tema 8 marzo 2021
Studi - Difesa Il personale militare femminile nelle forze armate

In Italia il servizio militare femminile, avviato nell'anno 2000 a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 380/1999, costituisce uno dei grandi cambiamenti che hanno segnato il profondo processo di trasformazione del mondo militare dell'ultimo ventennio. Dopo un ventennio, le Forze Armate e l'Arma dei Carabinieri, incluse le capitanerie di porto, hanno registrato la presenza di 17.707 unità di personale militare femminile (oltre il 6 per cento del totale del personale militare).

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In Italia il servizio militare femminile, avviato nell'anno 2000 a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 380/1999, costituisce uno dei grandi cambiamenti che hanno segnato il profondo processo di trasformazione del mondo militare dell'ultimo ventennio.

Al 31 dicembre 2019, le Forze Armate e l'Arma dei Carabinieri, incluse le capitanerie di porto, hanno registrato la presenza di 17.707 unità di personale femminile (rispetto alle 15.995 unità presenti alla fine del 2018), così ripartite:

  • 1.863 Ufficiali;
  • 2.562 Sottufficiali;
  • 12.170 Graduati e Militari di truppa;
  • 1.112 Allievi di accademie e scuole militari.

 

La tabella seguente mostra la ripartizione del personale femminile al 31 dicembre 2019 per Forza armata e per categoria.

 

Tabella 1 – Personale femminile al 31 dicembre 2019

  *C.E.M.M.= Corpo degli equipaggi militari marittimi
Fonte: Rielaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa – su dati tratti dalla Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate (anno 2019) – Doc. XXXVI n. 4.

Grafico 1 – Percentuale di personale femminile per Corpo al 31/12/2019

Legenda:
CP = Capitanerie di Porto; EI = Esercito Italiano; CEMM = Corpo degli equipaggi militari marittimi;
CC = Arma dei Carabinieri; AM = Aeronautica Militare.
Fonte: Elaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa – su dati tratti dalla Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate (anno 2019) – Doc. XXXVI n. 4.

Grafico 2 – Composizione del personale femminile per grado (anno 2019)

Fonte: Elaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa – su dati tratti dalla Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate (anno 2019) – Doc. XXXVI n. 4.
ultimo aggiornamento: 8 marzo 2021

Per quanto riguarda il reclutamento, non esistono percorsi differenziati di selezione se non per quanto riguarda le prestazioni richieste per agilità, forza e resistenza che prevedono, in alcuni concorsi, parametri diversi tra uomini e donne.

 

La tabella seguente espone il personale femminile reclutato nel corso dell'anno 2019.

 

Tabella 2 – Personale femminile reclutato nel 2019

(*) dato non definitivo – procedure concorsuali in atto
Fonte: Rielaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa – su dati tratti dalla Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate (anno 2019) – Doc. XXXVI n. 4).
ultimo aggiornamento: 8 marzo 2021

Nel campo della formazione e dell'addestramento della componente femminile non sussistono particolari differenziazioni tra uomini e donne, in quanto tutto il personale frequenta i medesimi corsi presso gli istituti militari e le scuole di addestramento.

Relativamente alla progressione di carriera nella Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate (anno 2019) si evidenzia che, secondo una proiezione teorica, il primo Ufficiale donna sarà valutato per l'avanzamento al grado di Colonnello tra circa 4 anni. L'Arma dei Carabinieri ha già Ufficiali donna nei gradi di Generale di Brigata e Colonnello provenienti dal Corpo Forestale e dalla Polizia di Stato.

Lo Stato Maggiore della Difesa ha commissionato un sondaggio ad una società di ricerca sociale, la "EUMETRA", sull'attrattiva della carriera militare per le ragazze italiane. La rilevazione è stata condotta su un campione di 2.026 giovani, di cui 1.029 ragazze e 997 ragazzi di età compresa tra i 17 e i 25 anni, statisticamente rappresentativi dei 5 milioni di giovani italiani in questa fascia di età. Dalla ricerca è emerso che le ragazze, in linea teorica, trovano più interessante dei ragazzi la proposta di arruolamento nelle Forze Amate: il 52% di donne contro il 48% di uomini intervistati. Questa attrazione ‘ideale' non si traduce però nella partecipazione ai concorsi per l'arruolamento in quanto, per circa una metà dei giovani intervistati, vi sono diverse incompatibilità con la vita privata. Si tratta di una carriera che richiede troppo tempo, che non lascia spazio alla vita personale (28% delle ragazze e 17% dei ragazzi), che non consente di avere una famiglia e/o di seguirla (15% delle ragazze e 12% dei ragazzi). Citando testualmente, a titolo di esempio, alcune opinioni raccolte: "Quella militare è una professione che richiede molto impegno e dedizione, difficilmente lascia spazio a legami affettivi intensi e stretti come quelli familiari"; "Perché l'Italia è un Paese che non agevola le donne nella realizzazione di una vita lavorativa e familiare. Spessosi deve scegliere, sentendosi comunque fallimentari per non essere riuscite a seguire entrambe le strade". Il sondaggio è riportato a pagina 143 del Documento programmatico pluriennale della Difesa 2020-2022.

 

Per quanto riguarda l'impiego, il personale militare femminile, svolge incarichi, sia sul tenitorio nazionale, sia in tutti i principali teatri operativi, nei diversi ruoli/corpi e specialità, senza particolari differenziazioni rispetto alla componente maschile.

Con riferimento alle professionalità operative personale femminile è impiegato come piloti di aerei e di elicotteri, come equipaggi di carri armati, sottomarini, nel controllo del territorio e come responsabili di importanti Porti lungo le coste del Paese.

Nelle missioni all'estero, in particolare, il contributo del personale militare femminile si è rivelato di estrema utilità in diversi teatri operativi, come ad esempio in Afghanistan e in Iraq, per lo svolgimento di perquisizioni, per la ricerca di informazioni, per l'interazione con donne autoctone, anche nel caso di interventi medici che hanno contribuito a migliorare la percezione locale nei confronti dell'intero contingente nazionale.

 

Si ricorda che proprio nel 2000, anno di avvio del personale femminile nelle Forze armate, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha approvato all'unanimità la Risoluzione 1325 su "Donne, Pace e Sicurezza", che per la prima volta menziona il contributo delle stesse nella risoluzione dei conflitti per una pace durevole e fissa tra i vari obiettivi l'adozione di una "prospettiva di genere" e una maggiore partecipazione delle donne nei processi di mantenimento della pace e della sicurezza.

 

Nel 2020 sono state 41 le unità di personale femminile impiegate nella missione UNIFIL in Libia, 7 nella missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza libanesi, 25 nella missione Resolute support in Afghanistan, 16 in Iraq nell'ambito della Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh, 17 nella missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, 7 nella missione MINUSMA in Mali, 25 nella missione NATO Joint Enterprise nei Balcani.

Infine, in relazione al dispositivo NATO per la sorveglianza navale nell'area sud dell'Alleanza, la presenza femminile incide sugli equipaggi delle navi impegnate nelle per circa 1'8%, senza limitazioni di impiego (per un approfondimento si veda il DOC.XXVI n.3, proroga delle missioni internazionali per l'anno 2020).

 

Si ricorda che nel 2000, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato la risoluzione 1325 su "Donne, Pace e Sicurezza", nella quale si chiede di ampliare il ruolo e il contributo femminile nel settore della pace e della sicurezza.

 

Unico caso di impiego differenziato sulla base del genere di appartenenza è rappresentato dai Female Engagement Team (FET), nuclei specializzati formati da personale militare femminile specializzate nell'interagire con la popolazione locale femminile dei territori dove operano, al fine di accrescere il consenso della comunità locale verso il personale militare e creare un ambiente di cooperazione ottimale per il raggiungimento degli obiettivi della missione (cfr. pagina 46 della Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate, anno 2019).

 

Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti documenti e articoli:

Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate (anno 2019) – Doc. XXXVI n. 4), pagg. 45-48;

Documento programmatico pluriennale della Difesa 2020-2022, pagg. 142-143;

Le donne nelle Forze armate in www.difesa.it

ultimo aggiornamento: 8 marzo 2021
 
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