tema 3 luglio 2018
Studi Camera - Affari Esteri Politica estera e questioni globali Paesi dell'Africa sub-sahariana: 1. Corno d'Africa, Sudan e Sudan meridionale

L'emergere di movimenti jihadisti anche nella regione africana del Corno d'Africa, con impatto soprattutto sulla Somalia che appare appena incamminata sulla via di un riconsolidamento istituzionale – attività tragicamente manifestatasi con attacchi terroristici da parte del movimento Al Shabab anche nel vicino Kenya, che ha reagito mettendo in campo la forza militare -, ha aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione in un quadro come di consueto caratterizzato anche da persistente siccità e carestia. Instabile appare la situazione politica anche in Etiopia, con ricorrenti ondate di proteste tanto di matrice etnica quanto per l'aggravamento delle condizioni di vita della popolazione.

Un caso a sé costituisce l'Eritrea, ove la morsa del regime sulla vita dei cittadini non accenna ad allentarsi, mentre tipicamente il regime dell'Asmara tenta di sfogare le tensioni interne con ricorrenti frizioni con gli Stati vicini.

Per quanto concerne il Sudan, anche qui vi sono stati segnali ricorrenti di instabilità politica e insoddisfazione della popolazione per il venir meno di tradizionali sovvenzioni a generi alimentari di base, quali il pane, mentre il neonato Stato del Sud Sudan ha ben presto riprodotto al proprio interno profonde fratture politiche, dando luogo addirittura a una guerra civile che ha prodotto più di un milione di sfollati rifugiatisi in Uganda, nonché l'intervento delle truppe di Kampala a fianco della fazione progovernativa del Sud Sudan.

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Eritrea

Nel maggio 2013 la brutale repressione, incluse le esecuzioni extragiudiziali, costringeva migliaia di persone a fuggire dall'Eritrea, secondo quanto affermato dalla relatrice per i diritti umani dell'ONU Sheila Keetharuth.

Nel giugno 2014 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite avviava un'inchiesta di un anno sui diritti umani in Eritrea, sulla base della convinzione che il governo eritreo avesse commesso in abusi su vasta scala e che circa il sei percento della popolazione era fuggito dal paese. L'Eritrea respingeva le affermazioni come infondate e affermava di non voler collaborare. In novembre era la volta dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, secondo la quale vi era stato un forte aumento del numero di persone in fuga dall'Eritrea verso l'Etiopia, e si ipotizzava che molte di esse stessero fuggendo da una rinnovata coscrizione forzata da parte dell'esercito eritreo.

Nel mese di giugno 2015 un altro rapporto delle Nazioni Unite accusava il governo dell'Eritrea di aver commesso violazioni sistematiche, diffuse e grossolane dei diritti umani. Il governo respingeva la relazione come motivata politicamente. In novembre il governo eritreo presentava banconote di nuovo design, affermando che le vecchie banconote non avrebbero più avuto corso legale – secondo alcuni osservatori la mossa era motivata dalla necessità di frenare un fiorente mercato nero.

Nel mese di luglio 2016 il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite invitava l'Unione africana a indagare sui leader eritrei per presunti crimini contro l'umanità.

Nel giugno 2017 si verificavano tensioni tra Gibuti ed Eritrea dopo che le truppe di pace del Qatar si erano ritirano da un'area di confine contesa tra i due paesi.

Etiopia

Nel giugno 2013 giugno Etiopia ed Egitto convenivano sull'opportunità di tenere colloqui per allentare le tensioni in ordine alla costruzione da parte dell'Etiopia di una diga sul Nilo Azzurro, che secondo l'Egitto avrebbe potuto ridurre l'approvvigionamento idrico vitale.

Nel maggio 2015 il Fronte Rivoluzionario Democratico Popolare dell'Etiopia (EPRDF) riportava una vittoria schiacciante alle elezioni generali.

Nel gennaio 2016 il governo etiopico abbandonava i piani per l'estensione dei confini del distretto di Addis Abeba, dopo mesi di proteste da parte del gruppo etnico degli Oromo, che temeva che gli agricoltori potessero essere scacciati dalle loro terre. Attivisti sui diritti umani stimavano in almeno 140 le persone uccise dalle forze di sicurezza durante le proteste. Intanto milioni di persone dovevano affrontare la penuria di cibo dopo che l'Etiopia era stata colpita dalla peggiore siccità negli ultimi decenni.
In luglio era la volta dell'etnia amarica: decine di migliaia di persone partecipavano a una manifestazione antigovernativa nella città settentrionale di Gondar. In settembre l'Unione africana chiedeva moderazione all'Etiopia, dopo mesi di proteste antigovernative nelle quali, secondo attivisti per i diritti umani, erano state uccise non meno di cinquecento persone. Negli stessi giorni il Regno Unito, l'Unione Europea e la Banca Mondiale annunciavano un progetto per la creazione di centomila posti di lavoro in Etiopia, un terzo dei quali riservato ai rifugiati eritrei, cui il governo etiope avrebbe dovuto concedere i diritti di pieno impiego.
In ottobre il governo etiopico dichiarava uno stato di emergenza di sei mesi, per fronteggiare la lunghissima ondata di proteste, che aveva avuto impatto anche sul rallentamento della crescita economica del paese dal 10 all'8% annuo – almeno a detta di alcuni osservatori.

Nell'aprile 2017, secondo la stessa Commissione per i diritti umani approvata dallo Stato etiopico, il bilancio delle vittime di due anni di proteste aveva raggiunto la cifra di 670 persone. In maggio l'esponente politico dell'opposizione Yonatan Tesfaye era condannato a sei anni di carcere con l'accusa di aver utilizzato Facebook per fomentare il terrorismo; il mese successivo il governo tornava a bloccare temporaneamente la rete Internet, dopo averlo già fatto nel 2016, per impedire la diffusione di documenti ritenuti rilevanti.

Nel febbraio 2018 si dimetteva il Primo ministro Desalegn, mentre veniva reimposto lo stato di emergenza nel proseguire delle proteste antigovernative.

 

Gibuti

Nel febbraio 2013 i gruppi di opposizione contestavano le elezioni parlamentari, dopo il boicottaggio già messo in atto nel 2008, rifiutando il risultato, che aveva dato all'Unione governativa 49 seggi su 65.

Nel maggio 2014 un'esplosione in un ristorante in cui erano presenti diversi militari occidentali provocava tre vittime, compresi due attentatori suicidi. Il gruppo islamista somalo al-Shabab rivendicava la responsabilità. Intanto la siccità continuava a colpire Gibuti per il quarto anno consecutivo.

Alla fine del 2015 diverse persone erano uccise in uno scontro con la polizia nella capitale. L'opposizione accusava le autorità di procedere ad arresti dei suoi sostenitori.

Nell'aprile 2016 il presidente Ismail Omar Guelleh otteneva il quarto mandato a seguito delle elezioni, pur avendo in precedenza affermato che non avrebbe più corso per la presidenza. In dicembre arrivava l'annuncio delle autorità di Gibuti in merito alla progettata costruzione nel paese di una base militare saudita.

Nel mese di giugno 2017 Gibuti accusava l'Eritrea di aver inviato truppe in un'area contesa al confine tra i due paesi, in seguito al ritiro delle forze di pace del Qatar. In agosto la Cina apriva a Gibuti la sua prima base militare d'oltremare.

 

Somalia

Nel gennaio 2013 gli Stati Uniti riconoscevano il governo somalo - per la prima volta dal 1991.
In giugno si verificava un picco nelle violenze, con vari attacchi dei terroristi islamisti di Al-Shabab, inclusi quelli al palazzo presidenziale e al complesso delle Nazioni Unite a Mogadiscio. In settembre miliziani di Al-Shabab si impadronivano di un centro commerciale nella capitale del Kenya, Nairobi, uccidendo sessanta persone, come rappresaglia per il coinvolgimento militare del Kenya in Somalia. Nello stesso mese comunque i donatori internazionali si impegnavano a corrispondere alla Somalia 2,4 miliardi di dollari in tre anni in aiuti alla ricostruzione.

Nel maggio 2014 Al-Shabab affermava di aver effettuato un attentato dinamitardo in un ristorante di Gibuti, paese, secondo il movimento jihadista somalo, usato come trampolino di lancio per azioni militari contro gli islamisti. In giugno lo stesso Al-Shabab rivendicava due attacchi sulla costa del Kenya con oltre sessanta vittime, preannunciando la prosecuzione delle operazioni contro il Kenya. In settembre tuttavia Ahmed Abdi Godane, leader di Al-Shabab, era ucciso nel corso di un attacco di droni statunitensi. Il governo somalo offriva prontamente due milioni di dollari di taglia per il suo successore, Ahmad Omar. Tra novembre e dicembre si intrecciavano segnali di ripresa della normalità in Somalia - il governo faceva ripartire il primo servizio postale del paese in oltre due decenni, mentre in un hotel di Mogadiscio appariva il primo bancomat – con la persistente attività di Al Shabab, che effettuava uccisioni di massa nel Kenya nord-orientale.

Nell'aprile 2015 Al-Shabab rivendicava l'uccisione di 148 persone, principalmente studenti cristiani, al Garissa University College nel nord del Kenya. Il Kenia per rappresaglia portava attacchi aerei sulle basi di Al-Shabab in Somalia. Subito dopo
Al-Shabab attaccava il quartiere governativo di Mogadiscio, uccidendo 17 persone.

Nel febbraio 2016 i leader dell'Unione africana concordavano sulla necessità di maggiori finanziamenti e sostegno per la loro presenza militare in Somalia, dopo settimane di incrememento degli attacchi al-Shabab in spazi pubblici e contro le truppe governative – le quali peraltro, unitamente ai contingenti inviati dall'Unione africana, riprendevano il porto meridionale di Merca, che Al-Shabab aveva occupato poco tempo prima. In novembre i leader di due regioni somale, Puntland e Galmudug, concordavano sul cessate il fuoco nella città di Galkayo, oggetto di contesa - i combattimenti nella città avevano provocato la fuga di novantamila persone.

Nel febbraio 2017 il parlamento somalo eleggeva l'ex primo ministro Mohamed Abdullahi Mohamed, noto come Farmajo, alla carica di presidente; prontamente Al-Shabab minacciava di colpire chiunque avesse collaborato con lui.
In marzo vi era un ritorno di fiamma della pirateria, con il sequestro di una petroliera al largo delle coste del Puntland - primo dirottamento di una grande nave nella regione dal 2012.
In maggio il presidente Farmajo, alla Conferenza di Londra, chiedeva di revocare l'embargo sulle armi per contribuire alla sconfitta di al-Shabab.
In ottobre un attentato con due camion carichi di esplosivo uccideva 350 persone a Mogadiscio – forti sospetti si appuntavano su Al-Shabaab.

 

Sudan

Nel marzo 2013 il Sudan e il Sud Sudan convenivano sull'opportunità di riprendere il pompaggio di petrolio, ponendo fine ad una chiusura causata da una disputa fiscale più di un anno prima, nonché di ritirare le truppe dai loro confini per creare una zona smilitarizzata.
In settembre si verificava un'altra ondata di dimostrazioni per i tagli alle sovvenzioni statali: decine di persone morivano negli scontri. Il mese dopo membri dissidenti del Partito del Congresso nazionale al potere minacciavano di lasciare il partito per unirsi ai laici e alla sinistra.
In dicembre il presidente Bashir si sbarazzava dell'alleato di lunga data e primo vice presidente Ali Osman Taha, attraverso un forte rimpasto di governo.

Nel maggio 2014 un tribunale di Khartoum provocava vaste proteste internazionali condannando a morte per apostasia una donna incinta nata da un padre musulmano, ma cresciuta come cristiana, e che aveva rifiutato di recedere dalla sua fede cristiana.
In dicembre il procuratore capo della Corte penale internazionale fermava le indagini sui crimini di guerra nel Darfur per mancanza di sostegno da parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Nell'aprile 2015 il presidente Bashir era rieletto per altri cinque anni, dopo aver ricevuto quasi il 95 per cento dei voti in una consultazione caratterizzata da una bassa affluenza alle urne e dal boicottato della maggior parte dei partiti di opposizione.

Alla fine del 2016 proteste di strada e scioperi seguivano agli aumenti di prezzo per i beni di prima necessità richiesti dal Fondo monetario internazionale: dura la reazione del governo, che disperdeva le proteste, arrestava i politici dell'opposizione e vietava l'attività dei media..

 Nell'ottobre 2017 gli Stati Uniti annunciavano il parziale ritiro delle sanzioni contro il Sudan. In dicembre era imposto lo stato di emergenza nello stato di Kassala, lungo il confine con l'Eritrea.

Nuove proteste scoppiavano nel gennaio 2018 contro l'aumento dei prezzi del pane, dopo che il governo aveva ritirato le sovvenzioni di settore.

 

Sudan meridionale

Nel mese di giugno 2013 il presidente Kiir licenziava il ministro delle finanze Kosti Manibe e il ministro degli affari del gabinetto Deng Alor, per uno scandalo finanziario da svariati milioni di dollari, e revocava loro l'immunità giudiziaria. Il mese successivo il presidente Kiir licenziava l'intero gabinetto e il vicepresidente Riek Machar, in una lotta di potere all'interno del Movimento – al governo - di liberazione del popolo sudanese.
In dicembre scoppiava la guerra civile, dopo che il presidente Kiir aveva accusato il suo ex vice-presidente, Riek Machar, di complottare per rovesciarlo. Le fazioni ribelli prendevano il controllo di diversi centri minori, migliaia di persone erano uccise e molte altre si davano alla fuga. Le truppe ugandesi intervenivano a sostegno del governo.

Nel gennaio 2014 era firmato un cessate il fuoco, che tuttavia era violato più volte nelle settimane successive, e ulteriori colloqui a febbraio non riuscivano a porre fine alle violenze, in seguito alle quali in aprile risultavano nel Sud Sudan oltre un milione di sfollati. Secondo l'ONU le forze ribelli si erano date al saccheggio della cittadina petrolifera di Bentiu, uccidendo centinaia di civili.
In agosto colloqui di pace iniziavano nella capitale etiopica Addis Abeba, proseguendo per mesi mentre i combattimenti continuavano.

Nell'aprile 2016 Riek Machar tornava infine a Juba e prestava giuramento come primo vicepresidente in un nuovo governo di unità nazionale, ma era licenziato a luglio dopo ulteriori contrasti e tornava in esilio.
In dicembre una Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani affermava essere in corso nel Sud Sudan un processo di pulizia etnica in diverse parti del paese, ottenendo una recisa smentita da parte del presidente Salva Kiir.

Nel febbraio 2017 era dichiarata la carestia in alcune parti del Sud Sudan, in quella che l'ONU descriveva come una catastrofe provocata dall'uomo, e in particolare dalla guerra civile e dal conseguente collasso economico. In maggio il presidente Kiir dichiarava un cessate il fuoco unilaterale e avviava il dialogo nazionale. In agosto il numero di sfollati in Uganda, in fuga dalla violenza in Sud Sudan, superava oramai il milione.

ultimo aggiornamento: 1 marzo 2018
 
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