tema 19 febbraio 2019
Studi Camera - Attività Produttive Fisco Sviluppo economico e politiche energetiche Interventi di sostegno alle imprese

Nel corso dell'attuale legislatura, sono state adottate misure volte ad introdurre limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti agli investimenti produttivi. Gli interventi sono contenuti nel D.L. n. 87/2018. La disciplina introdotta supera quanto era già previsto in materia dalla legge di stabilità 2014 (articolo 1, commi 60 e 61). Con la legge di bilancio 2019, sono poi state introdotte misure di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese nazionali, con un rifinanziamento del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy. Con la stessa legge di bilancio sono rifinanziate, prorogate, e rimodulate una serie di misure ascrivibili al cd. Piano Nazionale Industria 4.0, programma di interventi di sostegno all'innovazione tecnologica in chiave pro-competitiva del tessuto imprenditoriale e produttivo italiano, già adottato e finanziato nella precedente legislatura. Tra i rifinanziamenti intervenuti, quelli alla cd. Nuova Sabatini e ai Contratti di sviluppo. Con il D.L. n. 119/2018 è stato poi rifinanziato il Fondo di garanzia per le PMI che costituisce uno dei principali strumenti di sostegno pubblico finalizzati a facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese.

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Nel corso dell'attuale legislatura, sono state adottate misure volte ad introdurre limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti agli investimenti produttivi. Gli interventi sono contenuti nel D.L. n. 87/2018. La disciplina introdotta supera quanto era già previsto in materia dalla legge di stabilità 2014 (articolo 1, commi 60 e 61).

Il decreto legge prevede, in particolare, la decadenza dai benefici per le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede come condizione l'effettuazione:

  • di investimenti produttivi
  • di investimenti produttivi specificamente localizzati

qualora l'attività economica specificamente incentivata, o una sua parte, sia delocalizzata dalle predette imprese in Stati non appartenenti all'UE, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo, entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata.

Vengono fatti salvi in ogni caso i vincoli derivanti da accordi internazionali sottoscritti dal nostro Paese e i vincoli derivanti dalla normativa europea.

La norma dispone inoltre che gli importi restituiti dalle imprese che decadono dal beneficio siano riassegnati all'amministrazione titolare della misura di aiuto e vadano ad incrementare la disponibilità della misura stessa.

Inoltre, le somme disponibili derivanti dalle sanzioni applicate sono destinate al finanziamento di contratti di sviluppo ai fini della riconversione del sito produttivo in disuso a causa della delocalizzazione dell'attività economica, eventualmente anche sostenendo l'acquisizione da parte degli ex dipendenti (articolo 5 del D.L. n.87/2018).

Il D.L. n. 87/2018 dispone poi la decadenza dalla fruizione di specifici benefici per le imprese - italiane ed estere operanti nel territorio italiano - che, avendo beneficiato di aiuti di Stato che prevedano una valutazione dell'impatto occupazionale, non abbiano garantito il mantenimento di determinati livelli occupazionali (articolo 6 del D.L. n.87/2018).

Inoltre, lo stesso provvedimento di legge subordina l'applicazione dell'iper ammortamento fiscale dei beni materiali nuovi, strumentali all'esercizio dell'attività d'impresa, alla condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale.

Se nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati a strutture produttive situate all'estero, anche se appartenenti alla stessa impresa, si procede al recupero dell'iperammortamento (articolo 7 del D.L. n. 78/2018).

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

Nell'attuale legislatura sono stati introdotte misure di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese nazionali. In primis, con il Decreto legge n. 91/2018 è stato rifinanziato il Fondo – istituito presso il Mediocredito centrale - per la concessione di contributi al pagamento degli interessi sui finanziamenti che gli istituti ed aziende ammessi ad operare con il Mediocredito stesso concedono per attività di sostegno all'export. Il Fondo in questione costituisce, in sostanza, lo strumento di stabilizzazione del tasso di interesse e di cambio in operazioni di export-credit ed il rifinanziamento è intervenuto  - nella misura di 160 milioni di euro per l'anno 2018, di 125 milioni per l'anno 2019, e di 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032 - per consentire la prosecuzione della sua operatività (posta l'assenza di disponibilità) per ulteriori attività di sostegno alle esportazioni italiane.

La legge di bilancio 2019 (legge n. 145/2018) contiene il rifinanziamento di ulteriori 90 milioni per il 2019 e di 20 milioni per il 2020 del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy (art. 1, comma 201).

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

La legge di bilancio 2019 rifinanzia la cd. Nuova Sabatini, misura di sostegno adottata nella scorsa legislatura con il D.L. n. 69/2013 volta alla concessione da parte di banche o intermediari finanziari - alle micro, piccole e medie imprese - di finanziamenti agevolati per investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, compresi i cd. investimenti in beni strumentali "Industria 4.0" e di un correlato contributo statale in conto impianti rapportato agli interessi calcolati sui predetti finanziamenti.

Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del "Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese" fino all'80% dell'ammontare del finanziamento stesso, deve essere:

  • di durata non superiore a 5 anni
  • di importo compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro
  • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili

L'investimento può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing).

Il contributo del Ministero dello sviluppo economico è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all'investimento, ad un tasso d'interesse annuo pari al:

  • 2,75% per gli investimenti ordinari
  • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. "industria 4.0").

In legge di bilancio 2019 ha dunque rifinanziato l'autorizzazione di spesa finalizzata al contributo statale nella misura di 48 milioni di euro per il 2019, di 96 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020-2023 e di 48 milioni di euro per il 2024. Sulle somme autorizzate è mantenuta la riserva (30% delle risorse) e la maggiorazione del contributo statale (del 30%) per gli investimenti in beni strumentali cd. "Industria 4.0", nonché il termine per la concessione dei finanziamenti agevolati (fino ad esaurimento delle risorse statali autorizzate) di cui alla legge di bilancio per il 2018. Le risorse non utilizzate per la riserva sopra citata al 30 settembre di ciascun anno, rientrano nelle disponibilità complessive della misura (articolo 1, comma 200, Legge n. 145/2018).

In conseguenza del rifinanziamento, con il decreto direttoriale n. 1338 del 28 gennaio 2019, è stata disposta, a partire dal 7 febbraio 2019, la riapertura dello sportello per la presentazione delle domande di accesso ai contributi.

Sulla Nuova Sabatini, si rinvia alla recente Relazione della Corte dei Conti, sullo stato di attuazione della "Nuova Sabatini" del 25 ottobre 2018, nonché al sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico.

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

La legge di bilancio 2019 proroga inoltre il cd. iperammortamento, misura che consente di maggiorare a fini fiscali il costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi, in particolare dei bani funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese in chiave Industria 4.0.  Tra le principali novità del 2019, vi è la graduazione del beneficio, in maniera decrescente, in funzione del volume degli investimenti. In particolare, la maggiorazione del costo si applica nella misura del 170 per cento per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, nella misura del 100 per cento per investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di euro e nella misura del 50 per cento per investimenti compresi tra 10 e 20  milioni di euro. Per gli investimenti eccedenti il predetto limite di 20 milioni di euro non si applica alcuna maggiorazione.

Il medesimo provvedimento proroga al 2019 la maggiorazione del 40% del costo di acquisizione di alcuni beni immateriali, indicati nell'All. B alla legge n. 232 del 2016 (alcuni software, sistemi IT e attività di system integration) per i soggetti che beneficiano dell'iperammortamento. Si continua a beneficiare dell'agevolazione, a determinate condizioni, in caso di investimenti sostitutivi.

I beni agevolabili devono essere destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale (articolo 1, commi 60-65, legge n. 145/2018). Inoltre, nell'ambito dei costi agevolabili con la maggiorazione del 40 per cento sono inclusi anche quelli sostenuti a titolo di canone per l'accesso, mediante soluzioni di cloudcomputing, a beni immateriali di cui all'All. B sopra richiamato. 

Per ulteriori informazioni si rinvia al dossier predisposto dal MEF – Dipartimento Finanze "Il Fisco nella legge di Bilancio 2019".

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

La legge di bilancio 2019 apporta poi alcune modifiche alla disciplina del credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo, istituito dall'articolo 3 del D.L. n. 145/2013. In particolare - a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 - è prevista:

-   la reintroduzione di due aliquote differenziate (25 e 50 per cento) a seconda della tipologia di spesa ammissibile;

-   la riduzione del beneficio massimo concedibile per singola impresa da 20 a 10 milioni di euro;

-   la distinzione, ai fini dell'applicazione dell'aliquota base del 25 per cento ovvero della maggiorazione al 50 per cento, tra spese per il personale con rapporto di lavoro subordinato e spese per il personale con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato;

-   la distinzione, sempre ai fini dell'applicazione delle aliquote, tra costi per la ricerca extra muros affidata ad università, enti di ricerca e start - up e PMI innovative e costi per la ricerca affidata ad imprese diverse dalle precedenti, a condizione che in entrambi i casi non si tratti di  imprese appartenenti al medesimo gruppo della committente;

-   l'inclusione tra i costi ammissibili di quelli sostenuti per l'acquisto dei materiali utilizzati per l'attività di ricerca e sviluppo, ivi inclusi quelli per la  realizzazione di prototipi, sempreché dall'inclusione dei predetti costi non derivi una riduzione dell'eccedenza agevolabile, nel qual caso la nuova disposizione può essere disapplicata;

-   l'introduzione di una modalità di calcolo semplificata dell'ammontare delle spese agevolabili su cui applicare una delle due aliquote previste. È altresì previsto l'obbligo di certificazione dell'effettivo sostenimento delle spese ammissibili, nonché della corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall'impresa. Infine - con una norma di  interpretazione autentica - viene chiarito che, in caso di ricerca commissionata da imprese estere, il credito d'imposta spetta solo in relazione all'attività di ricerca e sviluppo svolta direttamente da imprese residenti nello Stato italiano (articolo 1, commi 70-72, L. n. 145/2017).

Sulla disciplina del credito di imposta in questione ha inciso anche il D.L. n. 87/2018, cd. "decreto Dignità", (articolo 8) il quale ha escluso dall'applicazione del credito in questione taluni costi di acquisto - anche in licenza d'uso - di beni immateriali connessi ad operazioni all'interno del gruppo societario. Si tratta di spese relative a competenze tecniche e privative industriali.

Per ulteriori informazioni vedi il dossier predisposto dal MEF – Dipartimento Finanze "Il Fisco nella legge di Bilancio 2019".

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

La legge di bilancio 2019 proroga al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, con differenziazione delle aliquote, il credito d'imposta per le spese di formazione nel settore delle tecnologie 4.0., introdotto dall'articolo 1, commi da 46 a 55, della legge di bilancio 2018 (L. n. 205/2017). Il credito d'imposta è attribuito - nel limite massimo annuale di 300.000 euro - nella misura del 50 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle piccole imprese e del 40 per cento di quelle sostenute dalle medie imprese. Alle grandi imprese il credito d'imposta è attribuito nel limite massimo annuale di 200.000 euro e nella misura del 30 per cento. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del decreto del Ministro dello sviluppo economico 4 maggio 2018.

 

La legge di bilancio 2019 attribuisce inoltre alle micro e piccole imprese un contributo a fondo perduto, nella forma di voucher, per l'acquisto di prestazioni consulenziali di natura specialistica per i periodi d'imposta 2019 e 2020. A tal fine si istituisce nello stato di previsione del MISE un Fondo con una dotazione pari a 25 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021 per l'erogazione degli stessi (art. 1, commi 228 e 231-232).

La stessa legge autorizza la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2019 per il finanziamento di progetti innovativi di formazione in industrial engineering and management (art. 1, comma 244).

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

Infine, la legge di bilancio 2019 rifinanzia di 1,1 milioni di euro per l'anno 2019, di 41 milioni per il 2020 e di 70,4 milioni di euro per il 2021 lo strumento del contratto di sviluppo (Legge n. 145/2018, Art. 1, comma 202).

Lo strumento dei contratti di sviluppo, introdotto nell'ordinamento dall'art. 43 del D.L. n. 112/2008, operativo dal 2011, e successivamente oggetto di riforma, rappresenta il principale strumento di intervento a livello nazionale per il sostegno di programmi di sviluppo, comprendenti sia attività di investimento e di industrializzazione, sia associate attività di ricerca e sviluppo (R&S), per il rafforzamento della struttura produttiva del Paese, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno (essendo i contratti di sviluppo per buona parte finanziati attraverso le risorse del Fondi strutturali europei, PON Competitività. Cfr. infra).

Attraverso lo strumento dei contratti di sviluppo si intende sostenere:

  • programmi di sviluppo industriale: finalizzati alla produzione di beni e servizi
  • programmi di sviluppo di attività turistiche: finalizzati allo sviluppo dell'offerta turistica, con possibilità di includere investimenti relativi ad attività commerciali ( max 20 % del totale)
  • programmi di sviluppo per la tutela ambientale: finalizzati alla salvaguardia dell'ambiente.

I Contratti di Sviluppo rappresentano peraltro uno degli strumenti destinati al perseguimento degli obiettivi del Piano Nazionale Industria 4.0. La conformità degli investimenti oggetto dei programmi di sviluppo con gli ambiti tematici del Piano è una delle possibili condizioni di accesso allo strumento prevista dalla normativa di attuazione.

L'investimento complessivo minimo richiesto è di 20 milioni di euro. Solo per attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli si riduce a 7,5 milioni di euro. Le agevolazioni concesse attraverso i contratti di sviluppo assumono diverse forme, anche in combinazione tra loro :

  • contributi in conto impianti
  • finanziamenti agevolati
  • contributi in conto interessi
  • contributi diretti alla spesa

Il decreto del Ministero dello sviluppo economico dell'8 novembre 2016 ha apportato alcune modifiche alle procedure per la presentazione delle istanze.

In particolare, è stata introdotta:

  • la procedura del fast track che prevede la riduzione dei tempi necessari per ottenere le agevolazioni (avvio del programma di sviluppo entro 6 mesi dalla determina, completamento del programma di investimenti entro 36 mesi) e,
  • per i progetti di consistente dimensione (50 mln/ € , ovvero 20 mln/ € per i programmi nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli) e che presentano una particolare rilevanza strategica in relazione al contesto territoriale ed al sistema produttivo interessato una specifica procedura, l'Accordo di Sviluppo, tra il MISE, INVITALIA, l'impresa proponente e le eventuali Regioni co finanziatrici, che implica una corsia preferenziale per le risorse, una riduzione dei tempi e un maggior coinvolgimento delle amministrazioni coinvolte.

L'Accordo di sviluppo opera per il finanziamento e la valutazione dei programmi di sviluppo. Tale procedura consente:

• maggiore coinvolgimento delle Amministrazioni interessate, anche ai fini dell'eventuale cofinanziamento del programma;

• priorità nell'iter di valutazione dei progetti;

• ulteriore riduzione dei tempi di concessione delle agevolazioni.

Anche ai fini della sottoscrizione degli Accordi di sviluppo, la coerenza degli investimenti con il Piano Nazionale Industria 4.0 costituisce uno dei possibili requisiti ai fini dell'individuazione della rilevanza strategica del programma di sviluppo in relazione al contesto territoriale e al sistema produttivo interessato .

Ai contratti di Sviluppo sono state assegnate, nel tempo, sia risorse finanziarie a valere su Programmi operativi nazionali cofinanziati con Fondi strutturali europei: PON R&C 2007-2013 e PON Imprese e Competitività 2014-2020, sia risorse finanziarie nazionali dedicate al finanziamento di particolari categorie di investimento o a particolari localizzazioni geografiche. Sono state, inoltre, assegnate risorse finanziarie regionali attivabili, sia in combinazione con risorse finanziarie nazionali, sia in specifici interventi di programma quadro regionali. I settori di attività economica dei progetti presentati hanno riguardato per lo più i settori del turismo, alimentare, servizi alle imprese e meccanico.

Ad INVITALIA S.p.A è delegata l'attività connessa alla ricezione, alla valutazione ed alla approvazione della domanda di agevolazione, alla stipula del relativo contratto di ammissione, all'erogazione, al controllo ed al monitoraggio dell'agevolazione, alla partecipazione al finanziamento delle eventuali opere infrastrutturali complementari e funzionali all'investimento privato.

Si rinvia alla Relazione della Corte dei Conti sui risultati del controllo eseguito su INVITALIA S.p.A.del 16 novembre 2018 relativa all'anno 2016, soggetto gestore della misura,  alle slides del MISE sui contratti di sviluppo e alla apposita pagina web del sito istituzionale del Ministero.

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

Nel corso dell'attuale legislatura, è stato rifinanziato il Fondo di garanzia per le PMI. Il Fondo – istituito, presso il Mediocredito Centrale S.p.A., in base all'art. 2, comma 100, lett. a), della legge n. 662 del 1996 e alimentato con risorse pubbliche – garantisce o contro-garantisce operazioni, aventi natura di finanziamento ovvero partecipativa, a favore di piccole e medie imprese, nonché a favore delle imprese cd. small mid-cap (imprese con un numero di dipendenti fino a 499), ad eccezione di alcune rientranti in determinati settori economici secondo la classificazione ATECO (ad es., attività finanziarie e assicurative).

Il Fondo costituisce uno dei principali strumenti di sostegno pubblico finalizzati a facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese. Con l'intervento del Fondo, l'impresa non ha un contributo in denaro, ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive - e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative - sugli importi garantiti dal Fondo stesso. In ragione del carattere strategico dello strumento in questione, il Fondo è stato, anche nelle scorse legislature, più volte rifinanziato.

Nella XVII legislatura è stata inoltre avviata una riforma complessiva del modello di valutazione del merito creditizio delle imprese ai fini dell'accesso al Fondo, simile ai modelli di rating utilizzati dalle banche, in sostituzione del precedente sistema di credit scoring e dunque per una rimodulazione delle percentuali di garanzia del Fondo in funzione della rischiosità del prenditore e della durata e tipologia di operazione finanziaria.

La riforma, già avviata (si vedano in particolare i seguenti DD.MM. attuativi della riforma allo stato adottati: D.M. 29 settembre 2015, il D.M. 7 dicembre 2016 il D.M. 6 marzo 2017), ha proseguito il suo iter nel corso dell'attuale legislatura. In particolare, si ricorda che in data 12 gennaio 2018 è stato pubblicato, in Gazzetta Ufficiale n. 9, il comunicato di adozione del Decreto ministeriale 21 dicembre 2017 di approvazione delle modificazioni e integrazioni delle condizioni generali di ammissibilità del Fondo per la riduzione e semplificazione degli oneri informativi in capo ai soggetti richiedenti e il riordino della disciplina in materia di condizioni e cause di inefficacia della garanzia del Fondo. Il D.M. approva le nuove disposizioni operative del Fondo stesso, relativamente alle cause di inefficacia, riportate nell'allegato che costituisce parte integrante del decreto.

Le nuove condizioni si applicano – per espressa previsione contenuta nel Decreto - a partire dalla data che indicata nella Circolare del gestore del Fondo di garanzia per le PMI, Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale S.p.A. Tale circolare è stata adottata il 19 luglio 2018 (Circolare n. 10/2018). La Circolare ha disposto che le misure di semplificazione della disciplina in materia di condizioni e cause di inefficacia della garanzia del Fondo entrino in vigore a partire dal 15 ottobre 2018. La piena operatività della riforma decorrerà dal 15 marzo 2019. Da tale data entreranno in efficacia, le nuove Disposizioni operative che danno attuazione alla riforma del Fondo di garanzia, approvate con D.M. 12 febbraio 2019.

Tra le principali novità si segnala la ridefinizione delle modalità d'intervento che vengono articolate in garanzia diretta, riassicurazione e controgaranzia, l'applicazione all'intera operatività del Fondo del sopra citato modello di valutazione, basato sulla probabilità di inadempimento delle imprese beneficiarie, la riorganizzazione delle misure di copertura e di importo massimo garantito, l'introduzione delle operazioni a rischio tripartito.

Quanto ai rifinanziamenti, il Decreto legge n. 119/2018 ha assegnato al Fondo 735 milioni di euro per l'anno 2018. Si tratta, per 300 milioni di risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione - programmazione 2014-2020 già destinate al Fondo e per la rimanente quota di un rifinanziamento.

Il Decreto-legge n. 135/2018 istituisce, inoltre, una nuova Sezione Speciale del Fondo di garanzia PMI specificamente destinata al sostegno al credito delle imprese a loro volta creditrici delle pubbliche amministrazioni.

 

La legge di bilancio 2019 interviene inoltre sulla disciplina relativa ai portali per la raccolta di capitali on-line (crowdfunding) da parte delle piccole e medie imprese, estendendone l'operatività alla raccolta di finanziamenti tramite strumenti finanziari di debito, riservando la sottoscrizione specifiche categorie di investitori (art. 1, commi 236, 238, 240 legge n. 145/2018).

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

La legge di bilancio 2019 incrementa di 100 milioni di euro per l'anno 2019 e di 50 milioni di euro per l'anno 2020 la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'art. 23 del D.L. n. 83/2012, destinando le risorse in questione al finanziamento degli interventi di riconversione e riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale complessa e non complessa di cui all'art. 27 del medesimo D.L. n. 83/2012. Un decreto del Ministro dello sviluppo economico provvederà a ripartire le risorse tra gli interventi da attuare per le situazioni di crisi industriale complesse e quelli per le situazioni di crisi industriale non complessa (art. 1, commi 204 e 205 Legge n. 145/2018).

Il meccanismo di sostegno alle aree industriali in crisi delineato dalla legge n. 181/1989 è stato  riformato dall'articolo 27 del D.L. n. 83/2012 come integrato e modificato dal successivo D.L. n. 145/2013. Il meccanismo di sostegno consiste essenzialmente nella predisposizione di progetti di riconversione e riqualificazione industriale nelle aree – soggette a recessione economica e crisi occupazionale - dichiarate dal Ministero dello sviluppo economico (MiSE) di crisi complessa o non complessa. Per l'approvazione dei progetti, si prevede lo strumento degli accordi di programma. Gli accordi disciplinano gli interventi agevolativi per investimenti produttivi nelle aree di crisi. Si tratta di contributi in conto capitale a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato. Il soggetto gestore della misura è l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. (già Sviluppo Italia S.p.A. - INVITALIA).

È demandata al MiSE, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, l'adozione di un decreto di natura non regolamentare di disciplina delle modalità di individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa e la determinazione dei criteri per la definizione e l'attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale (comma 8). In attuazione di tale previsione, è stato adottato il Decreto del Ministro dello sviluppo economico 31 gennaio 2013.

Il decreto ministeriale 9 giugno 2015 ha poi stabilito i termini, le modalità e le procedure per la presentazione delle domande di accesso, nonché i criteri di selezione e valutazione per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore di programmi di investimento finalizzati al rilancio di tutte le aree di crisi, complessa e non complessa. Con decreto direttoriale 24 febbraio 2017 sono stati stabiliti i termini e le modalità per la presentazione delle domande per l'accesso alle agevolazioni. Nel corso dell'audizione sulla situazione delle imprese nelle aree di crisi industriale complessa tenutasi in data 31 luglio 2018, presso la Commissione 10° del Senato, INVITALIA ha diffuso una Tabella riepilogativa delle aree di crisi industriale complessa.

 

Quanto alle aree di crisi non complessa, si ricorda che il comma 8-bis dell'articolo 27 (introdotto dal successivo D.L. n. 145/2013) ha demandato ad un decreto non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, da adottare sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le condizioni e le modalità per l'attuazione degli interventi da effettuare nei casi di situazioni di crisi industriali diverse da quelle complesse, che presentano, comunque, impatto significativo sullo sviluppo dei territori interessati e sull'occupazione.

Il Decreto ministeriale 4 agosto 2016 ha proceduto all'individuazione delle aree di crisi industriale non complessa. Con decreto direttoriale 19 dicembre 2016 il MISE ha pubblicato l'elenco dei territori che possono accedere alle agevolazione per le aree di crisi industriali non complesse

L'elenco delle aree candidate a poter usufruire dei benefici previsi per le imprese insistenti nelle aree di crisi industriale non complessa rimane valido per due anni a partire dalla data di pubblicazione (sul sito istituzionale del MISE) del decreto direttoriale 19 dicembre 2016.

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019
Modifiche alla misura cd. Resto al Sud"

La legge di bilancio per il 2019 opera una modifica alla disciplina della misura di sostegno cd. "Resto al sud" (già introdotta dal decreto-legge n. 91/2017), consistente in finanziamenti per promuovere la costituzione di nuove imprese da parte di giovani imprenditori nelle regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il finanziamento, fino a un massimo di 50 mila euro, consiste per il 35 per cento in erogazioni a fondo perduto e per il 65 per cento in un prestito a tasso zero da rimborsare in otto anni. La quota del prestito a tasso zero beneficia sia di un contributo in conto interessi per tutta la durata del prestito, corrisposto agli istituti di credito dal soggetto gestore della misura - l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. Invitalia -, che di una garanzia per la restituzione dei prestiti erogati dagli istituti di credito. La garanzia è fornita dal Fondo di garanzia PMI, presso il quale opera una apposita sezione speciale (D.M. 15 dicembre 2017).

La legge di bilancio per il 2019 amplia la platea dei potenziali beneficiari, elevandone da 35 a 45 anni l'età massima ed estende le agevolazioni alle attività libero professionali (articolo 1, comma 601).

Potenziamento della disciplina agevolativa delle ZES e ZLS

Inoltre, il D.L. n. 135/2018, cd. "Decreto semplificazioni" ha apportato alcune modifiche volte essenzialmente a snellire gli adempimenti e i procedimenti amministrativi in capo alle imprese che operano nelle Zone economiche speciali (ZES).

In particolare, per la celere definizione dei procedimenti amministrativi, sono ridotti di un terzo i termini di cui agli articoli 2 e 19 della legge n. 241 del 1990; di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006, in materia di VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata); di cui al D.P.R. n. 59 del 2013 in materia di AUA (Autorizzazione Unica Ambientale); di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, del D.P.R. n. 31 del 2017, in materia di autorizzazione paesaggistica; di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, in materia edilizia; di cui alla legge n. 84 del 1994, in materia di concessioni demaniali portuali. Eventuali autorizzazioni, licenze, permessi, concessioni o nulla osta comunque dominati la cui adozione richiede l'acquisizione di pareri, intese, concerti o altri atti di assenso comunque denominati di competenza di più amministrazioni sono adottati con la procedura della conferenza di servizi decisoria semplificata.

Al Comitato di indirizzo della ZES viene attribuito il compito di assicurare il raccordo tra gli sportelli unici istituiti ai sensi della normativa vigente e lo sportello unico di cui alla legge n. 84 del 1994 SUA (il quale, per tutti i procedimenti amministrativi ed autorizzativi concernenti le attività economiche, ad eccezione di quelli concernenti lo Sportello unico doganale e dei controlli e la sicurezza, svolge funzione unica di front office rispetto ai soggetti deputati ad operare in porto). Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituita la Cabina di regia ZES per la verifica e il monitoraggio degli interventi nelle ZES e al Ministro per il sud, viene attribuito il compito di redigere una proposta di protocollo o convenzione per l'individuazione di ulteriori procedure semplificate, e regimi procedimentali speciali. Nelle ZES sono poi istituite aree doganali intercluse ai sensi del Codice doganale europeo.

Lo stesso D.L., inoltre, dispone che anche le imprese che operano nella zona logistica semplificata (ZLS) possono usufruire delle procedure semplificate previste per le (ZES).

Si ricorda in proposito, che nella scorsa legislatura, il decreto legge n. 91 del 2017 (art. 4) ha definito le procedure e le condizioni per istituire ZES in alcune aree del Paese, in particolare nelle regioni definite dalla normativa europea come "meno sviluppate" o "in transizione", definendone le procedure e le condizioni. La ZES è un'area geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti, purché con un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un'area portuale della rete globale delle Reti di trasporto transeuropee, di cui al regolamento (UE) n. 1315/2013. Le imprese che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o effettuano investimenti incrementali all'interno delle ZES possono usufruire di riduzione dei termini dei procedimenti e di semplificazione degli adempimenti rispetto alla normativa vigente. Le ZES sono caratterizzate dall'attribuzione di benefici fiscali (indicati all'articolo 5): per gli investimenti effettuati dalle imprese nelle ZES, queste possono usufruire di un credito d'imposta, commisurato al costo dei beni acquistati entro il  31 dicembre 2020, nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro (articolo 5, comma 2).

Le Zone logistiche semplificate - previste dalla legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, co. 61-66) -possono essere istituite nelle regioni del Paese in cui non sia consentito istituire una Zona economica speciale e si caratterizzano per il fatto che beneficiano di semplificazioni amministrative analoghe a quelle previste nelle ZES ma non dei relativi benefici fiscali.

L'istituzione delle Zone logistiche semplificate è consentita nel numero massimo di una per ciascuna regione, sempre a condizione che sia presente almeno un'area portuale della Rete transeuropea dei trasporti. La Zona logistica semplificata è istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta della regione interessata, per una durata massima di sette anni, rinnovabile fino a un massimo di ulteriori sette anni.

Sulle ZES, si rinvia alla documentazione web per ulteriori approfondimenti.

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019

Il D.L. n. 135/2018, approvato definitivamente dai due rami del Parlamento il 7 febbraio 2019, contiene numerose disposizioni finalizzate alla semplificazione degli oneri amministrativi per le imprese.

Più in dettaglio, il decreto legge dispone la riduzione da 20 a 10 giorni del termine entro il quale il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo della società per azioni deve depositarlo presso l'ufficio del registro delle imprese. Quanto alle società a responsabilità limitata semplificata, di cui all'art. 2463-bis c.c., il provvedimento introduce la possibilità di redigere l'atto di scioglimento o messa in liquidazione oltre che per atto pubblico, anche per atto sottoscritto con le modalità della firma digitale e della firma elettronica autenticata.

Una serie di semplificazioni riguardano la disciplina delle Start-up innovative e delle PMI innovative, ed in particolare lo snellimento degli obblighi informativi a carico di tali categorie di imprese e degli adempimenti richiesti per il mantenimento delle agevolazioni ad esse concesse dalle norme vigenti. Il D.L. n. 135/2018 interviene, in particolare, sulla disciplina di cui al D.L. n. 179/2012, eliminando l'obbligo dell'aggiornamento solo semestrale delle informazioni fornite in sede di prima iscrizione nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese. Viene, altresì, previsto che, a partire dal 1° gennaio 2019, le start up e le PMI innovative potranno utilizzare la piattaforma informatica "startup.registroimprese.it", realizzata dal sistema camerale, per gli adempimenti di natura informativa e relativi all'attestazione di mantenimento dei requisiti.

Il D.L. n. 135/2018 introduce poi una particolare ipotesi di nullità delle clausole disciplinanti i termini di pagamento a favore delle PMI, presumendo gravemente iniqua la clausola che prevede termini di pagamento superiori a 60 giorni, nelle transazioni commerciali in cui il creditore sia una PMI. Tale presunzione non opera quando tutte le parti del contratto sono PMI.

Infine, quanto agli obblighi di trasparenza dei regimi d'aiuto ricevuti dalle imprese, la pubblicazione degli aiuti individuali nel Registro nazionale degli aiuti di Stato, con conseguente pubblicazione nella sezione trasparenza, sostituisce gli obblighi di pubblicità in materia introdotti da ultimo nella legge sulla concorrenza (art. 1, comma 125 della legge n. 124/2017), purché l'esistenza di aiuti oggetto di obbligo di pubblicazione nell'ambito del Registro venga dichiarata nella nota integrativa del bilancio dell'impresa.

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2019
 
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