tema 27 ottobre 2025
Studi - Difesa Le spese per la difesa in ambito NATO 2025

La NATO ha una definizione comune di spesa per la difesa fin dai primi anni '50. La definizione è concordata da tutti gli alleati della NATO.

Al vertice NATO del 2025 all'Aia, gli Alleati si sono impegnati a investire il 5% del Prodotto Interno Lordo (PIL) annuo in requisiti fondamentali per la difesa e spese relative alla difesa e alla sicurezza entro il 2035. Stanzieranno almeno il 3,5% del PIL annuo, sulla base della definizione concordata di spesa per la difesa della NATO, entro il 2035, per i requisiti fondamentali della difesa e per raggiungere gli Obiettivi di Capacità della NATO. Gli Alleati hanno concordato di presentare piani annuali che indichino un percorso credibile e incrementale per raggiungere questo obiettivo. Saranno investiti fino all'1,5% del PIL annuo per, tra l'altro, proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e la resilienza civile, innovare e rafforzare la base industriale della difesa.

Nel 2025, si prevede che tutti gli alleati raggiungeranno o supereranno l'obiettivo pre-vertice di investire almeno il 2% del PIL nella difesa, rispetto ai soli tre alleati nel 2014.

Si ricorda che, in precedenza, nel corso del Summit NATO del 2014 in Galles gli Stati membri della Nato avevano assunto l'impegno di incrementare le proprie spese per la difesa fino al raggiungimento dell'obiettivo del 2% delle spese per la difesa rispetto al PIL

Per ulteriori approfondimenti relativamente alle spese NATO e al vertice dell'Aia del 2025 si rinvia alla relativa pagina NATO.

Il Documento programmatico pluriennale per la Difesa (DPP) per il triennio 2025-2027 - trasmesso alle Camere il 3 ottobre 2025 - ribadisce che la NATO resta un imprescindibile punto di riferimento per l'Italia, in termini di valori condivisi, dissuasione, deterrenza e difesa. L'approccio nazionale è per una NATO pronta ad affrontare le sfide globali, che tenga conto di ogni tipo di minaccia in tutte le direzioni strategiche.

In questo contesto, il DPP 2025-2027 ribadisce che l'Italia è fortemente impegnata a fornire il proprio contributo sia nella dimensione operativa che cooperativa all'interno della NATO, dell'UE, dell'ONU e su base multilaterale e bilaterale, mantenendo un approccio globale.

Lo stesso documento, inoltre, afferma che attraverso una riqualificazione delle spese e grazie anche agli effetti positivi di alcuni rifinanziamenti, l'Italia ha affrontato il vertice NATO dell'Aja 24-25 giugno 2025 potendo comunicare il 2% del PIL per la spesa in difesa, raggiungendo di fatto gli obiettivi Defence Investment Pledge (DIP) fissati nel Summit del Galles del 2014.

Anche nel Documento programmatico di finanza pubblica 2025 - trasmesso dal Governo alle Camere il 2 ottobre 2025 - risulta la misura relativa "Rafforzamento della capacità di difesa comune" ove viene affermato che l'Italia sta assumendo un ruolo attivo nell'aumento degli investimenti nel settore della difesa, nella maggiore integrazione industriale e nel sostegno a programmi congiunti di ricerca e sviluppo al fine di contribuire al rafforzamento della capacità di difesa europea e al consolidamento del pilastro europeo della NATO.

Per ulteriori approfondimenti relativamente alle spese per la difesa si rinvia alla relativo dossier sul Documento programmatico di finanza pubblica 2025 (si vedano in particolare i paragrafi "La programmazione delle spese per la difesa: strumenti europei e obiettivi NATO" e "Il rafforzamento della capacità di difesa comune").

apri tutti i paragrafi

L'Italia è uno dei 12 Paesi fondatori della NATO, istituita nel 1949 con il Trattato di Washington, firmato da Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d'America.

L'Italia ha sempre svolto un ruolo propulsivo in seno all'Alleanza, specialmente nel corso delle numerose crisi che hanno caratterizzato il periodo della Guerra Fredda, mostrando piena aderenza ai principi di unità e solidarietà.

Nel corso degli ultimi 30 anni la NATO ha visto la propria struttura interna e le proprie finalità trasformate. Dalla logica bipolare della Guerra Fredda si è passati ad un concetto di sicurezza integrata in cui l'Italia è fortemente impegnata non solo nella partecipazione alle attività di deterrenza e difesa, alle operazioni e missioni NATO nel mondo ma anche a rafforzare le relazioni di partenariato della NATO con i paesi del Partenariato per la Pace (PfP), del Dialogo Mediterraneo, dell'Iniziativa di Cooperazione di Istanbul e con i cosiddetti "Partners across the globe", così come le altre organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, Unione europea, OSCE, ecc.).

Dall'Afghanistan al Kosovo, dall'Iraq alla Libia, passando per le azioni di contrasto alla pirateria, fino ad arrivare alla lotta al terrorismo internazionale, l'Italia non ha mai mancato di fornire il suo apporto in termini di risorse economiche ed umane alle principali missioni e operazioni della NATO, soprattutto alla luce del ruolo cruciale che essa assume nell'assicurare stabilità ai confini dell'Alleanza, operando attivamente in tutto il bacino del Mediterraneo, nei Balcani e in Medio Oriente.

Nello specifico, sul versante delle operazioni, l'Italia ha sostenuto con convinzione le missioni in Bosnia degli anni ‘90, in Afghanistan (2001-2021) e continua il proprio importante impegno in Iraq ed in Kosovo. Oggi, l'Italia conferma la propria funzione cruciale nell'area mediterranea, anche grazie alla costituzione dell'Hub per il Sud presso il Comando Interforze Alleato di Napoli, con funzioni fondamentali di monitoraggio e raccolta di informazioni strategiche sul versante meridionale. Svolge inoltre un ruolo basilare nell'ambito delle operazioni di Air Policing su diversi fronti, tra cui Balcani, Paesi Baltici e Islanda.

L'Italia ospita sul suo territorio numerose strutture integrate dell'Alleanza, tra cui:

  • Allied Joint Force Command, Napoli – Uno dei tre JFC della NCS, ubicato presso Lago Patria (NA). La missione del comando è preparare, pianificare e condurre operazioni militari al fine di preservare la pace, la sicurezza e l'integrità territoriale degli Stati membri dell'Alleanza in tutta l'Area di responsabilità (AOR) del SACEUR e oltre. Dal Chief of Staff di JFC NP dipende il NATO Strategic Direction-South HUB, concepito per aumentare la comprensione da parte della NATO delle dinamiche regionali del Nord Africa, del Medio Oriente, del Sahel, del Sub-Sahara e delle aree adiacenti, attraverso una rete di esperti e organizzazioni locali nella regione, al fine di identificare e analizzare sfide comuni e opportunità di cooperazione che influenzano la stabilità e la sicurezza.
  • NATO Defense College, Roma – Istituto di formazione ubicato in Roma la cui missione è contribuire all'efficacia e alla coesione dell'Alleanza principalmente attraverso l'istruzione di alto livello, sulle questioni di sicurezza transatlantica, resa possibile dalla ricerca su questioni rilevanti per l'Alleanza e sostenuta dall'impegno con alleati, partner ed entità non NATO (NNE), con un approccio a 360 gradi.
  • Multinational CIMIC Group, Motta di Livenza (TV) – La missione del Gruppo CIMIC multinazionale è essere pronto a dispiegarsi su ordine di SACEUR, in un'area di operazioni designata, per il sostegno e la rotazione, per operazioni prolungate e per intraprendere operazioni militari congiunte in tutto lo spettro operativo per quanto attiene al suo ruolo relativo alla cooperazione civile e militare.
  • DACCC Deployable Air Command and Control Centre, Poggio Renatico (FE) – Il Centro di comando e controllo aereo dispiegabile, con sede a Poggio Renatico nel nord Italia, fornisce una capacità dispiegabile di sorveglianza e controllo delle operazioni aeree dell'Alleanza. La sua missione è preparare elementi per il dispiegamento operativo in tutto il mondo e, insieme ai CAOC, fornire esperti ben addestrati e specializzati per incrementare la capacità del comando aereo alleato durante le operazioni e le esercitazioni alleate.
  • NATO Rapid Deployable Corps Italy, Solbiate Olona (VA) – La missione di NRDC-ITA è essere pronto a dispiegarsi come Corpo d'Armata, Comando della componente terrestre o HQ della Joint Task Force per operazioni congiunte (Land Heavy) sotto il comando della NATO, dell'UE o di una coalizione, per condurre o sostenere missioni in tutto lo spettro operativo, sia all'interno che oltre l'area di responsabilità della NATO per la difesa collettiva del territorio dell'Alleanza o per perseguire gli interessi di sicurezza dell'Alleanza, dell'UE o della coalizione.
  • Centre for Maritime Research and Experimentation, La Spezia – Organo esecutivo del NATO's Science and Technology Organization la cui missione è organizzare e condurre ricerca scientifica e sviluppo tecnologico nel dominio marittimo, fornendo soluzioni scientifiche innovative, testate sul campo per rispondere alle esigenze di sicurezza e difesa dell'Alleanza.

 

Sono stati inoltre accreditati in Italia alcuni Centri di Eccellenza dell'Alleanza: il Modelling and Simulation Center di Roma, il Security Force Assistance di Cesano (RM) e lo Stability Policing Centre of Excellence di Vicenza.

Fonte: Rappresentanza permanente d'Italia presso la NATO

ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2025

La tematica del burden sharing, ovvero del rispetto degli impegni assunti in occasione del Summit NATO tra Capi di Stato e di Governo, svoltosi in Galles nel settembre 2014, poi ribaditi a Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence Investment Pledge (DIP), continua a rappresentare una delle questioni politiche centrali del dibattito che si sviluppa in seno all'Alleanza Atlantica.

 

Il Burden sharing richiede, infatti, lo sforzo di ciascuna Nazione Alleata a tendere, entro il 2024, al raggiungimento dei seguenti obiettivi (cd. "le tre C"):

  • 2% delle spese per la difesa rispetto al PIL ("cash");
  • 20% della quota del budget della Difesa da destinare agli investimenti ("capabilities");
  • contributo a missioni, operazioni ed altre attività ("contributions").

 

Per verificare il raggiungimento dei primi due obiettivi, la Difesa è chiamata a fornire annualmente alla NATO i dati finanziari che rappresentano il proprio bilancio (cd. "Bilancio della Difesa in chiave NATO") elaborato in base a parametri e criteri indicati dall'Alleanza, affinché i dati siano omogenei e quindi comparabili con quelli di tutti i Paesi appartenenti all'Alleanza stessa, nell'ambito della NATO Defence Planning Capability Survey (ossia un questionario con cui la NATO chiede ai Paesi di fornire risposta circa le attività di Policy, sviluppo capacitivo e pianificazione finanziaria associata al conseguimento dei capability target assegnati ai Paesi).

 

Per quanto attiene il complessivo volume finanziario da prendere a riferimento, il bilancio integrato in chiave NATO si discosta dal bilancio integrato della Difesa in quanto, rispetto a quest'ultimo:

  • con riferimento alla spesa per la Funzione Sicurezza indicata nel bilancio della Difesa, tiene in considerazione la quota parte afferente al personale dell'Arma dei Carabinieri impiegabile presso i Teatri Operativi del fuori Area;
  • detrae dalle Pensioni Provvisorie del Personale in Ausiliaria l'importo relativo all'Arma dei Carabinieri, ad eccezione  della quota parte impiegabile presso i Teatri Operativi;
  • aggiunge l'importo della spesa pensionistica del personale militare e civile sostenuta dall'INPS.

 

Si ricorda che del bilancio integrato, sia in chiave NATO che della Difesa, fanno parte:

  • l'importo relativo al finanziamento di selezionati programmi della Difesa da parte del MiSE;
  • il finanziamento relativo alla partecipazione del contingente militare italiano alle missioni internazionali, le cui risorse sono allocate in un apposito fondo istituito presso il Ministero dell'Economia e delle finanze (legge n. 145/2016).

Gli obiettivi NATO nel Documento programmatico pluriennale della Difesa per il triennio 2025-2027

Analogamente ai precedenti Documenti programmatici, il DPP 2025-2027 riporta dati in merito al bilancio della Difesa in chiave NATO (pag. 95), quale rappresentazione del bilancio elaborato in base a parametri e criteri indicati dall'Alleanza. La Difesa è infatti chiamata annualmente, in ambito internazionale, a fornire, secondo formati standardizzati, i propri dati  finanziari inerenti al budget e alla diversa allocazione delle risorse all'interno dello stesso. A tale scopo, è stato istituito il Defence Planning Capability Survey, un questionario con cui la NATO chiede ai Paesi di fornire risposta circa le attività di Policy, sviluppo capacitivo e pianificazione finanziaria associata al conseguimento dei capability target assegnati ai Paesi.

Per quanto attiene il complessivo volume finanziario da prendere a riferimento, il budget in chiave NATO si discosta dal bilancio integrato della Difesa in quanto, rispetto a quest'ultimo si:

  • detrae l'intero importo della Funzione Sicurezza, presente nel bilancio della Difesa, ad esclusione della quota parte afferente al personale dell'Arma dei Carabinieri impiegabile presso i Teatri Operativi del Fuori Area;
  • detrae dalle pensioni provvisorie del personale in ausiliaria l'importo afferente all'Arma dei Carabinieri, a meno della quota parte impiegabile presso i Teatri Operativi;
  • aggiunge l'importo della spesa pensionistica del personale militare e civile sostenuta dall'INPS, includendo solo la quota deployable del personale dell'Arma dei Carabinieri;
  • aggiunge il budget per contesti, domini e settori a cui è stato attribuito un focus più militare;
  • aggiungono le spese sostenute per i progetti di cooperazione militare (Military Mobility).
Tali dati, comparati con quelli forniti dalle altre Nazioni, vengono poi utilizzati  per la compilazione di statistiche, situazioni, schede, documenti e pubblicazioni allo scopo di fornire agli operatori del settore un valido strumento di approfondimento su tematiche quali il controllo degli armamenti, la risoluzione dei conflitti e la creazione di condizioni di sicurezza internazionale e pace durevole.

Il DPP riporta che "l'Italia ha affrontato il vertice NATO dell'Aja 24-25 giugno 2025 potendo comunicare il  2% del PIL per la spesa in difesa, raggiungendo di fatto gli obiettivi Defence Investment Pledge (DIP) fissati nel Summit del Galles del 2014" e presenta la seguente serie storica delle spese per la Difesa in chiave NATO.  La più recente previsione relativa alle spese per la difesa in chiave NATO per l'annualità 2025, riportata nel DPP 2025-2027, ammonta a 45.315 M€.
Fig. 12 - Serie storica delle spese per la Difesa in chiave NATO 2015-2027

Fonte:  DPP 2025-2027, pag. 95
ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2025

Al vertice NATO del 2025 all'Aia, gli Alleati si sono impegnati a investire il 5% del Prodotto Interno Lordo (PIL) annuo in requisiti fondamentali per la difesa e spese relative alla difesa e alla sicurezza entro il 2035.

Stanzieranno almeno il 3,5% del PIL annuo, sulla base della definizione concordata di spesa per la difesa della NATO, entro il 2035, per i requisiti fondamentali della difesa e per raggiungere gli Obiettivi di Capacità della NATO. Gli Alleati hanno concordato di presentare piani annuali che indichino un percorso credibile e incrementale per raggiungere questo obiettivo. Saranno investiti fino all'1,5% del PIL annuo per, tra l'altro, proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e la resilienza civile, innovare e rafforzare la base industriale della difesa.

Nella Dichiarazione del vertice dell'Aia, rilasciata dai Capi di Stato e di Governo della NATO partecipanti alla riunione del Consiglio Nord Atlantico all'Aia il 25 giugno 2025 sono emersi i seguenti punti:

  1. è stato riaffermato l'impegno dei Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Atlantica verso la NATO. l'alleanza transatlantica e difesa collettiva, così come è stato riaffermato Riaffermiamo il ferreo impegno per la difesa collettiva, come sancito dall'Articolo 5 del Trattato di Washington;
  2. è stata affermata l'unità di fronte alle profonde minacce e sfide alla sicurezza, in particolare per quanto riguarda la minaccia a lungo termine rappresentata dalla Russia per la sicurezza euro-atlantica e per quanto riguarda la persistente minaccia del terrorismo. In tal senso, gli Alleati si impegnano ad investire il 5% del PIL all'anno in requisiti di difesa fondamentali, nonché in spese relative alla difesa e alla sicurezza, entro il 2035, per garantire i nostri obblighi individuali e collettivi, in conformità con l'articolo 3 del Trattato di Washington;
  3. premessa la riconferma dell'impegno a fornire supporto all'Ucraina, gli Alleati concordano che questo impegno del 5% comprenderà due categorie essenziali di investimenti per la difesa:
    • almeno il 3,5% del PIL all'anno, sulla base della definizione concordata di spesa per la difesa della NATO, entro il 2035, al fabbisogno di risorse fondamentali per la difesa e al raggiungimento degli Obiettivi di Capacità della NATO. Gli Alleati concordano di presentare piani annuali che indichino un percorso credibile e incrementale per raggiungere questo obiettivo;
    • fino all'1,5% del PIL all'anno per, tra l'altro, proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e resilienza civile, stimolare l'innovazione e rafforzare la base industriale di difesa; 
    • è stato riaffermato l'impegno comune a espandere rapidamente la cooperazione transatlantica nel settore della difesa e a sfruttare le tecnologie emergenti e lo spirito di innovazione per promuovere la sicurezza collettiva.
    Per la Dichiarazione integrale si rinvia al relativo link della NATO.
    ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2025
    In relazione all'obiettivo della quota 2% del Pil in spesa per la difesa, secondo le prime stime NATO (report del 28 agosto 2025) riferite al 2025 tutti i 31 Paesi hanno raggiunto questa soglia , in netto incremento rispetto ai diciotto dello scorso anno.
    Il report NATO specifica inoltre che per quegli Alleati che hanno leggi nazionali o accordi politici che prevedono una spesa annua pari al 2% del PIL o più per la difesa, ma che non hanno dichiarato cifre per il 2025, " si è ipotizzato che abbiano speso il 2% del PIL per la difesa" (pag. 3).
    Grafico 1: numero di Paesi dell'Alleanza che hanno raggiunto l'obiettivo del 2% delle spese militari
    Nota: Dati 2025 stimati
    Grafico 2: spese per la difesa in percentuale al PIL (basato su prezzi e tassi di cambio 2021)
    Nota: Dati 2025 stimati
    Oltre alla Polonia, che spende in difesa il 4,48% del proprio PIL, anche la Lituania è sopra il 4%. Seguono Lettonia, Estonia , Norvegia, Stati Uniti e Danimarca con una quota compresa tra il 3% e il 4%. Dal grafico riportato nel report NATO, tutti i Paesi hanno comunque raggiunto l'obiettivo del 2% di spesa militare.
    Secondo il richiamato report NATO, il rapporto tra spese militari e PIL in Italia nel 2025 è pari al 2,01% del PIL (cfr. infra grafico n. 2). Nel 2024 tale rapporto si attestava all'1,5%.

     

    Si segnala che la richiamata percentuale contenuta nel report della Nato non è comparabile con analoghe valutazioni svolte in ambito nazionale, europeo ed internazionale e ciò in quanto, come evidenziato anche nel Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa relativo al periodo 2025-2027, il complessivo volume finanziario preso in considerazione in ambito NATO (ovvero il cosiddetto budget della Difesa in chiave NATO) viene individuato sulla base di parametri e criteri propri dell'Alleanza, affinché, nell'ambito della c.d. Defence Planning Capability Survey, i dati finali siano omogenei e quindi comparabili con quelli di tutti i Paesi appartenenti all'Alleanza stessa.

    La NATO chiede di compilare appositi prospetti nei quali i volumi finanziari sono aggregati in base a specifiche categorie di spesa (Equipment, Personnel, Infrastructure, Other), raggruppati, in base ad un criterio precipuamente oggettivistico, in quattro macro-aree (Operiting costs-spese di personale e di esercizio, Procurement and construction-acquisizione sistemi d'arma e infrastutture militari, Reserch and development-ricerca e sviluppo, other expenditure). Come evidenziato dall'amministrazione le categorie NATO non sempre hanno una chiara e completa corrispondenza con quelle presenti nel bilancio nazionale, sicché, per trovare tale correlazione, si avvale degli aggregati elaborati utilizzando i codici della Pianificazione Tecnico-Finanziaria (PTF, ripartizione per materia dei volumi di bilancio), che, attraverso opportuni filtri, consentono le associazioni all'interno delle categorie previste richieste dalla NATO. (Relazione Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato 2024, Vol. II, pag. 148)

     

    Il grafico che segue mostra la serie storica 2014-2025 del rapporto tra spese militari e PIL in Italia in relazione all'obiettivo NATO del 2%.
    Come si può notare dal grafico seguente l'Italia, dopo una relativa stabilità registrata tra il 2020 ed il 2024 con una spesa per la difesa attorno all'1,5% del PIL, dovrebbe attestarsi per l'anno 2025 all'obiettivo NATO del 2%.
     
    Grafico 3: spese per la difesa in percentuale del PIL in Italia, annualità 2014-2025 (basati sui prezzi al 2021)
    Nota: Dati 2024 e 2025 stimati.
    Fonte: elaborazione Servizio Studi - Dipartimento Difesa su dati tratti dal database pubblicato sul rapporto NATO Defence Expenditure of NATO Countries (2014-2025) - 28 agosto 2025

     

    Il report NATO contiene anche la tabella relativa al personale militare. Da questa tabella emerge come l'Italia abbia ridotto leggermente il numero complessivo di personale militare, passando dalle 183.500 unità nel 2014 alle 171.200 unità nel 2025. Di rilievo appare la dinamica della Polonia, che a partire dal 2020 ha incrementato notevolmente il proprio personale militare complessivo, passando dalle 116.000 unità alle 233.800 unità nel 2025. I restanti Paesi indicati nel grafico seguente mantengono una relativa stabilità numerica con la Francia a 204.700 unità (dato 2024), la Germania a 186.400 unità, il Regno Unito a 138.100 unità (dato 2024) e la Spagna a 118.200 unità.
     
    Grafico 3: personale militare dei principali Paesi europei (in migliaia)
    Nota: Dati 2024 e 2025 stimati.
    Fonte: elaborazione Servizio Studi - Dipartimento Difesa su dati tratti dal database pubblicato sul rapporto NATO  Defence Expenditure of NATO Countries (2014-2025) - 28 agosto 2025
    ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2025
    Con riferimento alla quota del Budget della Difesa destinata in Italia agli investimenti, il report NATO del 28 agosto 2025 stima per l'anno 2025 una percentuale del 25,7%, in crescita rispetto al 22,1% del 2024, e  superiore al parametro del 20% fissato in occasione del richiamato Summit Nato del 2014 in relazione alla quota del budget della Difesa da destinare agli investimenti (" capabilities").
     
    Grafico 3: Spese per investimenti in percentuale delle spese per la difesa
    Nota: Dati 2025 stimati

     

    Con riferimento alla ripartizione della spesa per la difesa, dalle stime contenute nel report NATO del 28 agosto 2025 emerge che l'Italia destina alla spesa per il personale militare il 42,8% della spesa totale in difesa, dato in diminuzione rispetto alla percentuale del 59,4% del registrato nel 2024. Le categorie nelle quali la NATO suddivide le spese per la difesa dei vari Paesi sono riportate nel grafico seguente.
     
    Grafico 4: Spesa totale per la difesa suddivisa in categorie (in %) nel 2025
     
    Nota: Dati 2025 stimati.
    Nomenclature of NATO defence expenditure:
    • Equipment: Major equipment (Missile systems, Missiles-conventional weapons, Nuclear weapons, Aircraft, Artillery, Combat vehicles, Engineering equipment, Weapons and small arms, Transport vehicles, Ships and harbour craft, Electronic and communications equipment), Research and development devoted to major equipment;
    • Infrastructure: National military construction,  NATO common infrastructure (Expenditure as host nation, Payments to other nations, Receipts from other nations, Land and utilities);
    • Personnel: Military personnel (Pay and allowances, Employer's contributions to retirement funds, Other), Civilian personnel (Pay and allowances, Employer's contributions to retirement funds),  Pensions (Paid to military retirees, Paid to civilian retirees);
    • Operations & Maintenance and other expenditures: Operations and maintenance (Ammunition and explosives-excluding nuclear, Petroleum products, Spare parts, Other equipment and supplies, Rents, Other operations and maintenance), Research and development (other), Other expenditure.
    ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2025
     
    dossier
     
    temi di Difesa e Sicurezza internazionale