segnalazione 29 gennaio 2020
Studi - Affari esteri CONCLUSIONI DELLA CONFERENZA SULLA LIBIA DI BERLINO (19 gennaio 2020)
  1. L'odierna Conferenza di Berlino sulla Libia, convocata su invito della Cancelliera Merkel, ha riunito i governi di Algeria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Italia, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America, insieme agli Alti Rappresentanti delle Nazioni Unite, l'Unione Africana, l'Unione Europea e la Lega degli Stati Arabi.
  2. Noi partecipanti prendiamo nota della dichiarazione del copresidente sulla situazione politica, di sicurezza e umanitaria in Libia, resa in occasione della riunione dei Ministri degli Esteri convocata da Francia e Italia a margine della 74a Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 26 settembre 2019.
  3. Riaffermiamo il nostro forte impegno per la sovranità, l'indipendenza, l'integrità territoriale e l'unità nazionale della Libia. Soltanto un processo politico guidato dai libici e dei libici può porre fine al conflitto e portare a una pace duratura.
  4. Il conflitto in Libia, l'instabilità nel Paese, le interferenze esterne, le divisioni istituzionali, la proliferazione di una grande quantità di armi non controllate e un'economia predatoria continuano a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali, fornendo terreno fertile per trafficanti, gruppi armati e organizzazioni terroristiche. Ciò ha permesso ad Al Qaeda e all'Isis di prosperare in territorio libico e avviare operazioni in Libia e nei Paesi limitrofi. Inoltre, ha facilitato un'ondata destabilizzante di immigrazione illegale nella regione e un importante deterioramento della situazione umanitaria. Ci impegniamo a sostenere i libici nell'affrontare tali questioni di governance strutturale e di sicurezza.
  5. Il "Processo di Berlino", nel quale siamo impegnati per sostenere il piano in tre punti presentato dal Rappresentante Speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite (SRSG) Ghassan Salamé al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), ha l'unico obiettivo di supportare
    le Nazioni Unite nell'unificare la comunità internazionale nel  suo sostegno ad una soluzione pacifica alla crisi libica. Non può esserci soluzione militare in Libia.
  6. Ci impegniamo a evitare interferenze nel conflitto armato o nelle questioni interne della Libia ed esortiamo tutti gli attori internazionali a fare altrettanto.
  7. Riconosciamo il ruolo centrale delle Nazioni Unite nel facilitare un processo politico e di riconciliazione intra-libico inclusivo, basato sull'Accordo Politico Libico del 2015 e le sue istituzioni, la Risoluzione 2259 dell'UNSC  (2015), altre Risoluzioni pertinenti dell'UNSC e i principi di cui agli accordi di Parigi, Palermo e Abu Dhabi, come pure il ruolo importante dell'Unione Africana e il suo Comitato di Alto Livello di Capi di Stato e di Governo  sulla Libia, della Lega degli Stati Arabi, dell'Unione Europea e dei Paesi limitrofi nella stabilizzazione della Libia, con particolare riferimento alla riconciliazione nazionale e al dialogo sulla pace, sulla sicurezza e politico intra-libico.  Tutte queste organizzazioni internazionali lavoreranno insieme in modo ravvicinato. In tale contesto, accogliamo con favore il Forum per la Riconciliazione che verrà organizzato dall'Unione Africana nella primavera del 2020.
  8. Sosteniamo pienamente i buoni uffici e le azioni di mediazione della Missione di Sostegno in Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL) e del SRSG Salamé. Ribadiamo che una soluzione duratura in Libia richiede un approccio comprensivo che affronti simultaneamente i vari aspetti.

 

CESSATE IL FUOCO

  1. Accogliamo con favore la marcata riduzione della violenza riscontrata dal 12 gennaio e i negoziati avviati a Mosca il 13 gennaio, come pure tutte le altre iniziative internazionali miranti ad aprire la strada a un accordo sul cessate il fuoco. Chiediamo a tutte le fazioni coinvolte di raddoppiare i loro sforzi per una sospensione duratura delle ostilità, l'allentamento della tensione e un cessate il fuoco permanente. Riaffermiamo il compito fondamentale del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite in tal senso. Chiediamo passi credibili, verificabili, sequenziati e reciproci, includendo passi credibili verso lo smantellamento di gruppi armati e milizie da parte di tutte le fazioni, in conformità all'art. 34 del LPA e di cui alle Risoluzioni 2420 and 2486 dell'UNSC, tendenti a una cessazione comprensiva e duratura di tutte le ostilità, incluse le operazioni aeree su territorio libico.
  2. Chiediamo la cessazione di tutti i movimenti militari da parte o in supporto diretto delle fazioni in conflitto, in tutto il territorio libico e al di sopra dello stesso, a cominciare dall'inizio del processo di tregua.  
  3. Esortiamo all'istituzione di misure volte al rafforzamento della fiducia, come lo scambio di prigionieri e di resti mortali.
  4. Chiediamo un processo comprensivo di smobilitazione e disarmo di gruppi armati e milizie in Libia e la successiva integrazione di personale appropriato nelle istituzioni statali civili, di sicurezza e militari, realizzato individualmente e basato su un censimento del personale dei gruppi armati e una verifica professionale. Esortiamo le Nazioni Unite a prestare assistenza in questo processo.
  5. Riaffermiamo la necessità di combattere il terrorismo in Libia con tutti i mezzi, in conformità con la Carta dell'ONU e il diritto internazionale, riconoscendo che sviluppo, sicurezza e diritti umani hanno un ruolo di reciproco rafforzamento e sono essenziali per contrastare il terrorismo in modo efficace e comprensivo. Chiediamo a tutte le fazioni di dissociarsi dai gruppi terroristici elencati dall'ONU. In quest'ottica, e in conformità all'art. 35 del LPA, accogliamo con favore gli sforzi per combattere le organizzazioni e i soggetti terroristici designati dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
  6. Esortiamo all'implementazione della Risoluzione 2368 dell'UNSC e altre Risoluzioni pertinenti riguardanti ISIL (Da'esh), Al-Qaeda, e soggetti, gruppi ed entità designati, in particolare le disposizioni relative ai divieti di viaggio e al congelamento immediato di fondi e altri beni finanziari o risorse economiche di soggetti e organizzazioni designati. Ribadiamo la cooperazione rafforzata per contrastare la minaccia dei combattenti terroristi stranieri, in conformità con la Risoluzione 2322 dell'UNSC.
  7. Invitiamo le Nazioni Unite di facilitare i negoziati per il cessate il fuoco tra le fazioni, anche mediante l'istituzione immediata di comitati tecnici per monitorare e verificare l'implementazione del cessate il fuoco.
  8. Chiediamo all'UNSC di imporre sanzioni appropriate nei confronti di coloro che sono stati trovati colpevoli di violazione di accordi per il cessate il fuoco e agli Stati Membri di darvi esecuzione.
  9. Esortiamo gli Stati Membri a impegnarsi a favorire l'erogazione da parte della Missione di Supporto in Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL) di personale e attrezzature adeguati, in linea con la Risoluzione 2486 dell'UNSC (2019).

 

EMBARGO DELLE ARMI

  1. Ci impegniamo al rispetto inequivocabile e pieno dell'implementazione dell'embargo sulle armi disposto dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2011), come pure le successive Risoluzioni del Consiglio, compresa la proliferazione delle armi dalla Libia, e chiediamo agli attori internazionali di fare altrettanto.
  2. Esortiamo tutti gli attori ad astenersi da ogni attività che acuisca il conflitto o che sia incompatibile con l'embargo delle armi o il cessate il fuoco disposti dall'UNSC, compresi il finanziamento di capacità militari o l'arruolamento di mercenari.
  3. Ribadiamo la nostra richiesta di sospendere ogni forma di appoggio a soggetti e gruppi terroristici designati dall'ONU. Tutti coloro che hanno commesso atti terroristici devono risponderne.
  4. Ci impegniamo a realizzare sforzi per rafforzare gli attuali meccanismi di monitoraggio dell'ONU e delle autorità competenti a livello nazionale e internazionale, nell'ambito delle nostre possibilità, compreso il monitoraggio marittimo, aereo e terrestre, e mediante la fornitura di risorse aggiuntive, in particolare immagini satellitari.
  5. Ci impegniamo a informare l'UNSMIL, l'UNSC, il suo Comitato istituito dalla Risoluzione 1970 (2011) e il suo Gruppo di Esperti istituito in conformità alla Risoluzione 1973 (2011) circa potenziali violazioni dell'embargo delle armi, anche mediante la condivisione di intelligence, e chiediamo a tutti gli attori internazionali di fare altrettanto.
  6. Ci impegniamo ad appoggiare il Gruppo di Esperti ONU documentando e riferendo tali violazioni in modo efficace, supportandolo inoltre nell'investigazione delle violazioni, e chiediamo a tutti gli attori internazionali di fare altrettanto. Sollecitiamo il Gruppo a realizzare un'azione continua di investigazione e notifica al Comitato UNSC competente circa violazioni dell'embargo delle armi UNSC. Ci impegniamo a supportare e pienamente collaborare con il Gruppo di Esperti ONU.
  7. Esortiamo tutti gli attori ad applicare e dare esecuzione alle sanzioni UNSC, anche mediante misure di implementazione nazionale, nei confronti di coloro che sono stati trovati colpevoli di aver violato l'embargo delle armi o il cessate il fuoco disposti dalla data odierna in poi.

 

RIPRESA DEL PROCESSO POLITICO

  1. Appoggiamo l'Accordo Politico Libico come quadro praticabile per una soluzione politica in Libia. Chiediamo inoltre l'istituzione di un Consiglio di Presidenza operante e la formazione di un unico governo libico unificato, inclusivo ed efficiente, approvato dalla Camera dei Rappresentanti.
  2. Chiediamo a tutte le fazioni libiche di riprendere il processo politico guidato dai libici e dei libici, sotto gli auspici dell'UNSMIL, con un coinvolgimento costruttivo, aprendo la strada alla conclusione del periodo di transizione mediante elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque, inclusive e credibili, organizzate dall'Alta Commissione Elettorale Nazionale.
  3. Promuoviamo la partecipazione piena, effettiva e significativa di donne e giovani in tutte le attività relative alla transizione democratica libica, la risoluzione del conflitto e la costruzione della pace, e supportiamo gli sforzi del SRSG Salamé per facilitare un coinvolgimento più ampio e la partecipazione di donne e giovani da ogni settore della società libica nel processo politico e nelle istituzioni pubbliche.
  4. Chiediamo a tutti gli attori di ripristinare e rispettare l'integrità e l'unità delle istituzioni dell'esecutivo, legislativo e giudiziario, come pure di altri enti statali libici.
  5. Chiediamo una distribuzione trasparente, responsabile, giusta ed equa del patrimonio e delle risorse pubbliche tra le diverse aree geografiche libiche, anche attraverso la decentralizzazione e il supporto ai municipi, eliminando in tal modo un essenziale reclamo e motivo di recriminazioni.
  6. Invitiamo l'UNSC, l'Unione Africana, la Lega degli Stati Arabi e l'Unione Europea ad agire nei confronti di coloro che nuocciono il processo politico, in conformità con le decisioni rilevanti dell'UNSC.
  7. Invitiamo tutte le fazioni libiche a un maggior coinvolgimento e supporto degli sforzi di mediazione e riconciliazione tra le comunità locali Fezzan, in modo da ricostruire il tessuto sociale in un'area a lungo negletta.
  8. Evidenziamo il ruolo importante dei Paesi limitrofi nel processo di stabilizzazione libico.
  9. Ci impegniamo a utilizzare tutti i contatti bilaterali per chiedere a tutte le fazioni libiche di aderire al cessate il fuoco e a impegnarsi nel processo politico intra-libico sotto gli auspici dell'UNSMIL.
  10. Ci impegniamo ad accettare e supportare l'esito di questo processo politico intra-libico.

 

RIFORMA DEL SETTORE DELLA SICUREZZA

  1. Chiediamo il ripristino del monopolio dello Stato nell'uso legittimo della forza.
  2. Supportiamo l'istituzione di forze di sicurezza nazionali, di polizia e militari libiche unificate sotto l'autorità centrale e civile, in conformità al dialogo del Cairo e relativi documenti.

 

RIFORMA ECONOMICA E FINANZIARIA

  1. Sosteniamo la primaria importanza del ripristino, rispetto e salvaguardia dell'integrità, unità e governance legittima di tutte le istituzioni sovrane libiche, in particolare la Banca Centrale della Libia (CBL), l'Autorità Libica per gli Investimenti (LIA), la National Oil Corporation (NOC) e l'Ufficio dell'Audit (AB). I loro comitati direttivi devono essere inclusivi, rappresentativi e attivi.  
  2. Ci impegniamo a fornire, su richiesta delle suddette autorità libiche e in piena conformità con i principi di titolarità nazionale, assistenza tecnica per aumentare la trasparenza, la responsabilità e l'efficienza, riconducendo queste istituzioni alla conformità con gli standard internazionali, anche attraverso processi di audit, e a permettere un dialogo intra-libico con la partecipazione di rappresentanti di tutti i diversi gruppi di interesse sui reclami riguardanti la distribuzione delle risorse economiche libiche.  Chiediamo un miglioramento della capacità delle istituzioni di controllo competenti, in particolare l'Ufficio dell'Audit, l'Autorità per il Controllo Amministrativo, l'Autorità Nazionale Anticorruzione, l'Ufficio del Procuratore Generale, e le commissioni parlamentari competenti, ai sensi dell'Accordo Politico Libico e delle leggi libiche pertinenti.
  3. Sottolineiamo che la National Oil Corporation (NOC) è l'unica compagnia petrolifera indipendente e legittima della Libia, in conformità alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU 2259 (2015) e 2441 (2018). Sollecitiamo tutte le fazioni a continuare a garantire la sicurezza dei suoi impianti e ad astenersi da ogni ostilità nei confronti di qualsiasi struttura e infrastruttura petrolifera. Ripudiamo qualsiasi tentativo di danneggiamento dell'infrastruttura petrolifera libica, qualsiasi sfruttamento illecito delle sue risorse energetiche, che appartengono al popolo libico, mediante la vendita o l'acquisto di olio grezzo libico e derivati fuori dal controllo della NOC, e chiediamo la distribuzione trasparente ed equa dei proventi petroliferi. Giudichiamo positivamente la pubblicazione mensile dei proventi petroliferi da parte della NOC, a riprova del suo impegno a migliorare la trasparenza.
  4. Supportiamo il Dialogo Economico con i rappresentanti di istituzioni finanziarie ed economiche libiche, e incoraggiamo l'implementazione di riforme economiche strutturali. Al fine di facilitare tale dialogo, appoggiamo la creazione di un Comitato Libico di Esperti Economici inclusivo, composto da funzionari ed esperti libici, che rifletta la diversità istituzionale e geografica del Paese.
  5. Supportiamo il potenziamento dei municipi libici e chiediamo alle autorità centrali il loro pieno impegno a fornire le risorse finanziarie necessarie per sostenere la governance locale, soprattutto al sud.
  6. Promuoviamo l'istituzione di un meccanismo di ricostruzione per la Libia che supporti lo sviluppo e la ricostruzione in tutte le regioni, sotto gli auspici di un nuovo governo rappresentativo e unificato che eserciti la propria autorità su tutto il territorio libico, per lo sviluppo di zone gravemente lese, dando priorità a progetti di ricostruzione nelle città di Benghazi, Derna, Murzuq, Sabha, Sirte e Tripoli.
  7. Ricordiamo che il Consiglio di Sicurezza ha congelato i beni della LIA, al fine di preservarli a beneficio del popolo libico, ed enfatizziamo la necessità di realizzare una revisione finanziaria delle istituzioni finanziarie ed economiche libiche, al fine di appoggiare gli sforzi per riunificarle, e aiutare le autorità libiche competenti a promuovere l'integrità e l'unità della LIA, anche mediante una revisione comprensiva credibile della LIA e delle sue affiliate.

 

RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO E DEI DIRITTI UMANI

  1. Sollecitiamo tutte le fazioni libiche al pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e delle leggi sui diritti umani, per proteggere i civili e le infrastrutture civili, compresi gli aeroporti, al fine di consentire l'accesso al personale medico, di monitoraggio dei diritti umani e umanitario, e intraprendere azioni volte a proteggere la popolazione civile, compresi gli sfollati, gli emigranti,  i rifugiati, i richiedenti asilo e i prigionieri, anche mediante il coinvolgimento delle organizzazioni dell'ONU.
  2. La mancanza di un processo equo nel funzionamento del sistema giudiziario nazionale, anche nelle carceri, rappresenta uno dei fattori che contribuiscono alla volatilità e gravità della situazione dei diritti umani e umanitaria. Chiediamo che si dia seguito ai decreti delle autorità libiche per vagliare tutti i detenuti e carcerati sotto il controllo del Ministero di Giustizia/Polizia Giudiziaria, per rafforzare il funzionamento delle istituzioni giudiziarie e rilasciare quelli detenuti in modo illegale o arbitrario.
  3. Esortiamo tutte le fazioni a cessare la pratica della detenzione arbitraria e le autorità libiche a istituire procedure alternative alla detenzione, in particolare per coloro che si trovano in aree ad alto rischio di conflitto, e chiudere gradualmente i centri di detenzione per emigranti e richiedenti asilo, riformando nel contempo il quadro legislativo libico sull'emigrazione e l'asilo, al fine di allinearlo con il diritto internazionale e gli standard e principi riconosciuti a livello internazionale.  
  4. Sottolineiamo la necessità di far rispondere tutti coloro che hanno violato disposizioni del diritto internazionale, anche nelle aree in cui vige l'uso indiscriminato della forza nei confronti di civili, o si verificano attacchi a zone residenziali densamente popolate, omicidi extragiudiziari, rapimenti, sparizioni forzate, violenza sessuale e basata sul genere, torture e maltrattamenti, traffico di esseri umani, come pure violenza e abusi contro emigranti e rifugiati.
  5. Invitiamo tutte le fazioni ad astenersi dal sostenere qualsiasi forma di odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitazione alla discriminazione, ostilità o violenza, anche mediante l'uso dei social media.
  6. Ci impegniamo a supportare attività delle istituzioni libiche volte a documentare violazioni del diritto internazionale umanitario e delle leggi sui diritti umani.
  7. Incoraggiamo le autorità libiche ad avanzare ulteriormente nel rafforzamento delle istituzioni giudiziarie di transizione, comprese iniziative di condanna, risarcimento, indagine e riforme istituzionali, che devono essere in linea con standard e principi riconosciuti a livello internazionale, al fine di sostenere e difendere il diritto a conoscere la verità  sulle circostanze  in cui è avvenuta la sparizione forzata, avere accesso alla giustizia e  farsi riconoscere il diritto a ottenere risarcimenti e garanzie di  non-recidiva in Libia, in particolare  per quel che riguarda le persone scomparse.

 

FOLLOW-UP

  1. Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite, al suo Rappresentante Speciale in Libia e al Presidente del Processo di Berlino di comunicare ai libici l'esito di questo processo e della conferenza.  Notiamo con favore che il Premier Sarraj e il Generale Haftar hanno nominato loro rappresentanti per la Commissione militare 5+5 proposta dall'UNSMIL nel vademecum operativo allegato a queste conclusioni.  Al fine di consentire un dialogo concreto e serio nell'ambito della Commissione 5+5, tutte le fazioni dichiareranno di astenersi da qualsiasi ulteriore spiegamento od operazione militare, fintantoché verrà rispettata la tregua.
  2. Esprimiamo il nostro pieno supporto al vademecum operativo del Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la Libia, allegato a queste Conclusioni.
  3. Concordiamo che la Conferenza di Berlino sulla Libia costituisce un passo importante nel processo guidato dai libici e appartenente ai libici e volto alla definitiva conclusione della crisi libica, affrontando in modo esauriente i driver sottostanti al conflitto. Il follow-up della Conferenza di Berlino sulla Libia svolge un ruolo importante. Sarà fondamentale che la conversione dei suddetti impegni in attività di intervento, come pure l'identificazione di precisi indicatori, ruoli e responsabilità, abbiano esito positivo, non soltanto per le Nazioni Unite, ma anche per gli stessi partecipanti, come per potenziali altri Membri e organizzazioni internazionali.
  4. Con questo documento creiamo un Comitato internazionale di follow-up (IFC), sotto l'egida delle Nazioni Unite, formato da tutti Paesi e le organizzazioni internazionali che hanno partecipato all'odierna Conferenza di Berlino sulla Libia, al fine di mantenere il coordinamento dopo la fine della Conferenza stessa. L'IFC terrà riunioni a due livelli:
  5. Uno plenario, a livello di alti funzionari, che si riuniranno mensilmente con il presidente dell'UNSMIL e con copresidenti in sedi a rotazione. L‘IFC sarà incaricato di registrare i progressi dell'implementazione di queste Conclusioni e di esercitare pressioni quando sia necessario. Al termine di ogni sessione, si presenterà un documento conclusivo che prenderà atto del raggiungimento di specifici traguardi o conformità.
  6. b) Quattro gruppi di lavoro tecnici a livello di esperti, che si riuniranno due volte al mese a porte chiuse durante le prime fasi di implementazione. I gruppi di lavoro si baseranno su questi panieri di attività. Ogni gruppo sarà guidato da un rappresentante ONU. Nelle sessioni a porte chiuse, i partecipanti (i) affronteranno gli ostacoli all'implementazione, (ii) condivideranno informazioni pertinenti e (iii) coordineranno requisiti operativi  e di assistenza, fatto salvo il mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
  7. Porteremo le Conclusioni di questa Conferenza di Berlino sulla Libia all'attenzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per le sue considerazioni ed esortiamo il SRSG Salamé e l'UNSMIL a supportare l'implementazione degli impegni assunti nel quadro del Processo di Berlino.

(A cura del Servizio Studi della Camera dei deputati)

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