tema 5 marzo 2018
Studi Camera - Affari Esteri Politica estera e questioni globali Paesi dell'Africa settentrionale (Egitto, Libia e Tunisia)

Lo scoppio delle "primavere arabe" nel 2011 nei paesi del Nordafrica ha aperto una nuova fase nella politica estera italiana che, da sempre, riconosce alla politica mediterranea una valenza strategica per gli interessi del Paese. Il Parlamento ha seguito gli sviluppi della situazione regionale, intervenendo sul piano normativo ad assicurare il sostegno alla ricostruzione economica e sociale della Libia, nonché a rendere possibile la partecipazione di contingenti militari italiani alle varie iniziative internazionali ed europee dispiegate in territorio libico e, soprattutto, nel Mar Mediterraneo, per il contrasto alle attività degli scafisti e la sicurezza nel Mediterraneo stesso. Inscindibile dalla situazione dei paesi della regione è il nodo dell'immigrazione clandestina verso le coste italiane, che tuttavia non appare di agevole e rapida soluzione proprio per l'instabilità della nuova situazione del Nordafrica.

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Egitto

Nel giugno 2013 il presidente Mohammed Morsi nominava elementi islamisti a capo di 13 dei 27 governatorati dell'Egitto, tra cui un membro di un ex gruppo armato islamista legato a un massacro di turisti a Luxor nel 1997: le conseguenti proteste costringevano il governatore di Luxor alle dimissioni. Nel mezzo di imponenti manifestazioni di massa ostili al presidente Morsi, in luglio l'esercito destituiva il presidente islamista.

In agosto erano uccise centinaia di persone, in seguito ad attacchi delle forze di sicurezza contro raduni di protesta pro-Morsi al Cairo. Dall'altro lato circa 40 chiese copte erano distrutte in un'ondata di attacchi.

In ottobre gli Stati Uniti sospendevano gran parte degli aiuti militari annuali all'Egitto, pari a 1,3 miliardi di dollari.
In dicembre il governo dichiarava i Fratelli Musulmani gruppo terroristico, dopo un attentato a Mansoura con la morte di 12 persone.

Nel gennaio 2014 la nuova Costituzione vietava i partiti di ispirazione religiosa. In maggio l'ex capo dell'esercito Abdul Fattah al-Sisi vinceva le elezioni presidenziali.

In giugno vaste proteste internazionali si levavano contro le autorità egiziane dopo l'incarcerazione di tre giornalisti di al-Jazeera, riconosciuti colpevoli di aver diffuso notizie false e di aver sostenuto i Fratelli musulmani messi al bando. I tre reporter sarebbero stati liberati dopo otto mesi.
In novembre il gruppo armato Ansar Beit al-Maqdis, basato nel Sinai, si dichiarava fedele al movimento dello "Stato islamico", ribattezzandosi altresì come "Provincia del Sinai".

Nel febbraio 2015, dopo aver bombardato postazioni dell'ISIS nella Libia orientale, l'Egitto chiedeva un mandato delle Nazioni Unite in appoggio ad un intervento internazionale in Libia.
In maggio il deposto presidente Morsi era condannato a morte per aver preso parte ad un'evasione di massa, nel 2011, di detenuti appartenenti alla Fratellanza Musulmana. Morsi era stato già condannato in aprile a venti anni di prigione, in relazione all'arresto e alle torture di manifestanti durante la sua permanenza al potere nel 2012-2013.

In giugno perdeva la vita il procuratore generale Hisham Barakat, in seguito ad un attentato con autobomba al Cairo.
In luglio appartenenti allo "Stato islamico" lanciavano un'ondata di attacchi nel nord del Sinai; in ottobre il medesimo gruppo rivendicava la responsabilità per la distruzione di un aereo di linea russo nei cieli del Sinai, con la morte dell'equipaggio e di 224 passeggeri – un ennesimo grave colpo al settore turistico, vitale per l'economia egiziana.

Nel gennaio 2016 anche il sito turistico di Giza era attaccato dallo "Stato islamico". Disordini di piazza seguivano in aprile all'annuncio della consegna, da parte egiziana, di due isole strategiche nel Mar Rosso. In maggio un aereo della EgyptAir in volo da Parigi al Cairo precipita nel Mediterraneo.

In novembre il Fondo monetario internazionale concedeva un prestito triennale da 12 miliardi di dollari all'Egitto, per aiutare il paese a uscire dalla sua profonda crisi economica. Nello stesso mese una Corte d'appello egiziana annullava la condanna a morte dell'ex presidente Mohamed Morsi e ordinava un nuovo processo sull'evasione di massa del 2011.
In dicembre un attentato dinamitardo a una chiesa del Cairo uccideva 25 persone: l'attentato era rivendicato da militanti dello "Stato islamico", che minacciano altri attacchi ai cristiani.

Nel febbraio 2017 decine di famiglie copte cristiane fuggivano dal Sinai settentrionale dopo una serie di omicidi da parte di sospetti militanti islamici. In aprile era dichiarato lo stato di emergenza dopo decine di vittime in due chiese, obiettivo di attentatori suicidi, dove i fedeli celebravano la Domenica delle Palme.
In maggio i militari egiziani effettuavano una serie di attacchi aerei contro presunti campi di addestramento jihadisti in Libia, dopo che lo "Stato islamico" aveva rivendicato la responsabilità dell'uccisione di cristiani su un autobus nella provincia egiziana di Minya.
In giugno l'Egitto si univa alla campagna guidata dai sauditi per isolare il Qatar, accusato di promuovere il terrorismo.

Libia

La questione dell'autonomia della Cirenaica tornava in primo piano nell'agosto 2013, quando milizie di guardia ad installazioni petrolifere nell'est libico iniziavano un blocco di alcuni importanti terminali per l'esportazione di petrolio.

Nel febbraio 2014 scoppiavano proteste quando il parlamento provvisorio – il Congresso Nazionale Generale – rifiutava di sciogliersi dopo la scadenza del mandato. Il mese successivo il Congresso Nazionale Generale licenziava il primo ministro Ali Zeidan dopo che una petroliera a pieno carico,  partita da un porto in mano ai ribelli, riusciva a forzare il blocco della marina libica; il Congresso Nazionale Generale eleggeva poi come primo ministro, frammezzo a convulse sedute, l'uomo d'affari Ahmed Maiteg. In aprile veniva tolto il blocco a due dei terminal petroliferi sequestrati in agosto.
In maggio l'"Esercito nazionale libico" del generale Khalifa Haftar, che in passato aveva ricoperto importanti ruoli sotto Gheddafi, per poi allontanarsi dal paese, lanciava attacchi terrestri e aerei contro gruppi di militanti islamisti a Bengasi; Haftar cercava inoltre di impadronirsi del palazzo del parlamento di Tripoli, accusando il primo ministro Maiteg di essere una marionetta dei gruppi islamisti.
Peraltro lo stesso Maiteg si dimetteva in giugno dopo che la Corte suprema aveva stabilito l'illegalità della sua nomina.

Il nuovo Parlamento uscito dalle elezioni era però indebolito dalla scarsa rappresentatività, a causa del basso livello di affluenza ai seggi, attribuito ai boicottaggi e timori per la sicurezza: le forze islamiste toccavano comunque una grave sconfitta. Aspri scontri armati scoppiavano tra le forze leali al Congresso Nazionale Generale uscente e quelle riferentisi al nuovo parlamento.

Il personale dell'ONU si ritirava e molte ambasciate chiudevano i battenti, mentre la situazione della sicurezza si deteriorava ulteriormente e alcuni paesi procedevano all'evacuazione dei propri connazionali dalla Libia. I combattimenti si estendevano all'aeroporto internazionale di Tripoli, provocandone la semidistruzione. La milizia di Ansar al-Sharia prendeva intanto il controllo della maggior parte di Bengasi.
In ottobre il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon si recava in visita in Libia per continuare i colloqui mediati dall'ONU tra il nuovo parlamento e il governo - con sede a Tobruk - e le milizie islamiste di "Alba della Libia" saldamente attestate a Tripoli. Intanto le milizie dello "Stato islamico" si impadronivano del porto orientale di Derna.
La milizia estremista dello Stato islamico prende il controllo del porto di Derna nella Libia orientale.

Nel gennaio 2015 l'"Esercito nazionale libico" di Haftar e gli islamisti di "Alba della Libia" dichiaravano un cessate il fuoco parziale dopo colloqui sponsorizzati dall'ONU a Ginevra.
In febbraio l'Egitto interveniva palesemente nello scenario libico, a supporto delle autorità di Tobruk, con raid aerei su obiettivi dello "Stato Islamico" a Derna, il giorno successivo a quello in cui l'ISIS aveva diffuso un video sulla decapitazione di 21 cristiani egiziani.
In marzo falliva un attacco delle forze di Haftar per riprendere Derna: di rimbalzo, l'ISIS si impadroniva della città portuale di Sirte, a metà strada lungo la costa fra Tripoli e Bengasi.

In luglio una Corte di Tripoli condannava a morte i figli di Gheddafi Saif al-Islam e altri otto ex funzionari per crimini commessi durante la rivolta del 2011.

Nel gennaio 2016 le Nazioni Unite annunciavano un nuovo governo provvisorio con sede in Tunisia, ma né il parlamento con sede a Tobruk né quello di Tripoli accettavano di riconoscerne l'autorità.

Lo "Stato islamico" frattanto attaccava il terminale petrolifero di Ras Lanuf, minacciando di passare a Brega e Tobruk.
In marzo i componenti del il nuovo governo di "unità nazionale" giungevano a Tripoli via mare, dopo che le forze avversarie avevano bloccato lo spazio aereo. In aprile il personale dell'ONU tornava a Tripoli dopo un'assenza di quasi due anni.
In settembre le forze fedeli Haftar si impadronivano dei principali terminali per l'esportazione di petrolio nella Libia orientale.
In dicembre le forze fedeli al nuovo governo cacciavano i militanti dello "Stato islamico" dalla città costiera di Sirte.

Nel maggio 2017 l'aviazione egiziana tornava ad attaccare in Libia, con raid contro presunti campi di addestramento jihadisti a Derna, dopo che il gruppo dello "Stato islamico" aveva rivendicato la responsabilità di un'imboscata e l'uccisione di cristiani su un autobus in Egitto. Il gruppo jihadista Ansar al-Sharia, accusato di essere dietro l'attacco del 2012 al consolato americano a Bengasi, annunciava intanto il proprio scioglimento.

Tunisia

Nel febbraio 2013 il primo ministro Jebali si dimetteva, dopo che il partito islamista moderato Ennahda aveva respinto le sue proposte per formare un governo di tecnocrati dopo l'uccisione di un leader dell'opposizione anti-islamista. Ennahda respingeva le accuse di essere dietro l'uccisione di Chokri Belaid, la cui morte aveva provocato violente proteste.

In luglio l'assassinio di un altro politico dell'opposizione, Mohamed Brahmi, provocava manifestazioni di massa, uno sciopero generale e richieste di dimissioni del governo.
In dicembre, dopo mesi di discussioni, Ennahda e l'opposizione laica concordavano sulla nomina di Mehdi Jomaa a capo di un governo provvisorio.

Nel gennaio 2014 Il parlamento approvava la prima Costituzione del Paese dalla caduta di Ben Ali nel 2011. Il primo ministro designato Mehdi Jomaa formava successivamente un gabinetto di indipendenti e tecnocrati, per governare fino a nuove elezioni.
In marzo il presidente Marzouki revocava lo stato di emergenza imposto nel 2011 durante l'estromissione di Zine el Abidine Ben Ali.
In ottobre la coalizione Nidaa Tounes, che univa laici, sindacalisti, liberali e alcuni personaggi dell'era Ben Ali, conquistava la maggioranza nelle elezioni parlamentari, superando il partito islamista Ennahda.
In dicembre il candidato di Nidaa Tounes, Beji Caid Essebsi, diventava presidente dopo aver battuto in modo netto il presidente uscente Moncef Marzouki nel ballottaggio delle presidenziali.

Nel marzo 2015 il gruppo estremista dello "Stato islamico" rivendicava la responsabilità di un attacco di tre uomini armati nel Museo del Bardo a Tunisi, in cui erano uccise 21 persone, principalmente turisti stranieri.
In giugno un appartenente allo "Stato Islamico" uccideva in spiaggia 38 persone, ancora una volta principalmente turisti, nella località di Sousse, nel peggior attacco terroristico della Tunisia. Il governo annunciava la chiusura delle moschee più radicali.

Dopo un periodo di relativa calma, nel maggio 2017 si verificavano dimostrazioni contro la proposta di legge sulla riconciliazione economica, che prevedeva l'amnistia per gli uomini d'affari e i dipendenti pubblici accusati di corruzione nel passato regime di Ben Ali. Ancor più incisive le manifestazioni per la richiesta di posti di lavoro e di sviluppo nelle aree interne più povere, durante le quali si giungeva all'interruzione del flusso in alcuni tratti di oleodotto.

ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2018

Il decreto-legge 10 ottobre 2013, n. 114, di proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali negli ultimi tre mesi del 2013, ha previsto al comma 21 dell'art. 1 la spesa di 2,9 milioni di euro per varie attività finalizzate al potenziamento della guardia costiera libica in funzione di contrasto all'immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani. Il comma 4-bis dell'art. 2, introdotto durante l'iter alla Camera e dopo il disastroso naufragio di migranti del 3 ottobre, facilitava il transito di ufficiali della Guardia di finanza dal ruolo normale a quello aeronavale, onde partecipare all'azione potenziata di monitoraggio nel Mediterraneo (Operazione Mare Nostrum). Peraltro i commi 13 e 20 dell'art. 1 stanziavano 2,6 milioni per la partecipazione di personale militare e della polizia di Stato alla missione UE in Libia (EUBAM Libya). La Libia figurava infine, in base all'art. 5 comma 1, tra i paesi destinatari di interventi di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e di sostegno alla ricostruzione civile.

Il decreto-legge 16 gennaio 2014, n. 2 - che ha prorogato la partecipazione italiana alle missioni internazionali per la prima metà del 2014 -, ha stanziato all'art. 3 la somma complessiva di 8,7 milioni per la partecipazione di personale militare, della polizia di Stato e della Guardia di finanza alla EUBAM Libya, nonché per le attività finalizzate al potenziamento della guardia costiera libica in funzione di contrasto all'immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani. La Libia figurava ancora (art. 8, comma 1) tra i paesi destinatari di interventi di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e di sostegno alla ricostruzione civile.

Il decreto-legge 1 agosto 2014, n. 109, di proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali per la seconda metà del 2014, all'art. 3 reitera sostanzialmente le previsioni dell'art. 3 del D.L. 2/2014 (stanziando una somma complessiva di 6,8 milioni), e all'art. 8, comma 1 continua ad includere la Libia tra i paesi destinatari di interventi di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e di sostegno alla ricostruzione civile. Il citato art. 3 contiene tuttavia una previsione (comma 7-bis) che riflette la preoccupazione per la situazione di grave instabilità del paese, e in base alla quale, in mancanza di miglioramenti in tale situazione, il Governo riferisce alle Camere sull'eventuale sospensione totale o parziale della missione militare e di polizia italiana in Libia.

Il decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7 - di proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace per i primi nove mesi del 2015, ma contenente anche misure urgenti per il contrasto del terrorismo nazionale e internazionale, all'art. 13, c. 1 conferma la partecipazione di personale militare alla EUBAM Libya, e anche per le attività finalizzate all'assistenza e alla formazione delle forze armate libiche, stanziando a tale scopo circa 93.000 euro per il periodo 1° gennaio-14 febbraio 2015. Ancora una volta, inoltre, la Libia figura (art. 17, comma 1) tra i paesi destinatari di interventi di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e di sostegno alla ricostruzione civile.

Si segnala anche il decreto-legge 8 luglio 2015, n. 99 ("Disposizioni urgenti per la partecipazione di personale militare all'operazione militare dell'Unione europea nel Mediterraneo centromeridionale denominata EUNAVFOR MED"): il provvedimento autorizza (art. 1, c. 1) la spesa di 26 milioni di euro nel periodo dal 27 giugno al 30 settembre 2015.

L'art. 1, comma 7 del successivo decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174, di proroga nell'ultimo trimestre 2015 della partecipazione italiana alle missioni internazionali, ha stanziato per EUNAVFOR MED, in tale periodo, 33,48 milioni di euro. Nel decreto-legge in commento, inoltre, la Libia compare ancora (art. 8, comma 1) tra i paesi destinatari di interventi di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e di sostegno alla ricostruzione civile; e il comma 1 dell'art. 9 prevede l'invio di esperti in missione in Libia a sostegno del processo di stabilizzazione del paese.

Il decreto-legge 16 maggio 2016, n. 67, all'articolo 1, comma 8 ha autorizzato per il 2016 la spesa di 70.305.952 euro per la proroga della partecipazione di personale militare italiano all'operazione dell'Unione europea EUNAVFOR MED, ivi comprese le attività di addestramento della Guardia costiera libica. L'articolo 8, comma 1 ha autorizzato nel 2016 la spesa di 90 milioni di euro per iniziative di cooperazione volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati e a sostenere la ricostruzione civile in diversi scenari dell'Africa e del Medioriente, tra i quali quello libico.

Il decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193 ha previsto all'articolo 9 la partecipazione di personale militare italiano alla missione di supporto sanitario in Libia e alla missione delle Nazioni Unite UNSMIL.

Si ricorda tuttavia che la legge 21 luglio 2016, n. 145 (Disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali) aveva frattanto innovato la disciplina settoriale, dettando una nuova procedura in base alla quale la partecipazione italiana alle missioni internazionali è determinata da una Deliberazione del Consiglio dei Ministri, previa comunicazione al Capo dello Stato e da inviare alle Camere per la votazione di risoluzioni alle quali è legata l'autorizzazione alla partecipazione italiana alle missioni. La concreta ripartizione delle risorse avviene con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.

In base allo schema di decreto (Atto n. 496) sul quale le Commissioni riunite Esteri e Difesa e la Commissione Bilancio di Montecitorio hanno espresso parere favorevole, rispettivamente il 16 e il 23 gennaio 2018, nell'ultimo trimestre del 2017 risultano stanziati i seguenti importi in euro:

NATO Sea Guardian nel Mar Mediterraneo: 446.974

EUNAVFOR MED operazione SOPRIA: 3.821.159

Missione bilaterale di supporto sanitario in Libia denominata "operazione Ippocrate": 4.433.201

Uniied Nations Support Mission in Libya (UNSMIL): 64.752

Potenziamento del dispositivo aeronavale nazionale nel Mar Mediterraneo, denominato "Mare sicuro". e missione in supporto alla Guardia costiera libica: 3.577.611

 European Union Border Assistance Mission in Libya (EUBAM LIBYA): 70.200

 Missione di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica: 1.021.182

 

Infine la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018) ha disposto all'art. 1, comma 268 un contributo ai cittadini italiani nonché agli enti e alle società italiane già operanti in Venezuela e in Libia, che alla data in entrata in vigore della legge di bilancio 2018 vantino crediti che abbiano subito svalutazione o che siano divenuti inesigibili a seguito della situazione politico-economica determinatasi in Venezuela dall'anno 2013 e in Libia dall'anno 2011.

ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2018

La Commissione Affari esteri della Camera, dopo aver esaminato l'11 e il 18 giugno 2013 la "Comunicazione congiunta della Commissione europea e della Alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza – Politica europea di vicinato: contribuire a un partenariato più forte", ne concludeva l'esame il 16 luglio con l'approvazione di un documento finale.

Le Commissioni Esteri riunite dei due rami del Parlamento ascoltavano il Ministro degli Esteri Emma Bonino sui più recenti sviluppi della situazione in Egitto e in Medio Oriente nella seduta del 31 luglio 2013, e successivamente il 27 agosto, dopo la resa dei conti in Egitto tra le forze armate e le proteste dei Fratelli musulmani, a cui si sommava la gravissima questione dell'utilizzazione di armi chimiche nel conflitto siriano.

Nell'imminenza della Conferenza internazionale sulla Libia, svoltasi a Roma il 6 marzo 2014, la Commissione Esteri della Camera discuteva la risoluzione 7-00280 dell'On. Quartapelle Procopio, approvando il 5 marzo la risoluzione conclusiva 8-00037.

La situazione dell'Africa settentrionale era ancora oggetto, tra l'altro, dell'attenzione parlamentare il 3 luglio 2014, in occasione dell'audizione del Ministro degli Esteri Mogherini innanzi alla Commissioni Esteri congiunte dei due rami del Parlamento, in ordine ai più recenti sviluppi di politica estera all'inizio del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea; e nuovamente il 9 settembre 2014, quando la Camera ascoltava un'informativa urgente del Governo sul tema del terrorismo internazionale di natura religiosa - minacciosi segnali di allargamento della sfera d'azione dell'ISIS alla sponda sud del Mediterraneo iniziavano infatti a manifestarsi in maniera insistente. Proprio in questo contesto, con le crescenti preoccupazioni per la possibilità che l'estensione dell'attività dell'ISIS all'Africa settentrionale, e in particolare alla Libia, potesse aggravare il problema dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e l'Europa - mediante infiltrazione di nuclei di miliziani nel gran numero dei migranti - Il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione svolgeva, nel quadro dell'indagine conoscitiva sui flussi migratori in Europa attraverso l'Italia, nella prospettiva della riforma del sistema europeo comune d'asilo e della revisione dei modelli di accoglienza, l'audizione degli ambasciatori di Tunisia, Egitto e Marocco, rispettivamente nelle sedute del 15 e 30 settembre e dell'8 ottobre 2014.

Il 20 novembre 2014, mentre ormai la presenza dell'ISIS in Libia appariva accertata, dando corpo alle diffuse preoccupazioni dei mesi precedenti, le Commissioni congiunte Esteri e Difesa dei due rami del Parlamento ascoltavano comunicazioni del Governo proprio sulle nuove misure di contrasto al terrorismo dell'ISIS, inclusi naturalmente i possibili profili di coinvolgimento dell'immigrazione irregolare e le misure per prevenire l'azione di combattenti islamisti di provenienza nazionale di ritorno anche in Italia dagli scenari mediorientali di conflitto armato, i cosiddetti "foreign fighters".

Successivamente, il Governo ha riferito alla Camera con un'informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia (seduta del 18 febbraio 2015), scenario nel quale ormai l'ISIS rappresentava una delle componenti del caotico conflitto in corso nel paese, componente ben insediata nell'area prospiciente Sirte e nella stessa città natale di Gheddafi, mentre Tripoli restava in mano alle milizie islamiste e il governo di Tobruk cercava di rappresentare le istanze più laiche della società libica, sostenuto dall'Egitto, che è ripetutamente intervenuto bombardando le postazioni dell'ISIS dopo le immagini - da taluni poi ritenute false - del barbaro assassinio 21 cristiani copti egiziani decapitati dall'ISIS in Tripolitania. Le questioni nordafricane sono poi state trattate il 27 febbraio 2015 dall'Assemblea della Camera nel quadro delle comunicazioni del Governo in materia di politica estera, con particolare attenzione alla Libia; mentre la Tunisia - l'unico paese del Nordafrica che apparisse incamminato verso il consolidamento di uno Stato laico e democratico -, ha ripreso il centro dell'attenzione dopo l'attacco terroristico del 18 marzo 2015 contro il parlamento, i cui tragici sviluppi hanno coinvolto numerosi civili, tra cui quattro turisti italiani, e cui, tra l'altro, si è riferito nella stessa giornata il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel contesto delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2015.

Va al proposito segnalata l'indagine conoscitiva sulle priorità strategiche regionali e di sicurezza della politica estera dell'Italia, anche in vista della nuova strategia di sicurezza dell'Unione europea, inaugurata dalla Commissione Esteri della Camera il 24 marzo 2015, importanti profili della quale riguardano il vicinato meridionale costituito, per l'Italia e per la UE, dall'Africa del Nord.

La difficile situazione della Tunisia quasi un mese dopo il tragico attentato del Bardo ha costituito uno dei fulcri dell'audizione di rappresentanti della società civile di quel paese svolta il 14 aprile 2015 dal Comitato permanente sull'Africa e le questioni globali della Commissione Esteri di Montecitorio, nel quadro dell'indagine conoscitiva sulle problematiche emergenti, le sfide e le nuove prospettive di sviluppo dell'Africa subsahariana.

Il 5 maggio, la Commissione Esteri della Camera aveva discusso la risoluzione 7-00670 del presidente Cicchitto sull'impegno dell'Italia in sede multilaterale a sostegno della Tunisia, concludendo la discussione con l'approvazione della risoluzione 8-00106, che impegna il Governo a promuovere, di concerto con gli altri paesi europei, una Conferenza internazionale per gli investimenti in Tunisia, al fine di rafforzare la lotta contro il terrorismo e il consolidamento istituzionale ed economico del paese; nonché a promuovere l'attribuzione alla Tunisia dello status avanzato nel quadro della nuova Politica europea di vicinato, e lo status di paese partner per la democrazia in sede di Consiglio d'Europa.

L'attentato al Museo del Bardo del 18 marzo tornava d'attualità in Italia dopo l'arresto il 19 maggio di un cittadino marocchino residente nell'hinterland milanese, il quale, a detta delle autorità di Tunisi, avrebbe partecipato alla preparazione dell'attacco terroristico, mentre diverse evidenze sembravano dimostrare la sua presenza in Italia proprio nelle ore in cui l'attentato veniva perpetrato. Cionondimeno la Tunisia ha insistito sulla colpevolezza di Abdel Maiji Touil, che è stato trattenuto in stato di detenzione in Italia: sulla vicenda si è svolta un'informativa urgente del Governo all'Assemblea della Camera (21 maggio) in ordine al rischio di infiltrazioni terroristiche connesse ai flussi migratori.

Il 25 giugno 2015 le Commissioni Difesa riunite della Camera e del Senato hanno ascoltato comunicazioni del Governo sulla partecipazione italiana all'operazione militare dell'Unione europea nel Mediterraneo centromeridionale, appena iniziata con la prima fase di pattugliamenti e operazioni di intelligence in acque internazionali. Il 5 agosto 2015 la Commissione Esteri di Montecitorio ha ascoltato comunicazioni del Presidente sulle missioni svolte a Tunisi nei precedenti mesi di gennaio, marzo e luglio, in evidente collegamento, tra l'altro, con i due gravissimi attacchi terroristici subiti dal paese nordafricano.Gli sviluppi del dialogo politico tra le fazioni libiche hanno invece costituito l'oggetto dell'audizione del Ministro degli Esteri Gentiloni presso le Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera (seduta del 22 ottobre 2015).

Nel 2016 il primo appuntamento parlamentare significativo, in special modo sui contorni della sfida terroristica in atto, sono state le comunicazioni del Presidente della Commissione Esteri della Camera (3 febbraio 2016) sugli esiti della missione svolta a Firenze in occasione della presentazione del Rapporto del Gruppo Speciale per il Mediterraneo e il Medioriente e della Sottocommissione per le relazioni economiche transatlantiche dell'Assemblea parlamentare NATO «Daesh: la sfida alla sicurezza regionale e internazionale» (26-27 novembre 2015). Le perduranti difficoltà nel dialogo politico intra-libico, unitamente al proseguimento degli sforzi per giungere alla formazione di un governo nazionale unitario, sono state al centro, nella seduta dell'Assemblea della Camera del 9 marzo 2016, di un'informativa urgente del Governo.

Tra il 9 febbraio e il 31 marzo 2016 atti di sindacato ispettivo in Commissione Esteri e in Assemblea hanno richiamato l'attenzione sulla tragica vicenda dell'assassinio in Egitto di Giulio Regeni, sul quale il Governo non ha ricevuto dalle autorità del Cairo una versione plausibile. L'interesse del Parlamento è culminato il 5 aprile alla Camera in un'informativa urgente del Governo sugli sviluppi del caso Regeni, cui ha fatto seguito un dibattito di notevole rilievo da parte di tutte le forze politiche rappresentate a Montecitorio.

Il 5 aprile 2016 l'Assemblea di Montecitorio ascoltava un'informativa urgente del Governo sugli sviluppi del caso Regeni, particolarmente delicati per i rapporti italo-egiziani.

La Commissione Esteri, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle priorità strategiche regionali e di sicurezza della politica estera dell'Italia anche in vista della nuova strategia di sicurezza dell'Unione europea, svolgeva l'audizione dell'Ambasciatore del Regno del Marocco, S. E. Hassan Abouyoub (21 aprile 2016).

Quattro mesi dopo le Commissioni Riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato ascoltavano il sottosegretario per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Vincenzo Amendola e il sottosegretario per la difesa Domenico Rossi sugli sviluppi della situazione in Libia (4 agosto 2016); e a breve termine tornavano sull'argomento con le comunicazioni del Governo del 13 settembre 2016. Nella stessa giornata la Commissione Esteri e la Commissione Difesa riunite discutevano risoluzioni sulle iniziative dell'Italia a sostegno del Governo di unità nazionale libico, approvando a conclusione la risoluzione 8-00200, con la quale si impegna il Governo "a dare piena attuazione agli indirizzi oggetto delle comunicazioni rese a queste Commissioni in relazione alla Libia; a provvedere, in particolare, alla costruzione di strutture ospedaliere campali militari, prevedendo anche l'impiego di militari in grado di garantire la sicurezza del personale sanitario operante; a tenere costantemente informato il Parlamento sugli sviluppi della situazione".     

Il 1° agosto 2017 le Commissioni riunite Esteri e Difesa, in applicazione della nuova normativa quadro in materia di partecipazione italiana alle missioni internazionali (legge 21 luglio 2016, n. 145), esaminavano la Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia alla missione internazionale in supporto della Guardia costiera libica, adottata il 28 luglio 2017. Parallelamente, nella stessa giornata le Commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera e del Senato ascoltavano comunicazioni del Governo sull'evoluzione della situazione in Libia.       

Il giorno seguente, 2 agosto 2017, era la volta dell'Assemblea della Camera, la quale discuteva e votava la relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica.         

Le Commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera e del Senato ascoltavano il 28 settembre 2017 comunicazioni del Governo sulla missione in supporto della Guardia costiera libica.

Infine il 6 dicembre 2017 il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione - nel quadro dell'indagine conoscitiva sulla gestione del fenomeno migratorio nell'area Schengen, con particolare riferimento alle politiche dei Paesi aderenti relative al controllo delle frontiere esterne e dei confini interni – svolgeva l'audizione dell'Ambasciatore di Tunisia in Italia, S.E. Moez Sinaoui.

ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2018
 
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