tema 4 giugno 2018
Studi Camera - Attività Produttive Sviluppo economico e politiche energetiche Impresa 4.0

La X Commissione della Camera dei deputati, dando seguito alle indicazioni formulate dalla Commissione europea e dal Consiglio sulla necessità di incrementare la produttività mediante riforme strutturali nei settori della ricerca e dell'innovazione, nel mese di febbraio 2016 ha avviato un'indagine conoscitiva su "Industria 4.0: quale modello applicare al tessuto industriale italiano. Strumenti per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali". Il documento conclusivo - elaborato alla fine di un ciclo di audizioni - è stato approvato all'unanimità nella seduta del 30 giugno 2016. L'indagine conoscitiva è stata condotta con l'obiettivo di concorrere con proposte operative ad una strategia italiana di Industria 4.0. Il 21 settembre 2016 il Governo ha quindi presentato il Piano Nazionale Industria 4.0, che ha sviluppato le conclusioni dell'indagine conoscitiva parlamentare. 

La legge di bilancio per il 2017, come modificata dai successivi interventi normativi - ossia il D.L. n. 243/2016 (Interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno), il D.L. 193/2016 (decreto-legge cd. "fiscale"), il D.L. n. 50/2017 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), il D.L. n. 91/2017 (Diposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno) - ha previsto misure finalizzate a sostenere la svolta produttiva Industria 4.0. Il Governo ha poi diffuso, a settembre 2017, i primi risultati nell'anno 2017 delle misure introdotte con il Piano Nazionale Industria 4.0, dando avvio alla c.d. "fase 2" del Piano, che ha assunto la denominazione "Piano nazionale Impresa 4.0" (nell'ottica di includere tra i destinatari non più soltanto il settore manifatturiero, ma anche agli altri settori dell'economia – servizi in primis – al fine di consentire alle piccole e medie imprese di dotarsi degli strumenti in grado di supportare la trasformazione in chiave digitale). Il Governo, nella medesima sede, ha altresì illustrato le linee guida del Piano per il 2018. Da ultimo, la legge di bilancio per il 2018 (L. n. 205/2017) ha ulteriormente rafforzato gli strumenti di sostegno alla strategia Impresa 4.0.

apri tutti i paragrafi

Il 21 settembre 2016, il Governo ha presentato il Piano Nazionale Industria 4.0, che ha sviluppato le conclusioni dell'indagine conoscitiva parlamentare.

Il Piano prevede una cabina di regia a livello governativo caratterizzata dalla presenza di operatori pubblici (Politecnici di Bari, Milano, Torino, Scuola superiore S. Anna di Pisa, ITT, CREA, società pubbliche long term investor come Cassa depositi e prestiti) e privati (mondo economico ed imprenditoriale), nonché delle organizzazioni sindacali, oltre che delle Istituzioni competenti (PCM, MEF, MISE; MIUR; Ministero del Lavoro, MIPAAF, Ministero dell'ambiente).

Alle luce delle caratteristiche del sistema industriale italiano (pochi grandi player privati industriali e ICT - Information and communication technology in grado di guidare la trasformazione del manifatturiero italiano; limitato numero di capi filiera in grado di coordinare il processo evolutivo; sistema industriale caratterizzato sulle PMI, ruolo chiave di prestigiosi poli universitari e centri di ricerca e sviluppo; forte connotazione culturale dei prodotti finiti), il Piano prospetta le seguenti "azioni orizzontali":

  • misure a sostegno degli investimenti innovativi, stimolando la crescita degli investimenti privati da 80 a 90 miliardi nel 2017 e incrementando di circa 11,3 miliardi di euro la spesa privata per ricerca e sviluppo;
  • misure a sostegno dello sviluppo delle competenze;
  • misure per le infrastrutture abilitanti;
  • risorse economiche nella misura di:

o   0,9 miliardi per il rifinanziamento per il 2017 del Fondo centrale di garanzia, con sua contestuale riforma;

o   1 miliardo da destinare a contratti di sviluppo focalizzati su investimenti Industria 4.0;

o   100 milioni per investimenti su catene digitali di vendita (Piano Made in Italy).

Inoltre, il Piano preannuncia le seguenti misure:

  • Proroga del cd. "super ammortamento" al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto, con una maggiorazione ridotta al 120%;
  • Iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie, agrifood, bio-based economy, a supporto dell'ottimizzazione dei consumi energetici;
  • Raddoppio del credito di imposta per ricerca e sviluppo (aliquota spesa interna dal 25% al 50%) e massimale annuo di spesa da 5 a 20 milioni;
  • Partecipazione di Cassa depositi e prestiti a supporto di industria 4.0, mediante la costituzione di Fondi di investimento dedicati all'industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico;
  • Incremento della detrazione fiscale (fino al 30%) per investimenti fino ad 1 milione in start-up e PMI innovative;
  • Scambio salario-produttività attraverso un innalzamento dei tetti all'attuale detassazione.

Nel dettaglio, il Piano, per il periodo 2017-2020, delinea alcune direttrici strategiche di intervento, indicate anche nella Nota di aggiornamento al DEF 2016. Di tali direttrici,suddivise in direttrici chiave e direttrici di accompagnamento, il Piano ha individuato anche il corrispondente impegno finanziario.

 

Il Governo ha poi diffuso, a settembre 2017, i primi risultati nell'anno 2017 delle misure introdotte con il Piano Industria 4.0, dando avvio alla c.d. "fase 2" del Piano, che ha assunto la denominazione "Piano nazionale Impresa 4.0" (nell'ottica di includere tra i destinatari non più soltanto il settore manifatturiero, ma anche agli altri settori dell'economia – servizi in primis – al fine di consentire alle piccole e medie imprese di dotarsi degli strumenti in grado di supportare la trasformazione in chiave digitale). Il Governo, nella medesima sede, ha altresì illustrato le linee guida del Piano per il 2018. Da ultimo, la legge di bilancio per il 2018 (L. n. 205/2017) ha ulteriormente rafforzato gli strumenti a sostegno della strategia Impresa 4.0.

ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2016

L'espressione Industria 4.0 indica un processo generato da trasformazioni tecnologiche nella progettazione, nella produzione e nella distribuzione di sistemi e prodotti manifatturieri, finalizzato alla produzione industriale automatizzata e interconnessa. In particolare, Industria 4.0 identifica un'organizzazione dei processi produttivi basata sulla digitalizzazione di tutte le fasi degli stessi: un modello di "smart factory" (fabbrica intelligente) del futuro, nel quale l'utilizzo delle tecnologie digitali permette di monitorare i processi fisici e assumere decisioni decentralizzate, basate su meccanismi di autoorganizzazione, orientati alla gestione efficiente delle risorse, alla flessibilità, alla produttività e alla competitività del prodotto, che generano fruttuose sinergie tra produzione e servizi.

 I nuovi processi produttivi si basano, infatti, su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali;
  • meccatronica;
  • robotica;
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione;
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Industria 4.0 è strettamente connessa alla cosiddetta "quarta rivoluzione industriale", che fa seguito alle tre precedenti rivoluzioni industriali (legate, rispettivamente, all'utilizzo della macchina a vapore, all'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio e all'avvento dell'informatica e dell'elettronica). Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, essa si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie digitali e analisi dei dati, di nuovi materiali e componenti e di sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Le soluzioni tecnologiche fornite da Industria 4.0 sono pertanto finalizzate a:

  • ottimizzare i processi produttivi;
  • migliorare la qualità del prodotto;
  • supportare i processi di automazione industriale;
  • incrementare la flessibilità della produzione;
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.
ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2016

L'espressione Industria 4.0 è stata utilizzata per la prima volta in Germania, ma si sovrappone per gran parte alle esperienze maturate a livello internazionale: Manufacturing USA negli USA, Smart Industry nei Paesi Bassi, in Slovacchia e in Svezia o Industrie du Futur in Francia. L'esperienza tedesca è indubbiamente la più strutturata ed è stata considerata come punto di riferimento, in ragione sia del considerevole anticipo con cui le autorità pubbliche hanno avviato l'iniziativa, sia della forte sinergia con i leader industriali privati.

In Germania, essa è nata al fine di creare le condizioni per preservare e favorire la competitività. Nel 2012 Industria 4.0 rientrava tra i dieci progetti della strategia High-Tech del Governo tedesco. Nel 2013, sulla base dei risultati di un gruppo di lavoro formato da rappresentanti dell'industria, accademici e scienziati, il Ministero dell'istruzione e della ricerca tedesco ha individuato le otto priorità della strategia Industria 4.0, dalla standardizzazione alla formazione continua. Nel 2015, tali impegni sono stati istituzionalizzati attraverso la creazione di una piattaforma composta da imprese, ricercatori e sindacati e guidata dai Ministri dell'economia e della ricerca, convinti che la digitalizzazione dei prodotti e dei servizi di Industria 4.0 potesse consentire guadagni annuali in termini di efficienza nel settore manifatturiero, nonché la creazione di nuovi posti di lavoro. Un'attenzione particolare è stata rivolta alle piccole e medie imprese, anche in Germania diffidenti nei confronti della transizione verso metodi di produzione digitalizzati. Alle proposte degli esperti, il Ministero della ricerca ha finora dato seguito autorizzando la sovvenzione di progetti di ricerca e, parallelamente, anche il Ministero federale per l'economia e l'energia ha adottato programmi di sostegno a favore della ricerca e dello sviluppo di importanti innovazioni nell'ambito di Industria 4.0.

La Commissione europea, nella Comunicazione COM(2016)180 ha sottolineato la rilevanza delle innovazioni digitali nell'industria, che costituiscono un'opportunità unica per attrarre ulteriori investimenti in Europa. Occorre pertanto, secondo la Commissione europea, rafforzare la competitività dell'UE nell'ambito delle tecnologie digitali e fare in modo che qualsiasi industria in Europa possa beneficiare appieno delle innovazioni digitali, indipendentemente dal settore in cui opera, dal luogo in cui si trova e dalle sue dimensioni. I cambiamenti tecnologici in atto nel settore dell'industria mondiale investono non solo le modalità di produzione e l'organizzazione delle fabbriche, ma anche l'intera organizzazione sociale e il sistema culturale e saranno assunti come standard a livello globale. Tutto ciò ha un impatto notevole nei Paesi a maggiore densità industriale e l'Italia (seconda manifattura d'Europa e settima al mondo) è indubbiamente fra questi.

ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2016

Nel Country Report 2016, la Commissione europea ha osservato che, nel nostro Paese, "la crescita della produttività continua a trascinarsi, a causa soprattutto del persistere di ostacoli strutturali all'allocazione efficiente delle risorse nell'economia". A tale proposito, la Commissione ha evidenziato che "le riforme strutturali in corso e in programma aiuteranno a superare gli ostacoli agli investimenti ed eserciteranno con il tempo un effetto positivo sulla crescita della produttività e del PIL". La Commissione europea ha altresì sottolineato che la crescita della produttività totale dei fattori dipende anche in modo determinante dal capitale umano e dalla capacità d'innovazione: la frammentazione e l'incertezza degli incentivi fiscali a favore della ricerca e sviluppo agiscono negativamente sugli investimenti privati in innovazione ed il sistema italiano di ricerca e innovazione è caratterizzato da una scarsa cooperazione tra le università e le imprese.

La necessità di incrementare la produttività mediante riforme strutturali nei settori della ricerca e dell'innovazione è anche una delle raccomandazioni rivolta dal Consiglio alla Zona Euro per il 2016. Su questo fronte, la Camera dei deputati ha attivato i propri poteri di indagine e di indirizzo, con un'indagine conoscitiva su "«Industria 4.0»: quale modello applicare al tessuto industriale italiano. Strumenti per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali".

L'indagine è stata condotta dalla X Commissione attività produttive della Camera ed il relativo documento conclusivo - elaborato alla fine di un ciclo di audizioni - è stato approvato all'unanimità nella seduta del 30 giugno 2016. Obiettivo dell'indagine, su cui si è registrata una sostanziale condivisione da parte di tutte le forze politiche e del Governo, è stato quello di concorrere con proposte operative ad una strategia italiana di Industria 4.0 attraverso una migliore definizione del quadro normativo necessario a promuoverne la realizzazione.

Dopo un'analisi dei punti di forza e di debolezza del sistema industriale italiano in relazione alla sua digitalizzazione, nonché delle opportunità e dei rischi, derivanti dal contesto europeo e internazionale, che potrebbero favorire il modello Industria 4.0 ovvero frenarne lo sviluppo, il documento elabora alcune proposte operative per una strategia digitale italiana.

In particolare, l'indagine illustra i cinque pilastri sui quali costruire una strategia Industria 4.0.

  1. Creazione di una governance per il sistema Paese, con l'individuazione degli obiettivi da raggiungere e la proposta di costituzione di una Cabina di regia governativa;
  2. Realizzazione delle infrastrutture abilitanti attraverso il piano banda ultralarga, lo sviluppo e la diffusione delle reti di connessione wireless di quinta generazione, delle reti elettriche intelligenti, dei DIH (Digital Innovation Hubs) e di una pubblica amministrazione digitale;
  3. progettazione di una formazione mirata alle competenze digitali, con una formazione scolastica e post scolastica che punti alla formazione di competenze digitali diffuse anche in tutti gli ambiti, compresi quelli delle scienze umane;
  4. rafforzamento della ricerca sia nell'ambito dell'autonomia universitaria sia nei centri di ricerca internazionali;
  5. open innovation, basata su standard aperti e interoperabilità e su un sistema che favorisca il Made in Italy, sfruttando tutte le opportunità fornite dall'internet of things.
ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2016

Il Piano Industria 4.0 nella legge di bilancio per il 2017

La legge di bilancio per il 2017 ha realizzato le seguenti misure allo scopo di sostenere la svolta produttiva Industria 4.0;

a)    Proroga del super-ammortamento sui beni di I 4.0 (art. 1, comma 8);

b)    Introduzione di un iper-ammortamento sui beni di I 4.0 (art. 1, commi 9-13);

c)    Potenziamento del credito d'imposta per la ricerca, sviluppo e innovazione (art. 1, commi 15-16);

d)    Misure agevolative per gli investimenti in tecnologie ("Nuova Sabatini") (art. 1, commi 52-57);

e)    Sostegno all'internazionalizzazione (art. 1, comma 58);

f)     Estensione e rafforzamento delle agevolazioni per investimenti nelle start-up e nelle PMI innovative (art. 1, commi 66-69);

g)    Rifinanziamento degli interventi per le start-up innovative (art. 1, commi 72-73);

h)    Perdite fiscali di start up partecipate da società quotate (art. 1, commi 76-80);

i)      Investimenti in start up da parte dell'INAIL (art. 1, commi 82-83);

j)      Piani individuali di risparmio a lungo termine- PIR (art. 1, commi 100-114);

k)    Centri di competenza ad alta specializzazione nell'ambito del Piano nazionale Industria 4.0 (art. 1, comma 115);

l)     Infrastruttura di ricerca FERMI (art. 1, commi 124-125);

m)   Fondo da ripartire per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese (art. 1, comma 140);

n)    Premio di produttività e welfare aziendale (art. 1, comma 160);

o)    Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza (art. 1, commi 314-338).

 

Per una disamina più dettagliata delle misure previste dalla legge di bilancio per il 2017 ascrivibili a Industria 4.0, cfr. tabella (comprensiva delle relative misure attuative e dei successivi interventi normativi).

ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2017

Il D.L. n. 193/2016 (decreto cd. "Fiscale"), collegato alla manovra finanziaria 2017 e 2018 e convertito dalla L. n. 225/2016, ha previsto, all'articolo 13, comma 1, il rifinanziamento del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese, con un focus sulla copertura degli investimenti per Industria 4.0. Il rifinanziamento riguarda l'anno 2016 nella misura di 895 milioni di euro per l'anno 2016. Inoltre, ulteriori 100 milioni di euro potranno essere individuati a valere sugli stanziamenti del programma operativo nazionale "Imprese e competitività 2014-2010", a titolarità del Ministero dello Sviluppo economico.

Con riferimento alla misura dell'iperammortamento, l'articolo 7-novies del D.L. n. 243/2016 (L. n. 18/2017), recante interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno, ha modificato l'art. 1, co. 9, della legge di bilancio 2017 (L. n. 232/2016) istitutiva della misura dell'iperammortamento, che consiste nella possibilità di maggiorare del 150%, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento ovvero dei canoni di leasing, il costo di acquisizione di alcuni beni materiali strumentali nuovi ad alta tecnologia (elencati nell'allegato A annesso alla legge di bilancio 2017: si tratta di beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e, prevalentemente, di beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti).  In particolare, sono state modificate o diversamente qualificate alcune voci dell'Allegato, nella sezione relativa ai beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti. Sono state altresì eliminate talune caratteristiche delle macchine in questione, finora utili a giustificare l'ammissione al beneficio. Il citato art. 7-novies è altresì intervenuto sulla norma relativa alle procedure ai fini dell'applicazione della maggiorazione del costo dei beni materiali e immateriali di cui agli allegati A) e B) alla legge di bilancio. L'impresa è tenuta ad acquisire una dichiarazione del legale rappresentante resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, ovvero, per gli acquisti di costo unitario superiori a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, attestanti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui ai predetti allegati ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Sulle misure del superammortamento e dell'iperammortamento è intervenuta anche la legge di bilancio per il 2018 (L. n. 205/2017), che ne ha previsto, ai commi da 29 a 36, la proroga per l'anno 2018,  consentendo alle imprese e ai professionisti di maggiorare le quote di ammortamento dei beni strumentali, a fronte di nuovi investimenti effettuati. In particolare, il comma 29 proroga al 2018 il cd. superammortamento, cioè l'agevolazione fiscale relativa agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, introdotta dalla legge di stabilità 2016 e già prorogata dalla legge di bilancio 2017. Per il 2018 l'aumento del costo di acquisizione è pari al 30 per cento e sono esclusi dalla misura gli investimenti in veicoli e gli altri mezzi di trasporto. Il comma 30 proroga al 2018 il cd. iperammortamento, che consente di maggiorare del 150 per cento il costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale secondo il modello Industria 4.0, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2018 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione; il comma 31 ha prorogato al 2018 la maggiorazione, nella misura del 40 per cento, del costo di acquisizione dei beni immateriali (software) funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello Industria 4.0, che si applica ai soggetti che usufruiscono dell'iperammortamento 2018; il comma 32 ha modificato l'elenco dei beni materiali strumentali cui si applica l'iperammortamento, includendovi alcuni sistemi di gestione per l'e-commerce e specifici software e servizi digitali. Il comma 33, riprendendo le norme già operative negli anni precedenti, stabilisce gli obblighi documentali a carico dei beneficiari delle predette agevolazioni. Il comma 34 conferma le esclusioni dalla disciplina di favore, già disposte negli anni precedenti. I commi 35 e 36 consentono, a specifiche condizioni, che le misure agevolative si applichino anche qualora le imprese pongano in essere investimenti sostitutivi, nel periodo di fruizione della maggiorazione degli ammortamenti.

Successivi interventi normativi hanno inciso anche sul finanziamento dei centri di competenza ad alta specializzazione nell'ambito del Piano nazionale Industria 4.0 , di cui all'art. 1, co. 115, della L. n. 232/2016: l'art. 57 del D.L. n. 50/2017 (L. n. 96/2017), recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, al comma 3-quater, ha autorizzato a tal fine l'ulteriore spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2018 e di 20 milioni di euro per l'anno 2019, nei limiti in cui tali somme si rendano disponibili nell'ambito delle risorse rivenienti dall'art. 1, co. 851, della L. n. 296/2006 (il quale dispone la riassegnazione allo stato di previsione del MiSE, per la parte eccedente l'importo di 50 milioni di euro a decorrere dal 2013, delle somme derivanti dal pagamento dei diritti sui brevetti per invenzione industriale, nonché i diritti di opposizione alla registrazione dei marchi d'impresa).

La legge di bilancio 2018, L. n. 205/2017, ai commi da 40 a 42 ha disposto inoltre il rifinanziamento della cd. Nuova Sabatini, misura di sostegno volta alla concessione alle micro, piccole e medie imprese di finanziamenti agevolati per investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, compresi i cd. investimenti "Industria 4.0": big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID), tracciamento e pesatura di rifiuti. Il comma 40 ha rifinanziato la misura per complessivi 330 milioni di euro nel periodo 2018-2023, così modulandoli negli anni: 33 milioni di euro per il 2018, 66 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019-2022 e 33 milioni di euro per il 2023.

La legge di bilancio per il 2018 ha inoltre previsto le seguenti misure a sostegno dell'internazionalizzazione, individuando: a) misure in materia di erogazione di servizi finanziari e assicurativi a supporto delle esportazioni e dell'internazionalizzazione dell'economia (art. 1, co. 260-266); b) misure finalizzate all'efficientamento del Fondo rotativo per la concessione di contributi agli interessi per il finanziamento di crediti all'esportazione e per il finanziamento parziale della quota di capitale di rischio di imprese italiane in imprese all'estero (gestito da SIMEST) (art. 1, commi 269-270); c) il rifinanziamento per 2 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2018-2019 e 3 milioni di euro per il 2020 delle quote destinate alla promozione del Made in Italy, con riferimento alla quota delle risorse stanziate per l'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, da destinare all'Associazione delle camere di commercio italiane all'estero nell'ambito delle azioni relative al Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e l'attrazione degli investimenti (art. 1, comma 501). La legge di bilancio 2018 ha altresì disposto, in Sez. II, il rifinanziamento per il 2018, ex art. 23, comma 3, lett. b) della legge di contabilità nazionale, del Piano straordinario per il Made in Italy.

Anche la disciplina in materia di Piani Individuali di Risparmio-PIR  è stata modificata dalla lege di bilancio per il 2018, la quale ha ammesso tra le imprese nelle quali deve essere investito almeno il 70 per cento dei PIR anche le imprese che svolgono un'attività immobiliare.

La medesima legge di bilancio, ai commi 46-56, ha infine introdotto, per il 2018, un credito d'imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0. Il credito è ammesso fino ad un importo massimo annuo pari a 300.000 euro per ciascun beneficiario. Entro tale limite, la misura del beneficio è pari al 40 per cento delle spese effettuate nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e relative al costo aziendale dei lavoratori dipendenti, per il periodo in cui essi siano occupati nelle attività di formazione suddette. Ai fini del beneficio in esame, è posta un'autorizzazione di spesa pari a 250 milioni di euro per il 2019 (l'effetto finanziario è ritardato di un anno rispetto alla maturazione del credito).

In attuazione di tale disposizione è stato emanato il decreto 4 maggio 2018, con il quale il Ministero dello sviluppo economico ha dettato disposizioni applicative del credito d'imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale Impresa 4.0. Possono accedere a tale misura tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, ivi incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dall'attività economica esercitata, dalla natura giuridica, dalle dimensioni, dal regime contabile e dalle modalità di determinazione del reddito ai fini fiscali. Il credito d'imposta non si applica alle "imprese in difficoltà". Sono ammissibili al credito d'imposta le attività di formazione finalizzate all'acquisizione o al consolidamento, da parte del personale dipendente dell'impresa, delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la realizzazione del processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal "Piano nazionale Impresa 4.0". Costituiscono in particolare attività ammissibili al credito d'imposta le attività di formazione concernenti le seguenti tecnologie: a) big data e analisi dei dati; b) cloud e fog computing; c) cybersecurity; d) simulazione e sistemi cyber-fisici; e) prototipazione rapida;f) sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (RV) e realtà aumentata (RA); g) robotica avanzata e collaborativa; h) interfaccia uomomacchina; i) manifattura additiva (o stampa tridimensionale); l) internet delle cose e delle macchine; m) integrazione digitale dei processi aziendali. Si considerano ammissibili al credito d'imposta le sole spese relative al personale dipendente impegnato come discente nelle attività di formazione ammissibili limitatamente al costo aziendale riferito rispettivamente alle ore o alle giornate di formazione.

Per costo aziendale si assume la retribuzione al lordo di ritenute e contributi previdenziali e assistenziali, comprensiva dei ratei del trattamento difine rapporto, delle mensilità aggiuntive, delle ferie e dei permessi, maturati in relazione alle ore o alle giornate di formazione svolte nel corso del periodo d'imposta agevolabile nonché delle eventuali indennità di trasferta erogate al lavoratore in caso di attività formative svolte fuori sede. Si considerano ammissibili al credito d'imposta anche le spese relative al personale dipendente, che partecipi in veste di docente o tutor alle attività di formazione ammissibili; in questo caso, le spese ammissibili non possono eccedere il 30 per cento della retribuzione complessiva annua spettante al dipendente.

La tabella sottostante, pubblicata sul sito del MISE, sintetizza chiaramente gli interventi e le misure realizzate dal Governo per finanziare il Piano Impresa 4.0.

Slide dalla presentazione

 

ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2016

Il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi del 2018 elaborato dall'ISTAT fornisce le prime indicazioni sulla percezione del mondo imprenditoriale in merito all'efficacia di alcune misure contenute nel Piano Impresa 4.0 e. In particolare i dati, raccolti a novembre 2017, hanno permesso, secondo le elaborazioni effettuate nel Rapporto, di evidenziare due aspetti: a) la rilevanza degli incentivi nella decisione di investimento nel corso del 2017; b) gli orientamenti degli imprenditori circa le intenzioni di investire nel 2018 nelle tecnologie abilitanti oggetto del Piano Impresa 4.0. Vi si segnala, come emerge dal grafico sottostante, che, tra le principali misure, il super ammortamento ha svolto un ruolo "molto" o "abbastanza" rilevante nella decisione di investire per il 62,1 per cento delle imprese manifatturiere, con valori compresi tra il 57,3 per cento delle piccole e il 66,9 per cento delle medie (Figura 4.1). Per quanto riguarda l'iper ammortamento, considerata come la misura più direttamente rivolta a stimolare la digitalizzazione dei processi produttivi – la sua rilevanza sulle decisioni d'investimento per il 2017 è stata riconosciuta da un ampio segmento di imprese: oltre la metà delle unità di media (53,0 per cento) e grande (57,6 per cento) dimensione e da oltre un terzo (34,2 per cento) delle imprese con meno di 50 addetti. Quasi altrettanto efficace, nello stimolare gli investimenti, è risultata la misura del credito d'imposta per le spese legate alla ricerca e sviluppo: un giudizio favorevole è stato espresso da oltre il 40 per cento delle imprese manifatturiere, con picchi vicini al 50 per cento nelle classi dimensionali più elevate.

Le agevolazioni finanziarie previste dallo strumento denominato "Nuova Sabatini", introdotto per incentivare gli investimenti in beni strumentali di imprese di minore dimensione, sono state considerate di rilievo dal 35,2 per cento delle piccole e dal 28,9 per cento delle medie imprese.

Con riferimento ai piani di investimento per il 2018, quasi il 46 per cento delle imprese ha dichiarato di aver previsto investimenti in software, quasi un terzo (il 31,9 per cento) in tecnologie di comunicazione machine-to-machine o internet of things, il 27 per cento in connessione ad alta velocità (cloud, mobile, big data) e in sicurezza informatica, in misura direttamente proporzionale alla dimensione d'impresa.

Il Rapporto, inoltre, fornisce una simulazione degli effetti macroeconomici degli incentivi agli investimenti per il biennio 2018-2019 e delinea altresì una disamina dei piani strategici programmati, a livello nazionale, dai diversi Paesi europei, orientati a porre in essere cambiamenti tecnologici attraverso la progressiva digitalizzazione dei processi produttivi. Il piano "Impresa 4.0" italiano, infatti, si colloca all'interno di un contesto europeo finalizzato al miglioramento della competitività delle imprese sui mercati internazionali, anche come risposta alla forte contrazione della base produttiva verificatasi a seguito della crisi del 2009. L'obiettivo, soprattutto in Spagna, Francia e Italia, è quello di aumentare la rilevanza della manifattura per la crescita del PIL, nella consapevolezza dell'importanza strategica di questo settore anche per lo sviluppo dei servizi, in particolare di quelli ad alta tecnologia.

Il 4 luglio 2018 sono stati pubblicati i risultati dell'indagine MISE-MET sulla "Diffusione delle imprese 4.0 e le politiche: evidenze 2017". Nel Rapporto si evidenzia che l'8,4% delle imprese manifatturiere italiane utilizza almeno una tecnologia 4.0. A questa quota si aggiunge un ulteriore 4,7% di imprese che hanno in programma investimenti specifici nel prossimo triennio. Le imprese "tradizionali", ovvero che non utilizzano tecnologie 4.0 e non hanno in programma interventi futuri, rappresentano ancora la grande maggioranza della popolazione industriale (86,9%).Sono questi i primi risultati dell'indagine Mise-MET condotta su un campione di circa 23.700 imprese.

L'indagine evidenzia come nel processo di trasformazione 4.0 il ruolo delle politiche pubbliche sia stato incisivo: il 56,9% delle imprese 4.0 dichiara di aver utilizzato almeno una misura di sostegno pubblico rispetto al 22,7% delle analoghe imprese non impegnate nelle tecnologie in esame. Le imprese hanno utilizzato in larga prevalenza il super ammortamento e l'iper ammortamento (36,8% nel caso delle imprese 4.0 e 12,8% tra le imprese tradizionali), il Credito d'imposta per le spese in R&S (17,0% vs 3,1%), la Nuova Sabatini (19,8% vs 4,7%) e i fondi di garanzia (11,3% vs 2,8%).

 

ultimo aggiornamento: 30 maggio 2018
 
temi di Sviluppo economico e politiche energetiche