tema 25 ottobre 2019
Studi Camera - Ambiente Ambiente e gestione del territorio Promozione del recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per l'economia circolare (Legge SalvaMare)
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L'Assemblea della Camera, nella seduta del 24 ottobre 2019, ha approvato il disegno di legge del Governo A.C. 1939-A e abb., recante "Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare («legge salva mare»)", che ora passa all'esame del Senato.

Il disegno di legge, composto da 14 articoli, detta disposizioni che comportano, tra l'altro, un parziale ed anticipato recepimento della nuova direttiva 2019/883/UE sugli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi (pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'UE del 7 giugno 2019 e che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 28 giugno 2021, il cui art. 2, in particolare, prevede l'inclusione, tra i rifiuti delle navi assoggettati alle disposizioni della direttiva, anche dei "rifiuti accidentalmente pescati").

Nel corso dell'esame in sede referente, caratterizzato dallo svolgimento di un ciclo di audizioni informali, l'ambito di applicazione del disegno di legge è stato, inoltre, esteso al recupero di rifiuti anche nei fiumi, nei laghi e nelle lagune

Più in particolare, l'articolo 1 indica finalità e definizioni.

Il comma enuncia le finalità perseguite dal disegno di legge, consistenti nel contribuire al risanamento dell'ecosistema marino e alla promozione dell'economia circolare, nonché alla sensibilizzazione della collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune e alla corretta gestione degli stessi.

Il comma 2, oltre a richiamare l'applicabilità delle definizioni previste dal D.Lgs. 152/2006 (c.d. Codice dell'ambiente), dal D.Lgs. 182/2003 (di recepimento della direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi ed i residui del carico) e dal D.Lgs. 4/2012 (recante "Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura"), introduce una serie di nuove definizioni. In particolare viene introdotta (dalla lettera a) dell'art. 1) la definizione di "rifiuti accidentalmente pescati" (d'ora in avanti, per comodità, indicati con l'acronimo RAP) che fa riferimento ai "rifiuti raccolti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo". Viene inoltre introdotta (dalla lettera b) dell'articolo 1) la definizione di "rifiuti volontariamente raccolti" (d'ora in avanti indicati con l'acronimo RVR), da intendersi come i "rifiuti raccolti nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune".

Tali campagne di pulizia sono definite, dalla successiva lettera c) come le iniziative preordinate all'effettuazione di operazioni di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune nel rispetto delle condizioni di cui all'articolo 3.

Viene altresì introdotta la definizione di "campagna di sensibilizzazione" (dalla successiva lettera d)), che fa riferimento all'attività finalizzata a promuovere e a dif­fondere modelli comportamentali virtuosi di prevenzione dell'abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune.

Sono inoltre individuati (dalle lettere e) ed f) dell'articolo 1, rispettivamente, l'autorità competente, individuata nel comune territorialmente competente, e il "soggetto promotore della campagna di pulizia", che è il soggetto, tra quelli abilitati a partecipare alle campagne di pulizia ai sensi dell'art. 3, che presenta all'autorità competente l'istanza prevista nel medesimo articolo.

Sono state poi aggiunte le ulteriori definizioni di "imprenditore ittico", "nave" e "porto".

L'articolo 2 disciplina le modalità di gestione dei RAP.

Il comma 1 - in linea con quanto previsto dalla direttiva 2019/883/UE - equipara i rifiuti accidentalmente pescati in mare ai rifiuti prodotti dalle navi.

Il comma 2 prevede, per il comandante della nave che approda in un porto, l'obbligo di conferimento dei RAP all'impianto portuale di raccolta di cui all'art. 4 del D.Lgs. 182/2003.

Viene precisato che i RAP a cui i commi 1 e 2  fanno riferimento sono solo i "rifiuti accidentalmente pescati" (RAP) in mare. Tale precisazione è necessaria alla luce dell'ampliamento della definizione di RAP (recata dall'articolo 1, lettera a)) anche ai rifiuti accidentalmente pescati nei fiumi, nei laghi e nelle lagune, che sono invece classificati come rifiuti urbani (v. art. 2, comma 5).

E' altresì disciplinato il caso di ormeggio di un'imbarcazione presso aree non ricadenti nella competenza territoriale di un'autorità di sistema portuale ai sensi della L. 84/1994. Nel caso in questione, viene previsto che i comuni territorialmente competenti, nell'ambito della gestione dei rifiuti urbani e assimilati, dispongono, ai sensi dell'art. 198 del D.Lgs. 152/2006, che i "RAP in mare" (cioè quelli di cui al comma 1) siano conferiti ad apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi.

Un ulteriore caso è disciplinato dal comma 3, che prevede che il comandante della nave che approda in un piccolo porto non commerciale, che è caratterizzato soltanto da un traffico sporadico o scarso di imbarcazioni da diporto, conferisce i RAP presso gli impianti portuali di raccolta integrati nel sistema di gestione dei rifiuti comunale
  In base al comma 4, il conferimento dei RAP all'impianto portuale di raccolta è gratuito per il conferente (ai sensi dell'art. 8, comma 5, del D.Lgs. 182/2003) e si configura come deposito temporaneo (ai  sensi dell'art. 183, comma 1, lettera bb), del D.Lgs. 152/2006) alle condizioni ivi previste.

Il comma 5 novella l'art. 184 del Codice dell'ambiente (D.Lgts. 152/2006) al fine di includere tra i rifiuti urbani i rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, anche attraverso campagne di pulizia, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune (nuova lettera f-bis) del comma 2 dell'art. 184). 

Il comma 6 dispone che i costi di gestione dei RAP sono coperti con una specifica componente che si aggiunge alla tassa o tariffa sui rifiuti. Viene altresì precisato che la finalità di tale disposizione è quella di distribuire sull'intera collettività nazionale gli oneri di cui all'articolo 2.

Il comma 7 demanda all'ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente):

  • la disciplina dei criteri e delle modalità  per la definizione della componente specifica destinata alla copertura dei costi di gestione dei RAP e, in base ad un'integrazione operata in sede referente, per la sua indicazione negli avvisi di pagamento separatamente rispetto alle altre voci;
  • l'individuazione dei soggetti e degli enti tenuti a fornire i dati e le informazioni necessari per la determinazione della componente medesima;
  • la definizione dei termini entro i quali tali dati e informazioni devono essere forniti.
La norma in esame chiarisce che tale attribuzione deriva dai compiti di regolazione e controllo del ciclo dei rifiuti urbani ed assimilati, attribuiti all'ARERA dal comma 527 dell'art. 1 della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018). 

Il comma 8 demanda ad un apposito decreto ministeriale (emanato dal Ministro delle poli­tiche agricole alimentari, e forestali, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge) l'individuazione di misure premiali nei confronti dei comandanti dei pescherecci soggetti al rispetto degli obblighi di conferimento.

Nel corso dell'esame in Assemblea è stato precisato che tali misure premiali non devono pregiudicare la tutela dell'ecosistema marino e il rispetto delle norme sulla sicurezza.

L'articolo 3 detta disposizioni finalizzate a disciplinare lo svolgimento di campagne di pulizia finalizzate alla raccolta volontaria di rifiuti.

Tale articolo, che nel testo iniziale riguardava solamente le campagne di pulizia condotte in mare, è stato modificato, nel corso dell'esame in sede referente, al fine di far riferimento anche alle campagne di pulizia di fiumi, laghi e lagune.

Il comma 1, in particolare, dispone che tali campagne di pulizia possono essere organizzate:

  • su iniziativa dell'autorità competente (vale a dire del Comune, in virtù della definizione recata dalla lettera e) dell'art. 1);
  • o su istanza presentata all'autorità competente dal soggetto promotore della campagna.

Lo stesso comma prevede l'emanazione di un decreto ministeriale (adottato dal Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e dopo aver acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni) a cui viene demandata l'individuazione delle modalità per l'effettuazione delle campagne di pulizia.

In base al comma 2, nelle more dell'adozione del decreto attuativo in questione, la campagna di pulizia può essere iniziata trascorsi 30 giorni dalla data di presentazione dell'istanza, fatta salva, per l'autorità competente, la possibilità di adottare motivati provvedimenti di divieto dell'inizio o della prosecuzione dell'attività medesima ovvero prescrizioni concernenti i soggetti abilitati a partecipare alle campagne, le aree interessate dalle stesse nonché le modalità di raccolta dei rifiuti

Il comma 3 individua i soggetti promotori delle campagne di pulizia.

Sono considerati tali gli enti gestori delle aree protette, le associazioni ambientaliste, le associazioni dei pescatori, le cooperative e le imprese di pesca, nonché i loro consorzi, le associazioni di pescatori sportivi e ricreativi, le associazioni sportive di subacquei e diportisti, i centri di immersione e di addestramento subacqueo nonché i gestori degli stabilimenti balneari. Sono altresì soggetti promotori gli enti del Terzo settore nonché, fino alla completa operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le associazioni di promozione sociale, le fondazioni e le associazioni con finalità di promozione, tutela e salvaguardia dei beni naturali e ambientali e gli altri soggetti individuati dall'autorità competente.

Lo stesso comma reca altresì una disposizione volta a consentire agli enti gestori delle aree marine protette di realizzare, anche di concerto con gli organismi rappresentativi degli imprenditori ittici, iniziative di comunicazione pubblica e di educazione ambientale per la promozione delle campagne di pulizia.

Il comma 4 prevede che ai RVR durante le campagne di pulizia si applicano le norme dettate per i RAP dall'art. 2 del disegno di legge in esame. Di conseguenza, anche per i RVR vige l'obbligo di conferimento gratuito all'impianto portuale di raccolta.

L'articolo 4 - nell'ottica della promozione dell'economia circolare - prevede l'emanazione (entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge) di un regolamento ministeriale, adottato con decreto del Ministro dell'ambiente, volto a stabilire criteri e modalità con cui i RAP e i RVR cessano di essere qualificati come rifiuti, ai sensi dell'art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006.

La norma in esame precisa altresì che la finalità da essa recata è quella di promuovere il riciclaggio della plastica e di materiali non compatibili con l'ecosistema marino e delle acque interne.

L'articolo 5, introdotto nel corso dell'esame in Assemblea, disciplina la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate.

Il comma 1 dispone che le biomasse vegetali, derivanti da piante marine o alghe, depositate naturalmente sul lido del mare e sull'arenile, fatta salva la possibilità del mantenimento in loco o del trasporto a impianti di gestione dei rifiuti, possono essere reimmesse nell'ambiente naturale (anche mediante il riaffondamento in mare o il trasferimento nell'area retrodunale o in altre zone comunque appartenenti alla stessa unità fisiografica) previa vagliatura finalizzata alla separazione della sabbia dal materiale organico nonché alla rimozione dei rifiuti frammisti di origine antropica, anche al fine dell'eventuale recupero della sabbia da destinare al ripascimento dell'arenile. In caso di riaffondamento in mare, tale operazione è effettuata, in via sperimentale, in siti ritenuti idonei dall'autorità competente

Il comma 2 riguarda invece gli «accumuli antropici», costituiti da biomasse vegetali di origine marina completamente mineralizzata, sabbia e altro materiale inerte frammisto a materiale di origine antropica, prodotti dallo spostamento e dal successivo accumulo in determinate aree. In tal caso viene previsto che tali accumuli possono essere recuperati previa vagliatura. Tale possibilità è valutata e autorizzata, caso per caso, dall'autorità competente, la quale verifica il rispetto delle condizioni fissate dal medesimo comma.

Il comma 3 esclude dal novero dei rifiuti i prodotti costituiti di materia vegetale di provenienza agricola o forestale, depositata naturalmente sulle sponde di laghi e fiumi e sulla battigia del mare, derivanti da operazioni finalizzate alla separazione dei rifiuti frammisti di origine antropica.

L'individuazione dei criteri e delle modalità per la raccolta, la gestione e il riutilizzo di tali prodotti è demandata alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano competenti per territorio, che dovranno tener conto delle eventuali norme tecniche adottate dall'ISPRA.

 

L'articolo 6, introdotto nel corso dell'esame in Assemblea, prevede che le attività tecnico-scientifiche funzionali alla protezione dell'ambiente marino che comportano l'immersione subacquea in mare al di fuori degli ambiti portuali - svolte da personale del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente di cui alla legge n. 132 del 2016 o da soggetti terzi che realizzano attività subacquee di carattere tecnico-scientifico finalizzate alla tutela, al monitoraggio o al controllo ambientale su apposita convenzione o in virtù di finanziamenti ministeriali - si conformano alle linee guida operative adottate con decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, acquisito il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto.

L'articolo 7 prevede che possono essere effettuate campagne di sensibilizzazione per il conseguimento delle finalità della presente legge e della Strategia per l'ambiente marino di cui al D.P.C.M. 10 ottobre 2017 e degli obiettivi della Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Tale articolo, in virtù delle modifiche operate dall'Assemblea, non prevede più l'emanazione di un apposito decreto ministeriale finalizzato a disciplinare le modalità per l'effettuazione delle predette campagne. 

L'articolo 8, modificato nel corso dell'esame in Assemblea, prevede la promozione nelle scuole di ogni ordine e grado, da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di attività volte a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti, coordinando tali attività con le misure e le iniziative previste, con riferimento alle tematiche ambientali, nell'ambito della legge 20 agosto 2019, n. 92.

Viene altresì previsto che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca tiene conto delle citate attività nella definizione delle linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica. Nelle scuole sono inoltre promosse le corrette pratiche sul recupero e riuso dei beni e dei prodotti a fine ciclo, anche con riferimento alla riduzione dell'utilizzo della plastica, e sui sistemi di riutilizzo disponibili.

L'articolo 9, con una modifica all'art. 52, comma 3 del D.Lgs n. 171/2005, prevede che in occasione della celebrazione presso gli istituti scolastici di ogni ordine e grado della "Giornata del mare" le iniziative promosse per la conoscenza del mare facciano riferimento anche alle misure per la prevenzione e il contrasto del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti in mare.

L'articolo 10 prevede, al comma 1, il rilascio - agli imprenditori ittici che, nell'esercizio delle proprie attività, utilizzano materiali di ridotto impatto ambientale, partecipano a campagne di pulizia del mare o conferiscono i RAP - di un riconoscimento ambientale attestante l'impegno per il rispetto dell'ambiente e la sostenibilità dell'attività di pesca da essi svolta. Il comma 2 prevede che la disciplina delle procedure, delle modalità e delle condizioni per l'attribuzione del riconoscimento (anche ai fini dei programmi di etichettatura ecologica di cui all'art. 18, comma 2, lettera d), del D.Lgs. 9 gennaio 2012, n. 4) è demandata ad un regolamento ministeriale adottato, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

In base al comma 3, inserito durante l'esame in Assemblea, è altresì prevista per i comuni la possibilità di realizzare un sistema incentivante per il rispetto dell'ambiente marino volto ad attribuire un riconoscimento ai possessori di imbarcazione, non esercenti attività professionale, che recuperano e conferiscono a terra i rifiuti in plastica accidentalmente pescati o volontariamente raccolti.

L'articolo 11, introdotto durante l'esame in Assemblea, prevede, al comma 1, che tutti gli impianti di desalinizzazione maggiormente impattanti sono sottoposti a preventiva valutazione di impatto ambientale (VIA) di competenza statale (nuovo punto 17-ter) dell'allegato II alla parte secondo del D.Lgs. 152/2006, c.d. Codice dell'ambiente).

Il comma 2 disciplina gli scarichi degli impianti di desalinizzazione di cui al comma 1, prevedendo che gli stessi sono autorizzati in conformità alla disciplina generale degli scarichi (dettata dalla parte terza del Codice dell'ambiente). Viene inoltre prevista l'emanazione, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di un apposito decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per la definizione di criteri specifici integrativi per gli scarichi in questione.

Il comma 3 individua le condizioni per l'ammissibilità degli impianti di desalinizzazione destinati alla produzione di acqua per il consumo umano.

Nel dettaglio tali impianti sono ritenuti ammissibili: in situazioni di comprovata carenza idrica e in mancanza di fonti idricopotabili alternative economicamente sostenibili; qualora sia dimostrato che siano stati effettuati gli opportuni interventi per ridurre significativamente le perdite della rete acquedottistica e per la razionalizzazione dell'uso della risorsa idrica prevista dalla pianificazione di settore; nei casi in cui gli impianti siano previsti nei piani di settore in materia di acque e in particolare nel piano d'ambito anche sulla base di un'analisi costi-benefìci.

Il comma 4 prevede l'emanazione, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di un decreto ministeriale (adottato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute) per la definizione:

- di criteri di indirizzo nazionali sull'analisi dei rischi ambientali e sanitari correlati agli impianti di desalinizzazione ;

- nonché delle soglie di assoggettabilità alla VIA prevista dal comma 1.

Il comma 5 dispone l'esclusione dal campo di applicazione del presente articolo degli impianti di desalinizzazione installati a bordo delle navi come definite all'articolo 136 del codice della navigazione.

 

L'articolo 12 prevede, al comma 1, l'istituzione, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Tavolo interministeriale di consultazione permanente, al fine di: coordinare l'azione di contrasto all'inquinamento marino, anche dovuto alle plastiche; ottimizzare l'azione dei pescatori per le finalità della presente legge; monitorare l'andamento del recupero dei rifiuti conseguente all'attuazione della presente legge, garantendo la diffusione dei dati e dei contributi. 

I successivi commi disciplinano la composizione e le modalità di funzionamento del Tavolo interministeriale, prevedendo altresì che ai componenti non siano corrisposti compensi, indennità, gettoni di presenza, rimborsi spese o altri emolumenti comunque denominati.

L'articolo 13 prevede che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sull'attuazione della presente legge.

Infine, l'articolo 14 dispone la clausola di invarianza finanziaria e stabilisce che le amministrazioni interessate provvedono alle attività in essa previste con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2019
 
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