15 ottobre 2020).

Successivamente, l'art. 10, comma 1, lettera a),  del decreto legge 34/2020 (L. n. 77 del 2020) ha modificato l'articolo 22-bis, con la finalità di estendere tale beneficio ai familiari di tutti gli esercenti le professioni sanitarie e la professione di assistenti sociali.

L'efficacia della norma è stata estesa dall'Allegato 1 deldecreto legge 83/2020 al 15 ottobre 2020, termine fissato dalla delibera del Consiglio dei ministri 29 luglio 2020 quale termine dello stato emergenziale da COVID-19.

Si segnala inoltre che l'Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri –Dipartimento della Protezione civile del 5 aprile 2020 ha inteso assicurare un ulteriore sostegno economico ai familiari delle persone decedute nell'esercizio della propria funzione ed attività a causa del coronavirus. A tal fine, è stata disposta l'autorizzazione del Dipartimento della protezione civile a ricevere risorse finanziare derivanti da erogazioni liberali allo scopo espressamente finalizzate dal donante.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

Il citato D.L. n. 34 cd. Decreto Rilancio, all'art. 1, comma 5, ha previsto la possibilità di procedere ad assunzioni di personale infermieristico, con l'obiettivo da una parte, di potenziare, con la componente infermieristica, l'assistenza domiciliare e la sorveglianza attiva per i pazienti da SARS-CoV-2 non ospedalizzati, supportando le USCA (unità speciali di continuità assistenziale), e dall'altra di rafforzare l'assistenza ai soggetti fragili e cronici, anche attraverso la collaborazione rafforzata con i medici di medicina generale, riducendo così il carico di prestazioni e servizi ambulatoriali. A tal fine viene introdotta la figura professionale dell'infermiere di famiglia o di comunità.

Più precisamente, dal 15 maggio al 31 dicembre 2020, le aziende e gli enti del Ssn possono utilizzare forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa con infermieri che non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, in numero non superiore a 8 infermieri ogni 50.000 abitanti.Il conferimento di tali incarichi avviene in deroga alla normativa vigente e in relazione ai modelli organizzativi regionali.

Dal 1° gennaio 2021, la medesima norma del citato comma 5 è consentita, per un numero stimato pari complessivamente a 9.600 infermieri, entro i limiti di spesa di 480.000.000 euro annui.

Per le attività assistenziali svolte, gli infermieri ricevono un compenso lordo di 30 euro ad ora, inclusivo degli oneri riflessi, per un monte ore settimanale massimo di 35 ore.

Inoltre, vengono previsti incentivi per i medici di medicina generale che si avvarranno della collaborazione di infermieri. A tal fine è stato incrementato di 10 milioni il livello di finanziamento sanitario corrente 2020.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020

Per garantire maggiore supporto ai Sistemi sanitari regionali è stata autorizzata l'istituzione, presso il Dipartimento della protezione civile di Unità composte da personale sanitario (medici e infermieri) e socio sanitario (OSS), reclutato su base volontaria attraverso appositi bandi, per il supporto dei servizi sanitari regionali che ne facciano richiesta, individuati dal Capo del Dipartimento della protezione civile con priorità per quelli maggiormente in difficoltà operativa a causa dell'emergenza, nonché, per l'Unità operativa socio sanitaria, per il supporto delle RSA e degli istituti penitenziari. 

L'attività prestata nell'Unità è considerata servizio utile a tutti gli effetti. Il Capo del Dipartimento della protezione civile privilegia, ove possibile, l'assegnazione nei servizi sanitari delle Regioni maggiormente in difficoltà operativa limitrofe a quella di provenienza del personale asssegnato. Le Regioni presso cui il personale è destinato a prestare la propria attività provvedono all'alloggio del personale ed al rimborso delle spese documentate di viaggio tra il domicilio e la sede assegnata. A ciascun medico o infermiere dell'Unità è corrisposto, per ogni giorno di attività effettivamente prestato, un premio di solidarietà forfettario di 200 euro, che per gli operatori socio sanitari scende a 100 euro al giorno, e  non concorre alla formazione del reddito. Il premio di solidarietà è corrisposto direttamente dal Dipartimento della protezione civile. Agli oneri si provvede a valere sulle somme stanziate per l'emergenza.

Sono state finora costituite:

Unità medico specialistica: la cui costituzione è stata autorizzata,in deroga alla normativa vigente, dall''ocdpc n. 654 del 20 marzo 2020. L'Unità è composta di un numero massimo di cinquecento medici (inizialmente trecento, integrati poi da altri 200 ai sensi dell'ocdpc n. 666 del 22 aprile 2020) scelti dal Capo del Dipartimento della protezione civile, sulla base delle specifiche specializzazioni ritenute necessarie, tra le seguenti categorie:

a) medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale (si prescinde dall'assenso del servizio sanitario regionale di appartenenza);

b) medici dipendenti da strutture sanitarie private anche non accreditate con il Servizio sanitario nazionale (previo assenso della struttura di appartenenza);

c) liberi professionisti anche con rapporto convenzionato con il Servizio sanitario nazionale (previo assenso delle strutture che si giovano del servizio prestato in regime convenzionale).

Unità tecnico infermieristica: la cui istituzione è stata autorizzata dall'ocdpc n. 656 del 26 marzo 2020, ad integrazione dell'Unità medico specialistica di cui sopra. L'Unità è composta di un numero massimo di 500 infermieri scelti dal Capo del Dipartimento della protezione civile, sulla base delle specifiche esperienze professionali ritenute necessarie, tra le seguenti categorie:

a) Infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale (si prescinde dall'assenso del servizio sanitario regionale di appartenenza);

b) Infermieri dipendenti da strutture sanitarie anche non accreditate con il Servizio sanitario nazionale (previo assenso della struttura di appartenenza qualora trattasi di strutture sanitarie accreditate con il servizio sanitario nazionale);

c) Infermieri libero professionisti anche con rapporto di somministrazione di lavoro (previo assenso della struttura presso cui prestano servizio in regime di somministrazione lavoro qualora trattasi di strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale).

Unità socio sanitaria: la cui istituzione è stata autorizzata dall'ocdpc n. 665 del 22 aprile 2020  a supporto delle RSA (Residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili) e degli istituti penitenziari (come individuati dal Ministero della giustizia - Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria e dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità per le strutture detentive. Tali Dipartimenti individuano altresì il numero di operatori necessari per ogni istituto o struttura detentiva). L'Unità è composta da un massimo di 1.500 operatori socio sanitari, di cui 500 da destinare alle RSA e 1.000 da destinareagli istiuti penitenziari. Gli operatori socio sanitari sono individuati dal Dipartimento della protezione civile tra le seguenti categorie:

a) operatori dipendenti del Servizio sanitario nazionale (si prescinde dall'assenso del servizio sanitario regionale di appartenenza);

b) operatori dipendenti da strutture sanitarie anche non accreditate con il Servizio sanitario nazionale (previo assenso della struttura di appartenenza);

c) operatori libero professionisti anche con rapporto di somministrazione di lavoro (previo assenso della struttura presso cui prestano servizio in regime di somministrazione lavoro qualora trattasi di strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale).

ultimo aggiornamento: 27 aprile 2020

Come stabilito dal Decreto Rilancio (art. 1, comma 7-bis, del decreto legge 34/2020), fino al 31 dicembre 2021, gli enti e le aziende del Ssn possono conferire incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, a professionisti del profilo di psicologo regolarmente iscritti nell'albo professionale. Gli incarichi di lavoro sono conferiti nel rispetto dei tetti di spesa per il personale del Ssn (di cui all'art. 11 del decreto legge 35/2019) e il loro conferimento di incarichi avviene in deroga alla normativa vigente.

Gli incarichi sono conferiti a supporto delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA di cui all'art. 4-bis del decreto legge 18/2020), in numero non superiore ad uno psicologo ogni due Unità per un monte settimanale massimo di 24 ore.

L'intervento è finalizzato ad una corretta gestione delle implicazioni piscologiche generate dalle particolari condizioni seguite all'evento pandemico da COVID-19.

ultimo aggiornamento: 10 luglio 2020

L'art. 16-bis del citato Decreto Rilancio ha esteso la disciplina specifica sul collocamento obbligatorio prevista per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata (e relativi superstiti) e per altre categorie specifiche di soggetti ai medici, agli operatori sanitari, agli infermieri, ai farmacisti, agli operatori socio-sanitari, ai lavoratori delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, impegnati nelle azioni di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e che, durante lo stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020 (31 luglio, prorogato al 15 ottobre 2020), abbiano contratto, in conseguenza dell'attività di servizio prestata, una patologia alla quale sia conseguita la morte o un'invalidità permanente, per effetto, diretto o come concausa, del contagio da COVID-19.

ultimo aggiornamento: 3 agosto 2020
 
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