tema 7 febbraio 2019
Studi Camera - Finanze Fisco Iva e Fatturazione elettronica

Il decreto-legge in materia di "pace fiscale" e semplificazioni (n. 119 del 2018) contiene numerose norme volte a semplificare gli adempimenti tributari, in particolare quelli legati all'obbligo di fatturazione elettronica, previsto a partire dal 1° gennaio 2019, per la cessione di beni o prestazione di servizi effettuata tra due operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business) e per la cessione/prestazione tra un operatore Iva e un consumatore finale (operazioni B2C, cioè Business to Consumer). Successivamente, anche la Legge di bilancio 2019, legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha recato alcune disposizioni rivolte a disciplinare tale istituto. 

La legge di bilancio 2019 ha inoltre previsto la sterilizzazione degli aumenti delle aliquote IVA (cd. clausole di salvaguardia) per l'anno 2019 e ha esteso l'applicazione di aliquote Iva agevolate per alcuni prodotti.

Secondo i dati elaborati dall'Osservatorio partite IVA: nei primi tre mesi dell'anno  2019 sono state aperte 196.060 nuove partite Iva, registrando un aumento del 7,9% rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2018. Si segnala, nel periodo, un notevole aumento di avviamenti per le persone fisiche (+14%) dovuto alle crescenti adesioni al regime forfetario, a seguito delle modifiche normative introdotte con la legge di bilancio per il 2019. Più in dettaglio, nel periodo in esame 104.456 soggetti hanno aderito al regime forfetario, pari a più della metà del totale delle nuove aperture (53,3%), con un aumento di adesioni di ben il 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. 

Uno studio pubblicato il 21 settembre 2018 dalla Commissione europea rappresenta che nel 2016 i paesi dell'UE hanno perso quasi 150 miliardi di euro di entrate provenienti dall'imposta sul valore aggiunto (IVA). L'Italia si conferma prima in Ue per la più grande evasione dell'Iva in valore nominale, con perdite per le casse dello Stato di 35,9 miliardi di euro. Il nostro Paese, inoltre, è terzo per il maggior divario tra il gettito previsto e quello effettivamente riscosso. La differenza ammonta infatti al 25,9%, dietro solo a Romania (35,88%) e Grecia (29,2%). Dai dati che emergono si registra che rispetto al 2015 c'è stato un lieve miglioramento in termini percentuali, in quanto l'evasione si è ridotta dello 0,23%, ma in valore assoluto c'è stato un aumento di circa 200 milioni di euro. Nel complesso, dal 2012 al 2016, l'Italia ha ridotto l'evasione del 3%.

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L'introduzione della fattura elettronica 

La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa, spedizione e conservazione.

L' articolo 1, comma 209, legge n. 244 del 2007, ha introdotto l'obbligo di invio elettronico delle fatture alla PA, mentre il successivo decreto del Ministero dell'economia e delle finanze n. 55 del 3 aprile 2013 ha dato attuazione all'obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti economici tra pubblica amministrazione e fornitori. In un'ottica di trasparenza, monitoraggio e rendicontazione della spesa pubblica: Ministeri, Agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza, a partire dal 6 giugno 2014, non possono più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. La stessa disposizione si applica, dal 31 marzo 2015, a tutte le altre pubbliche amministrazioni, compresi gli enti locali; le PA non possono pertanto procedere al pagamento, neppure parziale, fino all'invio del documento in forma elettronica.

Successivamente, la legge di delega fiscale (articolo 9, legge n. 23 del 2014) ha previsto di incentivare l'utilizzo della fatturazione elettronica: in attuazione di tali norme è stato emanato il Decreto Legislativo n. 127 del 2015, che consente ai contribuenti di usare gratuitamente il servizio per la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche messo a disposizione dall'Agenzia delle entrate dal 1° luglio 2016. Dal 1° gennaio 2017, il Ministero dell'economia e delle finanze ha messo a disposizione dei soggetti passivi dell'imposta sul valore aggiunto il Sistema di Interscambio per la trasmissione e della ricezione delle fatture elettroniche e di eventuali variazioni delle stesse, relative a operazioni che intercorrono tra soggetti residenti nel territorio dello Stato, secondo il formato della fattura. Dalla stessa data, chi effettua cessioni di beni e prestazioni di servizi (imprese, artigiani e professionisti) può trasmettere telematicamente all'Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, in sostituzione degli obblighi di registrazione. 

La legge di bilancio 2018, in luogo del previgente regime opzionale, ha previsto sia nel caso in cui la cessione del bene o la prestazione di servizio è effettuata tra due operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia nel caso in cui la cessione/prestazione è effettuata da un operatore Iva verso un consumatore finale (operazioni B2C, cioè Business to Consumer) l'obbligo di emettere soltanto fatture elettroniche attraverso il Sistema di Interscambio per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, a partire dal 1° gennaio 2019. Sono esonerati dal predetto obbligo coloro che rientrano nel regime forfetario agevolato o che continuano ad applicare il regime fiscale di vantaggio. In caso di violazione dell'obbligo di fatturazione elettronica la fattura si considera non emessa e sono previste sanzioni pecuniarie. Le regole per predisporre, trasmettere, ricevere e conservare le fatture elettroniche sono definite nel provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018 pubblicato sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate.

L'Agenzia delle entrate ha pubblicato per i contribuenti, all'interno della sezione tematica dedicata del sito internet, una nuova guida - pdf, in cui spiega come predisporre, inviare e conservare le proprie fatture.

 

Da ultimo, il decreto-legge in materia di "pace fiscale" e semplificazioni (n. 119 del 2018) ha introdotto numerose norme volte a semplificare gli adempimenti legati alla fatturazione elettronica e anche la Legge di bilancio 2019, legge 30 dicembre 2018, n. 145, reca alcune disposizioni tese a disciplinare l'istituto.

Si ricorda, inoltre, che l'articolo 11-bis del decreto-legge n. 87 del 2018, in cui è confluito il testo del decreto-legge n. 79 del 2018, ha rinviato al 1° gennaio 2019 l'entrata in vigore dell'obbligo, previsto dalla Legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti titolari di partita IVA presso gli impianti stradali di distribuzione. 

 Le Camere hanno espresso, altresì, il parere sullo schema di decreto legislativo (atto del Governo n. 49), volto a recepire nell'ordinamento italiano la direttiva 2014/55/UE relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici. Si recepiscono così le regole tecniche dello standard europeo (previste dalla decisione di esecuzione (UE) 2017/1870 della Commissione) integrandole con la disciplina nazionale. Il decreto legislativo è stato successivamente emanato e pubblicato sella G.U. del 17 gennaio 2019.

Nella risposta all'interrogazione n. 5-01347 nella VI Commissione (finanze) della Camera, del 31  gennaio 2019, il Governo ha precisato che in merito alla traslazione della qualifica di debitore d'imposta in capo al soggetto che emette la fattura deve sottolinearsi che il soggetto che emette la fattura non assume tale ruolo in quanto la responsabilità per l'emissione della fattura e per l'assolvimento dell'imposta permane in capo al cedente/prestatore

Gli interventi del decreto n. 119 del 2018  e della Legge di bilancio 2019 in materia di fattura elettronica 

Come anticipato, il decreto-legge n.119 del 2018 contiene numerose norme volte a disciplinare l'introduzione dell'obbligo della fatturazione elettronica.

In particolare il decreto prevede:

- l'esonero dalla fattura elettronica per le associazioni sportive dilettantistiche che applicano il regime forfettario opzionale e che nel periodo d'imposta precedente hanno conseguito dall'esercizio di attività commerciali proventi per un importo non superiore a euro 65.000;

- la disapplicazione, per il primo semestre del periodo d'imposta 2019, delle sanzioni previste dalla legge per il caso di emissione di fattura elettronica oltre termine, purché essa sia emessa nei termini per far concorrere l'imposta alla liquidazione di periodo (mensile o trimestrale)   e la riduzione delle sanzioni per le fatture tardive che partecipano a successive liquidazioni; per i contribuenti che effettuano la liquidazione periodica dell'imposta sul valore aggiunto con cadenza mensile le deroghe richiamate si applicano fino al 30 settembre 2019;

- l'esonero, per il periodo d'imposta 2019,dall'obbligo di fatturazione elettronica per i soggetti tenuti all'invio dei dati al Sistema tessera sanitaria ai fini dell'elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata; l'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, c.d. "semplificazioni"amplia tale esonero estendendolo alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche anche ai soggetti che non sono tenuti all'invio dei dati al Sistema tessera sanitaria.

 Su un piano più generale, (articolo 11) viene introdotta una disposizione che consente, a decorrere dal 1° luglio 2019, l'emissione delle fatture entro 10 giorni dall'effettuazione delle operazioni. Chi si avvale della possibilità di emettere la fattura in una data diversa dalla data di effettuazione dell'operazione deve darne evidenza nel documento stesso, mentre il medesimo obbligo non ricorre per chi emette la fattura nello stesso giorno di effettuazione dell'operazione. La norma non incide la disciplina dell'esigibilità dell'imposta e la conseguente liquidazione. Sono modificati anche (articolo 12) i termini di annotazione delle fatture emesse: tutte le fatture emesse devono essere annotate in apposito registro entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni. 

Si abroga (articolo 13) l'obbligo di numerazione progressiva delle fatture nella registrazione degli acquisti, che disciplina la registrazione degli acquisti. Tale adempimento risulta automaticamente assolto per le fatture elettroniche inviate tramite Sistema di interscambio.

 inoltre, a partire dalle operazioni IVA relative al 2020, nell'ambito di un programma di assistenza online, l'Agenzia delle entrate mette a disposizione, in un'apposita area riservata, le bozze relative al registro delle fatture emesse, al registro delle fatture e delle bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati, alla liquidazione periodica dell'IVA e alla dichiarazione annuale dell'IVA.

 L'articolo 15-bis dispone che con decreto del MEF siano definite le cause che consentono alle amministrazioni pubbliche destinatarie di rifiutare le fatture elettroniche, nonché le modalità tecniche con le quali comunicare tale rifiuto.

La legge di bilancio 2019, legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha disposto:

- l'esonero anche per i concessionari dall'obbligo di fatturazione elettronica per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità in capo alle associazioni sportive dilettantistiche;

- la possibilità di consultazione delle fatture elettroniche solo ed esclusivamente su richiesta degli interessati e non una generalizzata messa a disposizione per tutti i contribuenti; tale ultimo intervento recepisce le indicazioni espresse dal Garante per la protezione dei dati personali nel Provvedimento in tema di fatturazione elettronica - 20 dicembre 2018, in cui si rileva, tra l'altro, che la finalità perseguita attraverso una generalizzata messa a disposizione di tutti i contribuenti del servizio, anche in assenza di una loro specifica richiesta, non può giustificare, per impostazione predefinita, una complessiva e integrale archiviazione da parte dell'Agenzia delle entrate di miliardi di fatture che comportano il trattamento sistematico, e su larga scala, dei dati personali.

ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2019

La legge di bilancio 2019, ai commi 2 e 5, prevede la sterilizzazione degli aumenti delle aliquote IVA (cd. clausole di salvaguardia) per l'anno 2019.

Per gli anni successivi si prevede la conferma dell'aumento dell'IVA ridotta dal 10 al 13% dal 2020 e un aumento di 0,3 punti percentuali per il 2020 e di 1,5 punti percentuali a decorrere dal 2021 - che si somma ai già previsti aumenti - dell'IVA ordinaria fino al 26,5%. Analoga rimodulazione in aumento è prevista per le accise.

L'impegno a disattivare le clausole di salvaguardia per l'anno 2019 era stato assunto dal Governo nella Nota di aggiornamento al DEF.

 Tali clausole di salvaguardia a tutela dei saldi di finanza pubblica sono state introdotte, per scongiurare le riduzioni di agevolazioni e detrazioni previste da manovre precedenti, dalla legge di stabilità 2015, che ha introdotto norme volte ad incrementare le aliquote IVA ordinaria e ridotta rispettivamente di 3,5 e 3 punti percentuali e le accise su benzina e gasolio in misura tale da determinare maggiori entrate non inferiori a 700 milioni di euro. I predetti aumenti IVA erano in origine previsti a partire dall'anno 2016.

In relazione alle aliquote, si ricorda che a decorrere dal 1° ottobre 2013, l'aliquota ordinaria è stata rideterminata nella misura del 22 per cento (legge di bilancio 2013). L'ordinamento prevede inoltre due aliquote ridotte: una aliquota al 10 per cento e una al 5 per cento, quest'ultima istituita con la legge di stabilità 2016 (commi 960-963). Resta in vigore fino all'introduzione del regime definitivo previsto dalla direttiva IVA, infine, l'aliquota super–ridotta al 4 per cento, a condizione che l'aliquota fosse in vigore al 1° gennaio 1991 e che la sua applicazione risponda a ben definite ragioni di interesse sociale (articolo 110, direttiva IVA).

 

Altri interventi in materia di aliquote IVA riguardano:

- l'introduzione dell'Iva al 10 per cento per i dispositivi medici a base di sostanze, normalmente utilizzati per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari (legge di bilancio 2019, art 1, comma 3);

- l'estensione dell'Iva agevolata al 4 per cento per alcuni ingredienti utilizzati per la preparazione del pane, quali il destrosio e il saccarosio, i grassi e gli oli alimentari industriali ammessi dalla legge, i cereali interi o in granella e i semi, i semi oleosi, le erbe aromatiche e le spezie di uso comune  (legge di bilancio 2019, articolo 1, comma 4);

- l'estensione dell'aliquota ridotta ai tartufi, nei limiti delle quantità standard di produzione determinate con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, emanato di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze ovvero la riduzione dell'aliquota al 5 per cento per i tartufi freschi o refrigerati e l'applicazione dell'aliquota del 10 per cento per i tartufi congelati, essiccati o preservati immersi in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurare temporaneamente la conservazione, ma non preparati per il consumo immediato (legge di bilancio 2019, art. 1, comma 698).

ultimo aggiornamento: 2 luglio 2018

Con l'articolo 11 del decreto-legge n. 87 del 2018 sono posticipati i termini per lo spesometro 2018. In particolare si stabilisce che la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018 è effettuata entro il 28 febbraio 2019, in luogo del mese di novembre 2018. Nel caso di trasmissione semestrale, i termini temporali sono fissati al 30 settembre per il primo semestre ed al 28 febbraio dell'anno successivo per il secondo semestre.

Il provvedimento ha eliminato lo spesometro per tutti i produttori agricoli assoggettati a regime IVA agevolato; si esonerano dall'obbligo di annotazione delle fatture nei registri IVA i soggetti obbligati alla comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute, ai sensi delle disposizioni in tema di fatturazione elettronica.

Lo spesometro 

Il decreto-legge n. 193 del 2016 (articolo 4) ha abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2017, per i soggetti passivi IVA, la comunicazione dell'elenco clienti e fornitori e ha introdotto due adempimenti da effettuare telematicamente ogni tre mesi (semestralmente per il primo anno):

  • la comunicazione analitica dei dati delle fatture emesse e ricevute (articolo 21 del decreto-legge n. 78 del 2011, c.d. spesometro);
  • la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (articolo 21-bis del decreto-legge n. 78 del 2011).

L'articolo 1-ter del D.L. n. 148 del 2017 ha previsto la disapplicazione delle sanzioni per l'errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute per il primo semestre 2017, a condizione che le comunicazioni fossero effettuate correttamente entro il 28 febbraio 2018.

I contribuenti possono effettuare la trasmissione dei dati con cadenza semestrale e i dati da comunicare (ridotti rispetto al passato) sono: la partita IVA dei soggetti coinvolti nelle operazioni o, per i soggetti che non agiscono nell'esercizio di imprese arti e professioni, il codice fiscale; la data e il numero della fattura; la base imponibile; l'aliquota applicata e l'imposta; la tipologia dell'operazione ai fini IVA nel caso in cui l'imposta non sia indicata in fattura. Inoltre, il contribuente può trasmettere il documento riepilogativo - in luogo dei dati relativi alle singole fatture - delle fatture emesse e di quelle ricevute di importo inferiore a 300 euro.

L'Agenzia delle entrate ha adottato il provvedimento del 5 febbraio 2018 con le specifiche tecniche e i relativi allegati per la predisposizione e la trasmissione telematica della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute. La scadenza dell'invio dei dati relativi alle fatture del secondo semestre 2017 è stata spostata al 6 aprile 2018. In precedenza l'Agenzia aveva definito le informazioni da trasmettere e le modalità per la comunicazione dei dati con il provvedimento del 27 marzo 2017.

La legge di bilancio 2018 (n. 205 del 2017, commi 909-928)  dal 1° gennaio 2019 introduce la fatturazione elettronica nei rapporti tra privati (disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 127 del 2015) e contestualmente abroga, a decorrere dalla stessa data, lo spesometro. Inoltre (al comma 932), per evitare sovrapposizioni di adempimenti, prevede che la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al secondo trimestre sia effettuata entro il 30 settembre, in luogo del 16 settembre.

Il mese successivo alla scadenza trimestrale, l'Agenzia delle entrate mette a disposizione dei contribuenti le informazioni relative ai dati comunicati, segnalando eventuali incoerenze anche con riferimento ai versamenti effettuati. In tal caso il contribuente può fornire chiarimenti, segnalare eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente, ovvero versare quanto dovuto avvalendosi del ravvedimento operoso. L'obiettivo della normativa è quello di contrastare il fenomeno dell'omesso versamento dell'IVA dichiarata che concorrerebbe al gap IVA complessivo per circa 8,4 miliardi di euro relativamente all'anno di imposta 2012.

ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2018

L'articolo 12 del decreto-legge n. 87 del 2018 abolisce il meccanismo della scissione dei pagamenti, split payment, per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte (in sostanza, i compensi dei professionisti).

Lo split payment e il suo ambito applicativo 

L'articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), ha introdotto l'articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (decreto IVA) che ha stabilito, per le pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, un meccanismo di scissione dei pagamenti, cd. split payment, da applicarsi alle operazioni per le quali dette amministrazioni non siano debitori d'imposta. In base a questo meccanismo, in relazione agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle pubbliche amministrazioni, per i quali queste non siano debitori d'imposta (ossia per le operazioni non assoggettate al regime di inversione contabile), esse devono versare direttamente all'erario l'IVA che è stata addebitata loro dai fornitori, anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta.

Tale disposizione era stata inizialmente resa applicabile alle amministrazioni e dagli enti pubblici destinatari delle norme in materia di IVA a esigibilità differita di cui all'articolo 6, quinto comma, secondo periodo, del citato DPR n. 633 del 1972: lo Stato, gli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, gli enti pubblici territoriali ed i consorzi tra essi costituiti, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, gli istituti universitari, le aziende sanitarie locali, gli enti ospedalieri, gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, gli enti pubblici di assistenza e beneficenza e quelli di previdenza. Le disposizioni attuative del nuovo meccanismo sono state inizialmente stabilite dal D.M. 23 gennaio 2015 (successivamente modificato dal D.M. 20 febbraio 2015).

L'Agenzia delle entrate si è pronunciata sul meccanismo con:

la circolare n. 6/E del 19 febbraio 2015 (paragrafi da 8.5 a 8.7);

la circolare n. 15/E del 13 aprile 2015;

la risoluzione n.75/E del 14 settembre 2016.

 

Successivamente, con l'articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, il meccanismo dello split payment è stato esteso a tutte le amministrazioni, gli enti ed i soggetti inclusi nel conto consolidato della pubblica amministrazione di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché alle seguenti tipologie di soggetti:

  •   società controllate direttamente dallo Stato, di diritto o di fatto, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, nn. 1) e 2), del codice civile;
  •   società controllate di diritto, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, direttamente dagli enti pubblici territoriali;
  •   società controllate di diritto, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, direttamente o indirettamente, dai soggetti precedentemente indicati;
  •   società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Il decreto-legge n. 50 ha inoltre abrogato l'originario comma 2 dell'articolo 17-ter, che escludeva esplicitamente dall'applicazione dello split payment i compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito (compensi dei professionisti). Dunque tali compensi sono stati assoggettati alla scissione dei pagamenti, ogniqualvolta siano effettuate operazioni nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, come anche esplicitamente chiarito dall'Agenzia delle Entrate nella circolare n. 27/E del 7 novembre 2017.

 

Dopo il predetto ampliamento, si sono succeduti due decreti di attuazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze rispettivamente del 27 giugno 2017 e 13 luglio 2017 che hanno provveduto a definire i soggetti interessati dal meccanismo in argomento. Si specifica che per individuare le pubbliche amministrazioni e le società coinvolte dai nuovi obblighi devono essere consultati gli appositi elenchi pubblicati sul sito del dipartimento del Ministero dell'Economia e delle Finanze aggiornati progressivamente e costantemente. L'elenco definitivo, emanato con decreto entro il 15 novembre di ciascun anno, avrà effetti a partire dall'anno successivo. Per le società che ricadono tra le controllate soggette a split payment o che sono inserite nell'indice FTSE MIB in corso d'anno, entro il 30 settembre, la disciplina dello split payment sarà applicabile solo nell'ambito delle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° gennaio dell'anno successivo.

 

L'articolo 3 del decreto-legge n. 148 del 2017 ha esteso ulteriormente (dal 1° gennaio 2018) il meccanismo della scissione dei pagamenti agli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, alle fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche, alle società controllate direttamente o indirettamente da qualsiasi tipo di amministrazione pubblica e a quelle partecipate per una quota non inferiore al 70% da qualsiasi amministrazione pubblica o società assoggettata allo split payment. Con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 9 gennaio 2018 sono state dettate le modalità di attuazione del nuovo perimetro applicativo dello split payment, individuate dal predetto decreto-legge n. 148 del 2017.

Anche su queste ulteriori modifiche alla disciplina della scissione dei pagamenti l'Agenzia delle entrate ha fornito delle indicazioni nella Circolare n.9/E del 7 maggio 2018.

 

Da ultimo, l'articolo 12 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87  ha escluso esplicitamente dallo split payment (ossia dall'articolo 17-ter del D.P.R. n. 633 del 1972) i compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte ovvero i compensi dei professionisti. Viene a tal fine introdotto un comma 1-sexies al menzionato articolo 17-ter, col quale si dispone che le norme in tema di split payment non si applicano alle prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni (di cui ai commi 1, 1-bis e 1-quinquies dell'articolo 17-ter) se i compensi sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o a ritenuta d'acconto per prestazioni di lavoro autonomo (ai sensi dell'articolo 25 del D.P.R. n. 600 del 1973, che disciplina tale ultima fattispecie). La norma dispone che il nuovo ambito di applicazione dello split payment si applichi alle operazioni per cui è emessa fattura successivamente al 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del provvedimento).

 

Sugli effetti indotti dall'introduzione dello split payment sul gettito IVA, l'Agenzia delle entrate ha pubblicato uno studio Gli effetti dello split payment sulla compliance IVA da cui emerge che l'introduzione dello split-payment ha generato un incremento del gettito IVA risultante dalla differenza tra i versamenti da split-payment della Pubblica Amministrazione e la minore IVA a debito versata dai fornitori della PA stimata dal modello. 

ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2019

Il meccanismo dell'inversione contabile, ai sensi dell'articolo 17, quinto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, comporta che gli obblighi relativi all'applicazione dell'IVA debbano essere adempiuti dal soggetto passivo cessionario o committente, in luogo del cedente o del prestatore.

Tale meccanismo, adottato dagli Stati membri – ai sensi della Direttiva 2006/69/CE – in deroga alla procedura normale di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto secondo il sistema della rivalsa, mira a contrastare le frodi in particolari settori a rischio, evitando che il cessionario porti in detrazione l'imposta che il cedente non provvede a versare all'erario.

In particolare, per le operazioni indicate nell'articolo 199 della Direttiva 2006/112/CE (che disciplina il sistema comune dell'IVA), l'applicazione dell'inversione contabile può essere adottata dagli Stati membri senza la necessità di un'autorizzazione preventiva, essendo sufficiente una semplice comunicazione al Comitato IVA di cui all'articolo 398 della stessa Direttiva.

Il successivo articolo 199-bis della Direttiva IVA ha stabilito una serie di nuove fattispecie rispetto alle quali, per finalità antifrode, gli Stati membri possono decidere di applicare il meccanismo dell'inversione contabile informando previamente il Comitato IVA. La norma comunitaria consente agli Stati membri di introdurre il meccanismo dell'inversione contabile avvalendosi della procedura semplificata precedentemente richiamata (senza richiedere l'autorizzazione da parte del Consiglio UE, previa proposta della Commissione), ovvero con la comunicazione al Comitato IVA dell'adozione della deroga. Gli Stati devono altresì fornire informazioni relative all'ambito di applicazione della misura e al tipo e alle caratteristiche della frode, la descrizione delle misure di accompagnamento, inclusi gli obblighi di comunicazione applicabili ai soggetti passivi e qualsiasi misura di controllo.

L'articolo 17, sesto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, alle lettere b), c), d-bis), d-ter) e d-quater) riporta le categorie di beni e servizi per le quali l'Italia ha inteso far uso della deroga, cioè:

  •   le cessioni di telefoni cellulari (apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazione soggette alla tassa sulle concessioni governative), con esclusione dei componenti e accessori per i telefoni cellulari;
  •   le cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità  centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale; da questa categoria vanno esclusi i computer quali beni completi e i loro accessori;
  •   le cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop;
  •   i trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra trasferibili (articolo 3 della Direttiva 2003/87/CE);
  •   i trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla citata Direttiva 2003/87/CE e di certificati relativi al gas e all'energia elettrica;
  •   le cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore.

 In precedenza, l'articolo 199-bis della direttiva IVA consentiva l'applicazione del meccanismo di inversione contabile cd. facoltativa fino al 31 dicembre 2018.

Tale articolo è stato recentemente modificato dalla Direttiva UE 2018/1695 del 6 novembre 2018, che ha prorogato il termine per l'applicazione facoltativa del reverse charge al 30 giugno 2022.

Conseguentemente, l'art. 2, comma 2-bis, D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, ha modificato l'articolo 17, comma 8 del DPR IVA che nella previgente formulazione disponeva che l'inversione contabile IVA per alcune operazioni specifiche si applicava fino al 2018, estendendolo al 30 giugno 2022.

  Per quanto riguarda la procedura di autorizzazione per l'introduzione di nuove misure speciali in deroga alla direttiva 2006/112/CE (articolo 395), il Consiglio può autorizzare, con delibera all'unanimità adottata su proposta della Commissione, i singoli Stati membri a introdurre misure speciali di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta o di evitare talune evasioni o elusioni fiscali. Per espressa disposizione dell'articolo 395, le misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta non devono influire, se non in misura trascurabile, sull'importo complessivo delle entrate fiscali dello Stato membro riscosso allo stadio del consumo finale. La procedura di autorizzazione prevede l'invio, da parte dello Stato membro che desidera introdurre le misure in deroga, di una domanda alla Commissione europea. All'esito della propria valutazione, e comunque entro i tre mesi successivi all'invio dell'informazione da parte dello Stato membro, la Commissione presenta al Consiglio una proposta appropriata o una comunicazione nella quale espone le proprie obiezioni in merito alla richiesta di deroga. Il termine entro il quale l'intera procedura deve essere completata è di otto mesi dal ricevimento della domanda da parte della Commissione.

Su tale questione è intervenuta, il 22 maggio 2015, la Commissione europea che ha trasmesso al Consiglio una Comunicazione (COM(2015)214 final) con la quale si è opposta alla richiesta italiana di deroga ai principi generali in materia IVA nel settore della grande distribuzione. La Commissione ha rilevato che un'applicazione indistinta e globale del reverse charge ad un alto numero di prodotti, destinati essenzialmente al consumo finale non può essere considerata una misura speciale prevista dall'articolo 395 della direttiva Iva: "La Commissione ha motivo di dubitare che una simile applicazione generalizzata e indifferenziata del meccanismo dell'inversione contabile a un numero molto elevato di prodotti, in questo caso destinati essenzialmente al consumo finale, possa ancora costituire una misura speciale ai sensi dell'articolo 395 della direttiva IVA". 

Inoltre, la Commissione ha ritenuto che non ci siano prove sufficienti del fatto che la misura richiesta possa contribuire a contrastare le frodi; al contrario, ha reputato che la misura in questione implichi seri rischi di frode a scapito del settore delle vendite al dettaglio e a scapito di altri Stati membri, consentendo di ottenere i beni in esenzione dall'IVA nell'ambito del meccanismo dell'inversione contabile (in termini economici) allo scopo di essere venduti sul mercato nero ovunque nell'Unione europea.

  Si ricorda che anche secondo l'orientamento ormai consolidato della Corte di Giustizia dell'Unione europea, le deroghe ai principi generali in materia IVA devono essere necessarie e proporzionate e avere una portata limitata, così da non minare l'operatività del sistema generale. Ogni deroga al sistema del pagamento frazionato non può, quindi, essere che una misura d'emergenza e di ultima ratio in casi provati di frodi, e deve offrire precise garanzie relativamente alla necessità ed eccezionalità della deroga, alla durata della misura e alla natura dei prodotti.

ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2019

La Commissione UE ha varato, nel mese di ottobre 2017, un complessivo programma di riforma della disciplina IVA, basato sui seguenti quattro pilastri, volti a costruire un nuovo e definitivo spazio unico europeo dell'imposta:

  • lotta contro la frode: si intende applicare l'IVA agli scambi transfrontalieri tra le imprese, in quanto la Commissione ritiene che l'attuale esenzione dall'IVA per questo tipo di scambi costituisca una facile scappatoia che consente alle imprese di riscuotere l'IVA e poi scomparire senza versarla allo Stato;
  • sportello unico: è volto a semplificare gli adempimenti delle imprese che operano a livello transfrontaliero per quanto riguarda gli obblighi in materia di IVA, grazie a un servizio di "sportello unico". Gli operatori devono essere in grado di effettuare dichiarazioni e versamenti utilizzando un unico portale online nella loro lingua, seguendo le stesse norme e utilizzando gli stessi modelli amministrativi del paese di origine. Si intende consentire che gli Stati membri versino direttamente l'IVA gli uni agli altri, come già avviene per la vendita di servizi elettronici;
  • maggiore coerenza: la Commissione pianifica il passaggio al principio della "destinazione", secondo il quale l'importo finale dell'IVA è sempre versato allo Stato membro del consumatore finale ed è determinato in base all'aliquota vigente in tale Stato membro;
  • meno burocrazia: si pianifica una semplificazione delle norme in materia di fatturazione, che consenta ai venditori di redigere le fatture in base alle norme del proprio paese, anche quando operano a livello transfrontaliero. Si intende eliminare l'obbligo per le imprese di preparare un elenco di operazioni transfrontaliere per la loro autorità fiscale (il cosiddetto "elenco riepilogativo").

In seno al piano d'azione sull'IVA si segnalano le seguenti proposte della Commissione:

  • la proposta di direttiva (COM(2017)0569) del Consiglio, dell'ottobre 2017, che modifica la direttiva 2006/112/CE (la cd. direttiva IVA) per quanto concerne l'armonizzazione e la semplificazione di determinate norme nel sistema d'imposta sul valore aggiunto e l'introduzione del sistema definitivo di imposizione degli scambi tra Stati membri; 
  • la proposta in tema di aliquote IVA (COM/2018/020 final), formulata il 19 gennaio 2018 dalla Commissione, che per l'appunto intende disporre una maggiore flessibilità . Oltre all'aliquota IVA normale del 15%, gli Stati membri potrebbero ora fissare due aliquote distinte comprese tra il 5 e il 15%; un'aliquota da fissare tra lo 0 e il 5%; un'aliquota pari a 0 per i beni esenti da IVA (o "aliquota zero"); L'attuale, complesso elenco di beni e servizi cui possono essere applicate aliquote ridotte sarebbe soppresso e sostituito da un nuovo elenco di prodotti (come armi, bevande alcoliche, tabacco e gioco d'azzardo) ai quali deve sempre essere applicata l'aliquota normale del 15% o un'aliquota superiore. Inoltre, per salvaguardare le entrate pubbliche, gli Stati membri dovrebbero garantire che l'aliquota IVA media ponderata sia pari almeno al 12%. Con il nuovo regime tutti i beni che attualmente beneficiano di aliquote diverse dall'aliquota normale potranno continuare a farlo. Sulla proposta il Dipartimento delle Finanze del MEF ha indetto una pubblica consultazione;
  • la proposta di Direttiva COM(2018)298  (del 25 maggio 2018), relativa al periodo di applicazione del meccanismo opzionale dell'inversione contabile e del meccanismo di reazione alle frodi. Essa intende prorogare il meccanismo di reverse charge settoriale e il meccanismo di reazione rapida contro le frodi: tali misure consentono agli Stati membri di affrontare rapidamente i problemi della frode intracomunitaria dell'operatore inadempiente (MTIC). Esse sono limitate nel tempo (le misure scadono il 31 dicembre 2018) e la loro mancata proroga, a parere della UE, priverebbe gli Stati membri di uno strumento temporaneo efficace ed efficiente per la lotta alle frodi in materia di IVA. La Proposta di Direttiva COM(2018)298, in attesa dell'entrata in vigore del sistema dell'IVA definitivo, che risolverebbe il problema provocato dall'esenzione dell'IVA collegata alla cessione intracomunitaria di beni, intende prorogare fino al 30 giugno 2022: 1) la possibilità che gli Stati membri possano applicare il meccanismo dell'inversione contabile al fine di lottare contro le frodi in essere nelle cessioni di beni e prestazioni di servizi specificamente individuate dalle norme UE; 2) la possibilità di avvalersi del meccanismo di reazione rapida per lottare contro la frode. Il Dipartimento delle Finanze ha avviato una consultazione pubblica;

  • la proposta COM(2018) 329 final (sempre del 25 maggio 2018) che invece riguarda le misure misure tecniche definitive per realizzare il futuro sistema dell'IVA nell'UE a prova di frode. Il nuovo regime definitivo prevede che, in caso di fornitura intracomunitaria di beni, sia introdotta - in luogo dell'attuale distinzione tra cessione intracomunitaria (non imponibile) e acquisto intracomunitario (imponibile) - la sola operazione di cessione imponibile, in principio in capo al fornitore debitore dell'imposta, con tassazione nel luogo dove termina il trasporto o spedizione dei beni, in ossequio al principio di tassazione nel Paese di destinazione. Tuttavia, si intende rendere debitore dell'imposta l'acquirente ove questi sia soggetto passivo certificato. Gli adempimenti formali e sostanziali dell'imposta si intende che vengano effettuati attraverso uno sportello unico, semplificando le comunicazioni specifiche attuali connesse al regime transitorio (elenchi riepilogativi limitati ai servizi). Si affida la disciplina degli obblighi di fatturazione alle norme del Stato membro del fornitore. Anche su questa proposta il Dipartimento delle Finanze ha avviato una consultazione pubblica.

 

Il Parlamento Europeo nella seduta del 3 ottobre 2018 ha approvato, con la procedura della risoluzione legislativa , i punti principali della proposta di riforma dell'IVA presentata dalla Commissione, contestualmente proponendo alcuni adeguamenti, come la fissazione di un'aliquota massima. In particolare, deputati europei hanno sostenuto l'iniziativa della Commissione proponendo proposto di stabilire un'aliquota IVA massima del 25% e di introdurre un meccanismo di risoluzione delle controversie, un sistema di notifica automatica delle modifiche alle norme IVA fra i diversi Stati membri e un portale informativo, attraverso il quale ottenere rapidamente informazioni accurate sulle aliquote IVA in tutta l'UE.

La risoluzione sulla semplificazione del sistema IVA è stata approvata con 536 voti a favore, 19 contrari e 110 astenuti. Quella sulle aliquote con 615 a favore, 9 contrari e 43 astensioni. Le proposte di miglioramento sono trasmesse al Consiglio, che ha il compito di adottare la legislazione.

ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2018

Con il decreto del MEF del 6 aprile 2018 sono state dettate le disposizioni di attuazione della disciplina in tema di Gruppo IVA.

L'articolo 20 del decreto-legge n. 119 del 2018già approvato dal Senato, disciplina l'istituto del gruppo IVA con riferimento ai gruppi bancari cooperativi. Per effetto delle norme in esame si chiarisce che il vincolo finanziario, la cui esistenza è presupposto per la costituzione del gruppo IVA, si considera sussistente anche tra i partecipanti al gruppo bancario cooperativoNel corso dell'esame del provvedimento al Senato è stato precisato che in caso di adesione al regime dell'adempimento collaborativo da parte di uno dei soggetti passivi che abbia costituito il gruppo IVA, il predetto regime si estende obbligatoriamente a tutte le società partecipanti al gruppo.

Con la disciplina del gruppo IVA (legge di bilancio 2017, co. 24-31), il legislatore ha esercitato la facoltà - espressamente accordata agli Stati membri dell'Unione europea dalla direttiva 2006/112/CE in materia di imposta sul valore aggiunto - di considerare come unico soggetto passivo IVA l'insieme di persone stabilite nel territorio dello stesso Stato membro che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolate fra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi stabiliti dalla legge. Con il decreto del MEF del 13 febbraio 2017 è stata modificata la disciplina della liquidazione dell'IVA di gruppo, in adeguamento alle predette novità legislative.  La legge di bilancio 2018 (commi 984 e 985) ha modificato la disciplina del gruppo IVA allo scopo di includervi la stabile organizzazione a fini antielusivi e di disciplinare i criteri per la determinazione della base imponibile, sia in presenza di un corrispettivo che in caso di prestazioni rese a titolo gratuito.

 

ultimo aggiornamento: 15 maggio 2018
 
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