provvedimento 2 dicembre 2019
Studi - Lavoro A.C. 1027-A/R - Disposizioni sul personale a contratto delle sedi diplomatiche all'estero
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L'Assemblea ha approvato, in prima lettura, la proposta di legge C. 1027-A/R (Ciprini ed altri) recante disposizioni riguardanti il personale assunto a contratto dalle sedi diplomatiche italiane all'estero.

 

Nel corso dell'esame in sede referente è stato approvato un emendamento interamente sostitutivo dell'unico articolo della proposta di legge, contenente una gamma più ampia di disposizioni di novella al D.P.R. 18/1967 (concernente l'ordinamento dell'amministrazione degli affari esteri) rispetto a quanto previsto dal testo iniziale.

 

In primo luogo, si prevede che le disposizioni relative al contingente, alla durata e al regime dei contratti e alle assunzioni (di cui agli articoli 152, 153 e 154 del richiamato D.P.R.) si applicano, oltre che al personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura, anche a quello delle delegazioni diplomatiche speciali, ovvero le rappresentanze diplomatiche che, in assenza di un'ambasciata in loco, svolgono le sue funzioni pur non appartenendo al medesimo rango. In particolare, in tema di assunzioni di impiegati temporanei, si introduce il limite ad un solo rinnovo del relativo contratto, per un periodo non superiore a sei mesi, in caso di perdurante assenza del dipendente. Nel testo emendato in sede referente non è più previsto che le relative modifiche contrattuali siano concordate tra le rappresentanze diplomatiche e quelle sindacali, rimanendo quindi valido quanto disposto dalla normativa vigente che prevede che, in occasione di modifiche contrattuali, le rappresentanze sindacali siano sentite (lettere a), b) e c)).

 

In relazione ai requisiti e alle modalità per le assunzioni, il nuovo testo introduce la norma secondo cui le graduatorie risultanti dalle prove d'esame hanno validità per diciotto mesi dalla data di approvazione (lettera d)).

 

In relazione alla retribuzione, vengono apportate sostanziali modifiche all'articolo 157 del citato D.P.R. Le novità riguardano il fatto che ai fini della fissazione della retribuzione annua base (lettera e)):

  • il primo criterio di riferimento diventa il costo della vita;
  • le retribuzioni corrisposte nella stessa sede da O.I, rappresentanze diplomatiche, uffici consolari, istituzioni culturali di altri Paesi, in primis di quelli UE, sono esplicitamente comprensive di tutti i benefici aggiuntivi;
  • le condizioni del mercato locale sono riferite sia al settore pubblico sia al settore privato e per mansioni lavorative assimilabili a quelle svolte dagli impiegati a contratto;
  • nella fissazione delle retribuzioni il MAECI si avvale, ove possibile, di agenzie specializzate a livello internazionale e tiene conto delle puntuali (e non più né eventuali né di massima) indicazioni fornite annualmente dalle organizzazioni sindacali, anche sulla scorta delle risultanze fornite dalle agenzie specializzate;
  • la revisione della retribuzione annua base avviene in base ai criteri di riferimento di cui al comma 1 dell'articolo 157, tra cui figura il costo della vita e non l'andamento dello stesso e la crescita media delle retribuzioni del mercato del lavoro locale, come previsto invece nel testo iniziale della proposta di legge in esame;.

Originariamente la proposta di legge consentiva, per il pagamento della retribuzione, di ricorrere ad altra valuta in luogo di quella locale "tenuto conto di particolari situazioni di instabilità valutaria esistenti nel Paese". Tale previsione è stata soppressa in accoglimento di una condizione posta dalla Commissione Bilancio.

 

In merito alle assenze dal servizio, di cui all'articolo 157-sexies del D.P.R., la novella apportata dal nuovo testo reca modifiche sui termini temporali prevedendo che il dipendente con contratto a tempo indeterminato in malattia:

  • ha diritto all'intera retribuzione per i primi 90 giorni (in luogo dei 45 attualmente previsti), nonché, nei successivi trenta giorni (in luogo dei 15 attualmente previsti), alla retribuzione ridotta di un quinto;
  • superato tale periodo, possono essere concessi ulteriori centottanta giorni (in luogo della dicitura "sei mesi") senza retribuzione;
  • sale a trecento giorni (in luogo dei duecentoquaranta previsti dalla normativa vigente) il periodo durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto, trascorsi i quali si può procedere alla risoluzione del rapporto di impiego.

 La novella proposta introduce, inoltre, un'ulteriore tutela: superato il periodo di prova, per gravi motivi personali o di famiglia all'impiegato può essere autorizzata un'assenza dal servizio non retribuita per non più di novanta giorni in un triennio (in luogo del termine di tre mesi in tutto).

È, inoltre, soppresso l'ultimo comma del citato articolo 157-sexies secondo cui la durata complessiva di assenza dal servizio fruita, eccettuati i periodi di astensione obbligatoria per le lavoratrici madri, non può superare i dodici mesi in un quinquennio.

L'emendamento approvato in Commissione Lavoro è intervenuto anche sull'articolo 159 del D.P.R., che prevede che, per i viaggi di servizio, l'impiegato a contratto possa fruire, in aggiunta alle spese di trasporto, anche del rimborso delle spese di vitto e alloggio, nei limiti previsti dalle norme vigenti per i viaggi di servizio del personale di ruolo. La novella integra tale disposizione stabilendo che, in alternativa, previa esplicita richiesta dell'impiegato a contratto che effettua un viaggio di servizio, in luogo del rimborso spese di vitto e alloggio e in aggiunta alle spese di trasporto, è corrisposta un'indennità giornaliera pari a un trentesimo della retribuzione base lorda in godimento (che è l'unica indennità prevista dalla normativa vigente).

La novella interviene prevedendo che:

  • il responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente provvede alla contestazione scritta dell'addebito, con immediatezza e comunque non oltre trenta giorni dal momento in cui abbia avuto piena conoscenza dei fatti ritenuti di rilevanza disciplinare;
  • l'impiegato a contratto può fornire giustificazioni scritte entro venti giorni dalla contestazione. In caso di grave e oggettivo impedimento, il termine per la presentazione delle giustificazioni può, a richiesta dell'impiegato, essere prorogato per una sola volta. Il termine per la conclusione del procedimento è aumentato di un numero di giorni pari a quelli della proroga concessa;
  • il responsabile della struttura conclude il procedimento, con l'atto di archiviazione o con l'irrogazione della sanzione, entro centoventi giorni dalla contestazione dell'addebito;
  • il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento.

 

La novella interviene, infine, anche sull'articolo 166, riguardante la risoluzione del contratto, al fine di inserire un'ulteriore fattispecie che esclude l'obbligo del rispetto del preavviso di tre mesi a beneficio del dipendente da parte dell'ufficio del Ministero, di cui al terzo comma di tale articolo. Si tratta della violazione, colposa o dolosa, dei doveri di cui all'articolo 142 (sul comportamento del personale dell'Amministrazione degli esteri, vale a dire doveri di discrezione, riservatezza, disciplina, correttezza e decoro), di gravità tale da non consentire, anche per ragioni di sicurezza, la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto di lavoro.

 

In materia di sanzioni disciplinari, il testo emendato del provvedimento in esame modifica il quarto comma dell'articolo 164 del D.P.R., concernente le modalità procedimentali connesse alla irrogazione delle sanzioni disciplinari all'impiegato a contratto, vale a dire la contestazione scritta dell'addebito, rispetto alla quale l'impiegato disponeva di dieci giorni per fornire le proprie giustificazioni.

ultimo aggiornamento: 11 novembre 2019
 
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temi di Politiche per il lavoro e previdenziali
 
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