tema 25 giugno 2021
Studi - Bilancio Il Mezzogiorno nel PNRR

Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - che è stato presentato dal Governo Draghi alla Commissione UE lo scorso 30 aprile ed ha ottenuto la valutazione positiva della Commissione UE il 22 giugno 2021 e l'approvazione da Parte del Consiglio dell'UE lo scorso 13 luglio – prevede la destinazione del 40 per cento circa delle risorse complessivamente considerate dal Piano al Mezzogiorno, per un importo pari a circa 82 miliardi, a testimonianza dell'attenzione al principio della coesione sociale e del riequilibrio territoriale, che costituisce uno dei pilastri del PNRR.

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si inserisce all'interno del Programma Next Generation EU (NGEU), istituito dal regolamento (UE) 2020/2094, che, con un pacchetto da 750 miliardi di euro, sotto forma di prestiti e di sovvenzioni, rappresenta il nuovo strumento dell'Unione europea per la ripresa in risposta alla crisi pandemica.

Gli importi a titolo di Next Generation EU sono erogati tramite sette programmi, al solo scopo di far fronte alle conseguenze economiche negative della crisi da COVID-19 e favorire la ripresa economica e sociale dell'Unione.

Con 672,5 miliardi di euro (360 in prestiti e 312,5 in sovvenzioni), il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility - RRF) rappresenta il più importante strumento previsto nell'ambito di Next Generation EU (quasi il 90% della dotazione totale).

 

Il suddetto regolamento prevede che ciascuno Stato membro debba predisporre un Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR - Recovery and Resilience Plan) per definire un pacchetto coerente di riforme e investimenti pubblici per il periodo 2021-2026, destinati a promuovere una robusta ripresa dell'economia europea all'insegna della transizione ecologica, della digitalizzazione, della competitività, della formazione e dell'inclusione sociale, territoriale e di genere. Le misure e le riforme inserite nei Piani nazionali devono pertanto focalizzarsi nelle seguenti aree di intervento riconducibili a sei pilastri:

1)    transizione verde;

2)    trasformazione digitale;

3)    crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, compresi coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione e un mercato unico ben funzionante con PMI forti;

4)    coesione sociale e territoriale;

5)    salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, anche al fine di aumentare la capacità di reazione e la preparazione alle crisi;

6)    politiche per la prossima generazione, infanzia e gioventù, incluse istruzione e competenze.

In particolare, ai fini della programmazione dei Piani Nazionali, il Regolamento del NGEU richiede di dedicare:

  • almeno il 37% della dotazione dei Piani al sostegno della transizione verde, compresa la biodiversità;
  • almeno il 20% alla trasformazione digitale.

 

Il Regolamento (UE) 2021/241 del 12 febbraio 2021 che istituisce il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, nel ribadire l'ammontare delle risorse stanziate dall'articolo 1 del regolamento (UE) 2020/2094 (672,5 miliardi di euro, di cui 360 in prestiti e 312,5 in sovvenzioni), determina all'art. 11 le modalità di calcolo del contributo finanziario delle sovvenzioni (art. 6, par. 1, lett. a) per ciascuno Stato membro:

-      il 70% dell'importo indicato, convertito in prezzi correnti, sulla base della popolazione, dell'inverso del PIL pro capite e del relativo tasso di disoccupazione di ciascuno Stato membro (secondo la metodologia riportata nell'allegato II al Regolamento);

-      il 30% dell'importo, convertito in prezzi correnti, sulla base della popolazione, dell'inverso del PIL pro capite e, in pari proporzioni, della variazione del PIL reale nel 2020 e della variazione aggregata del PIL reale per il periodo 2020-2021 (secondo la metodologia riportata nell'allegato III). La variazione del PIL reale per il 2020 e la variazione aggregata del PIL reale per il periodo 2020-2021 si basano sulle previsioni di autunno 2020 della Commissione.

Il calcolo di tale contributo finanziario massimo sarà aggiornato entro il 30 giugno 2022 per ciascuno Stato membro, sostituendo i dati delle previsioni economiche di autunno 2020 della Commissione con i risultati effettivi relativi alla variazione del PIL reale per il 2020 e alla variazione aggregata del PIL reale per il periodo 2020-2021.

L'ammontare dei prestiti RRF all'Italia è stato stimato in base al limite massimo del 6,8 per cento del reddito nazionale lordo in accordo con la task force della Commissione.

Il Regolamento prevede che i Piani, presentati alla Commissione UE in via ufficiale entro il 30 aprile 2021, siano valutati dalla Commissione entro due mesi e successivamente approvati dal Consiglio dell'UE, a maggioranza qualificata, entro quattro settimane dalla proposta della Commissione. La valutazione positiva da parte della Commissione delle singole richieste di pagamento (che possono essere presentate dagli Stati membri su base semestrale) sarà subordinata al raggiungimento di pertinenti traguardi intermedi e finali.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell'Italia - presentato al Parlamento dal Governo Draghi il 25 aprile scorso -  è stato trasmesso alla Commissione UE il 30 aprile scorso ed ha ottenuto la valutazione positiva della Commissione UE lo scorso 22 giugno 2021 (cfr. Proposta di ESECUZIONE DEL CONSIGLIO relativa all'approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza dell'Italia {SWD(2021) 165 final}). E' stato successivamente approvato dal Consiglio dell'UE il 13 luglio 2021, mediante l'adozione della decisione di esecuzione (doc. 10160/21), di cui all'articolo 20 del regolamento (UE) 2021/241.

Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, di cui circa 68,9 miliardi di euro quale contributo finanziario sotto forma di sostegno non rimborsabile e un importo massimo di 122,6 miliardi in forma di prestito. 

A tali risorse si aggiungono ulteriori 30,6 miliardi provenienti dal Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio richiesto dal Consiglio dei ministri ed approvato dal Parlamento il 22 aprile scorso, e 13 miliardi resi disponibili dal Programma React-EU (che, come previsto dalla normativa UE, vengono spese negli anni 2021-2023) per un complessivo di risorse assegnate a Missioni e componenti del PNRR pari a 235,1 miliardi di euro.

Tale Piano Nazionale degli investimenti complementari al PNRR è stato approvato - e ripartito per complessivi 30.622,46 milioni di euro per gli anni dal 2021 al 2026 - con il decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59

L'approvazione del Consiglio, avvenuta lo scorso 8 luglio, consentire di erogare all'Italia , a titolo di prefinanziamento, un importo di 24,9 miliardi di euro corrispondente al 13% dell'importo totale stanziato a suo favore, ovvero circa 8,95 miliardi di euro a titolo di sovvenzioni e circa 15,9 miliardi di euro a titolo di prestiti.

La Commissione autorizzerà l'erogazione di ulteriori fondi se e quando saranno conseguiti in maniera soddisfacente i traguardi (milestones) e gli obiettivi (target) previsti nel Piano per la ripresa e la resilienza, che riflettono i progressi compiuti nella realizzazione degli investimenti e delle riforme.

Il PNRR italiano si articola in 6 Missioni: 1) digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) inclusione e coesione; 6) salute – in piena coerenza con i sei pilastri del Programma Next Generation EU (NGEU) - suddivise in 16 Componenti, funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo. Le misure previste dal Piano si articolano intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.

Nel complesso delle risorse programmate con il PNRR (235,12 miliardi), il 30 per cento è destinato agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico (69,94 miliardi), il 21 per cento alla digitalizzazione (49,86 miliardi), il 14 per cento all'istruzione e alla ricerca (33,81 miliardi), il 13 per cento alle infrastrutture (31,46 miliardi), il 13 per cento all'inclusione e alla coesione (29,83 miliardi) e il 9 per cento alla salute (20,23 miliardi).

Si ricorda che, ai sensi del Regolamento (UE) 2021/241 una quota di almeno il 37% delle risorse derivanti dal Dispositivo per la Ripesa e la Resilienza deve essere destinata a misure per la transizione verde e almeno il 20% alla transizione digitale. Nel Piano gli interventi suddetti non sono concentrati soltanto nelle prime due Missioni, ma si rinvengono in tutte le Missioni e sono segnalati per ogni intervento/riforma settoriale. Nel complesso, il Piano assegna alla transizione ecologica circa il 37,5% delle risorse e alla transazione digitale il 25%.

Per approfondimenti sul contenuto del Piano, si veda il dossier dei Servizi studi di Camera e Senato.

ultimo aggiornamento: 25 giugno 2021

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce un'occasione per il rilancio del Mezzogiorno e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese.

La coesione sociale e territoriale rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la programmazione e il contenuto dell'intero PNRR. Il Piano persegue, dunque, il riequilibrio territoriale e il rilancio del Sud come priorità trasversale a tutte le missioni del Piano.

L'asse strategico dell'inclusione sociale, in particolare, punta a ridurre il divario di cittadinanza, a superare le diseguaglianze profonde, spesso accentuate dalla pandemia, a superare la debolezza strutturale del sistema produttivo del Sud, accompagnando il processo di convergenza tra Sud e Centro-Nord quale obiettivo di crescita economica, come più volte richiesto nelle Raccomandazioni della Commissione europea.

 

Secondo quanto espressamente indicato nel PNRR, il Piano mette a disposizione del Sud un complesso di risorse pari a non meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili del PNRR (pari a circa 82 miliardi, incluso il Fondo complementare), per le otto regioni del Mezzogiorno, a fronte – si sottolinea nel Piano - del 34 per cento previsto dalla attuale normativa vigente in favore del Sud per la ripartizione degli investimenti ordinari destinati su tutto il territorio nazionale.

Il Piano prevede, infatti, in aggiunta alle risorse europee, ulteriori 30,6 miliardi di risorse nazionali che confluiscono in un apposito Fondo complementare al PNRR finanziato attraverso lo scostamento di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile e autorizzato dal Parlamento, a maggioranza assoluta, nella seduta del 22 aprile. Il Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR è stato approvato dal decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, con una dotazione di 30.622,46 milioni di euro per gli anni dal 2021 al 2026. Il D.L. n. 59/2021 provvede altresì alla ripartizione delle risorse del Fondo tra le Amministrazioni centrali competenti, individuando i programmi e gli interventi cui destinare le risorse ed il relativo profilo finanziario annuale.

Si rileva che il PNRR non reca una ripartizione territoriale delle risorse, per cui non è possibile – allo stato attuale di dettaglio del Piano – definire la quota parte della spesa complessiva che verrà destinata alle singole Regioni del Mezzogiorno.

 

Sul sito del Governo - nelle comunicazioni del 25 aprile 2021 per la presentazione del PNRR al Parlamento - è peraltro pubblicato un riquadro che definisce il riparto delle risorse per il Sud tra le sei Missioni, comprese quelle nazionali del Fondo complementare, riportato nella tabella che segue:

(miliardi di euro)

 
Missioni
Risorse
%
1
Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
14,58
36,1%
2
Rivoluzione verde e transizione ecologica
23,00
34,3%
3
Infrastrutture per una mobilità sostenibile
14,53
52,3%
4
Istruzione e ricerca
14,63
45,7%
5
Inclusione e coesione
8,81
39,4%
6
Salute
6,00
35-37% (*)
 
TOTALE
81,55
 
(*) sulla base del riparto tra le Regioni
N.B. Sono incluse le risorse del Fondo complementare.

In merito, si sottolinea che il D.L. n. 77 del 2021 (DL semplificazioni) - che disciplina, nella Parte I, la cd. governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza - dispone al riguardo che spetta alle Amministrazioni centrali titolari di interventi previsti dal PNRR il compito di assicurare che, in sede di definizione delle procedure di attuazione degli interventi del PNRR, almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente, anche attraverso bandi, indipendentemente dalla fonte finanziaria di provenienza, sia destinato alle regioni del Mezzogiorno, salve le specifiche allocazioni territoriali già previste nel PNRR. Il Dipartimento per le politiche di coesione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso i dati rilevati dal sistema di monitoraggio attivato dal Servizio centrale per il PNRR, verifica il rispetto del predetto obiettivo e, laddove necessario, sottopone gli eventuali casi di scostamento alla Cabina di regia, che adotta le occorrenti misure correttive e propone eventuali misure compensative.

 

Secondo quanto esposto nel Piano, concorrono al finanziamento della strategia di riforme e investimenti per il Sud delineata nel PNRR anche le risorse stanziate per le politiche di coesione, sia dai fondi europei del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027 e relativo cofinanziamento, sia i fondi nazionali aggiuntivi di bilancio stanziati sul Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2017, secondo un principio di complementarietà e di addizionalità delle risorse.

A tal fine, nel Piano si sottolinea che è stata già inviata alla Commissione europea la programmazione del fondo REACT-EU – il Programma che nell'ambito del Next Generation EU costituisce il meccanismo ponte tra l'attuale politica di coesione e la nuova programmazione 2021-27 - che integra la strategia del PNRR per un valore di 13,5 miliardi di euro, secondo i principi di complementarietà e di addizionalità rispetto al RRF, di cui quasi 8,5 miliardi sono rivolti al Mezzogiorno.

 

Il Piano ribadisce, altresì, che sono in fase avanzata le interlocuzioni con gli Uffici della Commissione europea in merito alla definizione del nuovo Accordo di partenariato sui fondi strutturali 2021-2027. La dote complessiva delle risorse disponibili ammonta a circa 83 miliardi, incluso il cofinanziamento.

Ai fini della complementarietà con la strategia del PNRR, assumono particolare rilievo i 37,3 miliardi di euro assegnati all'Italia per le politiche di coesione (a prezzi 2018, che diventano 42 miliardi di euro a prezzi correnti), da attuare attraverso i Fondi strutturali del FESR, FSE+ e CTE, cui si aggiungono le risorse nazionali per il cofinanziamento nazionale (circa 39 miliardi per il periodo 2021-2030, di cui alla legge di bilancio per il 2021, art. 1, co. 51-57, L. 178/2020).

 

Per quel che concerne il Fondo per lo sviluppo e la coesione per la programmazione 2021-2027 – che presenta una dotazione aggiuntiva di 50 miliardi di euro stanziati dalla legge di bilancio per il 2021 (art. 1, co. 177-178, L. n. 178/2020), a cui si aggiungeranno ulteriori 23 miliardi con la legge di bilancio per il 2022 - il Piano riporta che le risorse del Fondo saranno impiegate in linea con le politiche settoriali di investimento e di riforma previste nel PNRR, secondo un principio di complementarità e di addizionalità delle risorse.

A tal fine, nel Piano si sottolinea che è stata anticipata nel PNRR la programmazione nazionale del FSC 2021-2027 per un valore di circa 15,5 miliardi, per accelerare la capacità di utilizzo delle risorse e di realizzazione degli investimenti. Tali risorse saranno reintegrate nella disponibilità del fondo, così da garantirne la piena addizionalità.

In relazione a ciò, nel decreto-legge n. 59 del 6 maggio 2021 (Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti), si provvede, all'articolo 2, ad incrementare la dotazione del FSC 2021-2027 di 15,5 miliardi.

ultimo aggiornamento: 25 giugno 2021

Per quanto riguarda gli elementi ricavabili dalle 6 Missioni di cui si compone il Piano si segnala, in particolare, la Missione n. 5 ("Inclusione e coesione").

Tale missione – che non esaurisce, come già detto, l'obiettivo di riduzione dei divari territoriali che il PNRR persegue trasversalmente a tutte le missioni - riveste un ruolo rilevante di sostegno all'empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne.

Nell'ambito della missione, la terza componente "Interventi speciali di coesione territoriale", è dedicata, in particolare, alla riduzione dei divari tra le diverse aree del paese: "Divario demografico e di servizi", tra zone interne/rurali, montane, periferiche e urbane; "Divario nello sviluppo delle competenze", in una prospettiva di innovazione per le imprese, i centri di ricerca e le autorità pubbliche; "Divario degli investimenti" e "divario sociale ed economico" nelle regioni meridionali.

Per conseguire questi obiettivi, la componente 5.3 si articola in due settori d'intervento, per un complesso di risorse pari a 1,98 miliardi di euro:

- Piano per la resilienza delle zone interne, periferiche e montane, attraverso il rafforzamento delle aree interne,

- Progetti per lo sviluppo del Sud, compresi gli investimenti per combattere la povertà nell'istruzione, nonché il potenziamento dei beni confiscati dalla criminalità organizzata e gli investimenti infrastrutturali nel potenziamento delle zone economiche speciali.

Nello specifico i circa 2 miliardi destinati dal PNRR agli "Interventi speciali di coesione territoriale" sono così articolati:

  • 830 milioni alla Strategia nazionale per le aree interne;
  • 630 milioni in favore delle Zone Economiche Speciali (ZES);
  • 300 milioni per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie:
  • 220 milioni ad interventi socio-educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore.

 

Relativamente alla Strategia Nazionale per le Aree Interne, nel Piano si sottolinea che il contributo del PNRR alla Strategia è "complementare a un'azione più ampia e organica che, coinvolgendo le risorse del FSC, mobiliterà 2,1 miliardi di euro nei prossimi 5 anni".

 

Ulteriori 2,43 miliardi sono stanziati a valere sulle risorse nazionali del Fondo complementare al PNRR.

Tali fondi sono destinati, dal D.L. n. 59/2021, ai seguenti investimenti complementari alla strategia della Missione 5, Componente 3:

-        1.780 milioni per interventi nelle aree del terremoto 2009 e 2016;

-        300 milioni per il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza delle strade delle Aree interne;

-        350 milioni in favore degli ecosistemi per l'innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati.

 

Ulteriori interventi a favore del Mezzogiorno sono esplicitati nelle altre missioni.

Nella Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) molti interventi sono specificamente volti ad incidere sulla produttività delle PMI del Mezzogiorno e a migliorare la connettività nelle zone rurali e nelle aree interne, in linea con le raccomandazioni specifiche della Commissione europea sull'Italia e agli obiettivi dell'Unione sul digitale.

Sotto questo profilo, la Missione 1 (secondo quanto riportato nel "focus sulle dimensioni trasversali del Piano") è destinata ad avere un impatto significativo nella riduzione dei divari territoriali:

  • oltre il 45 per cento degli investimenti nella connettività a banda ultralarga si svilupperanno nelle regioni del Mezzogiorno, raggiungendo tutte le aree interne del Paese e le isole minori;
  • gli interventi sulla digitalizzazione delle PA locali avranno ricadute importanti per le aree del Sud che presentano ampi divari in termini di digital divide e di esposizione on line di servizi pubblici al cittadino;
  • molte imprese del Mezzogiorno saranno favorite dall'accresciuta accessibilità agli incentivi fiscali del Piano Transizione 4.0;
  • il piano Space Economy rivitalizzerà i distretti aerospaziali delle regioni del Mezzogiorno;
  • gli investimenti previsti per incrementare la proiezione del nostro export e l'attrattività dell'offerta culturale e del nostro turismo miglioreranno il posizionamento internazionale del Mezzogiorno.

Gli interventi sulla transizione ecologica della Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica) contribuiscono al superamento dei divari territoriali. Gli investimenti e le riforme del Piano migliorano, in particolare, la gestione dei rifiuti al Sud e contribuiscono a ridurre la dispersione delle risorse idriche, in ottemperanza alle raccomandazioni specifiche della Commissione europea sull'Italia che invitano a investire al Sud sulle infrastrutture per la gestione dei rifiuti e le infrastrutture idriche (nella distribuzione per usi civili, la dispersione media è del 41 per cento a livello nazionale, del 51 per cento al Sud). Alcune misure possono avere maggior incidenza al Sud, come ad esempio alcuni progetti di potenziamento dell'industria nazionale in settori strategici per la produzione di energie rinnovabili e di tecnologie per il trasporto sostenibile. Le riforme di sistema che accompagnano l'attuazione del Piano, improntate alla semplificazione e al rafforzamento della capacità amministrativa delle regioni del Mezzogiorno, consentiranno un maggiore assorbimento delle risorse, in particolare per gli incentivi in materia di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici.

 

Nell'ambito della Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile), gli investimenti rafforzano le infrastrutture del Mezzogiorno, in particolare l'alta velocità ferroviaria, contribuendo anche a migliorare l'occupazione in tutta la catena logistica.

Gli investimenti per l'alta velocità sono affiancati da interventi che mirano ad assicurare una maggiore e migliore offerta di linee ferroviarie regionali e l'adeguamento di quelle urbane. Dal punto di vista territoriale, si auspica che gli investimenti producano un'inversione dei fenomeni di depauperamento demografico e socio-economico dei territori meno collegati, fungendo da fattore di coesione territoriale. Molti interventi riguardano infrastrutture che saranno realizzate a beneficio delle aree e delle città del Sud, anche grazie all'integrazione con le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

 

Nella Missione 4 (Istruzione e ricerca) i progetti relativi ad asili e scuole per l'infanzia, lotta all'abbandono scolastico, edilizia scolastica e contrasto alla povertà educativa hanno un forte impatto al Sud, favorendo un percorso che - in complementarità con la spesa pubblica ordinaria - dovrà portare al rispetto costituzionale dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), da garantire a tutti i cittadini dovunque risiedano. Inoltre, l'intervento sulla riduzione dei divari territoriali nella scuola secondaria di secondo grado contribuisce a migliorare il livello delle competenze di base e a ridurre in modo strutturale l'abbandono scolastico, soprattutto nel Mezzogiorno. La promozione di nuovi centri di eccellenza nel campo della ricerca al Sud – integrati in ecosistemi dell'innovazione a livello locale – favorisce anche il trasferimento tecnologico, l'impiego e l'attrazione di risorse qualificate. 

 

Nella Missione 6 (Salute) la riorganizzazione delle politiche della salute attraverso riforme e investimenti basati sui fabbisogni assistenziali contribuisce a superare i divari tra i diversi sistemi sanitari regionali. Il Piano intende realizzare un percorso integrato che parte dalla casa come primo luogo di cura, per arrivare alle Case della Comunità e agli Ospedali di Comunità, superando la carenza di coordinamento negli interventi sanitari, sociosanitari e socioassistenziali.

Per quel che concerne le riforme, nella Sezione del PNRR dedicata alle riforme si evidenzia, innanzitutto, tra le riforme abilitanti, quella finalizzata alla semplificazione delle norme in materia di investimenti e interventi nel Mezzogiorno.

Si prevede, al riguardo, una semplificazione in connessione con il negoziato in corso sulla Carta degli aiuti a finalità regionale: le norme dovranno limitarsi alle previsioni generali rinviando a decreti del Ministro per il Sud e la coesione territoriale per la definizione degli aspetti di dettaglio. L'intervento riformatore va collegato con la riforma di riordino normativo di tutte le incentivazioni alle imprese, che richiede un apposito provvedimento legislativo.

 

Si segnala, in secondo luogo, la riforma settoriale sul rafforzamento delle Zone economiche speciali (ZES) con la razionalizzazione delle norme e delle procedure sul credito d'imposta e su altre agevolazioni alle imprese per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive o di beni immobili situati nelle ZES.

 

ultimo aggiornamento: 25 giugno 2021

Relativamente alla stima dell'impatto macroeconomico del Piano nelle regioni del Mezzogiorno, nel PNRR si sottolinea che "il Mezzogiorno contribuisce per un punto percentuale allo scostamento del PIL nazionale nell'anno finale del Piano". Lungo tutta la durata del Piano il Mezzogiorno contribuisce a circa un terzo dei 15 punti percentuali di PIL nazionale aggiuntivo. Il contributo alla deviazione del PIL a livello nazionale nell'ultimo anno del Piano è dunque di 4,9 punti percentuali

La tabella seguente riporta l'impatto del PNRR sul PIL nazionale attribuibile al Mezzogiorno:

 

Contributi allo scostamento percentuale dallo scenario di base attribuibili alle Regioni del Mezzogiorno

 

 
2021
2022
2023
2024-2026
PIL
0,2
0,7
1,0
1,0
Consumi
0,3
0,8
1,1
1,1
Spesa pubblica
0,2
0,5
0,8
0,6
Investimenti
0,6
2,0
3,5
3,9
Occupazione
0,3
0,8
1,1
1,1

 

Il PNRR sottolinea come il Piano ridurrà sensibilmente il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. La quota del Mezzogiorno sul PIL nazionale salirebbe dal 22 per cento del 2019 al 23,4 per cento nel 2026.

Va sottolineato che le stime riportate nel PNRR si riferiscono all'impatto immediato del Piano sull'economia del Mezzogiorno, ovvero agli effetti che si verificheranno durante il periodo di attuazione del Piano. La modernizzazione delle infrastrutture per i trasporti e le telecomunicazioni, gli investimenti nelle rinnovabili, il potenziamento dell'istruzione e della formazione sono tutti fattori che, anche attraverso l'impulso all'accumulazione di capitale nel settore privato, continueranno tuttavia a sospingere la crescita del PIL del Mezzogiorno anche su un arco di tempo più lungo.

ultimo aggiornamento: 25 giugno 2021
 
temi di Politica economica e finanza pubblica
 
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