tema 29 gennaio 2020
Studi - Cultura Il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale e il canone radiotelevisivo

La legge di bilancio 2019 ha introdotto, per il 2019 e 2020, il riconoscimento di un contributo annuale alla RAI per l'adempimento degli obblighi del contratto di servizio. Al contempo, ha definitivamente fissato l'importo dovuto per il canone per uso privato e ha stabilizzato le previsioni relative alla destinazione della metà delle risorse del c.d. extra gettito. A sua volta, la legge di bilancio 2020 ha innalzato, a regime, la soglia reddituale prevista ai fini dell'esenzione dal pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni in favore di soggetti di età pari o superiore a 75 anni.

Negli ultimi anni erano intervenute ulteriori novità riguardanti, in particolare, la sospensione del pagamento del canone per uso privato nelle zone colpite dagli eventi sismici 2016 e 2017, la governance e l'attività gestionale della RAI, l'applicazione ai componenti degli organi di amministrazione e controllo della medesima società, ad eccezione dell'amministratore delegato, nonché a dipendenti, collaboratori e consulenti, del limite massimo retributivo di 240.000 euro, l'introduzione di un Piano RAI per la trasparenza e la comunicazione aziendale, l'esonero della RAI da alcune misure di contenimento della spesa,  l'assetto territoriale della società, le competenze della Commissione parlamentare di vigilanza.

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Il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale è affidato in concessione decennale, previa consultazione pubblica sugli obblighi del servizio (art. 49 del d.lgs. 177/2005, come modificato, da ultimo, dall'art. 9 della L. 198/2016).

Da ultimo, l'affidamento in concessione decennale alla RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a., a decorrere dal 30 aprile 2017, e l'approvazione dell'annesso schema di convenzione, sono stati operati con DPCM 28 aprile 2017.

Il servizio pubblico è svolto sulla base di un contratto nazionale di servizio stipulato con il Ministero dello sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei ministri, e di contratti di servizio regionali e, per le province autonome di Trento e di Bolzano, provinciali, con i quali sono individuati i diritti e gli obblighi della società concessionaria. La cadenza per il rinnovo di tutti i contratti di servizio è divenuta quinquennale (art. 45 del d.lgs. 177/2005, come modificato, da ultimo, dall'art. 1 della L. 220/2015).

Qui il contratto di servizio 2018-2022.

Qui la pagina dedicata sul sito del Ministero dello sviluppo economico.
ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2020

Preliminarmente si ricorda che – rispetto alla previsione della L. 488/1999 (art. 27, co. 8, primo periodo), in base alla quale alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo doveva essere attribuito per intero il canone di abbonamento alla televisione, ad eccezione della quota pari all'1% già spettante all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia (destinazione derivante della L.1184/1935, come modificata dal d.lgs.lgt. 56/1946, provvedimenti poi abrogati dal D.L. 200/2008-L. 9/2009) – il D.L. 66/2014 (L. 89/2014: art. 21, co. 4) aveva previsto la riduzione di € 150 mln per il 2014 degli introiti del canone da attribuire alla RAI e la L. di stabilità 2015 (L. 190/2014: art. 1, co. 292) aveva previsto, dal 2015, la riduzione del 5% dei medesimi introiti da destinare alla società concessionaria.

In seguito, con l'introduzione delle nuove modalità di riscossione del canone operata dalla legge di stabilità 2016 (L. 208/2015: art. 1, co. 152 e ss.), che hanno previsto l'addebito dello stesso, suddiviso in 10 rate mensili, nelle fatture elettriche, è stato stabilito che le eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione rispetto alle somme già iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione per il 2016 (c.d. extra gettito) sono destinate in parte alla RAI, in parte all'Erario per varie finalità.

In particolare, la L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 90), ha stabilizzato la previsione secondo cui metà del c.d. extra gettito è riversata all'Erario per essere destinata al Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione (art. 1, L. 198/2016), destinato al sostegno dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, e al Fondo per la riduzione della pressione fiscale (art. 1, co. 431, L. 147/2013), nonché, fino al 2019, all'ampliamento sino a € 8.000 annui della soglia reddituale prevista ai fini della esenzione dal pagamento del canone di abbonamento in favore di soggetti di età pari o superiore a 75 anni.

Al riguardo, infatti, si ricorda che il D.L. 248/2007 ( L. 31/2008: art. 42, co. 2- bis, che ha modificato l' art. 1, co. 132, della L. 244/2007-L. di stabilità 2008) – ha abolito, a decorrere dal 2008, il pagamento del canone di abbonamento alla televisione (esclusivamente per l'apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza stabilito) per i soggetti di età pari o superiore a 75 anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a € 516,46 per tredici mensilità (pari a € 6.713,98 annui), senza conviventi.
La soglia è stata elevata per il 2018 e il 2019 ad € 8.000 annui, rispettivamente, dal DI 16 febbraio 2018 e dal DI 24 ottobre 2019, che hanno destinato a tal fine € 20,9 mln e € 20 mln, provenienti da parte delle risorse accertate quale extra gettito relativo al canone RAI per il 2017 e il 2018.

Successivamente, la L. di bilancio 2020 (L. 160/2019: art. 1, co. 255) ha stabilito che, dal 2020, a regime, la soglia di reddito complessivo proprio e del coniuge prevista per l'esenzione del pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni (esclusivamente per l'apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza stabilito) per i soggetti di età pari o superiore a 75 anni, è fissata a € 8.000 annui.

Inoltre, con riferimento al già previsto requisito di non avere conviventi, ha specificato che esso è riferito alla convivenza con altri soggetti titolari di un reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti.

Quanto all'importo del canone RAI per uso privato, questo è stato definitivamente fissato in € 90 dalla L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 89).

Al riguardo, si ricorda che, sempre a partire dall'introduzione delle nuove modalità di riscossione del canone, è stata avviata una progressiva riduzione del suo importo.
In particolare, per il 2016 la misura del canone era stata fissata in € 100 ( art. 1, co. 152, L. 208/2015), a fronte di € 113,50 dovuti negli anni dal 2013 al 2015, mentre per il 2017 e il 2018 era stata pari a € 90 ( L. 232/2016: art. 1, co. 40; art. 1, co. 1147, L. 205/2017).
 

Con riguardo al canone, si ricorda, peraltro, che:

  • il D.L. 55/2018 (L. 89/2018: art. 1, co. 3-5) ha previsto, per i territori dell'Italia centrale colpiti dagli eventi sismici verificatisi a decorrere dal 24 agosto 2016 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria), una ulteriore sospensione del pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni – già disposta a decorrere dal 24 agosto 2016 per il periodo dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 e il recupero delle somme oggetto di sospensione – senza applicazione di sanzioni e interessi – dal 1° gennaio 2021. Ha previsto, inoltre, il rimborso degli importi già versati fra il 1° gennaio 2018 e la data della sua entrata in vigore;
  • il D.L. 109/2018 (L. 130/2018: art. 33) ha previsto, per i territori dei comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno, siti nell'isola di Ischia e interessati dagli eventi sismici del 21 agosto 2017, la sospensione del pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni dalla data della sua entrata in vigore e fino al 31 dicembre 2020 e il recupero delle somme oggetto di sospensione – senza applicazione di sanzioni e interessi – dal 1° gennaio 2021. Non ha, invece, previsto il rimborso delle somme già versate.

 

Oltre alle risorse provenienti dal canone, la stessa L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 101) ha riconosciuto alla RAI un contributo di € 40 mln annui, per il 2019 e il 2020, per l'adempimento degli obblighi del contratto di servizio, inclusi quelli per lo sviluppo della programmazione digitale.

Il contratto di servizio 2018-2022 ha per oggetto, fra l'altro, l'offerta radiofonica, televisiva, e multimediale diffusa attraverso le diverse piattaforme in tutte le modalità, l'impiego della capacità trasmissiva necessaria, la realizzazione dei contenuti editoriali, l'erogazione dei servizi tecnologici per la produzione e la trasmissione del segnale in tecnica analogica e digitale, la predisposizione e gestione dei sistemi di controllo e di monitoraggio.
ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2019

L'assetto di governance della RAI è stato modificato, da ultimo, dalla L. 220/2015 (art. 2) che, novellando il d.lgs. 177/2005 (art. 49), ha introdotto la figura dell'amministratore delegato (sostitutiva della figura del direttore generale), ha ridotto il numero dei membri del Consiglio di amministrazione e ha modificato le modalità di designazione degli stessi. Sono rimaste invece ferme la durata in carica pari a tre anni del CdA e la previsione che il rinnovo dell'organo è effettuato entro il termine di scadenza del relativo mandato (art. 49, co. 4, d.lgs. 177/2005).

Le nuove disposizioni relative alla composizione e alla nomina del CdA si sono applicate dal primo rinnovo successivo alla data di entrata in vigore della legge (L. 220/2015: art. 5), avvenuto nel 2018.

Gli organi sociali della RAI sono l'Assemblea dei soci (ordinaria e straordinaria), il Consiglio di amministrazione, il Presidente e il collegio sindacale.

 

In particolare, la L. 220/2015 (art. 2) ha previsto la riduzione (da 9) a 7 dei membri del Consiglio di amministrazione. Fra i requisiti per la nomina, ha inserito l'onorabilità, prevedendo, inoltre, che la composizione del CdA è definita favorendo, fra l'altro, la presenza di entrambi i sessi e l'assenza di conflitti di interesse.

Ha introdotto, inoltre, alcune cause di incompatibilità, fra le quali il ricoprire, o aver ricoperto nei 12 mesi precedenti la data della nomina, la carica di Ministro, vice Ministro o sottosegretario di Stato.

Non possono essere nominati membri del CdA coloro che: si trovino in stato di interdizione dai pubblici uffici, anche temporanea, ovvero in stato di interdizione legale o temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; siano sottoposti a una misura di prevenzione personale o patrimoniale disposta dall'autorità giudiziaria, salvi gli effetti della riabilitazione; siano stati condannati con sentenza definitiva alla reclusione per uno dei delitti in materia di società previsti dal codice civile, salvi gli effetti della riabilitazione; siano stati condannati con sentenza definitiva alla reclusione per un delitto contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica, il patrimonio, l'ordine pubblico, l'economia pubblica, ovvero per un delitto in materia tributaria; siano stati condannati con sentenza definitiva alla reclusione per un tempo pari almeno a 2 anni per qualunque delitto non colposo.

I 7 membri del CdA sono così designati:
- 2 sono eletti dalla Camera e 2 dal Senato, previo avviso pubblico da pubblicare nei siti internet della Camera, del Senato e della RAI almeno 60 giorni prima della nomina e presentazione di candidature almeno 30 giorni prima della nomina;
- 2 sono designati dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze;
- 1 è designato, attraverso elezione, dall'assemblea dei dipendenti RAI, tra i dipendenti dell'azienda titolari di un rapporto di lavoro subordinato da almeno 3 anni consecutivi.

Al riguardo, il nuovo statuto, approvato dal Consiglio di amministrazione nella seduta del 3 febbraio 2016, ha precisato, all'art. 21.3, che i componenti del CdA scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio dell'esercizio sociale relativo all'ultimo anno di carica che, in base all'art. 16.4, deve avvenire entro 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale.

Il CdA ha proceduto all' approvazione della proposta di bilancio il 7 maggio 2018. L'assemblea ha approvato il bilancio 2017 nella seduta del 26 giugno 2018.
Il 18 luglio 2018 la Camera ha eletto Igor De Biasio e Giampaolo Rossi, mentre il Senato ha eletto Beatrice Coletti e Rita Borioni.
Il membro eletto dai dipendenti RAI è Riccardo Laganà.
Il 27 luglio 2018 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, ha designato quali componenti del nuovo CdA Marcello Foa e Fabrizio Salini, indicando quest'ultimo per la carica di amministratore delegato.
Il 31 luglio 2018 si è insediato il nuovo CdA, che, nella medesima riunione, ha nominato, a maggioranza, Marcello Foa Presidente.
La nomina non è, però, divenuta efficace, non essendosi raggiunta, nell'ambito della Commissione parlamentare di vigilanza, il 1° agosto 2018, la prescritta maggioranza di due terzi (v. infra).
Il 19 settembre 2018 la Commissione parlamentare di vigilanza ha approvato una risoluzione con la quale, anche alla luce dei pareri legali acquisiti, ha impegnato il CdA della RAI a procedere senza indugio all'adozione di una nuova delibera di nomina del Presidente, senza limitazioni all'eventuale candidatura di ciascun consigliere, con l'esclusione del solo amministratore delegato, al fine di consentire alla Commissione di esprimersi entro e non oltre il 26 settembre 2018. Al contempo, ha impegnato il consigliere di amministrazione nominato Presidente a presentarsi in audizione davanti alla Commissione prima dell'espressione del prescritto parere.
Il 21 settembre 2018 il CdA della RAI ha nuovamente designato, sempre a maggioranza, Marcello Foa quale Presidente.
Il 26 settembre 2018 Marcello Foa è stato audito dalla Commissione parlamentare di vigilanza la quale, nella stessa seduta, successivamente, ha espresso, a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, parere favorevole alla sua nomina quale Presidente della RAI.

 

Con riferimento alle attività del CdA, la L. 220/2015 (art. 2) ha disposto che, fermi restando i compiti già attribuiti dalla legge e dallo statuto, al CdA è affidata l'approvazione del Piano industriale e del Piano editoriale, del preventivo di spesa annuale, degli investimenti di importo superiore a € 10 mln, degli atti e dei contratti aziendali aventi carattere strategico, inclusi i piani annuali di trasmissione e di produzione, e delle variazioni rilevanti degli stessi, degli atti e dei contratti che, anche per effetto di una durata pluriennale, siano di importo superiore a € 10 mln, nonché del (nuovo) Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale.

Il Piano industriale 2019/2021 è stato approvato dal CdA nella seduta del 6 marzo 2019. Il 4 ottobre 2019 sul sito del Ministero dello sviluppo economico è stata data comunicazione che nella stessa giornata si era riunita presso gli uffici del MiSE la Commissione paritetica di cui all'art. 22 del Contratto nazionale di servizio, con all'ordine del giorno le determinazioni di competenza MiSE sul Piano industriale 2019-2021 presentato dalla RAI, secondo quanto previsto dall'art. 25, co. 1, lett. u), del medesimo Contratto nazionale di servizio. La componente del MiSE ha ritenuto il Piano compatibile con quanto previsto dal Contratto. La Commissione paritetica ha convenuto di monitorare la tempistica di attuazione del Piano attraverso riunioni bimestrali.  

 

L'amministratore delegato è nominato dal Consiglio di amministrazione, su proposta dell'assemblea dei soci, deve possedere determinati requisiti (esperienza e assenza di conflitti di interesse), rimane in carica per 3 anni – e comunque non oltre la scadenza del CdA – salva la facoltà di revoca da parte dello stesso CdA, sentito il parere dell'assemblea dei soci.

L'amministratore delegato deve: assicurare la coerenza della programmazione radiotelevisiva con le linee editoriali e le direttive formulate e adottate dal CdA; gestire il personale dell'azienda; nominare i dirigenti di primo livello, acquisendo, per i direttori di rete, di canale e di testata, il parere obbligatorio del CdA che, per i direttori di testata, è vincolante se espresso con la maggioranza dei due terzi; assumere, nominare, promuovere e stabilire la collocazione aziendale degli altri dirigenti, nonché, su proposta dei direttori di testata e nel rispetto del contratto di lavoro giornalistico, degli altri giornalisti; provvedere anche all'attuazione del piano industriale e del preventivo di spesa annuale; sentito il parere del Consiglio di amministrazione, definire i criteri e le modalità per il reclutamento del personale e quelli per il conferimento di incarichi a collaboratori esterni; proporre all'approvazione del CdA il (nuovo) Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale.

 

Infine, in base alla stessa L. 220/2015 (art. 2), ai componenti degli organi di amministrazione e controllo della RAI, ad eccezione dell'amministratore delegato, si applica il "tetto" retributivo di € 240.000. L'applicazione dello stesso "tetto" anche al personale dipendente, ai collaboratori e ai consulenti del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, la cui prestazione professionale non sia stabilita da tariffe regolamentate, è stata poi prevista dalla L. 198/2016 (art. 9).

 

In base al comunicato dell'Ufficio stampa della RAI del 9 novembre 2016, il CdA, riunitosi nella stessa giornata, aveva deliberato all'unanimità l'applicazione con decorrenza immediata del "tetto" retributivo per i dipendenti, mentre per i contratti di natura artistica aveva evidenziato la necessità di chiedere un'interpretazione puntuale del testo legislativo al Ministero dell'economia e delle finanze e al Ministero dello sviluppo economico.
Al riguardo, il 14 giugno 2017 il CdA Rai ha approvato all'unanimità la delibera riguardante il " Piano organico di criteri e parametri per l'individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica". Come evidenziava il comunicato di Rainews, "Costruito a partire dall'applicazione puntuale della legge e recependo le indicazioni contenute nel parere dell'Avvocatura dello Stato e fornite dal Ministero per lo sviluppo economico, il Piano nasce dalla necessità di tutelare il futuro aziendale. Nello stesso tempo l'obiettivo è quello di salvaguardare la necessità di stare sul mercato continuando a svolgere al meglio la missione di servizio pubblico […]. Il documento, illustrato ai consiglieri dal Dg, individua criteri quanto più possibili oggettivi da adottarsi per la definizione di prestazioni per le quali sia possibile il superamento del limite retributivo dei 240 mila euro. Per ogni deroga al tetto dovrà essere fornita adeguata motivazione resa esplicita in fase contrattuale da parte degli organi responsabili. In particolare, il documento precisa che "possono considerarsi di natura artistica le prestazioni in grado di offrire intrattenimento generalista oppure di creare o aggiungere valore editoriale in termini di elaborazione del racconto nelle sue diverse declinazioni, in maniera coerente all'obiettivo generale di servizio pubblico". Per quanto riguarda i parametri per la remunerazione delle attività oggetto di attenzione, il Piano prevede una riduzione dei compensi in misura almeno pari al 10% che andrà ad aumentare progressivamente con il salire degli importi. I criteri del Piano hanno lo scopo di esplicitare, strutturare ulteriormente e migliorare le pratiche già in atto per un utilizzo sempre più attento delle risorse economiche con il primo obiettivo della creazione di valore attraverso la produzione di contenuti di qualità. E' evidente però che la tutela del futuro del servizio pubblico passa necessariamente anche attraverso la possibilità di continuare ad avvalersi di grandi professionalità che contribuiscano a creare prodotti autorevoli e riconoscibili. Il Piano sarà soggetto a verifica annuale".
In materia, si veda anche la risposta resa il 5 maggio 2017 all'interpellanza urgente presentata alla Camera 2-01777.
ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2020

La L. 220/2015 (art. 2) – modificando il d.lgs. 177/2005 (art. 49) - ha previsto che il (nuovo) Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale deve prevedere le forme migliori per rendere conoscibili agli utenti le informazioni sull'attività del CdA, salvi casi particolari di riservatezza, adeguatamente motivati, nonché la pubblicazione sul sito internet della RAI, fra l'altro:

  • dei curricula e dei compensi lordi percepiti dai componenti degli organi di amministrazione e controllo e dai dirigenti, compresi quelli non dipendenti della RAI, e comunque dai soggetti che percepiscano più di € 200.000 annui (con esclusione dei titolari di contratti di natura artistica), nonché delle informazioni relative allo svolgimento, da parte degli stessi soggetti, di altri incarichi o attività professionali, o alla titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalle pubbliche amministrazioni, comprese le autorità amministrative indipendenti;
  • dei criteri per il reclutamento del personale e il conferimento di incarichi a collaboratori esterni;
  • dei dati relativi ai contratti di collaborazione o consulenza non artistica per i quali è previsto un compenso.

In base alla stessa L. 220/2015 (art. 3, che ha introdotto gli artt. da 49-bis a 49-quater nel d.lgs. 177/2005), l'amministratore delegato provvede alla pubblicazione e all'aggiornamento con cadenza almeno annuale dei dati e delle informazioni presenti nel Piano.

Qui il Piano della trasparenza e della comunicazione aziendale 2018. Si tratta – come si legge nella apposita sezione del sito RAI – di un documento in fase di aggiornamento al fine di tener conto, in particolare, dei criteri e delle modalità di reclutamento del personale e del conferimento degli incarichi di collaborazione approvati in data 1 febbraio 2019.


ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2020

In base alla L. 220/2015 (art. 3, che ha introdotto gli artt. da 49-bis a 49-quater nel d.lgs. 177/2005), l'amministratore delegato e i componenti degli organi di amministrazione e controllo della RAI sono soggetti alla disciplina ordinaria di responsabilità civile prevista per le società di capitali.

La stessa legge ha previsto, inoltre, una nuova disciplina riguardante i contratti conclusi dalla RAI e dalle società interamente partecipate dalla stessa, in particolare escludendo l'applicazione del Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture anche per i contratti riguardanti la commercializzazione di programmi radiotelevisivi e di opere audiovisive. Gli stessi contratti non sono soggetti neanche all'obbligo di invito ad almeno cinque concorrenti.

Inoltre, ha escluso, per i contratti conclusi dalla RAI e dalle società interamente partecipate dalla stessa, aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture collegati, connessi o funzionali ai contratti di acquisto, sviluppo, produzione, coproduzione, commercializzazione di programmi radiotelevisivi e di opere audiovisive, di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, gli obblighi procedurali previsti per tali tipologie di contratti dallo stesso codice dei contratti pubblici. L'affidamento di tali contratti avviene comunque nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità.

Infine, ha previsto che nello statuto della RAI è definito il numero massimo di dirigenti non dipendenti cui possono essere attribuiti contratti a tempo determinato.

L'art. 37 dello statuto adottato il 3 febbraio 2016 ha stabilito nel 5% del numero dei dirigenti dipendenti in servizio alla chiusura del precedente esercizio il limite massimo dei dirigenti non dipendenti che possono essere assunti con contratto a tempo determinato.

Da ultimo, la L. di bilancio 2018 (L. 205/2017: art. 1, co. 1096) ha disposto che alla RAI non si applicano le misure di contenimento della spesa in materia di gestione, organizzazione, contabilità, finanza, investimenti e disinvestimenti, previste per le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato predisposto dall'ISTAT, ferme restando, invece, le disposizioni in materia di tetto retributivo.

La RAI era stata inclusa per la prima volta nell'elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel   conto economico consolidato 2016, nella sezione "Enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali". Era risultata, inoltre inserita anche nel corrispondente elenco 2017.
ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2020

In base alla L. 220/2015 (art. 1, che ha modificato l'art. 45 del d.lgs. 177/2005), il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale garantisce l'informazione pubblica a livello nazionale e quella a livello regionale attraverso la presenza in ciascuna regione e provincia autonoma di proprie redazioni e strutture adeguate alle specifiche produzioni, nel rispetto della effettuazione di trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua tedesca e ladina per la provincia autonoma di Bolzano, in lingua ladina per la provincia autonoma di Trento, in lingua francese per la regione autonoma Valle d'Aosta e in lingua slovena per la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Le sedi che garantiscono il servizio nelle province autonome di Trento e di Bolzano e nelle regioni autonome Valle d'Aosta e Friuli Venezia Giulia mantengono autonomia finanziaria e contabile e fungono anche da centro di produzione decentrato per le esigenze di promozione delle culture e delle lingue locali.

La medesima legge (art. 1, sempre modificando l'art. 45 del d.lgs. 177/2005) ha disposto, inoltre, che con la convenzione stipulata tra la società concessionaria e la provincia autonoma di Bolzano sono individuati i diritti e gli obblighi relativi, in particolare i tempi e gli orari delle trasmissioni radiofoniche e televisive. Ha, altresì, disciplinato i costi di esercizio per il servizio in lingua tedesca e ladina.

ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2020

Le funzioni di indirizzo generale e di vigilanza del servizio pubblico attribuite alla Commissione parlamentare di vigilanza, alla quale il Consiglio di amministrazione deve riferire ogni 6 mesi sulle attività della concessionaria, consegnando l'elenco degli ospiti partecipanti alle trasmissioni, sono state fatte salve, da ultimo, dalla L. 220/2015 (art. 2).

La stessa legge (art. 2), modificando il d.lgs. 177/2005 (art. 49), ha inoltre disposto che la nomina del presidente del consiglio di amministrazione della RAI, effettuata dal medesimo CdA nell'ambito dei suoi membri, diviene efficace dopo l'acquisizione del parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, della Commissione parlamentare di vigilanza. La revoca dei componenti del medesimo consiglio di amministrazione, deliberata dall'assemblea, acquista efficacia a seguito di valutazione favorevole della Commissione parlamentare di vigilanza.

In base alla stessa L. 220/2015 (art. 5), il Ministero dello sviluppo economico trasmette alla Commissione parlamentare di vigilanza per il parere lo schema di contratto di servizio con la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale.

Inoltre, in base alla L. 198/2016 (art. 9), lo schema di DPCM per l'affidamento della concessione e lo schema di convenzione, insieme con una relazione del Ministro dello sviluppo economico sugli esiti della consultazione pubblica, sono trasmessi per il parere alla Commissione parlamentare di vigilanza

 

Invece, a seguito delle modifiche apportate dalla L. 220/2015 (art. 2) al d.lgs. 177/2005 (art. 49), e dell'abrogazione, con la stessa L. 220/2015 (art. 4), dell'art. 5 del d.lgs. C.p.S. 428/1947 (ratificato dalla L. 561/1956), alla Commissione non spetta più individuare la maggior parte dei membri del Cda, né l'espressione di un parere sullo statuto della società concessionaria.

ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2020
 
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