tema 29 giugno 2018
Studi Camera - Affari Esteri Politica estera e questioni globali Paesi dell'Africa sub-sahariana: 2. Niger, Nigeria, Mali e Repubblica centrafricana

L'emergere di movimenti jihadisti nella fascia africana del Sahel, con impatto soprattutto nel Mali – e conseguente pronto intervento delle truppe francesi – e l'attività tragicamente manifestatasi con attacchi e rapimenti da parte del movimento Boko Haram (la cui traduzione rinvia alla peccaminosità dell'educazione di stampo occidentale) nel nord-est della Nigeria e nelle regioni confinanti di altri paesi africani hanno attirato l'attenzione delle Camere, che hanno agito soprattutto sul piano legislativo ai pericoli correlati, con la partecipazione italiana a varie missioni internazionali e dell'Unione europea. Particolarmente preoccupante è stata l'adesione di Boko Haram allo "Stato islamico" all'inizio del 2015.

Pur relativamente in secondo piano nell'attenzione dei media, la crisi della Repubblica centrafricana, sviluppatasi - e tuttora assai preoccupante - proprio nell'arco temporale corrispondente a quello della XVII Legislatura, non ha mancato neppure essa di attrarre l'attenzione parlamentare, con interventi tanto sul piano legislativo quanto su quello della produzione di atti di indirizzo al Governo e dell'informazione fornita al Parlamento dall'Esecutivo medesimo. Soprattutto, la gravissima situazione umanitaria della popolazione permane a tutt'oggi, e sembra purtroppo si sia ancora lontani da una seppur lenta ripresa della normalità nel paese.

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Niger

Attentatori suicidi inscenavano nel maggio 2013 attacchi separati ad una caserma militare e ad un sito minerario di uranio gestito da francesi nel nord del paese: il governo attribuiva la responsabilità a militanti legati ad al-Qaeda. Un anno dopo proprio l'uranio nigerino era oggetto di un nuovo accordo con il gruppo francese di energia nucleare Areva, con un aumento delle royalties  a favore del Niger, che da più parti erano state giudicate troppo esigue.

Nel febbraio 2015 il Niger accettava di partecipare a una forza regionale per combattere i militanti di Boko Haram.
In novembre il leader dell'opposizione Hama Amadou era arrestato al suo ritorno in patria, un anno dopo essere fuggito per evitare accuse di traffico di bambini. Amadou riusciva tuttavia in seguito ad accreditarsi quale candidato alle imminenti elezioni presidenziali.

Nel marzo 2016 Mahamadou Issoufou era rieletto presidente in un ballottaggio boicottato dai sostenitori del suo avversario, Hama Amadou. In giugno militanti di Boko Haram attaccavano la città sud-orientale nigerina di Bosso, uccidendo trenta soldati. Tre mesi dopo gli USA confermavano le voci sulla costruzione di una base militare nella città centrale di Agadez, in grado di impiegare droni armati contro i militanti.

Nel marzo 2017 era dichiarato lo stato di emergenza nelle aree occidentali del Niger al confine con il Mali, a seguito di attacchi attribuiti a militanti legati al Movimento per l'unità e la jihad in Africa occidentale. Intanto un tribunale condannava in contumacia a un anno di prigione per traffico di minori  il leader (in esilio) dell'opposizione Hama Amadou, il quale rigettava le accuse, a suo dire motivate politicamente. In aprile fonti dell'esercito nigerino riportavano l'uccisione di 57 membri di Boko Haram che avevano attaccato una postazione militare vicino a Gueskerou, nel sud-est del paese.
In luglio il Niger aderiva con altri quattro paesi dell'Africa occidentale ad una nuova forza regionale per affrontare i militanti islamisti nella regione del Sahel. In ottobre tre commando statunitensi in pattugliamento congiunto con truppe locali erano uccisi in un'imboscata vicino a Tongo Tongo.

Nel gennaio 2018 il Parlamento italiano approvava l'invio di un contingente di 470 soldati in Niger per combattere l'immigrazione illegale e il traffico di persone verso l'Europa.

Nigeria

Nel maggio 2013 il governo dichiarava lo stato di emergenza nei tre stati settentrionali di Yobe, Borno e Adamawa, inviando ‘in loco' truppe per combattere il gruppo terrorista di ispirazione fondamentalista islamica di Boko Haram – fieramente contrario ai valori occidentali e al loro influsso sull'Africa. Tuttavia in settembre Boko Haram uccideva oltre 150 persone in attacchi stradali nel nord-est della Nigeria; mentre le forze di sicurezza si trovavano a fronteggiare gli insorti di Boko Haram anche nella capitale nigeriana Abuja.

In una continua ‘escalation', nell'aprile 2014 aprile Boko Haram rapiva più di duecento ragazze da un collegio nella città settentrionale di Chibok, suscitando l'indignazione nazionale e internazionale. La Nigeria nordorientale era nuovamente colpita in novembre da attacchi di Boko Haram, che si impadroniva di diverse città vicino al Lago Chad e metteva in atto incursioni nel Ciad e nel Camerun all'inizio del 2015. Intanto Boko Haram mutava la propria dichiarazione di fedeltà dalla rete di al-Qaeda a quella dello "Stato islamico".

All'inizio del 2015 Nigeria, Ciad, Camerun e Niger formvaano una coalizione militare e respingevano Boko Haram fuori da tutte le città, mentre il gruppo jihadista si ritirava nella foresta di Sambisa.
In marzo Muhammadu Buhari vinceva le elezioni presidenziali, primo candidato dell'opposizione a riuscirvi nella storia della Nigeria.

L'economia nigeriana si trovava poi danneggiata dai bassi prezzi internazionali del petrolio, tanto che nel giugno 2016 la valuta nazionale (Naira) veniva lasciata fluttuare, nel tentativo di evitare una crisi finanziaria. In novembre i ribelli del "Niger Delta Avengers" bombardavano tre oleodotti nel tentativo di rinnovare l'insurrezione del sud.

Nel gennaio 2017 morivano decine di profughi in seguito al bombardamento accidentale del loro campo da parte dell'aviazione nigeriana, mentre questa cercava di colpire la ridotta di Boko Haram a Rann, al confine con il Camerun. In maggio un'ottantina delle studentesse rapite a Chibok erano liberate in uno scambio di prigionieri con il gruppo islamista Boko Haram.

Nel febbraio 2018 si tornava a temere il rapimento di oltre cento ragazze da parte di Boko Haram nello stato nigeriano di Yobe.

 

Mali

Nel gennaio 2013 combattenti islamisti conquistavano la città centrale di Konna e minacciavano di marciare sulla capitale. Il presidente Traore chiedeva aiuto alla Francia. Le truppe francesi si impadronivano rapidamente di Gao e Timbuktu e alla fine del mese entravano a Kidal, l'ultima grande città ribelle. I paesi europei si impegnavano a riqualificare l'esercito maliano. In aprile La Francia iniziava il ritiro delle truppe, mentre una forza africana regionale affiancava l'esercito maliano. Il mese successivo una Conferenza internazionale impegnava i paesi donatori a mettere a disposizione 4 miliardi di dollari per la ricostruzione del Mali.
In giugno il governo maliano firmava un accordo di pace con i ribelli separatisti tuareg, in vista di nuove elezioni: i ribelli tuareg accettavano di consegnare la città settentrionale di Kidal, occupata dopo che le truppe francesi ne avevano scacciato gli islamisti a gennaio.

Tra luglio e agosto Ibrahim Boubacar Keita vinceva le elezioni presidenziali, sconfiggendo Moussa Mara: frattanto la Francia trasferiva formalmente la responsabilità per la sicurezza nel nord alla forza dell'ONU MINUSMA.
In settembre il presidente Keita nominava Primo ministro Oumar Tatam Ly, esperto in materia bancaria. Da quel momento, tuttavia, si assiteva ad un costante peggioramento dei rapporti del governo con i separatisti tuareg del nord, non senza scontri occasionali.
In dicembre le elezioni parlamentari registravano la vittoria del partito RPM del presidente Keita, che si aggiudicava 115 seggi su 147 totali. La Francia intanto annunciava una riduzione di oltre la metà del contingente schierato in Mali, che doveva scendere a mille unità entro marzo 2014

Nell'aprile 2014 il presidente Keita nominava a Primo ministro l'ex rivale per le presidenziali Moussa Mara, nel tentativo di frenare l'instabilità nel nord. Ciononostante il mese successivo si rompeva la fragile tregua con i separatisti Tuareg del MNLA, i quali  prendevano il controllo della città principale di Kidal e dei centri minori di Menaka, Agelhok, Anefis e Tessalit.
In settembre tuttavia il governo e i separatisti iniziavano una nuova serie di colloqui in Algeria per cercare di porre fine al conflitto nel nord: ciò non impediva al MNLA di aprire nei Paesi Bassi un'ambasciata '' Azawad ' – il nome attribuito dai separatisti al nord del Mali. In ottobre nove appartenenti a truppe di peacekeeping dell'ONU erano uccisi nel nord-est, in quello che era l'attacco più letale patito dalla missione MINUSMA.

Nell'aprile 2015 si verificava un'escalation nei combattimenti, quando il Coordinamento dei movimenti "Azawad" dei ribelli del nord si scontravano con le forze delle Nazioni Unite a Timbuktu e si impadronivano della città di Lere, cercando altresì di riprendere Menaka alle milizie filogovernative. In maggio le truppe francesi eliminavano, durante un raid nel nord, i comandanti di al-Qaeda Amada Ag Hama e Ibrahim Ag Inawalen, entrambi erano sospettati di rapimento e uccisione di cittadini francesi.

Un accordo di pace per porre fine al conflitto nel nord del Mali era firmato dal governo e da diverse fazioni di miliziani e ribelli.
In giugno il governo e i ribelli Tuareg firmavano un accordo di pace volto a porre fine a decenni di conflitto. Il governo concedeva ai Tuareg maggiore autonomia regionale e lasciava cadere i mandati di cattura per i loro leader. Un importante aspetto della presenza ONU in Mali emergeva in luglio, quando artigiani maliani operanti per conto delle Nazioni Unite ricostruivano i mausolei di fama mondiale di Timbuktu che erano stati distrutti dagli islamisti nel 2012.
In novembre un commando islamista attaccava l'hotel di lusso Radisson Blu nella capitale maliana Bamako, uccidendo ventidue persone.

Nell'agosto 2016 il bilancio degli attacchi alle forze ONU dispiegate in Mali assommava ormai a oltre cento vittime.
Un jihadista maliano era dichiarato colpevole di aver saccheggiato la favolosa città desertica di Timbuctu, in un processo senza precedenti davanti alla Corte penale internazionale.

Nel gennaio 2017 almeno 37 persone erano uccise da un'autobomba in un campo militare di Gao che ospitava truppe governative ed ex ribelli riuniti nel quadro di un accordo di pace. Il mese successivo, comunque, soldati maliani e milizie rivali - inclusi i separatisti tuareg -, prendevano parte a una unità militare congiunta, una parte fondamentale di un accordo di pace raggiunto nel 2015. In aprile il presidente Ibrahim Boubacar Keita annunciava un nuovo governo, nominando Primo ministro il suo alleato Abdoulaye Idrissa Maiga.
In giugno Nusrat al-Islam wal Muslimeen, gruppo allineato ad Al Qaeda, rivendicava la responsabilità di un attacco ad un hotel frequentato da occidentali ad est di Bamako, uccidendo due civili.

Nel gennaio 2018 14 soldati erano uccisi in un presunto attacco islamista a una base militare a Soumpi, mentre 26 civili perdevano la vita per lo scoppio di una mina al passaggio del loro veicolo.

 

Repubblica centrafricana

Nel marzo 2013 i ribelli Seleka, dall'autunno precedente già impadronitisi del nord e del centro del paese,  invadevano la capitale e prendevano il potere, mentre il presidente Bozize fuggiva. Il leader ribelle Michel Djotodia sospendeva la Costituzione e scioglieva il parlamento in un colpo di stato condannato a livello internazionale. In agosto Michel Djotodia giurava come presidente, mentre il Consiglio di sicurezza dell'ONU metteva in guardia sul fatto che gli eventi nella Repubblica centrafricana costituivano un rischio per la stabilità regionale. In settembre il presidente Djotodia,  criticato per non aver saputo controllare i combattenti, scioglieva la coalizione Seleka.

In ottobre il Consiglio di sicurezza dell'ONU approvava lo spiegamento di una forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana, con il compito di sostenere le truppe dell'Unione Africana già nel paese, nonché le truppe francesi che controllavano l'aeroporto della capitale.

Nel dicembre 2013, con le turbolenze che continuavano nel paese e combattenti musulmani e cristiani accusati di aver ucciso centinaia di persone, la Francia intensificava il dispiegamento di truppe a 1.600 unità, nel tentativo di disarmare le milizie.

Nel gennaio 2014 il presidente Michel Djotodia si dimetteva, sopraffatto dalle critiche per non esser riuscito a fermare la violenza settaria. Catherine Samba-Panza subentrava come leader ad interim. In aprile il Consiglio di sicurezza dell'ONU autorizzava lo spiegamento di una forza di mantenimento della pace di 12.000 soldati nella Repubblica centrafricana. Il mese successivo truppe francesi ed estoni subentravano, su mandato dell'Unione europea, al contingente che Parigi aveva inviato per la messa in sicurezza dell'aeroporto di Bangui.
In luglio i ribelli musulmani Seleka e le forze di vigilanza cristiane "anti-balaka" accettavano un tentativo di cessate il fuoco durante i colloqui in corso a Brazzaville. Il mese successivo il politico musulmano Mahamat Kamoun riceveva il compito di guidare un governo di transizione.
In settembre l'ONU subentrava ufficialmente alla missione di peacekeeping dell'Unione Africana, incrementata e ribattezzata MINUSCA: la missione francese su mandato dell'Unione Europea rimaneva nel paese.

Nel gennaio 2015 il governo della Repubblica centrafricana rifiutava un accordo di cessate il fuoco fatto in Kenya tra due gruppi di miliziani dopo più di un anno di scontri, affermando di non essere stato coinvolto nei colloqui. Frattanto le Nazioni Unite accusavano la milizia cristiana di aver posto in atto una pulizia etnica, mentre una ricerca commissionata dall'Unione europea rivelava come i combattenti islamici di Seleka fossero stati riforniti illegalmente di armi fabbricate in Cina e in Iran.
In febbraio l'ONU constatava che le violenze in aumento nella Repubblica Centrafricana avevano costretto decine di migliaia di persone a fuggire dalle loro case dall'inizio dell'anno per sfuggire alle uccisioni, agli stupri e ai saccheggi da parte delle milizie.
In settembre scontri intercomunitari scoppiavano a Bangui dopo l'attacco ad un tassista musulmano. Due mesi dopo Papa Francesco, in visita nel paese, invocava la pace tra cristiani e musulmani.
In dicembre una nuova Costituzione era approvata da un referendum. Le elezioni parlamentari e il primo turno delle presidenziali si svolgevano pacificamente, ma la Corte costituzionale annullava i risultati delle elezioni parlamentari, denunciandone le irregolarità.

Nel febbraio 2016 Faustin-Archange Touadera vinceva le elezioni presidenziali al ballottaggio.

Nell'aprile 2017 l'Uganda ritirava le sue forze militari dalla Repubblica Centrafricana, dove aveva combattuto per cinque anni le milizie del Lord's Resistance Army. In maggio si verificava un'impennata delle violenze, attribuita in parte al ritiro delle forze straniere. Diversi appartenenti alle forze di pace delle Nazioni Unite perdevano la vita in numerosi attacchi.In luglio diverse agenzie umanitarie si ritiravano a causa delle violenze, lamentando di dover lasciare decine di migliaia di persone senza alcuna assistenza.

In settembre l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati affermava che le continue violenze avevano causato il più alto numero di sfollati dall'inizio della crisi nel 2013, con oltre un  milione di persone costrette a lasciare le loro case.
In novembre il Consiglio di sicurezza dell'ONU estendeva il mandato della missione di mantenimento della pace MINUSCA per un altro anno, e ne aumentava le dimensioni a circa 13.000 soldati e poliziotti.

Nel gennaio 2018 il Comitato internazionale della Croce Rossa avvertiva che la situazione nel paese stava peggiorando, con metà della popolazione bisognosa di aiuti umanitari.

 

 

 

ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2018
 
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