tema 25 gennaio 2019
Ufficio Rapporti con l'Unione europea L' Italia e l' Unione europea Il nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027
apri tutti i paragrafi
Il 2 maggio 2018 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure nelle quali si delinea il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021-2027, che tiene conto dell' uscita del Regno Unito dall'UE e intende apportare alcune innovazioni nel riparto delle risorse, alla luce delle nuove esigenze e sfide da affrontare. Inoltre, la Commissione europea prefigura parziali modifiche per quanto concerne le fonti attraverso le quali alimentare il bilancio UE ( COM(2018)321 e COM(2018)322 relative al quadro finanziario pluriennale; COM(2018)323 concernente l' accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria; COM(2018)324 concernente i rischi finanziari connessi a carenze generalizzate negli Stati membri riguardanti lo stato di diritto; COM(2018)325, 326 e 327, relative al sistema delle risorse proprie dell'UE ).
La Commissione europea ha presentato il bilancio 2021-2027 sia a prezzi costanti 2018, sia a prezzi correnti; questi ultimi tengono conto di un tasso di inflazione annuo del 2%. Per i sette anni di riferimento, la Commissione europea prevede stanziamenti complessivamente pari a 1.135 miliardi di euro a prezzi costanti in termini di impegni ( 1.279 miliardi di euro a prezzi correnti), corrispondenti all' 1,11% del Reddito nazionale lordo dell'UE-27 ( RNL). Questo livello di impegni si traduce in 1.105 miliardi di euro (ovvero l' 1,08% dell' RNL) a prezzi costanti in termini di pagamenti ( 1.246 miliardi di euro a prezzi correnti).

Si propone quindi un aumento di risorse rispetto al bilancio settennale 2014-2020 attualmente in corso (regolamento (UE, EURATOM) n. 1311/2013), che prevedeva: 959,9 miliardi di euro di impegni e 908,4 miliardi di euro di pagamenti a prezzi costanti 2011 e 1082,5 miliardi di euro di impegni e 1023,9 miliardi di euro di pagamenti a prezzi correnti. Tuttavia, con l'uscita del Regno Unito potrebbero essere richiesti maggiori sforzi finanziari ai Governi dei restanti 27 Stati membri. Secondo stime della Commissione europea, infatti, l'uscita del Regno Unito dall'UE potrebbe produrre una riduzione nel bilancio annuale dell'UE tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10% del bilancio annuale dell'UE.

La Commissione europea propone anche l' integrazione nel bilancio dell'UE del Fondo europeo di sviluppo, principale strumento con cui l'UE finanzia la cooperazione allo sviluppo con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, che attualmente non rientra nel bilancio generale dell'UE, ma è finanziato dagli Stati membri, dispone di regole finanziarie proprie ed è diretto da un comitato specifico. Il FES nel quadro finanziario 2014-2020 ha una dotazione finanziaria di 30,5 miliardi di euro, finanziati dagli Stati membri (il contributo dell'Italia è pari a 3,8 miliardi di euro).
Secondo le stime della Commissione europea, tendendo conto dell'inflazione e dell'integrazione nel bilancio UE del Fondo europeo di sviluppo ( 0,03% del RNL), l'ordine di grandezza ( 1,11% del RNL) sarebbe in linea con quello dell'attuale bilancio a lungo termine 2014-2020 ( 1,13% del RNL).
ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019
Secondo la Commissione europea, la principale sfida per il futuro bilancio dell'UE sarà assicurare un adeguato finanziamento sia per le cosiddette politiche tradizionali dell'UE (politica di coesione e politica agricola comune, che assorbono circa il 70% dell'attuale QFP) che per una serie di nuove priorità che sono emerse negli ultimi anni e che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa).
La Commissione europea propone di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori considerati prioritari e ad alto valore aggiunto europeo, quali:
  • ricerca, innovazione e agenda digitale: 115,4 miliardi di euro, di cui 102,5 per ricerca e innovazione e 12,19 per agenda digitale (+60%);
  • giovani: in particolare, si prevede il raddoppio dei fondi Erasmus, da circa 15 a 30 miliardi di euro;
  • migrazione e gestione delle frontiere: 34,9 miliardi di euro (+154,7%);
  • difesa e sicurezza interna: 27,5 miliardi di euro, di cui 13 miliardi per il nuovo Fondo europeo per la difesa (+ 80% circa per quanto riguarda la sicurezza; + 220% per il Fondo europeo per la difesa);
  • azione esterna: 123 miliardi di euro (+22%);
  • clima e ambiente (programma LIFE): 5,4 miliardi di euro (+70,3%). Inoltre, il 25% (320 miliardi di euro) del bilancio pluriennale è destinato al raggiungimento degli obiettivi climatici rispetto al 20% (206 miliardi di euro) del bilancio pluriennale in corso.

Parallelamente, si prefigurano, a titolo compensativo, alcuni risparmi, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti complessivi a favore della politica agricola comune (PAC) e della politica di coesione che subirebbero una riduzione. In dettaglio, la Commissione europea propone una dotazione finanziaria di circa 365 miliardi di euro, a prezzi correnti, per la nuova PAC 2021-2027, corrispondenti al 28,5% del bilancio complessivo dell'UE. Il bilancio della PAC per il 2014-2020 rappresenta, invece, il 37,6% circa del bilancio generale dell'UE, con una dotazione finanziaria pari a 408,3 miliardi di euro.

Secondo le stime della Commissione europea, la PAC subirebbe una riduzione del 5% a prezzi correnti rispetto al periodo 2014-2020, il che equivarrebbe a una riduzione di circa il 12% a prezzi costanti del 2018 (secondo il Parlamento europeo il taglio sarebbe più consistente e ammonterebbe al 15%). Appaiono ridotti sia i pagamenti diretti sia le dotazioni del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR), che si concentra sulla risoluzione di problematiche specifiche delle zone rurali dell'UE. Secondo la Commissione europea, l'Italia avrebbe una dotazione complessiva di circa 36,3 miliardi di euro a prezzi correnti (24,9 miliardi per i pagamenti diretti, circa 2,5 miliardi per le misure di mercato e circa 8,9 miliardi per lo sviluppo rurale) e di circa 32,3 miliardi di euro a prezzi costanti (oltre 22,1 miliardi per i pagamenti diretti, circa 2,2 miliardi per le misure di mercato e 7,9 miliardi per lo sviluppo rurale). Si tratta di una riduzione di circa 4,7 miliardi di euro rispetto agli oltre 41 miliardi della PAC 2014-2020, di cui 27 miliardi per i pagamenti diretti, 4 miliardi per le misure di mercato e 10,5 miliardi per lo sviluppo rurale. Secondo la proposta della Commissione europea, l'Italia sarebbe dunque il quarto Paese beneficiario dei fondi PAC 2021-2027, dopo Francia (62,3 miliardi a prezzi correnti; 55,3 miliardi a prezzi costanti), Spagna (43,7 miliardi; 38,9 miliardi) e Germania (40,9 miliardi; 36,4 miliardi).

Per quanto riguarda la politica di coesione, invece, secondo le stime della Commissione europea, subirebbe una riduzione del 7% (secondo il Parlamento europeo i tagli sarebbero sottostimati e ammonterebbero nel complesso al 10%). In particolare, nell'ottica di ampliare il novero delle regioni beneficiarie, verrebbe innalzata la soglia attualmente prevista per la categoria delle regioni cosiddette in transizione: la proposta prevede un rapporto RNL pari o superiore al 75% e inferiore al 100% della media UE (attualmente la forbice è 75-90%); inoltre, al fine di ridurre le disparità e di contribuire al recupero delle regioni a basso reddito e a bassa crescita, pur restando il PIL pro capite il criterio predominante per l'assegnazione dei fondi, vengono presi in considerazione nuovi criteri, quali disoccupazione giovanile, basso livello di istruzione, cambiamenti climatici e accoglienza e integrazione dei migranti. In dettaglio, a prezzi correnti, la dotazione del Fondo di coesione si ridurrebbe da 63 a 46 miliardi di euro mentre quella del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) passerebbe da 199 miliardi a 226 miliardi di euro. Diversa, invece, è la situazione del Fondo sociale europeo (FSE), poiché la Commissione europea intende istituire un nuovo Fondo sociale europeo plus, che riunirà in sé una serie di fondi e di programmi esistenti, con uno stanziamento di 101 miliardi di euro. Per l'Italia, a prezzi correnti, secondo le stime della Commissione europea, sembrerebbe esserci un aumento da 34 a 43 miliardi di euro circa (38 miliardi di euro a prezzi costanti 2018) rispetto alla dotazione 2014-2020.

Alla luce delle misure proposte, il nuovo quadro finanziario pluriennale risulta così strutturato (a prezzi correnti), con il passaggio da 5 a 7 rubriche principali di spesa più chiaramente collegate alle priorità politiche dell'Unione.
ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019
Secondo la Commissione europea, le nuove priorità strategiche che hanno implicazioni per il bilancio e l'uscita del Regno Unito dall'UE impongono di esaminare e rivedere l'architettura del sistema delle risorse proprie.
L'attuale sistema delle risorse proprie si fonda su tre principali categorie di entrate: le cosiddette risorse proprie tradizionali (soprattutto dazi doganali); la risorsa propria basata sull'imposta sul valore aggiunto; la risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo.

In particolare, la Commissione europea propone di:

  • confermare le tre risorse proprie attualmente esistenti, tuttavia modernizzandole nel modo seguente:

-      mantenendo inalterati i dazi doganali come risorse proprie tradizionali per l'UE, ma riducendo del 10% la percentuale che gli Stati membri trattengono come spese di riscossione;

-      mantenendo la risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo con la funzione di risorsa riequilibrante;

-      semplificando la risorsa propria basata sull'imposta sul valore aggiunto.

  • istituire tre nuove risorse proprie:

-      il 20% delle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissioni;

-      un'aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (che verrà introdotta gradualmente, una volta adottata la legislazione necessaria);

-      un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica di ciascuno Stato membro.

ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019

Il regolamento QFP segue una procedura legislativa speciale stabilita dall'articolo 312 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Il Consiglio delibera all'unanimità previa approvazione del Parlamento europeo che, deliberando a maggioranza assoluta, può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non può emendarla. Tuttavia, il Consiglio europeo può adottare all'unanimità una decisione che consente al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata.

Anche l'eventuale modifica del sistema complessivo di finanziamento dell'UE (la decisione sulle risorse proprie) richiede una procedura legislativa speciale. Secondo l'articolo 311 del TFUE, infatti, il Consiglio delibera all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo. Tale decisione entra in vigore solo previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.

Tranne poche eccezioni, invece, le normative settoriali vengono adottate mediante la procedura legislativa ordinaria, in cui il Consiglio e il Parlamento europeo decidono congiuntamente su un piano di parità.

ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019

Di seguito, una breve panoramica di alcune delle questioni principali nelle quali il negoziato appare complesso a causa di posizioni divergenti tra gli Stati membri:

  • tempistica: la Commissione europea auspica un accordo in Consiglio, se non prima delle elezioni del Parlamento europeo, almeno entro ottobre 2019 (ovvero, prima dell'insediamento della nuova Commissione europea). L'Italia sostiene l'opportunità di raggiungere un accordo sul QFP in tempi rapidi, ma non a scapito della qualità;
  • ammontare complessivo del bilancio: si registra una netta divisione fra gli Stati membri che insistono per un bilancio sostenibile (tra cui vi sarebbero Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Svezia), che non vada oltre l'1% dell'RNL dei 27 Stati membri e che finanzi le nuove priorità e i settori che possono supportare maggiormente la competitività europea tramite maggiori tagli alle politiche tradizionali, come PAC e coesione, e gli Stati membri (tra cui vi sarebbero, in particolare, Estonia, Grecia, Italia, Lituania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Ungheria) che, invece, ritengono insufficiente il livello generale di ambizione espresso dalla Commissione europea e chiedono risorse sufficienti per finanziare non solo le nuove priorità (migrazioni, difesa, sicurezza) e i settori fondamentali per la competitività dell'UE (ricerca e innovazione, infrastrutture, spazio, digitale), ma anche le politiche tradizionali (politica agricola comune (PAC) e politica di coesione), mantenendo le dotazioni di queste ultime al livello dell'attuale QFP 2014-2020. L'Italia ha, altresì, evidenziato l'importanza che il bilancio sia sufficientemente flessibile in modo da poter essere efficacemente impiegato in situazioni di emergenza (disoccupazione giovanile, disastri naturali, crisi migratorie);
  • risorse proprie: l'Italia sostiene le proposte della Commissione europea sulle risorse proprie ed ha espresso l'auspicio che possano essere esaminate anche altre ipotesi, come la tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) e la web tax; inoltre, sottolineando l'insostenibilità di trattamenti differenziati, ha ribadito l'esigenza di mettere fine alle correzioni legate al rebate britannico;
  • condizionalità: l'Italia ha fatto presente una generale perplessità circa modelli di condizionalità poco coerenti e tagliati ad hoc su ipotesi specifiche, condividendo poi le perplessità del Servizio giuridico del Consiglio in merito alla condizionalità legata allo Stato di diritto e sottolineando la contraddittorietà insita nella condizionalità macroeconomica, che rischia di colpire i soggetti più fragili con effetti pro-ciclici; infine, ha lamentato l'assenza di una condizionalità legata alla solidarietà europea, in particolare per quanto riguarda la distribuzione dei migranti.
ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019
 
temi di L' Italia e l' Unione europea