provvedimento 30 aprile 2020
Rapporti con l'Unione europea
L' Italia e l' Unione europea Politica economica e finanza pubblica
Videoconferenza dei membri del Consiglio europeo - 23 aprile 2020
La videoconferenza dei leader dell'UE del   23 aprile 2020  ha raggiunto un  accordo  su alcuni strumenti da adottare per  fronteggiare gli effetti della pandemia COVID-19 sul piano economico e sociale , sulla base di quanto convenuto nella  riunione  dell' Eurogruppo  (in formato inclusivo) tenutasi il  9 aprile 2020 , e ha dato  mandato alla Commissione europea  di presentare con urgenza una  proposta  per l' istituzione di un Fondo per la ripresa  ( Recovery Fund ).
Per approfondimenti, si veda il dossier sugli esiti della videoconferenza.
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La videoconferenza si è svolta in un contesto in cui le più autorevoli organizzazioni internazionali, a partire dall' OCSE e dal FMI, iniziano a quantificare lo shock economico determinato, a livello europeo e mondiale, dalla pandemia
Secondo le stime dell' OCSE, le rigorose misure di contenimento in atto, necessarie per rallentare la diffusione della pandemia, determineranno ogni mese una perdita di almeno 2 punti percentuali nella crescita del PIL annuale e il lockdown avrà un impatto diretto su settori che rappresentano fino a un terzo del PIL nelle economie del G7.
Le previsioni del FMI prevedono che il PIL globale nel 2020 dovrebbe scendere del 3% (prima dello scoppio della pandemia, il FMI stimava per il 2020 una crescita superiore al 3,3). In base a tali previsioni, nel 2020 l' Eurozona nel suo complesso dovrebbe subire una riduzione del PIL del 7,5% (con una ripresa del 4,7% nel 2021) ma l'Italia registrerebbe un andamento particolarmente negativo -9,1% (con un rimbalzo del 4,8% nel 2021), mentre la Germania subirebbe una contrazione del PIL pari a -7% (con un rimbalzo del 5,2% nel 2021), la Francia -7,2% (con un rimbalzo del 4,5% nel 2021) e la Spagna -8% (con un rimbalzo del 4,3% nel 2021).
Inoltre, il  Documento di economia e finanza ( DEF2020 prevede, per l' Italia, una  contrazione del PIL per l'anno in corso pari a 8 punti percentuali, con un  rimbalzo consistente dell'economia italiana nel  2021 con il  PIL in crescita del 4,7%. Stima, altresì, un  indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al  10,4% del PIL nel  2020, per poi scendere al 5,7% nel 2021 e un  aumento del  rapporto debito/PIL al  155,7% nel 2020 (dal 134,8% nel 2019), per poi scendere al 152,7% nel 2021.
ultimo aggiornamento: 8 maggio 2020
La videoconferenza del 23 aprile ha  approvato l'accordo  conseguito in sede di Eurogruppo sulle seguenti tre misure del valore complessivo di circa di  540 miliardi di euro , che prevedono:
1) l'utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (MES) attraverso uno Strumento di sostegno alla crisi pandemica basato sulle esistenti linee di credito precauzionali (ECCL). Lo Strumento sarebbe disponibile, per la durata della crisi, per tutti gli Stati dell'Eurozona, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che tengano conto delle difficoltà attuali, sulla base di valutazioni delle istituzioni europee. L'unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati richiedenti assistenza si impegnino ad utilizzarla per sostenere il finanziamento interno dell' assistenza sanitaria diretta e indiretta e i costi relativi alla cura e alla prevenzione causati dall'emergenza.
La destinazione dello Strumento sarebbe, dunque, vincolata a far fronte a tali specifiche esigenze e non a più generali interventi diretti a fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia.
L'ammontare complessivo massimo delle risorse che potrebbero essere messe a disposizione di ciascuno Stato sarà il 2% del PIL del rispettivo Stato alla fine del 2019 (si tratterebbe di circa 240 miliardi di euro totali; circa 35/ 36 miliardi di euro per l'Italia). L'Eurogruppo si è impegnato a rendere disponibile lo Strumento entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei vincoli costituzionali.
Con 125,3 miliardi di euro (17,7%) l'Italia è il terzo Paese per contributo al capitale del MES, dopo la Germania (190 miliardi di euro - 26,9%) e la Francia (142 miliardi di euro - 20,2%). Tra gli altri principali contributori troviamo la Spagna con 83 miliardi di euro (11,8%) e i Paesi Bassi con 40 miliardi di euro (5,6%). Con riferimento a quanto effettivamente versato finora dai Paesi membri: Italia 14,3 miliardi di euro; Germania 21,7 miliardi; Francia 16,3 miliardi; Spagna 9,5 miliardi; Paesi Bassi 4,5 miliardi.
Va comunque considerato che i massimali indicati potrebbero non trovare capienza nel capitale già versato, ove diversi Paesi dovessero decidere di avvalersene nella misura massima ipotizzata, per cui potrebbe porsi l'esigenza di integrare tale capitale con la messa a disposizione, da effettuare obbligatoriamente, una volta deliberato nelle forme previste l'aumento del capitale versato, di corrispondenti risorse finanziarie da parte degli Stati membri.
Resta comunque fermo che l'accesso al finanziamento a valere sulle risorse del MES comporta per lo Stato membro che se ne avvalesse l'obbligo di restituirlo, sia pure a condizioni e con termini che potrebbero risultare, per alcuni Paesi, tra cui l'Italia, innegabilmente vantaggiosi rispetto a quelli di mercato. Il che comporterebbe che tali Paesi vedrebbero comunque aggravata la loro esposizione debitoria.
2) l'istituzione di uno Strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza ( SURE - proposta di regolamento COM(2020)139) che fornirebbe agli Stati membri richiedenti  assistenza finanziaria, per un totale di  100 miliardi di euro, sotto forma di  prestiti concessi a condizioni favorevoli, ma che sarebbero basati su un  sistema di garanzie volontarie (25 miliardi di euro) degli Stati membri nei confronti dell'UE. Lo strumento entrerebbe in funzione una volta che tutti gli Stati membri si saranno impegnati in relazione a tali garanzie.
Numerosi Stati membri avrebbero espresso perplessità in merito alla necessità che tutti abbiano sottoscritto la garanzia come condizione necessaria per l'avvio, evidenziando i rischi di tardare l'attivazione di uno strumento urgente a causa di possibili ostacoli nei Parlamenti nazionali. Inoltre, richieste di chiarimento sono state avanzate sui criteri di allocazione delle risorse a fronte di eventuali richieste contemporanee da parte di più Stati membri.
3) l'attuazione della proposta della BEI di creare un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di euro, capace di assicurare, fungendo da leva finanziaria e in partenariato con i finanziatori locali e con gli istituti di promozione nazionali, finanziamenti per 200 miliardi di euro, a favore delle imprese, in particolare PMI, in tutta l'UE. Il fondo di garanzia sarebbe finanziato dagli Stati membri dell'UE proporzionalmente alle rispettive quote di azionariato nella BEI e/o da altre istituzioni.
I leader dell'UE, nella riunione del 23 aprile, hanno chiesto che il pacchetto di misure sia  operativo a partire dal 1° giugno 2020.
I leader dell'UE hanno, altresì, convenuto di lavorare per la creazione di un  Fondo per la ripresa (Recovery Fund) e hanno  incaricato la Commissione di analizzare le esigenze esatte e di  presentare  con urgenza una  proposta per l'istituzione di tale Fondo.
Nell'ambito dell'accordo conseguito in sede di Eurogruppo, che è delineato in una " Relazione  sulla risposta generale della politica economica alla pandemia di COVID-19" (che, tra l'altro, illustra anche le iniziative che sono state già assunte a livello di UE e di Eurozona), si era già convenuto di lavorare per creare un  Fondo (  temporaneoper la  ripresa economica, per preparare e sostenere la ripresa, fornendo finanziamenti attraverso il bilancio dell'UE a programmi volti a rilanciare l'economia in linea con le priorità europee e garantendo la solidarietà dell'UE con gli Stati membri più colpiti. La riunione dei membri del  Consiglio europeo del  26 marzo 2020 (svoltasi anch'essa in videoconferenza) si era conclusa  incaricando l'Eurogruppo di  presentareentro due settimane, delle  proposte che tenessero conto del  carattere senza precedenti dello shock causato dalla Covid-19 in tutti i Paesi dell'UE.In una fase iniziale, in sede di Eurogruppo (  Eurogruppo del 24 marzo 2020) si era prospettato di fare ricorso ad uno strumento precauzionale del Meccanismo europeo di stabilità (  MES) già esistente, come la linea di credito soggetta a condizioni rafforzate (ECCL), seppure con l'ipotesi di condizionalità più limitate rispetto a quelle ordinarie.Successivamente, in una  lettera indirizzata al Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel,  i Capi di Stato e di Governo di nove Stati membri Italia, Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna) avevano chiesto di: lavorare su uno strumento  di debito comune emesso da una Istituzione dell'UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri; esplorare altri strumenti all'interno del bilancio UE, come un  fondo specifico per spese legate alla lotta al Coronavirus, almeno per gli anni 2020 e 2021.
Il Fondo per la ripresa (Recovery Fund)
La videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 23 aprile ha raggiunto un accordo di principio sulla  necessità e urgenza di istituire un Fondo per la ripresa, che - secondo quanto riportato nelle conclusioni del Presidente del Consiglio europeo - "dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell'Europa maggiormente colpiti dalla crisi pandemica e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti".
Non essendosi registrato un consenso sugli aspetti che dovrebbero regolare dettagliatamente l'attivazione del Fondo, spetterà alla  Commissione europea formulare, sulla base di un'analisi dei fabbisogni, una  proposta, che - secondo quanto precisato nelle conclusioni - " dovrebbe chiarire il nesso con il QFP, che in ogni caso dovrà essere adeguato per affrontare l'attuale crisi e le relative conseguenze".
La Presidente von der Leyen, nelle dichiarazioni rese a conclusione della riunione del 23 aprile, ha preannunciato alcuni aspetti della proposta a cui sta lavorando la Commissione, proposta che dovrà tenere conto dell'esigenza di controbilanciare gli effetti economici che la pandemia sta provocando sui bilanci degli Stati membri e di  assicurare la parità di condizioni (cd. level playing field). L'impatto della crisi sui bilanci statali non è omogeneo e rischia di creare divergenze a motivo della diversa entità di aiuti di Stato erogabili, che dipende dagli spazi finanziari disponibili. Per tale ragione, ad avviso della Commissione, l'unico strumento per elaborare una risposta comune e adeguata alle nuove circostanze e alle esigenze future è rappresentato dal " bilancio europeo, chiaramente collegato al fondo per la ripresa".
La Commissione europea si è impegnata a presentare entro tempi stretti una nuova proposta di compromesso sul Quadro finanziario pluriennale alla luce degli scenari radicalmente mutati. Resta da capire se la nuova proposta della Commissione includerebbe già il Recovery fund. In ogni caso le proposte della Commissione dovranno essere vagliate in sede di Consiglio da parte degli Stati membri.
La connessione tra il bilancio europeo e il Fondo per la ripresa pone la questione dei tempi per la sua attivazione, anche tenuto conto degli orientamenti fortemente contrapposti tra i diversi Stati membri che hanno caratterizzato il negoziato sul QFP 2021-2027 negli scorsi mesi. Sarebbe in tal caso opportuno individuare una soluzione ad hoc per consentire di anticipare l'operatività del Fondo rispetto alla nuova programmazione di bilancio (si starebbe pensando, infatti, a una "soluzione ponte") nel caso in cui i negoziati non riescano a concludersi rapidamente.
Per il potenziamento della capacità finanziaria del bilancio, la Commissione intenderebbe  incrementare il massimale delle risorse proprie dall'attuale 1,2%  a circa il 2% del reddito nazionale lordo (RNL) degli Stati membri per due o tre anni. Il margine di intervento tra il massimale esistente e il nuovo tetto del 2% consentirebbe alla Commissione di disporre di maggiori risorse anche mediante la  raccolta di fondi sul mercato. L'esigenza di un consistente incremento delle disponibilità del bilancio dell'UE si giustificherebbe, sulla base delle prime dichiarazioni della Commissione europea, per la necessità di dotare adeguatamente quelle che per la Commissione stessa sarebbero le quattro priorità da perseguire per fronteggiare l'impatto del COVID-19: il sostegno finanziario agli investimenti e la coesione, che assorbirebbero la quota maggiore di fondi; le nuove politiche (come il  Green Deal e la transizione digitale); il miglioramento della resilienza degli strumenti comuni di risposta alle crisi; il sostegno agli Stati vicini e ai Paesi partner.
Trattandosi di un accordo di massima, restano da definire una serie di aspetti non di dettaglio circa la sua attivazione e operatività.
In primo luogo, andrà chiarita la consistenza finanziaria del Fondo; su questo aspetto, sono allo studio diverse ipotesi. Sembrerebbe che la Commissione stia valutando quale misura proporre entro un range molto ampio che oscilla da 320 ai 1.500 miliardi di euro prospettati nella proposta avanzata dal Governo spagnolo: si tratta, evidentemente, di uno scarto molto ampio. Il riferimento al massimale delle risorse proprie, richiamato dalla Presidente von der Leyen, non aiuta a comprendere quale dimensione pensa di proporre la Commissione, posto che l'entità effettiva delle risorse disponibili andrebbe piuttosto parametrata al massimale per gli stanziamenti di impegno.
Non è, altresì, chiaro se l'aumento del bilancio europeo, che potrebbe quantificarsi fino a circa 900-1.000 miliardi di euro, sarebbe destinato esclusivamente al Fondo per la ripresa ovvero anche agli altri obiettivi strategici richiamati dalla Presidente von der Leyen nelle sue considerazioni.
Resta comunque da chiarire come verrebbe finanziato l'aumento del bilancio, vale a dire attraverso le forme ordinarie di finanziamento del bilancio UE (in tal caso, si tratterebbe quasi inevitabilmente di un aumento dei contributi degli Stati membri, come prospettato peraltro dalla cancelliera Merkel nel suo discorso al Bundestag, essendo ancora lontano un accordo sul negoziato sulle risorse proprie) ovvero, in tutto o in parte, mediante ricorso ai mercati. In tale caso, non è allo stato chiaro quale sarebbe la cifra massima che si ipotizza di poter raccogliere sui mercati a condizioni vantaggiose (anche tenendo conto della concorrenza derivante dall'aumento generalizzato e pressoché globale dell'indebitamento derivante dalla necessità di fronteggiare gli effetti economici e sociali della pandemia) e se, a fronte dell'eventuale emissione di titoli europei, si prevedrebbero forme di garanzie, sia pure parziali, da parte degli Stati membri. Il finanziamento, anche parziale, del Fondo nelle forme ordinarie potrebbe comportare, anche per l'Italia, che già è contributore netto dell'UE, un maggiore impegno.
Andrebbero, inoltre, chiariti i criteri di ripartizione delle risorse del Fondo tra gli Stati membri, anche tenuto conto del diverso impatto della crisi pandemica tra i Paesi e dei settori maggiormente colpiti. Nella proposta spagnola si sottolineava l'esigenza di definire indicatori chiari e trasparenti, come ad esempio la percentuale della popolazione colpita, la riduzione del PIL, l'aumento dei livelli di disoccupazione.
Da ultimo, non sono chiari gli strumenti attraverso i quali sarà utilizzato il Fondo, ossia se sarà erogato tramite contributi a fondo perduto (di cui si parla anche nella proposta spagnola) o prestiti. La Presidente della Commissione ha rilevato la necessità di "trovare il giusto equilibrio tra sovvenzioni e prestiti". Nel caso dei prestiti, andrebbe valutato che la loro accensione, che comunque si avvantaggerebbe di tassi favorevoli, determinerebbe un ulteriore incremento dell'esposizione debitoria che si aggiungerebbe, per quanto riguarda l'Italia, alle previsioni di aumento del debito pubblico già formulate nel DEF per il finanziamento di misure adottate a livello nazionale e all'eventuale ricorso ad altre misure (MES e probabilmente anche SURE).
Le  obiezioni sul  rischio di una mutualizzazione del debito discendono da  preoccupazioni di carattere economico (il timore che Paesi meno "virtuosi" scarichino sugli altri partner i costi di politiche contrassegnate da un aumento eccessivo della spesa) e  giuridico, stanti le previsioni dell'articolo 125 del TFUE ( cd clausola no bail-out) secondo il quale "l'Unione non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro, fatte salve le garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto economico specifico. Gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell'amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro, fatte salve le garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto specifico".
A fronte di tale obiezione si è affermato che  non vi sarebbe incompatibilità col TFUE quando l'intervento sia volto a preservare la stabilità della zona euro nel suo complesso; sono state, inoltre, richiamate le disposizioni dell'articolo 122 del medesimo TFUE secondo cui qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo, il Consiglio, su proposta della Commissione, può concedere a determinate condizioni un'assistenza finanziaria dell'Unione allo Stato membro interessato, secondo quel principio di solidarietà che costituisce uno dei valori fondamentali dell'UE. Nel caso della crisi greca la soluzione di compromesso tra opposte visioni ha comportato l'attivazione di specifiche  condizionalità per l'accesso al sostegno finanziario. La previsione di condizionalità ha trovato poi esplicito riferimento nella modifica, apportata nel 2011, all'articolo 136 del medesimo TFUE sulla base della quale è stato costituito, in forza di un trattato stipulato dai Paesi membri, il MES, secondo cui "Gli Stati membri la cui moneta è l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità".  
Il  17 aprile 2020 il  Parlamento europeo ha approvato una " Risoluzione sull'azione coordinata dell'UE per lottare contro la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze" che, tra l'altro: "invita la Commissione europea a proporre un  massiccio pacchetto di investimenti per la ripresa e la ricostruzione a sostegno dell'economia europea dopo la crisi, che vada al di là di ciò che stanno già facendo il Meccanismo europeo di stabilità, la Banca europea per gli investimenti e la Banca centrale europea e che si inserisca nel nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP); ritiene che detto pacchetto dovrebbe essere messo in atto  per tutto il perdurare delle perturbazioni economiche provocate da questa crisi; ritiene che gli investimenti necessari potrebbero essere  finanziati attraverso un QFP ampliato, i fondi e gli strumenti finanziari dell'UE esistenti e  obbligazioni ( recovery bonds) a sostegno della ripresa  garantite dal bilancio dell'UE; ritiene che tale pacchetto  non dovrebbe comportare la mutualizzazione del debito esistente e dovrebbe essere orientato a investimenti futuri".

La sospensione del Patto di Stabilità
A questo proposito, merita ricordare che l'Eurogruppo ha condiviso l'attivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, la quale consente uno scostamento temporaneo coordinato e ordinato dai normali requisiti per tutti gli Stati membri in una situazione di crisi generalizzata causata da una grave recessione economica della zona euro o dell'UE nel suo complesso.
La sostanziale temporanea sospensione delle regole del debito e del deficit che discende dalle decisioni assunte al riguardo offre più ampi margini di intervento agli Stati membri i quali stanno, infatti, adottando misure di sostegno alle rispettive economie per importi anche assai consistenti, tali da determinare scostamenti significativi, già nell'anno in corso, dagli obiettivi precedentemente definiti per quanto concerne i saldi di finanza pubblica, da cui discenderà un aumento complessivo del ricorso ai mercati per il reperimento delle necessarie risorse, con una inevitabile ricaduta in termini di capacità di assorbimento del maggior debito da collocare e di concorrenza tra i diversi emettitori . Potrebbero non risultare irrilevanti, nelle valutazioni dei mercati anche relativamente al ricorso ai finanziamenti del MES, in aggiunta all'aumento del deficit finanziato con emissione di nuovo debito, le differenti condizioni e gli spazi di manovra a disposizione dei diversi Stati membri in relazione alle dimensioni dei rispettivi debiti pubblici. Nel 2018, la media UE-27 si collocava al 79,7% del PIL; la Germania al 61,9% , la Francia al 98,4%, la Spagna al 97,6% e l'Italia al 134,8%.
Le iniziative della BCE
Come sottolineato dalla Presidente Lagarde, due le principali tipologie di misure adottate dalla BCE in risposta all'emergenza coronavirus: 1) acquisto di grandi volumi di titoli del settore pubblico e privato per assicurare che tutti i comparti dell'economia possano sfruttare le condizioni di finanziamento favorevoli. In tale contesto, il nuovo programma di acquisto per l'emergenza pandemica, insieme agli altri programmi di acquisto di attività, consente di acquistare titoli per oltre 1.000 miliardi di euro fino alla fine dell'anno; 2)misure al fine di sostenere il credito bancario, in particolare per le piccole e medie imprese: le nuove operazioni mirate di rifinanziamento decise dalla BCE forniscono alle banche fino a circa 3.000 miliardi di euro di liquidità a un tasso di interesse negativo che può raggiungere il -0,75%, a condizione che le banche li utilizzino per finanziare l'economia, le famiglie, le imprese.
Per una panoramica delle misure di politica monetaria e vigilanza bancaria adottate dalla Banca centrale europea per attenuare l'impatto della pandemia di coronavirus sull'economia dell'area dell'euro, si veda la seguente  sezione  del sito della BCE.
Il nuovo programma di acquisto di titoli del settore privato e pubblico per l'emergenza pandemica ( PEPP) con una dotazione finanziaria complessiva di 750 miliardi di euro ( decisione (UE) 2020/440 della BCE del 24 marzo 2020) stabilisce che gli acquisti saranno condotti sino alla fine del 2020 e includeranno tutte le categorie di attività ammissibili nell'ambito del programma di acquisto di attività (PAA) in corso.
Nel mese di marzo 2020 la BCE ha acquistato 11,855 miliardi di euro di titoli di Stato italiani nell'ambito del suo Programma di acquisto di titoli pubblici (PSPP), su un totale di 37,3 miliardi di euro (2 miliardi di titoli tedeschi, 5,4 miliardi di titoli spagnoli e 8,8 miliardi di titoli francesi). Si tratta, quindi, di un quantitativo maggiore rispetto a quello che corrisponderebbe alla quota di capitale che l'Italia ha presso la BCE.
Inoltre, pochi giorni prima la BCE aveva deliberato una dotazione temporanea aggiuntiva di 120 miliardi di euro per ulteriori acquisti netti di attività del settore privato sino alla fine dell'anno, in aggiunta al programma di acquisto di attività (PAA) in corso. Nell'insieme i 750 miliardi del PEPP e i 120 miliardi costituiscono un importo pari al 7,3% del PIL dell'area dell'euro.
Da segnalare anche le misure  adottate  dalla BCE il 22 aprile per  mitigare l'impatto dei possibili declassamenti del rating sulla disponibilità delle garanzie .
ultimo aggiornamento: 30 aprile 2020
La Commissione europea ha deciso di applicare la massima flessibilità in materia di aiuti di Stato, al fine di consentire agli Stati membri di fornire un sostegno diretto ai cittadini e alle imprese, in particolare PMI, duramente colpiti dalla crisi ( Per approfondimenti, si veda il tema "Gli aiuti di Stato nell'attuale epidemia da COVID: il nuovo quadro UE") .
A tal proposito, Il 19 marzo 2020 ha adottato un Quadro temporaneo (che sarà in vigore almeno fino al 31 dicembre 2020) in materia di aiuti di Stato a sostegno dell'economia . basato sull'articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE (che consente alla Commissione europea di approvare misure di sostegno nazionali supplementari, non limitate sotto il profilo delle imprese beneficiarie e del massimale, volte a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia). Il 3 aprile 2020 la Commissione europea ha esteso il Quadro individuando ulteriori misure temporanee di aiuti di Stato che ritiene compatibili a norma dell'articolo 107, paragrafo 3, lettera b) del TFUE e il 9 aprile 2020 ha proposto di ampliarne ulteriormente il campo di applicazione per dare agli Stati membri la possibilità di varare misure di ricapitalizzazione per le imprese in difficoltà. 

Uso del bilancio dell'UE
L'Eurogruppo ha accolto con favore le proposte della Commissione europea di sfruttare le esistenti risorse di bilancio dell'UE per combattere la crisi.
L' Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus (CRII) si compone di due misure principali:
  1. Uso dei fondi strutturali: è stato approvato il regolamento (UE) 2020/460 grazie al quale gli Stati membri avranno accesso a 37 miliardi di euro di fondi di coesione per rafforzare i sistemi sanitari e sostenere piccole e medie imprese, regimi di lavoro a breve termine e servizi di prossimità.
    L'Italia avrebbe 853 milioni di euro di liquidità, corrispondenti alle quote di prefinanziamento 2020 da rimborsare a cui la Commissione rinuncerebbe. Inoltre, a questa cifra si aggiungono altri 1,46 miliardi di fondi relativi al 2020, per un totale di 2,3 miliardi di euro sui 37 totali. A riguardo potrebbe risultare opportuno chiarire le ragioni per cui gli importi che verrebbero corrisposti ad altri Paesi relativamente agli stanziamenti del 2020 sarebbero largamente superiori a quelli di cui disporrebbe l'Italia; in particolare, la Spagna beneficerebbe di 2,98 miliardi, la Lituania di 1,26, l'Ungheria di 4,74, la Polonia di 6,3, la Romania di 2,58, la Slovacchia di 1,94 miliardi.
  2. Uso del Fondo di solidarietà dell'UE: stato approvato il regolamento (UE) 2020/461 che estende l'ambito di applicazione del Fondo di solidarietà dell'UE al fine di includervi le emergenze di sanità pubblica, in aggiunta alle catastrofi naturali. È disponibile per il 2020 un importo massimo di 800 milioni di euroIl 27 aprile 2020 la Commissione europea ha dichiarato di aver ricevuto dall'Italia la prima domanda preliminare di sostegno finanziario a titolo del Fondo di solidarietà dell'UE (FSUE). La Commissione europea annuncia che attende dall'Italia ulteriori informazioni e ricorda che raccoglierà le domande fino al 24 giugno 2020 e le valuterà in un unico pacchetto, non secondo il criterio dell'ordine di arrivo, per poi presentare una proposta di aiuto finanziario al Parlamento europeo e al Consiglio.

Flessibilità del bilancio UE e Sostegno di emergenza
L'Eurogruppo ha accolto con favore le proposte della Commissione europea in merito all' ulteriore flessibilità temporanea nell'uso dei fondi dell'UE e alla riattivazione dello Strumento per il sostegno di emergenza con una dotazione di 2,7 miliardi di euro provenienti dalle risorse di bilancio dell'UE.
Il 2 aprile 2020 la Commissione europea ha lanciato l' Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus Plus ( CRII+) nell'ambito della quale  sono state approvate in particolare le misure seguenti:
  1. una flessibilità eccezionale nell'impiego dei fondi strutturali e di investimento europei ( regolamento (UE) 2020/558 per mobilitare tutto il sostegno finanziario a titolo dei fondi della politica di coesione che non è stato utilizzato al fine di affrontare gli effetti negativi gravi che la crisi sanitaria ha sulle economie e sulle società dell'UE. In particolare, è offerta agli Stati membri, in via eccezionale e temporanea, la possibilità di richiedere l'applicazione di un tasso di cofinanziamento del 100% ai programmi della politica di coesione applicabile a tutte le spese dell'anno contabile compreso fra il 1° luglio 2020 e il 30 giugno 2021 e di generare ulteriore flessibilità per il trasferimento di risorse tra i fondi della politica di coesione e tra le categorie di regioni.
  2. la riattivazione dello Strumento per il sostegno di emergenza ( regolamento (UE) 2020/521 ), con un bilancio di 2,7 miliardi di euro.

Pacchetto destinato al settore bancario

Il 28 aprile 2020 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure destinato alle banche per contribuire ad agevolare l'erogazione del credito bancario a famiglie e imprese nell'UE. Il pacchetto comprende:

- una comunicazione interpretativa sull'applicazione dei quadri contabili e prudenziali per facilitare l'erogazione di prestiti bancari nell'UE (COM(2020)169);

Sulla scia di quanto dichiarato dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, dell'Autorità bancaria europea (ABE) e dalla Banca centrale europea, la Commissione europea incoraggia le banche e le autorità di vigilanza ad avvalersi della flessibilità nell'ambito dei quadri contabili e prudenziali dell'UE, ad esempio per quanto riguarda le moratorie pubbliche e private sui rimborsi dei prestiti. Inoltre, evidenzia gli ambiti in cui le banche sono invitate ad agire responsabilmente, ad esempio rinunciando a distribuire dividendi agli azionisti o adottando un approccio prudente nel versamento delle remunerazioni variabili. La comunicazione ricorda, altresì, che le banche possono aiutare le imprese e i cittadini mediante servizi digitali, compresi i pagamenti senza contatto e digitali.

- una proposta di modifica del regolamento (UE) n. 575/2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento (COM(2020)310).

La Commissione europea propone alcune modifiche temporanee eccezionali del regolamento sui requisiti patrimoniali al fine di massimizzare la capacità delle banche di erogare prestiti e assorbire perdite dovute al coronavirus. In particolare, tali misure prevedono un adattamento del calendario di applicazione dei principi contabili internazionali al capitale delle banche, un trattamento più favorevole delle garanzie pubbliche concesse durante la crisi, il rinvio della data di applicazione della riserva del coefficiente di leva finanziaria e la modifica delle modalità di esclusione di determinate esposizioni dal calcolo del coefficiente di leva finanziaria. La Commissione europea propone, inoltre, di anticipare la data di applicazione di diverse misure concordate che incentivano le banche a finanziare i lavoratori dipendenti, le PMI e i progetti infrastrutturali.
ultimo aggiornamento: 30 aprile 2020
 
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