tema 6 settembre 2018
Studi Camera - Agricoltura Agricoltura e biodiversità Riforme organiche di settori agricoli e interventi sulle singole filiere

Negli ultimi anni sono state realizzate dal Parlamento alcune riforme organiche nel settore agricolo e agroalimentare, in materia - tra l'altro - di agricoltura sociale, tutela della biodiversità, contrasto al fenomeno del cosiddetto caporalato, vino, valorizzazione di diverse filiere agroalimentari.

Per quanto concerne i provvedimenti più recenti, si segnalano il decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, recante il testo unico in materia di foreste e filiere forestali, che ha disposto la revisione e armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali, in coerenza con la strategia nazionale definita dal Programma quadro per il settore forestale, e il decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, che ha riorganizzato l'AGEA (l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura) e riordinato il sistema dei controlli nel settore agroalimentare.

Da ultimo, si segnala che, il 7 agosto 2018, è iniziato l'esame in sede referente, presso la XIII Commissione agricoltura della Camera, della proposta di legge AC 183, in materia di valorizzazione dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta: per il contenuto del predetto progetto di legge, si rinvia al relativo dossier predisposto dal Servizio studi della Camera.

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La legge 18 agosto 2015, n. 141, reca norme in materia di agricoltura sociale, quale aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole, finalizzato allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, allo scopo di facilitare l'accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone rurali o svantaggiate.

Tali attività, che devono essere esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, in forma singola o associata, e dalle cooperative sociali, sono dirette a realizzare:

  1. l'inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e di lavoratori svantaggiati e di minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale;
  2. prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali, mediante l'utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell'agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana;
  3. prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l'ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;
  4. progetti finalizzati all'educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l'organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

Le  tipologie di attività b), c) e d) sopra indicate, esercitate dall'imprenditore agricolo, costituiscono attività connesse ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile.

Si dispone inoltre, tra l'altro, che le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere possano prevedere, nelle gare concernenti i relativi servizi di fornitura, criteri di priorità per l'inserimento di prodotti agroalimentari provenienti da operatori dell'agricoltura sociale e l'istituzione - presso il MIPAAF - dell'Osservatorio sull'agricoltura sociale.

Si ricorda, poi, che il Governo ha presentato alle Camere, a settembre 2018, uno schema di decreto ministeriale sui requisiti minimi e le modalità relativi all'agricoltura sociale (atto del Governo n. 48), ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della predetta legge n. 141 del 2015, composto di 8 articoli, ai fini dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti.

ultimo aggiornamento: 18 settembre 2018

La legge 28 luglio 2016, n. 154 (cosiddetto collegato agricolo) ha previsto disposizioni immediatamente operative e disposizioni di delega al Governo ai fini di una maggiore semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare.

Le disposizioni della predetta legge dettano, in particolare - in estrema in sintesi - norme concernenti:

  • la semplificazione dei controlli in ambito agricolo (art. 1);
  • l'equilibrio dei generi nel riparto degli amministratori da eleggere nei consorzi di tutela (art. 2);
  • una prima delega al Governo per il riordino e la semplificazione - tramite decreti legislativi - della normativa in materia di agricoltura, silvicoltura e filiere forestali (art. 5);
  • una seconda delega al Governo - all'art. 6 - in materia di affiancamento dei giovani agricoltori a quelli "anziani";
  • l'istituzione - all'art. 7 - del Sistema informativo per il biologico (SIB), con la possibilità di utilizzare l'infrastruttura del sistema informativo agricolo nazionale (SIAN);
  • una terza delega al Governo - all'art. 15 - per il riordino e la riduzione degli enti, le società e le agenzie vigilati dal MIPAAF, per la revisione del settore ippico nazionale e della legge n. 30 del 1991 in materia di riproduzione animale;
  • l'istituzione, presso l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), della Banca delle terre agricole, con l'obiettivo di costituire un inventario dei terreni agricoli disponibili a causa dell'abbandono dell'attività agricola e di prepensionamenti (art. 16);
  • la previsione che le pubbliche amministrazioni forniscano, a titolo gratuito, ai soggetti richiedenti i contributi europei l'assistenza e le informazioni necessarie ed elaborino specifiche procedure di gestione delle nuove istanze che agevolino la fruizione degli aiuti (art. 19);
  • la revisione delle competenze dell'ISMEA, che è stato legittimato a intervenire finanziariamente, a condizioni agevolate o a condizioni di mercato, anche a favore di imprese che operano nel campo della logistica, dei prodotti agricoli, della pesca e dell'acquacoltura (art. 20);
  • una quarta delega al Governo - all'art. 21 - per adottare uno o più decreti legislativi per il riordino degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e per la regolazione dei mercati;
  • la previsione che i comuni possano definire idonee modalità di presenza e di valorizzazione dei prodotti agricoli a chilometro zero, provenienti da filiera corta e di quelli derivanti dall'agricoltura biologica (art. 22);
  • disposizioni in materia di prodotti derivanti dalla trasformazione del pomodoro, relativamente, in particolare, alla loro definizione, ai requisiti, all'etichettatra e al loro confezionamento (artt. 23-30);
  • una quinta delega al Governo per l'adozione di decreti legislativi recanti disposizioni per il sostegno del riso (art. 31);
  • una serie di disposizioni legate a singole filiere produttive, relativamente alla tracciabilità del riso (art. 32), all'esenzione dei piccoli produttori di burro dall'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico (art. 33), a sanzioni in caso di mancata iscrizione all'anagrafe apistica e altre disposizioni in materia di apicoltori (art. 34), alla definizione di birra artigianale (art. 35), alla filiera del luppolo (art. 36), alla definizione di fungo cardoncello (art. 37);
  • un aggiornamento del quadro sanzionatorio in materia di pesca illegale, in linea con le nuove disposizioni europee (art. 39);
  • disposizioni in materia di contrasto al bracconaggio ittico nelle acque interne (art. 40).

Per quanto concerne l'attuazione - da parte del Governo - delle deleghe legislative previste nella suddetta legge, in parte avvenuta dopo l'inizio della XVIII legislatura, si rileva quanto segue:

  1. relativamente alla delega di cui all'art. 5, sono stati presentati tre schemi di decreti legislativi, uno in materia di riforma dei controlli sull'agricoltura biologica (atto del Governo n. 474), che ha dato luogo all'emanazione del decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20; uno recante il testo unico in materia di foreste e filiere forestali (atto del Governo n. 485), che ha portato all'emanazione del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, ed un terzo concernente le piante officinali (atto del Governo n. 490) - di contenuto pressochè equivalente alla proposta di legge C. 3864, discussa nel corso della XVII legislatura dalla XIII Commissione agricoltura della Camera - trasfuso nel decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 75;
  2. con riferimento alla delega contenuta all'art. 6 - relativa all'affiancamento dei giovani agricoltori a quelli più anziani - questa non è stata  attuata, ma è stata riproposta nei contenuti - sostanzialmente - da alcune disposizioni della legge di bilancio 2018 (art. 1, commi 119 e 120 della legge n. 205 del 2017);
  3. in relazione alla delega di cui all'art. 15, questa ha dato luogo ai seguenti schemi di decreto legislativo:

a) atto del Governo n. 484 di riorganizzazione dell'AGEA e del sistema dei controlli nel settore agroalimentare (parere favorevole con osservazioni espresso dalla Commissione agricoltura del Senato il 24 gennaio 2018), che ha dato luogo al decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74;

b) atto del Governo n. 505 sulla riproduzione animale, che ha portato all'emanazione del decreto legislativo 11 maggio 2018, n. 52;

4. con riferimento alla delega di cui all'art. 21, questa ha dato luogo al seguente schema di decreto legislativo: atto del Governo n. 491, di riforma della legge n. 102 del 2004, relativa al sostegno finanziario delle imprese agricole, che ha portato all'emanazione del decreto legislativo 26 marzo 2018, n. 32;

5) relativamente alla delega contenuta nell'art. 31, questa ha dato luogo al seguente schema di decreto legislativo: atto del Governo n. 425, di riforma del mercato interno del riso, poi divenuto il decreto legislativo 4 agosto 2017, n. 131.

ultimo aggiornamento: 25 giugno 2018

La legge 12 dicembre 2016, n. 238 reca il cosiddetto testo unico sul vino. Essa raccoglie, in parte modificandola, la normativa nazionale in materia di coltivazione della vite e produzione e commercio del vino.

La legge n. 238 del 2016  si compone di 91 articoli.

Di rilievo, come novità introdotta, appare il riconoscimento del vino e dei territori viticoli come patrimonio culturale nazionale, da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale (art. 1).
Si prevede poi che lo Stato promuova interventi per la salvaguardia dei vigneti eroici o storici.
Viene inoltre definito come vitigno autoctono italiano il vitigno appartenente alla specie Vitis vinifera di origine esclusivamente italiana e la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale. L'utilizzo della definizione è limitata a specifici vini DOCG, DOC e IGT, nell'ambito di quanto stabilito nei relativi disciplinari.
Solo le varietà di uva da vino iscritte nel Registro nazionale possono essere impiantate, reimpiantate o innestate per la produzione di prodotti vitivinicoli, fatta eccezione per le viti utilizzate a scopo di ricerca e per quelle di conservazione in situ del patrimonio genetico autoctono.
ll Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali istituisce una schedario viticolo dove deve essere iscritta ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino e contenente le informazioni aggiornate sul potenziale vitivinicolo.
Durante l'esame in Commissione sono state apportate talune semplificazioni per le comunicazioni da effettuare all'ufficio territoriale del Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari - ICQRF in merito alla planimetria dei locali in cui si articolano gli stabilimenti enologici.
Viene definito il periodo vendemmiale e le condizioni entro le quali è possibile effettuare la fermentazione o rifermentazione; a questo riguardo è stata estesa tale possibilità non solo per i vini DOP e IGP il cui disciplinare preveda tale lavorazione, ma anche per la produzione di particolari vini, purché individuati dalle regioni con specifico provvedimento.
In merito alla produzione di mosto cotto viene ammessa la concentrazione a riscaldamento diretto o indiretto del mosto di uve negli stabilimenti enologici purché essa riguardi i prodotti registrati come DOP o IGP o quelli figuranti nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali. L' elaborazione di taluni prodotti a base di mosti e di vini negli stabilimenti promiscui potrà essere lecita previa comunicazione preventiva.
La detenzione di vinacce, vietata a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello di ottenimento, viene elevata al novantesimo giorno per i produttori di quantitativi inferiori a 1.000 ettolitri l'anno.
Vengono enucleate le sostanze la cui detenzione è vietata negli stabilimenti enologici inserendo una deroga al divieto per i prodotti richiesti per il funzionamento delle macchine o attrezzature impiegate per le pratiche enologiche autorizzate.
In merito alla normativa sulla tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali, sono stati definiti gli ambiti territoriali, specificando che, solo le denominazioni di origine possono prevedere l'indicazione di sottozone purché designate con uno specifico nome geografico ed essere previste nel disciplinare di produzione.
In relazione alla procedura per il conferimento della protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche viene previsto che, a decorrere dalla data di presentazione alla Commissione europea della domanda di protezione, della domanda di conversione da una DOP a IGP o della modifica di un disciplinare, i vini potranno essere etichettati conformemente alla domanda presentata, purché autorizzati dal Ministero, d'intesa con la regione competente. Come requisito per il riconoscimento viene richiesto l'appartenere ad una tipologia di DOC da almeno sette anni, e non più da dieci, come attualmente previsto. La cancellazione della protezione europea è richiesta dal Ministero quando la denominazione non sia stata rivendicata per tre campagne vitivinicole (il meccanismo vigente si basa, ai fini della cancellazione, sul fatto che la rivendica riguardi determinate percentuali del territorio, declinate in maniera differente a seconda se si tratti di DOCG, DOC e IGT).
Nei disciplinari di produzione deve essere indicata, tra l'altro, la resa massima di uva ad ettaro, nonché, secondo quanto aggiunto nel testo, la relativa resa di trasformazione in vino o la resa massima di vino per ettaro. E' stato, poi, previsto che le regioni, in annate climaticamente favorevoli, possono annualmente destinare l'esubero massimo di resa del 20 per cento alla produzione del relativo vino DOP. L'esubero di produzione deve essere vinificato nel rispetto della resa massima di trasformazione prevista nel disciplinare di produzione della DOP e IGP di destinazione.
Per i vini DOP, in annate climaticamente favorevoli, le regioni, su proposta dei consorzi e sentite le organizzazioni professionali di categoria, possano destinare l'esubero massimo di resa del 20% a riserva vendemmiale.
Viene, poi, disciplinata la composizione e le funzioni del Comitato nazionale dei vini DOP e IGP; è stato previsto che l'incarico di membro del Comitato sia incompatibile con incarichi dirigenziali e di responsabilità svolti presso organismi di certificazione o altre organizzazioni aventi analoghe competenze.
 In merito all' etichettatura, presentazione e pubblicità, è stato rivista la disciplina dell'utilizzo delle denominazioni geografiche, delle menzioni tradizionali e delle altre indicazioni riservate ai prodotti vitivinicoli DOP e IGP, prevedendo il divieto di riportare il riferimento ad una zona geografica di qualsiasi entità per i vini senza DOP o IGP, salvo il caso in cui siano inclusi in nomi veritieri propri, ragioni sociali o indirizzi di ditte; in tali casi, se contengono termini geografici riservati a vini DOP e IGT e possono creare confusione con essi, devono essere indicati in caratteri che non superino in dimensione quelli indicati per la denominazione del prodotto.
 I vini DOCG devono essere immessi al consumo in bottiglia o in altr i conteniori di capacità non superiore a sei litri, muniti, a cura delle ditte imbottigliatrici, di uno speciale contrassegno, stampato dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, applicato in modo da evitarne il riutilizzo. Per i vini DOC può essere utilizzato tale contrassegno o, in alternativa, il lotto attribuito alla partita certificata dalla ditta imbottigliatrice e comunicato all'organismo titolare del piano dei controlli. I consorzi di tutela decidono di avvalersi della facoltà di utilizzo del lotto o, per i vini DOC e IGT di un sistema telematico di controllo e di tracciabilità alternativo, secondo modalità da stabilire con decreto.
In ordine alla denominazione, la produzione e la commercializzazione degli aceti, le principali novità introdotte in Commissione riguardano gli imprenditori agricoli con una produzione annua inferiore a 10 ettolitri che sono dichiarati esenti dalla tenuta del registro di carico e scarico. Nella denominazione di vendita di un aceto può essere consentito il riferimento alla denominazione di un vino a DOP o IGP purché l'elaborazione dell'aceto avvenga esclusivamente dal relativo vino DOP o IGP. E' comunque vietato l'uso dei termini "DOC", "DOP" "DOCG" "IGT" o "IGP".
Quanto agli a dempimenti amministrativi", viene previsto che gli operatori che inseriscono i dati nel sistema informatico SIAN siano assolti dal rispetto dei termini di registrazione prescritti, purché i sistemi informatici siano in grado di rispettare le prescrizioni contenute nel D.M. 20 marzo 2015. Per i titolati di stabilimenti enologici con produzione annua pari o inferiore a 50 ettolitri, l'obbligo di tenuta dei registri si considera assolto con la presentazione della dichiarazione di produzione e la dichiarazione di giacenza.
Inoltre, quanto ai controlli e alla vigilanza, l'Autorità nazionale competente designata per i controlli sulle imprese del settore vitivinicolo è il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. I controlli sulle imprese del settore vitivinicolo confluiscono nel Registro unico dei controlli ispettivi. I controlli sul rispetto dei disciplinari sui vini a denominazione di origine o a indicazione geografica vengono effettuati da autorità pubbliche o da organismi di controllo privati che svolgono funzioni di organismi di certificazione. Presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali è istituito l' elenco degli organismi di controllo per le DOP e IGP del settore vitivinicolo. La struttura di controllo autorizzata per la specifica DOP o IGP può avvalersi, sotto la propria responsabilità, delle strutture e del personale di altri soggetti iscritti nell'elenco; nel caso in cui l'utilizzatore di una DOP o IGP sia soggetto a più strutture di controllo, gli organismi interessati devono, di comune accordo, individuare la struttura responsabile unica dei controlli documentali e delle visite ispettive e del prelievo dei campioni e, in presenza delle specifiche funzionalità implementate nell'ambito dei servizi del SIAN, individuare la struttura responsabile unica di tutte le attività di certificazione e di controllo.
In merito alla tutela del Made in Italy viene previsto che l'Agenzia delle Dogane renda disponibili sul proprio sito internet le informazioni relative alle importazioni di prodotti vitivinicoli; nell'ambito del SIAN è prevista una sezione aperta al pubblico in cui sono contenuti i dati, in formato aperto, necessari per assicurare una corretta informazione ai consumatori.
Infine, in ordine al sistema sanzionatorio, viene introdotta la fattispecie del ravvedimento operoso, prevedendo la riduzione delle sanzioni amministrative pecuniarie nel caso di violazioni riguardanti comunicazioni formali e qualora non sia già iniziato un procedimento da parte dell'organismo di controllo.
 
Si segnala, poi, che la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), ha introdotto, all'art. 1, commi 502-505, disposizioni in materia di enoturismo, prevedendo, in particolare, l'estensione a coloro che svolgono tale attività della determinazione forfetaria del reddito imponibile, con un coefficiente di redditività del 25 per cento.
ultimo aggiornamento: 25 maggio 2018

La legge 29 ottobre 2016, n. 199, reca "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo", e mira a garantire una maggiore efficacia all'azione di contrasto del c.d. caporalato, introducendo significative modifiche al quadro normativo penale e prevedendo specifiche misure di supporto dei lavoratori stagionali in agricoltura.

I principali filoni di intervento di questa importante legge, che si compone di 12 articoli, riguardano:

  • la riscrittura del reato di caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), attraverso la previsione di responsabilità anche del datore di lavoro;
  • l'applicazione di un'attenuante in caso di collaborazione con le autorità;
  • l'arresto obbligatorio in flagranza di reato;
  • il rafforzamento dell'istituto della confisca;
  • l'adozione di misure cautelari relative all'azienda agricola in cui è commesso il reato;
  • l'estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato;
  • l'estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo antitratta;
  • il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura;
  • il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.
ultimo aggiornamento: 25 maggio 2018

La legge 20 novembre 2017, n. 168, reca norme in materia di domini collettivi (beni collettivi oggetto del diritto di uso civico).

 I domini collettivi sono riconosciuti come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie.

Essi sono soggetti alla Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2 , 9, 42, secondo comma, e 43 della Costituzione. Sono dotati di capacità di produrre norme vincolanti valevoli sia per l'amministrazione soggettiva e oggettiva, sia per l'amministrazione vincolata e discrezionale; hanno la gestione del patrimonio naturale, economico e culturale, che coincide con la base territoriale della proprietà collettiva. Si caratterizzano per l'esistenza di una collettività, che è proprietaria collettivamente dei beni, e che esercita, individualmente o congiuntamente, i diritti di godimento sui terreni sui quali insistono tali diritti. Il Comune svolge di norma funzioni di amministrazione di tali terreni salvo che la comunità non abbia la proprietà pubblica o collettiva degli stessi.



Gli enti esponenziali delle collettività titolari del diritto d'uso civico e della proprietà collettiva hanno personalità giuridica di diritto privato ed autonomia statutaria.

E' compito della Repubblica valorizzare i beni collettivi di godimento in quanto:

  • fondamentali per lo sviluppo delle collettività locali;
  • strumentali per la tutela del patrimonio ambientale nazionale;
  • insistenti su territori che hanno costituito la base di istituzioni storiche finalizzate alla salvaguardia del patrimonio culturale e naturale degli stessi teritori;
  • fondativi di strutture eco-paesisitiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale;
  • patrimonio di risorse rinnovabili da utilizzare a favore della collettività degli aventi diritto.

Sono riconosciuti e tutelati i diritti di uso e di gestione collettivi preesistenti allo costituzione dello Stato italiano. Sono, altresì, riconosciute le comunioni familiari esistenti nei territori montani le quali mantengono il diritto a godere e a gestire i beni in esame conformemente a quanto previsto negli statuti e nelle consuetuedini riconosciuti dal diritto anteriore.

Il diritto sulle terre di collettivo godimento sussiste quando:

  • esso ha ad oggetto lo sfruttamento del fondo dal quale ricavare una qualche utilità;
  • è riservato ai componenti della comunità (o collettività), salvo diversa decisione dell'ente collettivo.

Sono definiti  beni collettivi quelli che costituiscono il patrimonio antico dell'ente collettivo (detto anche patrimonio civico o demanio civico) e che si caratterizzano per la loro inalienabilità, indivisibilità, inusucapibilità e perpetua destinazione agro-silvo-pastorale. Su tali beni è inoltre imposto il vincolo paesaggistico.

In particolare, ono qualificati come  beni collettivi:
  • le terre di originaria proprietà collettiva della generalità degli abitanti del territorio di un comune o di una frazione, imputate o possedute da comuni, frazioni o associazioni agrarie comunque denominate;
  • le terre, con le costruzioni di pertinenza, assegnate in proprietà collettiva agli abitanti di un comune o di una frazione, a seguito della liquidazione dei diritti di uso civico e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento esercitato su terre di soggetti pubblici e privati;
  • le terre derivanti da scioglimento delle promiscuità;
  • le terre derivanti da conciliazioni per la liquidazione degli usi civici;
  • le terre derivanti dallo scioglimento di associazioni agrarie;
  • le terre derivanti da particolari forme di acquisto concesse alle regioni, alle comunità montane e ai Comuni da parte delle regioni, comunità montane e comuni;
  • le terre derivanti da operazioni e provvedimenti di liquidazione o da estinzione di usi civici;
  • le terre derivanti da permuta o da donazione
  • le terre di proprietà di soggetti pubblici o privati, su cui i residenti del comune e della frazione esercitano usi civici non ancora liquidati.

Tutti tali beni, con la sola eccezione delle terre di proprietà pubblica o privata sui quali gli usi civici non siano stati ancora liquidati, costituiscono il patrimonio antico dell'ente collettivo. L'utilizzazione di tale patrimonio dovrà essere effettuata in conformità alla destinazione dei beni e secondo le regole d'uso stabilite dal dominio collettivo.

ultimo aggiornamento: 25 maggio 2018

Parlamento e Governo sono intervenuti sulle competenze dell'AGEA (l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura), di recente, con i provvedimenti che seguono:

 
a) il comma 295 dell'art. 1, della legge di stabilità 2014 ( legge n. 147 del 2013) ha intanto riformato le funzioni di tale Agenzia rispetto alla riforma precedentemente approvata con l'articolo 12, commi 7-18 del decreto-legge n. 95 del 2012 (con la riscrittura del comma 7 e con l'abrogazione dei commi 9-12 del predetto art. 12).
E' stato, in tal modo, nuovamente attribuito all'AGEA il ruolo di coordinamento degli organismi pagatori – che eseguono i pagamenti connessi all'attuazione della politica agricola comune (PAC) - e di responsabile nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative ai finanziamenti del FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia) e del FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale).
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha mantenuto la competenza in ordine all'attività di monitoraggio della spesa relativa ai finanziamenti europei in ambito PAC, e alle fasi inerenti alla decisione di liquidazione dei conti.
b) il decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, che riordina integralmente l'AGEA (abrogando la gran parte della disciplina legislativa che la riguarda) e riorganizza il sistema dei controlli nel settore agroalimentare.
Il provvedimento si caratterizza per meglio definire la separazione tra funzioni di organismo di coordinamento e organismo pagatore che fanno capo all'Agenzia e per prevedere la soppressione di Agecontrol Spa, con il conseguente  trasferimento delle relative funzioni ad AGEA.
In particolare:
  • ribadisce che l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA),è un ente di diritto pubblico non economico, sottoposto alla vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dotato di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, chiamato, con una specifica di carattere innovativo, ad operare sulle base dei princìpi di trasparenza, economicità ed efficienza nell'erogazione dei servizi e nel sistema dei pagamenti. L'Agenzia – come anticipato - assicura la separazione tra le funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore e – con una innovazione rispetto alla precedente organizzazione basata su aree e uffici - è articolata in 3 direzioni di livello dirigenziale generale. Viene, poi, confermato che l'Agenzia ha sede legale a Roma ed una sede di collegamento con l'Unione europea; essa è sottoposta al controllo della Corte dei Conti, e può avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato (art. 1).

  • disciplina le funzioni di AGEA, che sono quelle di:

1) organismo pagatore nazionale per l'erogazione di aiuti, contributi e premi comunitari previsti dalla normativa nazionale, regionale e dell'Unione europea e finanziati dai Fondi agricoli comunitari, non attribuite ad altri organismi pagatori riconosciuti. 

Le spese finanziate sono quelle del FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia) e quelle imputate al FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale).

Il FEAGA  finanzia, ai sensi dell'art. 4, paragrafo 1, reg. (UE) n. 1306/2013, le seguenti spese:

a) le misure dirette a regolare o sostenere i mercati agricoli;

b) i pagamenti diretti agli agricoltori previsti dalla PAC;

c) il contributo finanziario dell'Unione alle azioni di informazione e promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno dell'Unione e nei paesi terzi, realizzate dagli Stati membri in base a programmi selezionati dalla Commissione, diversi dai programmi di cui all'articolo 5;

d) il contributo finanziario dell'Unione alle misure connesse a malattie degli animali e alla perdita di fiducia dei consumatori di cui all'articolo 220 del regolamento (UE) n. 1308/2013.

Il FEASR, ai sensi dell'art. 5 del citato reg. (UE) n. 1306/2013, è gestito in regime di gestione concorrente tra gli Stati membri e l'Unione. Esso finanzia il contributo finanziario dell'Unione ai programmi di sviluppo rurale, eseguiti in conformità del diritto dell'Unione sul sostegno allo sviluppo rurale.

Gli Stati membri - a mente dell'art. 7, paragrafo 2, del medesimo reg. (UE) n. 1306/2013 - riconoscono come organismi pagatori i servizi od organismi che dispongono di un'organizzazione amministrativa e di un sistema di controllo interno che offrano garanzie sufficienti in ordine alla legittimità, regolarità e corretta contabilizzazione dei pagamenti. A tal fine, gli organismi pagatori soddisfano le condizioni minime per il riconoscimento riguardo all'ambiente interno, alle attività di controllo, all'informazione e alla comunicazione nonché al monitoraggio che la Commissione stabilisce a norma dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera a). In funzione del proprio ordinamento costituzionale, ogni Stato membro limita il numero degli organismi pagatori riconosciuti ad un massimo di uno per l'intero territorio nazionale o, eventualmente, di uno per regione. Tuttavia, se gli organismi pagatori sono costituiti a livello regionale, gli Stati membri sono tenuti anche a costituire un organismo pagatore a livello nazionale per i regimi di aiuti che, per loro natura, devono essere gestiti a questo livello o ad affidare la gestione di tali regimi ai loro organismi pagatori regionali.

In deroga a quanto sopra, gli Stati membri possono mantenere il numero di organismi pagatori che sono stati riconosciuti prima del 20 dicembre 2013.

Entro il 15 febbraio dell'anno successivo all'esercizio finanziario considerato, il soggetto incaricato dell'organismo pagatore riconosciuto redige:

a) i conti annuali delle spese effettuate in conformità dei compiti affidati agli organismi pagatori riconosciuti, corredati delle informazioni necessarie per la loro liquidazione in conformità dell'articolo 51;

b) una dichiarazione di gestione riguardante la completezza, l'esattezza e la veridicità dei conti e il corretto funzionamento dei sistemi di controllo interno, secondo criteri oggettivi, nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni;

c) una sintesi annuale delle relazioni finali di audit e dei controlli effettuati, compresa un'analisi della natura e della portata degli errori e delle debolezze individuati nei sistemi, nonché le azioni correttive da intraprendere o pianificate.

La Commissione può, a titolo eccezionale, prorogare il termine del 15 febbraio al massimo fino al 1° marzo, su richiesta dello Stato membro interessato (art. 7, paragrafo 3).

2) organismo di coordinamento, ai sensi dell'art. 7, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1306/2013.

L'art. 7, par. 4 del reg. (UE) n.1306/2013 prevede che, qualora siano riconosciuti più organismi pagatori, gli Stati membri designano un organismo pubblico di coordinamento ("organismo di coordinamento"), incaricato di:

a) raccogliere le informazioni da mettere a disposizione della Commissione e trasmettere tali informazioni alla Commissione;

b) adottare o coordinare, a seconda dei casi, misure intese ad ovviare alle lacune di natura comune e tenerne informata la Commissione sull'eventuale seguito;

c) promuovere e, ove possibile, garantire l'applicazione uniforme delle norme dell'Unione.

Per quanto riguarda l'elaborazione delle informazioni finanziarie di cui alla lettera a), l'organismo di coordinamento è soggetto a un riconoscimento specifico da parte degli Stati membri.

 

Particolarmente innovativo appare quanto previsto al comma 3 dell'art. 2 del decreto legislativo in esame, secondo il quale AGEA assicura il rispetto, nelle funzioni di organismo pagatore, dei criteri di riconoscimento previsti dall'Allegato I del regolamento delegato (UE) n. 907/2014, garantendo che nessun funzionario abbia contemporaneamente più incarichi in materia di autorizzazione, pagamento o contabilizzazione sulle somme imputate al FEAGA o al FEASR e che nessun funzionario svolga uno dei compiti predetti senza la supervisione di un secondo funzionario. Si prevede, inoltre, che il bilancio dell'Agenzia contenga due distinte rubriche, una per l'organismo di coordinamento e una per l'organismo pagatore, che costituiscono due distinti centri di responsabilità amministrativa e di costo.

 

L'Allegato I cui si fa riferimento prevede, infatti, alla lettera B), relativamente alle risorse umane, che l'organismo pagatore garantisca:

ii) una ripartizione dei compiti tale da garantire che nessun funzionario abbia contemporaneamente più incarichi in materia di autorizzazione, pagamento o contabilizzazione delle somme imputate al FEAGA o al FEASR e che nessun funzionario svolga uno dei compiti predetti senza la supervisione di un secondo funzionario.

3) svolgimento delle funzioni già assegnate ad Agecontrol Spa, ai sensi del decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22.

Il decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22 (legge n. 71 del 2005) – all'art. 1, commi 4-6 - ha attribuito, in particolare, ad Agecontrol Spa, per conto di AGEA, lo svolgimento delle verifiche di conformità alle norme di commercializzazione applicabili nel settore dei prodotti ortofrutticoli.

Si chiarisce, poi, al comma 5 dell'art. 2 del decreto legislativo in esame, che l'AGEA prosegue la gestione di tutti i rapporti attivi e passivi che afferivano all'AIMA (l'Azienda per gli interventi sul mercato agricolo), soppressa con il decreto legislativo n. 165 del 1999.

 

Le funzioni specifiche dell'Agenzia in qualità di organismo di coordinamento, ferma restando l'attività di indirizzo del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali consistono specificamente:

 

a) nei compiti di carattere tecnico operativo di coordinamento, prevedendo che essa operi come interlocutore unico nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative al FEAGA e al FEASR;

 

Al riguardo, si fa riferimento ai compiti assegnati dall'art. 7, paragrafo 4, del citato regolamento (UE) n. 1306/2013 (sopra richiamati) e quelli di cui all'art. 4 del regolamento di esecuzione (UE) n. 908/2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1306/2013 per quanto riguarda gli organismi pagatori e altri organismi, la gestione finanziaria, la liquidazione dei conti, le norme sui controlli, le cauzioni e la trasparenza.

Viene, inoltre, affidata al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - confermando una disposizione già vigente - la competenza, nell'ambito del Comitato dei fondi agricoli della spesa, per l'attività di monitoraggio della spesa nell'ambito della politica agricola comune (di cui ai regolamenti 1306/2013 e 908/2014), nonché per le fasi successive alla decisione di liquidazione dei conti. 

 

b) nella rendicontazione all'Unione europea dei pagamenti effettuati da tutti gli organismi pagatori riconosciuti. Alle eventuali rettifiche negative apportate dall'Unione europea alle spese dichiarate  dagli organismi pagatori si provvede mediante assegnazione dei fondi occorrenti sull'apposito conto corrente di tesoreria da parte del Ministero dell'economia e delle finanze;

 

c) nelle funzioni di coordinamento, gestione e sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), fatti salvi i compiti di indirizzo e monitoraggio svolti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

 

d) nella definizione del modello organizzativo che permetta un interscambio dei dati tra il SIAN e i sistemi informativi degli organismi pagatori, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, previo parere del Comitato tecnico di cui al successivo art. 9.

 

Il comma 2 dell'art. 3 attribuisce all'Agenzia il compito di promuovere un'applicazione uniforme della normativa europea, verificando la conformità e i tempi delle procedure istruttorie e di controllo seguite dagli organismi pagatori ed effettua il monitoraggio delle attività svolte dagli stessi; il comma 3 prevede che in caso di inadempimento o ritardo da parte degli stessi organismi pagatori, venga prevista l'applicazione – su segnalazione dell'Agenzia al Ministro e alle regioni interessate - dell'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131. L'articolo richiamato – che attua l'art. 120 della Costituzione - fa riferimento al potere sostitutivo di cui lo Stato può farsi promotore, in caso di inadempimento delle regioni o degli enti locali nell'adottare atti dovuti, provvedendosi, se del caso, alla nomina di un apposito commissario.

 

Il Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) può, su richiesta degli organismi pagatori riconosciuti, e sentita l'Agenzia, effettuare a favore degli stessi anticipazioni di cassa, per far fronte alle esigenze di pagamento degli aiuti comunitari; a tal fine, il MEF è tenuto a considerare l'avvenuta utilizzazione delle anticipazioni concesse. Gli organismi pagatori riconosciuti sono inseriti nel sistema della tesoreria unica.

 

Ulteriori compiti di coordinamento attribuiti all'AGEA, che si avvale del SIAN sono:

a) la gestione del sistema integrato di gestione e controllo (SIGC), compreso il sistema informativo geografico (GIS);

b) la gestione del fascicolo aziendale;

c) la implementazione e gestione dell'anagrafe delle aziende agricole;

d) la gestione del Registro nazionale dei titoli all'aiuto;

e) la gestione del Registro nazionale dei debiti;

f) la vigilanza sull'esecuzione dei controlli ex-post;

g) l'esecuzione dei controlli ex post di cui alla lettera f) già svolti da Agecontrol Spa, assicurando la necessaria separazione rispetto alle funzioni di vigilanza;

h) il coordinamento dei controlli relativamente all'osservanza delle norme di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi e delle banane;

i) l'esecuzione dei controlli di conformità alle norme di commercializzazione di cui alla lettera h) già svolti da Agecontrol, assicurando la separazione anche rispetto alle funzioni di coordinamento;

l) la predisposizione dei dati relativi alle comunicazioni con la Commissione europea riguardanti le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli, le loro associazioni e i gruppi di produttori, in qualità di autorità unica nazionale;

m) l'aggiornamento della Banca nazionale dati degli operatori ortofrutticoli e gestione dei relativi aspetti sanzionatori, già operati da Agecontrol;

n) la predisposizione dei dati concernenti le comunicazioni alla Commissione europea relative all'intervento pubblico e all'aiuto all'ammasso privato;

o) gli adempimenti in materia di autorità di audit del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP);

p) la promozione dell'applicazione uniforme delle attività di competenza delle regioni in relazione all'attività dei centri di assistenza agricola (e relativo monitoraggio);

q) ogni altro compito attribuito all'Agenzia dalla normativa nazionale, anche in attuazione di quella dell'Unione europea e che gli organismi pagatori intendano delegare all'organismo di coordinamento.

 

Le funzioni dell'AGEA in quanto organismo pagatore sono legate a:

  • gli adempimenti connessi alla gestione degli aiuti derivanti dalla politica agricola comune, finanziati, in particolare, dal FEAGA e dal FEASR;
  • i compiti di esecuzione per gli aiuti alimentari e per la formazione delle scorte necessarie;
  • gli interventi sul mercato agricolo e agroalimentare, sentita la Conferenza Stato-regioni, per sostenere taluni comparti in situazioni contingenti;
  • l'esecuzione di forniture di prodotti agroalimentari nell'ambito delle politiche di cooperazione e sviluppo, d'intesa con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
  • l'attuazione degli adempimenti in materia di autorità di certificazione del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;
  • gli adempimenti connessi con la gestione degli aiuti disposti dal MIPAAF, da altre amministrazioni o delegati dalle regioni.

 

L'Agenzia è chiamata ad istituire presso le regioni di competenza sportelli operativi, anche utilizzando, a tal fine, i beni derivanti dalla soppressione di Agecontrol Spa;  può avvalersi, con l'accordo delle regioni interessate, degli uffici regionali e degli organismi di settore per la gestione degli aiuti e degli interventi relativi alla politica agricola.

 

Gli organismi pagatori già istituiti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (8 luglio 2018) hanno facoltà di continuare ad operare, fermo il mantenimento dei criteri per il riconoscimento, mentre per le regioni che ne sono sprovviste potranno esserne costituiti di nuovi conformi ai criteri e secondo le modalità che saranno stabilite con decreto del Ministro delle politiche agricole, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni. Gli organismi pagatori possono esercitare la competenza su più regioni. Essi sono tenuti a fornire ad AGEA tutte le informazioni occorrenti alla Commissione europea, assicurando l'aggiornamento dei dati del sistema informativo agricolo nazionale (SIAN).

 

Viene, inoltre, prevista l'istituzione dei Centri autorizzati di assistenza agricola (CAA), per l'esercizio di attività di assistenza alle imprese agricole (nella forma di società di capitali), dalle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative o da associazioni di settore o enti di patronato. Gli organismi pagatori, quindi, fatte salve le specifiche competenze attribuite ai professionisti iscritti agli ordini e ai collegi professionali, possono, con apposita convenzione, incaricare i CAA a effettuare, per conto dei propri utenti, le seguenti attività:

  • tenere ed eventualmente conservare le scritture contabili;
  • costituire e aggiornare il fascicolo aziendale, in formato elettronico, previa verifica della relativa regolarità formale;
  • assistere gli utenti nell'elaborazione delle dichiarazioni di coltivazione e di produzione; assistendoli inoltre nell'elaborazione e inoltro delle domande di ammissione a benefici comunitari, nazionali e regionali;
  • interrogare, nell'interesse degli utenti, le banche dati del SIAN, ai fini della consultazione dello stato di ciascuna pratica inoltrata.

Sono organi dell'Agenzia:

a) il Direttore, individuato a seguito di chiamata pubblica secondo criteri di merito e trasparenza. Questi è nominato con decreto del Ministro delle politiche agricole, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti. L'incarico ha durata massima di tre anni, rinnovabile per  una sola volta ed incompatibile con qualsiasi altro rapporto di lavoro;

b) il Collegio dei revisori dei conti, composto da 3 membri effettivi e due supplenti e presieduto da un presidente designato dal Ministro dell'economia e delle finanze.

 

 Il Direttore rappresenta legalmente l'Agenzia, ne è responsabile e ne coordina le funzioni.

 

Il Comitato tecnico, costituito al fine di promuovere una gestione condivisa delle informazioni e delle conoscenze nell'ambito del SIAN (comma 1) esprime pareri obbligatori finalizzati ad orientare le azioni dell'Agenzia nella sua qualità di organismo di coordinamento; decorso il termine di venti giorni dalla richiesta, è possibile prescindere dal parere.

Con decreto del Ministro, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, dovranno essere definite le modalità attuative del Sistema informativo agricolo nazionale, al fine di armonizzare i sistemi operativi regionali con quelli nazionali.

 

Le entrate  dell'Agenzia  derivano dalle assegnazioni a carico dello Stato (determinate con legge), dalle somme di provenienza dall'Unione europea e dai proventi realizzati nell'espletamento delle gestioni di intervento.

 

 L'Agenzia è dotata di un Fondo costituito dai beni mobili e immobili strumentali alla sua attività (compresi quelli della soppressa Agecontrol Spa).

 

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali esercita la vigilanza sull'Agenzia (secondo le modalità individuate dallo Statuto). A tal fine l'Agenzia è chiamata a presentare annualmente al Ministro, che ne informa il Parlamento, una relazione sull'attività svolta, contenente l'ammontare delle somme erogate e l'indicazione degli interventi effettuati. Il Ministero esercita il controllo sul bilancio dell'Agenzia. E' poi previsto che il Ministro possa decidere di nominare un commissario (e fino a due subcommissari) per la gestione dell'Agenzia, per motivate ragioni di pubblico interesse individuate dallo Statuto, per un periodo massimo di un anno, prorogabile per non più di un altro anno.

 

L'Agenzia svolge le funzioni di coordinamento gestione e sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), fatti salvi i compiti di indirizzo e monitoraggio del MIPAAF. Tale sistema è utilizzato per la gestione dei servizi attinenti al fascicolo aziendale, al sistema informativo geografico (GIS), al registro nazionale titoli, al registro nazionale debiti e al sistema integrato di gestione e controllo (SIGC). Lo svolgimento dei compiti relativi alla gestione del sistema è affidato ad almeno due uffici di livello dirigenziale non generale. L'Agenzia può avvalersi del supporto dell'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), ed è tenuta ad assicurare che i servizi del SIAN siano a disposizione degli utenti e, sulla base di apposite convenzioni, delle pubbliche amministrazioni interessate.

 

Il Titolo II  del decreto legislativo in esame prevede la soppressione di Agecontrol Spa e il trasferimento delle funzioni ad AGEA.

 

La decorrenza degli effetti è fissata alla data di pubblicazione del decreto di inquadramento del relativo personale nei ruoli di AGEA, la quale subentra in tutti i rapporti attivi e passivi e nelle risorse finanziarie e strumentali di Agecontrol.

 

Per  l'inquadramento del personale di Agecontrol nei ruoli di Agea, è richiesto il superamento di una procedura di selezione destinata all'accertamento dell'idoneità, in relazione al profilo professionale da ricoprire e alla verifica dell'esperienza maturata. La procedura deve essere completata entro tre mesi dalla pubblicazione della tabella di comparazione definita con decreto ministeriale, su proposta del Direttore dell'Agenzia, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo in esame. Il personale che ottiene una valutazione positiva è inquadrato nei ruoli dell'Agenzia.

Dalla data di inquadramento, al personale proveniente da Agecontrol si applica:

a) il trattamento economico, fondamentale e accessorio, spettante al personale dell'Agenzia, salva la possibilità di riconoscere un differenziale tra il trattamento complessivo e quello percepito, in Agecontrol, alla data di entrata in vigore della legge delega n. 154 del 2016, riassorbibile con i successivi miglioramenti economici, a concorrenza del trattamento fondamentale;

b) il regime previdenziale previsto per il personale degli enti pubblici non economici.

 

Gli organi di Agecontrol restano in carica fino alla cancellazione di tale società dal registro delle imprese. Gli organi in carica alla data della soppressione deliberano il bilancio di chiusura, lo trasmettono ad AGEA per l'approvazione, che ne informa il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dell'economia e delle finanze. In caso di inerzia, il Direttore di AGEA provvede alla chiusura del bilancio della società. Ai componenti degli  organi della società sono corrisposti emolumenti fino alla data di soppressione; dopo tale momento, e fino alla cancellazione della società dal registro delle imprese, ai predetti componenti spetta solo il rimborso delle spese.

 

La dotazione organica dell'Agea sarà pari al numero dei presenti in servizio, unitamente al personale a tempo indeterminato di Agecontrol transitato in AGEA. Nei tre anni successivi, si deve provvedere a ridurre progressivamente la dotazione organica, in misura pari al 50% delle unità di personale collocate obbligatoriamente in quiescenza. La dotazione organica finale sarà quella risultante al termine del triennio. Il rapporto di lavoro è quello disciplinato dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Il regime previdenziale è quello applicabile al personale degli enti pubblici non economici.

 

Il Titolo III reca disposizioni transitorie e finali.

 

L'articolo  20 prevede che il Direttore pro tempore dell'Agenzia, alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame (8 luglio 2018), resti in carica fino alla scadenza naturale del suo mandato. Il Direttore dell'Agenzia propone lo schema di Statuto entro sessanta giorni dalla medesima data di entrata in vigore del decreto legislativo. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sono definite le modalità per il completamento della realizzazione del sistema informativo nazionale unico.

ultimo aggiornamento: 4 luglio 2018

Il Governo - come accennato in precedenza nel paragrafo dedicato al cosiddetto collegato agricolo - ha presentato alle Camere, nel mese di novembre 2017, uno schema di decreto legislativo recante disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica (atto del Governo n. 474), sul quale le Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato hanno espresso il loro parere nel mese di dicembre 2017. Successivamente, a febbraio 2018, il Governo ha ritrasmesso il testo - che teneva conto delle condizioni e osservazioni formulate dalle predette Commissioni - per l'espressione del parere definitivo da parte delle Camere (atto del Governo n. 474-bis). E' stato quindi emanato il decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 marzo 2018), composto di 17 articoli.

Per un approfondimento sul sistema di agricoltura biologica in generale e sul predetto decreto legislativo n. 20 del 2018 in materia di controlli, si rinvia all'apposita sezione del tema web sulla tutela della qualità dei prodotti agroalimentari.

ultimo aggiornamento: 30 luglio 2018

Altra riforma scaturita dall'esercizio della delega di cui all'art. 5 del cosiddetto collegato agricolo (legge n. 154 del 2016) è quella che ha dato luogo alla presentazione alle Camere - da parte dell'Esecutivo - dello schema di decreto legislativo (atto del Governo n. 485) in materia di foreste e filiere forestali, sul quale  le Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato hanno espresso il loro parere nel mese di gennaio 2018: è stato quindi emanato il decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, recante appunto il testo unico in materia di foreste e filiere forestali.

In particolare, la disposizione di delega prevedeva che la revisione e armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali avvenisse in coerenza con la strategia nazionale definita dal Programma quadro per il settore forestale, di cui al comma 1082 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la normativa europea e gli impegni assunti in sede europea e internazionale, con conseguente aggiornamento o con l'eventuale abrogazione del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, recante orientamento e modernizzazione del settore forestale (che è stato poi abrogato dall'art. 18 del suddetto decreto legislativo n. 34 del 2018).

La delega ha quindi indicato la procedura per l'adozione del decreto legislativo in parola, stabilendone l'invarianza finanziaria.

Contenuto
Tra le finalità del decreto legislativo n. 34 del 2018 , quelle di garantire la salvaguardia delle foreste nella loro estensione, distribuzione, ripartizione geografica, diversità ecologica e bio-culturale e, al tempo stesso, promuovere la gestione attiva e razionale del patrimonio forestale nazionale, promuovendo le relative filiere produttive e lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali anche attraverso il recupero produttivo delle proprietà fondiaria frammentate e dei terreni incolti o abbandonati, con lo sviluppo di forme di gestione associata delle proprietà forestali pubbliche e private (art. 2, comma 1).

Al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con la Conferenza unificata, è attribuita la competenza ad adottare gli atti di indirizzo ed assicurare il coordinamento delle attività, volto a garantire il perseguimento unitario - e su tutto il territorio nazionale - delle finalità previste. Tale funzione è svolta in coordinamento, per quanto di rispettiva competenza, con il Ministero dell'ambiente e con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (art. 2, comma 2).

Il decreto prevede la promozione di accordi, intese istituzionali e progetti di valenza interregionale e internazionale da parte di Stato, regioni e province autonome, prevedendosi inoltre una clausola di invarianza finanziaria (art. 2, commi 3 e 4).
Sono, quindi, introdotte alcune definizioni valevoli a livello nazionale (artt. 3-5). Particolare rilievo assume, in tal senso, la definizione di bosco (cui sono equiparati i termini foresta e selva) , di "aree assimilate a bosco" e di "aree escluse dalla definizione di bosco"; le regioni potranno adottare una definizione integrativa di bosco e di aree assimilate a bosco o escluse dalla definizione di bosco, purché non venga diminuito il livello di tutela e conservazione assicurato alle foreste come presidio fondamentale della qualità della vita (art. 3, comma 4).

Viene, quindi, displinata la programmazione e pianificazione forestale (art. 6), prevedendo l'approvazione della Strategia forestale nazionale, documento che ha validità ventennale e che è soggetto a revisione e aggiornamento quinquennale. Le regioni adottano poi i programmi forestali regionali. Con i piani forestali di indirizzo territoriale le regioni individuano gli strumenti di pianificazione forestale; con i piani di gestione forestali viene garantita la tutela e la gestione attiva delle proprietà forestali pubbliche e private. Con disposizioni quadro predisposte con decreto interministeriale, adottato d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, saranno definiti i criteri minimi nazionali di elaborazione dei piani in esame. 

Quanto alla attività di gestione forestale (art. 7), le regioni sono chiamate a definirne l'ambito (il divieto della pratica del taglio a raso nei boschi può essere derogato solo per esigenze di difesa fitosanitaria, di ripristino post-incendio o per motivi di interesse pubblico, a condizione che sia assicurata la rinnovazione naturale o artificiale del bosco). Lo stesso divieto vale per la pratica del taglio a raso nei boschi ad alto fusto e nei boschi cedui non matricinati, salvi gli interventi autorizzati dalle regioni o previsti dai piani di gestione forestale.
Nella trasformazione del bosco (art. 8) rientra ogni intervento finalizzato ad attività diverse dalla gestione forestale che comporti l'eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva esistente. E' vietata tale attività quando comporti un danno o un danno ambientale e che non sia stata previamente autorizzata. Anche se autorizzata, la trasformazione deve essere comunque compensata a cura e a spese del destinatario dell'autorizzazione.
L a promozione e l'esercizio delle attività selvicolturali di gestione (art. 10), è demandata alle regioni e alle province autonome, che potranno avvalersi delle imprese che operano nei seguenti settori:
  • forestale e ambientale;
  • della selvicoltura e delle utilizzazioni forestali;
  • della gestione, difesa e tutela del territorio;
  • delle sistemazioni idraulico-forestali;
  • della prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi.
ultimo aggiornamento: 20 giugno 2018

Con la legge europea 2013-bis (articolo 17 della legge 30 ottobre 2014, n. 161) è stato previsto che le bevande analcoliche a base di succo di arancia vendute in Italia debbano avere un contenuto di succo di arancia non inferiore a 20 grammi per 100 centilitri o pari all'equivalente quantità di succo di arancia concentrato o disidradato in polvere. L'obbligo riguarda esclusivamente le bevande commercializzate nel mercato nazionale, mentre ne sono escluse quelle destinate al mercato degli altri Stati dell'Unione europea o degli altri Stati contraenti l'Accordo sullo spazio economico europeo, nonché quelle verso Paesi terzi. La norma è stata notificata alla Commissione europea, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2017 e sarà applicabile dal 6 marzo 2018.

 Il Parlamento ha poi approvato la legge per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici (legge 25 luglio 2017, n. 127), ubicati prevalentemente  nella riviera ionica della Sicilia, nella riviera ionica e tirrenica della Calabria, nella penisola sorrentina, nella costiera amalfitana e nelle isole del Golfo di Napoli, nel Gargano ed intorno al lago di Garda.

Il provvedimento ha previsto l'assegnazione di contributi ad hoc per il ripristino e il recupero  degli agrumeti aventi particolare pregio varietale paesaggistico, storico e ambientale, situati in aree vocate alla coltivazione di specie agrumicole nelle quali particolari condizioni ambientali e climatiche conferiscono al prodotto caratteristiche specifiche strettamente connesse alla peculiarità del territorio d'origine.

Un decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da emanarsi di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa acquisita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, individuerà i territori nei quali sono situati gli agrumeti caratteristici, definirà i criteri e le tipologie degli interventi previsti, determinazione la misura dei contributi erogabili.

I contributi dovranno essere concessi prioritariamente ai coltivatori diretti ed agli imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale.

Per tali finalità è stato istituito, presso il MIPAAF, il Fondo per la salvaguardia degli agrumenti caratteristici, con una dotazione di 3 milioni di euro per l'anno 2017 (cap. 7469).

Si segnala, poi, che la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha istituito - all'art. 1, comma 131 - un Fondo per il miglioramento della qualità e della competitività delle imprese agrumicole, con una dotazione di 2 milioni di euro per il 2018 e 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 (cap. 7051 del MIPAAF).

ultimo aggiornamento: 20 giugno 2018

Sono diverse le disposizioni legislative che, in maniera puntuale, hanno inciso negli ultimi anni sul settore lattiero caseario (compresa la gestione delle cosiddette quote latte) e, in generale - sul settore zootecnico.

Di seguito si riportano i principali interventi:

  • l'articolo 1, comma 241, della legge n.190 del 2014 (legge di stabilità 2015) ha istituito, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario, dotato di 8 milioni di euro nel 2015 e 50 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2016 e 2017, finalizzato alla ristrutturazione del settore lattiero caseario ed al miglioramento della qualità del latte bovino (cap. 7100, che - come risulta dal decreto di ripartizione in capitoli del bilancio 2018 - non presenta stanziamenti in conto competenza per il triennio 2018-2020);
  • l'articolo 1 del decreto-legge n. 51 del 2015  (modificato dall'art. 23, comma 6-quater, del decreto-legge n. 113 del 2016) ha poi previsto la rateizzazione in tre anni dei pagamenti ancora dovuti in base al regime delle cosiddette quote latte, per la campagna lattiera  1° aprile 2014-31 marzo 2015 (regime, introdotto nel 1984, che - dal 1° aprile 2015 - è cessato); il medesimo decreto-legge ha disciplinato il rispetto di corrette relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari (art. 2, modificato dall'art. 14, comma 1, della legge n. 154 del 2016), e ha dato attuazione al regolamento (UE) n. 1308/2013 in materia di organizzazioni interprofessionali nel settore agricolo (art. 3);
  • l'articolo 21 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189 (così come convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229), ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2016, per il finanziamento di misure di sostegno dei produttori di latte e di prodotti lattiero-caseari interessati alla stipula di accordi misti volontari e ad adottare decisioni comuni sulla pianificazione del volume di latte prodotto, prevedendo che un milione di euro venisse destinato aziende zootecniche ubicate nei Comuni terremotati (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria);
  • l'articolo 15 del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8  (così come convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 2017, n. 45) ha autorizzato la spesa di 20.942.300 euro, per il 2017, in favore del comparto bovino, ovino e suino delle regioni colpite dagli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016, per effetto dell'incremento dal 100 al 200 per cento della quota nazionale del sostegno supplementare per le misure adottate ai sensi del regolamento delegato (UE) n. 2016/1613 della Commissione. Ha autorizzato, inoltre, sempre per il 2017, la spesa di 2 milioni di euro per il settore equino nelle medesime zone;
  • la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), ha, poi, esteso al settore zootecnico le risorse del Fondo per la competitività della filiera e il miglioramento della qualità dei prodotti cerealicoli e lattiero caseari (istituito dall'art. 23-bis del decreto-legge n. 113 del 2016), stanziando 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 destinati a sostenere la zootecnia estensiva praticata nelle zone montane e, limitatamente ai comuni colpiti dal sisma del 2016 e 2017, nelle zone svantaggiate (art.1, comma 130, in attuazione del quale è stato emanato il decreto ministeriale 1° marzo 2018); ha istituito, inoltre, nello stato di previsione del MIPAAF, il Fondo per l'emergenza avicola, con una dotazione di 15 milioni di euro per il 2018 e 5 milioni di euro per il 2019 (art. 1, commi 507-510); ha, infine, previsto l'innalzamento delle percentuali di compensazione IVA applicabili agli animali vivi della specie bovina e suina, rispettivamente, in misura non superiore al 7,7% e all'8% per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020 (art. 1, comma 506).

Il collegato agricolo (legge n. 154 del 2016) ha inoltre previsto, all'art. 15, con una disposizione di delega, l'emanazione di un decreto legislativo che introducesse una nuova disciplina in materia di riproduzione animale. E' stato quindi presentato, nel mese di gennaio 2018, il relativo atto del Governo n. 505, che ha dato luogo al decreto legislativo 11 maggio 2018, n. 52.

Il suddetto decreto legislativo, composto di 15 articoli, individua i principi fondamentali della disciplina relativa alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alla riproduzione animale, per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla politica agricola comune, ferme restando le competenze attribuite alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano. Ciò avviene nel rispetto del principio di separazione tra le attività di miglioramento genetico, di competenza nazionale, e quelle di consulenza, di competenza regionale (art. 1). Sono previste sanzioni amministrative sia pecuniarie sia di confisca del materiale riproduttivo, nel caso di violazione delle disposizioni indicate dal decreto (art. 12). Viene, inoltre, abrogata la previgente legge 15 gennaio 1991, n. 30 (art. 15).

ultimo aggiornamento: 20 giugno 2018

Diverse disposizioni legislative sono state introdotte - negli ultimi anni - a sostegno dei settori cerealicolo e bieticolo-saccarifero.

Il settore cerealicolo

Con riferimento alle risorse destinate al settore cerealicolo,  l'art. 23-bis del decreto-legge n.113 del 2016 (cap. 7825) ha istituito il Fondo per la qualità e la competitività delle produzioni delle imprese agricole cerealicole e dell'intero comparto cerealicolo, anche attraverso il sostegno ai contratti e agli accordi di filiera, alla ricerca, al trasferimento tecnologico e agli interventi infrastrutturali, dotandolo inizialmente di 3 milioni di euro per l'anno 2016 e 7 milioni di euro per l'anno 2017.Con la legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016) ha destinato a tale Fondo 10 milioni di euro annui  a decorrere dal 2018.

Le disposizioni attuative sono state disposte, per gli anni 2016 e 2017, con il D.M. 2 novembre 2016 e, per gli anni 2018 e 2019, con il D.M. 16 novembre 2017. Quest'ultimo ha previsto che alle imprese agricole che abbiano già sottoscritto  direttamente o attraverso cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori riconosciute di cui sono socie, contratti di filiera di durata almeno triennale o che sottoscrivano contratti di filiera di durata almeno triennale, direttamente o attraverso cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori riconosciute di cui sono socie, entro il 31 dicembre 2017, è concesso un aiuto di 200 euro per ogni ettaro coltivato a grano duro nel periodo autunno/inverno 2017-2018, oggetto del contratto.

Il settore bieticolo-saccarifero

Per quanto concerne il settore bieticolo-saccarifero,  l'art. 30-ter del decreto-legge n. 91 del 2014, modificando l'articolo 29 del decreto-legge n. 5 del 2012, ha previsto che i progetti di riconversione del comparto bieticolo saccarifero rivestano carattere strategico e costituiscano priorità a carattere nazionale; essi rientrano nell'ambito dei progetti di riconversione industriale che interessano la produzione di energia da fonti rinnovabili e sono finalizzati anche al reimpiego dei lavoratori dipendenti delle imprese saccarifere italiane dismesse. Il Comitato interministeriale appositamente istituito è chiamato a nominare un Commissario ad acta qualora i procedimenti autorizzativi non risultino ultimati e siano decorsi infruttuosamente i termini di legge per la conclusione di tali procedimenti, nonché per dare esecuzione agli accordi per la riconversione industriale sottoscritti.  

In relazione alle risorse destinate recentemente al settore, la legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016) ha disposto uno stanziamento di 5 milioni di euro per l'anno 2017 a favore del settore (cap. 7370).

Un successivo rifinanziamento di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018-2021 è stato disposto dall'art. 56-bis del decreto-legge n. 50 del 2017 (legge n. 96 del 2017) e destinato all'apposito Fondo per la razionalizzazione e la riconversione della produzione bieticolo-saccarifera di cui all'articolo 1, comma 1063 della legge n. 296 del 2006

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha ulteriormente incrementato la dotazione del suddetto Fondo di 4 milioni di euro per il 2018, di 5 milioni di euro per il 2019 e di 6 milioni di euro per il 2020 (art. 1, comma 1178).

Dal decreto di ripartizione in capitoli 2018-2020 risultano, quindi, complessivamente, appostati a tal fine - nel cap. 7370 del MIPAAF - 9 milioni di euro per il 2018, 10 milioni di euro per il 2019 e 11 milioni di euro per il 2020.

ultimo aggiornamento: 20 giugno 2018

Alcuni recenti interventi legislativi hanno avuto come oggetto anche altri specifici prodotti agroalimentari.

Nel settore olivicolo-oleario, l'art. 4 del decreto-legge n. 51 del 2015 ha istituito - presso il MIPAAF - il  Fondo per la realizzazione di un piano di interventi  nel settore con una dotazione iniziale pari a 4 milioni di euro per l'anno 2015 e a 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017 (cap. 7110, Fondo che, nella legge di bilancio 2018, non presenta, per tale anno, uno stanziamento in conto competenza, bensì, circa 23,2 milioni di euro in conto cassa).

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) è intervenuta - tra l'altro - sul Fondo cosiddetto cerealicolo, per estenderlo al settore olivicolo nelle aree colpite dal  batterio Xylella fastidiosa, al fine di superare l'emergenza derivata dallo stesso; conseguentemente, il medesimo Fondo è stato incrementato di 1 milione di euro per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020, da destinare al reimpianto con piante tolleranti o resistenti a Xylella fastidiosa nella zona infetta sottoposta a misure di contenimento del batterio (art. 1, comma 128).

E' stata inoltre approvata la legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa".

Il collegato agricolo (legge n. 154 del 2016) è intervenuto, poi, in relazione alle filiere del:

  • riso, per il quale è stata prevista una delega al Governo per regolamentare il mercato interno di tale prodotto (art. 31): tale delega è stata esercitata e ha dato luogo al decreto legislativo 4 agosto 2017, n. 131. Il predetto decreto legislativo ha previsto, tra l'altro, che la denominazione dell'alimento sia costituita dal nome di uno dei gruppi di riso classificati all'articolo 3 e possa essere accompagnata dal nome di tutte le varietà di riso greggio, elencate e descritte in apposito registro, da cui il riso è ottenuto, che non siano le varietà tradizionali. Presso l'Ente nazionale risi è istituito un registro contenente l'elenco delle varietà del riso greggio (art. 6).

    Con decreto interministeriale 26 luglio 2017 è stata prevista l'indicazione dell'origine in etichetta del riso;

  • piante officinali, per le quali è stata esercitata la delega prevista all'art. 5, che ha dato luogo all'emanazione del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 75, recante il testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali (le cui disposizioni, che sostituiscono la precedente normativa risalente al 1931, si applicano 180 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 23 giugno 2018);
  • prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro: le relative disposizioni prevedono, in particolare, la definizione di questi prodotti (art. 24), i relativi requisiti (art. 25), l'etichettatura e il confezionamento degli stessi (art. 26), nonché le relative sanzioni (art. 27).

Con decreto interministeriale 16 novembre 2017 è stata prevista l'indicazione in etichetta dell'origine del pomodoro;

  • burro, con la previsione dell'esenzione per i piccoli produttori di burro dall'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico (art. 33);
  • apicoltura, introducendo sanzioni in caso di mancata iscrizione all'Anagrafe apistica, autorizzando la distribuzione di presidi sanitari agli apicoltori da parte delle organizzazioni di rappresentanza, permettendo agli apicoltori colpiti dal parassita Aethina tumida di reintrodurre nella zona di protezione lo stesso numero di alveari perduti, purchè provenienti da allevamenti dichiarati indenni dalla presenza del parassita (art. 34);
  • birra, definendo cosa si intenda per birra artigianale (art. 35) e favorendo la filiera del luppolo (art. 36);
  • funghi, fornendo una definizione del fungo cardoncello (art. 37).

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha poi previsto che, al fine di promuovere l'apicoltura, quale strumento di tutela della biodiversità e di integrazione del reddito nelle aree montane, non concorrano alla formazione della base imponibile, ai fini IRPEF, i proventi dell'apicoltura condotta da apicoltori con meno di venti alveari e ricadenti nei comuni classificati come montani (art. 1, comma 511). Ha inoltre rideterminato l'aliquota di accisa sulla birra in 3,00 euro per ettolitro e per grado-Plato a decorrere dal 1° gennaio 2019 (art. 1, comma 514).

Ha previsto, infine, per il potenziamento delle azioni di promozione del Made in Italy agroalimentare all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, la destinazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e 3 milioni di euro per l'anno 2020 all'Associazione delle camere di commercio italiane all'estero (art. 1, comma 501).

Da ultimo, si segnala che, il 7 agosto 2018, è iniziato l'esame in sede referente, presso la XIII Commissione agricoltura della Camera, della proposta di legge AC 183, in materia di valorizzazione dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta: per il contenuto del predetto progetto di legge, si rinvia al relativo dossier predisposto dal Servizio studi della Camera.

ultimo aggiornamento: 6 settembre 2018

Diversi sono i provvedimenti legislativi - soprattutto d'urgenza - che si sono succeduti per affrontare gli eventi sismici verificatisi, nell'Italia centrale, tra agosto 2016 e gennaio 2017. Di seguito, se ne riporta la sintesi normativa, con riferimento specifico al settore agroalimentare e zootecnico.

Il decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189

Il decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189 (così come convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229), recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016" ha recepito nel corso del suo iter anche le disposizioni dell'art. 3 del successivo decreto-legge n. 205 del 2016 (emanato a seguito di ulteriori eventi sismici, ma abrogato prima della sua conversione) e presenta, in relazione al settore agricolo, agroalimentare e zootecnico - all'art. 21 - il contenuto che si espone di seguito.

Ai sensi del comma 1, sono fatti salvi gli effetti delle azioni poste in essere prima dell'entrata in vigore del decreto e, allo scopo di garantirne la continuità operativa, restano in vigore fino al 31 dicembre 2018 le disposizioni di cui all'articolo 7 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 13 settembre 2016, n. 393
Si tratta delle disposizioni che favoriscono il trasferimento ed il ricovero temporaneo dei capi di bestiame: gli operatori del settore sono autorizzati dalle ASL, in deroga alle normative di settore; alla stessa stregua, è data facoltà di richiedere il differimento di 120 giorni dell'alimentazione della banca dati nazionale per l'anagrafe zootecnica, nonché è attribuito competenza alle regioni per ricoveri ed impianti temporanei funzionali alla continuità produttiva delle aziende zootecniche interessate dal sisma. 

Ai sensi del comma 2 del medesimo art. 21 , a favore delle imprese agricole ubicate nei comuni terremotati sono destinate risorse, a valere sulle disponibilità residue già trasferite all'ISMEA del Fondo per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura, sino a 1.500.000 euro per l'anno 2016

Tali risorse saranno utilizzate per abbattere, fino all'intero importo, le commissioni per l'accesso alle garanzie dirette che l'ISMEA può concedere a fronte di prestiti partecipativi e partecipazioni nel capitale delle imprese, assunte da banche, da intermediari finanziari, nonché da fondi chiusi di investimento mobiliari. Nel rispetto della normativa europea e nazionale in materia di aiuti di Stato, l'abbattimento avverrà secondo il metodo di calcolo di cui alla decisione della Commissione europea C(2015) 597 final del 5 febbraio 2015: esso è volto a calcolare l'elemento di aiuto nelle garanzie statali dirette - di cui all' articolo 17 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 (Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole a norma dell' art 1, comma 2, lett. i) della legge n. 38 del 2003) - tra le categorie di aiuti nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali compatibili con il mercato interno (ai sensi del regolamento di esenzione per categoria nel settore agricolo, detto "ABER") e tra le categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione del regolamento generale di esenzione per categoria, detto "GBER"). 

Per il comma 3, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2016, per il finanziamento di misure di sostegno dei produttori di latte e di prodotti lattiero-caseari interessati alla stipula di accordi misti volontari e ad adottare decisioni comuni sulla pianificazione del volume di latte prodotto (la normativa unionale prevede che ciò possa avvenire nel corso di un periodo di sei mesi a decorrere dal 12 aprile 2016). Un milione di euro, tratto da tale spesa, è destinato alle aziende zootecniche ubicate nei Comuni terremotati: nel corso dell'esame parlamentare è stato esteso l'ambito territoriale di applicazione a tutte le aree terremotate del 2016. 

Il comma 4 è volto al pronto ripristino del potenziale produttivo danneggiato dal sisma, nonché a valorizzare e promuovere la commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari ed a sostenere un programma strategico condiviso dalle Regioni interessate e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. A tali fini, l'intera quota del cofinanziamento regionale dei programmi di sviluppo rurale 2014 - 2020 delle Regioni interessate dal sisma è assicurata dallo Stato attraverso le disponibilità del fondo di rotazione di cui all' articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183. Nel corso dell'esame parlamentare è stato esteso l'ambito territoriale di applicazione a tutte le aree terremotate del 2016; inoltre, il carico dello Stato viene assunto per le annualità 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020. 

Mediante commi aggiuntivi allo stesso art. 21 si sono inseriti nel testo convertito del decreto-legge n. 189 del 2016 - come anticipato - contenuti già recati dall'articolo 3 del successivo decreto-legge n. 205 del 2016

Pertanto, il comma 4- bis dell'art. 21 è volto ad assicurare la continuità produttiva delle attività zootecniche che operano in aree che hanno subito danni in conseguenza degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016: la misura che consegue l'obiettivo è la concessione di contributi per il sostegno dei settori del latte, della carne bovina e dei settori ovicaprino e suinicolo (nonché il settore equino), ai sensi del regolamento delegato (UE) n. 2016/1613 della Commissione dell'8 settembre 2016. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali viene definito l'importo dell'aiuto unitario, differenziato sulla base della specie allevata e dello stato di salute dell'animale.
Le risorse economiche necessarie sono attinte - ai sensi del comma 4- ter - dal Fondo di investimento nel capitale di rischio previsto dal decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 22 giugno 2004, n. 182, e successive modificazioni, per gli interventi di cui all' articolo 66, comma 3, della legge 27 dicembre 2002, n. 289: esse, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 205/2016, sono versate da ISMEA all'entrata del bilancio dello Stato, nel limite di 10.942.300 euro, per essere riassegnate ad apposito capitolo di spesa.
Per il comma 4- quater i titolari di attività produttive svolte in edifici danneggiati a seguito degli eventi sismici in questione, nella qualità di responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro di cui al relativo testo unico, depositano in Comune la certificazione di agibilità sismica che deve essere rilasciata, a seguito di verifica di sicurezza effettuata ai sensi delle norme tecniche vigenti, da un professionista abilitato. Resta ferma l'applicazione dell'articolo 8, che prevede una procedura apposita per l'avvio di interventi di immediata esecuzione, a favore degli edifici che hanno riportato danni lievi.
Per il comma 4- quinquies le imprese che hanno subito danni riconducibili agli eventi sismici possono - previa perizia asseverata rilasciata da un professionista abilitato, attestante anche la valutazione economica del danno subìto - acquistare o acquisire in locazione macchinari, nonché effettuare gli ulteriori interventi urgenti necessari a garantire la prosecuzione della propria attività. La concessione del rimborso e le modalità del relativo riconoscimento sono stabilite, secondo il comma 4- sexies, con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2, comma 2. Per il comma 4- septies, infine, l'applicabilità dei rimborsi e delle agevolazioni di cui sopra è subordinata al rispetto della normativa europea e nazionale in materia di aiuti di Stato.

Il decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8

A seguito del verificarsi di ulteriori eventi sismici, è stato emanato il decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, recante "Nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017", che è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 2017, n. 45.

In esso, in particolare, rivestono importanza per il settore agricolo le disposizioni degli articoli 11 (recante disposizioni in materia di adempimenti e versamenti tributari e ambientali) e, soprattutto, dell'articolo 15 (recante disposizioni per il sostegno e lo sviluppo delle aziende agricole, agroalimentari e zootecniche).

Ai sensi dell'articolo 11 (comma 3 e seguenti) ai soggetti residenti nei Comuni interessati dal sisma titolari di reddito d'impresa e di reddito di lavoro autonomo, nonché esercenti attività agricole è stata riconosciuta la facoltà di chiedere ad istituti di credito finanziamenti assistiti da garanzia dello Stato, nel limite complessivo di 380 milioni di euro per l'anno 2017, per il pagamento dei tributi sospesi fino al 30 novembre 2017 e per quelli dovuti nell'anno 2017. Gli interessi relativi ai finanziamenti erogati, a carico dello Stato, sono corrisposti agli istituti di credito sotto forma di credito d'imposta. Inoltre, per i contribuenti delle zone interessate dal sisma del 2016 sono prorogati di un anno i termini per la definizione agevolata dei carichi fiscali iscritti a ruolo nel periodo 2000-2016.

L'articolo 15 autorizza la spesa di 20.942.300 euro, per il 2017, in favore del comparto bovino, ovino e suino delle regioni colpite dagli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016, per effetto dell'incremento dal 100 al 200 per cento della quota nazionale del sostegno supplementare per le misure adottate ai sensi del regolamento delegato (UE) n. 2016/1613 della Commissione (che è stato – medio tempore - modificato in tal senso dal regolamento delegato (UE) n. 2017/286 del 17 febbraio 2017). Autorizza inoltre, sempre per il 2017, la spesa di 2 milioni di euro per il settore equino nelle medesime zone ( comma 1). Gli oneri derivanti dall'attuazione di quanto sopra sono anticipati dall'AGEA a valere sulle risorse disponibili del fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie, e successivamente reintegrate, entro il 31 dicembre 2018, alla stessa AGEA dalle Regioni Abruzzo, Marche, Lazio ed Umbria ( comma 2). Il predetto termine – inizialmente previsto per il 31 dicembre 2017 - è stato posticipato di un anno dalla Commissione di merito della Camera dei deputati nel corso dell'esame in sede referente in prima lettura. Si prevede inoltre che, per gli anni 2017 e 2018, la concessione delle agevolazioni in favore dello sviluppo dell'imprenditorialità in agricoltura e del ricambio generazionale (disposta ai sensi dell'articolo 10- quater, comma 1, del decreto legislativo n. 185 del 2000) sia rivolta prioritariamente alle imprese localizzate nelle zone colpite dagli eventi sismici del 2016 ( comma 3). Le imprese agricole ubicate nelle suddette Regioni nonché nelle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, che hanno subito danni a causa delle avversità atmosferiche di eccezionale intensità avvenute nel periodo dal 5 al 25 gennaio 2017, e che non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi, possono accedere agli interventi previsti per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva di cui all' articolo 5 del decreto legislativo n. 102 del 2004 ( comma 4). I tre commi aggiuntivi 4- bis, 4- ter e 4- quater - introdotti nel testo del decreto dalla Camera dei deputati - recano provvidenze in favore delle imprese agricole danneggiate dalle avversità atmosferiche di eccezionale intensità del gennaio 2017, per la riduzione degli interessi creditizi maturati a debito nell'anno 2017, nel limite di un milione di euro. Viene quindi prolungato il termine per deliberare la declaratoria di eccezionalità degli eventi ( comma 5) e incrementato, per il 2017, il Fondo di solidarietà nazionale di 15 milioni di euro per finanziare gli interventi compensativi ivi indicati ( comma 6).

Il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (cosiddetta "manovrina")

Il titolo III del suddetto decreto-legge n. 50 del 2017 (legge n. 96 del 2017) reca "Ulteriori interventi in favore delle zone terremotate e di messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico" ed è composto degli articoli 41-46-novies.

In particolare, l'art. 41, oltre a prevedere, al comma 1, uno stanziamento di 1 miliardo di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019 per gli interventi legati agli eventi sismici del 2016 e del 2017, istituisce, con quota parte di quelle risorse, un Fondo, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, per consentire l'accelerazione delle attività di ricostruzione (comma 2).

L'art. 42 prevede un rifinanziamento del Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate di cui all'art. 4, comma 1, del decreto-legge n. 189 del 2016 di 63 milioni di euro per l'anno 2017 e 132 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 anche per far fronte ai fabbisogni finanziari derivanti dalla prosecuzione delle attività di assistenza alla popolazione a seguito della cessazione dello stato di emergenza (comma 1). Si autorizza, inoltre, la spesa di 150 milioni di euro per l'anno 2017 per l'avvio di interventi urgenti per la ricostruzione pubblica e privata nelle aree colpite dagli eventi sismici (comma 2).

degli anni 2018 e 2019 anche per far fronte ai fabbisogni finanziari derivanti dalla prosecuzione delle attivita' di assistenza alla popolazione a seguito della cessazione dello stato di emergenza.
degli anni 2018 e 2019 anche per far fronte ai fabbisogni finanziari derivanti dalla prosecuzione delle attivita' di assistenza alla popolazione a seguito della cessazione dello stato di emergenza.
di 63 milioni di euro per l'anno 2017 e 132 milioni per ciascuno degli anni 2018 e 2019
di 63 milioni di euro per l'anno 2017 e 132 milioni per ciascuno degli anni 2018 e 2019

L'art. 43 prevede una ulteriore proroga delle sospensione e rateizzazione dei tributi sospesi per i soggetti residenti nei territori colpiti dagli eventi sismici del 2016 e 2017 in Italia centrale.

L'art. 44 estende anche a taluni investimenti il credito d'imposta per gli investimenti in quei territori.

L'art. 45 prevede la compensazione per i comuni del cratere degli eventi sismici della perdita del gettito TARI.

L'art. 46 istituisce una zona franca urbana per il sisma del centro-Italia, ai sensi delle legge n. 296 del 2006 (art 1, commi 341 e 341-bis), nei comuni delle regioni di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria colpiti dal sisma.

L'art. 46-bis, poi, reca interventi in favore delle imprese agricole danneggiate dagli eventi calamitosi verificatisi tra il 2013 e il 2015, prevedendo norme concernenti la segnalazione dei danni subiti e taluni aspetti del relativo procedimento.

ultimo aggiornamento: 25 maggio 2018
 
temi di Agricoltura e biodiversità