segnalazione 22 maggio 2020
Studi - Affari esteri OSSERVATORIO DI POLITICA INTERNAZIONALE Focus Mediterraneo allargato n. 13 maggio 2020 (a cura dell'ISPI)

Nell'ambito dell'Osservatorio di politica internazionale è stato pubblicato il Focus n. 13 "Mediterraneo allargato", pubblicato dall'Istituto per gli Studi Internazionali (ISPI)

EXECUTIVE SUMMARY

Tutti i paesi del Mediterraneo allargato sono stati colpiti, sebbene in misura e intensità diverse, dal Covid-19. I maggiori casi di contagio si registrano in Turchia, seguita dall'Iran, epicentro della pandemia nella regione, e a distanza dall'Arabia Saudita.

In Nord Africa il paese più colpito risulta l'Egitto, mentre numeri più contenuti (sotto i 10.000 casi) si hanno in Algeria, Marocco e Tunisia. Particolarmente bassi risultano invece i contagi ufficiali nei paesi teatro di crisi e conflitti, quali Libia, Siria e Yemen, dove i dati reali sfuggono a ogni tipo di controllo e il numero di test a disposizione è molto limitato. In tutti i paesi sono state adottate misure, più o meno restrittive, di contenimento del virus e di gestione dell'emergenza, che vanno dalla chiusura di scuole, università, luoghi di culto e ricreativi alla sospensione di attività produttive nonché collegamenti interni e internazionali, fino all'attuazione in alcuni casi di chiusure totali. A livello sanitario, lo scoppio della pandemia ha messo in evidenza la fragilità della maggior parte dei sistemi della regione che si sono trovati impreparati a gestire l'emergenza. Sul piano politico, le misure di contenimento del virus hanno accentuato i controlli sulla vita politica e sui cittadini restringendo ulteriormente le libertà individuali e gli spazi per l'espressione del dissenso, che dalle piazze in alcuni casi si sono spostati sul web. A livello economico, gli effetti del lockdown hanno un impatto negativo sulle economie dei paesi della regione, anche su quelle delle ricche monarchie del Golfo colpite dal crollo del prezzo del greggio come gli altri paesi produttori della regione, e le stime di crescita del Pil del Fondo monetario internazionale prevedono un forte rallentamento per tutti i paesi dell'area e recessione in alcuni casi.

Al di là del Covid-19, l'area continua a essere attraversata da dinamiche fortemente destabilizzanti scaturite dai principali teatri di crisi su cui si innestano rivalità geopolitiche tra attori regionali. Dopo l'accordo di inizio marzo tra Russia e Turchia che ha fatto cessare i combattimenti a Idlib, il conflitto in Siria sembra attraversare una fase di relativa calma, che tuttavia non prelude a una soluzione della crisi. Sul fronte libico, invece, non si arrestano gli scontri tra le truppe del Governo di accordo nazionale (Gna), sostenute dalla Turchia, e le milizie del generale Khalifa Haftar che può contare invece sul supporto militare e logistico di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Grazie all'aiuto turco il Gna sta recuperando terreno in quello che si presenta come un capovolgimento di fronte, nonostante anche qui una soluzione negoziale auspicata dalla Conferenza di Berlino di gennaio sembri allontanarsi sempre di più. In Yemen i fronti del conflitto sono tornati due: a nord proseguono i combattimenti tra insorti huthi e governo riconosciuto nonché i bombardamenti sauditi nonostante il cessate-il-fuoco proclamato da Riyadh alla luce della pandemia. Nel sud invecesi riapre la contesa di Aden fra i secessionisti del Consiglio di Transizione del Sud (Stc),  informalmente sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (Eau) e il governo riconosciuto, appoggiato dai sauditi, dopo la dichiarazione di autogoverno pronunciata dal Stc. In Israele l'emergenza coronavirus è stata il catalizzatore per il superamento dello stallo politico durato diciassette mesi nel corso dei quali si sono svolte ben tre elezioni legislative. Dopo il via libera della Corte Suprema alla formazione dell'esecutivo di unità nazionale nato dall'accordo politico tra il primo ministro ad interim Benjamin Netanyahu e il leader del partito Kahol, Lavan ,Benny Gantz, il nuovo governo guidato dal leader del Likud si è costituito il 17 maggio.

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