tema 24 giugno 2020
Rapporti con l'Unione europea La Brexit e i negoziati sul futuro partenariato tra l'UE e il Regno Unito
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L'Accordo di recesso del Regno Unito dalla UE è entrato in vigore il 1° febbraio 2020.
A partire da tale data, il Regno Unito è diventato uno Stato terzo, con la previsione di un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020 nel corso del quale:
  • il Regno Unito continua a partecipare al mercato unico e all'unione doganale dell'UE (v. infra);
  • si svolgono i negoziati per il futuro partenariato tra UE e Regno Unito.

Si ricorda che il Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019 oltre ad approvare l'accordo di recesso ha approvato una dichiarazione politica, concordata tra l'UE e il Regno Unito, relativa al quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito.

Il 25 febbraio 2020 il Consiglio dell'UE Affari generali ha approvato il mandato negoziale per l'UE e il 27 febbraio 2020 il Governo del Regno Unito ha pubblicato il mandato negoziale per il Regno Unito ( v.infra).
I negoziati sul futuro accordo sono stati avviati il 2 marzo 2020 e dovrebbero concludersi entro il 31 ottobre 2020, per consentire l'entrata in vigore del nuovo accordo a partire dal 1° gennaio 2021, al termine del periodo trasitorio.
La Commissione europea ha pubblicato, il 18 marzo 2020, un progetto di accordo giuridico sul futuro partenariato tra l'UE e il Regno Unito, che traduce in un testo giuridico le direttive di negoziato approvate dal Consiglio il 25 febbraio 2020, in linea con la dichiarazione politica concordata tra l'UE e il Regno Unito nell'ottobre 2019.
Michel Barnier, che ha ricoperto la carica di capo negoziatore per l'UE per l'Accordo di recesso, svolge anche la funzione di capo negoziatore della task force per i negoziati sull'accordo sulle future relazioni tra UE e Regno Unito.
Il 15 giugno 2020 si è svolto un incontro tra il Primo Ministro del Regno Unito, Boris Johnson, e i Presidenti della Commissione europea, Ursula von der Leyen, del Consiglio europeo, Charles Michel, e del Parlamento europeo, David Sassoli che ha fatto il punto dello stato dei negoziati.
Al termine dell'incontro è stata rilasciata una dichiarazione nella quale si indica che le parti:
  • hanno preso atto della decisione del Regno Unito di non richiedere alcuna proroga del periodo di transizione. Il periodo di transizione terminerà quindi il 31 dicembre 2020, in linea con le disposizioni dell'Accordo di recesso;
  • hanno accolto con favore le discussioni costruttive sulle future relazioni che si sono svolte, convenendo tuttavia che sia necessario un nuovo slancio, appoggiando  i piani concordati dai negoziatori principali per intensificare i colloqui in luglio e creare le condizioni più favorevoli per la conclusione e la ratifica di un accordo entro la fine del 2020;
  • hanno sottolineato la loro intenzione di impegnarsi a fondo per instaurare un rapporto che operi nell'interesse dei cittadini dell'Unione e del Regno Unito ed hanno, inoltre, confermato il loro impegno per la piena e tempestiva attuazione dell'Accordo di recesso.

In occasione della riunione in videoconferenza del Consiglio europeo del 19 Giugno 2020, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno riferito sullo stato dei negoziati con il Regno Unito, ribadendo l'impegno dell'UE a raggiungere un accordo, ma non a tutti i costi, prendendo atto che  il Regno Unito non ha intenzione di chiedere una proroga del periodo di transizione e che quindi occorre intensificare i negoziati.

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ultimo aggiornamento: 17 giugno 2020
Le disposizioni più rilevanti dell'Accordo di recesso del Regno Unito dall'UE, entrato in vigore il 1° febbraio 2020, si riferiscono ai diritti dei cittadini, alla liquidazione finanziaria dovuta dal Regno Unito ed alla disciplina del confine tra Irlanda e Irlanda del nord.

Diritti dei cittadini

I cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito (circa 3,2 milioni, di cui circa 700.000 italiani) e i cittadini del Regno Unito residenti nell'UE (circa 1,2 milioni) potranno continuare ad esercitare i diritti attualmente garantiti dalle normative europee, sulla base dei princìpi di parità di trattamento e di non discriminazione (si tratta in particolare di diritti di residenza, di lavoratori e liberi professionisti, diritti di riconoscimento di qualifiche professionali, diritti di prestazioni sanitarie, sociali e pensionistiche).
I cittadini dell'UE già residenti nel Regno Unito, che vorranno garantirsi lo status di residenti e l'accesso a sanità pubblica e sicurezza sociale, dovranno chiedere un permesso di permanenza e dovranno avere vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni.
La libera circolazione delle persone, secondo quanto previsto dall'Accordo di recesso, termina il 31 dicembre 2020; fino a tale data sarà ancora possibile stabilirsi e lavorare nel Regno Unito senza permessi particolari. I cittadini dell'UE già residenti nel Regno Unito entro il 31 dicembre 2020 potranno presentare la domanda di residenza fino al 30 giugno 2021. I cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito da meno di 5 anni avranno un " presettled status", che diventerà settled status, cioè residenza definitiva, una volta maturati, anche successivamente al 31 dicembre 2020, i cinque anni di residenza nel Regno Unito.

Le disposizioni relative alla protezione dei diritti dei cittadini UE residenti nel Regno Unito saranno incorporate nel diritto britannico (avranno dunque applicabilità diretta e non potranno essere modificate unilateralmente dal Regno Unito attraverso una legge ordinaria) e i tribunali britannici dovranno fare riferimento diretto ad esse, assumendo come riferimento le sentenze della Corte di giustizia dell'UE.

In caso di incertezza, è previsto che le corti del Regno Unito facciano ricorso al rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'UE per un periodo di 8 anni dall'entrata in vigore dell'accordo di recesso. Il controllo sulla corretta applicazione delle disposizioni relative ai diritti dei cittadini sarà esercitato dalla Commissione europea e, nel Regno Unito, da una autorità indipendente.

Liquidazione finanziaria
Per quanto riguarda la liquidazione finanziaria, il Regno Unito si impegna ad onorare tutti gli obblighi finanziari dovuti per la sua partecipazione all'UE e, in particolare, tutti gli obblighi finanziari fino al 31 dicembre 2020, data di scadenza dell'attuale Quadro finanziario pluriennale di bilancio dell'UE, nonché gli altri impegni finanziari già assunti che dovrebbero andare oltre tale data. Secondo le prime stime non ufficiali, tale impegno corrisponderebbe ad una cifra tra i 45 e i 60 miliardi di euro.
Protocollo sull'Irlanda e l'Irlanda del Nord

Le disposizioni relative al confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, contenute nel protocollo sull'Irlanda e l'Irlanda del Nord prevedono che dopo il periodo transitorio (fino al 31 dicembre 2020, ma prolungabile su accordo tra le parti una sola volta, per un periodo massimo di altri due anni) l'Irlanda del Nord rimanga per 4 anni allineata agli standard europei per quanto riguarda la legislazione sulle merci, le norme sanitarie e fitosanitarie ("norme SPS"), le norme sulla produzione/commercializzazione dei prodotti agricoli, sull'IVA e sulle accise sulle merci e le norme in materia di aiuti di Stato, mentre a livello doganale resterà parte del territorio doganale del Regno Unito.

Al termine di tale periodo di 4 anni, l'Assemblea dell'Irlanda del Nord potrà decidere se mantenere di volta in volta in vigore tale regime oppure no per altri 4 anni (a maggioranza semplice) o per altri 8 anni (con la maggioranza "cross-community" cioè di tutte e due le comunità dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord, quella unionista e quella nazionalista).

Nel caso in cui l'Assemblea parlamentare dell'Irlanda del Nord si esprima contro il proseguimento di tale regime, le disposizioni del Protocollo continueranno comunque ad applicarsi per altri 2 anni. Nel caso in cui l'Assemblea parlamentare non fosse, invece, in grado di deliberare, si continuerebbero comunque ad applicare le disposizioni del Protocollo.

Al fine di evitare controlli doganali tra Irlanda e Irlanda del Nord, tutte le merci che entrano nel territorio dell'Irlanda del Nord saranno soggette al codice doganale dell'UE, ma i dazi doganali europei si applicheranno alle merci in ingresso dal Regno Unito o da Paesi terzi nell'Irlanda del Nord solo se tali merci rischiano di entrare nel mercato unico dell'UE.

La valutazione del sopracitato rischio delle merci in transito in Irlanda del Nord sarà affidata ad un Comitato misto EU-Regno Unito (Joint Commitee). Nel caso in cui il dazio doganale europeo sia superiore a quello del Regno unito è previsto un sistema di rimborso da parte del Regno Unito agli operatori dell'Irlanda del Nord. I controlli sul rispetto del diritto dell'UE per le merci in ingresso in Irlanda del Nord da altre parti del Regno Unito saranno esercitati dalle autorità del Regno Unito con un meccanismo di supervisione da parte dell'UE.

In materia di IVA viene stabilito che sarà l'autorità britannica (HMCR) a modificare le aliquote del proprio sistema in Irlanda del Nord per allinearle a quelle europee relativamente ai soli beni, e saranno le autorità britanniche responsabili della riscossione dell'imposta. Inoltre, esenzioni e aliquote ridotte in vigore in Irlanda potranno essere applicate anche in Irlanda del Nord al fine di "evitare distorsioni" del regime fiscale sull'isola irlandese.

ultimo aggiornamento: 9 marzo 2020
Nel corso del periodo transitorio dal 1° febbraio 2020 al 31 dicembre 2020 il Regno Unito non partecipa al processo decisionale dell'UE e non è più rappresentato nelle istituzioni, negli organi e organismi dell'Unione.
L'Accordo di recesso prevede che il periodo transitorio possa essere esteso con l'accordo tra le parti (nell'ambito del comitato misto istituito dall'Accordo di recesso) , entro il 30 giugno 2020, una sola volta, per un periodo fino a uno o due anni.
Nel corso del vertice del 15 giugno 2020 ( v. supra) il primo Ministro del Regno Unito , Boris Johnson , ha definitivamente escluso che il Regno Unito possa  richiedere una estensione del periodo transitorio .
Nel corso del periodo transitorio:
  • il Regno Unito continuerà a partecipare all'unione doganale, al mercato unico (con tutte e quattro le libertà) e a tutte le politiche dell'UE;
  • l'acquis dell'UE (l'insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell'Unione europea) continuerà ad applicarsi integralmente al Regno Unito, ed ogni eventuale successiva modifica all'acquis si applicherà automaticamente al Regno Unito;
  • sarà mantenuta l'efficacia diretta e la primazia del diritto dell'UE;
  • il Regno Unito dovrà garantire il rispetto di tutti gli esistenti strumenti e strutture dell'Unione in materia di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione, ivi compresa la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea;
  • il Regno Unito dovrà rispettare la politica commerciale dell'UE e potrà negoziare accordi commerciali con Paesi terzi che potranno entrare in vigore prima della conclusione del periodo transitorio solo previa autorizzazione dell'UE;
  • il Regno Unito dovrà rispettare le obbligazioni provenienti da tutti gli accordi internazionali conclusi dall'UE.

ultimo aggiornamento: 6 maggio 2020
Avvio dei negoziati

negoziati sul futuro accordo sono stati avviati il 2 marzo 2020 e dovrebbero concludersi entro il 31 ottobre del 2020, per consentire la ratifica dell'accordo da parte dell'UE e del Regno Unito e l'entrata in vigore del nuovo accordo a partire dal 1° gennaio 2021.

A causa della crisi Covid-19 in corso, a partire dal 16 marzo 2020 i negoziati tra l'UE e il Regno Unito sono proseguiti in videoconferenza.

Divergenze negoziali

I quattro round negoziali fino ad ora svolti hanno evidenziato une serie di importanti divergenze con il Regno Unito e in particolare:

  • la  struttura e la governance dell'Accordo, per il quale l'UE vorrebbe un  unico accordo  complessivo, mentre il Regno Unito vorrebbe negoziare un accordo di libero scambio e una serie di  accordi settoriali distinti;
  • l'intenzione del Governo del Regno Unito a  non dare seguito agli impegni in materia di level playing field (parità di condizioni per evitare concorrenza sleale), presi nella Dichiarazione sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito;
  • la  cooperazione di polizia e giudiziaria in materia  penale, per la volontà del Regno Unito di  non essere vincolato dalla Convenzione europea sui diritti dell'Uomo ed alla  giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE;
  • la disciplina dei  diritti di pesca, che per l'UE deve rientrare nell'accordo complessivo con il Regno unito, mentre quest'ultimo ritiene che non vi debba essere compresa, ma debba essere regolata sulla base di un rinnovo annuale dell'accesso reciproco alle acque di pesca.

Il 10 giugno 2020, il Capo negoziatore per l'UE, Michel Barnier, in un discorso al Comitato economico e sociale dell'UE, ha indicato che:

  • al momento i progressi nei negoziati sono stati scarsi e che il Regno Unito non ha espresso grandi ambizioni per la cooperazione in settori quali la politica estera e la politica di difesa, la lotta contro il riciclaggio di denaro e la cybercriminalità e l'eventuale inclusione di meccanismi di consultazioni del Parlamento europeo e del Regno Unito e della società civile in materia di mobilità;
  • i negoziati sono arrivati ad un momento cruciale, poiché tenuto conto dei tempi di ratifica da parte dell'UE, un eventuale accordo con il Regno Unito dovrebbe essere raggiunto entro il 31 ottobre 2020, lasciando quindi solo 5 mesi per concludere i negoziati;
  • l'UE è pronta ad offrire un accordo di libero scambio al Regno Unito basato su zero tariffe e zero quote, ma tale accordo deve comprendere una quadro di tutela delle regole per una concorrenza equa (il cosiddetto level playing field) che garantisca il rispetto delle regole in particolare in materia di concorrenza ed aiuti di Stato, protezione dell'ambiente e lotta contro il cambiamento climatico, diritti sociali e dei lavoratori, questioni fiscali. Al momento il Regno Unito ha fornito assicurazione di voler rispettare una concorrenza equa, mantenendo standard anche superiori a quelli dell'UE, ma si rifiuta di voler fissare tali criteri nella cornice giuridica dell'accordo;
  • avendo scelto di lasciare il mercato unico e l'Unione doganale con l'UE, l'UE non accetterà i tentativi del Regno Unito di mantenere alcuni vantaggi connessi al mercato unico, scegliendo quelli a lui più favorevoli. In particolare Barnier ha citato le richieste del Regno Unito di: mantenere il sistema europeo del riconoscimento delle qualifiche professionali; del riconoscimento dell'equivalenza delle proprie regole e procedure doganali a quelle dell'UE, di voler co-decidere con l'UE sulle decisione relative al ritiro dell' equivalenza per i servizi finanziari;
  • il Regno Unito deve dimostrare di voler fare progressi tangibili nell'applicazione dell'Accordo di recesso, con particolare riferimento ai diritti dei cittadini e alla corretta applicazione del protocollo sull'Irlanda e il Nord Irlanda.
Le direttive di negoziato presentate dalla Commissione europea
Il Consiglio dell'UE, su proposta della Commissione europea, ha adottato il 25 febbraio 2020 la decisione che autorizza l'avvio di negoziati con il Regno Unito e che contiene in allegato le direttive negoziali
La Commissione ha scelto di presentare la proposta di mandato negoziale sulla base giuridica dell'art. 217 del Trattato sul funzionamento dell'Unione (TFUE), relativa alla conclusione di accordi di associazione con Paesi terzi. Tale base giuridica prefigurerebbe l'accordo di partenariato come un accordo di natura mista, che dovrebbe, oltre che essere approvato dall'UE ( e in particolare all'unanimità in sede di Consiglio dell'UE ) e dal Regno Unito, anche sottoposto alla ratifica presso i 27 Stati membri, secondo le rispettive norme costituzionali. Considerato il termine del 31 dicembre 2020 ( e atteso che non venga richiesta una sua proroga), il Servizio giuridico del Consiglio ha indicato che una eventuale applicazione provvisoria del futuro accordo ( possibilità prevista dall'art.218, paragrafo 5 del TFUE), in attesa del completamento della procedura di ratifica da parte di tutti gli Stati membri, sarebbe limitata alle sole materie di competenza esclusiva dell'UE. Nella relazione che accompagna la proposta di mandato negoziale, la Commissione europea precisa che la base giuridica sostanziale del futuro accordo con il Regno Unito potrà essere stabilita solo al termine dei negoziati, quando vi sarà chiarezza sul contenuto effettivo dell'intesa. Si ricorda che gli accordi in materia di politica commerciale con Paesi terzi hanno come base giuridica l'art. 207 del TFUE, che prevede che il Consiglio dell'UE deliberi a maggioranza qualificata.
Le direttive di negoziato indicano che presupposto per la negoziazione del futuro partenariato sarà l'effettiva attuazione dell'Accordo di recesso e dei suoi protocolli  e che tale partenariato dovrà continuare a tutelare in tutte le sue parti l'accordo del Venerdì santo o accordo di Belfast del 1998 tra il Regno Unito e l'Irlanda.
I negoziati dovranno mirare a instaurare tra l'UE e il Regno Unito un nuovo partenariato complessivo che abbracci i settori di interesse indicati nella dichiarazione politica: cooperazione commerciale ed economica, cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale, politica estera, sicurezza e difesa, cooperazione tematica.
Michel Barnier, lo scorso 30 gennaio, in sede di COREPER, ha indicato che il futuro accordo di partenariato dovrebbe contenere almeno tre elementi: una parte economica, con un accordo di libero scambio, affiancato da un accordo sulla Pesca e da garanzie di tutela delle parità di condizioni ( level playing field); una parte relativa alla sicurezza interna, con pieno rispetto degli obblighi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e garanzie sulla tutela dei dati personali; una parte relativa alla sicurezza esterna.
Nel  mandato si indica che la Commissione europea dovrà puntare a raggiungere il massimo possibile nei tempi brevi del periodo di transizione, tenendo presente la possibilità di una sua proroga e tenersi pronta a proseguire dopo il termine di tale periodo i negoziati sulle eventuali questioni rimaste insolute.
Per quanto riguarda i singoli ambiti, le direttive di negoziato prevedono, in particolare, che il partenariato tra l'Unione e il Regno Unito dovrà:
Princìpi generali
  • assicurare un equilibrio di diritti e obblighi e condizioni di parità che garantisca l'autonomia del processo decisionale e dell'ordinamento giuridico dell'Unione, assicuri la tutela degli interessi finanziari dell'Unione e sia conforme agli altri principi dell'Unione, in particolare riguardo all' integrità del mercato unico e dell'Unione doganale e all'indivisibilità delle quattro libertà;
  • comprendere un partenariato economico ambizioso, di ampia portata ed equilibrato, a condizione che siano sufficienti  garanzie di parità di condizioni in modo da mantenere nel tempo i corrispondenti livelli elevati di protezione. Il partenariato dovrà includere un accordo di libero scambio nonché una ampia cooperazione settoriale, laddove ciò sia nell'interesse dell'Unione. Dovrà disciplinare la pesca e poggiare su solidi impegni che garantiscano condizioni di parità per una concorrenza libera e leale, e su modalità efficaci di gestione e sorveglianza, di risoluzione delle controversie e dovrà facilitare nella misura del possibile il commercio e gli investimenti tra le parti, rispettando l'integrità del mercato unico dell'Unione e dell' Unione doganale;
  • stabilire principi, modalità e condizioni generali per la partecipazione del Regno Unito ai programmi dell'Unione e per il relativo contributo a suo carico, in settori quali la scienza e l'innovazione, la gioventù, la cultura e l'istruzione, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, le capacità di difesa, la protezione civile, lo spazio e altri settori d'interesse per l'Unione;
Zona di libero scambio
  • mirare a istituire una zona di libero scambio in cui sia garantita l'assenza di tariffe, diritti, tasse, oneri di effetto equivalente o restrizioni quantitative in tutti i settori, ferma restando la presenza di condizioni di parità che poggino su solidi impegni;
  • prevedere regole di origine adeguate, che si basino sulle regole di origine preferenziali standard dell'Unione e tengano conto dell'interesse dell'Unione;
Cooperazione doganale e agevolazione degli scambi
  • mirare a ottimizzare le procedure, la sorveglianza e i controlli doganali e ad agevolare gli scambi commerciali e nel contempo provvedendo a che le autorità doganali possano adottare alla frontiera misure efficaci di applicazione delle legittime politiche pubbliche e di tutela degli interessi finanziari, compreso il rispetto effettivo ed efficace dei diritti di proprietà intellettuale per tutte le merci soggette a controllo doganale;
  • prevedere la cooperazione amministrativa e l'assistenza reciproca in questioni doganali e concernenti l'imposta sul valore aggiunto (IVA), anche per lo scambio di informazioni per combattere la frode doganale e dell'IVA e altre attività illegali, e l'assistenza reciproca per il recupero dei crediti connessi a tasse e imposte;
  • nel settore delle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS), fondarsi sull'accordo dell'OMC sulle misure sanitarie e fitosanitarie e andare oltre, al fine di favorire l'accesso al mercato di ciascuna parte tutelando nel contempo la salute umana, animale e vegetale;
  • affrontare, coerentemente con le norme dell'Unione, le questioni relative al rientro nei loro paesi di origine o alla restituzione a questi stessi paesi dei beni culturali usciti illecitamente;
Servizi e investimenti
  • stabilire disposizioni ambiziose, globali ed equilibrate in materia di scambi di servizi e di investimenti nel settore dei servizi con l'obiettivo di un livello di liberalizzazione degli scambi di servizi che vada oltre gli impegni assunti dalle parti nell'OMC e che tenga conto degli accordi di libero scambio vigenti per l'Unione. Dalle disposizioni sulla liberalizzazione dovranno essere esclusi i servizi audiovisivi. La qualità elevata dei servizi pubblici nell'Unione europea dovrà essere preservata;
  • confermare l'impegno delle parti a garantire ai reciproci fornitori di servizi, mediante disposizioni settoriali in materia di servizi di telecomunicazione, pari ed equo accesso alle reti e ai servizi pubblici di telecomunicazione e a combattere le pratiche anticoncorrenziali;
  • comprendere anche un quadro negoziale sulle condizioni alle quali le autorità nazionali competenti riconosceranno le qualifiche professionali necessarie per l'esercizio di determinate professioni regolamentate;
Cooperazione nel settore dei servizi finanziari
  • confermare l'impegno delle parti a mantenere la stabilità finanziaria, l'integrità del mercato, la protezione degli investitori e dei consumatori e la concorrenza leale, rispettando al contempo, su base di reciprocità, l'autonomia normativa e decisionale e la competenza ad adottare decisioni di equivalenza nel rispettivo interesse;
Commercio digitale
  • prevedere disposizioni volte ad agevolare il commercio digitale e a garantire a imprese e consumatori un ambiente online aperto, sicuro e affidabile;
Proprietà Intellettuale
  • garantire la protezione e il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, salvaguardando gli attuali livelli elevati di protezione della proprietà intellettuale garantiti dalle parti, confermando, inoltre, la protezione delle indicazioni geografiche esistenti, come prevede l'Accordo di recesso, e approntando per la protezione di quelle future un meccanismo in grado di assicurare un livello di protezione identico;
Appalti Pubblici
  • garantire alle parti opportunità reciproche sui rispettivi mercati degli appalti pubblici che vadano al di là degli impegni assunti a norma dell'accordo sugli appalti pubblici dell'OMC, anche in considerazione della prospettata adesione del Regno Unito a tale accordo;
Mobilità
  • prevedere un regime di mobilità basato sulla non discriminazione e sulla piena reciprocità, anche per quanto riguarda l'esenzione dall'obbligo del visto per i soggiorni di breve durata. mirando, inoltre, a stabilire condizioni di ingresso e di soggiorno per ricerca, studio, formazione e scambi di giovani e prevedendo il coordinamento in materia di sicurezza sociale;
  • prevedere la possibilità di una cooperazione giudiziaria in materia di matrimonio, responsabilità genitoriale e questioni correlate;
Trasporto aereo
  • disciplinare in modo globale le relazioni con il Regno Unito nel settore aereo, assicurando un'apertura reciproca, sostenibile ed equilibrata dei mercati;
Trasporto su strada
  • prevedere un accesso aperto al mercato del trasporto bilaterale di merci su strada, effettuato nell'ambito di operazioni di autotrasportatori dell'Unione a partire dal territorio dell'Unione verso il territorio del Regno Unito e viceversa e di autotrasportatori del Regno Unito verso il territorio dell'Unione e viceversa e prevedere un adeguato regime di transito;
Trasporto ferroviario
  • se necessario affrontare la questione del tunnel sotto la Manica e della  linea Enterprise Belfast-Dublino;
Trasporto marittimo
  • affrontare l'accesso al mercato relativamente al settore del trasporto marittimo internazionale con adeguati obblighi inerenti alle condizioni di parità;
Energia e materie prime
  • prevedere disposizioni orizzontali sugli aspetti relativi al commercio e agli investimenti nel settore dell'energia e delle materie prime, mirando a creare un contesto imprenditoriale aperto, trasparente, non discriminatorio e prevedibile e ad affrontare la questione della doppia tariffazione nel settore. Dovrebbe comprendere anche norme che sostengano e promuovano ulteriormente gli scambi e gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili;
Energia elettrica e gas
  • prevedere una cooperazione volta a sostenere la fornitura di approvvigionamenti di energia elettrica e gas puliti, sicuri ed efficienti in termini di costi, sulla base di mercati concorrenziali e di un accesso non discriminatorio alle reti;
Nucleare civile
  • disporre una cooperazione di ampia portata tra l'Euratom e il Regno Unito riguardante l'uso pacifico dell'energia nucleare;
Pesca
  • prevedere, muovendo dalle vigenti condizioni di accesso reciproco, il mantenimento dell'accesso reciproco delle navi dell'Unione e del Regno Unito alle acque dell'Unione e del Regno Unito e determinando quote stabili di contingente, modificabili soltanto con il consenso di entrambe le parti; Le disposizioni sulla pesca dovrebbero essere fissate entro il 1º luglio 2020 affinché siano disponibili in tempo per essere usate per determinare le possibilità di pesca per il primo anno successivo al periodo di transizione;
Condizioni di parità e sostenibilità (cosiddetto Level plaing field)
  • garantire una concorrenza aperta e leale tra l'Unione e il Regno Unito, ivi compresi solidi impegni per assicurare condizioni di parità. A tal fine il partenariato dovrebbe mantenere nel tempo - avendo come riferimento le norme dell'Unione - le norme comuni elevate vigenti nei settori degli aiuti di Stato, della concorrenza, delle imprese statali, delle norme sociali e occupazionali, delle norme ambientali e dei cambiamenti climatici, come pure riguardo ai pertinenti aspetti fiscali. Dovrebbe prevedere meccanismi per assicurare l'effettiva attuazione a livello interno e meccanismi di esecuzione e risoluzione delle controversie. Inoltre l'Unione dovrebbe avere la facoltà di applicare misure provvisorie autonome per reagire rapidamente qualora vengano a mancare le pari condizioni di concorrenza nei settori d'interesse;
Concorrenza
  • dovrà disporre che le norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato si applicano nel Regno Unito. Per gli aiuti che concede e che incidono sugli scambi fra la Gran Bretagna e l'Unione, il Regno Unito dovrebbe istituire un'autorità di esecuzione indipendente dotata di risorse adeguate e dell'effettivo potere di far rispettare le norme applicabili, la quale dovrebbe operare in stretta cooperazione con la Commissione. I dissidi sull'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato nel Regno Unito dovranno essere sottoposti a una procedura di risoluzione delle controversie;
  • dovrà vietare, nella misura in cui incidono sugli scambi fra l'Unione e il Regno Unito, gli accordi anticoncorrenziali, gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni di imprese che minacciano di falsare la concorrenza, a meno che siano intervenute misure correttive;
Lavoro e protezione sociale
  • dovrà fare in modo che il livello di tutela del lavoro e di protezione sociale prescritto dalle leggi, dai regolamenti e dalle prassi non scenda al di sotto del livello assicurato dalle norme comuni applicabili nell'Unione e nel Regno Unito alla fine del periodo di transizione per quanto riguarda almeno: diritti fondamentali nel lavoro; salute e sicurezza sul lavoro, compreso il principio di precauzione; condizioni di lavoro e norme occupazionali eque; e informazione, consultazione e diritti a livello d'impresa e ristrutturazione;
Ambiente e salute
  • dovrà fare in modo che il livello comune di tutela dell'ambiente prescritto dalle leggi, dai regolamenti e dalle prassi non scenda al di sotto del livello assicurato dalle norme comuni applicabili nell'Unione e nel Regno Unito alla fine del periodo di transizione per tutta una serie di settori;
Lotta ai cambiamenti climatici
  • dovrà ribadire gli impegni assunti dalle parti di dare efficace attuazione agli accordi internazionali per far fronte ai cambiamenti climatici, compresi gli impegni previsti dalle convenzioni quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ad esempio l'accordo di Parigi;
Partenariato per la Sicurezza
  • istituire un partenariato per la sicurezza ampio, globale ed equilibrato che tenga conto della prossimità geografica e delle minacce in evoluzione, fra cui le forme gravi di criminalità internazionale, la criminalità organizzata, il terrorismo, gli attacchi informatici, le campagne di disinformazione, le minacce ibride, l'erosione dell'ordine internazionale fondato su regole e il riemergere di minacce a livello statale;
Cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale
  • prevedere la stretta cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento dei reati, tenendo conto del futuro status di Paese terzo non Schengen del Regno Unito. Il partenariato dovrà basarsi sull'impegno a rispettare i diritti fondamentali, compresa l'adeguata protezione dei dati personali. In questo contesto il partenariato dovrà contemplare la cessazione automatica della cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale qualora il Regno Unito dovesse denunciare la convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Dovrà altresì contemplarne la sospensione automatica qualora il Regno Unito dovesse impedire così ai singoli di esercitare i diritti conferiti loro dalla CEDU dinanzi ai giudici del Regno Unito;
Scambio di dati
  • stabilire intese per uno scambio tempestivo, efficace, efficiente e reciproco dei dati del codice di prenotazione ( PNR) tra le unità d'informazione sui passeggeri e prevedere intese che garantiscano l'accesso reciproco ai dati disponibili a livello nazionale sul DNA e sulle impronte digitali di persone sospettate o condannate, nonché ai dati di immatricolazione dei veicoli ( Prüm);
  • prevedere scambi semplificati di informazioni e di intelligence esistenti tra le autorità di contrasto del Regno Unito e degli Stati membri;
Cooperazione operativa fra le autorità di contrasto e cooperazione giudiziaria in materia penale
  • prevedere la cooperazione tra il Regno Unito e Europol e Eurojust in linea con le modalità di cooperazione con i Paesi terzi stabilite dalla normativa pertinente dell'Unione;
Antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo
  • prevedere l'impegno a sostenere gli sforzi internazionali tesi a prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo;
Cooperazione nell'ambito della politica estera, sicurezza e difesa
  • prevedere, nell'ambito dell'azione esterna, una cooperazione ambiziosa, stretta e duratura per proteggere i cittadini da minacce esterne, prevenire i conflitti, rafforzare la pace e la sicurezza internazionali e affrontare le cause profonde di sfide globali;
  • consentire consultazioni strutturate tra l'Unione e il Regno Unito in materia di politica estera e di sicurezza comune (PESC) e di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), così come in dialoghi settoriali;
  • agevolare il dialogo tra l'Unione e il Regno Unito, circa i rispettivi regimi di sanzioni, onde consentire l'allineamento del Regno Unito con la politica in materia di sanzioni dell'Unione;
  • stabilire un quadro per permettere al Regno Unito di partecipare, caso per caso e su invito dell'Unione, a missioni e operazioni PSDC aperte a Paesi terzi;
  • in materia di sviluppo delle capacità di difesa, laddove risponda agli interessi industriali e tecnologici dell'Unione, facilitare l'interoperabilità delle rispettive forze armate e consentire, se e per quanto possibile:
    1. la collaborazione del Regno Unito allo sviluppo di progetti in materia di ricerca e capacità dell'Agenzia europea per la difesa (AED) mediante un accordo amministrativo;
    2. la cooperazione con entità del Regno Unito in relazione a progetti di collaborazione in materia di difesa nell'ambito del Fondo europeo per la difesa;
    3. la partecipazione, in via eccezionale e su invito dell'Unione, del Regno Unito a singoli progetti nel quadro della cooperazione strutturata permanente (PESCO), se invitato a partecipare dall'Unione;
  • prevedere la possibilità di scambi di intelligence tra l'Unione e il Regno Unito in maniera tempestiva e su base volontaria e reciproca, pur preservando la produzione autonoma dei prodotti dell' intelligence dell'Unione;
  • contemplare la possibilità che il Regno Unito acceda al servizio pubblico regolamentato di Galileo subordinatamente alla garanzia che tale accesso non sarà in contrasto con gli interessi essenziali di sicurezza dell'Unione e dei suoi Stati membri ed alla partecipazione del Regno Unito alle attività del programma spaziale dell'Unione non connesse alla sicurezza;
Altri ambiti di cooperazione tematica
  • consentire un dialogo sulla cibersicurezza tra l'Unione e il Regno Unito e contemplare la cooperazione per contrastare la migrazione illegale, comprese le relative cause e conseguenze, riconoscendo nel contempo l'esigenza di proteggere le persone più vulnerabili e il futuro status di Paese terzo non Schengen del Regno Unito;
Risoluzione delle controversie
  • includere intese adeguate relative alla risoluzione delle controversie;
  • prevedere che qualora una controversia sollevi una questione di interpretazione del diritto dell'Unione, il collegio arbitrale dovrà adire la Corte di giustizia dell'UE, in vista di una decisione vincolante e proceda a dirimere la controversia in conformità della sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia dell'UE;
  • prevedere che se una parte non adotta le misure necessarie per conformarsi alla risoluzione vincolante di una controversia entro un termine ragionevole, l'altra parte avrà il diritto di chiedere una compensazione finanziaria o di adottare misure proporzionate e temporanee, compresa la sospensione dei suoi obblighi nell'ambito di applicazione del partenariato.
La Commissione europea ha poi pubblicato, il 18 marzo 2020 un progetto di accordo giuridico sul futuro partenariato tra l'UE e il Regno Unito, che traduce in un testo giuridico le direttive di negoziato approvate dal Consiglio il 25 febbraio 2020, in linea con la dichiarazione politica concordata tra l'UE e il Regno Unito nell'ottobre 2019.

ultimo aggiornamento: 17 giugno 2020

Il Parlamento europeo ha adottato il 12 febbraio 2020 una risoluzione sul nuovo partenariato UE-Regno Unito, nella quale indica, in particolare, le seguenti condizioni per i prossimi negoziati con il Governo del Regno Unito:

  • deve essere preservata l'integrità e il corretto funzionamento del mercato unico e dell'unione doganale dell'UE. Nessuna delle "quattro libertà" dell'UE, libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone, dovrà essere sacrificata;
  • date le dimensioni dell'economia del Regno Unito e la sua vicinanza, la concorrenza con l'UE deve essere mantenuta equa attraverso una "parità di condizioni" in materia, tra l'altro, sociale, ambientale, fiscale, di aiuti di Stato, di protezione dei consumatori e di clima;
  • per mantenere le relazioni commerciali esenti da quote e tariffe, il Governo del Regno Unito dovrebbe impegnarsi ad un allineamento dinamico/evolutivo alle norme dell'UE, in particolare in materia di concorrenza, standard lavorativi e protezione ambientale, prevedendo altresì un solido meccanismo di risoluzione delle controversie. Se il Regno Unito non dovesse rispettare gli standard UE, la Commissione dovrebbe valutare possibili quote e tariffe per i settori più sensibili, in particolare per le importazioni di prodotti alimentari e agricoli;
  • per ottenere il consenso del Parlamento europeo, l'accordo di libero scambio deve essere subordinato a un accordo sulla pesca, da raggiungere entro giugno 2020.

Si ricorda che, ai sensi dell'articolo 218, paragrafo 6 del TFUE, per gli accordi di associazione ex art 217 del TFUE, l'accordo è concluso con decisione del Consiglio dell'UE, previa approvazione del Parlamento europeo.

Il 18 giugno 2020 il  Parlamento europeo ha adottato una raccomandazione per i negoziati su un nuovo partenariato con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord nella quale in particolare:

  • deplora che, a seguito di quattro cicli di negoziati, non siano stati conseguiti reali progressi e prende atto delle divergenze sostanziali tra l'UE e il Regno Unito, anche per quanto riguarda la portata e l'architettura giuridica del testo da negoziare; esprime profonda preoccupazione per la portata limitata del futuro partenariato quale previsto dal governo del Regno Unito e per l'approccio frammentario di quest'ultimo ai negoziati solo nei settori che sono di suo interesse; ribadisce che tale approccio selettivo non è accettabile per l'UE; sottolinea che le proposte del Regno Unito non rispecchiano gli impegni assunti nel quadro dell'accordo di recesso e della dichiarazione politica approvati dal Regno Unito, incluso il suo rifiuto di negoziare un accordo in materia di sicurezza e difesa;
  • ribadisce che l'UE mantiene fermamente la sua posizione secondo cui occorre conseguire progressi tangibili parallelamente in tutti i settori dei negoziati, anche per quanto riguarda la parità di condizioni, la pesca, la sicurezza interna e la governance; sottolinea che l'UE non approverà un accordo ad ogni costo, in particolare non un accordo di libero scambio (ALS) senza disporre di solide garanzie per quanto concerne la parità di condizioni e un accordo soddisfacente sulla pesca; sostiene quindi pienamente la Commissione nel difendere la necessità di un progetto di trattato globale, anziché accettare accordi separati come proposto dal Regno Unito;         
  • ricorda che qualsiasi futuro accordo di associazione concluso tra l'UE e il Regno Unito deve essere pienamente conforme ai seguenti principi:

     - il principio per cui un paese terzo non può godere degli stessi diritti e vantaggi e non è soggetto agli stessi obblighi di uno Stato membro dell'Unione europea o di un membro dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) o dello Spazio economico europeo (SEE);

     - la protezione della piena integrità e del corretto funzionamento del mercato interno e dell'unione doganale, l'indivisibilità delle quattro libertà; in particolare, il livello di cooperazione nel pilastro economico deve essere conforme agli impegni assunti per agevolare la mobilità delle persone, quali l'esenzione dal visto, la mobilità dei ricercatori, degli studenti, dei prestatori di servizi temporanei e dei viaggiatori d'affari, nonché la cooperazione nel settore della sicurezza sociale;

 - il mantenimento dell'autonomia del processo decisionale dell'Unione;

- la salvaguardia dell'ordinamento giuridico dell'UE e del ruolo della CGUE quale organo supremo responsabile dell'interpretazione del diritto dell'Unione al riguardo;

- l'adesione ai principi democratici, ai diritti umani e alle libertà fondamentali, nonché il rispetto del principio dello Stato di diritto; ricorda, in particolare, che le future relazioni dovrebbero essere subordinate all'impegno costante del Regno Unito a rispettare il quadro della CEDU;

- la parità di condizioni, anche per le imprese, che garantisca norme rigorose equivalenti in materia di protezione sociale, del lavoro, ambientale e dei consumatori, di lotta contro i cambiamenti climatici nonché di politiche fiscali, della concorrenza e degli aiuti di Stato.

  • sottolinea l'importanza di essere pienamente preparati per il recesso del Regno Unito dal mercato interno e dall'unione doganale alla fine del periodo di transizione, indipendentemente dall'esito dei negoziati;
  • invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi al fine di informare in modo esaustivo i cittadini e le imprese dell'UE in merito al rischio che il periodo di transizione possa terminare prima che si giunga a un accordo, al fine di consentire un'adeguata preparazione;
  • sottolinea l'importanza di rafforzare e finanziare adeguatamente le misure di preparazione e di emergenza molto prima della fine del periodo di transizione, specialmente nell'eventualità di uno stallo dei negoziati.



ultimo aggiornamento: 24 giugno 2020
Il Governo del Regno Unito ha pubblicato il 27 febbraio 2020 il documento "The UK's approach to Negotiations" che contiene le direttive di negoziato per il Regno Unito.
Nel documento si indica in particolare che:
  • il Governo non prolungherà il periodo di transizione previsto dall'Accordo di recesso e punterà a raggiungere un accordo di massima entro giugno 2020. Se ciò non sarà possibile il Governo valuterà se abbandonare i negoziati con l'UE e concentrarsi esclusivamente sui preparativi per una uscita in modo ordinato dal periodo di transizione a fine 2020;
  • il Regno Unito mira a negoziare un accordo di libero scambio, in linea con quelli negoziati recentemente dall'UE con il Canada e il Giappone e che preveda assenza di tariffe o contingenti (restrizioni quantitative alle importazioni) tra il Regno Unito e l'UE;
  • l'accordo di libero scambio tra UE e Regno Unito dovrebbe essere completato da accordi separati - ognuno con un proprio sistema di governance e meccanismo di risoluzioni delle controversie - in materia di pesca, aviazione, energia, sicurezza interna, migrazione irregolare, mobilità e sicurezza sociale, cooperazione nucleare e sicurezza delle informazioni;
  • qualsiasi accordo dovrà rispettare la sovranità di entrambe le parti e l'autonomia dei rispettivi ordini legali e non potrà quindi includere alcun allineamento normativo, alcuna giurisdizione della Corte di giustizia dell'UE sulle leggi del Regno Unito o qualsiasi controllo sovranazionale in qualsiasi area, compresi i confini del Regno Unito e la politica sull'immigrazione;
  • per quanto riguarda il level playing field (la parità di condizioni di concorrenza in materia di, sussidi, ambiente e clima, condizioni di lavoro), il Governo del Regno Unito non accetterà misure che vadano oltre quelle generalmente incluse dall'UE in accordi di libero scambio con Paesi terzi. Il Governo ritiene che le parti dovrebbero limitarsi a riconoscere i rispettivi impegni a mantenere standard elevati in questi settori ed a rispettare gli obblighi internazionali, impegnandosi ad evitare di utilizzare misure per falsare gli scambi, ma non intende sottoporre il controllo su tale ambito ad un meccanismo di risoluzione delle controversie;
  • l'accordo dovrebbe includere misure per ridurre al minimo gli ostacoli agli scambi transfrontalieri di servizi sulla base delle disposizioni già negoziate dall'UE nel recente accordo tra l'UE e il Giappone e disposizioni sui servizi audiovisivi e sui servizi digitali. Per quanto riguarda i servizi finanziari, il Regno Unito vorrebbe "un processo strutturato" per il ritiro dell'equivalenza nei servizi finanziari, volto a fornire maggiore certezza alle imprese sul fatto che l'UE non rimuova unilateralmente l'equivalenza;
  • il Regno Unito è pronto a cooperare in materia di attraversamento delle frontiere e coordinamento della sicurezza sociale e vuole anche un accordo sul reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali;
  • le parti dovrebbero concordare un accordo globale sul trasporto aereo. Le compagnie aeree del Regno Unito e dell'UE dovrebbero essere in grado di fornire servizi tra le due parti senza restrizioni di frequenza e capacità;
  • il Regno Unito e l'UE dovrebbero continuare a consentire ai veicoli stradali commerciali come i trasportatori di operare verso, da e attraverso i rispettivi territori senza restrizioni quantitative;
  • il Regno Unito prenderà in considerazione un accordo sull'energia, ma non stipulerà un accordo se non consente al Regno Unito di attuare una politica energetica indipendente ed è a favore di un accordo sulle disposizioni nucleari civili;
  • per quanto riguarda la pesca, il Regno Unito diventerà uno stato costiero indipendente alla fine del 2020 e qualsiasi accordo dovrà riflettere questa realtà. Il Regno Unito intende condurre negoziati annuali sull'accesso alle acque e le possibilità di pesca, come quelli condotti dall'UE con la Norvegia e l'Islanda;
  • il Regno Unito intende definire con l'UE, un accordo per la cooperazione in materia di giustizia penale  - distinto dall'accordo di libero scambio e con un proprio meccanismo di risoluzione delle controversie - incentrato sulla capacità operativa e che dovrebbe includere un meccanismo per condividere dati e agire in tempo reale; In tale ambito, la Corte di giustizia dell'UE europea e l'ordinamento giuridico dell'UE non dovrebbero in alcun modo limitare l'autonomia del sistema giuridico del Regno Unito. Tale accordo dovrebbe disciplinare la cooperazione del Regno Unito, in quanto Paese terzo, con Europol ed Eurojust, senza prevedere la partecipazione del Regno Unito al mandato di arresto europeo. Tale Accordo non dovrebbe, inoltre, specificare come il Regno Unito e l'UE proteggano i diritti umani e lo Stato di diritto nei rispettivi ordinamenti (non potrebbe ad esempio imporre al Regno Unito di continuare a partecipare alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo);
  • il Regno Unito è pronto a discutere della cooperazione in settori di reciproco interesse in materia di asilo e migrazione illegale ed è aperto a una sostanziale cooperazione in politica estera ma non vede la necessità di definire un quadro istituzionale in tali ambiti.
ultimo aggiornamento: 9 marzo 2020
La decisione (UE) 2018/937, adottata dal Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018 ha stabilito la nuova composizione del Parlamento europeo nella prospettiva del recesso del Regno Unito dall'UE.
A partire dall'effettivo recesso del Regno Unito dall'UE, la decisione prevede:
  • la riduzione del numero dei deputati del Parlamento europeo da 751 a 705;
  • la redistribuzione di 27 dei 73 seggi del Regno Unito, tra i 14 Stati membri leggermente sottorappresentati. I restanti 46 seggi saranno posti " in riserva" e potranno essere assegnati, in parte o nella loro totalità, ai Paesi di nuova adesione, o rimanere liberi.
Il numero di parlamentari assegnati all'Italia passa da 73 a 76.
ultimo aggiornamento: 9 marzo 2020
L'OCSE nell' Economic Outlook pubblicato nel novembre 2019 sottolinea che malgrado l'imminente ratifica dell'Accordo di recesso da parte del Regno Unito abbia rimosso il rischio di una uscita senza accordo, la possibilità che non si raggiunga un accordo sulle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito entro il 31 dicembre 2020 avrebbe un impatto sull'economia del Regno Unito e dell'UE.
Nella ipotesi che non si raggiunga un accordo con il Regno Unito (e che il periodo transitorio non venga prolungato) e che a partire dal 1° gennaio 2021 le relazioni commerciali tra UE e Regno Unito siano regolate dalle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio, con l'applicazione della clausola della "nazione più favorita" ( Most Favoured Nation, Mfn), secondo la quale ogni Stato si impegna ad accordare a ogni altro lo stesso trattamento concesso a tutti i Paesi con cui non esistono specifici accordi commerciali bilaterali,  lo scenario economico si indebolirebbe, con un ulteriore peggioramento, se i preparativi per i controlli alle frontiere che si renderanno necessari non riusciranno a prevenire significativi ritardi e ostacoli nei flussi commerciali.
Nel caso in cui le relazioni commerciali tra UE e Regno Unito fossero regolate dai termini OMC, l' OCSE stima dunque:
  • per il Regno Unito una perdita di crescita del PIL pari a 2-2,5% nei primi due anni, e nel primo anno una caduta degli investimenti privati del 9% ed un aumento dell'inflazioni di ¾ di punto;
  • per i Paesi dell'area euro una perdita di crescita del PIL pari a 0,5% nei primi due anni, con effetti maggiori sull'andamento economico di Paesi piccoli con maggiori legami commerciali con il Regno Unito quali: Irlanda, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca;
  • nel medio lungo periodo ci sarebbe una considerevole contrazione dei flussi commerciali in alcuni settori quali auto e ricambi auto, prodotti tessili e servizi finanziari.
Per quanto riguarda in particolare l'impatto della Brexit , secondo quanto riportato dal Brexit sensitity index elaborato dall'Agenzia di rating Standard & Poor's, l'Italia sarebbe uno dei meno colpiti ( vedi tabella).

 

Per l'Italia l'applicazione del regime commerciale OMC, con la clausola di nazione più favorita, determinerebbe dazi elevati per alcuni comparti dove è maggiore la presenza delle piccole imprese e in particolare per l'agroalimentare, con un dazio medio del 13%, per l'abbigliamento con un dazio medio dell'11% e delle calzature a cui si applicherebbe un dazio medio del 9,1%; nel complesso la moda sarebbe gravata di un dazio del 10,4%. Penalizzazione marcata anche per gli autoveicoli, con un dazio dell'8,8%. Nel complesso i comparti agroalimentare, moda e auto valgono il 30,2% del made in Italy nel Regno Unito e in media registrerebbero un dazio del 10,6% a fronte del 5,0% medio delle esportazioni sul mercato britannico (fonte Confartigianato, settembre 2019).

Si ricorda che secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al 2018, l'interscambio commerciale tra Regno Unito e Italia è stato pari a 34,59 miliardi di euro, di cui 23,45 miliardi di euro per esportazioni dell'Italia nel Regno Unito e 11,14 miliardi di euro per importazioni dal Regno Unito, con una bilancia commerciale positiva per 12,31 miliardi di euro.
Il Regno Unito è il 5° mercato di destinazione delle esportazioni italiane (dopo quelli di Germania, Francia, USA e Svizzera) rappresentando circa il 5,1% dell'export dell'Italia verso il mondo, e il 10° paese fornitore con il 2,6% dell'import totale italiano (fonte osservatorio economico MISE, ottobre 2019).

ultimo aggiornamento: 9 marzo 2020
L'Italia ha partecipato al negoziato all'interno del fronte europeo, che ha manifestato coerenza e compattezza. Le questioni di maggiore rilevanza nazionale sono:
  • le garanzie per i diritti degli italiani residenti nel Regno Unito (circa 700.000 persone) e la semplicità nelle procedure burocratiche che a tal fine dovranno essere affrontate dai cittadini italiani;
  • la tutela delle indicazioni geografiche nell'agro-alimentare, visto che l'Italia è il paese con il più alto numero di indicazioni geografiche protette in ambito UE. L'Accordo di recesso prevede il mantenimento dell'attuale livello di protezione delle circa 3.000 denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette degli Stati membri dell'UE, fintanto che non sia stato concluso un nuovo accordo nell'ambito delle future relazioni tra UE e Regno Unito;
  • il mantenimento di un forte rapporto con il Regno Unito sia in materia di sicurezza e difesa, sia in materia di sicurezza interna e contrasto al terrorismo.
Per seguire e coordinare le attività inerenti la Brexit, il Governo italiano ha istituito una Task Force per la Brexit.
I preparativi italiani si iscrivono nel contesto del piano collettivo europeo e hanno avuto l'obiettivo principale di garantire, anche con misure legislative:
  • la tutela dei diritti dei cittadini italiani che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in Italia;
  • la tutela della stabilità finanziaria e della continuità operativa dei mercati e dei settori bancario, finanziario e assicurativo (sia localizzati in Italia, sia nel Regno Unito), anche al fine di evitare rischi di liquidità e di garantire certezza delle transazioni, nonché la protezione di depositanti, investitori e assicurati,
  • la promozione di un'adeguata preparazione delle imprese e la gestione di emergenze relative ad alcuni ambiti settoriali come, ad esempio, trasporti, dogane, sanità, agricoltura, ricerca, istruzione e altri settori in cui dovessero essere necessari interventi.
Il 25 marzo 2019 il Governo ha adottato il c.d. Decreto Brexit (DL. 25 marzo 2019, n.22 convertito in Legge del 20 maggio 2019, n.41) per assicurare la stabilità finanziaria e l'integrità dei mercati, la tutela dei diritti dei cittadini britannici residenti in Italia, nonché il rafforzamento della rete consolare nel Regno Unito e dell'assistenza nei confronti della comunità italiana ivi residente.
Nella relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'UE per il 2020, il Governo indica che le priorità dell'Italia per il futuro accordo tra Regno Unito e UE sono:
  • la garanzia di un livello di mobilità che sia adeguato all'intensità degli scambi tra i cittadini;
  • un accordo di libero scambio senza tariffe e quote che non comprometta la parità di condizioni;
  • una forte cooperazione di sicurezza.
ultimo aggiornamento: 9 marzo 2020
 
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