tema 20 giugno 2019
Ufficio Rapporti con l'Unione europea L' Italia e l' Unione europea Politica estera e questioni globali La Brexit
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La Commissione europea, in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019, ha pubblicato il 12 giugno 2019 una comunicazione sullo stato di preparazione delle misure di emergenza per far fronte al recesso del Regno Unito. In particolare, nella comunicazione la Commissione ritiene che, alla luce dell'estensione del ternmine dell'articolo 50 del TUE al 31 ottobre 2019, le misure legislative gia addottate dall'UE rimangono adeguate e adatte allo scopo. Tuttavia, la Commissione continuerà a monitorare gli sviluppi politici e valuterà la necessità di un'eventuale estensione delle misure adottate. La Commissione continuerà, inoltre, ad assistere gli Stati membri e i soggetti interessati e ribadisce l'importanza che tutte le parti interessate utilizzino il periodo fino il 31 ottobre 2019 per garantire che siano preparati al meglio per ogni eventualità.
La House of Commons ha respinto (309 voti contratri, 298 a favore) il 12 giugno 2019 una mozione presentata dal partito laburista che avrebbe consentito al Parlamento di assumere il controllo dell'agenda parlamentare in tema di Brexit.
Il 7 giugno 2019, il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, come annunciato il 24 maggio 2019, si è dimessa da leader del partito conservatore, avviando cosi il processo per la sua successione nel partito. Theresa May resterà in carica come Primo Ministro finchè tale processo non si sarà concluso. Si prevede che il nuovo leader del Partito conservatore potrebbe essere nominato Primo Ministro nella settimana del 22-26 luglio 2019.
Si ricorda che, a seguito della conclusione dei negoziati tra il Governo e l'opposizione, terminati senza un accordo di compromesso sulle modalità con le quali procedere nel recesso del Regno Unito dall'UE, il Primo ministro, Theresa May, in un discorso pronunciato il 21 maggio 2019 e poi ripreso in una dichiarazione alla House of Commons il 22 maggio 2019, aveva annunciato l'intenzione di chiedere un nuovo voto al Parlamento sull'accordo di recesso sulla base dei seguenti 10 punti che sarebbero stati garantiti in via legislativa dal disegno di legge sul recepimento dell'Accordo di recesso (Withdrawal Agreement Bill), che il Governo intendeva presentare al Parlamento:
  1. conclusione di accordi alternativi per sostituire le disposizioni della clausola di backstop, relativa al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, entro dicembre 2020 (data a partire dalla quale scade il periodo transitorio e la clausola di backstop entrerebbe in vigore), in modo che tali disposizioni non entrino mai in vigore;
  2. impegno del Governo, se la clausola di backstop dovesse comunque entrare in vigore, ad assicurare che la Gran Bretagna resti allineata dal punto di vista regolamentare con l'Irlanda del Nord;
  3. diritto di approvazione da parte del Parlamento degli obiettivi negoziali e dei trattati finali relativi alle future relazioni del Regno Unito con l'UE (che protranno essere negoziati dopo che il Regno Unito avrà completato il recesso dall'UE);
  4. nuova legge sui diritti dei lavoratori volta a garantire che i diritti dei lavoratori nel Regno Unito non siano meno favorevoli rispetto a quelli garantiti dall'UE;
  5. tutela dell'attuale livello di protezione dell'ambiente;
  6. mantenimento di uno scambio di merci con l'UE il più possibile senza attriti, pur rimanendo fuori dal mercato unico e ponendo fine della libera circolazione;
  7. impegno a mantenere l'ordinamento del Regno Unito aggiornato alle norme dell'UE per le merci e i prodotti agroalimentari rilevanti per i controlli alle frontiere, proteggendo i posti di lavoro che dipendono dalle catene di approvvigionamento;
  8. definizione di un compromesso doganale sul quale il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi, in particolare scegliendo per quale soluzione optare sulla base della proposta del Governo, volta a negoziare con l'UE un'unione doganale temporanea solo sulle merci, con la possibilità per il Regno Unito di avere un voce nella politica commerciale dell'UE e la possibiltà di modificare successivamene tale accordo, e quella dell'opposizione, crealtiva ad una complessiva unione doganale con l'UE, con la possibilità di avere una voce nella politica commerciale dell'UE, ma non preservando la possibilità di una politica commerciale autonoma da quella dell'UE;
  9. possibilità per il Parlamento di votare sull'opportunità di svolgere un nuovo referendum prima che l'accordo di recesso sia ratificato, con l'impegno del Governo, in tale evenienza, di presentare le proposte normative per il suo svolgimento (rispetto a tale opzione, il Primo Ministro ha comunque ribadito la sua contrarietà, ma ha rilevato come tale richiesta sia diffusa tra i membri del Parlamento);
  10. impegno del Governo a negoziare con l'UE modifiche alla Dichiarazione politica sul quadro delle future relazioni per riflettere questo nuovo accordo.
Il Primo Ministro del Regno Unito aveva, infine, indicato che in caso di mancato accordo su quanto proposto dal Governo, sarebbe rimasta esclusivamente la scelta tra una uscita senza accordo o la rinunzia al recesso del Regno Unito dall'UE.
Si ricorda, infine, che il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May,  il 2 aprile 2019, aveva annunciato la decisione di avviare negoziati con il leader dell'opposizione, Jeremy Corbyn, al fine di trovare un compromesso sul recesso del Regno Unito dall'UE, indicando, in particolare, che, nel caso in cui non fosse stato possibile raggiungere un accordo sulla base di un approccio unitario con l'opposizione, si sarebbe definita una serie di opzioni sulle future relazioni da sottoporre alla votazione del Parlamento, che il Governo si sarebbe impegnato a rispettare.
ultimo aggiornamento: 20 giugno 2019
Il Consiglio europeo straordinario, svoltosi il 10 aprile 2019 e dedicato a valutare le modalità con le quali il Regno Unito intende procedere in seguito alla mancata approvazione dell'accordo di recesso, ha adottato delle conclusioni nelle quali, in particolare :
  • ha concordato, sulla base della richiesta del Regno Unito, di concedere una ulteriore proroga al Regno Unito del termine ex art. 50 del TUE, per consentire la ratifica dell'Accordo di recesso. Tale proroga dovrebbe durare solo il tempo necessario e, in ogni caso, non potrà andare oltre il 31 ottobre 2019 (cosiddetta flextension). Nel caso in cui l'Accordo di recesso venga ratificato da entrambe le parti prima di tale data, il recesso avverrà il primo giorno del mese successivo;
  • sottolinea che la proroga non dovrà in ogni caso consentire di minare il regolare funzionamento delle Istituzioni dell'UE. Nel caso in cui il Regno Unito sia ancora membro dell'UE al 23-26 maggio 2019, ed entro il 22 maggio non avrà ratificato l'Accordo di recesso, dovrà organizzare le elezioni per il Parlamento europeo sulla base del diritto dell'Unione. Nel caso in cui il Regno Unito non rispetti tale obbligo, il recesso avrà luogo il 1° giugno 2019
  • ribadisce che l'Accordo di recesso non potrà essere rinegoziato e che ogni impegno, dichiarazione o altro atto unilaterale deve essere compatibile con la lettera e lo spirito dell'Accordo di recesso e non ostacolare la sua applicazione;
  • sottolinea che la proroga non può essere utilizzata per avviare negoziati sulle future relazioni tra UE e Regno Unito, tuttavia, qualora la posizione del Regno Unito dovesse cambiare, il Consiglio europeo è pronto a riconsiderare la dichiarazione  politica sul quadro delle future relazioni, incluso il suo ambito di applicazione territoriale;
  • rileva che durante il periodo di proroga il Regno Unito rimane Stato membro dell'UE con pieni diritti ed obbligazioni e può revocare la notifica del recesso in qualsiasi momento;
  • prende atto dell'impegno assunto dal Regno Unito ad agire in modo costruttivo e responsabile in tutto questo periodo unico, conformemente al principio di leale cooperazione e si aspetta che il Regno Unito adempia agli obblighi dei Trattati, in modo tale da rispecchiare la sua situazione di Stato membro in fase di recesso. A tal fine, il Regno Unito deve facilitare all'Unione l'adempimento dei suoi compiti e astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione dei suoi obiettivi, in particolare quando partecipa al processo decisionale dell'Unione;
  • si indica che il Consiglio europeo continuerà ad occuparsi della questione ed esaminerà i progressi compiuti nella riunione di giugno 2019 e che i 27 Stati membri e la Commissione continueranno ad incontrarsi ed a discutere sulle questioni relative alla situazione successiva al recesso del Regno Unito.

Il Consiglio europeo, conseguentemente, l'11 aprile 2019 ha adottato la decisione con la quale il termine previsto dall'art. 50, paragrafo 3, del TUE è ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2019. Tale decisione cessa di applicarsi il 31 maggio 2019 nel caso  in cui il Regno Unito non abbia tenuto le elezioni del Parlamento europeo conformemente al diritto dell'Unione e non abbia ratificato l'Accordo di recesso entro il 22 maggio 2019.

Si ricorda che, in vista del Consiglio europeo straordinario del 10 aprile 2019, il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, ha inviato il 5 aprile una lettera al Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, nella quale ha avanzato la richiesta di una ulteriore proroga, fino al 30 giugno 2019, precisando che, se l'Accordo di recesso dovesse essere ratificato prima di tale data, la proroga potrebbe essere conseguentemente ridotta. Nella lettera, il Primo Ministro, precisa, inoltre, che il Governo condivide la posizione del Consiglio europeo, in base alla quale, nel caso in cui il Regno Unito risultasse essere ancora membro dell'UE alla data del 23 maggio 2019, sarebbe obbligato a partecipare alle elezioni europee. Pertanto, il Governo si impegna ad adottare tutti gli atti necessari per il regolare svolgimente della consultazione elettorare, ivi compresa la fissazione della data delle elezioni europee. Allo stesso tempo, il Primo Ministro dichiara la volontà del Governo di definire un calendario per l'approvazione dell'accordo in tempo utile a evitare la partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee.
Il 9 aprile 2019, la House of Commons - in attuazione della legge di iniziativa parlamentare, presentata dalla deputata laburista Yvette Cooper e dal deputato conservatore Oliver Letwin, approvata definitvamente l'8 aprile, volta ad obbligare il Governo a richiedere una proroga del termine ex art. 50 del TUE - ha approvato una mozione, presentata dal Primo Ministro, recante la richiesta di proroga del termine per il recesso del Regno Unito dall'UE fino al 30 giugno 2019.
ll Governo del Regno Unito, l'8 aprile, ha intanto attivato la procedura per la partecipazione del Regno Unito alle prossime elezioni europee, fissando la data del 23 maggio 2019 per lo svolgimento della consultazione elettorale in caso di mancato recesso prima di tale data.
In precedenza, il Consiglio europeo del 21 marzo 2019 ha adottato delle conclusioni con le quali aveva, in particolare:
  • approvato lo strumento relativo all'accordo di recesso e la dichiarazione congiunta integrativa della dichiarazione politica, concordati tra la Commissione europea e il Governo del Regno Unito a Strasburgo l'11 marzo 2019 (v. infra) ;
  • acconsentito a una proroga fino al 22 maggio 2019, a condizione che l'accordo di recesso fosse approvato dalla Camera dei Comuni nella settimana dal 25 al 31 marzo 2019. Se l'accordo di recesso non fosse stato approvato dalla Camera dei Comuni entro tale termine, il Consiglio europeo acconsentiva a una proroga limitata al 12 aprile 2019 (data limite entro la quale il Regno Unito può organizzare lo svolgimento delle elezioni europee nel suo territorio) e si attendeva che il Regno Unito indicasse prima di tale data il percorso da seguire, in vista dell'esame ulteriore da parte del Consiglio europeo;
  • ribadito che non è possibile riaprire l'accordo di recesso che è stato concordato tra l'Unione e il Regno Unito nel novembre 2018 e che ogni impegno, dichiarazione o altro atto unilaterale dovrebbe essere compatibile con la lettera e lo spirito dell'accordo di recesso;
  • chiesto di proseguire i lavori sulle misure di preparazione e di emergenza a tutti i livelli, per far fronte alle conseguenze del recesso del Regno Unito, prendendo in considerazione tutti gli esiti possibili.
ultimo aggiornamento: 10 aprile 2019
Al momento, in seguito al respingimento dell'Accordo di recesso, alla concessione di una estensione del termine ex art. 50 del TUE ed alle dimissioni del Primo Ministro Theresa May, si prospettano le seguenti possibilità (alcune delle quali tra loro compatibili):
  • approvazione dell'Accordo di recesso, previa rinegoziazione della dichiarazione politica sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito. Tale possibilità implicherebbe la riapertura dei negoziati con l'UE limitatamente alla dichiarazione sul quadro delle future relazioni, un ulteriore passaggio parlamentare nel Regno Unito di approvazione della dichiarazione rinegoziata e la convocazione di un ulteriore Consiglio europeo straordinario;
  • uscita del Regno Unito dall'UE senza accordo entro il 31 ottobre 2019 nel caso in cui il Regno Unito non abbia ratificato entro tale data l'Accordo di recesso.  Tale ipotesi si potrebbe comunque realizzare di default sulla base delle conclusioni del Consiglio europeo adottate il 10 aprile 2019, nel caso in cui il Regno Unito non richieda una ulteriore proroga e/o il Consiglio europeo non acconsenta a prorogare ulteriormente il termine ex art. 50 del TUE;
  • eventuale ulteriore proroga del termine previsto dall'art. 50 del TUE, oltre il termine del 31 ottobre 2019 fissato dal Consiglio europeo del 10 aprile, a seguito di un'eventuale ulteriore richiesta del Regno Unito. L'articolo 50 del TUE non stabilisce infatti limiti al numero delle proroghe che il Consiglio può accordare all'unanimità;
  • convocazione di nuove elezioni politiche. Si ricorda che il Primo Ministro può proporre lo svolgimento di elezioni anticipate, anche a prescindere dall'approvazione della mozione di sfiducia, ma, in tal caso, è richiesta l'approvazione da parte di due terzi del Parlamento;
  • convocazione di un secondo referendum, nel caso in cui il Parlamento, approvato il disegno di legge annunciato dal Governo il 21 maggio 2019, decida di attivare tale opzione, prima della ratifica dell'Accordo di recesso da parte del Parlamento;
  • revoca unilaterale da parte del Regno Unito della decisione di recedere dall'UE. La Corte di giustizia dell'UE, nell'ambito del procedimento C-621/18,  ha emesso il 10 dicembre 2018 una sentenza con la quale ha stabilito che il Regno Unito può decidere, unilateralmente, di revocare la sua decisione di recedere dall'Unione europea, prima dell'entrata in vigore dell'accordo di recesso o prima della scadenza dei due anni prevista dall'art. 50 del Trattato sull'Unione europea o di una sua eventuale proroga. Tale revoca deve essere decisa sulla base di un processo democratico e in accordo con le norme costituzionali nazionali.
ultimo aggiornamento: 20 giugno 2019

Si ricorda che la House of Commons - sulla base di un emendamento ad una mozione del Governo, approvato il 25 marzo 2019 - ha deciso di svolgere una serie di voti indicativi su opzioni alternative all'Accordo di recesso, al fine di valutare quali raccogliessero maggiori consensi. Al termine delle due fasi di voto, che si sono svolte il 27 marzo e il 1° aprile, la House of Commons ha respinto tutte le mozioni presentate.

In particolare, ll 27 marzo, la House of Commons ha respinto le seguenti mozioni (in ordine di minore differenza tra voti contrari e favorevoli):
  • la mozione J, presentanta dal deputato conservatore Ken Clarke, volta ad impegare a negoziare "un'unione doganale permanente e completa nel Regno Unito con l'UE" in qualsiasi accordo sulla Brexit (voti a favore 264, voti contrari 272);
  • la mozione M, presentata dalla deputata laburista Margaret Beckett, per la quale per essere ratificato qualsiasi accordo sulla Brexit dovrebbe essere sottoposto a voto pubblico di conferma (voti a favore 268, voti contrari 295);
  • la mozione K, presentata dal Partito laburista, che prevede di mantenere uno stretto rapporto economico con l'UE, con la partecipazione completa del Regno unito all'Unione doganale dell'UE, ma conservando l'autonomia in materia di futuri accordi commerciali; lo stretto allineamento con il mercato unico e ai futuri nuovi diritti e protezioni dell'UE; la partecipazione alle agenzie dell'UE e ai programmi di europei finanziamento; un accordo in materia di di sicurezza, comprensivo della partecipazione al mandato di arresto europeo (voti a favore 237, voti contrari 307);
  • la mozione D, presentata dai deputati conservatori Nick Boles, Robert Halfon and Andrew Percy e laburist Stephen Kinnock, Lucy Powell e Diana Johnson, che prevede l'adesione del Regno Unito all'associazione europea di libero scambio e allo Spazio economico europeo, di proseguire la partecipazione al mercato unico e di concordare un "accordo doganale" con l'UE dopo la Brexit, che rimarrebbe in vigore fino all'adozione di un accordo commerciale più ampio che garantisca spostamenti di merci senza attrito e una frontiera aperta in Irlanda (voti a favore 188, voti contrari 283);
  • la mozione L, presentata dalla deputata del Scottish National Party Joanna Cherry, per la quale il Governo, in caso di non approvazione dell'accordo di recesso, dovrebbe promuovere - due giorni prima della data di recesso prevista - un voto su un recesso del Regno Unito senza accordo. In caso di voto contrario sul recesso senza accordo il Governo dovrebbe revocare il processo di recesso del Regno Unito dall'UE (voti a favore 184, voti contrari 293);
  • la mozione B, presentata dai deputati conservatori John Baron, David Amess, Martin Vickers Stephen Metcalfe, con la quale si propone che il Regno Unito receda dall'UE senza accordo il 12 aprile (voti a favore 160, voti contrari 400);
  • la mozione O, presentata dai deputati conservatori Marcus Fysh, Steve Baker e Priti Patel, che impegna il Governo a negoziare accordi commerciali preferenziali con l'UE in caso di mancanza di un accordo di recesso complessivo con l'UE (voti a favore 139, voti contrari 422);
  • mozione H, presentata dal deputato conservatore George Eustice, che propone che il Regno Unito rimanga nello Spazio economico europeo e si associ all'EFTA (Associazione europea di libero scambio), ma rimanendo fuori dall'Unione doganale con l'UE (voti a favore 65, voti contrari 377).
Il 1° aprile la House of Commons ha poi respinto le seguenti mozioni (in ordine di minore differenza tra voti contrari e favorevoli):
  • la mozione C, presentata dal deputato conservatore e Father of the House, Ken Clarke, volta ad impegnare il Governo a negoziare "un'Unione doganale permanente e completa nel Regno Unito con l'UE" in qualsiasi accordo sulla Brexit (voti contrari 276, voti a favore 273);
  • la mozione E, presentata dai deputati laburisti, Peter Kyle e Phil Wilson, volta a condizionare l'applicazione di qualsiasi accordo approvato dal Parlamento a un voto pubblico di conferma (voti contrari 292, voti a favore 280);
  • la mozione D, presentata dal deputati conservatore Nick Boles, che prevede (opzione Common market 2.0/Norway Plus) l'adesione del Regno Unito all'associazione europea di libero scambio e allo Spazio economico europeo, di proseguire la partecipazione al mercato unico e di concordare un "accordo doganale" con l'UE dopo la Brexit, che rimarrebbe in vigore fino all'adozione di un accordo commerciale più ampio che garantisca spostamenti di merci senza attrito e una frontiera aperta in Irlanda (voti contrari 282, voti a favore 261);
  • la mozione G, presentata dalla deputata del Partito Nazionale Scozzese, Joanna Cherry, volta ad impegnare il Governo a chiedere un'ulteriore proroga del termine ex art. 50 del TUE, nel caso non sia stato approvato un accordo due giorni prima della scadenza per il recesso (12 aprile) e nel caso in cui l'UE non conceda tale proroga, il Parlamento dovrebbe, un giorno prima della scadenza per il recesso, decidere tra procedere con un recesso senza accordo o revocare la procedura per il recesso del Regno Unito dall'UE e in tale ultimo caso si dovrebbe svolgere una indagine per valutare quale tipo di futura relazione tra il Regno Unito e l'UE potrebbe essere sostenuta da una maggioranza parlamentare e essere approvata dall'UE (voti contrari 292, voti a favore 191).
Ulteriori votazioni indicative potrebbero aver luogo, come indicato dal Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, lo scorso 2 aprile (v. supra) nel caso in cui non fosse possibile concordare un approccio unitario con l'opposizione sulle modalità con le quali procedere nel processo di recesso del Regno Unito dall'UE.
ultimo aggiornamento: 20 giugno 2019
A seguito del respingimento da parte della House of Commons, il 15 gennaio 2019, dell'Accordo di recesso e della dichiarazione sul quadro delle future relazioni, il Governo del Regno Unito avevano avviato negoziati sulle modalità con le quali fornire assicurazioni al Regno Unito sulla natura della cosiddetta clausola di backstop per il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. 
Al termine di tali negoziati, in un incontro svoltosi a Strasburgo l'11 marzo 2019, il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, avevano annunciato di aver concordato di integrare l' Accordo di recesso del Regno Unito dall'UE e la dichiarazione sul quadro delle future relazioni, con  tre atti:
  • uno strumento interpretativo congiunto dell'UE e del Regno Unito dell'accordo di recesso -  giuridicamente vincolante - che, in particolare, ribadendo quanto già previsto dall'accordo di recesso, prevede l'impegno delle parti ad avviare immediatamente ed a concludere entro il 31 dicembre 2020 i negoziati per un accordo che contenga soluzioni alternative volte ad assicurare l'assenza di un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord, rendendo dunque non necessario ricorrere alla clausola di backstop ed indica che il Regno Unito, nel caso in cui l'UE non si impegni in buona fede a negoziare tale nuovo accordo con il Regno Unito, potrebbe adire un collegio arbitrale per la sospensione della clausola di backstop;
  • una dichiarazione congiunta dell'UE e del Regno Unito sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito, che impegna entrambe le parti a sviluppare nuove tecnologie alla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord per sostituire la necessità della clausola di backstop entro il 2020;
  • una dichiarazione unilaterale del Regno Unito nella quale si indica che, nel caso in cui l'UE non agisca in buona fede al fine di negoziare un accordo commerciale con il Regno Unito che garantisca il superamento della clausola di backstop, il Regno Unito è titolato ad avviare una procedura volta al superamento della clausola di backstop.

Il 12 marzo 2019, l'Attorney General del Regno Unito, Geoffrey Cox, ha reso il suo parere giuridico al Governo del Regno Unito sulla portata dello strumento interpretativo e della dichiarazione congiunta, nel quale indica, tra l'altro, la validità dello stesso quale posizione unilaterale espressa "a verbale" e significativa nell'interpretazione del diritto internazionale. Egli ha sostenuto che – salvi sviluppi eccezionali e imprevedibili, i quali autorizzerebbero il recesso unilaterale del Regno Unito dal backstop – tale clausola avrebbe validità limitata alla durata dei negoziati sulle future relazioni, ma ha altresì sostenuto che il rischio non è totalmente eliminato nel caso in cui, a causa di posizioni inconciliabili non si dovesse raggiungere in futuro un accordo tra UE e Regno Unito che contenga disposizioni alternative alla clausola di backstop.

ultimo aggiornamento: 10 aprile 2019
La definizione del quadro delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito è affidato ad una dichiarazione allegata all'accordo di recesso.
L'accordo vero e proprio sulle future relazioni tra UE e Regno Unito dovrebbe essere definito quando il Regno Unito avrà completato il processo di recesso dall'UE e sarà diventerà uno Stato terzo ( tale accordo, a differenza dell'accordo di recesso dovrà essere ratificato da tutti gli Stati membri).
La dichiarazione sulle future relazioni tra UE e Regno Unito contiene impegni per i seguenti settori:
  • cooperazione economica
    • creazione di una area di libero scambio per le merci, che combini una stretta cooperazione regolamentare e doganale e un adeguato level playing field (ossia la garanzia del rispetto dell'insieme di regole e disposizioni del mercato interno in materia di concorrenza e aiuti di stati, fiscalità, ambiente, lavoro e protezione sociale volte ad evitate vantaggi competitivi);
    • accordi ambiziosi, comprensivi ed equilibrati sul commercio di servizi ed investimenti;
    • accordi sulle qualifiche professionali;
    • impegno a preservare nel settore dei servizi finanziari la stabilità finanziaria, l'integrità del mercato, la protezione degli investitori ed una equa competizione;
    • previsioni per facilitare il commercio elettronico e la circolazione transfrontaliera dei dati;
    • protezione della proprietà intellettuale e promozione di reciproche opportunità nei rispettivi marcati degli appalti pubblici;
    • mobilità delle persone, anche in riferimento ad attività di impresa in alcune aree;
    • accordo comprensivo sui trasporti aerei, accesso ai rispettivi mercati per operatori di trasporto su strada, accordi ferroviari, la promozione della connettività nel trasporto marittimo;
    • facilitare la cooperazione tra operatori di reti di gas ed energia elettrica e cooperazione nel settore dell'energia nucleare;
    • cooperazione bilaterale e internazionale nel settore della pesca;
    • cooperazione globale in fori internazionali in materia di cambiamenti climatici, sviluppo sostenibile, protezione del commercio mondiale e stabilità finanziaria.
  • cooperazione nel settore della sicurezza
    • cooperazione giudiziaria sui profili penali e criminali volta a garantire la sicurezza di cittadini;
    • cooperazione per la promozione e tutela dei diritti fondamentali e della protezione dei dati personali;
    • accordi per lo scambio dati relati al PNR (Passenger name record), alle impronte digitali e DNA;
    • accordi per l'estradizione di sospetti o condannati;
    • definizione della cooperazione del Regno Unito con le Agenzie europee Europol ed Eurojust;
    • sostegno all'azione internazionale volta a contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento di terroristi;
    • cooperazione nel settore della politica estera, di sicurezza e di difesa comune, attraverso forme strutturate di consultazione e dialoghi tematici a vari livelli, partecipazione caso per caso a missioni e operazioni dell'UE in materia di politica di sicurezza e difesa comune, collaborazione del Regno Unito ai progetti condotti dall'Agenzia europea per la difesa e a progetti nell'ambito della cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa, forme di consultazione sulle misure restrittive e sanzioni dell'UE, cooperazione in paesi terzi, inclusa la protezione consolare e cooperazione nell'ambito di organizzazioni internazionali, in particolare nell'ambito delle Nazioni unite;
    • scambio di informazioni relative ad attività di intelligence e accordi di cooperazione sullo spazio e sulla navigazione satellitare;
    • accordi sulla sicurezza delle informazioni classificate.
  • cooperazione tematica
    • sicurezza e stabilità del cyberspazio;
    • contrasto al terrorismo;
    • contrasto alla migrazione illegale;
    • protezione civile nei disastri naturali o prodotti dall'uomo;
    • sicurezza della salute.
ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2019
Il Parlamento europeo ha approvato il 14 marzo 2018 una risoluzione sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito nella quale, in particolare, ha ribadito che l'adesione del Regno Unito al mercato interno e all'Unione doganale sarebbe la soluzione migliore e indicato che approverà il quadro per le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito se rispetterà in particolare i seguenti principi:
  • impossibilità per un Paese terzo di godere degli stessi diritti e degli stessi vantaggi di uno Stato membro dell'Unione europea;
  • tutela dell'integrità e del corretto funzionamento del mercato interno;
  • salvaguardia dell'ordinamento giuridico dell'UE e del ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea;
  • parità di condizioni, in particolare per quanto concerne il costante rispetto, da parte del Regno Unito, delle norme discendenti dagli obblighi internazionali, nonché dalla legislazione e dalle politiche dell'Unione in settori quali la concorrenza equa, inclusi gli aiuti di Stato, i diritti sociali e dei lavoratori, e in particolare livelli equivalenti di protezione sociale e salvaguardie contro il dumping sociale, l'ambiente, i cambiamenti climatici, la protezione dei consumatori, la salute pubblica, le misure sanitarie e fitosanitarie, la salute e il benessere degli animali, la fiscalità, prevedendo altresì un chiaro meccanismo di contrasto all'evasione fiscale, all'elusione fiscale e al riciclaggio, la protezione dei dati e la tutela della vita privata.
Nell'ambito dell'esame della risoluzione del Parlamento europeo sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, avviato lo scorso 18 luglio dalla III Commissione Affari esteri e comunitari, con il parere della XIV Commissione Politiche dell'Unione europea, è in corso presso la Camera dei deputati un ciclo di audizioni.
ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2019
L'Italia ha partecipato al negoziato all'interno del fronte europeo, che ha manifestato coerenza e compattezza. Le questioni di maggiore rilevanza nazionale sono:
  • le garanzie per i diritti degli italiani residenti nel Regno Unito (circa 700.000 persone) e la semplicità nelle procedure burocratiche che a tal fine dovranno essere affrontate dai cittadini italiani (a tutela delle categorie più vulnerabili o meno colte, vi è interesse a che queste procedure siano accessibili e non siano esclusivamente digitalizzate);
    Con specifico riferimento ai cittadini italiani (e comunitari), Londra si è impegnata a garantire tutti i diritti attuali agli europei che già risiedono nel Regno Unito. Gli italiani che vorranno garantirsi lo status di residenti e l'accesso a sanità pubblica e sicurezza sociale, dovranno chiedere un permesso di permanenza e dovranno avere vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni. La libera circolazione delle persone terminerà solo il 31 dicembre 2020, perché fino a dicembre 2020 sarà in vigore l'accordo di transizione, in virtù del quale sarà ancora possibile stabilirsi e lavorare nel Regno Unito senza permessi particolari. Ci sarà tempo fino al giugno 2021 per presentare la domanda e chi non ha ancora raggiunto i 5 anni di residenza godrà comunque di un "presettled status", che diventerà settled status, cioé residenza definitiva, una volta maturati i cinque anni. Va ricordato come il Regno Unito, a differenza dell'Italia, non abbia un sistema di registrazione dei cittadini europei residenti nel suo territorio (certificato di residenza) e abbia per questo motivo dovuto avviare una procedura specifica, già disciplinata in parte nell'Accordo di recesso.Il quadro verrà e modificarsi a partire dal 2021, poiché uno dei pilastri della Brexit è proprio la fine della libertà di circolazione delle persone, che comporterà l'impossibilità di trasferirsi, vivere e lavorare nel Regno Unito senza un regolare permesso. La materia sarà quindi successivamente disciplinata.
  • la tutela delle indicazioni geografiche nell'agro-alimentare, visto che l'Italia è il paese con il più alto numero di indicazioni geografiche protette in ambito UE. Tutela che, nel testo dell'accordo recesso, appare garantita per l'intero periodo di transizione, e potenzialmente anche nella prospettiva delle future relazioni commerciali;
  • il mantenimento di un forte rapporto con il Regno Unito sia in materia di sicurezza e difesa, sia in materia di sicurezza interna, contrasto al terrorismo;
  • un'uscita ordinata che non pregiudichi il livello dei rapporti commerciali e di business esistenti fra i due paesi.
ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2019
 
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