tema 8 maggio 2020
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Pubblica amministrazione
Emergenza COVID-19: le misure per le PA

Per far fronte all'emergenza da COVID-19 sono state adottate alcune misure che interessano le pubbliche amministrazioni, tra cui: la sospensione delle procedure concorsuali per l'accesso al pubblico impiego; la previsione che per il periodo dell'emergenza il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni; la sospensione temporanea dei procedimenti amministrativi e disciplinari; l'estensione della validità di permessi, autorizzazioni e concessioni; l'estensione della validità dei documenti di riconoscimento e di identità; la facoltà di disporre lo svolgimento delle videoconferenze per gli organi degli enti locali e degli enti pubblici. Si prevede, infine, di aggiornare in via sperimentale le modalità di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni con l'obiettivo di semplificare lo svolgimento dei concorsi e ridurre i tempi di accesso al pubblico impiego. Nel corso dell'audizione del 28 aprile 2020 presso la Commissione Affari costituzionali della Camera, la ministra per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, ha riferito sulle iniziative adottate per fronteggiare l'emergenza epidemiologica.

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Per far fronte all'emergenza epidemiologica da COVID-19, i provvedimenti che si sono succeduti hanno prodotto disposizioni volte a favorire il ricorso al lavoro agile (smart working).

In particolare, l'art. 87 del decreto legge n. 18 del 2020 dispone che, per il periodo dello stato di emergenza, il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni, le quali, pertanto:

  • limitano la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell'emergenza;
  • prescindono dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi previsti dalla normativa vigente in tema di lavoro agile (di cui agli articoli da 18 a 23 della legge n. 81 del 2017);
  • consentono che la prestazione lavorativa in lavoro agile si svolga anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dall'amministrazione stessa. In tali casi l'articolo 18, comma 2, della richiamata legge n. 81 del 2017, secondo cui il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell'attività lavorativa, non trova applicazione.

Le suddette previsioni sono state integrate dal D.L. 34/2020 (cosiddetto decreto rilancio), con la finalità di adeguare le misure di limitazione delle presenze del personale delle pubbliche amministrazioni sul luogo di lavoro alle esigenze della progressiva completa riapertura di tutti gli uffici pubblici e a quelle dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali.

In particolare, al fine di assicurare la continuità dell'azione amministrativa e la celere conclusione dei procedimenti, le amministrazioni pubbliche, fino al 31 dicembre 2020, adeguano le misure (di cui al richiamato art. 87) che limitano la presenza del personale in servizio, organizzando il lavoro dei propri dipendenti e l'erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell'orario di lavoro: a tal fine, ne rivedono l'articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l'utenza. Ulteriori modalità organizzative possono essere individuate con uno o più decreti del Ministro per la pubblica amministrazione.

Qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, anche nella predetta forma semplificata,  le  amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri istituti analoghi, nel rispetto della contrattazione collettiva. Esperite tali possibilità le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio. Il  periodo di esenzione dal servizio costituisce servizio prestato a tutti gli effetti di legge e non è computato ai fini del raggiungimento del limite di giorni fruibili a titolo di congedo straordinario (pari a 45 giorni annuali) previsto dall'articolo 37, terzo comma, del D.P.R. n. 3 del 1957 nel limite previsto  Per tale periodo, inoltre, è escluso il riconoscimento dell'indennità sostitutiva di mensa (ove prevista).

Sul punto, si segnala che il medesimo D.L. 18/2020 prevede che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni - fino al termine dell'emergenza e comunque non oltre il 30 settembre 2020 - possono cedere, in tutto o in parte, i riposi e le ferie maturati fino al 31 dicembre 2019, anche in deroga a quanto stabilito dai contratti collettivi nazionali vigenti, ad altro dipendente della medesima amministrazione di appartenenza, senza distinzione tra  le diversa categorie di inquadramento  o al diverso  profilo  posseduto.  La cessione avviene in forma scritta, è comunicata al dirigente del dipendente cedente e a quello del dipendente ricevente, è a titolo gratuito, non può essere sottoposta a condizione o a termine e non è revocabile. Restano fermi i termini temporali previsti per la fruizione delle ferie pregresse dalla disciplina vigente e dalla contrattazione collettiva.

Infine, al fine di favorire il ricorso al lavoro agile, il richiamato decreto legge n. 18 del 2020 autorizza le pubbliche amministrazioni, fino al 31 dicembre 2020, ad acquistare beni e servizi informatici e servizi di connettività, mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ed in deroga al Codice degli appalti e ad ogni altra disposizione di legge ad eccezione della legge penale e fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

Sul punto, nel corso dell'audizione del 28 aprile presso la Commissione affari costituzionali, la ministra Dadone ha sottolineato che in fase pre-emergenziale la stima del Ministero era di passare dal 10 al 20 per cento del personale delle PA in modalità di lavoro agile, ma la necessità legata all'emergenza da COVID-19 ha elevato tale percentuale all'85%, nonostante tempistiche molto rapide, anche in virtù della suddetta disposizione che individua nel lavoro agile la modalità ordinaria di organizzazione del lavoro delle PA nella fase emergenziale.

La ministra ha altresì spiegato che per il futuro, usciti dalla fase 2, l'obiettivo del Ministero è quello di pensare un intervento più sistematico, ma strategico, che garantisca l'approvvigionamento della strumentazione digitale - garantendo la formazione continua soprattutto in relazione alle competenze digitali - nonché quello di mantenere in misura stabile la modalità di lavoro agile al 30% del personale delle PA, sottolinenado come gli effetti positivi di questa nuova organizzazione sono visibili non solo per le ragioni di salute pubblica, ma anche sotto il profilo dell'impatto ambientale e della conciliazione vita-lavoro.

ultimo aggiornamento: 29 aprile 2020

Al fine di ridurre i rischi di contagio dell'epidemia, il più volte richiamato decreto legge n. 18 del 2020 ha disposto la sospensione per sessanta giorni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto, dello svolgimento delle procedure concorsuali per l'accesso al pubblico impiego.

Sono escluse dalla sospensione le procedure nelle quali la valutazione dei candidati avviene esclusivamente su base curriculare o in modalità telematica.

Resta ferma la conclusione delle procedure per le quali risulti già ultimata la valutazione dei candidati, nonché la possibilità di svolgimento dei procedimenti per il conferimento di incarichi, anche dirigenziali, che si istaurano e si svolgono in via telematica e che si possono concludere anche utilizzando le modalità del lavoro agile.

Sul punto, nel corso dell'audizione del 28 aprile presso la Commissione affari costituzionali, la ministra Dadone ha spiegato come la suddetta sospensione sia stata disposta al fine di evitare assembramenti, ma che al contempo è stata garantita la possibilità di pubblicare bandi di concorso.

La ministra ha, inoltre, sottolineato, che l'emergenza ha fatto riflettere sulla necessità di un intervento per snellire le procedure di reclutamento, ricordando a tale riguardo che il decreto Cura Italia contiene una norma che fino al 31 dicembre 2020 permette in via di sperimentale di avvalersi di una nuova disciplina che preveda l'uso di strumenti digitali per svolgere le prove concorsuali.

Sulla materia è interventuto anche il D.L. 34/2020 attraverso l'introduzione di alcune semplificazioni per lo svolgimento delle procedure concorsuali. In particolare, si prevede, in via sperimental, fino al 31 dicembre 2020, che le procedure concorsuali per il reclutamento del personale non dirigenziale possono essere svolte presso sedi decentrate e anche attraverso l'utilizzo di tecnologia digitale, in base a determinate regole.

Inoltre, i concorsi unici per il personale non dirigenziale già banditi al 20 maggio 2020 (data di entrata in vigore del richiamato D.L. 34/2020) e per quelle nelle quali, alla medesima data, sia stata effettuata anche una sola delle prove concorsuali previste, la Commissione per l'attuazione del Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni (RIPAM) può modificare, su richiesta delle amministrazioni destinatarie delle procedure concorsuali, le modalità di svolgimento delle prove previste dai relativi bandi di concorso, dandone tempestiva comunicazione ai partecipanti alle procedure

ultimo aggiornamento: 29 aprile 2020

Al fine di assicurare l'immediato supporto e la più rapida copertura di posti vacanti in organico in relazione alla attuazione delle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID -19, il decreto "cura Italia"  detta alcune disposizioni per procedere all'immediata assunzione di dirigenti statali (art. 74, co. 7-bis, D.L. 18/2020).

In particolare, sono dettate alcune disposizioni speciali per consentire, con modalità a distanza, la conclusione del VII corso-concorso per il reclutamento di dirigenti, bandito dalla Scuola Nazionale dell'Amministrazione (SNA) e la conseguente assegnazione degli allievi alle amministrazioni.

Inoltre, in relazione alla sospensione delle procedure concorsuali adottate in fase emergenziale, il decreto prevede di procedere ad un aggiornamento della disciplina regolamentare vigente in materia di reclutamento, di accesso alla qualifica dirigenziale e agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, allo scopo di corrispondere comunque all'esigenza del ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni, semplificare le modalità di svolgimento delle procedure concorsuali e ridurre i tempi di accesso al pubblico impiego.

A tal fine si prevede l'adozione entro il 31 luglio 2020 di un regolamento governativo ex art. 17, co. 1, della L. 400/1988, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione. Tale disciplina è prevista in via sperimentale e comunque con effetto fino al 31 dicembre 2020.

Sul punto, nel corso dell'audizione del 28 aprile presso la Commissione affari costituzionali, la ministra Dadone ha spiegato come l'emergenza abbia fatto riflettere sulla necessità di un intervento per snellire le procedure di reclutamento attraverso l'uso di strumenti digitali per svolgere le prove concorsuali.

Sulla materia è successivamente intervenuto il D.L. 34 del 2020 (c.d. decreto rilancio) che prevede l'indizione entro il 30 giugno 2020 da parte della SNA dell'VIII corso-concorso selettivo ai fini del reclutamento di dirigenti nelle amministrazioni statali e negli pubblici non economici, già autorizzato dal DM 31 marzo 2020, e ne stabilisce speciali modalità di svolgimento, che includono: la possibilità di presentare la domanda di partecipazione al corso-concorso con modalità telematiche; lo svolgimento con modalità telematiche e in sedi decentrate di due prove scritte; la possibilità di svolgere la prova orale in videoconferenza, che accerta anche il possesso delle conoscenze linguistiche; l'articolazione in sottocommissioni della commissione di concorso (art. 250). Sono ammessi alla frequenza del corso-concorso i candidati vincitori del concorso entro il limite dei posti disponibili maggiorato del 50 per cento. Coloro che hanno superato il corso-concorso oltre i posti già autorizzati, sono iscritti secondo l'ordine di graduatoria finale, in un elenco al quale le amministrazioni attingono, a decorrere dal 1° gennaio 2021.

ultimo aggiornamento: 21 maggio 2020

Nell'ambito delle misure per prevenire e contrastare l'emergenza epidemiologica da nuovo COVID-19, il decreto-legge n. 18 del 2020, come modificato dal successivo decreto-legge 23/2020 prevede la sospensione di tutti i termini inerenti lo svolgimento di procedimenti amministrativi pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, per il periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 maggio 2020. La disposizione ha portata generale, con le sole eccezioni dei termini stabiliti da specifiche disposizioni dei decreti-legge sull'emergenza in corso e dei relativi decreti di attuazione, nonché dei termini relativi a pagamenti di stipendi, pensioni, retribuzioni, emolumenti per prestazioni a qualsiasi titolo, indennità da prestazioni assistenziali o sociali comunque denominate nonché di contributi, sovvenzioni e agevolazioni alle imprese. Rientrano nella sospensione, tra gli altri, anche i termini relativi ai processi esecutivi e alle procedure concorsuali, nonché ai termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi giurisdizionali.

Con la medesima finalità sono prorogati o differiti, per il tempo corrispondente, i termini di formazione della volontà conclusiva dell'amministrazione nelle forme del silenzio significativo previste dall'ordinamento, ossia le ipotesi di silenzio-assenso e silenzio-diniego disciplinate dalla legge n. 241 del 1990 e da numerose leggi di settore.

La ratio della sospensione generalizzata è diretta ad evitare che le pubbliche amministrazioni nel periodo di riorganizzazione dell'attività lavorativa in ragione dello stato emergenziale, incorra in eventuali ritardi o nel formarsi del silenzio significativo.

Con le medesime disposizioni è stabilita anche la sospensione fino alla data del 15 maggio 2020 dei termini dei procedimenti disciplinari del personale delle amministrazioni pubbliche, ivi inclusi quelli del personale in regime di diritto pubblico (art. 3, D.Lgs. 165/2001), pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data.

ultimo aggiornamento: 23 marzo 2020

Il decreto-legge Cura Italia (art. 103, D.L. 18/2020) dispone inoltre la proroga della validità di tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, a condizione che siano in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020, per i successivi 90 giorni dalla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza. La misura è estesa eplicitamente anche alle segnalazioni certificate di inizio attività - SCIA, alle segnalazioni certificate di agibilità, alle autorizzazioni paesaggistiche e ambientali e al ritiro dei titoli abilitativi edilizi comunque denominati rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Al fine di evitare l'aggregazione di persone negli spazi degli uffici aperti al pubblico che non consentono di rispettare agevolmente una adeguata distanza interpersonale, e dunque con l'effetto di ridurre l'esposizione al rischio di contagio, il D.L. 18/2020 ha altresì disposto la proroga fino al 31 agosto 2020 la validità dei documenti di riconoscimento e di identità con scadenza dal 31 gennaio 2020. Resta ferma, invece, la data di scadenza indicata nel documento ai fini dell'espatrio (art. 104).

Ulteriori disposizioni estendono la validità dei permessi di soggiorno di cittadini di Paesi terzi fino al 31 agosto 2020, nonché prorogano alcuni termini in materia di immigrazione (art. 103, co. 2-quater e 2-quinquies, D.L. 18/2020), per i quali si rinvia al tema nell'area Cittadinanza e immigrazione.

ultimo aggiornamento: 22 aprile 2020

In relazione all'attività delle pubbliche amministrazioni, il D.L. 34 del 2020 (c.d. decreto rilancio) contiene alcune disposizioni tese ad accelerare e semplificare i procedimenti amministrativi, in particolare quelli aventi ad oggetto l'erogazione di benefici economici, avviati in relazione all'emergenza COVID-19 (art. 264).

In particolare, tra l'altro, si prevede fino al 31 dicembre 2020:

  • l'ampliamento della possibilità di presentare dichiarazioni sostitutive, in tutti i procedimenti che hanno ad oggetto erogazioni di denaro comunque qualificate ovvero prestiti e finanziamenti da parte della pubblica amministrazione;
  • una riduzione dei termini per l'esercizio dell'autotutela da parte delle Amministrazioni e la sospensione, salvo che per eccezionali ragioni, della possibilità per l'Amministrazione di revocare in via di autotutela il provvedimento, con riguardo ai procedimenti sopra citati;
  • semplificazioni per gli interventi, anche edilizi, necessari ad assicurare l'ottemperanza alle misure di sicurezza prescritte per fare fronte all'emergenza sanitaria COVID-19.

Con la medesima finalità, sono introdotte a regime:

  • modifiche al dPR 445 del 2000 che rafforzano i controlli ex post sulle dichiarazioni sostitutive ed determinano inasprimento delle sanzioni in caso di dichiarazioni mendaci presentate dagli interessati ai benefici;
  • modifiche al Codice dell'amministrazione digitale (D.Lgs. 82 del 2005) in materia di fruibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni e di gestione della Piattaforma Digitale Nazionale Dati;
  • disposizioni in base alle quali nell'ambito di verifiche, ispezioni e controlli sulle attività dei privati, la pubblica amministrazione "non può richiedere la produzione di informazioni, atti o documenti in possesso della stessa o di altra pubblica amministrazione". È nulla ogni sanzione disposta nei confronti dei privati per omessa esibizione di documenti già in possesso delle PA.

ultimo aggiornamento: 21 maggio 2020

Nell'ambito delle misure per far fronte all'emergenza da COVID-19, il decreto-legge n. 18 del 2020 (art. 73) consente lo svolgimento in videoconferenza delle sedute dei consigli degli enti locali (comuni, province e città metropolitane) e alle giunte comunali che non abbiano già regolamentato tale modalità, nel rispetto delle seguenti condizioni:

  • che siano rispettati i criteri di trasparenza e tracciabilità definiti dal Presidente del consiglio, ove previsto o dal sindaco;
  • che le videoconferenze si svolgano con sistemi che garantiscano l'individuazione dei partecipanti;
  • che sia garantita la regolarità dello svolgimento delle sedute e che sia assicurato lo svolgimento delle funzioni del segretario comunale, provinciale e metropolitano, ai sensi dell'art. 97 del TUEL;
  • che sia assicurata adeguata pubblicità delle sedute.

Sino al termine dell'emergenza, il decreto dispone inoltre la sospensione dell'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 1, commi 8 e 55, del TUEL, relative alle assemblee dei sindaci nelle province e alle conferenze metropolitane nelle città metropolitane, istituite con la legge n. 56 del 2014. Detta sospensione è esplicitamente riferita all'esercizio delle funzioni consultive attribuite ai predetti organi, incluse quelle previste in relazione all'approvazione dei bilanci e consuntivi.

La facoltà di disporre lo svolgimento delle videoconferenze è estesa agli organi collegiali degli enti pubblici nazionali, anche articolati su base territoriale, nonché agli enti e organismi del sistema camerale. La facoltà è demandata ai rispettivi presidenti anche nel caso di assenza di una regolamentazione in tale senso, a condizione che siano individuabili, con certezza, i partecipanti e sia assicurata la sicurezza delle comunicazioni.

ultimo aggiornamento: 22 aprile 2020
 
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