provvedimento 29 luglio 2020
Studi - Cultura Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni false

Il 16 luglio 2020 le Commissioni VII e IX hanno conferito mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sul testo unificato di quattro proposte di legge, ai fini dell'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni false. Il 29 luglio 2020 è stato approvato con modificazioni il citato testo unificato, che sarà sottoposto all'esame del Senato.

apri tutti i paragrafi

Il testo unificato delle proposte di legge prevede l'istituzione, ai sensi dell'art. 82 della Costituzione, di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni false (articolo 1).

 

Alla Commissione sono attribuiti, a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell'esame in Assemblea, i seguenti compiti (articolo 2):

  • indagare sulle "attività di disinformazione", ossia sulle attività di diffusione massiva di informazioni e contenuti illegali, falsi, non verificati, oppure dolosamente ingannevoli sia attraverso i media tradizionali, sia attraverso le reti sociali telematiche e le altre piattaforme tecnologiche analogiche o digitali, anche mediante la creazione di false identità digitali o la produzione e la comunicazione di tali informazioni e contenuti in forma personalizzata da parte di soggetti che a questo fine utilizzano i dati degli utenti;
  • verificare se l'attività di disinformazione sia riconducibile a soggetti, gruppi, o organizzazioni, anche aventi struttura internazionale, che si avvalgano anche del sostegno finanziario di soggetti interni o esteri con lo scopo premeditato di manipolare l'informazione e di condizionare l'opinione pubblica per specifici interessi, in modo particolare in occasione di consultazioni elettorali o referendarie;
  • verificare gli effetti derivanti dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sull'attività di disinformazione;
  • verificare eventuali attività di disinformazione compiute nel corso dell'emergenza derivante dalla diffusione del COVID-19;
  • verificare l'attività di disinformazione compiuta in materia sanitaria e gli eventuali effetti prodotti;
  • verificare se esistano correlazioni tra l'attività di disinformazione e attività di natura commerciale in particolare di portali, siti Internet e piattaforme digitali, ferma restando la disciplina applicabile per i casi di pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette, ai sensi del decreto legislativo 2 agosto 2007 n. 145 e del decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206;
  • verificare se l'attività di disinformazione abbia finalità di odio, ossia di istigazione alla discriminazione o alla violenza;
  • verificare se l'ordinamento vigente preveda procedure adeguate e destini proporzionate risorse, anche finanziarie, alle autorità e alle pubbliche amministrazioni competenti per la prevenzione dell'attività di disinformazione;
  • verificare l'esistenza e l'idoneità delle procedure interne predisposte dai media e dai fornitori di servizi delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme analogiche e digitali per la rimozione delle informazioni false e dei contenuti illeciti dalle proprie piattaforme, nonché delle procedure per la gestione delle segnalazioni e dei reclami presentati dagli utenti e per la prevenzione e il contrasto dei reati commessi attraverso l'utilizzo delle medesime piattaforme;
  • verificare, anche sulla base della comparazione con le esperienze di altri Stati europei, ferme restando le prerogative e le competenze dell'Ordine dei giornalisti, la possibilità dell'adozione di un codice di autoregolamentazione da parte degli stessi soggetti, nel quale siano previste le procedure per rimuovere tempestivamente i contenuti derivanti dall'attività di disinformazione dalle proprie piattaforme, prevedendo altresì di vietare il conseguimento di eventuali vantaggi pubblicitari connessi;
  • verificare l'esistenza di azioni e buone pratiche di tipo educativo, culturale, sociale e formativo volti a innalzare il livello di consapevolezza e resilienza delle comunità rispetto all'attività di disinformazione, nonché di iniziative volte alla sensibilizzazione sull'importanza della verifica delle informazioni anche attraverso la ricerca e il controllo delle fonti, con particolare riguardo all'accertamento dei fatti; verificare, in particolare, il livello di attuazione dell'insegnamento scolastico dell'educazione alla cittadinanza digitale nell'ambito dell'insegnamento dell'educazione civica;
  • valutare l'opportunità di proporre l'adozione di iniziative di carattere normativo o amministrativo,  fermo restando quanto previsto dagli articoli 34 e 35 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, volte a realizzare una più adeguata prevenzione e un più efficace contrasto dell'attività di disinformazione e della commissione di reati attraverso i media, le reti sociali telematiche e le altre piattaforme analogiche e digitali, nonché volte a contrastare l'attività di disinformazione che produce effetti negativi sulla crescita e lo sviluppo delle conoscenze dei minori;
  • valutare l'opportunità di indicare iniziative normative volte al rafforzamento degli strumenti di regolazione e controllo applicabili alle piattaforme digitali:
  • valutare l'opportunità di proporre la promozione attraverso il sistema radiotelevisivo pubblico anche in collaborazione con l'Ordine nazionale dei giornalisti di campagne di informazione e di sensibilizzazione sul tema dell'accesso responsabile alle notizie;
  • valutare l'opportunità di proporre l'adozione di iniziative di carattere normativo e regolamentare per contrastare il fenomeno del deepfake, la modellazione elettronica del linguaggio al fine di diffondere contenuti audio o video ingannevoli;

 

 

Gli articoli da 3 a 8 disciplinano la composizione, la durata, i poteri e le modalità di funzionamento della Commissione.

In particolare, la Commissione – composta da 20 deputati e 20 senatori - conclude i propri lavori – organizzati secondo un regolamento interno - entro 18 mesi dalla sua costituzione, presentando alle Camere una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta.

Essa procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.

Nello svolgimento della propria attività, non interferisce con lo svolgimento delle campagne elettorali o referendarie, in particolar modo durante il periodo di par condicio.

Qualora nella sua attività di indagine rilevi la diffusione di informazioni false che vedono coinvolto un giornalista, ne informa tempestivamente il presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti per la trasmissione degli atti al competente Consiglio di disciplina territoriale.

 

L'articolo 9 prevede che la legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

 

Approfondisci leggendo il dossier predisposto per l'Assemblea.

ultimo aggiornamento: 17 luglio 2020
 
temi di Informazione e Comunicazioni
 
-