segnalazione 24 febbraio 2021
Studi - Affari esteri OSSERVATORIO DI POLITICA INTERNAZIONALE, Note n. 89, La questione del Sahara occidentale: origine e sviluppi, a cura del Centro Studi di Politica internazionale (CeSPI), febbraio 2021

La questione del Sahara occidentale: origine e sviluppi

Abstract

Tra novembre 2020 e gennaio 2021, la comunità internazionale ha registrato il riaccendersi delle tensioni nel Sahara occidentale, con schermaglie militari tra Marocco e Repubblica Araba Saharawi Democratica promossa dal Frente popular de liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro (Polisario) e che rappresenta il popolo saharawi.

Per quanto dal 1991 non si fossero più verificate azioni militari e il cessate il fuoco concordato allora avesse sostanzialmente tenuto, al di là dell'apparente disattenzione internazionale, si tratta di un conflitto che risale agli anni Settanta del secolo scorso e che era approdato a un vicolo cieco, una situazione di stallo in ragione dell'inconciliabilità delle posizioni tra le due parti contrapposte. Si è trattato di una situazione di stallo permanente in cui si è impantanata anche la Mission des Nations Unies pour l'Organisation d'un Référendum au Sahara Occidental, prevista inizialmente per due anni e rimasta operativa per trenta anni.

L'ONU e l'Unione Africana sono le organizzazioni internazionali che subiscono forse il colpo maggiore da questa situazione insostenibile di attesa prolungata, promesse disattese e soprusi subita dalla popolazione saharawi. È difficile, infatti, non giudicare la situazione che si è protratta nei decenni in termini di inadeguatezza a guidare i processi di pace e risoluzione delle controversie da parte dell'ONU, del Consiglio di sicurezza e dei suoi membri permanenti, passati dalla decisione di appoggiare lo svolgimento di un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi a ricercare invano una soluzione politica tra le parti.

La questione del Sahara occidentale, infatti, ha visto fronteggiarsi diverse alleanze e attori internazionali, alla ricerca di un posizionamento in grado di tutelare i propri interessi, attorno alla situazione della popolazione saharawi, divisa sul proprio territorio, attraversato da un lungo muro costruito dai marocchini, e costretta a trovare rifugio nei campi per rifugiati in Algeria. Non solo Spagna e Francia, le potenze coloniali inizialmente presenti nella regione, hanno giocato e giocano un ruolo importante, ma hanno un peso anche stati africani confinanti, a cominciare dall'Algeria, contrapposta al Marocco, e la Mauritania (presente fino al 1979 con proprie forze armate nel Sahara occidentale), o quelli comunque interessati a sostenere il principio di autodeterminazione dei popoli africani, come la Libia e il Sudafrica, schierati a sostegno del Frente popular de liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro e della Repubblica Araba Saharawi Democratica, riconosciuta ufficialmente dalla maggioranza degli Stati africani.

Posizioni ambigue sono state, invece, quelle di Russia e Cina, attente da sempre a presentarsi come riferimento per i movimenti di liberazione nazionale coinvolti nei conflitti con le ex potenze coloniali, ma altrettanto attente a garantire una non interferenza nelle questioni interne africane e a trovare accordi strategici sul piano politico ed economico con il Marocco.

Se gli Stati Uniti vantano legami storici, principalmente politici e militari, con il Marocco, che si sono rafforzati con la lotta al terrorismo islamico dopo il 2001, l'UE invece ha sempre mantenuto un ruolo di secondo piano nel Sahara occidentale, non facendo mancare aiuti umanitari ai rifugiati nei campi profughi saharawi, ma non rinunciando nemmeno a cogliere le opportunità offerte dal partenariato con il Marocco, sul piano economico e, più recentemente, su quello del controllo e gestione delle migrazioni internazionali.

Questa Nota descrive le origini del conflitto, presenta le posizioni dei diversi attori nel corso dell'evoluzione della vicenda e conclude illustrando gli sviluppi più recenti, legati all'attivismo del Marocco, entrato nell'Unione Africana nel 2017, e a un contesto post-bipolare sempre più difficile per il Polisario, fino alla rottura del cessate il fuoco a fine del 2020 e alla decisione del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente la sovranità del Marocco sui territori contesi, con una breve rassegna finale delle posizioni in campo oggi.

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