tema 5 luglio 2019
Ufficio Rapporti con l'Unione europea L' Italia e l' Unione europea Il nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027
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Il 2 maggio 2018 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure nelle quali si delinea il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021-2027, predisposto per un'UE a 27 Stati membri, in considerazione del recesso del Regno Unito. Le proposte prevedono, tra l'altro, una nuova ripartizione delle risorse, una serie di innovazioni al fine di accrescere la flessibilità del QFP e prefigurano parziali modifiche per quanto concerne le fonti attraverso le quali viene alimentato il bilancio dell'UE; inoltre, è fissata una revisione intermedia del QFP entro la fine del 2023, in analogia a quanto avvenuto nell'attuale ciclo di programmazione. Si tratta dei seguenti atti: COM(2018)321 e COM(2018)322 relative al quadro finanziario pluriennale; COM(2018)323 concernente l' accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria; COM(2018)324 concernente i rischi finanziari connessi a carenze generalizzate negli Stati membri riguardanti lo stato di diritto; COM(2018)325, 326 e 327 relative al sistema delle risorse proprie dell'UE .

Il quadro delineato dal pacchetto sul QFP - integrato, nei giorni immediatamente successivi, dalle proposte concernenti i futuri programmi di spesa settoriali - prevede, per i sette anni del ciclo di programmazione, stanziamenti pari a 1.135 miliardi di euro a prezzi costanti in termini di impegni (1.279 miliardi espressi in prezzi correnti, tenendo conto di un tasso di inflazione fisso annuo del 2%), pari all'1,11% del reddito nazionale lordo dell'UE-27 (RNL), che si traducono in 1.105 miliardi di euro a prezzi costanti in termini di pagamenti (1.246 miliardi a prezzi correnti), ovvero l'1,08% del RNL dell'UE-27.

Di seguito, le tabelle del QFP 2021-2027 pubblicate dalla Commissione europea:

Si registra pertanto un aumento di risorse rispetto all'attuale QFP 2014-2020 (959,9 miliardi di euro di impegni e 908,4 miliardi di euro di pagamenti a prezzi costanti 2011 e 1082,5 miliardi di euro di impegni e 1023,9 miliardi di euro di pagamenti a prezzi correnti), che richiederanno, anche in considerazione del recesso del Regno Unito (stimato dalla Commissione europea in una riduzione nel bilancio annuale dell'UE tra i 10 e i 12 miliardi di euro), maggiori sforzi agli Stati membri dell'UE-27. Secondo le stime della Commissione europea tuttavia, tenendo conto dell'inflazione e dell'integrazione all'interno del bilancio UE del Fondo europeo di sviluppo (corrispondente allo 0,03% del RNL, e che nell'attuale QFP è collocato fuori bilancio con una dotazione di 30,5 miliardi finanziati direttamente dagli Stati membri), l'ordine di grandezza del nuovo QFP (1,11% del RNL) sarebbe in linea con quello dell'attuale bilancio pluriennale (1,13% del RNL).

ultimo aggiornamento: 5 luglio 2019
Secondo la Commissione europea, la principale sfida per il futuro bilancio dell'UE sarà assicurare un adeguato finanziamento sia per le cosiddette politiche tradizionali dell'UE (politica di coesione e politica agricola comune, che assorbono circa il 70% dell'attuale QFP) che per una serie di nuove priorità che sono emerse negli ultimi anni e che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa).

La Commissione europea propone, infatti, di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori considerati prioritari e ad alto valore aggiunto europeo (ricerca, innovazione e agenda digitale, giovani, migrazione e gestione delle frontiere, difesa e sicurezza interna, azione esterna, clima e ambiente - il 25% del bilancio sarebbe destinato al raggiungimento degli obiettivi climatici rispetto al 20% del bilancio in corso) e, parallelamente, prefigura, a titolo compensativo, alcuni risparmi, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti complessivi a favore della politica agricola comune (PAC) e della politica di coesione che subirebbero una riduzione di risorse.

Di seguito, una tabella della Commissione europea che, per alcune politiche dell'Unione europea, confronta la dotazione complessiva proposta per il periodo 2021-2027 (a prezzi correnti e per un'UE a 27) con la dotazione del periodo 2014-2020. Per "rispecchiare la dotazione complessiva per il periodo 2014-2020", la Commissione europea ha considerato la dotazione prevista per l'esercizio finanziario 2020 per un'UE a 27, moltiplicata per sette anni.

Come detto, per le politiche tradizionali dell'UE si prevedono dei tagli.

In dettaglio, la Commissione europea propone una dotazione finanziaria di circa 365 miliardi di euro, a prezzi correnti, per la nuova PAC 2021-2027, corrispondenti al 28,5% del bilancio complessivo dell'UE. Il bilancio della PAC per il 2014-2020 rappresenta, invece, il 37,6% circa del bilancio generale dell'UE.

Secondo le stime della Commissione europea, la PAC subirebbe una riduzione del 5% a prezzi correnti rispetto al periodo 2014-2020, il che equivarrebbe a una riduzione di circa il 12% a prezzi costanti del 2018 (secondo il Parlamento europeo il taglio sarebbe più consistente e ammonterebbe al 15%). Appaiono ridotti sia i pagamenti diretti sia le dotazioni del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR), che si concentra sulla risoluzione di problematiche specifiche delle zone rurali dell'UE. Secondo la Commissione europea, l'Italia avrebbe una dotazione complessiva di circa 36,3 miliardi di euro a prezzi correnti (24,9 miliardi per i pagamenti diretti, circa 2,5 miliardi per le misure di mercato e circa 8,9 miliardi per lo sviluppo rurale) e di circa 32,3 miliardi di euro a prezzi costanti (oltre 22,1 miliardi per i pagamenti diretti, circa 2,2 miliardi per le misure di mercato e 7,9 miliardi per lo sviluppo rurale). Si tratta di una riduzione di circa 4,7 miliardi di euro rispetto agli oltre 41 miliardi della PAC 2014-2020, di cui 27 miliardi per i pagamenti diretti, 4 miliardi per le misure di mercato e 10,5 miliardi per lo sviluppo rurale. Secondo la proposta della Commissione europea, l'Italia sarebbe dunque il quarto Paese beneficiario dei fondi PAC 2021-2027, dopo Francia (62,3 miliardi a prezzi correnti; 55,3 miliardi a prezzi costanti), Spagna (43,7 miliardi; 38,9 miliardi) e Germania (40,9 miliardi; 36,4 miliardi).

Per quanto riguarda la politica di coesione, invece, secondo le stime della Commissione europea, subirebbe una riduzione del 6% (secondo il Parlamento europeo i tagli sarebbero sottostimati e ammonterebbero nel complesso al 10%). In particolare, nell'ottica di ampliare il novero delle regioni beneficiarie, verrebbe innalzata la soglia attualmente prevista per la categoria delle regioni cosiddette in transizione: la proposta prevede un rapporto RNL pari o superiore al 75% e inferiore al 100% della media UE (attualmente la forbice è 75-90%); inoltre, al fine di ridurre le disparità e di contribuire al recupero delle regioni a basso reddito e a bassa crescita, pur restando il PIL pro capite il criterio predominante per l'assegnazione dei fondi, vengono presi in considerazione nuovi criteri, quali disoccupazione giovanile, basso livello di istruzione, cambiamenti climatici e accoglienza e integrazione dei migranti. In dettaglio, a prezzi correnti, la dotazione del Fondo di coesione si ridurrebbe da 63 a 46 miliardi di euro mentre quella del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) passerebbe da 199 miliardi a 226 miliardi di euro. Diversa, invece, è la situazione del Fondo sociale europeo (FSE), poiché la Commissione europea intende istituire un nuovo Fondo sociale europeo plus, che riunirà in sé una serie di fondi e di programmi esistenti, con uno stanziamento di 101 miliardi di euro. Per l'Italia, a prezzi correnti, secondo le stime della Commissione europea, sembrerebbe esserci un aumento da 34 a 43 miliardi di euro circa (38 miliardi di euro a prezzi costanti 2018) rispetto alla dotazione 2014-2020.

Alla luce delle misure proposte, il nuovo quadro finanziario pluriennale risulta così strutturato (a prezzi correnti), con il passaggio da 5 a 7 rubriche principali di spesa più chiaramente collegate alle priorità politiche dell'Unione.

Tra le altre innovazioni rilevanti del nuovo QFP 2021-2027 vanno segnalati, in particolare:

- il rafforzamento del legame tra i finanziamenti UE e lo Stato di diritto (proposta di regolamento COM(2018)324), con l'adozione di una serie di sanzioni nei confronti degli Stati membri nei quali si siano riscontrate carenze generalizzate che incidano o rischino di incidere sul principio di sana gestione finanziaria o sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione;

- l'introduzione di due nuovi strumenti di bilancio a sostegno della stabilità della zona euro, e segnatamente:

  1. un nuovo programma di sostegno alle riforme (proposta di regolamento COM(2018)391) che, con una dotazione complessiva di bilancio di 25 miliardi di euro, fornirebbe sostegno finanziario e tecnico a tutti gli Stati membri per la realizzazione di riforme prioritarie, in particolare nel contesto del Semestre europeo (un meccanismo di convergenza fornirà inoltre un sostegno ad hoc agli Stati membri non appartenenti alla zona euro che si preparano ad adottare la moneta comune);
    Nella Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'UE per il 2019, il Governo afferma che l'Italia può senz'altro appoggiare l'istituzione del fondo purché ne sia assicurata l'effettiva complementarità rispetto agli strumenti esistenti (in particolare i fondi di coesione), l'utilizzo dei fondi sia destinato ad aumentare la convergenza strutturale e la resilienza e ci sia coerenza rispetto alla natura del nuovo strumento nella definizione dei criteri allocativi.
  2. una funzione europea di stabilizzazione degli investimenti (proposta di regolamento COM(2018)387) che contribuirà a mantenere i livelli d'investimento in caso di gravi shock asimmetrici. Inizialmente opererebbe attraverso prestiti "back-to-back" garantiti dal bilancio dell'UE con un massimale di 30 miliardi di euro, cui si abbinerebbe un'assistenza finanziaria agli Stati membri a copertura dell'onere degli interessi.
    Il Governo, nel corso dei negoziati, ha segnalato, in particolare, che l'introduzione di una funzione di stabilizzazione come completamento dell'UEM è stata sempre sostenuta dall'Italia che ha portato avanti la propria proposta di un rainy day fund collegato alla disoccupazione, che garantirebbe maggiore efficacia in termini di risorse finanziarie disponibili per contrastare gli shock e in termini di tempestività nel contrastare l'impatto della congiuntura negativa sull'economia. Secondo il Governo, inoltre, l'obiettivo di protezione degli investimenti è condivisibile, ma la portata dello strumento proposto sembra troppo limitata affinchè possa essere svolta un'efficace azione di stabilizzazione.
ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019

Secondo la Commissione europea, le nuove priorità strategiche che hanno implicazioni per il bilancio e l'uscita del Regno Unito dall'UE impongono di esaminare e rivedere l'architettura del sistema delle risorse proprie.

L'attuale sistema delle risorse proprie si fonda su tre principali categorie di entrate: le cosiddette risorse proprie tradizionali (soprattutto dazi doganali); la risorsa propria basata sull' imposta sul valore aggiunto; la risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo. Se da un lato le risorse proprie tradizionali sono una fonte diretta di entrate e sono pertanto classificate come "autentiche" risorse proprie dell'UE, dall'altro le ultime due categorie sono essenzialmente contributi nazionali che gli Stati membri devono mettere a disposizione del bilancio dell'UE. La risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo, che era stata introdotta come elemento chiave "residuale" del sistema delle risorse proprie al fine di garantire il finanziamento integrale delle spese concordate, è diventata nel tempo la componente preponderante del sistema, rappresentando oltre il 70% delle entrate dell'UE.

La Commissione propone di confermare le tre risorse proprie ma modernizzandole nel senso di:

- mantenere inalterati i dazi doganali come risorse proprie tradizionali dell'UE, ma riducendo del 10% la percentuale che gli Stati membri trattengono come spese di riscossione;

- mantenere la risorsa propria basata sul RNL, con la funzione di risorsa riequilibrante;

- semplificare drasticamente la risorsa propria basata sull'IVA.

Viene, altresì, proposta l'istituzione di tre nuove risorse proprie, vale a dire:

- il 20% delle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissioni (con un introito medio annuo calcolato tra 1,2 e 3 miliardi di euro, a seconda del prezzo di mercato delle quote);

- un'aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova tassa imponibile consolidata comune per l'importa sulle società (CCCTB), che secondo le stime della Commissione potrebbe garantire un introito medio annuo di circa 12 miliardi;

- un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica di ciascuno Stato membro (0,80 euro al chilogrammo), per un importo stimato di circa 7 miliardi annui.

Nel complesso, in base alle valutazioni della Commissione, le nuove risorse proprie dovrebbero rappresentare il 12% circa del bilancio totale dell'UE e potrebbero apportare fino a 22 miliardi di euro all'anno per il finanziamento delle nuove priorità.

Anche alla luce dell'uscita del Regno Unito dall'UE la Commissione propone infine di eliminare progressivamente, nell'arco di cinque anni, tutte le attuali correzioni relative alle aliquote ridotte di prelievo della risorsa propria basata sull'IVA e le riduzioni forfettarie dei contributi basati sul RNL, di cui beneficiano alcuni Stati membri (oltre al Regno Unito stesso, Germania, Paesi Bassi e Svezia per la risorsa IVA e Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Austria per quanto concerne la risorsa basata sul RNL).

Le modifiche introdotte dovrebbero ridurre la quota della risorsa basata sul RNL rispetto alle entrate totali, portandola all'interno di una forbice compresa tra il 50 e il 60%.

ultimo aggiornamento: 5 luglio 2019

Il regolamento QFP segue una procedura legislativa speciale stabilita dall'articolo 312 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Il Consiglio delibera all'unanimità previa approvazione del Parlamento europeo che, deliberando a maggioranza assoluta, può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non può emendarla. Tuttavia, il Consiglio europeo può adottare all'unanimità una decisione che consente al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata.

Anche l'eventuale modifica del sistema complessivo di finanziamento dell'UE (la decisione sulle risorse proprie) richiede una procedura legislativa speciale. Secondo l'articolo 311 del TFUE, infatti, il Consiglio delibera all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo. Tale decisione entra in vigore solo previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.

Tranne poche eccezioni, invece, le normative settoriali vengono adottate mediante la procedura legislativa ordinaria, in cui il Consiglio e il Parlamento europeo decidono congiuntamente su un piano di parità.

ultimo aggiornamento: 5 luglio 2019

La posizione del Parlamento europeo

Il 14 novembre 2018, il Parlamento europeo ha approvato la "Relazione interlocutoria sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 – posizione del Parlamento in vista di un accordo", con la quale ha ribadito la propria posizione ufficiale secondo cui il livello del QFP 2021-2027 dovrebbe essere fissato a 1.324,1 miliardi di euro a prezzi 2018, che rappresenterebbe l'1,3% dell'RNL dell'UE-27.

Secondo il Parlamento europeo occorrerebbe tra l'altro:

  • fissare la dotazione finanziaria del programma di ricerca Orizzonte Europa a 120 miliardi di euro (prezzi 2018);
  • rafforzare il programma di investimenti InvestEU;
  • incrementare i finanziamenti per le infrastrutture di trasporto e le PMI;
  • mantenere il finanziamento delle politiche agricole e di coesione a lungo termine almeno allo stesso livello dell'attuale quadro di programmazione;
  • raddoppiare le risorse per affrontare la disoccupazione giovanile, triplicare le risorse per Erasmus+;
  • fissare il contributo dell'UE per gli obiettivi climatici a un minimo del 25% della spesa del QFP, per portarla al 30% il prima possibile, al più tardi entro il 2027.

Per quanto riguarda la riforma delle risorse proprie, secondo il Parlamento europeo un nuovo sistema semplificato dovrebbe ridurre sostanzialmente i contributi diretti degli Stati membri basati sul PIL e abolire tutti i meccanismi di riduzione e di correzione accumulati nel tempo. Inoltre, il Parlamento europeo si è espresso a favore dell'introduzione di nuove risorse proprie, basate, ad esempio, su un nuovo regime di tassazione delle imprese (compresa la tassazione delle grandi imprese del settore digitale), sui proventi del sistema di scambio delle quote di emissione e su una tassa sulla plastica.

Negoziati in sede di Consiglio dell'UE

Si riporta una breve panoramica su alcune delle questioni principali.

L'ultima discussione in Consiglio europeo sul QFP si è svolta il 20-21 giugno 2019.

Tempistica

Come ribadito in una comunicazione del 13 giugno 2019, la Commissione europea invita i leader dell'UE ad accelerare il ritmo dei negoziati allo scopo di raggiungere un accordo in autunno o comunque entro la fine dell'anno in modo da poter far partire i nuovi programmi all'inizio del 2021 e non in ritardo.

Il Governo italiano sostiene l'opportunità di raggiungere un accordo sul QFP in tempi rapidi, ma non a scapito della qualità.

Ammontare complessivo del bilancio

Si registra una netta divisione fra gli Stati membri che insistono per un bilancio sostenibile (tra cui vi sarebbero Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Svezia), che non vada oltre l'1% dell'RNL dei 27 Stati membri e che finanzi le nuove priorità e i settori che possono supportare maggiormente la competitività europea tramite maggiori tagli alle politiche tradizionali, come PAC e coesione, e gli Stati membri (tra cui vi sarebbero, in particolare, Estonia, Grecia, Italia, Lituania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Ungheria) che, invece, ritengono insufficiente il livello generale di ambizione espresso dalla Commissione europea e chiedono risorse sufficienti per finanziare non solo le nuove priorità (migrazioni, difesa, sicurezza) e i settori fondamentali per la competitività dell'UE (ricerca e innovazione, infrastrutture, spazio, digitale), ma anche le politiche tradizionali (politica agricola comune (PAC) e politica di coesione), mantenendo le dotazioni di queste ultime al livello dell'attuale QFP 2014-2020.

L'Italia ha, altresì, evidenziato l'importanza che il bilancio sia sufficientemente flessibile in modo da poter essere efficacemente impiegato in situazioni di emergenza (disoccupazione giovanile, disastri naturali, crisi migratorie).

Risorse proprie

Si registrano differenze di posizioni, in particolare sull'introduzione di nuove risorse proprie diverse da quelle proposte dalla Commissione europea, come la tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) e la web tax diretta a colpire i profitti delle grandi compagnie del web. Vi sono divergenze concernenti anche la tempistica della cessazione delle correzioni legate al rebate britannico.

Il Governo italiano ha espresso l'auspicio che, in tema di risorse proprie, possano essere esaminate anche altre ipotesi come la FTT e la web tax; inoltre, ha ribadito l'esigenza di mettere fine alle correzioni legate al rebate britannico. È altresì del parere che le nuove risorse proprie dell'UE debbano contribuire a ridurre il peso della risorsa RNL.

Condizionalità

Tra l'altro, si discute in merito alla proposta di condizionalità legata alle carenze generalizzate in materia di Stato di diritto, in riferimento alla quale il servizio giuridico del Consiglio ha sollevato perplessità di ordine giuridico. Inoltre, la Francia ha proposto di introdurre una condizionalità legata alle politiche fiscali e sociali nell'ambito della coesione.

L'Italia ha espresso una generale perplessità circa modelli di condizionalità poco coerenti e tagliati ad hoc su ipotesi specifiche, condividendo poi le perplessità del Servizio giuridico del Consiglio in merito alla condizionalità legata allo Stato di diritto e sottolineando la contraddittorietà insita nella condizionalità macroeconomica, che rischia di colpire i soggetti più fragili con effetti pro-ciclici. Inoltre, ha lamentato l'assenza di una condizionalità legata alla solidarietà europea, in particolare per quanto riguarda la distribuzione dei migranti.

Schema di negoziato del 14 giugno 2019

Il 14 giugno 2019 la Presidenza rumena del Consiglio dell'UE ha presentato un progetto di schema di negoziato riveduto (negotiating box) che, secondo la Presidenza stessa, "rispecchia le discussioni generali tenutesi finora in seno al Consiglio e con gli Stati membri".

Il negotiating box è stato presentato al Consiglio Affari generali del 18 giugno 2019, in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno.

Tra l'altro, il negotiating box evidenzia i progressi compiuti sulle diverse proposte settoriali.

Si segnala che alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, ritengono il testo del suddetto negotiating box non adeguato per il seguito del negoziato. In particolare, il Governo italiano avrebbe segnalato la propria contrarietà in merito alla cancellazione della revisione di medio periodo del QFP e dell'aggiustamento tecnico nella coesione, alla condizionalità macroeconomica, all'ipotesi di una convergenza esterna "piena" e ad alcune modifiche proposte in materia di risorse proprie e di allocazione di risorse nella politica di coesione.

ultimo aggiornamento: 5 luglio 2019

Sulla base dei dati forniti dal sito IPEX:

  • l'esame dell'atto COM(2018)321 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Germania (Bundestag), Grecia, Polonia (Senato), Slovacchia, Slovenia e Svezia, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Austria, Germania (Bundesrat), Lussemburgo, Malta, Irlanda, Polonia (Camera), Portogallo, Repubblica ceca, Romania e Regno Unito;
  • l'esame dell'atto COM(2018)322 risulta avviato da parte del Parlamento della Grecia, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Belgio, Irlanda, Germania (Bundesrat), Polonia, Portogallo e Repubblica ceca;
  • l'esame dell'atto COM(2018)323 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Estonia, Finlandia, Germania (Bundestag), Grecia, Polonia, Slovacchia e Svezia, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Belgio, Lussemburgo, Malta, Irlanda, Portogallo e Regno Unito;
  • l'esame dell'atto COM(2018)324 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Finlandia, Germania (Bundestag), Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Belgio, Germania (Bundesrat), Lussemburgo, Portogallo e Repubblica ceca;
  • l'esame dell'atto COM(2018)325 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Finlandia, Germania (Bundestag), Grecia, Irlanda, Malta, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Germania (Bundesrat), Lussemburgo, Portogallo, Repubblica ceca, Spagna e Svezia;
  • l'esame dell'atto COM(2018)326 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Finlandia, Germania (Bundestag), Grecia, Polonia, Slovacchia e Svezia, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Repubblica ceca;
  • l'esame dell'atto COM(2018)327 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Estonia, Finlandia, Francia (Assemblea nazionale), Germania (Bundestag), Grecia, Irlanda, Malta, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia e Ungheria, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Belgio, Germania (Bundesrat), Lussemburgo, Portogallo, Repubblica ceca, Spagna e Svezia;
  • l'esame dell'atto COM(2018)328 risulta avviato da parte dei Parlamenti di Finlandia, Germania (Bundestag), Polonia, Regno Unito e Slovacchia, mentre risulta concluso da parte dei Parlamenti di Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Portogallo e Repubblica ceca.
ultimo aggiornamento: 5 luglio 2019
 
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