tema 23 luglio 2020
Studi - Agricoltura Riforme organiche di settori agricoli e interventi sulle singole filiere

Negli ultimi anni sono state realizzate dal Parlamento alcune riforme organiche nel settore agricolo e agroalimentare, in materia - tra l'altro - di agricoltura sociale, tutela della biodiversità, contrasto al fenomeno del cosiddetto caporalato, vino, valorizzazione di diverse filiere agroalimentari. Per quanto concerne i provvedimenti più recenti, si segnalano il decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, recante il testo unico in materia di foreste e filiere forestali, che ha disposto la revisione e armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali, in coerenza con la strategia nazionale definita dal Programma quadro per il settore forestale, e il decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, che ha riorganizzato l'AGEA (l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura) e riordinato il sistema dei controlli nel settore agroalimentare. Da ultimo, si segnala che è stata approvata dall'Assemblea della Camera, il 17 ottobre 2018, ed è quindi passata all'esame del Senato, la proposta di legge  C. 183, recante norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agroalimentari a filiera corta e a chilometro zero o utile e di qualità, come modificata nel corso dell'esame in prima lettura. Per il contenuto del predetto provvedimento, si rinvia all'apposito tema web del Servizio studi.

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La legge n. 141 del 2015, reca norme in materia di agricoltura sociale, quale aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole, finalizzato allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, allo scopo di facilitare l'accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali su territorio nazionale e in particolare nelle zone rurali o svantaggiate.

Tali attività, che devono essere esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, in forma singola o associata, e dalle cooperative sociali, sono dirette a realizzare:

  1. l'inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità, di lavoratori svantaggiati e di minori in età lavorativa;
  2. prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali, mediante l'utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell'agricoltura;
  3. prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative, anche attraverso l'ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;
  4. progetti finalizzati all'educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l'organizzazione di fattorie sociali e didattiche, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

Le  tipologie di attività b), c) e d) sopra indicate, esercitate dall'imprenditore agricolo, costituiscono attività connesse ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile.

Si dispone, inoltre, tra l'altro, che le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere possano prevedere, nelle gare concernenti i relativi servizi di fornitura, criteri di priorità per l'inserimento di prodotti agroalimentari provenienti da operatori dell'agricoltura sociale e l'istituzione - presso il MIPAAF - dell'Osservatorio sull'agricoltura sociale.

Si ricorda, poi, che il Governo ha presentato alle Camere, a settembre 2018, uno schema di decreto ministeriale sui requisiti minimi e le modalità relativi all'agricoltura sociale (atto del Governo n. 48), ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della predetta legge n. 141 del 2015, composto di 8 articoli, ai fini dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. E' stato quindi emanato il decreto ministeriale n. 12550 del 21 dicembre 2018.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

La legge n. 154 del 2016 (cosiddetto collegato agricolo) ha previsto disposizioni immediatamente operative e disposizioni di delega al Governo, ai fini di una maggiore semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare.

Le disposizioni della predetta legge dettano, in particolare - in estrema in sintesi - norme concernenti:

  • la semplificazione dei controlli in ambito agricolo (art. 1);
  • l'equilibrio dei generi nel riparto degli amministratori da eleggere nei consorzi di tutela (art. 2);
  • una prima delega al Governo per il riordino e la semplificazione - tramite decreti legislativi - della normativa in materia di agricoltura, silvicoltura e filiere forestali (art. 5);
  • una seconda delega al Governo - all'art. 6 - in materia di affiancamento dei giovani agricoltori a quelli "anziani";
  • l'istituzione - all'art. 7 - del Sistema informativo per il biologico (SIB), con la possibilità di utilizzare l'infrastruttura del sistema informativo agricolo nazionale (SIAN);
  • una terza delega al Governo - all'art. 15 - per il riordino e la riduzione degli enti, le società e le agenzie vigilati dal MIPAAF, per la revisione del settore ippico nazionale e della legge n. 30 del 1991 in materia di riproduzione animale;
  • l'istituzione, presso l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), della Banca delle terre agricole, con l'obiettivo di costituire un inventario dei terreni agricoli disponibili a causa dell'abbandono dell'attività agricola e di prepensionamenti (art. 16);
  • la previsione che le pubbliche amministrazioni forniscano, a titolo gratuito, ai soggetti richiedenti i contributi europei l'assistenza e le informazioni necessarie ed elaborino specifiche procedure di gestione delle nuove istanze che agevolino la fruizione degli aiuti (art. 19);
  • la revisione delle competenze dell'ISMEA, che è stato legittimato a intervenire finanziariamente, a condizioni agevolate o a condizioni di mercato, anche a favore di imprese che operano nel campo della logistica, dei prodotti agricoli, della pesca e dell'acquacoltura (art. 20);
  • una quarta delega al Governo - all'art. 21 - per adottare uno o più decreti legislativi per il riordino degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e per la regolazione dei mercati;
  • la previsione che i comuni possano definire idonee modalità di presenza e di valorizzazione dei prodotti agricoli a chilometro zero, provenienti da filiera corta e di quelli derivanti dall'agricoltura biologica (art. 22);
  • disposizioni in materia di prodotti derivanti dalla trasformazione del pomodoro, relativamente, in particolare, alla loro definizione, ai requisiti, all'etichettatra e al loro confezionamento (artt. 23-30);
  • una quinta delega al Governo per l'adozione di decreti legislativi recanti disposizioni per il sostegno del riso (art. 31);
  • una serie di disposizioni legate a singole filiere produttive, relativamente alla tracciabilità del riso (art. 32), all'esenzione dei piccoli produttori di burro dall'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico (art. 33), a sanzioni in caso di mancata iscrizione all'anagrafe apistica e altre disposizioni in materia di apicoltori (art. 34), alla definizione di birra artigianale (art. 35), alla filiera del luppolo (art. 36), alla definizione di fungo cardoncello (art. 37);
  • un aggiornamento del quadro sanzionatorio in materia di pesca illegale, in linea con le nuove disposizioni europee (art. 39);
  • disposizioni in materia di contrasto al bracconaggio ittico nelle acque interne (art. 40).

Per quanto concerne l'attuazione - da parte del Governo - delle deleghe legislative previste nella suddetta legge, in parte avvenuta dopo l'inizio della XVIII legislatura, si rileva quanto segue:

  1. relativamente alla delega di cui all'art. 5, sono stati presentati tre schemi di decreti legislativi, uno in materia di riforma dei controlli sull'agricoltura biologica (atto del Governo n. 474), che ha dato luogo all'emanazione del decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20; uno recante il testo unico in materia di foreste e filiere forestali (atto del Governo n. 485), che ha portato all'emanazione del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, ed un terzo concernente le piante officinali (atto del Governo n. 490) - di contenuto pressochè equivalente alla proposta di legge C. 3864, discussa nel corso della XVII legislatura dalla XIII Commissione agricoltura della Camera - trasfuso nel decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 75;
  2. con riferimento alla delega contenuta all'art. 6 - relativa all'affiancamento dei giovani agricoltori a quelli più anziani - questa non è stata  attuata, ma è stata riproposta nei contenuti - sostanzialmente - da alcune disposizioni della legge di bilancio 2018 (art. 1, commi 119 e 120 della legge n. 205 del 2017);
  3. in relazione alla delega di cui all'art. 15, questa ha dato luogo ai seguenti schemi di decreto legislativo:

a) atto del Governo n. 484 di riorganizzazione dell'AGEA e del sistema dei controlli nel settore agroalimentare (parere favorevole con osservazioni espresso dalla Commissione agricoltura del Senato il 24 gennaio 2018), che ha dato luogo al decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74; atto del Governo n. 96 della XVIII legislatura, recante disposizioni integrative e correttive al predetto decreto legislativo n. 74 del 2018;

b) atto del Governo n. 505 sulla riproduzione animale, che ha portato all'emanazione del decreto legislativo 11 maggio 2018, n. 52;

4. con riferimento alla delega di cui all'art. 21, questa ha dato luogo al seguente schema di decreto legislativo: atto del Governo n. 491, di riforma della legge n. 102 del 2004, relativa al sostegno finanziario delle imprese agricole, che ha portato all'emanazione del decreto legislativo 26 marzo 2018, n. 32;

5) relativamente alla delega contenuta nell'art. 31, questa ha dato luogo al seguente schema di decreto legislativo: atto del Governo n. 425, di riforma del mercato interno del riso, poi divenuto il decreto legislativo 4 agosto 2017, n. 131.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

La legge n. 238 del 2016 reca il cosiddetto testo unico sul vino. Essa raccoglie, in parte modificandola, la normativa nazionale in materia di coltivazione della vite e produzione e commercio del vino.

Tale legge si compone di 91 articoli.

Significativo, intanto, appare il riconoscimento del vino e dei territori viticoli come patrimonio culturale nazionale, da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale (art. 1).
Si prevede poi che lo Stato promuova interventi per la salvaguardia dei vigneti eroici o storici. In particolare, l'art. 7, comma 3, prevede l'emanazione di un decreto ministeriale concernente la salvaguardia di tali vigneti: è stato quindi presentato alle Camere, il 26 giugno 2019, il relativo schema di decreto, per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti (atto del Governo 94), che è stato espresso, dalla Camera, il 23 luglio 2019 e dal Senato, il 24 luglio 2019.
Viene inoltre definito come vitigno autoctono italiano il vitigno appartenente alla specie Vitis vinifera di origine esclusivamente italiana e la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale. L'utilizzo della definizione è limitata a specifici vini DOCG, DOC e IGT, nell'ambito di quanto stabilito nei relativi disciplinari.
Solo le varietà di uva da vino iscritte nel Registro nazionale possono essere impiantate, reimpiantate o innestate per la produzione di prodotti vitivinicoli, fatta eccezione per le viti utilizzate a scopo di ricerca e per quelle di conservazione in situ del patrimonio genetico autoctono.
ll Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali istituisce una schedario viticolo dove deve essere iscritta ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino e contenente le informazioni aggiornate sul potenziale vitivinicolo.
Viene definito il periodo vendemmiale e le condizioni entro le quali è possibile effettuare la fermentazione o rifermentazione; a questo riguardo è stata estesa tale possibilità non solo per i vini DOP e IGP il cui disciplinare preveda tale lavorazione, ma anche per la produzione di particolari vini, purché individuati dalle regioni con specifico provvedimento.
In merito alla produzione di mosto cotto viene ammessa la concentrazione a riscaldamento diretto o indiretto del mosto di uve negli stabilimenti enologici purché essa riguardi i prodotti registrati come DOP o IGP o quelli figuranti nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali. L' elaborazione di taluni prodotti a base di mosti e di vini negli stabilimenti promiscui potrà essere lecita previa comunicazione preventiva.
La detenzione di vinacce, vietata a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello di ottenimento, viene elevata al novantesimo giorno per i produttori di quantitativi inferiori a 1.000 ettolitri l'anno.
Vengono enucleate le sostanze la cui detenzione è vietata negli stabilimenti enologici inserendo una deroga al divieto per i prodotti richiesti per il funzionamento delle macchine o attrezzature impiegate per le pratiche enologiche autorizzate.
In merito alla normativa sulla tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali, sono stati definiti gli ambiti territoriali, specificando che, solo le denominazioni di origine possono prevedere l'indicazione di sottozone purché designate con uno specifico nome geografico ed essere previste nel disciplinare di produzione.
In relazione alla procedura per il conferimento della protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche viene previsto che, a decorrere dalla data di presentazione alla Commissione europea della domanda di protezione, della domanda di conversione da una DOP a IGP o della modifica di un disciplinare, i vini potranno essere etichettati conformemente alla domanda presentata, purché autorizzati dal Ministero, d'intesa con la regione competente. Come requisito per il riconoscimento viene richiesto l'appartenere ad una tipologia di DOC da almeno sette anni, e non più da dieci, come attualmente previsto. La cancellazione della protezione europea è richiesta dal Ministero quando la denominazione non sia stata rivendicata per tre campagne vitivinicole (il meccanismo vigente si basa, ai fini della cancellazione, sul fatto che la rivendica riguardi determinate percentuali del territorio, declinate in maniera differente a seconda se si tratti di DOCG, DOC e IGT).
Nei disciplinari di produzione deve essere indicata, tra l'altro, la resa massima di uva ad ettaro, nonché, secondo quanto aggiunto nel testo, la relativa resa di trasformazione in vino o la resa massima di vino per ettaro. E' stato, poi, previsto che le regioni, in annate climaticamente favorevoli, possono annualmente destinare l'esubero massimo di resa del 20 per cento alla produzione del relativo vino DOP. L'esubero di produzione deve essere vinificato nel rispetto della resa massima di trasformazione prevista nel disciplinare di produzione della DOP e IGP di destinazione.
Per i vini DOP, in annate climaticamente favorevoli, le regioni, su proposta dei consorzi e sentite le organizzazioni professionali di categoria, possano destinare l'esubero massimo di resa del 20% a riserva vendemmiale.
Viene, poi, disciplinata la composizione e le funzioni del Comitato nazionale dei vini DOP e IGP; è stato previsto che l'incarico di membro del Comitato sia incompatibile con incarichi dirigenziali e di responsabilità svolti presso organismi di certificazione o altre organizzazioni aventi analoghe competenze.
 In merito all' etichettatura, presentazione e pubblicità, è stato rivista la disciplina dell'utilizzo delle denominazioni geografiche, delle menzioni tradizionali e delle altre indicazioni riservate ai prodotti vitivinicoli DOP e IGP, prevedendo il divieto di riportare il riferimento ad una zona geografica di qualsiasi entità per i vini senza DOP o IGP, salvo il caso in cui siano inclusi in nomi veritieri propri, ragioni sociali o indirizzi di ditte; in tali casi, se contengono termini geografici riservati a vini DOP e IGT e possono creare confusione con essi, devono essere indicati in caratteri che non superino in dimensione quelli indicati per la denominazione del prodotto.
 I vini DOCG devono essere immessi al consumo in bottiglia o in altr i conteniori di capacità non superiore a sei litri, muniti, a cura delle ditte imbottigliatrici, di uno speciale contrassegno, stampato dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, applicato in modo da evitarne il riutilizzo. Per i vini DOC può essere utilizzato tale contrassegno o, in alternativa, il lotto attribuito alla partita certificata dalla ditta imbottigliatrice e comunicato all'organismo titolare del piano dei controlli. I consorzi di tutela decidono di avvalersi della facoltà di utilizzo del lotto o, per i vini DOC e IGT di un sistema telematico di controllo e di tracciabilità alternativo, secondo modalità da stabilire con decreto. A questo proposito, in attuazione dell'art. 48, comma 9, è stato adottato il decreto ministeriale 27 febbraio 2020, recante " Caratteristiche, diciture, modalita' per la fabbricazione, l'uso, la distribuzione, il controllo ed il costo dei contrassegni per i vini a denominazione di origine controllata e garantita e per i vini a denominazione di origine controllata, nonche' caratteristiche e modalita' applicative dei sistemi di controllo e tracciabilita' alternativi".
In ordine alla denominazione, la produzione e la commercializzazione degli aceti, le principali novità introdotte in Commissione riguardano gli imprenditori agricoli con una produzione annua inferiore a 10 ettolitri che sono dichiarati esenti dalla tenuta del registro di carico e scarico. Nella denominazione di vendita di un aceto può essere consentito il riferimento alla denominazione di un vino a DOP o IGP purché l'elaborazione dell'aceto avvenga esclusivamente dal relativo vino DOP o IGP. E' comunque vietato l'uso dei termini "DOC", "DOP" "DOCG" "IGT" o "IGP".
Quanto agli a dempimenti amministrativi", viene previsto che gli operatori che inseriscono i dati nel sistema informatico SIAN siano assolti dal rispetto dei termini di registrazione prescritti, purché i sistemi informatici siano in grado di rispettare le prescrizioni contenute nel D.M. 20 marzo 2015. Per i titolati di stabilimenti enologici con produzione annua pari o inferiore a 50 ettolitri, l'obbligo di tenuta dei registri si considera assolto con la presentazione della dichiarazione di produzione e la dichiarazione di giacenza.
Inoltre, quanto ai controlli e alla vigilanza, l'Autorità nazionale competente designata per i controlli sulle imprese del settore vitivinicolo è il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. I controlli sulle imprese del settore vitivinicolo confluiscono nel Registro unico dei controlli ispettivi. I controlli sul rispetto dei disciplinari sui vini a denominazione di origine o a indicazione geografica vengono effettuati da autorità pubbliche o da organismi di controllo privati che svolgono funzioni di organismi di certificazione. Presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali è istituito l' elenco degli organismi di controllo per le DOP e IGP del settore vitivinicolo. La struttura di controllo autorizzata per la specifica DOP o IGP può avvalersi, sotto la propria responsabilità, delle strutture e del personale di altri soggetti iscritti nell'elenco; nel caso in cui l'utilizzatore di una DOP o IGP sia soggetto a più strutture di controllo, gli organismi interessati devono, di comune accordo, individuare la struttura responsabile unica dei controlli documentali e delle visite ispettive e del prelievo dei campioni e, in presenza delle specifiche funzionalità implementate nell'ambito dei servizi del SIAN, individuare la struttura responsabile unica di tutte le attività di certificazione e di controllo.
In merito alla tutela del Made in Italy viene previsto che l'Agenzia delle Dogane renda disponibili sul proprio sito internet le informazioni relative alle importazioni di prodotti vitivinicoli; nell'ambito del SIAN è prevista una sezione aperta al pubblico in cui sono contenuti i dati, in formato aperto, necessari per assicurare una corretta informazione ai consumatori.
Infine, in ordine al sistema sanzionatorio, viene introdotta la fattispecie del ravvedimento operoso, prevedendo la riduzione delle sanzioni amministrative pecuniarie nel caso di violazioni riguardanti comunicazioni formali e qualora non sia già iniziato un procedimento da parte dell'organismo di controllo.
 
Si segnala, poi, che la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), ha introdotto, all'art. 1, commi 502-505, disposizioni in materia di enoturismo, prevedendo, in particolare, l'estensione a coloro che svolgono tale attività della determinazione forfetaria del reddito imponibile, con un coefficiente di redditività del 25 per cento.
ultimo aggiornamento: 8 aprile 2020

La legge n. 199 del 2016 reca "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo", e mira a garantire una maggiore efficacia all'azione di contrasto del c.d. caporalato, introducendo significative modifiche al quadro normativo penale e prevedendo specifiche misure di supporto dei lavoratori stagionali in agricoltura.

I principali filoni di intervento di questa importante legge, che si compone di 12 articoli, riguardano:

  • la riscrittura del reato di caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), attraverso la previsione di responsabilità anche del datore di lavoro;
  • l'applicazione di un'attenuante in caso di collaborazione con le autorità;
  • l'arresto obbligatorio in flagranza di reato;
  • il rafforzamento dell'istituto della confisca;
  • l'adozione di misure cautelari relative all'azienda agricola in cui è commesso il reato;
  • l'estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato;
  • l'estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo antitratta;
  • il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura;
  • il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.
ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

La legge n. 168 del 2017 reca norme in materia di domini collettivi (beni collettivi oggetto del diritto di uso civico).

 I domini collettivi sono riconosciuti come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie.

Essi sono soggetti alla Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2, 9, 42, secondo comma, e 43 della stessa. Sono dotati di capacità di produrre norme vincolanti valevoli sia per l'amministrazione soggettiva e oggettiva, sia per l'amministrazione vincolata e discrezionale; hanno la gestione del patrimonio naturale, economico e culturale, che coincide con la base territoriale della proprietà collettiva. Si caratterizzano per l'esistenza di una collettività, che è proprietaria collettivamente dei beni, e che esercita, individualmente o congiuntamente, i diritti di godimento sui terreni sui quali insistono tali diritti. Il Comune svolge, di norma, funzioni di amministrazione di tali terreni, salvo che la comunità non abbia la proprietà pubblica o collettiva degli stessi.



Gli enti esponenziali delle collettività titolari del diritto d'uso civico, e della proprietà collettiva, hanno personalità giuridica di diritto privato ed autonomia statutaria.

E' compito della Repubblica valorizzare i beni collettivi di godimento in quanto:

  • fondamentali per lo sviluppo delle collettività locali;
  • strumentali per la tutela del patrimonio ambientale nazionale;
  • insistenti su territori che hanno costituito la base di istituzioni storiche finalizzate alla salvaguardia del patrimonio culturale e naturale degli stessi teritori;
  • fondativi di strutture eco-paesisitiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale;
  • patrimonio di risorse rinnovabili da utilizzare a favore della collettività degli aventi diritto.

Sono riconosciuti e tutelati i diritti di uso e di gestione collettivi preesistenti allo costituzione dello Stato italiano. Sono, altresì, riconosciute le comunioni familiari esistenti nei territori montani le quali mantengono il diritto a godere e a gestire i beni in esame conformemente a quanto previsto negli statuti e nelle consuetuedini riconosciuti dal diritto anteriore.

Il diritto sulle terre di collettivo godimento sussiste quando:

  • esso ha ad oggetto lo sfruttamento del fondo dal quale ricavare una qualche utilità;
  • è riservato ai componenti della comunità (o collettività), salvo diversa decisione dell'ente collettivo.

Sono definiti  beni collettivi quelli che costituiscono il patrimonio antico dell'ente collettivo (detto anche patrimonio civico o demanio civico) e che si caratterizzano per la loro inalienabilità, indivisibilità, inusucapibilità e perpetua destinazione agro-silvo-pastorale. Su tali beni è inoltre imposto il vincolo paesaggistico.

In particolare, sono qualificati come  beni collettivi:
  • le terre di originaria proprietà collettiva della generalità degli abitanti del territorio di un comune o di una frazione, imputate o possedute da comuni, frazioni o associazioni agrarie comunque denominate;
  • le terre, con le costruzioni di pertinenza, assegnate in proprietà collettiva agli abitanti di un comune o di una frazione, a seguito della liquidazione dei diritti di uso civico e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento esercitato su terre di soggetti pubblici e privati;
  • le terre derivanti da scioglimento delle promiscuità;
  • le terre derivanti da conciliazioni per la liquidazione degli usi civici;
  • le terre derivanti dallo scioglimento di associazioni agrarie;
  • le terre derivanti da particolari forme di acquisto concesse alle regioni, alle comunità montane e ai Comuni da parte delle regioni, comunità montane e comuni;
  • le terre derivanti da operazioni e provvedimenti di liquidazione o da estinzione di usi civici;
  • le terre derivanti da permuta o da donazione
  • le terre di proprietà di soggetti pubblici o privati, su cui i residenti del comune e della frazione esercitano usi civici non ancora liquidati.

Tutti tali beni, con la sola eccezione delle terre di proprietà pubblica o privata sui quali gli usi civici non siano stati ancora liquidati, costituiscono il patrimonio antico dell'ente collettivo. L'utilizzazione di tale patrimonio dovrà essere effettuata in conformità alla destinazione dei beni e secondo le regole d'uso stabilite dal dominio collettivo.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

Parlamento e Governo sono intervenuti sulle competenze dell'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), negli ultimi anni, con i provvedimenti che seguono:

 
a) l'art. 1, comma 295 della legge di stabilità 2014 ( legge n. 147 del 2013) ha intanto riformato le funzioni di tale Agenzia rispetto alla riforma precedentemente approvata con l'articolo 12, commi 7-18 del decreto-legge n. 95 del 2012.
E' stato, in tal modo, nuovamente attribuito all'AGEA il ruolo di coordinamento degli organismi pagatori – che eseguono i pagamenti connessi all'attuazione della politica agricola comune (PAC) - e di responsabile nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative ai finanziamenti del FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia) e del FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale).
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha mantenuto la competenza in ordine all'attività di monitoraggio della spesa relativa ai finanziamenti europei in ambito PAC, e alle fasi inerenti alla decisione di liquidazione dei conti.
b) il decreto legislativo n. 74 del 2018, che riordina integralmente l'AGEA (abrogando la gran parte della disciplina legislativa che la riguarda) e riorganizza il sistema dei controlli nel settore agroalimentare.
Il provvedimento di cui sopra si caratterizza per meglio definire la separazione tra funzioni di organismo di coordinamento e organismo pagatore che fanno capo all'Agenzia e per prevedere la soppressione di Agecontrol Spa, con il conseguente  trasferimento delle relative funzioni ad AGEA.
In particolare:
  • ribadisce che l'AGEA è un ente di diritto pubblico non economico, sottoposto alla vigilanza del MIPAAF, dotato di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, chiamato ad operare sulle base dei princìpi di trasparenza, economicità ed efficienza nell'erogazione dei servizi e nel sistema dei pagamenti. L'Agenzia – come anticipato - assicura la separazione tra le funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore ed è articolata in 3 direzioni di livello dirigenziale generale. Viene, poi, confermato che l'Agenzia ha sede legale a Roma ed una sede di collegamento con l'Unione europea; essa è sottoposta al controllo della Corte dei Conti, e può avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato (art. 1).

  • disciplina le funzioni di AGEA, che sono quelle di:

1) organismo pagatore nazionale per l'erogazione di aiuti, contributi e premi comunitari previsti dalla normativa nazionale, regionale e dell'Unione europea e finanziati dai Fondi agricoli comunitari, non attribuite ad altri organismi pagatori riconosciuti. Le spese finanziate sono quelle del FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia) e quelle imputate al FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale).

Si ricorda che il FEAGA  finanzia, ai sensi dell'art. 4, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1306/2013, le seguenti spese:

a) le misure dirette a regolare o sostenere i mercati agricoli;

b) i pagamenti diretti agli agricoltori previsti dalla PAC;

c) il contributo finanziario dell'Unione alle azioni di informazione e promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno dell'Unione e nei paesi terzi, realizzate dagli Stati membri in base a programmi selezionati dalla Commissione, diversi dai programmi di cui all'articolo 5;

d) il contributo finanziario dell'Unione alle misure connesse a malattie degli animali e alla perdita di fiducia dei consumatori di cui all'articolo 220 del regolamento (UE) n. 1308/2013.

Il FEASR, ai sensi dell'art. 5 del citato reg. (UE) n. 1306/2013, è gestito in regime di gestione concorrente tra gli Stati membri e l'Unione. Esso finanzia il contributo finanziario dell'Unione ai programmi di sviluppo rurale, eseguiti in conformità del diritto dell'Unione sul sostegno allo sviluppo rurale.

2) organismo di coordinamento, ai sensi dell'art. 7, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1306/2013.

L'art. 7, par. 4 del reg. (UE) n.1306/2013 prevede che, qualora siano riconosciuti più organismi pagatori, gli Stati membri designano un organismo pubblico di coordinamento ("organismo di coordinamento"), incaricato di:

a) raccogliere le informazioni da mettere a disposizione della Commissione e trasmettere tali informazioni alla Commissione;

b) adottare o coordinare, a seconda dei casi, misure intese ad ovviare alle lacune di natura comune e tenerne informata la Commissione sull'eventuale seguito;

c) promuovere e, ove possibile, garantire l'applicazione uniforme delle norme dell'Unione.

Per quanto riguarda l'elaborazione delle informazioni finanziarie di cui alla lettera a), l'organismo di coordinamento è soggetto a un riconoscimento specifico da parte degli Stati membri.

 

Si ricorda poi quanto previsto all'art. 2, comma 3, del decreto legislativo n. 74 del 2018, secondo il quale AGEA assicura il rispetto, nelle funzioni di organismo pagatore, dei criteri di riconoscimento previsti dall'Allegato I del regolamento delegato (UE) n. 907/2014, garantendo che nessun funzionario abbia contemporaneamente più incarichi in materia di autorizzazione, pagamento o contabilizzazione sulle somme imputate al FEAGA o al FEASR e che nessun funzionario svolga uno dei compiti predetti senza la supervisione di un secondo funzionario.


3) svolgimento delle funzioni già assegnate ad Agecontrol Spa, ai sensi del decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22.

Il decreto-legge n. 22 del 2005 (legge n. 71 del 2005) – all'art. 1, commi 4-6 - ha attribuito, in particolare, ad Agecontrol Spa, per conto di AGEA, lo svolgimento delle verifiche di conformità alle norme di commercializzazione applicabili nel settore dei prodotti ortofrutticoli.

Si chiarisce, poi, al comma 5 dell'art. 2 del decreto legislativo in esame, che l'AGEA prosegue la gestione di tutti i rapporti attivi e passivi che afferivano all'AIMA (l'Azienda per gli interventi sul mercato agricolo), soppressa con il decreto legislativo n. 165 del 1999.

 

Le funzioni specifiche dell'Agenzia in qualità di organismo di coordinamento, ferma restando l'attività di indirizzo del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali consistono specificamente:

 

a) nei compiti di carattere tecnico operativo di coordinamento, prevedendo che essa operi come interlocutore unico nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative al FEAGA e al FEASR;

 

Al riguardo, si fa riferimento ai compiti assegnati dall'art. 7, paragrafo 4, del citato regolamento (UE) n. 1306/2013 (sopra richiamati) e quelli di cui all'art. 4 del regolamento di esecuzione (UE) n. 908/2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1306/2013 per quanto riguarda gli organismi pagatori e altri organismi, la gestione finanziaria, la liquidazione dei conti, le norme sui controlli, le cauzioni e la trasparenza.

Viene, inoltre, affidata al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - confermando una disposizione già vigente - la competenza, nell'ambito del Comitato dei fondi agricoli della spesa, per l'attività di monitoraggio della spesa nell'ambito della politica agricola comune (di cui ai regolamenti 1306/2013 e 908/2014), nonché per le fasi successive alla decisione di liquidazione dei conti. 

 

b) nella rendicontazione all'Unione europea dei pagamenti effettuati da tutti gli organismi pagatori riconosciuti. Alle eventuali rettifiche negative apportate dall'Unione europea alle spese dichiarate  dagli organismi pagatori si provvede mediante assegnazione dei fondi occorrenti sull'apposito conto corrente di tesoreria da parte del Ministero dell'economia e delle finanze;

 

c) nelle funzioni di coordinamento, gestione e sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), fatti salvi i compiti di indirizzo e monitoraggio svolti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

 

d) nella definizione del modello organizzativo che permetta un interscambio dei dati tra il SIAN e i sistemi informativi degli organismi pagatori, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, previo parere del Comitato tecnico di cui al successivo art. 9.

 

Il comma 2 dell'art. 3 attribuisce all'Agenzia il compito di promuovere un'applicazione uniforme della normativa europea, verificando la conformità e i tempi delle procedure istruttorie e di controllo seguite dagli organismi pagatori ed effettua il monitoraggio delle attività svolte dagli stessi; il comma 3 prevede che in caso di inadempimento o ritardo da parte degli stessi organismi pagatori, venga prevista l'applicazione – su segnalazione dell'Agenzia al Ministro e alle regioni interessate - dell'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131. L'articolo richiamato – che attua l'art. 120 della Costituzione - fa riferimento al potere sostitutivo di cui lo Stato può farsi promotore, in caso di inadempimento delle regioni o degli enti locali nell'adottare atti dovuti, provvedendosi, se del caso, alla nomina di un apposito commissario.

 

Il Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) può, su richiesta degli organismi pagatori riconosciuti, e sentita l'Agenzia, effettuare a favore degli stessi anticipazioni di cassa, per far fronte alle esigenze di pagamento degli aiuti comunitari; a tal fine, il MEF è tenuto a considerare l'avvenuta utilizzazione delle anticipazioni concesse. Gli organismi pagatori riconosciuti sono inseriti nel sistema della tesoreria unica.

 

Ulteriori compiti di coordinamento attribuiti all'AGEA, che si avvale del SIAN sono:

a) la gestione del sistema integrato di gestione e controllo (SIGC), compreso il sistema informativo geografico (GIS);

b) la gestione del fascicolo aziendale;

c) la implementazione e gestione dell'anagrafe delle aziende agricole;

d) la gestione del Registro nazionale dei titoli all'aiuto;

e) la gestione del Registro nazionale dei debiti;

f) la vigilanza sull'esecuzione dei controlli ex-post;

g) l'esecuzione dei controlli ex post di cui alla lettera f) già svolti da Agecontrol Spa, assicurando la necessaria separazione rispetto alle funzioni di vigilanza;

h) il coordinamento dei controlli relativamente all'osservanza delle norme di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi e delle banane;

i) l'esecuzione dei controlli di conformità alle norme di commercializzazione di cui alla lettera h) già svolti da Agecontrol, assicurando la separazione anche rispetto alle funzioni di coordinamento;

l) la predisposizione dei dati relativi alle comunicazioni con la Commissione europea riguardanti le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli, le loro associazioni e i gruppi di produttori, in qualità di autorità unica nazionale;

m) l'aggiornamento della Banca nazionale dati degli operatori ortofrutticoli e gestione dei relativi aspetti sanzionatori, già operati da Agecontrol;

n) la predisposizione dei dati concernenti le comunicazioni alla Commissione europea relative all'intervento pubblico e all'aiuto all'ammasso privato;

o) gli adempimenti in materia di autorità di audit del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP);

p) la promozione dell'applicazione uniforme delle attività di competenza delle regioni in relazione all'attività dei centri di assistenza agricola (e relativo monitoraggio);

q) ogni altro compito attribuito all'Agenzia dalla normativa nazionale, anche in attuazione di quella dell'Unione europea e che gli organismi pagatori intendano delegare all'organismo di coordinamento.

 

Le funzioni dell'AGEA in quanto organismo pagatore sono legate a:

  • gli adempimenti connessi alla gestione degli aiuti derivanti dalla politica agricola comune, finanziati, in particolare, dal FEAGA e dal FEASR;
  • i compiti di esecuzione per gli aiuti alimentari e per la formazione delle scorte necessarie;
  • gli interventi sul mercato agricolo e agroalimentare, sentita la Conferenza Stato-regioni, per sostenere taluni comparti in situazioni contingenti;
  • l'esecuzione di forniture di prodotti agroalimentari nell'ambito delle politiche di cooperazione e sviluppo, d'intesa con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
  • l'attuazione degli adempimenti in materia di autorità di certificazione del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;
  • gli adempimenti connessi con la gestione degli aiuti disposti dal MIPAAF, da altre amministrazioni o delegati dalle regioni.

 

L'Agenzia è chiamata ad istituire presso le regioni di competenza sportelli operativi, anche utilizzando, a tal fine, i beni derivanti dalla soppressione di Agecontrol Spa;  può avvalersi, con l'accordo delle regioni interessate, degli uffici regionali e degli organismi di settore per la gestione degli aiuti e degli interventi relativi alla politica agricola.

 

Gli organismi pagatori già istituiti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (8 luglio 2018) hanno facoltà di continuare ad operare, fermo il mantenimento dei criteri per il riconoscimento, mentre per le regioni che ne sono sprovviste potranno esserne costituiti di nuovi conformi ai criteri e secondo le modalità che saranno stabilite con decreto del Ministro delle politiche agricole, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni. Gli organismi pagatori possono esercitare la competenza su più regioni. Essi sono tenuti a fornire ad AGEA tutte le informazioni occorrenti alla Commissione europea, assicurando l'aggiornamento dei dati del sistema informativo agricolo nazionale (SIAN).

 

Viene, inoltre, prevista l'istituzione dei Centri autorizzati di assistenza agricola (CAA), per l'esercizio di attività di assistenza alle imprese agricole (nella forma di società di capitali), dalle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative o da associazioni di settore o enti di patronato. Gli organismi pagatori, quindi, fatte salve le specifiche competenze attribuite ai professionisti iscritti agli ordini e ai collegi professionali, possono, con apposita convenzione, incaricare i CAA a effettuare, per conto dei propri utenti, le seguenti attività:

  • tenere ed eventualmente conservare le scritture contabili;
  • costituire e aggiornare il fascicolo aziendale, in formato elettronico, previa verifica della relativa regolarità formale;
  • assistere gli utenti nell'elaborazione delle dichiarazioni di coltivazione e di produzione; assistendoli inoltre nell'elaborazione e inoltro delle domande di ammissione a benefici comunitari, nazionali e regionali;
  • interrogare, nell'interesse degli utenti, le banche dati del SIAN, ai fini della consultazione dello stato di ciascuna pratica inoltrata.

Sono organi dell'Agenzia:

a) il Direttore, individuato a seguito di chiamata pubblica secondo criteri di merito e trasparenza. Questi è nominato con decreto del Ministro delle politiche agricole, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti. L'incarico ha durata massima di tre anni, rinnovabile per  una sola volta ed incompatibile con qualsiasi altro rapporto di lavoro;

b) il Collegio dei revisori dei conti, composto da 3 membri effettivi e due supplenti e presieduto da un presidente designato dal Ministro dell'economia e delle finanze.

 

 Il Direttore rappresenta legalmente l'Agenzia, ne è responsabile e ne coordina le funzioni.

 

Il Comitato tecnico, costituito al fine di promuovere una gestione condivisa delle informazioni e delle conoscenze nell'ambito del SIAN (comma 1) esprime pareri obbligatori finalizzati ad orientare le azioni dell'Agenzia nella sua qualità di organismo di coordinamento; decorso il termine di venti giorni dalla richiesta, è possibile prescindere dal parere.

Con decreto del Ministro, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, dovranno essere definite le modalità attuative del Sistema informativo agricolo nazionale, al fine di armonizzare i sistemi operativi regionali con quelli nazionali.

 

Le entrate  dell'Agenzia  derivano dalle assegnazioni a carico dello Stato (determinate con legge), dalle somme di provenienza dall'Unione europea e dai proventi realizzati nell'espletamento delle gestioni di intervento.

 

 L'Agenzia è dotata di un Fondo costituito dai beni mobili e immobili strumentali alla sua attività (compresi quelli della soppressa Agecontrol Spa).

 

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali esercita la vigilanza sull'Agenzia (secondo le modalità individuate dallo Statuto). A tal fine l'Agenzia è chiamata a presentare annualmente al Ministro, che ne informa il Parlamento, una relazione sull'attività svolta, contenente l'ammontare delle somme erogate e l'indicazione degli interventi effettuati. Il Ministero esercita il controllo sul bilancio dell'Agenzia. E' poi previsto che il Ministro possa decidere di nominare un commissario (e fino a due subcommissari) per la gestione dell'Agenzia, per motivate ragioni di pubblico interesse individuate dallo Statuto, per un periodo massimo di un anno, prorogabile per non più di un altro anno.

 

L'Agenzia svolge le funzioni di coordinamento gestione e sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), fatti salvi i compiti di indirizzo e monitoraggio del MIPAAF. Tale sistema è utilizzato per la gestione dei servizi attinenti al fascicolo aziendale, al sistema informativo geografico (GIS), al registro nazionale titoli, al registro nazionale debiti e al sistema integrato di gestione e controllo (SIGC). Lo svolgimento dei compiti relativi alla gestione del sistema è affidato ad almeno due uffici di livello dirigenziale non generale. L'Agenzia può avvalersi del supporto dell'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), ed è tenuta ad assicurare che i servizi del SIAN siano a disposizione degli utenti e, sulla base di apposite convenzioni, delle pubbliche amministrazioni interessate.

 

Il Titolo II  del decreto legislativo in esame prevede la soppressione di Agecontrol Spa e il trasferimento delle funzioni ad AGEA.

 

Per  l'inquadramento del personale di Agecontrol nei ruoli di Agea, è richiesto il superamento di una procedura di selezione destinata all'accertamento dell'idoneità, in relazione al profilo professionale da ricoprire e alla verifica dell'esperienza maturata. La procedura deve essere completata entro tre mesi dalla pubblicazione della tabella di comparazione definita con decreto ministeriale, su proposta del Direttore dell'Agenzia, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo in esame. Il personale che ottiene una valutazione positiva è inquadrato nei ruoli dell'Agenzia.

Dalla data di inquadramento, al personale proveniente da Agecontrol si applica:

a) il trattamento economico, fondamentale e accessorio, spettante al personale dell'Agenzia, salva la possibilità di riconoscere un differenziale tra il trattamento complessivo e quello percepito, in Agecontrol, alla data di entrata in vigore della legge delega n. 154 del 2016, riassorbibile con i successivi miglioramenti economici, a concorrenza del trattamento fondamentale;

b) il regime previdenziale previsto per il personale degli enti pubblici non economici.

 

Gli organi di Agecontrol restano in carica fino alla cancellazione di tale società dal registro delle imprese. Gli organi in carica alla data della soppressione deliberano il bilancio di chiusura, lo trasmettono ad AGEA per l'approvazione, che ne informa il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dell'economia e delle finanze. In caso di inerzia, il Direttore di AGEA provvede alla chiusura del bilancio della società. Ai componenti degli  organi della società sono corrisposti emolumenti fino alla data di soppressione; dopo tale momento, e fino alla cancellazione della società dal registro delle imprese, ai predetti componenti spetta solo il rimborso delle spese.

 

La dotazione organica dell'Agea sarà pari al numero dei presenti in servizio, unitamente al personale a tempo indeterminato di Agecontrol transitato in AGEA. Nei tre anni successivi, si deve provvedere a ridurre progressivamente la dotazione organica, in misura pari al 50% delle unità di personale collocate obbligatoriamente in quiescenza. La dotazione organica finale sarà quella risultante al termine del triennio. Il rapporto di lavoro è quello disciplinato dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Il regime previdenziale è quello applicabile al personale degli enti pubblici non economici.

 

Il Titolo III del medesimo decreto legislativo in esame reca disposizioni transitorie e finali.

 

L'articolo  20 prevede che il Direttore pro tempore dell'Agenzia, alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame (8 luglio 2018), resti in carica fino alla scadenza naturale del suo mandato. Il Direttore dell'Agenzia propone lo schema di Statuto entro sessanta giorni dalla medesima data di entrata in vigore del decreto legislativo. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sono definite le modalità per il completamento della realizzazione del sistema informativo nazionale unico.

c) Da ultimo, è stato presentato alle Camere, l'8 luglio 2019, per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, l'atto del Governo n. 96 della XVIII legislatura, recante disposizioni integrative e correttive al predetto decreto legislativo n. 74 del 2018. E' stato quindi pubblicato il decreto legislativo 4 ottobre 2019, n. 116, recante "Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, recante riorganizzazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura - AGEA e per il riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare". Il provvedimento è entrato in vigore il 1° novembre 2019.

In particolare, come previsto dall'art. 2 del suddetto decreto, le funzioni già attribuite ad Agecontrol S.p.a., relative all'esecuzione di controlli di qualità su prodotti ortofrutticoli freschi sia nel mercato interno che nell'import/export, oltre che alle verifiche istruttorie, contabili e tecniche nell'agroalimentare, nei comparti interessati dagli aiuti comunitari, vengono attribuite al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che le esercita attraverso la SIN S.p.a. - Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura.

Per un approfondimento sul suddetto provvedimento, si rinvia al relativo dossier dei Servizi studi di Camera e Senato.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

Il Governo - come accennato in precedenza nel paragrafo dedicato al cosiddetto collegato agricolo - ha presentato alle Camere, nel mese di novembre 2017, uno schema di decreto legislativo recante disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica (atto del Governo n. 474), sul quale le Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato hanno espresso il loro parere. Successivamente, a febbraio 2018, il Governo ha ritrasmesso il testo - che teneva conto delle condizioni e osservazioni formulate dalle predette Commissioni - per l'espressione del parere definitivo da parte delle Camere (atto del Governo n. 474-bis). E' stato quindi emanato il decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20, composto di 17 articoli.

Per un approfondimento sul sistema di agricoltura biologica in generale e sul predetto decreto legislativo n. 20 del 2018 in materia di controlli, si rinvia all'apposita sezione del tema web sulla tutela della qualità dei prodotti agroalimentari.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

Altra riforma scaturita dall'esercizio della delega di cui all'art. 5 del cosiddetto collegato agricolo (legge n. 154 del 2016) è quella che ha dato luogo al decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, recante il testo unico in materia di foreste e filiere forestali.

In particolare, la disposizione di delega prevedeva che la revisione e armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali avvenisse in coerenza con la strategia nazionale definita dal Programma quadro per il settore forestale, di cui all'articolo 1, comma 1082, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la normativa europea e gli impegni assunti in sede europea e internazionale.

Contenuto
Tra le finalità del suddetto decreto legislativo n. 34 del 2018 , vi sono quelle di garantire la salvaguardia delle foreste nella loro estensione, distribuzione, ripartizione geografica, diversità ecologica e bio-culturale e, al tempo stesso, promuovere la gestione attiva e razionale del patrimonio forestale nazionale, promuovendo le relative filiere produttive e lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali (art. 2, comma 1).

Al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con la Conferenza unificata, è attribuita la competenza ad adottare gli atti di indirizzo ed assicurare il coordinamento delle attività. Tale funzione è svolta in coordinamento, per quanto di rispettiva competenza, con il Ministero dell'ambiente e con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (art. 2, comma 2).

Il decreto prevede la promozione di accordi, intese istituzionali e progetti di valenza interregionale e internazionale da parte di Stato, regioni e province autonome (art. 2, commi 3 e 4).
Sono, quindi, introdotte alcune definizioni valevoli a livello nazionale (artt. 3-5). Particolare rilievo assume, in tal senso, la definizione di bosco (cui sono equiparati i termini foresta e selva) , di "aree assimilate a bosco" e di "aree escluse dalla definizione di bosco"; le regioni potranno adottare una definizione integrativa di bosco e di aree assimilate a bosco o escluse dalla definizione di bosco, purché non venga diminuito il livello di tutela e conservazione assicurato alle foreste come presidio fondamentale della qualità della vita (art. 3, comma 4).

Viene, quindi, displinata la programmazione e pianificazione forestale (art. 6), prevedendo l'approvazione della Strategia forestale nazionale, documento che ha validità ventennale e che è soggetto a revisione e aggiornamento quinquennale. Le regioni adottano poi i programmi forestali regionali. Con i piani forestali di indirizzo territoriale le regioni individuano gli strumenti di pianificazione forestale; con i piani di gestione forestali viene garantita la tutela e la gestione attiva delle proprietà forestali pubbliche e private. Con disposizioni quadro predisposte con decreto interministeriale, adottato d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, saranno definiti i criteri minimi nazionali di elaborazione dei piani in esame. 

Quanto alla attività di gestione forestale (art. 7), le regioni sono chiamate a definirne l'ambito (il divieto della pratica del taglio a raso nei boschi può essere derogato solo per esigenze di difesa fitosanitaria, di ripristino post-incendio o per motivi di interesse pubblico, a condizione che sia assicurata la rinnovazione naturale o artificiale del bosco). Lo stesso divieto vale per la pratica del taglio a raso nei boschi ad alto fusto e nei boschi cedui non matricinati, salvi gli interventi autorizzati dalle regioni o previsti dai piani di gestione forestale.
Nella trasformazione del bosco (art. 8) rientra ogni intervento finalizzato ad attività diverse dalla gestione forestale che comporti l'eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva esistente. E' vietata tale attività quando comporti un danno o un danno ambientale e che non sia stata previamente autorizzata. Anche se autorizzata, la trasformazione deve essere comunque compensata a cura e a spese del destinatario dell'autorizzazione.
L a promozione e l'esercizio delle attività selvicolturali di gestione (art. 10), è demandata alle regioni e alle province autonome, che potranno avvalersi delle imprese che operano nei seguenti settori:
  • forestale e ambientale;
  • della selvicoltura e delle utilizzazioni forestali;
  • della gestione, difesa e tutela del territorio;
  • delle sistemazioni idraulico-forestali;
  • della prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi.

Sono stati quindi emanati il decreto 29 aprile 2020, recante "Albi regionali delle imprese forestali" - in attuazione del presente art. 10, comma 8, lettera a) - e il decreto 29 aprile 2020, recante "Definizione dei criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali", in attuazione del medesimo comma 8, lettera b).

Gli interventi della legge di bilancio 2019 in tema di foreste, legno e ambiente boschivo

La legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018) ha introdotto le seguenti misure in tema di foreste, legno e ripristino dell'ambiente boschivo:

  • l'istituzione di un Fondo per la gestione e la manutenzione delle foreste italiane, con una dotazione di 2 milioni di euro per il 2019, di 2,4 milioni di euro per il 2020, di 5,3 milioni di euro per il 2021 e di 5,2 milioni di euro a decorrere dal 2022 (art. 1, commi 663-664);
  • l'aumento percentuale di compensazione ai fini IVA del legno e della legna da ardere, nel limite di spesa di 1 milione di euro annui, a decorrere dal 2019 (art. 1, comma 662). In attuazione della predetta disposizione, è stato adottato il decreto ministeriale 27 agosto 2019;
  • il riconoscimento di un contributo in forma di «voucher», nella misura pari al 50 per cento dei costi effettivamente sostenuti e documentati e nel limite di spesa massimo di 3 milioni di euro per il 2019, per la rimozione ed il recupero di alberi o di tronchi, caduti o abbattuti in conseguenza degli eventi atmosferici avversi incorsi nei mesi di ottobre e novembre 2018 e per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, con delibera del Consiglio dei ministri 8 novembre 2018 (art.1, comma 665).
ultimo aggiornamento: 12 maggio 2020

Con la legge europea 2013-bis (articolo 17 della legge 30 ottobre 2014, n. 161) è stato previsto che le bevande analcoliche a base di succo di arancia vendute in Italia debbano avere un contenuto di succo di arancia non inferiore a 20 grammi per 100 centilitri o pari all'equivalente quantità di succo di arancia concentrato o disidradato in polvere. L'obbligo riguarda esclusivamente le bevande commercializzate nel mercato nazionale, mentre ne sono escluse quelle destinate al mercato degli altri Stati dell'Unione europea o degli altri Stati contraenti l'Accordo sullo spazio economico europeo, nonché quelle verso Paesi terzi. La norma è applicabile dal 6 marzo 2018.

 Il Parlamento ha poi approvato la legge per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici (legge 25 luglio 2017, n. 127), ubicati prevalentemente  nella riviera ionica della Sicilia, nella riviera ionica e tirrenica della Calabria, nella penisola sorrentina, nella costiera amalfitana e nelle isole del Golfo di Napoli, nel Gargano ed intorno al lago di Garda.

Il provvedimento ha previsto l'assegnazione di contributi ad hoc per il ripristino e il recupero  degli agrumeti aventi particolare pregio varietale paesaggistico, storico e ambientale, situati in aree vocate alla coltivazione di specie agrumicole nelle quali particolari condizioni ambientali e climatiche conferiscono al prodotto caratteristiche specifiche.

Per tali finalità è stato istituito, presso il MIPAAF, il Fondo per la salvaguardia degli agrumenti caratteristici, con una dotazione di 3 milioni di euro per l'anno 2017 (cap. 7469).

E' stato quindi emanato il decreto ministeriale n. 1904 del 19 febbraio 2019, che ha individuato i territori nei quali sono situati gli agrumeti caratteristici, definito i criteri e le tipologie degli interventi previsti, e determinato la misura dei contributi erogabili.

Si segnala, poi, che la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha istituito - all'art. 1, comma 131 - un Fondo per il miglioramento della qualità e della competitività delle imprese agrumicole, con una dotazione di 2 milioni di euro per il 2018 e 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 (cap. 7051 del MIPAAF). I criteri e le modalità per la ripartizione del predetto fondo sono stati definiti dal decreto ministeriale 25 luglio 2019.

Inoltre, il decreto-legge n. 27 del 2019 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2019) ha previsto, all'art. 9, la possibilità di concedere un contributo per la copertura dei costi sostenuti per gli interessi dovuti per il 2019 sui mutui bancari contratti dalle imprese del settore agrumicolo, nel limite complessivo di spesa di 5 milioni di euro per il 2019, concesso ad ogni singolo produttore in ammontare proporzionale alla media produttiva di agrumi, adeguatamente documentata, relativa agli ultimi tre anni.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

Sono diverse le disposizioni legislative che, in maniera puntuale, hanno inciso negli ultimi anni sul settore lattiero caseario (compresa la gestione delle cosiddette quote latte) e, in generale - sul settore zootecnico.

Di seguito si riportano i principali interventi:

  • l'articolo 1, comma 241, della legge n.190 del 2014 (legge di stabilità 2015) ha istituito, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario, dotato di 8 milioni di euro nel 2015 e 50 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2016 e 2017, finalizzato alla ristrutturazione del settore lattiero caseario ed al miglioramento della qualità del latte bovino (cap. 7100);
  • l'articolo 1 del decreto-legge n. 51 del 2015  (modificato dall'art. 23, comma 6-quater, del decreto-legge n. 113 del 2016) ha poi previsto la rateizzazione in tre anni dei pagamenti ancora dovuti in base al regime delle cosiddette quote latte, per la campagna lattiera  1° aprile 2014-31 marzo 2015 (regime, introdotto nel 1984, che - dal 1° aprile 2015 - è cessato); il medesimo decreto-legge ha disciplinato il rispetto di corrette relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari (art. 2, modificato dall'art. 14, comma 1, della legge n. 154 del 2016), e ha dato attuazione al regolamento (UE) n. 1308/2013 in materia di organizzazioni interprofessionali nel settore agricolo (art. 3);
  • l'articolo 21 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189 (così come convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229 del 2016, ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2016, per il finanziamento di misure di sostegno dei produttori di latte e di prodotti lattiero-caseari interessati alla stipula di accordi misti volontari e ad adottare decisioni comuni sulla pianificazione del volume di latte prodotto, prevedendo che un milione di euro venisse destinato aziende zootecniche ubicate nei Comuni terremotati (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria);
  • l'articolo 15 del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8  (così come convertito, con modificazioni, dalla legge n. 45 del 2017) ha autorizzato la spesa di 20.942.300 euro, per il 2017, in favore del comparto bovino, ovino e suino delle regioni colpite dagli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016, per effetto dell'incremento dal 100 al 200 per cento della quota nazionale del sostegno supplementare per le misure adottate ai sensi del regolamento delegato (UE) n. 2016/1613 della Commissione. Ha autorizzato, inoltre, sempre per il 2017, la spesa di 2 milioni di euro per il settore equino nelle medesime zone;
  • la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), ha, poi, esteso al settore zootecnico le risorse del Fondo per la competitività della filiera e il miglioramento della qualità dei prodotti cerealicoli e lattiero caseari (istituito dall'art. 23-bis del decreto-legge n. 113 del 2016), stanziando 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 destinati a sostenere la zootecnia estensiva praticata nelle zone montane e, limitatamente ai comuni colpiti dal sisma del 2016 e 2017, nelle zone svantaggiate (art.1, comma 130, in attuazione del quale è stato emanato il decreto ministeriale 1° marzo 2018); ha istituito, inoltre, nello stato di previsione del MIPAAF, il Fondo per l'emergenza avicola (cap. 7440), con una dotazione di 15 milioni di euro per il 2018 e 5 milioni di euro per il 2019 (art. 1, commi 507-510); ha, infine, previsto l'innalzamento delle percentuali di compensazione IVA applicabili agli animali vivi della specie bovina e suina, rispettivamente, in misura non superiore al 7,7% e all'8% per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020 (art. 1, comma 506). Da ultimo, in attuazione di quest'ultima disposizione, è stato adottato il decreto ministeriale 5 giugno 2020, recante "Innalzamento delle percentuali di compensazione applicabili alle cessioni di animali vivi della specie bovina e suina".

Il collegato agricolo (legge n. 154 del 2016) ha inoltre previsto, all'art. 15, con una disposizione di delega, l'emanazione di un decreto legislativo che introducesse una nuova disciplina in materia di riproduzione animale. E' stato quindi adottato il decreto legislativo 11 maggio 2018, n. 52.

Il suddetto decreto legislativo, composto di 15 articoli, individua i principi fondamentali della disciplina relativa alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alla riproduzione animale, per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla politica agricola comune, ferme restando le competenze attribuite alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano. Ciò avviene nel rispetto del principio di separazione tra le attività di miglioramento genetico, di competenza nazionale, e quelle di consulenza, di competenza regionale (art. 1). Sono previste sanzioni amministrative sia pecuniarie sia di confisca del materiale riproduttivo, nel caso di violazione delle disposizioni indicate dal decreto (art. 12). Viene, inoltre, abrogata la previgente legge 15 gennaio 1991, n. 30 (art. 15).

Successivamente, è intervenuto il decreto-legge n. 27 del 2019 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2019) recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, il quale è intervenuto con le seguenti disposizioni nel settore lattiero-caseario e zootecnico.
  • l'istituzione di un Fondo per favorire la competitività del latte ovino, con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2019 (art. 1) destinato a sostenere i contratti e promuovere gli interventi di regolazione dell'offerta di formaggi ovini DOP, sostenere la ricerca nel settore e il necessario trasferimento tecnologico, adottare interventi strutturali nel settore di riferimento. Con il decreto ministeriale 8 gennaio 2020 sono stati definiti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del Fondo. Tale decreto tiene conto conto della consistenza dei capi bestiame, delle specificità territoriali, con particolare riguardo alle aree di montagna, dell'adozione di iniziative per favorire l'imprenditoria giovanile, della promozione della qualità dei prodotti made in Italy;
  • la corresponsione, nel limite di spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2019, di contributi (art. 2) destinati alla copertura, totale o parziale, dei costi sostenuti per gli interessi sui mutui bancari contratti, entro il 31 dicembre 2018, dalle imprese che operano nel settore del latte ovino caprino. Il contributo è concesso per un ammontare proporzionale al numero dei capi di bestiame, posseduti alla data di stipula del contratto di mutuo, nel rispetto delle disposizioni relative agli aiuti de minimis del settore agricolo di cui ai regolamenti (UE) n.1407/2013 e 1408/2013 della Commissione;
  • un sistema di monitoraggio (art. 3) della produzione di latte vaccino, ovino e caprino e dell'acquisto di latte e prodotti lattiero-caseari a base di latte importati da Paesi dell'Unione europea e da Paesi terzi;
  • la modifica delle modalità di effettuazione della riscossione coattiva degli importi dovuti relativi al prelievo supplementare latte (art. 4), prevedendo, a tal fine, che, a decorrere dal 1° aprile 2019, la riscossione coattiva degli importi dovuti relativi a tale prelievo, nei casi di mancata adesione alla rateizzazione e in quelli di decadenza dal beneficio della dilazione, sia effettuata mediante ruolo.
Il decreto ministeriale MEF-MIPAAF 22 gennaio 2020 ha quindi stabilito i termini e le modalità di trasmissione telematica, all'agente della riscossione, dei residui di gestione relativi ai ruoli emessi dall'AGEA e dalle regioni fino al 31 marzo 2019 (ai sensi dell'art. 4 del decreto-legge).
Si ricorda, infatti, che l'art. 4 del decreto-legge n. 27 del 2019 ha introdotto i due nuovi commi 10-quinquies e 10-sexies all'art. 8-quinquies del decreto-legge n. 5 del 2009, che dispongono, rispettivamente:
- l'applicazione delle disposizioni previste ai commi 10, 10-bis, 10-ter, e 10-quater del suddetto decreto-legge n. 5 del 2009 anche alle procedure di recupero del prelievo previste dall'art. 1 del decreto-legge n. 51 del 2015 (l'art. 1 richiamato ha previsto la rateizzazione  - in tre rate annuali - del pagamento dell'importo del prelievo supplementare sul latte bovino non ancora versato dovuto per il periodo 1° aprile 2014-31 marzo 2015.
- la sospensione nei confronti dei primi acquirenti di latte di vacca e fino al 15 luglio 2019 delle procedure di esecuzione delle procedure di riscossione coattiva che fa capo alle regioni, in base a quanto disposto dall'art. 1, comma 9, del decreto-legge n. 49 del 2003 (viene, quindi, prevista anche la sospensione dei termini di prescrizione, di impugnazione e di opposizione all'esecuzione).
  • la definizione del territorio nazionale come area omogena non soggetta a restrizioni per quanto riguarda la movimentazione degli animali della specie bovina (art. 4-bis) in relazione al contrasto e dell'eradicazione della febbre catarrale degli ovini («Lingua blu»);
  • l'incremento del  Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti (art. 5), al fine di favorire la distribuzione gratuita di alimenti ad alto valore nutrizionale. Sono a tal fine stanziati 14 milioni di euro per il 2019, per l'acquisto di formaggi DOP, fabbricati esclusivamente con latte di pecora, con stagionatura minima di 5 mesi e massima 10 mesi, con contenuto in proteine non inferiore al 24,5 per cento, con umidità superiore al 30 per cento e con cloruro di sodio sul tal quale inferiore al 5 per cento;
  • l'istituzione del Fondo nazionale per la suinicoltura, con una dotazione di 1 milione di euro per il 2019 e 4 milioni di euro per il 2020 (art. 11-bis). Il decreto ministeriale 7 aprile 2020 ha definito i criteri e le modalita' di ripartizione delle risorse del predetto Fondo.

Inoltre, è stato presentato alle Camere, al fine dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, lo schema di decreto ministeriale (Atto del Governo 159) recante "Disposizioni per l'indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell'etichetta delle carni suine trasformate", composto di 7 articoli, predisposto in attuazione dell'articolo 4 della legge n. 4 del 2011. La  Commissione agricoltura della Camera ha espresso il proprio parere favorevole, con osservazioni, il 26 febbraio 2020.

Da ultimo, il cosiddetto decreto-legge "Cura Italia" n. 18 del 2020 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, ha previsto l'estensione delle agevolazioni del Fondo rotativo per il sostegno delle imprese e gli investimenti in ricerca agli investimenti realizzati dalle imprese della filiera avicola, nel limite di 100 milioni di euro per l'anno 2020 (art. 78, comma 4-novies).

ultimo aggiornamento: 23 luglio 2020

Diverse disposizioni legislative sono state introdotte - negli ultimi anni - a sostegno dei settori cerealicolo e bieticolo-saccarifero.

Il settore cerealicolo

Con riferimento alle risorse destinate al settore cerealicolo, l'art. 23-bis del decreto-legge n.113 del 2016 ha istituito il Fondo per la qualità e la competitività delle produzioni delle imprese agricole cerealicole e dell'intero comparto cerealicolo, anche attraverso il sostegno ai contratti e agli accordi di filiera, alla ricerca, al trasferimento tecnologico e agli interventi infrastrutturali, dotandolo inizialmente di 3 milioni di euro per l'anno 2016 e 7 milioni di euro per l'anno 2017 (cap. 7825).

La legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016) ha destinato a tale Fondo 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2018.

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha previsto l'estensione al settore olivicolo nelle aree colpite dal batterio Xylella fastidiosa delle risorse del suddetto Fondo e il conseguente rifinanziamento del predetto fondo di 1 milione di euro, per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, da destinare al reimpianto con piante tolleranti o resistenti a Xylella fastidiosa nella zona infetta (art. 1, comma 128).

Ha esteso, inoltre, anche al settore zootecnico la destinazione del medesimo Fondo, incrementandolo di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, da destinare a interventi in favore della zootecnia estensiva praticata nelle zone montane e, limitatamente ai comuni colpiti dal sisma del 2016 e 2017, nelle zone svantaggiate (art. 1, comma 130).

La legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018) ha ulteriormente aumentato di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 le risorse del medesimo Fondo, da destinare al reimpianto con piante tolleranti o resistenti al batterio Xylella fastidiosa e ai contratti di distretto per la realizzazione di un programma di rigenerazione dell'agricoltura nei territori colpiti (art. 1, comma 660).  

Dal decreto di ripartizione del bilancio 2020-2022 in capitoli, risultano - quindi - complessivamente appostati, nel cap. 7825 del MIPAAF, per le diverse finalità sopra indicate, 23 milioni di euro per il 2020, 12 milioni di euro per il 2021 e 10 milioni di euro per il 2022.

Il settore bieticolo-saccarifero

Per quanto concerne il settore bieticolo-saccarifero,  l'art. 30-ter del decreto-legge n. 91 del 2014, modificando l'articolo 29 del decreto-legge n. 5 del 2012, ha previsto che i progetti di riconversione del comparto bieticolo saccarifero rivestano carattere strategico e costituiscano priorità a carattere nazionale; essi rientrano nell'ambito dei progetti di riconversione industriale che interessano la produzione di energia da fonti rinnovabili e sono finalizzati anche al reimpiego dei lavoratori dipendenti delle imprese saccarifere italiane dismesse. Il Comitato interministeriale appositamente istituito è chiamato a nominare un Commissario ad acta, qualora i procedimenti autorizzativi non risultino ultimati e siano decorsi infruttuosamente i termini di legge per la conclusione di tali procedimenti.

In relazione alle risorse destinate negli ultimi anni al settore bieticolo-saccarifero, la legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016) ha disposto uno stanziamento di 5 milioni di euro per l'anno 2017 (cap. 7370).

Un successivo rifinanziamento di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018-2021 è stato disposto dall'art. 56-bis del decreto-legge n. 50 del 2017 (legge n. 96 del 2017), destinato all'apposito Fondo per la razionalizzazione e la riconversione della produzione bieticolo-saccarifera di cui all'articolo 1, comma 1063 della legge n. 296 del 2006.

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha ulteriormente incrementato la dotazione del suddetto Fondo di 4 milioni di euro per il 2018, di 5 milioni di euro per il 2019 e di 6 milioni di euro per il 2020 (art. 1, comma 1178).

Dal decreto di ripartizione in capitoli 2020-2022, risultano, quindi, complessivamente appostati a tal fine - nel cap. 7370 del MIPAAF - 11 milioni di euro per il 2020, 5 milioni di euro per il 2021, mentre non sono previste risorse per il 2022.

Da ultimo, il decreto-legge n. 27 del 2019 (legge n. 44 del 2019) all'art. 10-quinquies, reca interventi di sostegno alle imprese del settore saccarifero. In particolare, si dispone che i procedimenti di recupero di taluni aiuti concessi per il settore dello zucchero, derivanti dalla decisione di esecuzione della Commissione n. 2015/103, restino sospesi sino all'accertamento definitivo dell'obbligo a carico dei beneficiari.

ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

Alcuni recenti interventi legislativi hanno avuto come oggetto anche altri specifici prodotti agroalimentari.

Settore olivicolo-oleario

L'art. 4 del decreto-legge n. 51 del 2015 ha istituito - presso il MIPAAF - il  Fondo per la realizzazione di un piano di interventi  nel settore olivicolo-oleario, con una dotazione iniziale pari a 4 milioni di euro per l'anno 2015 e a 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017 (cap. 7110).

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) è intervenuta - tra l'altro - sul Fondo cosiddetto cerealicolo (istituito dall'art. 23-bis del decreto-legge n. 113 del 2016) per estenderlo al settore olivicolo nelle aree colpite dal  batterio Xylella fastidiosa, al fine di superare l'emergenza derivata dallo stesso; conseguentemente, il medesimo Fondo è stato incrementato di 1 milione di euro per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020, da destinare al reimpianto con piante tolleranti o resistenti a Xylella fastidiosa nella zona infetta (art. 1, comma 128).


La legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018) ha disposto l'aumento di 2 milioni di euro per gli anni 2019 e 2020 e la previsione di nuove risorse per un ammontare di 2 milioni di euro nel 2021, da destinare al reimpianto con piante tolleranti o resistenti al batterio della Xylella fastidiosa e ai contratti di distretto, per la realizzazione di un programma di rigenerazione dell'agricoltura nei territori colpiti, da attuarsi anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità. Si è prevista, inoltre, la non applicabilità di talune disposizioni riguardanti le piante di ulivo monumentale agli olivi che insistono nella zona infetta (articolo 1, commi 657, 660 e 661).

Inoltre, il decreto-legge n. 27 del 2019 (legge n. 44 del 2019) recante disposizioni urgenti sui settori agricoli in crisi, ha previsto le seguenti misure nel settore olivicolo-oleario:

  • l'accesso agli interventi compensativi finanziati dal Fondo di solidarietà nazionale per le imprese agricole ubicate nella Regione Puglia, le quali hanno subito danni dalle gelate eccezionali verificatesi nel 2018 e non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi. La Regione Puglia viene autorizzata a deliberare la proposta di declaratoria di eccezionalità dei predetti eventi entro il termine perentorio di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (art. 6);
  • un contributo per la ripresa produttiva dei frantoi ubicati nella regione Puglia, nel limite di spesa di 8 milioni di euro per il 2019 (art. 6-bis);
  • un contributo per la copertura dei costi sostenuti per gli interessi dovuti per il 2019 sui mutui bancari contratti dalle imprese del settore olivicolo-oleario entro la data del 31 dicembre 2018, nel limite complessivo di spesa di 5 milioni per il 2019. Il contributo è concesso ad ogni singolo produttore in ammontare proporzionale alla media produttiva relativa agli ultimi tre anni (articolo 7, commi 1, 2 e 3);
  • interventi compensativi - per 2 milioni di euro per il 2019 - a ristoro della produzione perduta, per le imprese del settore olivicolo-oleario dei comuni di Calci, Vicopisano e Buti (in provincia di Pisa), per gli incendi che si sono verificati a settembre 2018 (art. 7, commi 2-bis-2-quater). Il decreto ministeriale 2 dicembre 2019 ha indicato le  modalita' per la concessione del relativo contributo e per la disciplina dell'istruttoria delle richieste.

L'articolo 8-quater del medesimo decreto-legge n. 27 del 2019 prevede, infine, l'adozione di un Piano straordinario per la rigenerazione del settore olivicolo della Puglia nelle zone che sono risultate infette dal batterio della Xylella fastidiosa. La dotazione finanziaria del Piano ammonta a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Il Piano è stato quindi adottato con il decreto 6 marzo 2020. A seguito dell'emanazione del predetto provvedimento, è stato poi adottato il decreto 15 maggio 2020, recante "Disposizioni urgenti in materia di interventi compensativi in favore dei frantoi oleari".

Da ultimo, la legge di bilancio 2020 (legge n. 160 del 2019) ha introdotto una disciplina relativa alle attività di oleoturismo, per le quali sono estese le disposizioni della legge di bilancio 2018 concernenti le attività di enoturismo (art. 1, commi 513-514).

Altre filiere (canapa, riso, pomodoro etc.) e rapporti commerciali nell'ambito delle filiere agroalimentari

Si segnala intanto la legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa".

Il collegato agricolo (legge n. 154 del 2016) è intervenuto, poi, in relazione alle filiere del:

  • riso, per il quale è stata prevista una delega al Governo per regolamentare il mercato interno di tale prodotto (art. 31): tale delega è stata esercitata e ha dato luogo al decreto legislativo 4 agosto 2017, n. 131. Il predetto decreto legislativo ha previsto, tra l'altro, che la denominazione dell'alimento sia costituita dal nome di uno dei gruppi di riso ivi classificati e possa essere accompagnata dal nome di tutte le varietà di riso greggio, elencate e descritte in apposito registro, da cui il riso è ottenuto, che non siano le varietà tradizionali. Presso l'Ente nazionale risi è istituito un registro contenente l'elenco delle varietà del riso greggio (art. 6).

    Con decreto interministeriale 26 luglio 2017 è stata prevista l'indicazione dell'origine in etichetta del riso;

  • piante officinali, per le quali è stata esercitata la delega prevista all'art. 5, che ha dato luogo all'emanazione del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 75, recante il testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali (le cui disposizioni sostituiscono la precedente normativa risalente al 1931);
  • prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro: le relative disposizioni prevedono, in particolare, la definizione di questi prodotti (art. 24), i relativi requisiti (art. 25), l'etichettatura e il confezionamento degli stessi (art. 26), nonché le relative sanzioni (art. 27).

Con decreto interministeriale 16 novembre 2017 è stata prevista l'indicazione in etichetta dell'origine del pomodoro;

  • burro, con la previsione dell'esenzione per i piccoli produttori di burro dall'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico (art. 33);
  • apicoltura, introducendo sanzioni in caso di mancata iscrizione all'Anagrafe apistica, autorizzando la distribuzione di presidi sanitari agli apicoltori da parte delle organizzazioni di rappresentanza, permettendo agli apicoltori colpiti dal parassita Aethina tumida di reintrodurre nella zona di protezione lo stesso numero di alveari perduti, purchè provenienti da allevamenti dichiarati indenni dalla presenza del parassita (art. 34);
  • birra, definendo cosa si intenda per birra artigianale (art. 35) e favorendo la filiera del luppolo (art. 36);
  • funghi, fornendo una definizione del fungo cardoncello (art. 37).

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha poi previsto che, al fine di promuovere l'apicoltura, quale strumento di tutela della biodiversità e di integrazione del reddito nelle aree montane, non concorrano alla formazione della base imponibile, ai fini IRPEF, i proventi dell'apicoltura condotta da apicoltori con meno di venti alveari e ricadenti nei comuni classificati come montani (art. 1, comma 511). Ha, inoltre, rideterminato l'aliquota di accisa sulla birra in 3,00 euro per ettolitro e per grado-Plato a decorrere dal 1° gennaio 2019 (art. 1, comma 514).

Ha previsto, infine, per il potenziamento delle azioni di promozione del made in Italy agroalimentare all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, la destinazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, e 3 milioni di euro per l'anno 2020, all'Associazione delle camere di commercio italiane all'estero (art. 1, comma 501).

La legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018) ha poi disposto l'istituzione del Catasto frutticolo nazionale, che sarà chiamato a censire a livello aziendale le superfici destinate a ortofrutta, distinte con l'indicazione dei vari cultivar. Vengono, a tal fine, stanziati 2 milioni di euro per il 2019 e 3 milioni di euro per il 2020 (art. 1, commi 666 e 667). Ha inoltre stanziato 1 milione di euro, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, per la realizzazione di progetti nel settore apistico, finalizzati al sostegno di produzioni e allevamenti di particolare rilievo ambientale, economico, sociale e occupazionale (art. 1, comma 672).

La medesima legge di bilancio 2019 ha realizzato una riforma della disciplina fiscale relativa alla raccolta di prodotti selvatici non legnosi e delle piante officinali spontanee (art. 1, commi 692-699) e una modifica alla disciplina della vendita diretta: in base a quest'ultima, gli imprenditori agricoli possono vendere non solo prodotti propri, ma anche prodotti agricoli e alimentari acquistati direttamente da altri imprenditori agricoli. Tali prodotti non devono appartenere alla stessa categoria merceologica dei prodotti propri e l'attività di vendita non deve essere prevalente rispetto a quella dei prodotti propri. Per tali finalità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano promuovono specifiche campagne per valorizzare le produzioni agroalimentari locali, con la previsione, a tal fine, di un limite di spesa di 500.000 euro annui a decorrere dal 2019 (art. 1, commi 700-701).

Inoltre, il citato decreto-legge n. 27 del 2019, all'art. 10-quater, ha introdotto disposizioni sui rapporti commerciali nell'ambito delle filiere agroalimentari. Viene, nello specifico, previsto che:

- i contratti aventi ad oggetto la cessione di taluni prodotti agricoli stipulati obbligatoriamente in forma scritta, debbano avere una durata non inferiore a dodici mesi (con modalità stabilite con decreto del MIPAAF);

- i costi medi di produzione dei prodotti agricoli debbano essere elaborati mensilmente dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), sulla base della metodologia approvata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

- la mancanza di almeno una delle condizioni richieste dall'articolo 168, paragrafo 4 del regolamento (UE) n. 1308/2013, nel caso in cui sia fissato dall'acquirente un prezzo significativamente inferiore ai costi medi di produzione risultante dall'elaborazione dell'ISMEA, costituisce in ogni caso una pratica commerciale sleale;

- la previsione di clausole contrattuali in violazione della determinazione del prezzo comporti l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, a carico dell'impresa acquirente, fino al 10 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio precedente all'accertamento. In caso di reiterata violazione, può essere disposta la sospensione dell'attività di impresa fino a 30 giorni;

- l'Autorità garante della concorrenza e del mercato provveda, d'ufficio, o su segnalazione di chiunque vi abbia interesse, all'accertamento delle violazioni e concluda il procedimento inderogabilmente entro 90 giorni.

Il medesimo decreto-legge n. 27 del 2019, all'art. 11, prevede la realizzazione di campagne promozionali e di comunicazione istituzionale, al fine di incentivare il consumo di olio extra-vergine di oliva, di agrumi e del latte ovi-caprino e dei prodotti da esso derivati, destinando, a tal fine, 2 milioni di euro per il 2019.

Successivamente, la legge di bilancio 2020 (legge n. 160 del 2019) ha previsto l'istituzione, nello stato di previsione del MIPAAF, del Fondo per la competitività delle filiere agricole, finalizzato a sostenere lo sviluppo e gli investimenti delle filiere, con una dotazione finanziaria iniziale di 15 milioni di euro per il 2020 e 14,5 milioni di euro per il 2021 (art. 1, comma 507). Il decreto ministeriale 3 aprile 2020 ha definito i criteri e le modalita' di ripartizione delle risorse del predetto Fondo.

La medesima legge di bilancio 2020 ha inoltre previsto l'istituzione, presso il MIPAAF, di un Fondo per il funzionamento delle Commissioni uniche nazionali, con una dotazione di 200.000 euro annui a decorrere dal 2020, al fine di promuovere i procedimenti di formazione dei prezzi e la trasparenza delle relazioni contrattuali delle filiere agricole. Le relative disposizioni attuative sono state dettate con il decreto ministeriale 6 aprile 2020 (art. 1, commi 518-519).

Da ultimo, il decreto-legge n. 18 del 2020 (cosiddetto Cura Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, ha previsto la sospensione per le imprese del settore florovivaistico, fino al 15 luglio 2020, dei versamenti delle ritenute alla fonte e dei contributi previdenziali e assistenziali nonché la sospensione, tra il 1° aprile e il 30 giugno 2020, dei versamenti IVA (art. 78, comma 2-quinquiesdecies).

ultimo aggiornamento: 20 giugno 2020
 
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