provvedimento 19 giugno 2019
Studi Camera - Giustizia Giustizia Riparazione per ingiusta detenzione e responsabilità disciplinare dei magistrati

L'Assemblea della Camera ha respinto la proposta di legge A.C. 1206, che prevedeva la modifica del codice di procedura penale per ampliare i presupposti del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione nonché per prevedere la trasmissione al Ministro della Giustizia e - in caso di grave violazione di legge - anche al Procuratore generale presso la Cassazione, delle ordinanze di accoglimento della domanda di riparazione per ingiusta detenzione.

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L'AC 1206 - di iniziativa del gruppo FI e inseirito nel calendario dell'Assemblea della Camera nell'ambito della quota dei provvedimenti riservata all'opposizione - modifica il codice di procedura penale con due finalità:

  • ampliare i presupposti del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, adeguando il dato normativo alla giurisprudenza della Corte costituzionale. Sono infatti aggiunte (all'art. 314 c.p.p.) le seguenti ipotesi:
    • il caso di colui che sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto e, successivamente, sia stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, se non ha concorso a darvi causa per dolo o colpa grave;
    • sempre in caso di arresto o fermo, il caso di colui che sia stato sottoposto a tali misure poi non convalidate con decisione irrevocabile;
    • il caso di colui che abbia patito la detenzione a causa di un erroneo ordine di esecuzione
  • disporre (tramite una modifica dell'art. 315 c.p.p.) che l'ordinanza che accoglie la domanda di riparazione per ingiusta detenzione sia trasmessa, sempre, al Ministro della Giustizia e, solo in caso di grave violazione di legge o delle norme sulle misure cautelari personali, anche al Procuratore generale presso la Corte di cassazione. Ciò per agevolare la conoscenza di questi provvedimenti da parte dei due soggetti titolari dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati.

Nel corso dell'esame da parte dell'Assemblea della Camera, è stato approvato, nonostante il parere contrario del relatore e del Governo,  un emendamento al testo volto a specificare che ai fini dell'accertamento della sussistenza della condizione ostativa del dolo o della colpa grave, ai fini della concessione del risarcimento per ingiusta detenzione, non possa assumere rilievo il fatto che l'indagato si sia avvalso della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio.

In ragione dell'approvazione di tale emendamento l'Assemblea della Camera ha successivamente respinto il provvedimento.

ultimo aggiornamento: 12 luglio 2019
 
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